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    JULIA n.ro 236 Verso il futuro
    SBE. 132pp., b/n. 4,00€.
    Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Antonio Marinetti.
    Il signor Yorgis, meccanico di fiducia di Julia, dovendo ridimensionare la sua attività decide di disfarsi del raro modello di auto elettrica a guida autonoma “Seven” che in alcune occasioni ha agevolato la criminologa di Garden City , interagendo con lei tramite sintesi vocale del computer di bordo , affinando le proprie prestazioni. E un po’ per “affetto” ed un po’ per venire incontro all’auto-riparatore è Julia stessa a rilevarne la proprietà. Subito dopo, per telefono, riceve due distinte e perentorie offerte di ri-acquisto della Seven, sul piano economico non disprezzabili ma che lasciano trasparire un che di losco…
    Attraverso l’Università dove insegna Julia tenta di capire i motivi di tale fremente interesse ; ed il Rettore _a scopo promozionale_ ne approfitta per organizzare una prova su strada della vettura di ampio respiro in durata. Ingegnandosi coi colleghi docenti ed intruppando la nonna e due vecchie amiche, J. accetta di salire a bordo per il “Tour”, ma gli aspiranti “compratori” si rifanno sotto , con intenzioni tutt’altro che negoziabili stavolta…

    Le intenzioni dei “cattivi” (mi) appaiono stridenti anche sul piano logico, per un episodio che piuttosto vuole fare perno sull’argomento assai di attualità dell’automazione , con le ricadute sull’occupazione e nello specifico sulla sicurezza dei trasporti : in questo senso gli autori sembrano ottimisti sulle capacità tecnologiche in evoluzione; meno sulle invariabili meschinità umane e la prorompente sete di profitto. E’ un albo anche parecchio incentrato sull’azione, segnatamente gli inseguimenti automobilistici, e sulla competizione di bande che “non se le mandano a dire”; mentre quasi “di servizio” ci scappa un morto , alla attenzione di J. , ma liquidato in poche pagine(rimanenti). Umanizzata come un “maggiolino tutto matto” la Seven dimostra di avere la classica “marcia in più” del prototipo in sé eccellente ma che abbisogna di una guida proprietaria particolarmente responsabile; ed il finale non sembra così aperto da volerla rivedere sulla strada a breve ;-) .
    Si può annoverare il disegnatore tra i migliori interpreti della serie, per la certosina precisione e pulizia del suo segno elegantemente realistico, ugualmente ordinato nelle inchiostrazioni e mai in ambasce nel trattare i soggetti , numerosi , umani e meccanici, nella resa grafica di qualunque posizionamento prospettico (imho).

    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      KEN PARKER_ Sciopero
      Mondadori Comics. 96pp., b/n.3,50€.
      Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Ivo Milazzo.
      Lettura “una tantum” o quasi di un “Ken Parker”(per me) suggerita dalla pregnanza del titolo e dall’evidenza evocativa della copertina. Qui è la ristampa economica , un brossurato anche da edicola con stampigliato il numero progressivo “58”.
      Nella Boston ottocentesca, investita dagli oneri e connessi della rivoluzione…Industriale,KP si presenta alla stregua di un “lobo”, come tanti altri pronto a mendicare un lavoro in fabbrica : turni di quattordici ore (!)per mansioni stressanti e ripetitive dietro a rumorose macchine alimentate a vapore di un importante gruppo tessile. Sotto la ferrea direzione di un cinico capitano d’industria e dei suoi servizievoli attendenti spinge per erogare salari di pura sopravvivenza e massimizzare ulteriormente i profitti con (…). Nella classe lavoratrice gli atteggiamenti sono disparati; e tuttavia s’avanza una qualche forma di coscienza sociale che _all’esterno trova una parziale solidarietà da preti ed intellettuali “progressisti”_ cerca di coinvolgere ed organizzare i lavoratori, in forme pacifiche (ma non per questo meno duramente represse da “guardie” , espressione indiretta del potere padronale) od in derive nichiliste di rappresaglia. Supportato dal mestiere, che gli evita di affossare i testi nel didascalismo declamatorio Berardi riesce ad illustrare e dare dignità alle molteplici sensibilità evocate, mantenendo il suo protagonista ben lontano da quello che oggi chiameremmo “politicamente corretto” con una sceneggiatura scritta al più tardi nei primi anni ’80, abilmente sinuosa nel prendersi i suoi tempi di descrizione ambientale e di tipicizzazione dei caratteri ma pure a sterzare in pregnanti ed improvvisi colpi di scena. Un po’ meno imprevedibile invece la parabola evolutiva di KP, da antipaticamente ambiguo a ruvido fiancheggiatore dei “compagni”, pronto a pagare le conseguenze della sua scelta di campo. I cambi di registro , dalle cupezze del dramma fino a momenti ilari aiutano a digerire il flusso dei dialoghi ove è impossibilitata l’estrema sintesi , con l’autore che peraltro non dimentica certo di far parlare i disegni. Milazzo gradisce le vignette scontornate, magari precludendo ogni elemento di sfondo, che all’occorrenza descrittiva invece assume una matericità quasi espressionista , giocandosi la definizione dei volumi a mezzo della abbondante inchiostrazione. Sotto l’aspetto grafico sembra un fumetto ben ponderato nella regia delle tavole ma indulgente nel lasciar andare slabbrature e ruvidezze buttate giù con l’immediatezza di uno schizzo preliminare(imho).


      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        THE PROFESSOR 6. Polvere
        Erredi Grafiche Editoriali. 96pp., b/n. 4,00€.
        Testi_ Cristiana Astori / Disegni_Francesco Mobili.
        Albo conclusivo della “prima stagione”, insomma della mini-serie. Diversamente dai precedenti non distribuito nelle edicole , ma in vendita sul sito dell’editore. A parte recuperare la figura della dott.ssa Emma Blackman, la “Dana Scully” super razionale, scientista , scettica ma esagitata ( deve pur sgomitare per accreditarsi nel contesto prettamente maschile/maschilista della sua epoca…)controparte del Professore / “Fox Mulder”, l’episodio non ha grandi agganci con il percorso biografico del protagonista e può essere tranquillamente fruito come segmento a se stante. Rimarchevole la versatilità dell’autrice della sceneggiatura, di norma all’opera sul passo letterario dei romanzi ma che dimostra di avere mestiere nella regia delle tavole, nella composizione dei dialoghi ed in definitiva nel domare le modalità narrative ed estetiche precipue del (genere di)fumetto. Tra i Cestaro Bros. e un Fabio Celoni la forma barocca ed evocativa dell’estetica dei disegni, a cui forse manca ancora quella pregnanza e solidità controllata che non ammetta figure “sgarzoline” col peso specifico della caricatura .
        Anche il finale è adeguato, ma l’appunto deve essere mosso al soggetto che, pur pescando (combinando…)reminiscenze storiche e cadenzando bene i ritmi e gli eccessi gore è tarato sul liso stereotipo del gruppo eterogeneo di persone (ne è coinvolto anche The Professor, naturalmente…)che accetta la sfida di passare una notte in un sinistro maniero che “leggenda vuole”sia infestato da presenze ultraterrene (frutto di un tragico e penitenziale passato…)capaci di far compiere azioni inconsulte agli sventurati inquilini delle buie e tetre stanze dell’edificio, abbarbicato a strapiombo sulle scogliere gallesi. L’ottimismo iniziale dei partecipanti (ma il nostro Prof. è da subito circospetto)viene subito smorzato da “strani” e letali “incidenti”. E parte il countdown. Per il momento…Fine. (imho).
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          THE WALKING DEAD 28 Un Destino segnato
          Saldapress. 168pp., b/n e toni di grigio. 13,90€.
          Testi_ Robert Kirkman / Disegni_ Charlie Adlard (matite) e Stefano Gaudiano (chine).
          La spaventosa orda di zombie radunata dai Sussurratori punta Alexandria!Un gruppo di cavalieri intraprendenti cerca di intercettare e deviare il “gregge” nella sua parte più consistente, ma propaggini di vaganti si trascinano ugualmente contro le barriere protettive della cittadella fortificata, abbattendole per inerzia. Sempre più provato fisicamente Rick Grimes comunque s’incarica di resistere e contrattaccare, trovando una sponda amica addirittura in Negan (!), ormai malvisto tanto dai Salvatori quanto, ovviamente, dalle comunità di Hilltop e del Regno, ma capace e deciso a togliersi dalle peste, collaborando costruttivamente. Un sostegno provvidenziale per Rick, chiamato contemporaneamente a far fronte ad una dolorosissima prova destinata a toccarlo nel profondo…

          La regia dello script dà modo ad Adlard di puntellare primi piani di marcato impatto visivo e respiro emozionale , quasi a voler bucare la bidimensionalità delle pagine per ghermire il lettore e trascinarlo nel marasma dell’invasione zombesca, che nelle vigili e parziali attese producono fasi di stallo che nel caso del confronto fra Rick e Negan ricorda perfino Ginko e Diabolik (“…chi sei?”). Ma sono gli episodi della seconda parte del volume a prendersi il tempo e il modo _ tanto per il racconto per immagini che per le straziate parti dialogate_ di sciogliersi alla commozione , andando a scalfire il fronte strategico e militarizzato della “neo” civiltà che il nucleo facente riferimento a Grimes ha saputo costruire; non privo di divisioni ma nell’immediato forse sgombro di pericoli. Un arco narrativo che si chiude dunque, abbastanza ermetico nel presagire i futuri sviluppi; e ad essere super cinici chissà se preoccupato di cali delle vendite, da risollevare con (…). Anche i vaganti si riprendono la scena in continuità, sottolineate da splash page addirittura triple consecutive e rilanci nella storia col classico richiamo ( facce attonite, battute stupite…) dell’ultima vignetta delle tavole dispari. L’imponenza dell’assedio trova evidenza pure in tagli d’inquadratura verticalizzati, e tornano soluzioni come le sedici (!) vignette uguali , a dare il quadro d’insieme dei ruoli e degli intenti dei vari personaggi. Buono l’uso delle chine, e dei grigi (sempre curati da Cliff Rathburn) a conferire l’impronta più cupa e drammatica dei momenti topici, dove forse è proprio Negan _ al solito sboccato, diretto ma non vanaglorioso_ ad uscirne valorizzato e probabile perno di entranti nuovi conflitti . La vicinanza del mare si rivela strategica; la sottotrama della radio di Eugene ancora sul vago ma promettente e la parte “tattica” che impegna i protagonisti è ben decifrabile ed in via di chiusura , sperando non diventi un espediente per macinare pagine ;-) (imho).

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            CYBERSIX 5
            Ed. Cosmo. 192pp., b/n. 6,90€.
            Testi_ Carlos Trillo / Disegni_ Carlos Meglia e Horacio Domingues.
            Insieme all’episodio lungo “Grogro”(datato 1994), l’albo inizia a proporre le prime storie di “Cybersix”( tutte del 1992) , divise in brevi capitoli numerati e nominati e pubblicate a suo tempo in Italia su “Skorpio” ( constano in oltre settanta mini-episodi , di dieci-dodici tavole , ad ora in sequenza cronologica e narrativa ; e dunque sufficienti a rifornire diverse altre nuove uscite…). Viene presentato il personaggio, le sue origini, lo sdoppiamento identitario con Adrian Seidelman, i suoi amici e nemici . Tra questi ultimi si nota come Krumens non sia ancora focalizzato come “zerbino” di Von Reichter, mentre Lucas Amato è un cronista “sul pezzo”, senza ruoli direttivi. Sul fronte grafico non è del tutto delineata la “divisa” e l’acconciatura di Cybersix e Meglia sopperisce inchiostrando indistintamente , con la scusa del mantello avvolgente. Ammesso non sia un problema di materiali di stampa d’altronde quasi tutta questa primissima produzione ha un passaggio a china più sottolineato, per già mirabili tavole che pagano l’occhio nel dettagliare l’ambiente urbano ed inserirvi in maniera vivacemente dinamica e tridimensionale i personaggi e le cose, capaci di “raccontarsi” anche fuori dal flusso stretto della trama principale. Nel corpo centrale di “Grogro” trova largo spazio Domingues, rispettoso continuatore di Meglia, magari con un segno meno frastagliato e più vaporoso. In questo episodio torna lo schema caro a Trillo di usare la professione d’insegnante di Seidelman (Cybersix in incognito…)per richiamare classici della letteratura intorno al nucleo di una trama che offra azione ma anche introspezione della condizione alienata e (pan)sessuale della sua protagonista, indagando l’umano di sponda ad un essere senziente di origine invece “artificialmente” bio-genetica; e magari tra le righe sostenendo che la specificità della nostra condizione biologica , a partire dalla definizione maschio/femmina, non è uno steccato insormontabile per tenerci separati…Anche se la solitudine di fondo di Cybersix come condizione auto-imposta sostanzialmente (ma non unicamente) da forza maggiore permane a fulcro della definizione del personaggio e ne fa convivere contrastate pulsioni (imho).
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              STORIA DI CANI
              Editoriale Cosmo. 160pp.,b/n. 5,50 euro.
              Testi_Giuseppe Ferrandino / Disegni_ Giancarlo Caracuzzo.
              Una pulp fiction in salsa campana, con le coloriture lessicali ed ambientali del posto che animano dialoghi capaci di controllare un ampio registro di personalità difformi e complementari, incalzate da una trama che unisce le suggestioni del familismo camorrista , la satira sulle tare burocratiche ed informative che derivano direttamente dalla pavidità (od ottusità)degli operatori coinvolti e un portato d’azione dalla valenza “spettacolare” di un piano di Diabolik, ma con la secchezza della mancanza di scrupoli nel risolverla volgarmente a revolverate e via. In aggiunta un famigerato ed irrituale “grisbì” che mantiene tesa ed interessante la vicenda per il suo intero (e complicato) sviluppo. Nessuna redenzione è concessa (o cercata,a dire il vero…), né al pensante ma drogatissimo mariuolo né al suo boss intellettualoide , compiaciuto di poter avere un totale controllo delle pedine di un gioco che lo dovrebbe sollevare da sue improrogabili necessità . Il tutto retrodatato ai primi anni novanta : Tangentopoli non ha ancora intaccato lo status quo, naturalmente si paga in lire e qualcuno campa noleggiando cassette di film ;-) .
              L’edizione bonellide da edicola ( ne esiste già una in maggior formato, nel circuito delle librerie/fumetterie)non è vantaggiosa per il lettering , irregolare e talvolta microscopico . Non stupisce che lo stile del convincente disegnatore abbia allietato editori francesi e che l’autore si sia cimentato in “Martin Mystère”, notate le affinità con un Alessandrini…Sporadicamente la regia di alcuni concitati passaggi non mi è parsa sequenzialmente limpidissima. Comunque un prodotto di valore , letto con soddisfazione (imho).

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                MERCURIO LOI 11 Il Circolo degli intelligentissimi
                SBE. 96pp., a colori. 4,90€.
                Testi_ Alessandro Bilotta / Disegni_ Sergio Gerasi / Colori_ Andrea Meloni.
                In Roma, appartato ma pavoneggiante la propria esclusività, sorge un ben frequentato club che si propone di tenere in festoso e fecondo contatto le menti più brillanti dell’Urbe, se non dall’Italia intera. Una “impudenza” a cui Mercurio si sente “naturalmente” sfidato ad esserne ammesso; anche più constatando che gli organizzatori sembrano avere maggior riguardo per…Ottone, che _tra il divertito e lo screanzato_ne approfitta per scaricare lo stress del confronto franco ,continuo e intimo con l’impegnativo professore. Nel mentre, come una calamita Loi attira le attenzioni di altri personaggi eccentrici, ma l’ultima bizzarria capitolina sembra essere la scomparsa misteriosa di un gruppo di bambini (…).
                La storia appare abbastanza sfilacciata , rapsodica, fatta di “siparietti” che non sembrano quagliare una tesi unitaria di fondo . Siamo distratti (imho)dalle esuberanze di Ottone, dall’amica di Mercurio _Enrica_ che entra in scena (per fatti suoi , in definitiva…)sempre un attimo prima o dopo di lui e dall’ego degli “Intelligentissimi” che pare mettere in soggezione perfino il Prof.
                Sapientemente Bilotta cova tra le trame secondarie che mette in scena il fulcro di un discorso ( tramutato da disegno intellettuale in operazione inquietante…) non più esornativo ma finalizzato ad una “soluzione finale” per una idea di società imposta dal pensatoio autoreferenziale dei dotati d’intelletto. Già Ottone del resto, nel suo impeto eversivo, aveva causato la morte di un uomo , trovandosi poi ad amoreggiare con l’ignara figliuola della sua vittima, convivendo col relativo portato di rimorsi , sapendo di dover ferire _in un qualche futuro_ulteriormente la sua bella, con la verità. Come chiosa l’auspicio che il dono della ragione venga corroborato dalla compassionevole osservazione delle svariate vicissitudini del prossimo, in questa vita comune.
                Duttille nel marcare pose anche teatrali e grifagne , Gerasi guarda a stilizzazioni che potrebbero discendere artisticamente da un Gipi come da un Dino Battaglia, assolutamente ben servito dalla colorazione , che azzecca le tonalità quanto le sfumature, uscendo dai coni di luce per dare con le dominanti blu-violacee forza e com-presenza ad elementi che gradano l’’impatto tridimensionale delle vignette, già ricche di punti prospettici ricercati ed enfatici . Serie sempre stimolante, con un episodio forse un po’ troppo al servizio di una “sola” idea forte. Ma ad avercene così ! (imho).

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                  ALIENS [14]
                  Saldapress.48pp., a colori. 3,20€.
                  Due episodi distinti .
                  1. Aliens: Cacciatore . Testi e Disegni_ David Wenzel. Storia auto conclusa , messa in prospettiva da una trovata di sceneggiatura nelle ultimissime pagine ma narrata di fatto come una saga norrena (!), in cui baldi (ed opportunisti) guerrieri vichinghi, per avverse circostanze formati in due Clan costretti a collaborare di concerto,avanzano in lande oscure tentando di respingere un’orrida creatura (uno xenomorfo!)già decantata in evocativi e sinistri racconti. Anche senza multinazionali di mezzo e brame di guadagno i ruvidi nordici non mancheranno di essere (nobili e)meschini (…). Morbide e dettagliate matite blu riempite di colori pastellati e stopposi che sfumano nel grigiore nebbioso di (s)fondo, per un racconto che sceglie di riprodurre la stucchevole pomposità di una prosa declamatoria , auto celebrativa e ridondante a supporto di tribolazioni virilmente lineari ed inevitabilmente cruente. Non bastasse, i dialoghi sono sempre protesi , nella loro letterarietà, a voler spiegare tutto e ne risente la regia delle tavole, che pare in imbarazzo nel gestire il palesarsi irruente dell’alieno.
                  2. Aliens: Sopravvissuto n.1. Testi_James Vance / Disegni_ Guy Davis. E’ una prima parte di tre; dunque è commentabile l’impostazione di un racconto a fumetti che sembra decisamente mirare a mischiare le sue carte, “sospendendo” gli sviluppi della trama con un periodico (eppure percettibile di diversità…) azzeramento e ripartenza da un punto dato, che rende lecito pensare alla storia come parziale (totale?) flusso virtuale scaturito nella/dalla mente del protagonista. Vita vissuta od iperreale videogioco? Tocca al lettore ora non spazientirsi ad incamerare accadimenti che valgono quanto il loro contrario ; e chissà mai se sapremo “veramente”cosa succede ;-) .
                  Colorazione lattiginosa , abbastanza indistinta per disegni ugualmente grezzi , quasi da schizzo “naturalistico” che cerca di precisarsi prendendo corpo con ripassi di linee e sistematici tratteggi scurenti (imho).

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                    JULIA n.ro 237 Web Star
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                    Una fenomenologia della comunicazione su internet, intenta a non tralasciare alla comprensione nessun “analfabeta informatico”, che dagli aspetti più frivoli ed esibizionisti della Rete si addentra nei suoi gangli più oscuri , occupati da aberrazioni barbare ed iperviolente . Alla base, comuque _sembrano ragionare gli autori_ ci sono le squassanti sfaccettature dell’animo umano, perfino “bipolari” nel concedersi ai sentimenti e reagire alle frustrazioni imposte dagli ostacoli della vita. Un campo di ricerca e comprensione dove Julia può dare il suo decisivo apporto, ancora una volta sin troppo coinvolta pericolosamente in prima persona; quasi “imbevuta” delle sofferenza del prossimo , liberando infine la surrettizia necessità di condividere una socialità “in carne ed ossa”; invito estensibile, naturalmente , ai tanti “persi” nei rapporti virtuali, mediati dall’anonimato di nickname ed avatar e con una proprietà di parola che può trascendere i limiti del buon gusto e dell’educazione, occhio!
                    Gli sceneggiatori Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza tengono inoltre a fissare , in questo caso, alcuni argini etici, nella persuasione che comportamenti dati come consenzienti non siano schermati necessariamente da una maturità formata e consapevole degli utenti, ovvero da un discernimento non acquisito semplicemente dall’avere un’età anagrafica legale maggiorenne. Qualche riserva “tecnica” piuttosto si potrebbe muovere alla trama , che “imbroglia” sulle tempistiche e svolta su particolari trattati con troppa ingenuità , nella loro eclatanza.

                    Una ragazza di bella presenza, assecondata dalle madre (separata, che aveva avuto velleità giovanili di successo nel mondo dello spettacolo, qui ritratta come la Meg Ryan ultimamente sfigurata dall’eccesso di “ritocchini” anti età…) ed in privato sin troppo spregiudicata in campo sessuale, sta consolidando una promettente carriera di “influencer” , nel ramo salute ,cosmesi e fashion.
                    In procinto di proporsi come personaggio televisivo di tendenza, con un cospicuo numero di seguaci _come pure di “haters”_, riceve attenzioni quanto mai indesiderate e (…).
                    In maniera non usuale per la testata , l’albo è realizzato graficamente da otto mani : principalmente da Cristiano Spadoni , che pecca un poco di rifinitura; dal sempre impeccabile Antonio Marinetti e da Marianna Ignazzi e Lorenzo Bovo. Questi ultimi , incaricati di illustrare segmenti “hot”, e risolvono ripiegando su uno stile dalla sommaria essenzialità più da inedito “Editoriale Cosmo” che da Bonelli. Nulla di inguardabile, però lo si nota ;-) .
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                      CREEPY PAST 1.Nascosto nel buio
                      SBE. 66pp., spillato a colori. 3,50€.
                      Testi_ Giovanni Di Gregorio e Bruno Enna / Disegni_ Giovanni Rigano / Colori_ Alessandra Dottori.
                      Nuovo varo editoriale della Sergio Bonelli, rivolto al mercato “Young”, curato dal team che firma questo primo numero e destinato in particolare, immagino, alla platea di lettori vicina anagraficamente agli adolescenti protagonisti . La confezione è attenta al vestiario e sorveglia un linguaggio per niente paludato , nella prammatica di caratteri eterogenei che si compensano (introverso/estroverso, serioso/cazzaro, razionale/sognatore…),qui incontrandosi in una rinomata quanto poco sviscerata struttura medica ed “educativa” che cura , con mezzi all’avanguardia _anche nel monitorare i degenti_ , giovanissimi pazienti con disturbi comportamentali inerenti al ciclo del riposo. Sbolognato dai genitori per un terribile acufene Qiro comincia timidamente a conoscere coetanei ma intuisce dentro di sé un “potenziale” che talvolta affiora incontrollato e…

                      Metafora ( e praticantato; questo è scontatissimo…) dell’adolescenza in una forma grafica rutilante, che cerca l’occhio con pose stentoree, una mimica facciale accentuata e un bell’accumulo di particolari in oggetto. Scalata con puntiglio ed arricchita di effetti la paletta cromatica (quasi troppo: si ha talvolta l’impressione di vignette nel complesso caotiche e satolle di elementi), attagliata su figure stilosamente slanciate, sul modello di film di Tim Barton e/o certi videogiochi arcade . Manca una risposta “ormonale” ma diamo tempo al tempo. L’appunto, per la parte avventurosa ( è “ovvio “ che Qiro e co. non se ne staranno buoni, tranquilli ed esaminati per tutto il tempo ;-) ) potrebbe risiedere nel decalco di regole d’ingaggio ormai straviste, da “Dylan Dog”, a “Dampyr” e su “Orfani”, mentre rimangono inevase, volutamente è chiaro, curiosità e zone d’ombra del passato dei protagonisti e sul fine ultimo dell’Istituto che li ospita. Si può intendere che tutti loro siano in qualche modo speciali, ed anche questo rimanda inevitabilmente ad altra copiosa fiction. Basterà per avere l’attenzione del pubblico? Un dilemma da cui, specie per estraneità di target, mi chiamo fuori (imho).
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                        CECENIA
                        Editoriale Cosmo. 96pp., a colori. 4,90€.
                        Testi_ Aurélien Docoudray / Disegni e Colori_ Anlor.
                        Nel gioco crudele ed incrociato della propaganda di guerra, un giovane soldato di leva russo, come diversi suoi commilitoni, viene segnalato come ostaggio in territorio ceceno conteso da “terroristi” (nazionalisti) che li rilascerebbero nelle mani delle loro madri. La sua, fieramente ostinata, non si fa’ certo pregare per riscattarlo; e da sola _ con la cagnetta ammaestrata di famiglia_ intraprende un laboriosissimo viaggio in tutta la Cecenia per riabbracciarlo.

                        Il soldato Ryan ( Volodia ;-) ) lo va’ a salvare , stavolta, la minuscola mamma, già taglieggiata venditrice di dvd tarocchi ( un particolare che s’incastrerà più avanti nella brillante sceneggiatura, ricca di briose annotazioni ambientali e calata in una palpabile contemporaneità…), con in carico un “ordinario” marito sbevazzone , e soccombente alla macchina burocratica del suo Paese, durante il primo conflitto fratricida ceceno (1994_1996).Non le rimane che tentare vie non ufficiali, gravide d’insidie e di comunità impossibilitate a tenere un profilo neutrale, alla peggio smarrendo , o quasi, ogni inemendabile sentimento di umanità compassionevole. Una storia assolutamente drammatica, di rapace e “balcanizzata” violenza, dall’incedere forsennato ( fatti e situazioni possono variare nell’ambito di una sola tavola…),ma che trova nei suoi modi urlati e sopra le righe una chiave quasi grottesca, spalleggiando una sorta di umorismo nero che avvince e crea empatia alle vicissitudini dei personaggi, nella “assurdità” di nette contrapposizioni istigate piuttosto dall’abbruttimento intrinseco scatenato da lutti, bombardamenti e privazioni. Alla fine del suo peregrinare la madre si capaciterà di non dover salvare “solo”la pelle di un figlio , fino a farsi _suo malgrado_ levatrice di un comune amore fraterno , oltre che materno e filiale in senso biologico. Vero jolly di “Amère Russie” (così in originale . Bamboo Edition)è la cagnolina _altra femmina non a caso_, che entra con simpatia nei frangenti più disparati e “lascia” infine una “testimonianza” che smuoverà la sensibilità penso di qualunque lettore.
                        Stile grafico e contesto mi hanno rammentato Stefano Casini su “I Ribelli” (ossia “Dampyr “ n.ro 14) , oltre al seminale ed immarcescibile “Spirou”, per il tratto generosamente particolareggiato , proto-caricaturale “ovattato” su bimbi, giovani ed animali , molto più tagliente ed esasperato su adulti e mezzi militari. Fumetto toccante e bello (imho).
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          IL COMMISSARIO RICCIARDI Magazine 2018
                          SBE. 176pp., b/n. 6,90€.
                          Volume monografico che offre una conversazione testuale con Maurizio De Giovanni, conoscitiva della origine letteraria del personaggio e della centralità peculiare dei luoghi e “stagioni” in cui si svolgono le sue indagini; alcune schede descrittive del Commissario e dei principali comprimari e quattro storie a fumetti, impostate da altrettanti soggetti di De Giovanni.
                          1.”Dieci centesimi”. Testi_Sergio Brancato / Disegni_ Daniele Bigliardo.
                          Quasi un “prequel”, che coglie il “signorino” Luigi Alfredo Ricciardi appena diciottenne (nel 1919), arrivare a Napoli con l’auspicio di divenire matricola alla facoltà di filosofia :il suo modo per cercare di “inquadrare” la sua “maledizione” (vedere, in un loop interminabile, gli istanti del trapasso dei defunti di morte violenta). Una nuova pietosa esperienza con una piccola venditrice di fiori (da “dieci centesimi”)oscenamente violata lo farà dirottare su giurisprudenza; e per la soddisfazione del lettore , dieci anni dopo(…). Come anche nella seconda e terza storia in seguito non vi è una costruzione poliziesca particolarmente cervellotica o misteriosa, ma i tre episodi valgono per una compartecipazione che sembra genuina e sentita agli affanni ed alle fragilità della povera gente, intesa a salvare un barlume di umanità dentro scenari già crudi e difficili del vivere quotidiano. Bigliardo ritorna ad uno stile di bella eleganza e di rigore realistico, “rinforzato” dal taglio imposto alle vignette ed ai chiaro scuri che talvolta però sugli sfondi degradano all’effetto un po’monotono da fotocopiatrice esausta d’inchiostro.
                          2. “Partire e lasciare”. Testi_ Paolo Terracciano / Disegni_ Alessandro Nespolino.
                          Sui buoni livelli di “Adam Wild” e “Volto Nascosto” Nespolino illustra , concentrato sull’espressività dei volti un episodio che _come del resto il terzo_ tralascia totalmente Ricciardi e lascia la ribalta al medico (legale) Bruno Modo, che si svela ai lettori nei suoi vizi personali ( frequenta bordelli, non solo per ragioni professionali…), nella sua dissimulata irriducibilità anti guerrafondaia insofferente al Regime; ed in particolar modo mostra il suo altruismo in una situazione straziante che ben meriterebbe un qualche lieto fine.
                          3.”Un Mazzo di fiori”. Testi_ Paolo Terracciano / Disegni_ Lucilla Stellato.Tutto incentrato sul buon brigadiere Maione e famiglia, nel ricordo del figlio Luca caduto in servizio e di giornate di festa “istruttive” e piacevoli tutti insieme. Commuovente. Di pregio il lavoro della disegnatrice sui totali affollati , come pure nelle parti più raccolte e in penombra.
                          4. “Febbre” . Testi_ Claudio Falco / Disegni_Luigi Siniscalchi.
                          Il Sinis (calchi) non abiura affatto il suo modo di disegnare, riconoscibile , tra “Saguaro” e “Nick Raider” aprendo però un certo solco estetico dai colleghi che lo hanno preceduto. Non manca la necessità di creare sfondi complessi , resi con volumetrie/geometrie abbastanza all’osso nella definizione , seppur cariche di linee. Ricciardi torna offrendoci la piena confessione di un omicida (che il lettore non vede in volto e che dunque deve desumere dal proseguimento del racconto ( perciò gli accadimenti sono precedenti all’arresto…). In un numero contenuto di pagine un giallo completo di elementi indiziari e svianti, un finale “gustoso” e una descrizione ambientale che tocca i guasti della ludopatia con le famigerate/agognate estrazioni del lotto , frutto (statistico) di giocate che si vogliono credere propiziate dai fatti di cronaca nera.
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            4HOODS 3.Il Dedalo e lo specchio
                            SBE. 66pp., a colori. 3,50€.
                            Testi_ Federico Rossi Edrighi / Disegni_ Riccardo Torti / Colori_Gabriele Bagnoli ( per l’episodio “I Doni sommersi “. Disegni_ Elisabetta Melaranci/ Colori_Dario Santarelli.
                            Formula editoriale invariata : storia principale in due parti , intervallate da quattro pagine di contributi redazionali e un fumetto più breve ( dal soggetto indipendente dalla continuity ed auto concluso; che isola solo due Hoods).
                            Verde , Rosso, Barba e Viola riescono finalmente a tornare alla Base, il Club dell’Avventura, scortando la Principessa che , da nuova affiliata, viene guidata alla visita del (com)plesso architettonico del sito , edotta sulla gloriosa storia fondativa dell’associazione ed invitata a misurarsi con un “simulatore” di prove ad ostacoli per avventurosi . Contemporaneamente però vorrebbe anche conoscere il merito dei vaticini che a ricevuto prima della sua partenza (vedi 4Hoods_ 1); e perciò _apposta per lei_ viene convocata ,da una accademia distaccata una veggente dotata di mega specchio “magico”. Un “banale inconveniente”addenserà a cascata una serie di guai nella sede _e non solo_ del Club (…).
                            Considerazioni valide sostanzialmente perl’intero albo: le linee di dialogo scongiurano un effetto melassa da “Disney for kids”, ché anche di tipacci abili di coltello e coi cappucci atti a travisare i volti si parla, ma arrancano in pseudo tecnicismi, allo scopo di dare al lettore una prima mappatura , anche mitopoietica, dello scenario costitutivo da dove operano gli avventurosi effettivi ; in attesa di imbarcarsi in nuove missioni esplorative. L’occasione per ripartire viene del resto servita, ovvero presentata,negli stessi luoghi e nella medesima concitazione degli eventi : un ulteriore cappello introduttivo che fa’ sembrare l’episodio un prolisso raccordo di “acclimatamento” della serie. Piuttosto simile a roba che è già in giro ( “Paper Girls”, e un’ombra di “Orfani”), e pur nella vivacità dei nemici da battagliare , la struttura narrativa dichiara la sua assonanza ai livelli dei videogames e _per non farsi mancare niente_ butta dentro citazioni di noti film . Viola e Barba concedono il bis in una peripezia da “…leghe sotto i mari”, più svelta e sincopata ma sempre sul tema epico pugnace con brio. Particolarmente unitario , dunque riconoscibile ed a piacere imitabile , lo stile grafico , che è maggiormente lavorato e dettagliato sui comprimari/contendenti , con la colorazione morbida e l’illuminazione soffusa che tendono ad assorbire le distanze prospettiche. Ehm, noiosetto (imho).
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                              NATHAN NEVER _ GENERAZIONI Hell City blues
                              SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
                              Da un soggetto di Antonio Serra messo in sceneggiatura da Giovanni Eccher, con la licenza creative di prendere alcuni dei personaggi iconici della serie “Nathan Never” _parzialmente riveduti e (s)corretti_ ed impiantarli in un mondo (distopico ed alternativo) diverso dalla pura matrice fantascientifica (che conserva ed integra qui alcuni elementi accessori, come ad esempio le automobili con la scocca vintage ma che viaggiano su cuscinetti magnetici stile “Star Wars”); in questo primo numero _ di sei previsti, ognuno contestualizzato in generi differenti_ và in scena un racconto hard boiled, anche abbastanza intricato ma fluido nella sua esposizione, intriso di sadismo e tradimenti doppiogiochisti, forse un po’ affrettato nel finale e che lascia in qualche misura un retro gusto da doppione di “Morgan Lost”. Comunque il computo equitativo di sgambetti e sotterfugi che si scambiano cattivi e quasi buoni tiene vivo l’interesse per la trama ( fatta di dipendenti infedeli che tentano di uccellare boss peggio manigoldi) onorando i crismi del Noir.
                              Ai disegni Alessandro Russo alimenta in parte l’estetica a là “Sin City”, con un segno però meno lambiccato e netto nel dare separazione ai chiaro scuri come nel capo d’opera di Frank Miller o come nella diversa forma di un David Lloyd. Qualcosa forse di un Leo Ortolani in fissa coi “Fantastici 4” , e dunque Jack Kirby e Milton Caniff : che ve lo dico a fare? ;-) (imho).
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                                KEN PARKER_ La Verità
                                Mondadori Comics . 96pp., b/n. 3,50€.
                                Testi_Maurizio Mantero / Disegni_ Bruno Marraffa (indicato come Maraffa).
                                Già offesi in passato da un assalto navajo , i cittadini del villaggio isolato di Bitter Creek ( nel New Mexico)sembrano ripiombare nell’incubo quando Ken Parker, di passaggio, recupera la salma di un abitante, cercatore d’oro e considerato persona corretta , anche col socio, anch’esso sinistramente sparito. Il giovane e coscienzioso sceriffo si fa’ scrupolo di cercare le prove dell’accaduto; ma un drappello di benpensanti capeggiato da suo suocero ( che ha avuto influenza a farlo eleggere marshal…)lo incalza brutalmente, convinto di doversi muovere per tempo contro gli indiani.

                                Giancarlo Berardi fornisce un soggetto incistato nella più pura tradizione western ( Rio Bravo ;-) ) con “Il Dubbio” ( film parecchio posteriore alla stesura di questo albo, si intenda…)che non ci soddisfa del suo titolo, poiché trova il senso nelle azioni e reazioni che comunque suscita la lettura di accadimenti che possono essere congetturati con “ragionevole” in-certezza, ma che danno comunque la stura a conseguenze gravi , finanche irreversibili ma auto legittimate. KP sta sul versante garantista, peraltro in una storia che lo vede testimone abbastanza defilato ; tuttavia trova il modo di attirarsi le ire degli zotici , lasciati (col rimpianto dello sceriffo, l’ammogliato)un bel momento, esaurita la pazienza, a macerare nel loro risentimento (forse) paranoico. Dunque un finale non “buonista”(?), asciugato nelle verbosità e sempre limpido nell’intera esposizione dei testi. Disegnatore di lungo corso, mancato anni fa, B. Marraffa appare tuttavia un po’ scoordinato nell’armonizzare /standardizzare le corporature “a fisarmonica”, concedendo il minimo sindacale alla maggioranza degli sfondi . Un Ferdinando Tacconi meno “aristocratico” :-p (imho).
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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