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  • #31
    Editoriale Cosmo , 256pp., b/n , 5,90€.
    Testi di Jacques Lob/ Benjamin Legrand; disegni di Jean-Marc Rochette.
    A causa di un cataclisma di incerta od insaputa origine, la Terra è diventata invivibile, raggelata nell’infinito inverno di una nuova era glaciale.
    L’Umanità malridotta ai minimi termini è rifugiata su enorme treno ,che trascina una miriade di carrozze , alimentato da una tecnologia di moto perpetuo e d’altronde impossibilitato a fermarsi per non ghiacciare esso stesso. I vagoni sgranano un’organizzazione sociale di tipo rigidamente classista e piramidale , compartimentata da controllori, militari e funzionari addetti, che tentano di esercitare per un proprio tornaconto le forme di sovranità sul settore in cui operano, protesi alla testa della locomotiva in cui risiedono le personalità più influenti , mentre in coda,stipati in condizioni indicibili ( e che del resto gli altri viaggiatori , salvo eccezioni non hanno alcun desiderio di verificare…) versano i poveri.
    Uno di loro riesce a svicolarsi dall’embargo e giunge in un settore più avanzato, e subito tratto in stato di fermo. Conosce una ragazza che proviene dalla seconda classe, un’attivista dei diritti umani sinceramente interessata alle sue condizioni. La coppia viene convocata dal Presidente , intenzionato a censire la situazione negli ultimi scompartimenti; e così intraprendono scortati un lungo viaggio analogico per scalare le vetture fino alla motrice. Ma dietro essi si scatena il panico quando…
    Tre parti, concepite in bianco e nero e messe sulle tavole con tecniche differenti, difformi anche nella gabbia e in generale abbastanza scollegate da nitore e realismo tipico nelle bande dessinée, in favore di un segno più sporco e stilizzato, nel secondo e terzo blocco narrativo specialmente inspessito da ampie passate di grigio e compattato dalle quattro fasce a pagina.
    Echi Orwelliani a sondare l’animo umano, bisognoso di nutrirsi (non solo materialmente) di speranze e di obiettivi indotti, ossia di uno scopo per vivere , modulando l’angoscia in limiti sopportabili o piuttosto sviandola con l’ausilio della chimica (anche del sesso) o l’evasione in ricordi virtuali. Le lotte intestine tra le elites e minoranze intraprendenti generano ulteriori frizioni , e prese di potere cruente nella comunità umana, cenciosa, incupita e sperduta.Non è poi affatto detto che una più laica lungimiranza porti alla salvezza, ma forse solo ad affrontare pienamente la più dura ( e definitiva?) realtà.

    --- Aggiornamento ---

    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • #32
      L’inizio “Veronica”. Numero uno ( di dieci).132pp. ,b/n, bimestrale, 4,90€.
      Arriva la miss vengeance del Tavoliere, una “Nikita” en travesti _per niente burlesque_ , gangster della sacra corona unita con molti conti personali da regolare nel sangue, scontando solitudine e rapporti anaffettivi.
      Quando era solo Veronica e bambina assiste alle sevizie omicide inferte alla mamma ed al fratello gemello Andrea ( mentre più nulla ha saputo di un altro fratellino neonato…) per la volontà di un Boss malavitoso di punire il suo papà, uomo d’onore. Diventata adulta, facendosi chiamare Andrea e in abiti maschili si fa strada nella criminalità organizzata pugliese come affidabile killer in grado di eliminare elementi sgraditi ai vari capo-clan, ma tenendo sempre nel mirino l’irriducibile ricerca di mandanti ed esecutori della mattanza della sua famiglia. Sulla sua strada la collaborazione di pochissimi “ quasi amici” che la supportano , senza però poter essere del tutto partecipi della missione di Lady Mafia, che pare non lesinare metodi raccapriccianti per arrivare comunque al suo scopo.
      Interessante impresa produttiva della “Cuore Noir Edizioni” che intende fare del genere ( noir appunto…) e della spiccata appartenenza territoriale (Regione Puglia) i suoi punti di forza, lavorando su temi contemporanei come la collusione mafiosa e la violenza sulle donne , tra gli altri.
      L’albo, completato da contributi redazionali , con una grafica da fanzine e l’imperante profondità dei neri è ideato per i testi da Pietro Favorito, dotato di discreto mestiere nell’allineare colpi di scena e snodi narrativi ma incline a strabordare in una verbosità letteraria che dà un senso di artificioso ad alcuni dialoghi ed appesantisce le tavole ( la protagonista tiene pure un diario in cui appunta per esteso le sue impressioni , in una sorta di auto-analisi; ed allora si potevano prevedere alcune pagine di solo testo, come in parte avviene…). Purtroppo i disegni, di Domenico Nagliero, sembrano quelli dei debuttanti di “Scuola di Fumetto” ancora imballati nelle anatomie ed elementari nei tagli prospettici, con semplificazioni grafiche che finiscono con lo stridere, come detto, con il testo, fin troppo denso e nozionistico.
      Il fumetto sta comunque facendo abbastanza parlare di sé per i contenuti forti e un marketing che lo ha saputo rimbalzare su vari mass-media, portandolo in tutte le edicole italiane . Vedremo se sarà vera gloria.


      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      • #33

        Brossurato a colori in f.to “album” di 48pp., in edicola a 3,50€.
        Una coppia di professionisti parigini decide di acquistare e ristrutturare un rustico di campagna per farne la propria dimora, sordi alle dicerie di paese che descrivono il cascinale come di una casa “maledetta”. Faranno a proprie spese una serie di agghiaccianti esperienze…
        La scodata del colpo di scena finale carica di una prospettiva inquietante l’intonazione piana del racconto , portata avanti dai testi di Cristophe Bec con ampio io della voce interiore del protagonista maschile , che anche con dialoghi funzionali veste i panni dello scettico razionalista costretto a ricredersi, mentre la sua compagna sembra più un personaggio da racconto del terrore ottocentesco, un po’ svenevole e progressivamente minata nei nervi e successivamente nella salute fisica , fino a tragiche conseguenze. L’incedere della trama offre la classica alternanza di momenti di quotidianità con “segnali” in crescendo di stranezze sempre più macabre e raccapriccianti, in memoria di un tragico e lontano passato di cui si dà una prima illustrazione nel veloce prologo.
        Fumetto di genere, dunque che assolve un piacevole intrattenimento , anche grazie ai colori di Delphine Rieu, ricchi di pittoriche sfumature , che ben si attagliano al segno realistico, molto ben lavorato sui dettagli e sulla resa della tridimensionalità dell’italiano ( già al lavoro su Dampyr e Conan il Conquistatore…) Alessandro Bocci.
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        • #34


          Fomentati da una goliardia di stampo maschilista potremmo ascrivere il tenore drammatico dell’albo al filone carcerario già ampiamente illustrato in film aggregabili nel genere a parte degli “women in prison’s”. Ed in effetti alcuni ingredienti si prestano, nella loro esemplarità: la “kapo” grassa e sadica; la vecchia ergastolana che ha seccato il marito e mai pentita; la novizia fragile e gregaria; lesbismi e soprusi assortiti a margine delle inevitabili scene con le detenute denudate a gruppi e sottoposte alle coercizioni dell’istituto penale. Ma faremmo un torto alla sensibilità “femminista” di Giancarlo Berardi, in tandem di scrittura con Maurizio Mantero, sempre attento e centrato sulla condizione (umana ) femminile di chi è ristretta in galera, adattata alla convivenza forzosa con le altre (e spesso prepotenti…) e magari dilaniata dall’affievolirsi dei rapporti a distanza con gli affetti della vita fuori del penitenziario…
          Grinta, tatuaggi , percing e capello ossigenato per Julia (!) che tenta di arrivare ad una Boss del narcotraffico che, seppure al fresco , manovra i fili del commercio illegale in città a capo della sua famiglia , ben introdotta in organi di polizia e sorveglianza giudiziaria non impermeabili alla corruzione.
          Si può affermare che “Julia” è una delle storiche testate maggiormente omogenee nella impronta realistica data ai disegni , inchiostrazione compresa; ed in questa prova Antonio Marinetti _talvolta un po’ brusco di tratto_ non defalca dalla media. Finale leggermente compresso, ma sprintato sulle rivelazioni finali della vicenda che mette in gioco anche la copertura di Julia.
          Non so quanto sia intenzionale, ma Ettore continua ad essere estraniato dalle delicate decisioni ed iniziative che più coinvolgono la sua donna.
          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          • #35

            Primo episodio, 60pp. a colori, formato album; 4,20€.
            Tosto. Affascinante e compiuto fumetto di Alejandro Jodorowsky ai testi, che non rinuncia ad elementi surreali , simbolici e barocchi, senza tuttavia tradire un gusto strutturato per la narrazione, poche volte distesa e lineare ma perlopiù composta da micro-storie intrecciate tra loro. Con un abile depistaggio nella descrizione degli avvenimenti il lettore può lecitamente attendersi sorprese e sviluppi ulteriori della storia, molto serrata ed iperviolenta, trascinata dal protagonista che pare un Clint Eastwood giovane.
            Georges Bess ai disegni offre una marcata caratterizzazione dei personaggi, tutti o quasi dei “freak” votati all’eccesso e una ambientazione che spazia dal degrado urbano contrappuntato da opulenza volgarmente vistosa e zone aride desertificate. Robusta ed espressiva l’inchiostrazione, “addolcita” dalle tonalità mai primarie della colorazione.
            La trama in breve: in un Paese sudamericano rivive la rappresentazione della Passione di Cristo, nella forma di una processione propiziatoria alla “grazia” di concedere un sollievo alla persistente siccità ed arsura che attanagliano le genti di quella terra. Ad “interpretare” Gesù, con inusitato trasporto Juan Solo ,che (si) maledice e chiede conto a Dio delle dure prove che hanno costellato la sua esistenza, conducendolo ad una rabbiosa disperazione, forse anticamera problematica di una sua possibile redenzione; ché non di sberleffo si tratta ma di un accidentato e duale percorso di incontro e scontro con l’autorità dei ministri del culto. Non di meno Juan ha puntato ai vertici del Potere politico sotto il giogo militare a cui concede i suoi servigi nella forma più radicale , ma con un disegno di fondo inquietante che andremo a scoprire forse nei prossimi episodi in conclusione di una parabola esistenziale già assolutamente eccentrica.
            Magari alcuni passaggi sono risolti un po’ repentinamente, ma si viaggia sparati avvicendando scene di sfacciata potenza evocativa ed estetica.
            Per un pubblico maturo.
            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            • #36
              SBE /Lo Scarabeo ; b/n, copertina rigida, 3,70€.
              Simpatico gadget ma vile imboscata alle mie malandate diottrie è la ristampa del primo numero della serie regolare, in una taglia super compatta.
              Vignette come francobolli e lettering in corpo microscopico, con la resa di stampa che fa inghiottire alla carta parte delle esilissime sillabe.
              Disegni di Luca Vannini, espressionista nei marcati chiaro-scuri ed un poco tentato dalla caricatura nei ritratti, a partire da Julia , un’asciutta ed ossuta Audrey Hepburn, dallo sguardo indagatore e dalle movenze nervosamente sicure.
              Gli altri personaggi vengono introdotti con ragionata fluidità , a partire dalla mansione che li connota (la governante, il meccanico, i poliziotti…) ed il restante retroterra viene infilato nei dialoghi (Julia ha una storia con un agente televisivo; ha rischiato la vita in un recente passato; si è fatta persuadere a cedere la sua immagine per un telefilm piuttosto greve….), in cui Emily non ha ancora il “tic” di storpiare le parole e dove Webb ancora si contiene a dare sulla voce a J.
              Nei testi Giancarlo Berardi tiene ad elencare minuziosamente gli strumenti e gli incartamenti delle indagini affrontate dalla sua protagonista all’inizio riottosa ad aggregarsi come consulente della Procura, prima di essere risucchiata per diretta conoscenza di una delle vittime in una macabra vicenda di omicidi rituali e seriali.
              La sua è una ricerca mai esaurita nell’individuazione del colpevole, ma sempre estesa alle motivazioni psicologiche profonde stante il portato della violenza, originato da altra violenza subìta a sua volta in precedenti occasioni dal reo.
              Incubi ed insicurezza umana accompagnano la Criminologa di Garden City fin dal debutto, uniti però a determinazione quasi spregiudicata ed ostentatamente ed avventurosamente disinvolta, per quella che era la prima testata SBE dedicata ad una donna.
              Il colpo di scena finale sull’identità del serial-killer ed un non indifferente spargimento di emoglobina danno ulteriore risalto all’albo , che si chiude con la celebre citazione di Nietzche: “Chi lotta con i mostri deve badare, così facendo, a non diventare un mostro. Perché se tu scruterai a lungo dentro un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te.”.
              P.S.) Nell’editoriale di presentazione il compianto Sergio Bonelli fa riferimento al termine della serie di Berardi e Milazzo “Ken Parker”, che proprio in questi giorni sta rivivendo in una ristampa a grande formato curata dal gruppo editoriale del Corriere della sera.

              [IMG][/IMG] Come si vede il formato non eccede quello di una normale scatola di lampadine.
              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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              • #37
                Storia autoconclusiva a colori in formato “album” da edicola, 48pp., 3,50€.
                Un giovane brillante, ambizioso quanto attaccato alla pecunia, cerca di trarre profitto dall’amministrazione dell’Abbazia di Mortemer, che gli è stata passata in eredità dai genitori antiquari, tragicamente annegati nel laghetto adiacente l’antica costruzione.
                Per attirare i turisti inscena rappresentazioni live con sofisticati effetti speciali ed il coinvolgimento da “prima attrice” della sua nuova fidanzata, per rinverdire le dicerie sulla presenza di entità ultraterrene che infestano da secoli il luogo.
                La realtà storica era grandemente ingigantita , ma i fantasmi invece…
                Una delle migliori trovate della sceneggiatura, di Valérie Mangin, è postdatare l’azione nel 2050, a rendere più credibile la suggestione degli ectoplasmi fabbricati dalla macchina dell’intrattenimento, che pure si esplicita nei costumi alla “Hunger Games” della giornalista/imbonitrice ed ex del protagonista. Senza, peraltro ,giocarsi il confronto verità/finzione come rivelazione ultima della vicenda, intrisa piuttosto di bramosia di denaro e doppi _o tripli_ voltafaccia per averlo e conservarlo; lavorando sulla psicologia appoggiata all’occultismo , che di suo comunque riserva delle sorprese.
                Finale, imho, leggermente confuso e (volutamente?) fuorviante.
                Piace l’uso del colore a fini drammatici, non necessariamente realistico (si veda l’incarnato del protagonista, che però “assorbe” la luce delle diverse ore della giornata passate in Abbazia…); e convince il tratto sottile, modernamente spigoloso ed espressivo (bellissime le ragazze…) ad opera dell’italiano Mario Alberti, che “interpreta” il formato francese del fumetto anche comprendendolo di strisce a sviluppo panoramico pregne di elementi dettagliati.
                Promosso.
                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                • #38
                  Volume unico che Star Comic “impiatta” pomposamente come Grapich Novel, per un bonellide in bianco e nero, brossurato con alette ,di 145pp. servito alla neanche modicissima cifra di 6 euro nelle edicole.
                  Soggetto corto di inventiva incollato addosso al personaggio reale (e da reality , in senso deteriore…) di Gabriele Rubino da Frascati, tatuatissimo ex rugbista ( almeno due i palesi riferimenti sportivi nel fumetto), con riciclaggio mediatico modaiolo di cuoco televisivo, in arte appunto Chef Rubio. Nella trasposizione in comic guadagna i baffi da forzuto da circo e una dotazione di frasi da smargiasso per le occasioni anche più inopportune, secondo quella che sembra la cifra stilistica degli scrittori di fumetti italiani che vogliano apparire meno paludati, come qui Diego Cajelli (coadiuvato da Stefano Ascari) che bontà sua si dichiara un appassionato di cucina.
                  Viene cucinata una storiella di una multinazionale dello junk food decisa a monopolizzare il mercato con metodi da lavaggio del cervello ( nel migliore dei casi) ,contrastata da un manipolo di coraggiosi da centro sociale, un po’ smanettoni con la tastiera e molto con coltelli e tegami , variamente compari del Rubio ( ometto la risibile sottotrama…) in complicità con una bella manager pentita che sembra la Lydia di “Breaking Bad” però meno cinica e più tettona.
                  Tipo in quei porno che hanno la pretesa di imbastire una trama anche se il discorso finisce sempre “lì”, con al posto del sesso acrobatico le estenuanti ricette di cucina (dis)spiegate nei dettagli con tanto di ingredienti e parte grafica dedicata ,in larghe parentesi che interrompono il per nulla esaltante flusso del racconto.
                  Pietanze fighette ma fumetto alquanto scondito, che Enza Fontana disegna con qualche approssimazione di troppo negli sfondi ed invece una bella intensità nei ritratti , senza grandi forzature strutturali nella gabbia, risolvendosi in parecchie vignette a dare il nero in maniera pesantemente coprente.
                  Secondo me un fumetto abbastanza superfluo e dimenticabile.


                  --- Aggiornamento ---


                  Ed. Cosmo, 60pp. a colori, 4,20€.
                  L’esperto sceneggiatore di “XIII” appoggiandosi a molte didascalie e robusti dialoghi, mai stucchevoli ha _al solito_ l’abilità di forgiare in poche pagine complesse vicende familiari e impensabili incroci parenterali. Come quelli _è lecito pensare_ srotolate in una fiumana di puntate di soap/telenovelas, ma in una forma assai più compatta, ritmata ed accattivante.
                  Negli spazi dell’ovest ottocentesco americano fiorisce una aristocrazia agraria che si espande dovendosi guardare dall’ostilità residua degli indiani quanto dall’avventurismo predatorio dei “bianchi” attirati in massa dalle “fortune” che promette il progresso in conseguenza delle risorse territoriali.
                  Un ricco vaccaro è sulle tracce di un nipote, che parrebbe sopravvissuto al massacro della sua famiglia da parte dei Sioux, che lo avrebbero trascinato con loro, rieducandolo da “selvaggio”…
                  Alcuni elementi ricombinati in forma originale sembrano pescare dall’immaginario de “Il Grinta” : un mutilato,una signorina volitiva ed uno sceriffo dalla condotta affatto immacolata danno respiro ad una complessa vicenda che vedranno un giovane pistolero scalare in varie vesti la piramide sociale del suo tempo, ma sempre inseguito dai sotterfugi e mezze verità(?) che costellano la (sua) dura vita nel west.
                  Da par suo Grzegorz Rosinski pennella tavole spiccatamente pittoriche che, nella precisione del dagherrotipo fotografico ricerca un verismo che ritraccia nelle vignette un segno anche un po’ spor co, a sottolineare l’usura del tempo su volti ed ambienti inquadrati da questo possente affresco dell’epopea western.
                  Bello.
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                  • #39

                    Episodio “Predatori”, 98pp., b/n ,3,30€.
                    Secondo numero dei ventiquattro previsti per questa mini-serie Bonelli ideata e sceneggiata da Michele Medda. Come nella sua opera seriale precedente “Caravan” la trama generale della vicenda è intersecata da un blocco narrativo che si inserisce verticalmente nel flusso della storia per esaurirsi nello stesso numero. Riprendono inoltre alcune situazioni lasciate nella prima uscita, ad ulteriore perfezionamento della continuità.
                    Il personaggio protagonista , convenzionalmente chiamato Lukas è ancora in una fase di assestamento e definizione, e i disegni di Luca Casalanguida non ne agevolano la gamma espressiva( convincenti invece gli elementi architettonici e la composizione dei quadri. Un po’abbozzate alcune capigliature ), distribuendo sganassoni come “obbligo contrattuale” nei fumetti dell’editore milanese e “studiando” da Dampyr _da quel che ne esce da queste prime pagine _ in una chiave più metropolitana e popolare. Un aspetto ,quest’ultimo, che acquista un peso preponderante , in un soggetto che vede muoversi sottopelle al tessuto cittadino una serie di esseri oltre l’umano, mimetici quanto aggressivi nello scatenare la loro natura ferina. In pochi e pericolosi recepiscono e controllano questa realtà distaccata . Lukas li dovrà affrontare per venire a capo del mistero…di se stesso: uno smemorato ( tenuto a distanza, espressivamente, dall’ampio uso di didascalie in terza persona) che si è “ridestato” dalla tomba e procede alla ricerca della sua identità , oltre a provvedere alle istanze più elementari del vivere comune, sebbene scopra continuamente facoltà che lo tengono abbastanza lontano ed indipendente dai bisogni umani più prosaici.
                    Mantiene per ora le prospettive intriganti dell’inizio, promette maggiori sviluppi entro una scrittura densa di avvenimenti e spigliata nei dialoghi, e tiene desto l’interesse.
                    Si può dargli una chance.
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                    • #40
                      L’episodio incede atipicamente alla soluzione del caso intitolato ( con cristallino riferimento a “Viale del tramonto” e Gloria Swanson), diluendolo temporalmente di diversi mesi , fino a conglobarlo in una sopraggiunta nuova traccia investigativa. Come se l’antitesi legalità vs. garantismo passasse dalle accese discussioni di principio tra Webb e Julia alla coincidenza vissuta di destini umani ( c’è un passaggio nella trama, ambientato in un parcheggio sotterraneo, ininfluente sulla trama generale ma in questo senso esplicativo) . Che mettono insieme un’attrice cinquantenne che ha avuto tempi migliori, molti ex mariti ed amanti, l’ultimo un giovane arrampicatore sociale aspirante vip, a sua volta sposato e con una vita priva di solidi sbocchi alle sue ambizioni narcisistiche, che ovviamente devono essere alimentate da molto denaro…
                      La disinvoltura nei rapporti affettivi , lungi da diventare pretesto per dare pareri morali al trio Berardi/Montero/Belli in sede di sceneggiatura, formano una catena di conoscenze a cui risalire alla ricerca di punti fermi della vicenda a cui anzi una valutazione “sentimentale” rischia di sviare la direzione maestra delle indagini.
                      Nella interpretazione di Antinori Julia talvolta sembra prendere la fisionomia di Mara Carfagna, con un tratto sottile non scevro dall’irruenza di ombreggiature compatte e drammatiche.
                      Da questo mese gli albi di “Julia”costano 3,70€.

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                      • #41
                        Terza uscita per questa ulteriore operazione di recupero filologico delle avventure della scimmia costumata da topo.
                        Le peculiarità degli albi , spillati ed in bianco e nero, è data naturalmente dal formato _come del resto le copertine ispirate alle pubblicazioni Marvel curate dal fu editore Corno_, dalla cadenza mensile e dai contenuti redazionali, costituiti da materiali d’archivio poco o mai veicolati e soprattutto da una fitta anedottica dello stesso Leo Ortolani che racconta spiritosamente la genesi delle sue storie via via pubblicate e più in generale la sua carriera di fumettista e di conseguenza la sua vita…Ad iniziare dai primi tempi “eroici” della auto-produzione fino ai laboriosi contatti con editori più o meno importanti ,cercando di assecondarne le esigenze per arrivare alla agognata speranza di emergere professionalmente con un fumetto regolarmente e robustamente distribuito.
                        Una piccola “odissea” che Ortolani infarcisce di sapide notazioni ironiche ,qui a margine di tre storie che vertono sulla rivisitazione di “Terminator” ; su una femme fatale da neo-noir con qualcosa di “M.i.B” e “Specie mortale” ed una breve ma ficcante satira sul giornalismo televisivo, interagite dal suo poco super eroe, regolarmente non all’altezza delle sue ambizioni e perciò motore di accattivanti situazioni umoristiche e(auto)ironiche. Un successo interamente realizzato dallo stakanovista Ortolani, capace di trovare una sintesi personale nel segno riconducendo qualsiasi suo personaggio alla fisionomia di scimmia con tratti essenziali ma anche con tagli della “inquadratura” in vignetta non consueti per gli standard estetici delle strisce umoristiche.
                        In vendita a 2,50€.
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                        • #42


                          Una staccionata, elemento fisico divisivo e segregante, che concorre con altre e mentali barriere ad impedire che gli uomini si mischino e si affratellino senza sentirsi impediti ognuno nel suo spazio vitale e comunemente nell’esprimere la totalità del proprio essere.
                          Agli inizi nel novecento in un piccolo insediamento rurale americano, giunge uno straniero che ha un conto in sospeso, risalente alla guerra di secessione ,con un ormai anziano ex ufficiale confederato, fervente sostenitore del KKK, in un’America che sta forse incominciando a cambiare , avanzando tra sacche di retrogradi e razzisti, secondo una missione laica già intrapresa da tempo da pochi illuminati ed ottimisti.
                          Lo straniero è figlio d’adozione di uno di questi,e senza avere spiccate qualità personali, ha non di meno una intima e profonda ragione di agire.
                          Sceneggiato da Laurent-Frédéric Bollée con incisività drammatica e cura dei particolari del racconto _ che sarebbe delittuoso anticipare nei suoi snodi narrativi essenziali_,trova una sintesi efficace di un pesante clima storico e delle vicende umane che scaturiscono dai desideri e dalle pulsioni dei personaggi; senza impaginare didascaliche divisioni tra virtuosi o cattivi a prescindere, se non chi nel corso di decenni si mostra intransigente ai cambiamenti sociali che lo incalzano.
                          Visivamente, la stesura dei colori aggiudica alle tavole ricercati effetti di riverbero dai punti d’illuminazione; tuttavia secondo me, dovendo rendere l’arsura nelle campagne degli attuali USA meridionali si eccede con le tinte chiare, con una resa “sovraesposta” che rischia di bruciare la costruzione del segno di Christian Rossi _comunque autore completo_ che in varie occasioni sceglie d’altronde (è una caratteristica che non si rileva come un difetto, s’intende) di rinunciare alle bordature.
                          E’ stato bello infrangere la pericolosa “deadline” per scoprire questo fumetto.
                          Formato “album” a colori, in edicola, 96pp., 5,40 euro.
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          • #43
                            Titolo esplicativo. Continua la sanguinaria parabola ascendente di Juan, che scala rapidamente la gerarchia dei guarda spalle del Primo Ministro e contrae l’impegno di neutralizzargli gli avversari politici suoi o del Generale a cui è prostrato a compiacere.
                            Juan esegue ogni compito con macabra inventiva, dosando la somministrazione della violenza in rapporto al rango di chi ne è vittima , di solito poco innocente; ed infine riceve l’incarico fiduciario del suo padrone di provvedere alla sicurezza del figlio e della bellissima moglie. Ed anche questo genera diversamente pericolosi sviluppi…
                            Un Jodorowsky (testi) decisamente pessimista sulle virtù dei politici, governo ed opposizione, riassumibile in “…il più pulito ha la rogna”; ed intriso nella volontà scioccante di trovare i modi più “spettacolari” ed amorali di impilare cadaveri. Ci si chiede _ con una punta di disagio nella condivisione di tanta violenza grafica_ se e quanto arriverà al protagonista un cenno di ravvedimento o rimorso per le sue azioni dissolute.
                            Bess (disegni) asseconda opportunamente la natura dell’ambiente , che richiede sfondi lussureggianti e fisicità nervose, anche debordanti ed esteticamente marcate; con un gusto squillante in fatto di tinte dei vestiti , mentre il clima del Paese sudamericano viene reso dando la sensazione di un rovente arancione assolato.

                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            • #44
                              Uscita in edicola a partire da giugno 2012, e dunque reperibile nel mercato dell’usato o degli arretrati, è una mini serie raccolta in tre albi di formato Bonelli , 2,90 euro cadauno.
                              Una prima ingarbugliata parte, a zonzo per diverse rotte geografiche, nonché un andirivieni di epoche storiche ( e “casualmente” intorno a personaggi ed eventi di lunga presa nel vissuto della comunità umana…), per un “mischione” di generi e concatenazioni di avvenimenti che guarda prepotentemente alla ricetta dei successi letterari di Dan Brown e numerosi epigoni. Dunque il titolo del fumetto è pienamente da intendersi in senso biblico ( col personaggio in definitiva evanescente , anche se convivendo diverse epoche), e gerarchie vaticane correntizie, in Sette divise tra integralismi apocalittici ed affari straordinari ma di consistenza molto terrena e pecuniaria.
                              Non manca un “codice” da decifrare ( e sì, anche “…da Vinci” è in partita), scie di sangue e segreti nel quadro di ulteriori misteri , affrontati da una squadra di tre più uno laici, con specifiche funzioni che paiono smembrate da un Robert Langdon , continuamente a capofitto in rischiose avventure…
                              Nei testi di Nicolas Tackian si fatica a trovare originalità anche nei rapporti interpersonali dei protagonisti, fermi ad una drammaturgia spendibile in qualsiasi genere di racconto. Non sempre immediata la leggibilità delle tavole disegnate da Andrea Mutti per ciò che concerne il montaggio delle vignette; con la mancanza del colore che pesa in specie nei campi lunghi , lasciando la sensazione di quadri spogli ed appena abbozzati.
                              In attesa di leggere gli altri due numeri, sperando che siano più scorrevoli e meno derivativi, sospendo il giudizio ad ora poco entusiasta.
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              • #45

                                Le nequizie della lussuria su un destino imponderato che si affaccia su prove desumibili da passi evangelici sostanziano questo numero, sempre forsennato nei toni e negli eccessi , fomentato nel ritmo e spudorato nell’attingere al melodramma, che in altri contesti si renderebbe risibile come nella più dozzinale telenovela e qui invece punta ad avere una dignità archetipa.
                                Tutto precipita intorno a Juanito, toy boy di una signora dalla libido insaziabile e punto di riferimento del di lei figlio , un piccolo despota in cerca di approvazione del proprio ego prendendo a prestito i comportamenti amorali di Juan.
                                Una situazione che non può e non vuole durare, stroncata da una clamorosa rivelazione che mette lui e la donna _ accompagnata letteralmente (!) dai suoi fantasmi_ in rotta verso l’attraversata di un deserto, inseguiti dall’astio vendicativo del ragazzo.
                                Passa del tempo ed il sempre più intontito di tequila Juan si passi vizza dietro le esuberanze della donna , apparentemente incapace di organizzare la sicurezza del suo futuro ( e questa è forse la parte meno verosimile della storia…), infine raggiunto da una sanguinosa resa dei conti.
                                Grande parata di espressione dell’erotismo nei disegni ,corruschi nella resa degli sfondi ed un gusto con note di grottesco per le fisicità, attagliate con coerenza di stile.
                                Il 1 luglio dovrebbe uscire il fascicolo conclusivo.
                                A mio parere da non mancare.
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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