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    JULIA n.ro 236 Verso il futuro
    SBE. 132pp., b/n. 4,00€.
    Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Antonio Marinetti.
    Il signor Yorgis, meccanico di fiducia di Julia, dovendo ridimensionare la sua attività decide di disfarsi del raro modello di auto elettrica a guida autonoma “Seven” che in alcune occasioni ha agevolato la criminologa di Garden City , interagendo con lei tramite sintesi vocale del computer di bordo , affinando le proprie prestazioni. E un po’ per “affetto” ed un po’ per venire incontro all’auto-riparatore è Julia stessa a rilevarne la proprietà. Subito dopo, per telefono, riceve due distinte e perentorie offerte di ri-acquisto della Seven, sul piano economico non disprezzabili ma che lasciano trasparire un che di losco…
    Attraverso l’Università dove insegna Julia tenta di capire i motivi di tale fremente interesse ; ed il Rettore _a scopo promozionale_ ne approfitta per organizzare una prova su strada della vettura di ampio respiro in durata. Ingegnandosi coi colleghi docenti ed intruppando la nonna e due vecchie amiche, J. accetta di salire a bordo per il “Tour”, ma gli aspiranti “compratori” si rifanno sotto , con intenzioni tutt’altro che negoziabili stavolta…

    Le intenzioni dei “cattivi” (mi) appaiono stridenti anche sul piano logico, per un episodio che piuttosto vuole fare perno sull’argomento assai di attualità dell’automazione , con le ricadute sull’occupazione e nello specifico sulla sicurezza dei trasporti : in questo senso gli autori sembrano ottimisti sulle capacità tecnologiche in evoluzione; meno sulle invariabili meschinità umane e la prorompente sete di profitto. E’ un albo anche parecchio incentrato sull’azione, segnatamente gli inseguimenti automobilistici, e sulla competizione di bande che “non se le mandano a dire”; mentre quasi “di servizio” ci scappa un morto , alla attenzione di J. , ma liquidato in poche pagine(rimanenti). Umanizzata come un “maggiolino tutto matto” la Seven dimostra di avere la classica “marcia in più” del prototipo in sé eccellente ma che abbisogna di una guida proprietaria particolarmente responsabile; ed il finale non sembra così aperto da volerla rivedere sulla strada a breve ;-) .
    Si può annoverare il disegnatore tra i migliori interpreti della serie, per la certosina precisione e pulizia del suo segno elegantemente realistico, ugualmente ordinato nelle inchiostrazioni e mai in ambasce nel trattare i soggetti , numerosi , umani e meccanici, nella resa grafica di qualunque posizionamento prospettico (imho).

    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      KEN PARKER_ Sciopero
      Mondadori Comics. 96pp., b/n.3,50€.
      Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Ivo Milazzo.
      Lettura “una tantum” o quasi di un “Ken Parker”(per me) suggerita dalla pregnanza del titolo e dall’evidenza evocativa della copertina. Qui è la ristampa economica , un brossurato anche da edicola con stampigliato il numero progressivo “58”.
      Nella Boston ottocentesca, investita dagli oneri e connessi della rivoluzione…Industriale,KP si presenta alla stregua di un “lobo”, come tanti altri pronto a mendicare un lavoro in fabbrica : turni di quattordici ore (!)per mansioni stressanti e ripetitive dietro a rumorose macchine alimentate a vapore di un importante gruppo tessile. Sotto la ferrea direzione di un cinico capitano d’industria e dei suoi servizievoli attendenti spinge per erogare salari di pura sopravvivenza e massimizzare ulteriormente i profitti con (…). Nella classe lavoratrice gli atteggiamenti sono disparati; e tuttavia s’avanza una qualche forma di coscienza sociale che _all’esterno trova una parziale solidarietà da preti ed intellettuali “progressisti”_ cerca di coinvolgere ed organizzare i lavoratori, in forme pacifiche (ma non per questo meno duramente represse da “guardie” , espressione indiretta del potere padronale) od in derive nichiliste di rappresaglia. Supportato dal mestiere, che gli evita di affossare i testi nel didascalismo declamatorio Berardi riesce ad illustrare e dare dignità alle molteplici sensibilità evocate, mantenendo il suo protagonista ben lontano da quello che oggi chiameremmo “politicamente corretto” con una sceneggiatura scritta al più tardi nei primi anni ’80, abilmente sinuosa nel prendersi i suoi tempi di descrizione ambientale e di tipicizzazione dei caratteri ma pure a sterzare in pregnanti ed improvvisi colpi di scena. Un po’ meno imprevedibile invece la parabola evolutiva di KP, da antipaticamente ambiguo a ruvido fiancheggiatore dei “compagni”, pronto a pagare le conseguenze della sua scelta di campo. I cambi di registro , dalle cupezze del dramma fino a momenti ilari aiutano a digerire il flusso dei dialoghi ove è impossibilitata l’estrema sintesi , con l’autore che peraltro non dimentica certo di far parlare i disegni. Milazzo gradisce le vignette scontornate, magari precludendo ogni elemento di sfondo, che all’occorrenza descrittiva invece assume una matericità quasi espressionista , giocandosi la definizione dei volumi a mezzo della abbondante inchiostrazione. Sotto l’aspetto grafico sembra un fumetto ben ponderato nella regia delle tavole ma indulgente nel lasciar andare slabbrature e ruvidezze buttate giù con l’immediatezza di uno schizzo preliminare(imho).


      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        THE PROFESSOR 6. Polvere
        Erredi Grafiche Editoriali. 96pp., b/n. 4,00€.
        Testi_ Cristiana Astori / Disegni_Francesco Mobili.
        Albo conclusivo della “prima stagione”, insomma della mini-serie. Diversamente dai precedenti non distribuito nelle edicole , ma in vendita sul sito dell’editore. A parte recuperare la figura della dott.ssa Emma Blackman, la “Dana Scully” super razionale, scientista , scettica ma esagitata ( deve pur sgomitare per accreditarsi nel contesto prettamente maschile/maschilista della sua epoca…)controparte del Professore / “Fox Mulder”, l’episodio non ha grandi agganci con il percorso biografico del protagonista e può essere tranquillamente fruito come segmento a se stante. Rimarchevole la versatilità dell’autrice della sceneggiatura, di norma all’opera sul passo letterario dei romanzi ma che dimostra di avere mestiere nella regia delle tavole, nella composizione dei dialoghi ed in definitiva nel domare le modalità narrative ed estetiche precipue del (genere di)fumetto. Tra i Cestaro Bros. e un Fabio Celoni la forma barocca ed evocativa dell’estetica dei disegni, a cui forse manca ancora quella pregnanza e solidità controllata che non ammetta figure “sgarzoline” col peso specifico della caricatura .
        Anche il finale è adeguato, ma l’appunto deve essere mosso al soggetto che, pur pescando (combinando…)reminiscenze storiche e cadenzando bene i ritmi e gli eccessi gore è tarato sul liso stereotipo del gruppo eterogeneo di persone (ne è coinvolto anche The Professor, naturalmente…)che accetta la sfida di passare una notte in un sinistro maniero che “leggenda vuole”sia infestato da presenze ultraterrene (frutto di un tragico e penitenziale passato…)capaci di far compiere azioni inconsulte agli sventurati inquilini delle buie e tetre stanze dell’edificio, abbarbicato a strapiombo sulle scogliere gallesi. L’ottimismo iniziale dei partecipanti (ma il nostro Prof. è da subito circospetto)viene subito smorzato da “strani” e letali “incidenti”. E parte il countdown. Per il momento…Fine. (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          THE WALKING DEAD 28 Un Destino segnato
          Saldapress. 168pp., b/n e toni di grigio. 13,90€.
          Testi_ Robert Kirkman / Disegni_ Charlie Adlard (matite) e Stefano Gaudiano (chine).
          La spaventosa orda di zombie radunata dai Sussurratori punta Alexandria!Un gruppo di cavalieri intraprendenti cerca di intercettare e deviare il “gregge” nella sua parte più consistente, ma propaggini di vaganti si trascinano ugualmente contro le barriere protettive della cittadella fortificata, abbattendole per inerzia. Sempre più provato fisicamente Rick Grimes comunque s’incarica di resistere e contrattaccare, trovando una sponda amica addirittura in Negan (!), ormai malvisto tanto dai Salvatori quanto, ovviamente, dalle comunità di Hilltop e del Regno, ma capace e deciso a togliersi dalle peste, collaborando costruttivamente. Un sostegno provvidenziale per Rick, chiamato contemporaneamente a far fronte ad una dolorosissima prova destinata a toccarlo nel profondo…

          La regia dello script dà modo ad Adlard di puntellare primi piani di marcato impatto visivo e respiro emozionale , quasi a voler bucare la bidimensionalità delle pagine per ghermire il lettore e trascinarlo nel marasma dell’invasione zombesca, che nelle vigili e parziali attese producono fasi di stallo che nel caso del confronto fra Rick e Negan ricorda perfino Ginko e Diabolik (“…chi sei?”). Ma sono gli episodi della seconda parte del volume a prendersi il tempo e il modo _ tanto per il racconto per immagini che per le straziate parti dialogate_ di sciogliersi alla commozione , andando a scalfire il fronte strategico e militarizzato della “neo” civiltà che il nucleo facente riferimento a Grimes ha saputo costruire; non privo di divisioni ma nell’immediato forse sgombro di pericoli. Un arco narrativo che si chiude dunque, abbastanza ermetico nel presagire i futuri sviluppi; e ad essere super cinici chissà se preoccupato di cali delle vendite, da risollevare con (…). Anche i vaganti si riprendono la scena in continuità, sottolineate da splash page addirittura triple consecutive e rilanci nella storia col classico richiamo ( facce attonite, battute stupite…) dell’ultima vignetta delle tavole dispari. L’imponenza dell’assedio trova evidenza pure in tagli d’inquadratura verticalizzati, e tornano soluzioni come le sedici (!) vignette uguali , a dare il quadro d’insieme dei ruoli e degli intenti dei vari personaggi. Buono l’uso delle chine, e dei grigi (sempre curati da Cliff Rathburn) a conferire l’impronta più cupa e drammatica dei momenti topici, dove forse è proprio Negan _ al solito sboccato, diretto ma non vanaglorioso_ ad uscirne valorizzato e probabile perno di entranti nuovi conflitti . La vicinanza del mare si rivela strategica; la sottotrama della radio di Eugene ancora sul vago ma promettente e la parte “tattica” che impegna i protagonisti è ben decifrabile ed in via di chiusura , sperando non diventi un espediente per macinare pagine ;-) (imho).

          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            CYBERSIX 5
            Ed. Cosmo. 192pp., b/n. 6,90€.
            Testi_ Carlos Trillo / Disegni_ Carlos Meglia e Horacio Domingues.
            Insieme all’episodio lungo “Grogro”(datato 1994), l’albo inizia a proporre le prime storie di “Cybersix”( tutte del 1992) , divise in brevi capitoli numerati e nominati e pubblicate a suo tempo in Italia su “Skorpio” ( constano in oltre settanta mini-episodi , di dieci-dodici tavole , ad ora in sequenza cronologica e narrativa ; e dunque sufficienti a rifornire diverse altre nuove uscite…). Viene presentato il personaggio, le sue origini, lo sdoppiamento identitario con Adrian Seidelman, i suoi amici e nemici . Tra questi ultimi si nota come Krumens non sia ancora focalizzato come “zerbino” di Von Reichter, mentre Lucas Amato è un cronista “sul pezzo”, senza ruoli direttivi. Sul fronte grafico non è del tutto delineata la “divisa” e l’acconciatura di Cybersix e Meglia sopperisce inchiostrando indistintamente , con la scusa del mantello avvolgente. Ammesso non sia un problema di materiali di stampa d’altronde quasi tutta questa primissima produzione ha un passaggio a china più sottolineato, per già mirabili tavole che pagano l’occhio nel dettagliare l’ambiente urbano ed inserirvi in maniera vivacemente dinamica e tridimensionale i personaggi e le cose, capaci di “raccontarsi” anche fuori dal flusso stretto della trama principale. Nel corpo centrale di “Grogro” trova largo spazio Domingues, rispettoso continuatore di Meglia, magari con un segno meno frastagliato e più vaporoso. In questo episodio torna lo schema caro a Trillo di usare la professione d’insegnante di Seidelman (Cybersix in incognito…)per richiamare classici della letteratura intorno al nucleo di una trama che offra azione ma anche introspezione della condizione alienata e (pan)sessuale della sua protagonista, indagando l’umano di sponda ad un essere senziente di origine invece “artificialmente” bio-genetica; e magari tra le righe sostenendo che la specificità della nostra condizione biologica , a partire dalla definizione maschio/femmina, non è uno steccato insormontabile per tenerci separati…Anche se la solitudine di fondo di Cybersix come condizione auto-imposta sostanzialmente (ma non unicamente) da forza maggiore permane a fulcro della definizione del personaggio e ne fa convivere contrastate pulsioni (imho).
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