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    JULIA n.ro 235 Disarmati
    SBE: 132pp., b/n. 4,00€.
    Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Ernesto Michelazzo.
    La immediata inequivoca drammaticità che ci investe emotivamente nell’illustrazione di copertina ( by Cristiano Spadoni) nell’albo decanta per diverse decine di tavole, che seminano un quadro di anaffettività competitiva e stressante che macera in dinamiche familiari e di relazione che si potrebbero definire “come tante” (…perlomeno nell’orizzonte degli eventi dell’Occidente Industrializzato), fino a scaturire una sorta di nuova coppietta alla “Erika e Omar di Novi Ligure”; ma che in misura diversificata non lascia immuni certo neppure le generazioni più mature, magari (le) coetanee della stessa Julia, seppure ampiamente “liberate”. Una storia ben piantata in una classe media sul crinale di ambizioni di miglioramento carrieristico o sulla linea di( un) galleggiamento precario e vulnerabile, che trasmette ai figli una educazione biforcata tra permissivismo e controllo arcigno ( come dire, sembrano di nuovo suggerire gli autori, che non esistono ricette infallibilmente precostituite; se non _in ogni caso_ lasciare comunque aperti dei canali comunicativi coi propri ragazzi…). Altrimenti la violenza vigliaccamente “futile” ma concertata tra due cuori in cerca di autostima, autoesaltazione ed autodistruzione. Trama lineare _ e d’altronde sarebbe stato fuori posto l’invenzione di grossi artifici nella “vita normale” di due poco più che adolescenti_ che, sottolineando l’elemento cuspidale “femmineo” , si volge alla rovina (espiatoria?) finale.


    Pure Michelazzo arrangia diversi sfondi lavorandosi digitalmente foto live ; mentre quelli di suo pugno se unicamente descrittivi talvolta claudicano nell’espressione della tridimensionalità. Sua anche l’abitudine di ri-marcare le bordature , come a trattenere i segni somatici distintivi , abbastanza disordinati e talvolta vezzosi ( il labbro superiore in piena ombra …) . La resa è alta(lenante) ; spicca pacificamente però l’abilità compositiva delle vignette, anche quando richiamano un gran numero di elementi eterogenei nel campo visivo. Un numero poco “giallo” che si impegna in una ricognizione sociologica sentita, senza perdere di vista le molteplicità umane che sciamano “crashando” (…vedi i mendicanti ;-) ) per le vie di Garden City e d’America (imho).


    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      MERCURIO LOI 10 L’Uomo orizzontale
      SBE. 96pp., a colori. 4,90€.
      Testi_Alessandro Bilotta / Disegni_ Francesco Cattani / Colori_ Andrea Meloni.
      Mercurio s’è sdraiato: letteralmente e comodamente sul sofà del suo studio , placidamente determinato a non schiodarsene prima di essersi ristorato al riposo ed al sano ozio fino a…Avvertire la “fatica” del non far niente. Le lezioni universitarie saltate mettono piuttosto in azione Ottone, che diventa gli occhi ( e pure le gambe…) del Professore, per aggiornarsi dei fatti che avvengono per Roma. Lo accompagna il collega di studi Duilio che, con l’entusiasmo del neofita, ha raccolto brandelli di notizie più o meno veritiere sulle “favolose” imprese anche notturne in cui si Loi ed Ottone si sono trascinati, nonostante l’avversione “politica” del giovane biondino per “Sciarada” La Setta segreta e borghese di cui Mercurio è pienamente adepto ed il cui referente principale è Galatea, una bambina! Ma è una ulteriore Organizzazione clandestina che agisce platealmente attirando le ire molto piccate e secolari dello Stato Pontificio, poiché i suoi accoliti intraprendono iniziative di “flash mob” in circostanze che vanno dal ridicolo involontario fino all’intransigenza radicale, anche a spregio della propria ed altrui incolumità. Ottone indaga _ anche con la scusa maliziosa e narcisistica di tampinare una ragazza_, cercando di non irritarsi della “inanità” del suo amico (ri)posato e tenendo a bada l’effervescente Duilio , insieme all’imbarazzo di flirtare con la non edotta figliuola di colui che ha dolosamente ucciso. Fino a che, in un giorno “qualunque” a seguito delle fosche repressioni Vaticane , M.L. calza la sua tenuta da passeggio e si ri-addentra nella città.
      Lasciando il proscenio all’allievo , che scarpina, sbuffa e dà più precisa contezza della sua personalità, il maestro dunque si fa metafora (?) del pacifismo e dell’obiezione di coscienza, ma pure (forse) di alcune correnti liberiste di taglio Protestante che non ritengono di doversi assumere gli oneri delle brutture del mondo, specie se riguardano “perfetti sconosciuti”.
      Composita la resa grafica del dualismo immobilità /azione (…con l’agire preso nella sua immediatezza finanche superficiale come il distintivo della razza umana aggregata), con i momenti più “scattanti” della storia dal versante indagativo che sono resi in maniera “ridicola”, direi alla Magnus “a gambe levate”( intendo l’effetto umoristico, non lo stile) per sottolineare , chissà, un in-utile sbattimento per casi “fuori dalla portata” dei pur volenterosi protagonisti. Molto più gravi _come taglio (obliquo) dell’inquadratura _ le vignette che preconizzano cambiamenti, a cominciare dal Prof. sull’ottomana, assecondato fino allo sviluppo panoramico delle vignette, da gustare nello stiloso equilibrio delle forme ritratte ruotando l’albo di novanta gradi. Una inchiostrazione di “carattere”_ presente anche nei tratteggi fittamente paralleli sugli edifici_ ed è una battuta a discarico della stessa sceneggiatura_ li fa sembrare spogli ; e un po’ inghiottenti i colori, sempre sfumati a conferire un vissuto a panneggi talvolta ritti e comodi da illustrare, con perdita generale di dettaglio. Altro numero stimolante e peccato…Bimestrale (imho).


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      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        L’ISOLA DEL TESORO ( Mondadori Comics)
        Cartonato a colori. 56pp., 1,90€.
        Testi_ Christophe Lemoine / Disegni_ Jean-Marie Voehrel / Colori_ Patrice Duplan.
        Primo volume di trentasette uscite previste in edicola con adattamenti a fumetti di opere letterarie, nel consueto formato franco-belga a quattro fasce per quarantasei tavole ; con appendici testuali informative. Chi arrivasse digiuno all’assimilazione della trama ricavata dal romanzo (edito nel 1883) di Robert L. Stevenson (1850_1894) troverà un fumetto ritmato e scoppiettante, amalgamato in numerosi colpi di scena e capovolgimenti di prospettiva; avvincente ed intrigante sebbene l’esposizione dei fatti (…magari rivedibili,sotto la torsione della tenuta logica…)sia sempre limpida e comprensibile ( e non di rado ribattuta , del resto, dai pensieri rimuginati dall’intraprendente giovane protagonista…). Modesto lo spazio invece per illustrare come si vadano a saldare amicizie ed affinità di temperamento , un motivo che avrebbe coinvolto ancora di più il lettore, già quasi costretto, per suo piacere _ grazie all’abilità del narratore_, ad augurarsi il qualche recupero nello schieramento dei “buoni”di un protagonista ingombrante ed imprescindibile come Long John Silver, poiché le sfaccettature che apporta alla storia almeno in parte eludono le considerazioni “etiche” sui tanti avvenimenti luttuosi che costellano l’avventura marinaresca. Un pleonasmo attardarsi a descrivere il soggetto che vede comunque il bravo giovinetto inglese Jim Hawkins passare da garzone di locanda a mozzo di veliero (qui poteva giocarsela meglio xD ) dopo essere entrato in possesso di una mappa del tesoro , ambita da filibustieri pendagli da forca , subdolamente decisi a precedere il ragazzo ed i suoi nobili amici adulti alla requisizione delle fortune auree del Pirata Flint.
        La colorazione appare attenta al taglio delle ombre, con le tinte cromatiche che paiono amabilmente analogiche. I ritratti frontali hanno una certa fissità pupazzesca, accentuata dalla decisa modulazione delle linee, che nei migliori primi piani rimanda ad un Giampiero Casertano (imho).


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          NORMANDIA
          Editoriale Cosmo. 96pp., a colori. 4,90€.
          Testi_ Olivier Merle / Disegni e Colori_Alex Tefenkgi.
          Lo sbarco in Normandia visto e relativamente attutito dal territorio agricolo francese. Arriveranno gli americani…Ma intanto un buon padre di famiglia , Auguste L. Briant deve badare a moglie , quattro marmocchi, le mucche , la campagna, le prepotenze dei crucchi che sconfinano a casa sua in genere per scroccare cibarie ; e se non bastasse si ritrova con un aviatore americano abbattuto, ferito e noscosto(si) nel suo fienile… Ma da schietto patriota dal carattere fermo non esita a mettersi in pericolo per dare una grossa mano al pilota a stelle e strisce, Weston Lennox; e nel corso di più di due mesi, superando barriere linguistiche e culturali i due , coprendosi a vicenda (…dal pericolo di rappresaglie tedesche) diventano amici, riuscendo inoltre a fare la loro parte nella risoluzione del conflitto bellico.
          Raccontata con sereno distacco ( dai figli maschi di Auguste, ormai attempati ai giorni nostri…) la storia aggancia immediatamente il lettore nei suoi elementi cardine e suscita empatia, con la drammaticità dei fragorosi combattimenti sempre pronti a lambire la natura rurale di vite che, senza poter scialare, in quel contesto vogliono dirsi abbastanza e nonostante tutto fortunate. E perfino l’irruenza partigiana dei compaesani di Auguste rischiano di guastare il suo “segreto” , facendolo passare per l’imboscato che assolutamente non è…
          Realizzato nel 2009_2010 si nota nella “moda” dell’effetto cromatico del sole filtrato dal fogliame , per una colorazione convincente, messa alla prova di numerosi frangenti notturni e con la preferenza di toni ocra, nella terragna rappresentazione delle campagne , ma pure dei villaggi devastati dalle bombe. Il tutto ad irrobustire disegni a là G. B. Trudeau , un po’ rigidi , squadrati e basculanti nelle linee , non necessariamente pignole nel chiudersi e se vogliamo un po’ “bruttine”nell’estetica di persone ed animali (imho).

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          • JONAS FINK_ Una Vita sospesa ( Rizzoli-Lizard)
            Cartonato a colori. 234pp. 29,00€.
            Testi, Disegni e Colori_ Vittorio Giardino.
            L’integrale di “Jonas Fink” , con l’episodio lungo “Il Libraio di Praga” ( che succede a “L’Infanzia” e “L’Adolescenza”), finora inedito; dell’educazione sentimentale e civile del praghese di origini laicamente ebree Jonas Fink , fin dalla tenera età nel ciclone della Storia, quando il babbo Artur _ mite psichiatra_ viene arrestato dal nascente regime insediato di prepotenza dal Partito Comunista cecoslovacco ,in perfetta sintonia ed aderenza al modello sovietico. Dunque un carico stillicida di ottuse paranoie, cieco revanscismo, burocrazia asfissiante, giustizialismo e censura imperante in un mostruoso ingranaggio ideologico presidiato da omuncoli solerti quanto assuefatti ad oltranza, magari nel sadico auto-compiacimento di un piccolo potere, peraltro facile a rovesciarsi in disgrazia a causa del suo stesso meccanismo delatore e sospettoso ; perseguita la famiglia (borghese) Fink _ Jonas e la mamma_ che precipitano nella scala sociale e nella considerazione di quasi tutti gli (ex)amici, magari impauriti dal “contagio” di chi ora viene additato a “nemico del popolo”. Un marchio d'infamia che preclude a J. gli studi e ne fa’ un sorvegliato speciale anche nella ricerca di umili lavori manuali; mentre sua madre non potrà più liberarsi dall’angoscia di non essere di conforto al marito, di cui ignora le colpe che gli sono attribuite (!) e perfino il luogo della sua detenzione . Una situazione “kafkiana” che altri prendono “filosoficamente” ottundendo i sensi in un basso profilo,o “trasgredendo” in manifestazioni da presunto decadentismo filo-occidentale reazionario, ma che per i Fink diventa una lotta per il diritto di sapere ingaggiata con gli strumenti dell’intelletto , sufficiente per attirarsi l’ulteriore astio dei funzionari del Sistema che _ anche quando la “ruota”del corso storico sembrerà volgersi al bello ed aperturista :il ‘68_ si ricorderà di loro , tanto per non cambiare, per sporchi e menzogneri fini . Nel trascorrere della vitale difficoltà e le umiliazioni si sedimenteranno nel cuore di Jonas, che nonostante tutto “torna a battere” per Tatjana, una ragazza russa e…

            Pubblico e privato, per un vibrante affresco del ventesimo secolo a partire dalla Guerra Fredda , fino ad un’ultima parte post ’89; dove l’ormai maturo e (quasi) pacificato Jonas Fink tornerà sui luoghi cruciali ed alle persone più importanti_ nel bene e pure nel male_ della sua esistenza. Fluidi e naturali nei dialoghi, tre racconti visivi che hanno un impianto narrativo di ampio e ragionato respiro che assicura l’amabilità dei suoi personaggi, scansionandone le pulsioni emozionali ,com’è giusto anche con un lavoro sull’espressione dei volti e delle posture, sugli sfondi ambientali e sui toni cromatici ( che, per comprensibili ragioni, sono più “urlati” avvicinandosi all’abbattimento della “cortina di ferro”), al colto ed all’inclita affine all’eleganza riccamente cesellata, perfino erotica, di un Milo Manara _e Hugo Pratt_“sporcata” dall’invecchiamento e omaggiante anche volti noti della nostra cultura . A volergli ad ogni costo trovare un difetto , forse affiora un retro-gusto da “soap-opera” di lusso, che possiamo seguire senza vergogna, in un discorso amoroso linguisticamente però non distante dalla serialità commerciale . Bello comunque (imho).



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              KELLER
              SBE. 304pp., b/n. 22,00€.
              Testi_ Luigi Mignacco / Disegni_ Paolo Raffaelli.
              Un tranquillo, perfino schivo benzinaio e padre di famiglia nell’America rurale del 1938 ha un passato ingombrante e sottaciuto, ma disseppellito da una banda di tre sgherri di lungo corso criminale , il cui capetto , fin oltre tre lustri addietro ha insanguinato la costa est metropolitana. Il gangster venuto dall’inferno crede di riconoscere nel dimesso uomo alla pompa che si fa’ chiamare Keller un diavolo con cui ha condiviso svariate nefandezze al soldo di un Boss siciliano ancora in sella negli States, nonostante il Bureau, la malavita irlandese e quanti vogliono restituirgli il male fatto per erigersi a Capo del traffico della prostituzione, del gioco d’azzardo ed ancor più dello smercio di alcolici durante il Proibizionismo. Il “roscio” Keller non è (più ) fuori dal mondo…

              Spiccio e tagliente anche nei testi, come esige il genere, un robusto racconto noir a fumetti, scardinato cronologicamente tra i suoi giorni (cioè il 1938)ed ampi flashback che, dai ruggenti anni ’20 pescano biografia e motivazioni di un protagonista , alias Keller, parato innanzi al lettore con un immediato alone di ambiguità ; solo il primo capoverso di una vicenda umana assai bene articolata narrativamente : uno slalom tra tradimenti , debiti d’onore e d’affari saldati col piombo e poche ma basilari mozioni sentimentali che svelano infine un protagonista sfaccettato , che si muove trasversalmente nel campo d’azione di corrotti (quasi tutti peraltro…) e corruttori; fino alla personale resa dei conti conclusiva. Le precipue qualità strutturali della trama inglobano, senza farsene schiavizzare, un enumerato di suggestioni cinematografiche e pure meta-testuali ( il figliuolo di K. È un appassionato di comics…) , distribuite anche in forma di citazioni visive, in arricchimento di disegni orchestrati con un bel senso della spazialità prospettica , concitando il ritmo di assunzione del flusso degli accadimenti , “fisiologicamente” perlopiù stoppato dal canto (eufemismo) delle armi da fuoco. Anche se non difetta di meticolosità nel riprodurre edifici e parti meccaniche d’epoca,il disegno non è compatto nelle campiture _sebbene le ombre siano necessariamente ben sottolineate_ , e non ermetico nel dare i bordi , concedendosi qualche sommarietà descrittiva negli elementi in secondo piano. Nei frangenti più rabbiosi il protagonista sembra quasi un Pietro Battaglia reso da un Giulio Camagni o giù di lì. Salvo una piena avversione per il tipo di storia, un volume che dà soddisfazione pressoché piena (imho).
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