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    JULIA n.ro 231 La Donna diavolo
    SBE. 132pp., b/n. 4,00€.
    Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Claudio Piccoli.
    Artista appartato ma dalle vaste curiosità intellettuali Bertrand Hayes ( visto in J_ n.ro 196)convoca la sua amica Julia per una consulenza libraria : un suo contatto (in Rete) francese gli ha prospettato il ritrovamento antiquario di un manoscritto della mistica e teologa Marguerite Poreto ( finita al rogo nel 1310, sic! Personaggio realmente esistito…). Per incontrarlo de visu i due, a cui si aggrega presto Leo Baxter , forte lettore, si regolano per un appuntamento in una importante biblioteca… Ma il francese viene colà rinvenuto pugnalato a morte. I tre , con infine il benestare della Procura di Garden City , compiono fino in Europa la caccia al libro antico (…verosimilmente autentico e trafugato dall’assassino…), ovvero all’autore del misfatto. E tra nobili più o meno decaduti ed il giro dei bibliofili collezionisti scoprono che…

    Numero gravido di citazioni (para)letterarie e dialoghi forbiti, a scaglionare una trama in giallo che muove apertamente da Agatha Christie per approdare nel finale a reminescenze d’annata di un paio di film di Hitchcock. Ci entrano anche notazioni ironiche sulla Dyane ( l’auto) e sui “soliti” erededitieri di sangue blu scapestrati della vecchia Europa ( che hanno tutti la faccia di David Niven, xD ). Sul finale , prevedibilmente tenuto sul vago rispetto all’oggetto trattato, quella breve suggestione “fantasmatica” , stavolta resa in maniera pacchiana, secondo me, dalla cover di C. Spadoni. Il morto perde parzialmente di centralità a favore di una storia che si articola e dirama in maniera tutto sommato interessante, incrementando dinamismo ed ulteriori misteri in vista della chiusura conclusiva. L’impressione è che prima o poi ritroveremo su queste pagine ancora l’amabile Hayes.
    Si vede abbastanza _e sta diventando un’abitudine di diversi disegnatori per Bonelli_ come parecchie vignette siano lavorate/elaborate nei secondi piani attingendo da fotografie dal vero; e tolta qualche sporadica perplessità (Julia forse talvolta “rotondetta” di viso , mentre gli altri sembrano un po’ rigidi di mascella),i disegni si fanno apprezzare , specie nello studio dei chiaro scuri e nella chiarezza dinamica della composizione del quadro, infittito dall’ambientazione invernale.
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      ALIENS [7]_ Fast track to heaven
      Saldapress. 48pp., a colori. 3,20€.
      Testi, Disegni e Colori_ Liam Sharp.

      L’albo inizia con una coda di Aliens_Defiance , ossia un breve episodio tutto action incentrato su uno scontro alla “Mission : Impossible” con i rognosi alieni. Sceneggia sempre Brian Wood , egregiamente servito dagli scalmanati disegni di Tristan Jones. Ma il succo di questa settima uscita è piuttosto rappresentato da una scarna graphic novel di autore unico. Trovando l’ambientazione in “Europa”, ossia una delle Lune ghiacciate di Giove ,ci scappa l’elemento acquatico alla “The Abyss”, a sostegno di un soggetto che _al netto di speculazioni complementari_ è il “solito copione” della squadra di salvataggio _ presto decimata_ mandata a recuperare un precedente equipaggio e finita nelle fauci di chi sappiamo, presso una base costituita da un gigantesco budello meccanico semi sommerso. A parte darci uno spunto su come il senso del dovere subordinato alla Tecnica inibisca persino l’istinto di autoconservazione della specie umana, non è che la storia vada a parare fuori registro o illustri molto altro di ciò che abbiamo già sperimentato nei film , tenendosi un finale che, più che aperto, sembra monco della sorte dei sopravvissuti e “spiritosoni” protagonisti. Si va’ volentieri di bicromia a saturare un segno rotondamente flaccido , pronto a fermare le chine in innumerevoli pieghe, salvo farsi spiccio nell’insieme di molti ritratti. Boh, un fumetto inessenziale (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        MERCURIO LOI 7 La Testa di Pasquino
        SBE. 96pp., a colori. 4,90€.
        Testi_ Alessandro Bilotta / Disegni_ Massimiliano Bergamo / Colori_ Nicola Righi.
        Tanta roba.Temprato da una trama logica quasi giallo poliziesca ( però con i gendarmi papalini…) , che scarta surreale nelle meningi di “Essere John Malkovich”, recise a significato morale alla “Se7en”. Stacce, o lettore, e non impigrirti su “nome, cognome e definizione” (cit. pagina 91).Per metterla sul pop anche “Ritorno al futuro”, con Marty e Doc che spiano se stessi compiere azioni in una catena di eventi che pure andranno a deviare col senno dei poi _paradossi del tempo_ passato.
        Cruccio intellettuale di Mercurio Loi e bollate di eresia dal potere temporale del Pontefice, le “pasquinate” ,satire anticlericali del leggiadro paludato e sfuggente Pasquino , costano all’autore ( caro, sorprendentemente a Mercurio…)la taglia per una sicura condanna a morte. Entrambe, per un refolo del destino sembrano arridere _ di rimando_ ad un austero uomo di legge , chiamato invece ad un’atroce prova , che lo interrogherà nei suoi sentimenti più intimi. Come del resto l’inesausto cogitare di Pasquino materializzerà schemi mentali e propositi di autoconservazione con (ed in contemporanea contro) l’ausilio del Professor Loi.
        Assurdo (…anche nell’accezione teatrale del termine) ma lucidissimo fumetto, compattamente esaustivo pur senza patire il bisogno di puntualizzare risolutivamente ogni passaggio del testo, riprende infine le redini del realismo per accomiatare uno ( e se vogliamo, bino…) dei personaggi che ameremmo fin d’ora rivedere.
        Qualche forma leonina dei profili scappa alla proporzionalità delle figure disegnate , forse un po’ stirate nel lungo , sebbene la disposizione degli ambienti (vedi gli interni)sembrino invece dilatare in senso orizzontale. Convincenti i quadri d’insieme, che paiono ben studiati per non offrire ripetizioni e senso di staticità. La messa in scena varia da un marcato non realismo che spiega ed accetta dominanti cromatiche che estraniano uno specifico elemento del discorso, fino agli spazi agresti delle campagne fuori Roma, che reclamano il verde dei prati e l’azzurro dei ruscelli; con quest’ultimo tono di colore sfumato su abiti e volti come certificazione dell’imbrunire. Gli appassionati invece vorranno vedere dati alla luce tanti altri numeri belli come questo (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          THE WALKING DEAD 27 Guerra ai Sussurratori
          Saldapress. 144pp., b/n e toni di grigio. 13,90€.
          Testi_ Robert Kirkman / Disegni_ Charlie Adlard (matite) e Stefano Gaudiano (chine).
          Il tempestoso scenario del gregge di vaganti, orientato dai sussurratori inesorabilmente contro scelti fortilizi delle comunità umane capeggiate da Rick Grimes , nell’inedito ( per lui..) ruolo di generale stratega , ma in riparate retrovie. Non è l’unico a scalpitare per l’offensiva evidentemente ostile, che tuttavia vede “calcoli di bottega” anche subdoli ed inconfessabili tra i presìdi , restii , anche solo parzialmente, a cedere forze e risorse allo scudo militare tatticamente organizzato per respingere una minaccia, che a qualcuno sembra una opportunità!
          Se non nelle piene intenzioni l’operato dei Sussurratori è notoriamente infido : mandare avanti gli zombie e mischiarsi ad essi , per colpire _ nella loro ferrea concezione tribale di gruppo organizzato_ i “soldati” impegnati nei respingimenti ed attentare ai bastioni degli insediamenti presidiati da Rick e i suoi fedeli alleati; con la minaccia di estendere “globalmente” il conflitto , data la “riserva” di non morti che i Sussurratori sono in grado di incanalare.
          E’ dunque la battaglia campale , scatenata e rintuzzata su numerosi fronti ,ad innervare gran parte degli episodi raccolti in questo volume , che lascia sul campo una vittima nota, sviluppa il mistero riguardo alla figura del leader avverso e puntualizza , di passata, la situazione sentimentale “in fieri” di qualche coppia tra i protagonisti della saga. Capitolo a parte Negan , dopo i fatti del vol.26 (NO SPOILER) che tiene un atteggiamento propedeutico a “sponsorizzare” l’ulteriore pubblicazione che lo riguarda direttamente (“Negan è qui!_ The Walking dead”. Saldapress.72pp. 16,90 euro), nel solco della sua sfacciata , arrogante e tracotante ambiguità. Non trova spazio nei testi l’invettiva e l’approfondimento sociologico goduti in altri casi ma ritornano in forze (…macilente e claudicanti)le morsicature infettanti dell’orda zombesca.
          Si nota una organizzazione un po’ diversa delle tavole : non mancano le doppie spaginate per dare, in termini drammatici, il quadro d’insieme; ma la lettura è spesso spezzettata in numerose vignette rettangolari ed uguali formato “foto tessera” in cui Adlard inscrive graficamente sia momenti d’azione ( con una certa inevitabile sommarietà e rimpicciolimento degli elementi disegnati), sia close-up di particolari essenziali , per arrivare ai classici primi piani delle figure. Questi ultimi _ l’impressione mi è forse data anche dalle scelte di inchiostrazione_ paiono insolitamente taglienti ed arcigni. In sintesi un TP con poca prosa e molto, ritmato, movimento (imho).


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            LA NOTTE DELL’IMPERATORE ( Editoriale Cosmo)
            Storia completa. 96pp., a colori. 4,90€.
            Testi_ Patrice Ordas / Disegni_ Xavier Delaporte / Colori_ Sebastien Bouet.
            Arrivato a Mosca alla guida della sua Armata, Napoleone si vede, letteralmente, assediare da fuoco e fiamme; mentre i suoi soldati si abbandonano a turpi scorribande ed i suoi distaccamenti militari vengono falcidiati dai Cosacchi e dal “Generale Freddo” , che estende i morsi del gelo artico alle necessità di ripiego delle truppe. Lo stesso Imperatore , per una intuizione del suo attendente_ un ufficiale dalla biografia tormentata da origini Realiste, e comunque anti-repubblicane_ pensa di potersi muovere con più agio strategico bi-locandosi attraverso un sosia… Ma pure un Napoleone “tarocco”, se cade in mani infide può destabilizzare lo stesso Bonaparte, ringalluzzendo i suoi nemici esterni; quanto quelli interni a presidio delle istituzioni francesi , patria agognata ma al settembre 1812 assai lontana.
            Qualche nota di originalità in questa (altra) storia della rotta dell’Esercito Imperiale Napoleonico nella campagna di Russia, che acclude elementi romantici, utili peraltro ad intavolare questioni di eredità dinastica del brevilineo Corso, qui fedele all’iconografia di trascinatore di reggimenti, stante le atroci condizioni ambientali e le lotte intestine tra graduati che se la giurano per pregresse scorribande , mutuate tanto da volubili scelte politiche (sic!)quanto da sadismi personali sfogati al riparo di una divisa che molti altri però non mancheranno di onorare fino all’estremo sacrificio. Il fumetto racchiude appunto la cerniera di un manipolo di valorosi (sebbene le intenzioni di partenza per alcuni non siano delle più limpide…)a tenere insieme e far progredire i “due” Imperatori, cercando per quanto possibile di non lasciare i compagni indietro e di avere soddisfazione dei propri propositi di giustizia, tendenzialmente _ alle date circostanze_ sbrigativa.
            Pasquale Frisenda e Richard Marzano sono due tra i numi tutelari a cui si potrebbe far risalire lo stile nervoso , puntuto e piluccato del disegnatore , servito da una colorazione che si appoggia nelle sue temperature alle fonti di chiarore ( neve, fuoco,luna,sole)naturali.Refuso a pagina 65.
            File allegati
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              ZEROCALCARE_ MACERIE PRIME
              Bao Publishing. 190pp., b/n e toni di grigio. 17,00€.
              Testi e Disegni_ Zerocalcare.
              Una cornice post-apocalittica, alla “The Road “ e “Codice Genesi” ed una incursione nelle platoniche caverne di una spesso sollecitata coscienza ,formano il corollario di una storia che si espande ( prevista una seconda parte per maggio 2018)per capitoletti imbastiti di umorismo e sorvegliato spleen , sul lasco filo conduttore del matrimonio di Cinghiale _ l’erotomane coetaneo di Calcare, “clamorosamente” accasato_ e la successiva elaborazione di un bando pubblico che potrebbe dare un minimo di stabilità economica alla teppa degli stretti amici romani che il disegnatore non sempre ha avuto modo di coltivare ( solo in parte l’autore ci autorizza a scorgervi un indirizzo autobiografico e realistico…), con un’aggiunta, e la parziale defezione di Secco , addirittura avviato ad una (inquietante per il lettore) carriera parastatale.

              Non è un tabù l’impiego nel pubblico per questi (sei) diversamente giovani spiccatamente progressisti in politica quanto francamente impietriti (cit.) dall’impellenza di prendere decisioni sostanziali ed irrevocabili nella/della loro vita. Rincorrendo ricordi di anagrafica gioventù, e magari stressandoli di un antipatico rivendicazionismo ( i toni ricordano i copioni di un Kevin Smith…),arrivano ad un “punto di rottura “ prodromico al coming soon editoriale e forse a scantonare derive moralistiche. Zerocalcare non ha difficoltà ad inserirsi tra gli “sfigati” ( non prima però di aver dettagliato largamente il suo modo di porsi agli interlocutori che lo considerano _anche arbitrariamente_ nella sua sfera artistica riconosciuta) , salvo evitare i gironi danteschi più infossati del vivere in-civile ( poco permeabili , per eccesso di disperazione, agli imput popular da sempre “cultura condivisa” tra ZC e i fan) ed arrovellarsi su problems che piegherebbero al piccolo borghese,al netto di esperienze movimentiste ora, nel caso, da delegare ai “pischelli”; magari da proteggere dagli strali massmediologici più capziosi.
              Abbandonata la classica caratterizzazione degli occhi in fiamme, non meno ZC offre ritratti debordanti ed espressivi , lasciando perlomeno e sempre un accompagnamento di grigio a rinforzo del portato tridimensionale, peraltro piuttosto ben sostenuto anche dal taglio volumetrico e dall’approfondimento degli sfondi.
              Un fumetto in cui si sorride spesso , e che “rimane dentro” ben oltre il tempo di una catena di freddure (imho).
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                ASYA 1.Genesis
                Epico Media Group. 48pp., b/n. 3,50€.
                Testi_ Stefano Dessalvi / Disegni_ Luigi Siniscalchi / Cover_ Andrea Meloni.
                Tutto in una notte (di Halloween) al camposanto. Nel ’96, un baldo giovine, per fare il brillante con una tipa appena rimorchiata , la conduce in un cimitero monumentale. La coppietta non si formalizza per effusioni che tuttavia scatenano forze sovrumane , che (…). Ai giorni nostri , il fu ragazzo _ che porta nel cuore e nella carne l’orrida esperienza passata_ torna per saldare conti con creature (quasi) solo a lui svelate . In disparte, ma altamente interessata, la giovane Asya si tiene pronta a dargli man forte , convitando nella ridda sabbatica altrimenti inane alleanze . Ma sembra solo l’inizio…
                Scarna edizione ( non contempla neppure un editoriale di presentazione) di un fumetto (imho) ingarbugliato da testi pomposi e letterari che arrancano dietro lo svolgersi di fatti scaturiti d’emblée e bisognosi di un minimo d’inquadratura di un loro senso. Rimane invece sul vago l’origine stesa di Asya , sebbene tutto porti ad una logica “incredibilmente” ignorata dal solo , ombrosissimo, protagonista; che pare _ ad ora_ un “Dampyr” dei poveri , con un “master” colto sul campo di magia nera e voodoo. Sui livelli di “Saguaro” il disegnatore ha buon gioco ad adattare le anziane pellerossa del personaggio Bonelli nelle esotiche incartapecorite megere che qui lanciano malefizi che i tratteggi larghi e pesanti di Siniscalchi non restituiscono con la necessaria levità eterea, anche considerando che le rutilanti figure ammassate nelle vignette hanno solo parziali caratteristiche antropomorfe. Per me, in generale, un discreto pasticcio.
                Ultima modifica di henry angel; 18 dicembre 17, 06:26.
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                  LA RAPINA DEL SECOLO_ Come ho fatto fortuna nel giugno 1940
                  Editoriale Cosmo. 112pp., a colori. 5,00€.
                  Testi_ Xavier Dorison e Fabien Nury / Disegni_ Laurent Astier / Colori_ Laurence Croix.
                  Adattamento a fumetti del libro”Sous l’aile noire des rapaces” di Pierre Siniac.
                  Nel secondo conflitto mondiale, appena entrata in guerra la Francia si ritrova l’invasore tedesco già alle porte della Capitale. Pragmatica prima che patriottica la Banque de France trasferisce le sue riserve auree; ma l’ultimo ritardato carico _ stipato in una cassaforte e caricato su un camion_ trova le strade ostruite dagli sfollati parigini (per ovvi motivi specie se francesi ebrei…) ed occupate dall’esercito che, per tamponare l’avanzata dei crucchi è disposto a sfasciare ponti e vie di comunicazione terrestri . Un basista della scorta all’oro allerta una improbabile e raccogliticcia banda di malvissuti muniti di autocarro, che si getta all’inseguimento del carico di lingotti per trafugarlo ,insieme al complice ,al momento propizio. Ma anche un “insospettabile” ha fiutato la possibilità del colpo gobbo . E, mentre l’aviazione crucca martella dall’alto , chi non può lasciare casa propria si arrende (quasi) passivamente e spera in Dio. Riusciranno dunque i nostri anti eroi…
                  Gli echi narrativi paiono arrivare dritti dalla commedia all’italiana, col piglio militarista grottesco vagamente alla Bonvi e la parabola morale ( qui differita di quattro anni…)che prevede l’infine coraggioso riscatto umano della manovalanza criminale indigena , ancorché anarcoide , malvivente ed opportunista. Ci si mettono gli equivoci e gli imprevisti poi a “giustiziare” posizioni sgradevoli, mentre la storia fila di inseguimenti, agguati e doppiogiochismi che tengono su il ritmo ed i colpi di scena ( compresi di “dolorose” perdite…). Meglio loro comunque _ leggiamo neanche tanto tra le righe_ della retorica da collaborazionismo del Maresciallo Pétain.
                  Tarato su un coefficiente di violenza per forza di cose elevato il fumetto tuttavia sembra adatto , scevro da volgarità gratuite, anche ai ragazzi : la colorazione è in target ; e i disegni prendono la via di una deformazione forse non ancora compatta e controllata di un Griffo, ad esempio. Lettura piacevolmente scorrevole (imho).
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                    MERCURIO LOI 8 Il Colore giallo
                    SBE. 96pp., a colori. 4,90€.
                    Testi_ Alessandro Bilotta / Disegni_ Matteo Mosca / Colori_ Francesca Piscitelli.
                    Intanto le (mie) certezze : per livello di dettaglio, cura compositiva, finitura dei particolari ed equilibrio nella strutturazione e distribuzione accessoria dei volumi , una grande prova del disegnatore; altrettanto validato l’apporto colorimetrico, che assume una valenza emotiva ed addirittura “filosofica” , dato che svariate cose di colore giallo “parlano” co-invitate in scena. Ed è ciò che si vede, ovvero percepisce ,lo scoglio e la palestra dove approda la provocazione intellettuale di Bilotta, come sempre esigente nel chiedere al lettore di misurarsi in arguzia cognitiva, stante un soggetto in sé semplice e lineare che però incamera quesiti esistenziali (e trascendenti…) vertiginosi. Mi permetto di dire: quello che non è riuscito a Tiziano Sclavi nel suo ultimo “Dylan Dog”.
                    Presto detta la trama : mentre Ottone riceve nuovamente le attenzioni di Diana ( la ragazza non sa che ha davanti l’omicida di suo padre…), Mercurio Loi riceve da Galatea ( la bambina leader della organizzazione coperta di cui è parte il prof.)l’insistita richiesta di approfondire una presunta apparizione Mariana, dichiarata da una semplice pastorella nelle campagne fuori Roma, presto divenute meta di ferventi pellegrini, ed attenzionata dalla Santa Sede capitolina , che invia con altri prelati un Vescovo attento e curioso delle cose anche del mondo; con cui Mercurio intesse uno stimolante confronto , spendendo il credito d’immagine di seguito alla (presunta ;-) )cattura di Pasquino ( vedi MLoi 7).
                    La primari età fondante , basica, del giallo , assunto tanto dal Vaticano dei Papa quanto dagli scettici, razionalisti (ma) in un modo che Loi stesso confuta come rozzo , mentre l’uomo di Chiesa _a modo suo_ gli va’ incontro non disdegnando i buoni sapori del Creato e non aderendo fino in fondo ai “Simboli” che puntellano di riscontri (im)mediati la (voglia di) fede delle anime ( ossia delle intelligenze) semplici . Ed è tuttavia la vita della piccola pastorella ad essere in ogni modo sconvolta. Se ne accorge il professore, che si attiva per esaudirne un innocente e lieto desiderio, sottraendola al clangore delle questue miracolistiche ed esteriori.
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                      EVAN - Part One
                      Epico Media Group . 48pp., b/n. 3,50€.
                      Testi_Antonio Mannoni / Disegni e Cover_ Giuseppe D’Elia.
                      Senza alcun ragguaglio editoriale siamo catapultati presso le strane vicissitudini di tale Evan Hall, mentre si trova in zona Stephen King ( ovvero nel Maine…), sta parlando con qualcuno (?)per strada, vestendo una blusa ,e pantaloni a cavallo basso, viene tirato sotto di brutto da un’auto guidata dalla Morte ( od analogo simulacro)e comandato a fare cose entro tre giorni, altrimenti…
                      Non è un accenno di trama emendata da spoiler, ma praticamente tutto quello che succede in una prima parte (di non si sa quante …) enigmatica e sibillina , salvo digressioni che ci dicono poco (comunque) del protagonista e del “gioco” che gli sta dietro ( o davanti, boh). Attecchisce un fondo di curiosità di sapere dove si andrà a parare , anche perché si aggiungono altri personaggi quanto meno difficili da inquadrare, dentro una storia che si scandisce graficamente in una forma ansiogena e puntata sul linguaggio visivo ( ancorché, come detto, di difficile decifrazione comportamentale e contenutistica), cadenzato su forme anatomiche che disattendono le proporzioni ( sarà l’abbigliamento?), anche nell’impegno di trovare posture plasticamente forti e modellate da punti di osservazione non canonicamente standardizzati. Un po’ scolastici gli sfondi , qualche primo piano graniticamente inespressivo e forse qualche superfetazione da retinatura(imho).
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                        CAPUT MUNDI_ I MOSTRI DI ROMA ( 3 di 6)
                        Ed. Cosmo. 144pp., b/n. 5,00€.
                        Testi_ Giulio A. Gualtieri / Disegni_Ludovica Ceregatti e Elisa Di Virgilio.
                        Mentre la gente comune _segnatamente romana_ dorme il sonno dei giusti , il favore delle tenebre lavora per malefici , mefitici e peculiari sinistri personaggi che brigano tra antiche vestigia e blindati palazzi del Potere capitolino e d’Oltretevere , anarcoidi e finanche borgatari d’estrazione ; criminali per vocazione con il “quid” della loro natura mostruosa, si mischiano alla malavita “semplicemente”umana e finiscono/interferiscono nell’orbita di Pietro Battaglia e delle alte sfere con cui “collabora”. Tutti usano tutti, i fini restano misteriosi così come lo devono rimanere i segreti con cui la Roma Che Conta perpetua il suo status. Possibile, anche per tipi tosti come loro, rimanere maciullati nell’ingranaggio , urgono dunque alleanze anche estemporanee e un qualche “bene” da usare come margine di trattativa. Ed ovviamente l’oggetto di “valore” ( decifrabile magari da pochi che sono della partita…)deve essere sgraffignato con destrezza particolare.

                        Conosciamo dunque il felpato e rigorosamente notturno ladro meglio (ig)noto come L’Uomo Invisibile ( fate conto un Mago Silvan con la freschezza atletica di Diabolik…) , beffa pro domo sua di tutti gli antifurti, ma infine ricattato a imbertarsi un anonimo ma scottante bottino. Metodico e tendenzialmente solitario l’invisibile diventa ben presto preda di ritorsioni ed interessati abboccamenti.

                        Versione spiccia del Tim O’Leary di “Julia”, a dispetto di un compiacimento teatraleggiante nel manifestarsi , un personaggio evanescente e di fatto lacunoso nelle motivazioni , seppure occupi un cospicuo numero di pagine a dar sfoggio delle sue abilità. Chiassose ma abbastanza superflue le schermaglie tra i delinquenti, prevedibilmente destinate al nulla di fatto, se non a lanciare il “mostro” che si paleserà nel prossimo numero ed a farci capire che pure lo strafottente Battaglia sta un po’ negli impicci ( ma francamente ecchisene…) .
                        Perplessità anche riguardo ai disegni, per quasi tutto l’albo ingabbiati dalla rigidità geometrica degli sfondi , impersonali quanto un elaborato grafico per lavori edili. Violento ed elementare il chiaroscuro , che pialla i volumi ovvero appiana la difficoltà di preoccuparsi di renderli. In ultima sintesi un episodio che dice poco e lo fa confusamente, illustrato con fredda pedanteria (imho).
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                          MERCURIO LOI 6 A Passeggio per Roma
                          SBE. 96pp., a colori.4,90€.
                          Testi_ Alessandro Bilotta / Disegni_ Sergio Ponchione / Colori_ Nicola Righi.
                          Una feconda escursione del Professor Loi tra piazze, vie e viuzze della sua Roma, a livello del suolo per vivere la città con la sua gente laboriosa; e fin dall’alto ,sui tetti, in un “parkour” d’inseguimento a lestofanti, sognatori ed anime affine. Il pungolo , inaspettato, da una tesi di laurea di un suo studente ,che coglie la romanità ma anche le abitudini e le inclinazioni caratteriali dello stesso Loi, con una inquietante precisione ,spezzata (drammaticamente…) da un inganno del caso. Il tiutto in una formula fumetto che prevede a piè pagine la possibilità di saltare/posticipare i nodi narrativi della storia , campionando i suoi sviluppi secondo una struttura a bivio ( che poi è il testo , quasi profetico, della tesi, con la possibilità di una opzione aggiuntiva al voltare “semplicemente” pagina).
                          L’albo dunque offre una carrellata di esperienze civiche e curiosità sul passato del protagonista, incrociando lateralmente un quasi giallo che riguarda un riverito porporato ed il di lui fratello messo invece ai ceppi , sperimentando incontri con tipi bizzarri o solo decontestualizzati da mansioni che il Prof. e Ottone De Angelis si divertiranno a decifrare. Come attualmente direbbero nella capitale : “stacce”( esclamativo/interrogativo secondo i gusti). Gran bel lavoro di ombre nella piacevole e ricca paletta cromatica di disegni che si misurano all’estremo con punti di vista molto spinti , coadiuvati da linee flessuose nei ritratti e da un dinamismo che mi ha ricordato le pose di un Magnus o di un Bonvi. Ottimamente pittoresca la varietà curata delle costumazioni e delle composizioni paesaggistiche ed urbane.
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            JULIA n.ro 232 Giù la maschera
                            SBE. 132pp., b/n. 4,00€.
                            Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_Luigi
                            Durante un evento ricreativo a Garden City, ispirato ad una saga letteraria fantasy di successo, viene sottratto il bimbo neonato di una coppia di cos player. Casualmente sul posto per aiutare Emily ad accudire i suoi nipotini , Julia intraprende le prime indagini, aiutata solo da un generico frame del circuito delle telecamere di sicurezza. L’allarme e finanche la psicosi sociale per la sorte dell’infante mettono pressione alla Procura , e risvegliano le antiche ruggini procedurali e caratteriali col Ten. Webb; ma l’incresciosità del caso spinge comunque tutti a mobilitarsi. La criminologa ha “il suo metodo”, che le rinfranca i passi logici da seguire, che non di meno la espongono alle ire vendicative di personalità offese e complessate.
                            L’esposizione narrativa è lineare : il lettore è in netto vantaggio sulle determinazioni della Legge inerenti la chiusura dell’indagine e forse (nell’intenzione degli autori?)rimane sulle spine per deduzioni investigative di per sé plausibili ma che allontanano dalla “volgare” attinenza dei fatti. Qualche “stiracchiatura” dell’intreccio sembra rendersi necessaria per contenere temporalmente la tenuta della storia e per indagare anche sociologicamente il mondo auto ed ego riferito dei cos player, prima di ridiscendere una china di disagi esistenziali e solitudini inconsolate; peraltro in qualche modo da far deflagrare) . Julia qui riprende una centralità operativa che era stata meno presente negli ultimi numeri, al solito a suo rischio e pericolo, ma godendo _ magari suo malgrado_ della tutela del burbero Alan (Webb). Salta fuori pure un ispettore afro-americano , che prende in consegna i sospetti neri e non dei quartieri bassi, in quella dialettica “corretta/stereotipa” che cade anche nei soliti scontri verbali Kendall vs. Webb.
                            L’aspetto grafico ( è presente anche un vignettone : soluzione insolita su questa testata…) richiedeva una mole d’impegno che il disegnatore sembra, francamente, aver scansato lavorando ai minimi termini di complicanza la gestione delle scene d’insieme e gli sfondi int/est, oltre che i costumi _ compreso l’abbigliamento ordinario_ dei personaggi, sbozzati con poche linee che, se devono assorbire una inchiostrazione marcata a scopo espressivo rischiano di trasformare J. in una mezza zombie emaciata (sic!).
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              CAPUT MUNDI _ I MOSTRI DI ROMA 4 Il Lago che combatte
                              Ed. Cosmo. 144pp., b/n. 5,00€.
                              Testi_ Roberto Cirincione e Dario Sicchio / Disegni_ Stefano Manieri e Francesco Prenzy Chiappara.
                              La buttano in politica. Nella summa metaforica dello specchio (lacustre, “Ex Snia”) della (Mafia) Capitale, si danno convegno i brutti ceffi conosciuti ad ora _ compresi i ritardatari “quasi” renitenti_ per recupero hard disk drive rubato su commissione (;-) ) ad un alto porporato vaticano del giro grosso, e tenuto in custodia ( espediente che ricorda fin troppo “John Doe” nevvero?) da una specie di tignoso Toxic Avenger ,che eleva sanzioni morali come lo psyco di “Se7en”, punisce draconianamente gli “impuri” che perlopiù trattano per imbertare documenti scottanti, compresa una moretta con le orecchie a sventola che putacaso somiglia proprio a…
                              Trapela dunque il messaggio di una intransigenza morale( penta stellata…) che divora i suoi figli “diletti” prima ed invece di compenetrare i compromessi più indicibili , che peraltro prima o poi toccheranno anche gli honesty, per ragioni di sopravvivenza amministrativa. Questo capitolo, che si coordina con i precedenti nella necessità di far convergere narrativamente personaggi che si caratterizzano ben oltre l’ordinario e perfino l’umano (i mostri di Roma, per l’appunto…), pigia decisamente sullo splatter ma , graficamente, si affida ad un segno grasso e spartano ( dato portato all’eccesso da “Prenzy” in special modo…), quasi da cartoon per età pre-scolastiche (!), consegnandosi al grottesco paradossale piuttosto che al horror puro. Per quanto essenziale il segno deve però rendere interpretabili le sovrumane “capriole” degli scontrosi protagonisti , che peraltro assumono in dote, in varie vignette, i retini , con un effetto un po’ tronfio (imho). Chiuso l’albo rimane il retro pensiero di un fumetto che a livello di soggetto (…rapportato alle pagine a disposizione)mena un po’ il can per l’aia , sebbene poi assesti “frecciatine” che saranno gradite ad una lettura smaliziata.
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                                ALIENS [8]_ Apocalisse ( 1 di 2)
                                Saldapress. 48pp., a colori. 3,20€.
                                Testi_ Mark Schultz / Disegni_ Doug Wheatley / Colori_ Chris Chuckry.
                                In due uscite, un’altra storia che occupa spazi (siderali e narrativi) incolti nella saga dei “Alien”, appoggiandosi qui a cose recentemente approfondite in “Prometheus”( ma il fumetto risale al ’ 99 ) ed allargando lo sguardo oltre l’orizzonte affaristico della Weyland-Yutani ( che estende e travasa comunque la sua influenza indiretta anche in questa branca avventurosa ) , dandoci pure una spolverata (di neve…) della vita terrestre; ma che _ in un flashback desertico quasi buono per “ L’Esorcista”_ quaglia il suo spunto originale ( il titolo è da intendere in senso biblico…) solo a pag.34, quando ci siamo sorbiti tutti gli stereotipi del franchise. C’è dunque una moretta dagli occhi azzurri tosta ed atletica; ci sta il nero burbero ma bonario; il sintetico infido; il sintetico buono; l’equipaggio eterogeneo dove si credono tutti fighi (…e fanno rapidissimamente una brutta fine…); e ca va sans dire una missione di recupero di sciagurati che non danno più contezza del loro esistere sul solito pianetino freddo e accidentato…Poi nelle ultime due-pagine-due ci scappa il colpo di scena.
                                La colorazione rispetta giudiziosamente l’aggiunta di ogni minima ombreggiatura che si ferma anche sulle rughe dei personaggi , e potrebbe etichettarsi nello specifico caso come “iperrealistica”, aggravando però la mia personalissima impressione che il disegnatore stia fissando delle dettagliate “pin-up” troppo posate nell’incedere dell’arte sequenziale, peraltro spezzata da una gabbia che spesso scala vignette di diverse pezzature ,lasciando spazi bianchi enfatizzati ulteriormente dai quadri di tipo scontornato. Continua e finisce nel prossimo numero.
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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