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    KEN PARKER_I Pionieri
    Mondadori Comics.96pp., b/n. Ristampa gratuita allegata a “Ken Parker_Sciopero”.
    Sorpreso da una tempesta di sabbia, KP ha l’occasione di soccorrere un padre di (una) famiglia di poverissimi coloni , allo stremo per le proibitive asprezze della terra intorno alla fattoria, unica loro proprietà, non lontana dal villaggio di Garden City ( ;-) ). Ospitato, si prodiga per aiutarli a sollevarsi, in maniera disinteressata e generosa, ma che instilla un germe divisivo nel poco sereno nucleo familiare (…).

    Un po’ “Witness_ Il Testimone” e un po’ “Manon delle sorgenti”, per un denso melodramma di frontiera che brutalizza il “sogno americano”, non concedendo requie ai vittimismi : homo homini lupus, minoranze oppresse (i nativi americani…) incluse. La stoicità di Ken ha una sbandata “sentimentale” opportunamente rientrata con una strategica uscita di scena. Sempre brillante nei dialoghi Berardi trova modo di veicolare accenti filosofico-esistenziali, trovando una “buona scusa” per il linguaggio insolitamente forbito per i suoi ottocenteschi personaggi.
    Come molti anni dopo su “Julia” ( vedi il n.ro 199…) Trevisan estrae alcuni ritratti in vignette “da incorniciare” nel complesso però di un segno grezzo assai, che vive di onnipresenti tratteggi e di linee non ri-calcolate oltre l’esuberanza istintiva ( derivante da solidissimo mestiere, s’intende)della prima passata(imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      KEN PARKER_ Boston
      Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
      Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_Ivo Milazzo.
      A causa di un increscioso disguido presso l’altezzosa e fiscale Union Pacific,KP è costretto a prendere il treno per Boston ,da Omaha nel Nebraska…Clandestinamente. Appena il tempo di venire sgamato e finisce tra i sospettati di un omicidio con defenestrazione in corsa, conseguente dell’ammanco di una rilevante partita di gioielli. Tra i vagoni, a caccia della refurtiva , più di un professionista investigativo ; ed “attirati” dalla possibilità di smascherare un assassino nel mentre del viaggio rumoreggia un conciliabolo di criminologi, pronti a sviluppare autonomamente originali (anche troppo…)percorsi deduttivi. La scomparsa dell’uomo e dei preziosi “perseguiterà” Ken anche all’arrivo a Boston _lo zenith della civilizzazione metropolitana di allora _ , ivi giunto per stabilizzare il rapporto col figlioletto adottivo ed essergli presente come papà.
      Un Ken Parker alle prese con la mozione degli affetti, dopo tanto “libero” girovagare nel selvaggio west , per una storia intonata sui binari della black comedy intrisa di citazioni letterarie e cinematografiche . Inutile farne un elenco , dato che vengono squadernate in modo del tutto preannunciato : basti dire che i criminologi si rifanno direttamente a N.Wolfe, S. Holmes, E.Queen, P. Vance e naturalmente H.Poirot! Diverte come gli stereotipi iconici facilmente attribuibili alle note personalità gli si ritorcano contro , complice involontario meno “damerino” e compassato ma infine più efficace lo stesso Chemako/Ken Parker.
      Milazzo non tradisce stilisticamente se stesso, naturalmente; e lo vorremmo più definito nei ritratti . Tuttavia la ruvidezza delle sue chine sposano bene le ambientazioni ,che visivamente del resto ci venivano avvicinate dalle foto/pellicole in bianco e nero; ed anche con la tecnica della puntinatura ci lascia entrare nel vissuto di una importante city ottocentesca della costa east statunitense, dando comunque carattere strutturale a visioni notturne, come lo zoo od il ponte ferroviario (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        ANGIE DIGITWIN 1
        Panini Comics. 32pp., spillato a colori.3,20€.
        Testi_ Stefano Vietti / Disegni_ Luca Enoch (tavole:1_30) e Mario Alberti (tavole : 31_32) / Colori_ Andres Mossa.
        La Angie, brunetta dal fisico da pallavolista, studia a Torino , dove vive in una mansarda soppalcata che farebbe la felicità di ogni adolescente e, sebbene socievole e solare di carattere ha “solo” una nonna come parente prossimo (?), una gioviale signora agée che sembra un po’ Lidia Ravera ed un po’ Lina Wertmuller; e fin qui…
        Ma di notte , brillando come Lucy in The Sky di “Runaways” (tenendo a mente che la disegna l’autore di “Lilith” ;-) )combatte il (cyber)crimine di una nefasta ed oscura Organizzazione, con facoltà (qui solo intuibili) riconducibili al controllo e sviluppo di sofisticatissimi software informatici e connessioni di rete internet che padroneggia sotto l’egida secretata di una ulteriore centrale di sviluppo tecnologico , antitetica alla prima, ma attualmente solo in veste di serrata osservatrice delle mosse autonome di Angie; che in un momento critico riceve un “aiutino” su cui la ragazza riflette a lungo e… Ed è un bel bordello (xD), condensato in trentadue tavole che hanno avuto una anteprima , un numero “0”, già spalmato in allegato su svariate testate Panini/Marvel grazie ad una sinergia con l’azienda Tim, che del resto aveva utilizzato una loro versione di Angie in una serie di spot pubblicitari. Un fumetto dunque in qualche modo su commissione che “inizia già iniziato” cioè decidendo di mostrare (tante) cose spiazzanti e sconosciute al lettore, chiamato ad interessarsi agli antefatti che riguardano vita ed opere di A. , con quelle tracce di ambiguità che già rimandano ai Cardi della sopra citata Lilith, modello anche grafico di riferimento ai precisi e piacevoli disegni di Luca Enoch, pronto a cogliere l’occasione per restituire _quando consentito_ espressioni giocosamente esagerate da cartoon, od opposizione di una eroina che in “missione” è caratterizzata da una compostezza cromatica da frigo-congelatore (xD). Speriamo che il progetto abbia la fibra per viaggiare senza limiti, vista l’ampiezza dello storytelling (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          CYBERSIX 6
          Editoriale Cosmo. 192pp., b/n. 6,90€.
          Testi_ Carlos Trillo / Disegni_Carlos Meglia.
          Storie brevi, realizzate nel 1992 a ritmo serrato ( ce ne sono ben sedici, più la conclusione dell’ultimo capitolo uscito nella raccolta “Cybersix 5 “) che articolano la tormentata liaison tra Cyb ed il giornalista Lucas Amato; e i faticosi tentativi della eroina di allargare il suo anemico cerchio di relazioni amicali. Intanto su Meridiana aumenta la pressione degli sgherri creati da Von Reichter, modellati in maniera differenziata per prendere ,oramai, anche il controllo politico amministrativo delle istituzioni; mentre lo scienziato nazi continua a sfornare abomini genetici, lasciando al figlio “nano” (in realtà più un clone di se stesso!)l’incombenza di escogitare la cattura della “ribelle” Cybersix. I due filoni narrativi procedono abbastanza appaiati; e se le gustose notazioni sulle lotte di potere sembrano adatte ad ogni contesto geo-politico perfino col mordente dell’attualità , la parte “Cyber6 in love” _al netto di “siparietti erotici” che coinvolgono perlopiù personaggi secondari_ ha parecchi ingredienti da telenovela. Una girandola di fraintendimenti scaturita dal fatto che Amato non sa che Adrian Seidelman non è altro che la copertura al maschile della stessa Cyb, e tratta “l’amico”come confidente “virile” anche di particolari intimi e _di equivoco in equivoco_ perfino come rivale in amore. Incasinano la scabrosa situazione una studentessa ninfomane che ha mire precise sul Prof. Seidelman ed una giornalista senza scrupoli , predatrice sessuale dell’indeciso Amato, ma allo scopo di scippargli l’archivio delle notizie , con l’incauto risvolto di rendere pubblica l’esistenza di Cybersix e a monte soprattutto i ramificati maneggi di Von Reichter, che non può che reagire con durezza. Un ulteriore volume che si lascia ben leggere e regala approfondimenti a fatti che nelle storie lunghe successive appariranno assimilati, e frutto dunque di genesi conseguenti piuttosto che sconvolgenti.
          Il disegnatore mette a puntino elementi caratteristici ricorrenti : non mancano mai camini e ciminiere; tubature rugginose che corrono in sorvegliate vie di fuga prospettiche ed una estetica da bassifondi con fili da bucato sospesi su vicoli fetidi immancabilmente ostruiti da cassonetti della monnezza e chincaglieria accatastata alla meno peggio. Sempre peculiare il carattere dinoccolato di spinta spigolosità ,accentuata anche nella mimica , dei vari personaggi (imho).
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            LUPO MAGAZINE 04
            Panini Comics. 64pp., b/n. 4,50€.
            Testi_ Piero Lusso e Silver / Disegni_ Giacomo Michelon e Silver.
            Lupus in fabula giacché “il fumetto” è il tema portante dei redazionali di questo numero, che ragionano _in forma colloquiale , ironica e stringata_ sul panorama editoriale italiano, nelle sue prospettive odierne e future, a partire dal recupero dei non lettori e gettando anche un occhio benevolo alle autoproduzioni indie, cartacee e/o digitali. Ugualmente , in sintonia tematica, nelle quarantotto pagine ( una storia principale, più una breve di otto tavole) di “Lupo Alberto” (personaggio che in verità non acquista una centralità imprescindibile…)si rimandano numerosi agganci meta testuali , con gli animali della fattoria che riflettono espressamente sull’essere “agìti” come parte di un comic, fino ad evadere virtualmente dalle maglie della gabbia/tavola, magari anche scrollandosi di torno stantie convenzioni del linguaggio ( le onomatopee, le didascalie, certe consuetudini lessicali poco spendibili nel parlato corrente…). Il rigore domestico della “sora” Cesira ed il fanatismo nerd da collezionista di Enrico La Talpa, complice il recapito di un volume che pare il Necromicon dei fumetti (!) ,scatenano un bailamme di icone della nona arte che “scendono “ dalle pagine dei giornalini per riversarsi nella cascina, sconvolta in lungo e largo ( e perfino in alto ed in basso) dalla loro anarchia. Urge mettere argine alla ricreazione.
            Il disegnatore si spende per aderire , con profitto variabile, alo stile infuso dai suoi colleghi , perciò abbiamo _tra i tanti_ un Enrico che passa dal fronte delle “Sturmtruppen”, alle lande fantasy di Jean Gireaud, alla cuccia di Linus fino a farsi fulminare dalle ricusazioni di Quino… Si possono capire le ragioni “tecniche” nel fare le talpe di taglia XXXL, mentre è forse migliorabile l’effetto “gelatinoso” della retinatura che serve a staccare le posizioni sullo sfondo (imho).





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              PHONX
              Editoriale Cosmo. 96pp., b/n. 3,50€.
              Testi e Disegni_ Paolo Bacilieri.
              Per un pubblico maturo, senz’altro. L’albo è arricchito da numerose pin up dell’autore e da una presentazione - intervista a cura di Fabio Gadducci. Il soggetto della storia (datata metà anni ’90 quando uscì a puntate sul mensile “Blue”; pubblicazione ben capace di allenare i polsi ai passatempi di Onan . xD) ricorda discretamente quello del film “La Orca” di Eriprando Visconti, dove un giovane “terrone” ( un quasi debuttante Michele Placido)emigrava al nord senza arte né parte, finendo nella “Ligera” ( la malavita milanese…)con altre mezze tacche come lui , a fare il vivandiere carceriere di una signorina della buona borghesia , sequestrata a scopo di estorsione. Ma scaltramente la tipa, facendo leva sulla sua subalternità indotta, comincia a rigirarselo come un gioppino, irretendolo e lusingandolo anche sessualmente , per poi scaricarlo ad un gramo destino…Nel fumetto , Ignazio il protagonista ha la faccia “da mediano” di Attilio Lombardo (ex calciatore di Cremonese e Sampdoria…)abbastanza già ciula di suo da farsi intortare dall’ostaggio Carmen ,voluttuosa skinny che non si formalizza ad arrapare il (poco)malcapitato, presto in difficoltà coi suoi obblighi verso soci e mandanti, che non la prendono affatto bene…
              Risorsa inaspettata per la rapita il fratello gemello, maniaco sessuale internato che ehm, “opportunamente sollecitato” è in grado di comunicare telepaticamente con la consanguinea , consentendo al loro babbo cumenda di raccogliere decisivi indizi sull’ubicazione della prigione ove è ristretta la ragazza, nel frattempo attenzionata anche da…

              Legge, ordine e continenza la trionferà (circa).Un esplicito catalogo di erezioni, stimolazioni vaginali, perversioni e giochi-erotici-finiti-male spalancati davanti allo stupito/stordito Ignazio , che si barcamena alla scuola dei duri , se riesce a ragionare, dalla cintola in su. Caso e (s)fortuna presenteranno il conto. Lisergico (pure nel lettering) e hard, Bacilieri ( che pure ha iniziato professionalmente in quel di Verona su pubblicazioni di area episcopale)si dà all’ode del cetriolo con l’irriverenza dell’andare a cercare puntualmente la sgradevolezza “malata” di pratiche sessuali messe in mostra o suggerite verbalmente, compiaciuto (?)di una provocatorietà monella , diremmo stemperata tra e soprattutto sopra le righe dall’ironia. Nella sua riconoscibilità grafica precipua P.B. accoglie le influenze del Paz (Andrea Pazienza)nella balenante destrutturazione della tavola , tra vignettoni e close up frammentati in successione, fermando sulla tavola le qualità di sguardo di un Riccardo Mannelli piuttosto che le tecniche del gruppo di artisti italiani coagulati su “Frigidaire” e dintorni, peraltro persi sostanzialmente con la crisi delle riviste contenitore coeve di questa opera “non per tutti”(imho).
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                SESSANTOTTO_ Cani sciolti
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                Testi_ Gianfranco Manfredi / Disegni_ Luca Casalanguida.
                Sei matricole universitarie, nel cruciale anno accademico 1967_68, afferenti la composita area della sinistra extraparlamentare da estrazioni familiari abbastanza eterogenee ,si confrontano sul piano coscienzioso e dialettico dell’impegno sociale quanto su quello intimo della loro maturazione sentimentale . Amici , complici, amanti che si ritroveranno vent’anni dopo (…di persona, senza face book…)per sincerarsi di non essere invecchiati male, nel tradimento dei propri ideali, attaccati dalle necessità della vita in un contesto di generale e vorticoso cambiamento. Dai lacrimogeni della pula ai tardo paninari col Fifty ( ciclomotore marca Malaguti ;-) )tra le vie calde di Milano.
                Due blocchi di sessanta tavole ca. (il resto della robusta foliazione è occupata da studi grafici del disegnatore e da conversazioni con lo sceneggiatore , per l’inciso idealmente coetaneo dei suoi sei protagonisti)introduttivi di una mini serie da edicola, a venire. Accattivante nella scorrevolezza dei dialoghi, la scrittura bada a non deformare agli estremi il carattere dei suoi personaggi, che non sono “comunisti” per sfiziosa ingenuità ma neppure per involuto fanatismo ( si lascia intuire però che almeno uno di loro abbia intrapreso un percorso di radicalizzazione…); che al “pane” proletario accompagnano le “rose” dei fremiti della gioventù, nella indefinita attesa della “rivoluzione”. Al momento però il risultato appare abbastanza piatto ed innocuo, da sceneggiato di Raiuno indulgente alla rievocazione generica e contenuta. Manfredi merita ampie aperture di credito , ma ad ora non (mi) sembra sia scattata la scintilla di un contagioso coinvolgimento, smontato pure dalla “carrambata” finale. Toccherà rivalutare la frizzantina Paola Barbato di “Davvero”?
                Dato anche il formato “francese” del volume, la parte grafica deborda talvolta dalla gabbia bonelliana per dipingere totali con finestre (…cioè vignette) insertate , o dalla pezzatura standard ma scontornate, rese con una certa difformità di precisione e definizione , forse denudate dalla mancanza del colore , e che il tratto piuttosto grasso non aiuta a scansare la sensazione di una certa sbrigatività (imho).
                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                  LE STAGIONI DEL COMMISSARIO RICCIARDI_ Il Posto di ognuno
                  SBE. 162pp., b/n e toni di giallo. 7,90€.
                  Testi_ Paolo Terracciano / Disegni_ Alessandro Nespolino / Colori_ Francesca Carotenuto.
                  Nella particolarmente afosa e torrida estate del ’31, Napoli viene turbata dall’omicidio di una giovane ed avvenente duchessa. Titolo nobiliare acquisito nel matrimonio d’interesse con l’anziano e da tempo infermo marito , che la signora tradiva a bella posta con un sanguigno cronista, padre di famiglia; e fors’anche con altri uomini. Un caso “scottante”scaricato su Ricciardi con la preghiera , disattesa nelle intenzioni ed in coscienza , di procedere con le cautele dovute…A non alimentare ulteriori e scandalosi imbarazzi.
                  Tratto dal romanzo omonimo di Maurizio De Giovanni ( qui dato come autore del soggetto), reso in forma grafica con ariose panoramiche partenopee, montaggi di immagini in flashback ( tipo finale de “I Soliti sospetti”;-) )e giustapposizioni vignette/didascalie che _se non si concedono “divagazioni” contemplative d’impronta letteraria _ non temono di rilasciare spoiler di una trama dalle estese ramificazioni , complici le attività di una folta quasi “congiura degli innocenti”che agiscono (male)all’oscuro gli uni dagli altri , intrecciando una modulazione di responsabilità penali che il Commissario si perita di soppesare oltre la formulazione nuda (ed ottusa?)dei codici di procedura; assaggiando da vicino l’invasività del Regime. Peraltro si coglie una cesura tra le milizie squadriste , spicce e violente, e una dirigenza toccata da solide letture, ma “oggettivamente” compromessa ideologicamente fino a contraddire una propria “indole” personale, latrice di manchevolezze che proprio una borghesia dalla schiena dritta (ovvero non fascistizzata)potrebbe assorbire con maggiore comprensione; mentre agli ipocriti avanza comunque il pretesto di ben pensare. Anche questo nuovo “romanzo a fumetti”è ben intinto nella napoletanità e mostra lo sforzo di accondiscendenza delle piccinerie umane, specie se discendono dalla tanta povera gente, fermo restando l’inappuntabilità di Ricciardi; che piuttosto inciampa negli affari di cuore ( il carabiniere aiutante Maione ne ha altri, a mo’ di tormentone…)poiché alla “sua” Enrica vogliono affibbiare un moroso e la conturbante Livia (vedi “Il Senso del dolore”)è tornata in città.
                  Sempre a suo agio nelle ambientazioni “storiche”, come ha già dimostrato in “Adam Wild” e “Volto Nascosto” il disegnatore offre una fotografia assai curata del capoluogo campano e dei suoi abitanti, attento al vestiario, all’arredo urbano come pure agli interni, che spaziano dalle austere questure fino ai licenziosi lupanare. La naturale ritrosia e compostezza del protagonista ( le sue fattezze ricordano l’attore Andy Garcia)magari non aiutano a scontornarlo da alcuni sfondi. Non si esagera mai (e lo trovo un pregio…)nel riempire di segni “espressivi” i volti, ma altri personaggi possono fuggire la bidimensionalità con la stazza, occhiali, barba e baffi…Il monocolore “canarino” è piuttosto discreto: ci ricorda il sole imperante ma pure la patina appunto ingiallita della carta stampata vintage (imho).
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                    ALIENS [15]
                    Saldapress. 48pp., a colori. 3,20€.
                    Testi_ James Vance / Disegni_ Guy Davis.
                    Seconda e terza parte (conclusione)di “Sopravvissuto”. L’impianto della storia è, nelle sue linee essenziali ed in confronto dell’esperienza cross-mediale riferibile ad “Alien”, aderente al canone: la famigerata Weyland-Yutani ne ha pensata un’altra per far soldi “annettendosi” gli xenomorfi e, con la scusa di pensare ad altro, manda una spedizione di malcapitati praticamente alla bocca di un nido di alieni, che li infilzano e parassitano tranne uno…Sopravvissuto ma praticamente sepolto sottoterra e in preda a visioni deliranti, alternate al ricordo disarticolato delle brutture appena patite dai mostri. Come se la risolverà?
                    Con una certa apprezzabile economia di mezzi la sceneggiatura riesce a far quadrare i salti narrativi che la frammentavano in parentesi alternate dapprima non del tutto comprensibili, e perciò moderatamente spiazzanti; portandoci in vista di un finale abbastanza coerente, e per noi malinconico. La direzione registica delle tavole copre soluzioni che cercano una contrapposizione progressiva tra elementi difformi, oppure si apre a tagli di vignette prettamente orizzontali per includere la mole dei personaggi coinvolti. Con l’entrata in scena, chiaramente ostile e cruenta, degli aliens si va’ di concitazione ad oltranza, ma emergono i “limiti” stilistici del disegnatore, probabilmente adatto ad interpretare la figura del sopravvissuto in una chiave anti eroica, privandolo smaccatamente del “fisico del ruolo” , quasi dolente del suo aspetto “ordinario”. Le rimasticature del segno però ne fanno una specie di “Bobo” di Sergio Staino, con poca pazienza di riprendere le creazioni ben “ritorte” di H.R. Giger. Qualche gioco di luce (vedi le lenti degli occhiali) non salva anche una certa piattezza della colorazione, insinuata in un groviglio di segni poco coordinati (imho).
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                      DEADWOOD DICK 1. Nero come la notte
                      SBE. 66pp., b/n (formato 17x23).3,50 euro.
                      Testi_ Michele Masiero/ Disegni_ Corrado Mastantuono.
                      Adattamento a puntate del racconto in prosa “Soldierin” di Joe R. Lansdale. Un western tardo ottocentesco raccontato con piglio auto-ironico e guascone (pure troppo : alla lunga un po’ tedia la confidenzialità accattivante dell’io narrante…)dal protagonista, un giovane afroamericano del Texas. Vissuto da schiavo fino ad anni tre e successivamente altrettanto mortificato dalla miseria più…Nera, per non diventare bersaglio designato del razzismo dei compaesani ed allettato da una paga almeno regolare decide di firmare per servire nell’esercito, che ha formato una compagnia, la nona, di soli cavalleggeri di colore. Nel tragitto che lo porterà ad addestrarsi a Fort McKavett incrocia un “collega” più anziano,naturalmente ex schiavo , con aspirazioni di stabilità. Posto che il comandante è un bianco , la vita nel fortilizio procede anche per loro senza grandi increspature. Ma la “calma apparente” non può durare all’infinito…
                      Questo albo tiene a battesimo la nuova linea editoriale “Audace_ contenuti espliciti” che sembra voler “osare”uno stile meno prudente di quanto, fino ad ora, a torto o ragione, veniva assegnato all’editore di via Buonarroti. Per ora si nota una certa sfacciataggine verbale e una certa indulgenza per le gag scatologiche ed il libertinaggio sessuale, se interessa. Una lettura non impegnativa, scandita da un “negro” piacione , che non si fa’ compatire pur gravandosi di temi e situazioni pesanti, che butta nel tragicomico ammiccante.
                      Certe esasperazioni dinamiche tirano fuori, probabilmente, il lato “disneyano” di Mastantuono , forse ispirato anche da Idris Elba per la caratterizzazione del personaggio principale. Massiccio il ricorso ai tratteggi e, carente come logico un servizio “lavanderia” nel west, stratificata stesura di grinze di panneggio.
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                        PAPER GIRLS 4
                        Bao Publishing. 128pp. Cartonato a colori. 18,00€.
                        Testi_ Brian K. Vaughan / Disegni_Cliff Chiang / Colori_ Matt Wilson.
                        Un salto spazio temporale riporta le ragazze dei giornali a casa, ma nell’anno 2000, flagellato dal millennium bug (!); mentre giganteschi robot si contendono il territorio(!!) , visibili solo a Tiff che è “tornata”in un quartiere distante dal centro commerciale da dove si sono ridestate Erin, Mac e KJ, giusto in tempo per venire arrestata (!!!).
                        Non è mai scontato accostarsi a questa serie (…in Italia raccolta direttamente in TP), data la sequenza mai lineare _contigua piuttosto_ di vorticosi fatti e personaggi che si intersecano e parzialmente convivono , perlopiù scontrandosi, andando a forzare l’ordine cronologico del tempo, peraltro secondo codici comportamentali e culturali ( la lingua, i gradi di progresso tecnologico…)propri ed esclusivi. Ma è tuttavia da quest’ultimo volume che possiamo ricavare allettanti informazioni per decodificare i nessi di causa fondativi dello stress guerresco che ha reso compartecipi le girls alla pugna dal futuro tra i “Vecchi” ed i “Giovani”, di cui capiamo almeno le premesse per così dire filosofiche, beninteso mentre la Terra e i suoi abitanti ne scontano gli effetti nell’immediato presente. Il motore del viaggio, ovvero il tentativo delle ragazze di ritrovarsi , non può che coincidere nella ricerca di sé, come in ogni “romanzo di formazione”, qui segnato dalla dismisura dei viaggi nel tempo, i cui paradossi sono già costati una predizione ferale ( a Mac) e una straniante scoperta (a Erin); ed a questo giro una abbastanza destabilizzante visione del futuro di Tiff… Nell’impaccio di ragazzine venute su negli anni ottanta di orizzontarsi in scelte e condizioni personali non ortodosse ( fatto sottolineato consegnando a Mac il ruolo di scettica, lei apparentemente la più incoercibile…). Andando a rileggere le impressioni ricevute dai precedenti capitoli , probabilmente sono passibili rettifiche sulla direzione della storia, che ora invece sembra delinearsi in maniera limpida ancorché arrembante. Ci lasciamo con l’anteprima di una ennesima puntata sul futuro.
                        In buona parte abbandonata la colorazione anti naturalistica , si lavora parecchio di dominanti bluastre per le ambientazioni notturne , raffreddate da fasci e lampi di luce artificiali. Disciplinati i disegni dalle geometriche forme dei grandi robot e dalla indovinata caratterizzazione del look dei nuovi personaggi (anche in cover), mentre sono forse proprio le quattro ragazze ad essere puntualizzate in una forma grafica un po’ staticamente essenziale (beninteso la storia richiede certi punti fermi; però con ragazzine che affrontano e parlano di tutto e di più l’effetto è un po’ da cartoon pre-scolare ;-) ); seppure sicura nell’impostazione posturale (imho).


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                          CYBERSIX 7
                          Ed. Cosmo. 192pp., b/n. 6,90€.
                          Testi_ Carlos Trillo / Disegni_ Carlos Meglia.
                          I materiali di stampa di questa nuova raccolta cronologica di storie (sedici, più la pagina finale dell’episodio in coda al numero precedente…)brevi denunciano in più punti delle criticità di cattiva conservazione. Ed è un peccato , inferto alla scatenata versatilità di Meglia che omaggia Gianni De Luca e i Fleischer Bros. , senza sacrificare l’opulenza stilosa del suo talento corrusco, tra la pregnanza della sue ombreggiature e la strabordante ricchezza compositiva delle tavole . Se dovessimo muovere un lieve appunto è proprio nell’eccesso di saturazione dei motivi grafici e di iperboli espressive (vedi sudore e salivazioni…) che forse alligna , talvolta, un qualche senso di caoticità.
                          Anche se non mancano dei segmenti auto conclusi , perlopiù i capitoli sono riferibili ad archi narrativi con di norma qualche appiglio per successivi ampliamenti . Intatto il tira e molla sentimentale “incompiuto” tra Lucas Amato e Cybersix, sebbene la ritrosia di lei sembri un po’ stiracchiata ( e lo sceneggiatore , per contro, entra spesso e volentieri nella sfera sessuale di tutti i suoi personaggi…)alla luce dei fatti , ovvero dei protagonisti che si aggiungono alla ribalta cittadina di Meridiana certamente meno propensi a “sublimare” l’accumulo di tensioni erotiche. Mancando la necessità impellente /repellente di rifornirsi vampirescamente della “sostanza”che le è necessaria per vivere Cyb peraltro adotta quasi sempre un basso profilo, lasciando al nano nazi Joseph (immonda copia genetica del famigerato Von Reichter e suo referente operativo in città…) l’ideazione di trappole e turpi sotterfugi per bramare la cattura della “ribelle” , verso cui nutre _e ti pareva_ una malsana attrazione carnale. Tuttavia il tema dal “figlio” che disobbedisce con crescente e vendicativa stizza al “Padre”corrode anche lui. Piaciuto; e alla prossima (imho).


                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            ANGIE DIGITWIN 2
                            Panini Comics. 32pp., a colori. 3,20€.
                            Testi_Stefano Vietti / Disegni_ Giancarlo Olivares (tav.2-3; 8-32) e Mario Alberti ( tav. 1;4-7) / Colori_ Andres Mossa.

                            Patti chiari e amicizia lunga : la spinta per originare la serie arriva dal marketing TIM ( il già craxiano Luca Josi), incrociato da Stefano Feltri ( salvo omonimia quello de “Il Fatto Quotidiano”)riprendendo _con tanto di logo sul décolleté_ un personaggio femminile degli spot pubblicitari per attagliare un background funzionale ad avventure supereroistiche dallo sfavillante sostrato tecnologico che assorbe con rigore la vita “normale” di una giovane donna ,già patente drammi personali (in seno ad una famiglia che incominciamo a scoprire molto abbiente…) ed è consapevole (non così i lettori, ancora non edotti dal retroscena…)di agire da battitrice libera ma discretamente supervisionata da un Organismo che ha certo parte nell’acquisizione dei suoi super-poteri ( cito dalla presentazione in seconda di copertina : “Angie (…)una supereroina capace di muoversi tra la realtà fisica e quella digitale (…) .Poteri e capacità fisiche che le consentono di individuare le minacce al nostro vivere quotidiano che arrivano dai recessi più oscuri del web (…)), con cui contrasta attacchi virali informatici “materializzati” proprio nella forma di enormi, pelose , brutte creature , mentre il “mare”delle informazioni rischia di poter diventare vortice oceanico che toglie il respiro.
                            Le missioni sono condivise in linea di massima con un Caleb Lost (cit.) tetraplegico ; mentre il “coadiuvante sul campo di battaglia” somiglia a Jesus di “The Walking Dead”. Malignamente si potrebbe scorgere con questo che l’operazione editoriale “su commissione” non impegni granché idee originali dei suoi navigati creatori, che ancora si tengono sul vago sublimando i dialoghi e scartando di pirotecnici ed “energetici “ combattimenti; antipasto dell’incontro col boss di fine liv…albo. Ai disegni Alberti riprende con slancio e spasimo la situazione già illustrata sul finire del primo numero, con la Digitwin protesa a non farsi risucchiare /artigliare dalla mostruosità del deep web; mentre Olivares completa lo spillato con una Angie forte (…fors’anche “troppo” adulta) ed espressiva , ma contestualizzata in elementi di sfondo vagamente anonimi e puramente accessori (imho).
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              AMBULANZA 13
                              Editoriale Cosmo. 96pp., a colori.4,90€.
                              Testi_ Patrice Ordas ( con Patrick Cothias per il soggetto) / Disegni_ Alain Mounier / Colori_ Sébastien Bouet.
                              Quinto e sesto episodio della serie transalpina “L’Ambulance 13” ( nota : i precedenti capitoli non sono nel catalogo Cosmo; che invece pubblicherà i successivi ed inediti per l’Italia…), di genere prettamente bellico _ risicate e di supporto le presenze femminili_ , che inquadrano la Grande Guerra nel 1918, mentre la Russia si sta disimpegnando dal conflitto e la Francia trova manforte nel fresco interventismo statunitense. Perciò troviamo un Ufficiale Medico a Parigi spedito al fronte per istruire personale sanitario americano a destreggiarsi in piena zona di guerra. Con una certa sorpresa si troverà a soccorrere e combattere al fianco di una squadra di reietti ,integrata da nativi (ossia pellerossa) neppure equipaggiati delle dotazioni dell’Esercito. La tattica offensiva delle truppe del Kaiser costeranno care al chirurgo, che tuttavia non defletterà dal dovere…Di essere in pacifica coerenza con la sua coscienza di medico.

                              Col meritevole rispetto dovuto alla ricostruzione romanzata di eventi storici , drammaticamente reali cento anni fa rilevo una storia abbastanza macchinosa ed arzigogolata che punta (splendida comunque la citazione finale…)a portare fuori dalle trincee i “veri” motivi del conflitto e smontare il mito patriottardo dei soldati uniti sotto un'unica bandiera, dove invece alligna il razzismo, l’opportunismo ed il carrierismo a fini veniali ed inconfessabili. Piuttosto stereotipo il Doc (sembra un poco Robert Sean Leonard di “Dr. House”)testardamente anticonformista , che per un po’ finisce _col conforto della morosa _ a fare [SPOILER] il Paziente (Inglese, cioè…Francese)[FINE SPOILER]prima e dopo di scalmanarsi “in prima linea”,sacrificabile in missioni sempre rognosissime. Col limite intrinseco del formato bonellide ammiriamo l’ottima mano nel dare opportuni cromatismi a vignette molto ben dettagliate , che si prestano _nel loro stile realistico_ all’affresco di poderosi totali dove trovano posto, minuziosamente descritti, mezzi, divise ed utensili in uso durante la Guerra, con un felicissimo sguardo prospettico ancorché distribuito su diversi piani,sempre distinti e leggibili ancora grazie al colore (imho).


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                                GUIDA DI SOPRAVVIVENZA ALLE FIERE DI FUMETTO
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                                Testi e Disegni_ Alessandro Alecci, Silvia Tumminello e Alberto Turturici.
                                Titolo trasparente del contenuto, anch’esso abbastanza impalpabile, nel contesto auto-riferito di/per appassionati di fumetti. Una satira all’acqua di rose , che non vuole pungere o dispiacere a nessuno , accontentandosi di esagerare visivamente un contrappunto di amene incombenze del partecipante (autore, lettore, cosplayer o gamer) alle Manifestazioni aperte al pubblico . Accennando al fatto che ne nascono per furba iniziativa di troppe Pro loco, ma comunque affollatissime (…anche perché, fossero snelle ed ordinate non darebbero nemmeno i pochi spunti presenti in questo brossurato) e caotiche. Diviso in brevi capitoli è praticamente una stesura di vignette moderatamente umoristiche cucite insieme da ampi sproloqui testuali affidati alla “voce narrante” di un onnipresente omino , caratterizzato (lui discretamente) in maniera super deformata e (come praticamente tutti i personaggi…)caricaturale,un po’ alla Dan E. Burr. Sfondi al grado zero o quasi. Perdibile (imho).
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