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    ALIENS [9]_ Apocalisse ( 2 di 2)
    Saldapress. 48pp., a colori. 3,20€.
    Testi_ Mark Schultz / Disegni_ Doug Wheatley / Colori_ Chris Chuckry.
    La nota grafica stentorea, allampanata e molto classica ( intendendo esattamente l’arte greco-romana antica), seppure (mi) trasmetta anche stavolta una sensazione di freddezza poco comunicativa , ha un suo perché nell’illustrazione di questa parte conclusiva ( mi rimetto ovviamente alla numerazione da edicola impressa dall’editore…) specie nei larghi scenari che prevede e professa : un tarlo che rimane nella testa e ragione dei “sub-appaltatori”incaricati di una missione di salvataggio che _ tanto per (non) cambiare_ diventa una spasmodica e precipitosa lotta , toccata e fuga, per l’autoconservazione; quando pure il committente , non bastasse tutto il resto, rema contro. Gli elementi di novità _ sempre tenuto conto che il fumetto è stato realizzato nel 1999_ riguardano una speculazione sul ruolo di coloro che poi saranno definiti “Gli Ingegneri”, in una suggestione millenaristica ed appunto apocalittica che li avvicina al destino della specie umana, anche grazie ( o malgrado, se la si vede da un prospetto etico…) a qualche spregiudicato studioso che si è deciso a specchiarsi nell’abisso alieno per tentare “quasi” di conviverci; mentre gli stolti vanno giù direttamente di ibridazioni scellerate…E’ un po’ la “solita minestra”, qui condita a rimandi di “King Kong” ed al più noto mostro prometeico della letteratura. Presenze ingombranti che destabilizzano l’ameno habitat e lo crashano: BUM!
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      LENIN ( Mondadori)
      Cartonato a colori. 56pp., 8,99€.
      Testi_ Ozanam / Disegni_ Denis Rodier / Colori _ Walter.
      Alla consulenza storica : Marie-Pierre Rey.

      Un agitatore culturale si aggira(va) per l’Europa : Vladimir Il’ic Ul’janov, detto Tulin e definitivamente Lenin (1870-1924); fin da quando, studente auditore di tesi proibite (rivoluzionarie)viene interdetto dalla sua università, per il volere dell’esecutivo zarista che ha già mandato a morte suo fratello maggiore. Segue un confino in Siberia , che affronterà con la moglie , prima di un esilio itinerante in Europa; dove , rintuzzando le accuse sulla sua fedeltà patria ed i mezzi di sostentamento della sua attività,diventa un febbrile editorialista scrittore, tentando di aderire in termini dialettici ed operativi la sua ortodossia marxista nel tessuto sociale russo, invero poco imborghesito ,ed acerbo sul piano industriale per partorire una classe operaia ricettiva ad essere guidata al rovesciamento del sistema capitalistico. Conscio del partire da posizioni minoritarie Lenin , con imbarbarito cinismo sfrutta le contingenze più tragiche ( la Grande Guerra, le carestie interne…)e le alleanze politiche più compromettenti per forzare la mano alle altre componenti anti-monarchiche ed infine rientrare da acclamato nel Paese per la spallata al Potere costituito a partire dalla presa del Palazzo D’Inverno. Ma l’insurrezione ed il suo controllo politico co(n)sta misure draconiane sul piano dell’accentramento autoritario, da lui propugnato ad oltranza ed in affronto delle sensibilità socialdemocratiche ; che poi andrà ulteriormente ad incrudelirsi nello stalinismo, smarcato dall’influenza crepuscolare di un Lenin appiedato dai guai fisici. Poi muore, circonfuso dalla retorica comunista , confessato nei rimpianti , nelle omissioni (anche sul piano personale : l’amante…)e nelle tardive ( Trokij) rivalutazioni.
      Di per sé i testi sono scorrevoli ma hanno una rozza esposizione concettuale , con i personaggi che finiscono per ripetere a voce alta cose che già sanno affinché rimbalzino al lettore. Non essendoci una vera e propria gestione dei flashback, la compressione del racconto potrebbe risultare straniante ,dato che _ muovendosi in uno stato di contumacia e clandestinità_il protagonista usa travestimenti diversi. Ficcante l’efficacia dei ritratti , lavorati in un segno ed una inchiostrazione che tengono conto dell’austerità ed asprezza dei tempi che illustrano; salvo i faccia a faccia con Stalin e Trokij , sottolineati da una innaturale luce rossastra sparata.

      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        TYLER CROSS 2. Angola
        Panini Comics. 96pp., a colori. 13,00€.
        Testi_ Fabien Nury / Disegni_ Bruno/ Colori_ Laurence Croix.
        Tyler Cross è al fresco, anzi al caldo umido acquitrinoso dei lavori forzati nel bagno penale “ Angola State Farms” in Louisiana. Problema impellente : un clan mafioso dalle vaste ramificazioni che vuol fargli la pelle direttamente in galera; vent’anni sul groppone e sotto l’egida di un bastardissimo capo delle guardie; e la voglia di rivalersi sul socio che lo ha lasciato nelle peste, complice un loro “cliente”gioielliere che tirava a fregare la quasi ex moglie e l’assicurazione. A parargli un po’ le terga, da fuori, il suo avvocato , ma la vita carceraria è subito un inferno…
        Le storture gestionali d’impronta privatistica del sistema carcerario alle condizioni date di esplicito razzismo segregazionista ( che sfoga nella retrodatazione della vicenda i suoi rigurgiti più spicci e sgradevoli) fomentano il buon orecchio di Nury per i dialoghi sferzanti , sboccati ed un po’ iperbolici che danno sugo al genere noir, innaffiato per il resto dalla turgida perentorietà delle azioni , che ovviamente contemplano un tentativo escapista a rotta di collo ed il conseguente saldo dei conti in sospeso, che la sceneggiatura ben indirizza nella concentricità delle trame accessorie già disposte con la presentazione funzionale degli iconici protagonisti, dando a Tyler la possibilità di variare l’approccio negoziale spregiudicato o vendicativo in base alle risorse ( che giudicheremmo di norma deficitarie…)a disposizione con(tro) tipacci da galere ma spediti direttamente alla morgue.
        Certamente impostati a dovere nella comunicabilità sequenziale da fumetto ( anche ironicamente : vedi la presentazione dei prigionieri ignudi sotto lo scrosciante diluvio…) i disegni non si smorzano delle gradazioni intermedie di una crominanza realistica ,forti ( o limitati, a seconda dei gusti…) della geometrica economia delle linee di Bruno. Per rifarsi al suo stile, mi ripeto, si possono combaciare gli autori italiani fissi sul fu supplemento di “La Repubblica” XL. Bello (imho).

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        • 516KbD7bK5L._SX365_BO1,204,203,200_.jpg
          GHOST WORLD
          Coconino Press / Fandango. 80 pp.,formato 29x21,5; b/n e verde. 18,00 euro.
          Testi e Disegni_ Daniel Clowes.
          Nell’interstizio temporale tra il diploma alle scuole superiori ed il test d’immissione universitaria ;e quello tecnologico, tra i giornali di annunci gratuiti e gli sms non ancora messaggiati (cioè fagocitati…) nella dimensione “social” ed i contenuti “liquidi” sul web, due viperette ( eufemismo di termini di norma più crudi…)cazzeggiano prendendo slancio per decisioni irrevocabili della loro iniziale vita da adulte. Le strade che stanno per imboccare faranno divergere anche la loro stretta amicizia?
          Abbastanza autoironiche da non impancarsi nel trombonismo intellettualoide , ma pure con una autostima che non le fa regredire nel nerdismo le due ragazze infilzano di frecciatine la fauna umana che le circonda, mettendola spesso e volentieri alla berlina, per un compiacimento che alla fine risulta conservativo e prudenziale. Ritratte in pose assolutamente comuni ( tipicamente : a passeggio a piedi od in automobile; sedute in qualche locale , od informalmente in stanze private) sciorinano le loro sentenze sapide e frizzanti riguardo abbigliamento, musica, cultura, comunicazione e in contemporanea cercano di far quadrare _ anche mettendosi in competizione parzialmente tra di loro_ gli slanci affettivi verso situazioni familiari più o meno allargate e _ con una certa malizia verbalmente esplicita_ le loro esigenze “ormonali”, peraltro stressate da una ostentata catalogazione di “papabili” mai adatti ai loro alti “standard” (…ma di nuovo affiora il timore di fondo a legarsi stabilmente in un rapporto…). Le tipe si fanno i loro “film” sulle persone, divertendosi a sgamarle nei loro presunti segreti ed a metterle in imbarazzo , studiando scherzi e presentandosi con elaborati cambi di look : gli youtubers _ il fumetto è uscito nel 2006_ non hanno inventato niente! Dopo otto capitoli sempre introdotti dalla scritta monella del titolo, una chiusa in cui vediamo le ragazze anagraficamente più cresciute , ma non sappiamo cosa hanno fatto nel frattempo ;-).
          A dispetto dei colori che ingentiliscono la copertina, le colate di verde acqua nelle vignette le raggelano , in vista di un segno essenziale , puntualmente espressivo nei ritratti ma al limite ( che dentoni!)della mostrificazione indotta, a maschere sul carro di carnevale della vita. L’autore ha adattato con successo “Ghost World” anche nella forma di sceneggiatura cinematografica (imho).

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            CYBERSIX
            Ed. Cosmo.192pp., b/n. 6,90 euro.
            Testi_Carlos Trillo / Disegni_Carlos Meglia.
            Dato storico documentato, il travaso in Sudamerica di pezzi grossi del regime nazista transfughi spesso impuniti dalla Germania piegata dagli Alleati nel tragico sforzo bellico, diviene qui spunto fondativo per una storia di parti genetici superomisti ed aberranti eticamente, che tuttavia e suo malgrado concepiscono pure la leggiadrissima Super 6. Unica superstite di un, ehm, lotto di 4999 uomini e donne nati in provetta col potenziamento psico-fisico delle più performanti qualità umane ( e non…)essi sfuggono _al contrario di altre creature create a scopi univoci_ al controllo di chi le ha scientificamente concepite: un mad doctor nazi pluri- clonato (!), che peraltro le ha rese dipendenti da un composto da suggere attraverso le giugulari. L’impavida Cybersix dunque deve cercare di sopravvivere nella grande metropoli di Meridiana, al costo di isolarsi precauzionalmente dai suoi pochi amici , rendendosi inavvicinabile al Nazi, che brama di recuperarla…
            Messe in chiaro le suggestioni letterarie e cinematografiche a suggello del soggetto e registrata la piana concatenazione degli eventi narrati (che contemplano un iniziale conflitto tramutato in alleanza e volto ad una successiva missione salvifica coordinata e reciproca…), godiamo della lettura del fumetto grazie alle stilosissime e dettagliate tavole di Meglia (presente il miglior Cavazzano?), ardito delle vertiginose pose compositive ; ed in compartecipazione ad altri ( Risso, Santana, Killian e Saborido) capace di impostare un discorso meta-testuale di un fumettista che da dentro la sceneggiatura interpreta graficamente in vari modi l’eroina proposta al lettore. Una tipa dalla corrusca femminilità che muove con l’eleganza di una mannequin e la forza di una pantera, screziata dalla malinconia ma ineguagliata nella grinta spericolata. Ottimo anche se non omnibus (imho).



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              IL VUOTO INTORNO A SANDRA
              Shockdom.144pp., b/n e toni di grigio. 12,00€.
              Testi e Disegni_ Fabio Valenrtini.
              Dal 2010 all’estate scorsa, vita e carriera scolastica di Sandra, presto sfinita ma non ancora “sfinata”nel trovare una sua collocazione esistenziale, vittima una qualche mancanza di polso fermo nell’imporre le sue aspirazioni ad una madre dalla sfiancante e ricattatoria possessività; ed un giro di (pochissimi) amici con cui entrare in sintonia solo superficialmente o con la mediazione di sostanze disinibenti , lasciandosi ancora una volta di più “plasmare” dalle aspettative o9portunistiche altrui.Errori, correzioni e una giusta distanza spazio-temporale aiuteranno Sandra a riprendere se stessa, maturando nei rapporti sentimentali e nelle amicizie, inevitabilmente anch’esse intaccate dai casi della vita. Andamento melodrammatico a partire da un quadro giovanilistico con i “tipici” step di un percorso di crescita che non elude stupidate post-adolescenziali, messa a punto del corpo, del sesso e delle proprie inclinazioni intellettuali. L’autore per carità non ci strazia di pipponi argomentativi , mentre estrae, con dialoghi asciutti, la “verità” (…in evolvere) della protagonista opponendola a diverse figure che non le sono affatto affini, generando uno stress (catartico?) in cui all’incirca siamo liberi di interpretare un sentimento di polemica alterità di Sandra, non certo piallata su un eterno vittimismo , magari di matrice puritana. Valentini chiama in causa, in terza di copertina, un assai ampio ventaglio di riferimenti ispirativi ed estetici che, nella prefazione introduttiva di Cristiano Fighera virano verso “love & Rockets”( anche per via del cambiamento fisico di S.?) ,ossia vengono fatti discendere dalla tradizione Archie Comics, compresi quei tipi fisici che nello stesso “Archie” Fiona Staples ha rinfrescato in contemporanea con questo fumetto, che appoggia sui grigi e sulle architetture la sua profondità di campo ,affidandosi a geometrie abbastanza spoglie e fredde per gli interni (in pieno contrasto col finale ;-) ). Carino, dai(imho).
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                DAMPYR [214] Il Giocattolaio
                SBE. 96pp., b/n.3,50€.
                Testi_ Claudio Falco / Disegni_ Gino Vercelli.
                Nell’austera e nebbiosa Magdeburgo del ’37 un papà è deciso a regalare un giocattolo esclusivo alla figlioletta. L’artigiano che commercia i balocchi lo accontenta ma…
                16 Gennaio 1945, la città è rasa al suolo dai bombardamenti , compreso il negozio del giocattolaio, e finisce sotto l’occupazione di ciò che diventerà a breve il blocco comunista. Ai giorni nostri ed in breve tempo vengono ritrovati quattro cadaveri esangui. Collegando questi strani avvenimenti, Caleb Lost chiede ad Harlan , Kurjak e Tesla di trovare un contatto utile ed una copertura per indagare.
                Falco ripesca elementi ( fatti muovere secondo le sue intenzioni narrative originali…)di uno dei primi albi del “Dampyr” e li abbina ad un personaggio “borderline” eventualmente ricorrente nella serie, con un ruolo per costituzione ambiguo e sfuggente, che si presta perciò ad azioni dal significato aleatorio; quando in verità lo stesso Giocattolaio si manifesta in termini “illusionisti” che non agevolano a ricavare la quadra ad un senso compiuto della storia , sospesa tra intenzioni deliranti e mostruosità immonde che si accumulano chiassosamente sotto le pallottole di Harlan e soci, inebriati da potenti “realtà virtuali”.
                Le brume della notte magdeburghese consigliano al disegnatore di caricare le vignette di una onnipresente tessitura di linee a rinforzo di una inchiostra<zione che imbeve di scuro le gotiche architetture tedesche. Messa d’impegno la definizione delle pose (tenuto conto degli usuali abiti pesanti)e dei ritratti, rifiniti con variazioni di spessori, anche studiati ( vedi i capelli) in base all’incidenza delle fonti di luce. Meno incisi (vi)alcuni profili in campo lungo ed un po’ grezzi gli ultimi due bambini comprimari (imho).
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                  MERCURIO LOI 9 La Somiglianza con una scimmia
                  SBE. 96pp., a colori. 4,90€.
                  Testi_ Alessandro Bilotta / Disegni_ Andrea Borgioli / Colori_ Francesca Piscitelli.
                  In visita dall’amico Giacomo, un viaggiatore ,curioso, etnografo e naturalista proto-darwiniano ( ma precursore di una ventina d’anni almeno!)Mercurio Loi s’incuriosisce dell’iniziativa di lui che_ con la collaborazione della cony
                  Turbante ed artistoidefigliuola_ ha preso ad osservare sperimentalmente il comportamento di una scimmia, nella “blasfema” ipotesi di un apparentamento genetico con la stessa specie umana. Ne rimarrà contemporaneamente sorpreso e deluso , senza però certo cambiare il suo approccio antropocentrico e “civilizzato” nei confronti della bestia , chiamata a decifrare e magari condividere i codici espressivi e perfino metaforici dell’intelletto umano,rispecchiandolo e restituendolo senza i filtri di convenzioni sedimentate . Nel mentre Loi, anche stuzzicato dall’incontro con la bella , intelligente (e innamorata) moglie del suo maggiordomo ( e quasi geloso della loro intimità, sebbene il fedele Leone non si una “cima”…) dà sfogo ad un certo appetito sessuale con la bella e consenziente Enrica (…la figlia di G.); col fratello minore di lei invece che ha contemporaneamente un torrido liaison con una signora adulta e sposata, verso cui vorrebbe unire l’appagamento della carne ad una relazione (idealizzata?) sentimentalmente riconosciuta , ma così disonorando socialmente il legittimo marito, che…
                  Anche stavolta “Mercurio Loi” ( da questo numero, e spero non per pochi intimi, passa alla periodicità bimestrale) più di raccontare una storia , presenta situazioni _ peraltro finemente risolte in termini visivi , centellinando l’aggravio dei testi_ che vellicano le ahimè limitate risorse cognitive ed intellettuali in un “bombardamento” di suggestioni/allusioni /dissertazioni di sicuro e spaziato peso specifico : dunque noi razza dominante siamo bestie “ammaestrate” che piuttosto vivrebbero anche (se non sempre) meglio lasciandosi andare senza farsi cogliere in fallo da reciproche e sovrastrutturate riprovazioni? Nell’episodio mi sembra affiorare qualcosa che rimanda ad opere come “Arrival”, ma anche”Omicidio a luci rosse” e perfino alle ruspanti commedie erotiche del cinema di genere italiano anni ’70, col giovanotto ( Ottone è “disperso” , vedi MLoi_8)che pare l’attore J. Rhys Meyers di “Tudor’s”; battezza le stesse origini della nona arte e chissà quant’altro che mi sfugge. Blurp!
                  Borgioli è un bravo “arredatore d’interni”, che spazia ed avvolge oggetti e suppellettili attorno ai personaggi ,formando inquadrature materiche e tridimensionali ,floride nei dettagli sebbene lo stile abbia l’urgenza anche della pennellata istintiva e non lambiccata da urgenze iper-realistiche. Anzi, salvate le forme “botticelliane” delle signore, volentieri nude, i ritratti di Mercurio e soci scendono ad una “compressione” facciale caricaturale, con qualcosa alla Monkey Punch. I colori si limitano (bene) ai toni di blu per le scene notturne ed a una solarità tersa diurna nella confortevole magione di campagna del co-protagonista.
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                    JULIA n.ro 233 Myrna : la via della libertà
                    SBE. 132pp., b/n. 4,00€.
                    Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Steve Boraley.
                    Totemico nella serie, ogni ritorno ( ciclico, nella sua mefistofelica ineluttabilità…) di Myrna Harrod vellica _ con un pizzico di disincanto_ la curiosità del lettore di come gli sceneggiatori sapranno soggiungere stille di originalità ad un personaggio largamente sviscerato nei suoi aspetti deviati,sempre pronto a lanciare morbosi “pen-ultimatum” a Julia, come premessa di un finale aperto che promette ovviamente un futuro nuovo capitolo sulla lesbica sbarellata amorale serial killer , incline ad una “visionarietà autoanalitica” in cui , con puntuto sarcasmo, passa in rassegna ogni pezza giustificativa del suo (mal)essere senza peraltro concedere scorciatoie assolutorie alla sua “natura”. Tra le righe Berardi e Mantero ammettono che i cardini narrativi dell’episodio sono oliati con premesse già sfruttate, che comunque concedono ( tento di rimanere alla larga da spoiler…) una affannata scena d’azione spettacolare , per poi incanalarsi sostanzialmente in una indagine sociologica sul disagio, la precarietà e la solitudine in tempi di crisi e rottura di quei “patti” di convivenza che servivano , senza per carità idealizzarli idilliacamente . La disperazione arriva a “far gioco” perfino ai contorti piani della sadica Myrna ( come avveniva “alla buona” se vogliamo pure nel terzo numero di “Diabolik”!) . Ehm, interessante, però questo contorno esplorativo si mangia buona parte delle pagine e lascia il retrogusto di un episodio “di servizio”, di raccordo e passaggio per un sostanzioso proseguimento (?). Ed è quasi paradossale che risulti originale nell’impostazione il coinvolgimento allarmato ma abbastanza minoritario della stessa Julia.
                    Boraley torna affidabile sui ritratti tirati (nel senso dell’epidermide …)della piuttosto giovane criminale, anche se sembra volersi divertire a rendere le donne (e qualche uomo…)anziane e/o non particolarmente avvenenti , trovando in genere la misura su rughe e posture. Delicatamente ingentilite invece le mezze tinte dei flashback ed apprezzabile la stesura delle ombreggiature sugli edifici , specie in esterni , mentre sporadicamente si avverte una certa piattezza bidimensionale nel riempire il vissuto di alcune stanze, beninteso che anche questo accompagna la comprensione dei protagonisti.
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                    • Zagor e Tex , tutto il resto della Bonelli è fuffa
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                        REVIVAL_ Volume Sei .La Lealtà dei figli
                        Saldapress.144pp., a colori. 14,90€.
                        Testi_ Tim Seeley / Disegni_ Mike Norton / Colori_ Mark Englert.
                        Quello stile (imho) “gommoso” , acuito dai colori ( ed anche adesso non si “può vedere” la dominante arancio/bluette dei flashback che fa sembrare le tavole fallate dalla tipografia), approssimato su rotondità un poco schematiche qui evolvono in meglio sebbene non sistematicamente nella incisiva ricerca di ritratti che non si sottraggono ai segni del tempo ,alle _parafrasando la canzone_ rughe un po’ feroci sugli zigomi, ed alle espressioni facciali dalla turgida compattezza aderente ai sentimenti da trasmettere . Fossero attori da serial tv loderei un sicuro e diffuso carisma. Qualche sfondo un po’ andante (i boschi, anche questi colorati senza particolari intuizioni…) è ben ricompensato dal taglio enfatico-compositivo di molte vignette impattanti, anche nel montaggio delle tavole; un merito_ immagino_ da spartire con lo sceneggiatore. E i testi regalano perle di dialogo ( cito solo pag. 81) ed un intreccio sempre molto articolato nel dispiegare un gran numero di personaggi, che possono tuttavia esserci “strappati” in ogni momento, con un fragore emozionale che indica come siano (stati) ben costruiti ed interessanti. Tutto sommato la trama , concedendo un bel numero di rivelazioni , si dipana in maniera abbastanza lineare modellandosi su picchi drammatici spettacolari visivamente ( gli stand off, i pestaggi, l’interazione “fantasmatica”…) e/o intensi nello scavo psicologico e nella presa d’atto di “segreti” intimi che naturalmente agganciano il lettore e mettono in (qualche ulteriore) obbligo i protagonisti , cioè forniscono il comburente alla nostra curiosità di trovare soddisfazione esplicativa ai dilemmi di fondo della serie : perché nell’amena Wausau i morti risorgono (!) e le loro anime (?!) gli sono spettralmente separate (!!!). Chi ( o…Cosa) ha ucciso Martha Cypress ha dunque parte preminente negli incredibili avvenimenti, che attirano nella ufficialmente in quarantena cittadina del Wisconsin dall’Esercito ai Servizi Segreti, fin giù alle sette millenariste, separatiste, ultrareligiose e miracolistiche; mentre peraltro in pochi si sono accorti che l’emulazione pasquale non tocca più solo gli esseri umani, forse “spogliati” dalla “non morte” dai ritegni della, cito”consapevolezza che siamo esseri mortali che vivono la vita per un breve istante , in loro non esiste più”. Bellissimo.
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                          BAKUMAN 1. Sogni e realtà
                          Panini Comics/ Planet Manga. 208pp., b/n e toni di grigio. 4,50€.
                          Testi_ Tsugumi Ohba / Disegni_ Takeshi Obata.
                          Valuto questo, manga, con l’incosciente leggiadria del lettore più che saltuario . Mi si vorranno abbuonare quote parziali di ingenuità pressappochista . E’ un meta-fumetto , dai ritmi distesi ma anche dalle favelle perennemente in esercizio _ anche per discutibili determinazioni nominalistiche_ incentrato su due studenti, compagni di classe e adolescenti, con l’aspirazione l’uno di diventare sceneggiatore , e l’altro _ fomentato dal primo e con una infarinatura tecnico artistica derivante da uno zio , defunto autore completo di medio-basso successo_ disegnatore di manga : due mangaka! Selettiva e sottilmente sessista la “società giapponese” impone il fervore di un impegno ( scolastico in primis) che li potrà proiettare ad un buon inserimento nel mondo del lavoro , secondo un rigido inquadramento meritocratico in proporzione diretta alle capacità via via acquisite. Non sfugge allo schema ( se non per pochissimi talenti sbalorditivi e rari…) anche il venerato campo artistico che i due ragazzi hanno pur deciso di affrontare dandosi una disciplinata ambizione e coltivando la platonica speranza di essere degni dell’attenzione di due coetanee .
                          Il fruitore dell’albo (che va’ letto da dx a sx) è coinvolto ed intrattenuto anche in senso didattico ( su come funziona la produzione editoriale del fumetto made in Japan , almeno al 2008)dall’entusiasmo principiante dei protagonisti _ chiamati a dare ragione della loro collocazione vocazionale da adulti_ che si promettono di NON fare fumetti sdolcinati ( mentre si mostrano timidi e sentimentali a livelli imbarazzanti) od umoristici ( come sopra: tendenzialmente buffi e imbranati), tuttavia al riparo dagli sguardi diretti dei padri , figure austere, evocate nella loro autorevolezza senza essere mai mostrati. Gancio narrativo finale : presentazione di un lavoro di prova ad uno degli editor che danno alle stampe i manga , e che “naturalmente” lavora per il vero editore di “Bakuman” ;-) .
                          Se smaniassi per lo stile manga…Leggerei più manga(:-p), comunque non dispiace la gabbia “abbastanza “ regolare , gli effetti ( così sono chiamati anche all’interno) non debordanti, gli sfondi ben dettagliati e la nitidezza delle linee, al servizio di “figurini” tutti con taglie da indossatori del pret à porter. Continua per venti volumi.
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            ALIENS [10]_ Aliens dead orbit ( 1 di 2)
                            Saldapress. 48pp., a colori. 3,20 euro.
                            Testi, Disegni e Colori_ James Stokoe.
                            Un solitario astronauta ha finito le sigarette nella plancia di una nave. Non è il suo più grande problema : un avviso a schermo lo conduce in una passeggiata in esterna dove, scorgendo un non lontano “Atollo” spaziale _ dal quale proveniva_ , è chiamato a compiere una operazione perlomeno seccante…

                            Francamente : i fumetti di questo franchise raccontano sempre la stessa storia, prendendosi tuttalpiù la responsabilità di qualche dettaglio inedito, riciclabile ma pure alla bisogna dimenticabile e amen. Dunque tocca inventarsi espedienti sul come raccontare una trama, ché sul cosa ,hanno già dato. Dunque qui si scavalca di brutto la continuità cronologica degli avvenimenti che _sospetto fortemente_ messi in fila nel loro ordine temporale consecutivo danno la solita sbobba narrativa , che verte una squadra di ingaggiati dalla Weyland-Yutani andare a soccorrere un rottame di navicella che porta i segni di uno scontro intestino con indovinate chi e tre disgraziati ibernati alla carlona e peggio risvegliati dall’altro equipaggio, formato da risaputi “travet” scazzati e malmostosi. Chiaramente iniziano male e continuano peggio , a giudicare da quello che già vediamo attenderli. Non è gente da chiacchere inutili e d’altronde gli precipita addosso un oceano di m.,e lo sappiamo: nello spazio “nessuno può sentirti (urlare)”.
                            Buona la conduzione registica delle tavole, ma lo stile indie inquarta spazi scenici e proporzioni, concedendo un elevato ordine di dettaglio che arriva però da linee ostinatamente modulate, perciò non verosimilmente compatibili con la freddezza geometrica di elementi razionalmente assemblati in serie secondo un criterio di funzionalità senza tanti fronzoli ed orpelli. Tante le facce di Picasso (xD) ovvero deviate dal rigore anatomico : una licenza che non vale per l’icona aliena per antonomasia ;-) . Continua e finisce sul prossimo numero.

                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              CYBERSIX 2 ( Editoriale Cosmo)
                              192pp., b/n . 6,90€.
                              Testi_ Carlos Trillo / Disegni_ Carlos Meglia .
                              Due nuovi episodi ( un terzo volume è previsto a Marzo 2018).
                              Angeli e dannati.
                              Nei panni borghesi _ e maschili!_ del Professor Seidelman , oltre ad espiare la malinconia della sua solitudine, differita in una condizione “post umana” biologicamente non tracciata dai naturali legami di sangue e parentela Cybersix ha agio di scrutare l’essenza dell’animo umano che le sembra costitutivamente preclusa attraverso le riflessioni e figurazioni offerte dai testi letterari, che insegna. Attraverso il confronto con un suo studente adocchia un romanzo fantasy piuttosto intrigante che pare quasi riguardarla, tanto più che il suo autore ha preso ,discretamente , a pedinarla…

                              L’Eroe e la vittima
                              Le mefitiche propaggini del disperso organigramma dittatoriale ariano nazista si addensa su Meridiana City col brusco e violento risveglio operativo di uno scienziato crucco che, da esperto di robotica , rivaleggiava (in perversioni superomiste…) con il mad doktor Von Reichter, il “Creatore” di Cybersix , che si trova tra due fuochi e sotto un tiro che ha già mietuto vittime innocenti per la smania reciproca dei due di sopravanzarsi . La loro indubbia depravazione deve essere arginata; ma anche in questo caso la nostra eroina si deve non piacevolmente crogiolare nell’idea di essere rappresentata non solo e meglio dalle allegorie colte dai libri ma anche dalla brutalità tangibile , tuttora espressa dai due nazi , da cui lei stessa è stata generata.
                              Gli accenti narrativi sono certamente carichi e grotteschi, ma il tema di fondo sull’uomo artificiale aggancia considerazioni filosofiche affatto peregrine nella loro istanza di definire l’uomo nella sua ampiezza anche quando “replicato” con il progressivo ausilio di mezzi scientifici qualificati ; e se d’altronde gli androidi “sognano pecore elettriche” andrebbero messi a parte dell’ “Agnus Dei”? Non di soli sganassoni vive dunque l’episodio che, come il primo sfoggia ovviamente il punto di vista di Trillo su alcuni capisaldi letterario- cinematografici affini ai temi di questa opera. Gli scarti temporali dell’intreccio sono talvolta un po’ telefonati e risolti in via spiccia; anche se nel primo episodio c’è una certa elaborazione meta-narrativa che giova alla trama , a cominciare dal dato spiazzante del funerale al bambino fino naturalmente al coinvolgimento di Cyb (…per le amiche e gli amici…) che non ha bisogno d’invadere ogni tavola con la sua presenza .
                              Coadiuvato in partecipazione da Rodriguez Uzal e da Alejandro Santana ( loro la mano nei vignettoni?), Meglia si scatena in una notevole perizia nel “muovere” ed impattare ritmo e suggestione della lettura. Personalmente amo molto anche come sistema gli elementi di quinta, fossero anche solo bidoni della spazzatura che comunque danno un tocco d’imprevista difformità alle giustezze geometrico architettoniche di Meridiana. Qualcosina di Alberto Uderzo nelle deformazioni caricaturali di alcuni personaggi ( vedi il “ vecchio” di Angeli e …) ed una gestione delle chine ( ep. Cit.) che pare non riluttante a colorazioni , qui non contemplate. Vabbè che spettacolo le ombre(pag. 13, 14,124) ed il taglio delle inquadrature : poche volte si vedono autoveicoli resi così bene da qualsiasi angolatura. Bello (imho).

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                                DAMPYR [215] Chinatown
                                SBE. 96pp., b/n. 3,50E.
                                Testi_ Claudio Falco / Disegni_ Luca Raimondo.
                                Sulla piazza ( dello spaccio) , nella chinatown di San Francisco riprende a troneggiare una Maestra Della Notte , che già sul finire del XIX secolo gettava la sua influenza tramite un bordello dalla clientela assai qualificata; con le sue ragazze-schiave, una predatrice sessuale _oltre che sanguinaria_ che si accorda con un giovane boss della mafia orientale, malvisto e perseguito dai capi anziani per la sua irrispettosa spregiudicatezza ed ambizione. E in quello che in fondo sembra un regolamento di conti tra organizzazioni criminose , l’arcivampira declina i suoi interessi materiali e muove nell’ombra ; ma i contatti “speciali” del Dampyr fiutano la malefica pista ; per Harlan e soci scocca l’ora di tornare in azione.
                                Dopo le recenti avventure in Vietnam e Laos , Raimondo torna ad illustrare atmosfere orientali, dando però probabilmente il meglio nell’inseguire le peculiarità ondulatorie del suolo nella città californiana , confrontando le architetture odierne ai rimandi stilistici e costruttivi del 1880 e mettendole inscena con notevole capacità di farne ambientazioni immersive e tridimensionali alla bisogna dell’azione. Nelle situazioni più “ordinarie” però il barocchismo degli arredi non spende bordature inchiostrate con tanta differenziazione rispetto a quelle riservate ai personaggi , sintomo di una velocizzazione che fa’ scendere i livelli di precisione (si notino alcuni profili minori )e di dettaglio. Abbastanza di routine l’ingaggio , lo svolgimento e pure lo sbrigativo finale della storia , tanto che (imho) gli elementi di maggiore e relativo interesse possono essere ricercati proprio nella componente quota “semplici mortali”, cioè l’umanità che gravita intorno al mondo dei narcos nel crocevia logistico ( vedi il porto…) ed anche socioculturale “gaudente” della città nominalmente francescana. ;-)

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