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    ’68 [1]
    Saldapress. 48pp., a colori. 3,30 euro.
    Testi_ Mark Kidwell / Disegni_ Nat Jones / Colori_ Jay Fotos.

    Tenta la via delle edicole anche questa serie Image (…però ereditata da un editore indipendente), che il Gruppo Saldatori s.r.l ha già editato in volume. Fumetto horror che poggia sull’idea di estendere “La Notte dei morti viventi” (il film, uscito nel 1968)allo scenario coevo della Guerra in Vietnam, partecipata dagli Usa. Ed ecco perciò la “solita” eterogenea pattuglia di Marines comandata ad una mission disdicevole : ribeccare due marconisti che non fanno rapporto da tre giorni, da una postazione radio in pieno territorio _fittamente boschivo_ nemico. E ben si sorprendono , i soldiers, di non trovare “anima viva” in giro . Ma è una calma illusoria , spezzata barcollando da pericoli assai duri-a-morire ;-).
    Rimane poco altro, comprensibilmente, da spoiler, dato che _ambientazione a parte ( ma neanche quella, se pensiamo ad un certo cinema di Fulci…)_ il copione è del tutto pronosticabile, dopo aver speso una biografia sommaria dei combattenti americani, puntualmente rispondente ad abusati idealtipi ( il tenentino buono _a cui mancano 68 giorni al congedo_; il sottoposto che ne ha già viste troppe; la matricola timida , quello che vorrebbe vincere la guerra da solo e quello magari un po’ sadico e disturbato legittimato dalla divisa ecc…), in fila per il countdown. Tanto che l’episodio si può in diverse maniere definire auto-conclusivo : nel secondo si torna indietro di ventiquattro ore per accompagnare la sortita di un altro gruppo di sventurati .
    Sarà il formato, un brossurato a là “The Boys” e il soggetto che aggancia il fenomeno “The Walking dead” , ma la stesura dei colori ricorda il primo ( con una dominante verde cupo, rosso sangue a profusione ed un bel contrasto sulla valorizzazione estetica degli occhi…) ; ed i disegni il secondo, sponda Tony Moore. In sintesi un fumetto survival horror violento e (per quanto visto al momento) convenzionale; esteticamente ok, per instancabili estimatori del suo genere. (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      CRIMINAL 7
      Panini Comics.112pp., a colori. 13,00€.
      Testi_ Ed Brubaker / Disegni_Sean Phillips / Colori_ Elizabeth Breitweiser.
      Nel coeso fluire delle trame di “Criminal”, Teeg Lawless è un personaggio apicale, e tuttavia finora soprattutto sinistramente evocato a parole; e visto solo in “poco carini” brevi flahback ( retrodatati in pieni anni ’70). E’ qui che si racconta un significativo spezzone della sua rude, brutta e cattiva carriera di gangster, fatalmente destinata a traumatizzare la vita dei suoi figli, in particolare il giovanissimo Tracy , che è il punto di vista _dal momento in cui entra in scena, come riluttante “accompagnatore” del Dad_ da dove inquadrare le mancanze (enormi) e l’autoritarismo (egoista) di un padre che non si fa’ scrupolo di coinvolgerlo in sporchissime faccende di “lavoro”, beffeggiando le più elementari esigenze di un ragazzino (!).
      La storia prende i suoi tempi per delineare la personalità di Teeg , e possiamo _sulla fiducia_ già immaginare che anche gli spunti che non trovano un immediato riscontro nel volume verranno giudiziosamente immagazzinati nell’evenienza narrativa di altri episodi (;-) ); peraltro senza seguire un vero e propria intreccio da giallo-noir(…o per dirla diversamente eseguendo “compiti”poco motivati al lettore). T. L . è un sicario al soldo di un Boss; ed all’inizio lo troviamo in galera, con una pena mite ; una fesseria che pare però costargli un ruolo di una preda che, se ucciso, genera una ricompensa. Tirato fuori dal gabbio dal suo Capo ( che dunque non lo voleva seccato?) viene mandato a “parcheggiare” certe fastidiose pendenze. Tracy ne verrà a parte , appoggiandosi all’amicizia estemporanea con una coetanea ed all’evasione concessa dai fumetti…Un paio di testate “dozzinali” che gli autori di “Criminal” inventano e disegnano (in bianco e nero, con sfoggio di retinature ed una estetica da comics Marvel, Conan/He Man, con innesti di impertinente erotismo per lettori maschi impediti : pre-adolescenti o galeotti…)intercalate con una cronologia un po’ lasca alle nere vicende di babbo e bambino in trasferta criminale. L’impegno profuso in smorfie espressive, specie nei piccoli, mi ha rammentato un Tony Harris, completata da un discreto lavoro sugli sfondi. La colorazione continua a giocare in casa della illuminazione artificiale ma pare aver mollato gli eccessi monocromatici a tinte poco congrue. Ottimo (imho).

      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        JULIA (SPECIALE )_ Il Caso della doppia verità
        SBE. 128pp., a colori. 6,30 €.
        Testi_Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Luigi Copello / Colori_ Spartaco Lombardo e Gloria Martinelli.
        Episodio annuale fuori collana con le avventure “giovanili” della criminologa di Garden City. Conseguita la laurea ( era nello Speciale 2017), Julia tenta d’inserirsi in qualche modo nel mondo del lavoro; proprio quando sua sorella Norma vede concretizzarsi l’auspicio di diventare fotomodella, saltando però l’istruzione universitaria. In stallo la “cotta” per il suo Prof., altrove affaccendato. Con una certa dose di casualità lei trova un praticantato presso lo studio legale di una battagliera ed ultra progressista avvocatessa ( un misto tra Laura Boldrini e la versione femmina/femminista di James Woods non pentito in “True Believer” xD ), che gli affida un caso di sinistro stradale. La dinamica dell’incidente pare abbastanza lineare, ma si innestano inaspettate complicanze e pure un morto (data l’evidenza in cover non è uno spoiler :-p ).
        Una storia che mette sul piatto della bilancia ( in senso figurato anche la Giustizia), per soppesarla attentamente, la valenza della fiducia, che la giovine Julia forse elargisce con troppa generosità ; tuttavia ed a “fin di bene”ritagliandosi lei stessa spazi essenziali di omissione e reticenza opportuna. Chi la fa’, l’aspetti…
        Si lascia leggere con piacere codesto special, grazie alle verve dell’avvocatessa ed alle non arrendevoli alchimie tra sorelle Kendall. A parte l’aspetto fisico , oramai Julia è “formata”, nell’indirizzo di una carriera e di una personalità coerente al suo agire da adulta; verrebbe da dire anche all’eccesso, visto il carico di pericoli che la investono, peraltro senza indurirla su posizioni morali esclusive. Forse lievemente poco filante nelle linee di rappresentazione degli automezzi , il disegno dettaglia forme femminili muliebri, con al centro la stessa protagonista, non ancora “sbocciata”nella sicurezza della sua piena femminilità. Misurato il lavoro dei coloristi anche nello stendere la proiezione delle orme, con un bel tono vermiglio e rosso su labbra, capelli ed “effetto notte”. Piaciuto (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          KEN PARKER_ Il Giudizio di Dio
          Mondadori Comics.96pp., b/n. 3,50€.
          Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Bruno Marraffa.
          A Lawton, in Oklahoma. Dopo una solenne sbronza, condivisa con un commilitone in licenza, un soldato del vicino Forte viene bruscamente accusato dell’omicidio di una povera ragazza. Gli indizi a suo carico sembrano preoccupanti , ma lui vi oppone un totale vuoto di memoria, conseguente alla serata alcolica. Le frizioni intervenute tra gli abitanti del posto, determinati al linciaggio e il distaccamento dell’Esercito che intende impugnare la giustizia militare spingono lo sceriffo ad organizzare una scorta, guidata da KP, _incidentalmente intervenuto_ e composta dal collega dell’accusato-smemorato per portare la giubba blu davanti ad una Corte Marziale. Ma il padre della vittima ,sconvolto, ha già emesso la sentenza (di morte), ed assolda un disinvolto cacciatore di taglie per “eseguire la pena”secondo una regolamentazione che può essere incentivata…

          Una crime-story del far west, avvincente e serrata nei ripetuti colpi di scena che disorientano e (ri)compongono convincimenti passibili di equivoche interpretazioni. Bravi perciò gli autori a dare dignitoso spessore a tutti i ruoli chiave, chiariti nelle loro specifiche funzioni ed intenzioni; con forse solo la parte procedurale che si dilunga verbalmente e di conseguenza staticamente ; quando per il resto invece sono le immagini a comunicare piuttosto esplicitamente , l’azione come pure gli stati d’animo di chi la sta compiendo.Ed alla fine tutti porteranno la propria croce, non secondo però le “aride” disposizioni dei codici penali.
          In vena anche il disegnatore, che ha la pregnante ruvidezza della scuola sudamericana, fitta di tratteggi e “maschere” di incisiva personalità. Però Ken ne esce un po’ normalizzato nella poco arruffata capigliatura ed ornamenti caratteristici (imho).
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            KEN PARKER_ Storie di soldati
            Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
            Durante una battuta di caccia KP ha un curioso alterco incontrando Ambrose Bierce (!), che davanti al fuoco ed alla loro cena imbastisce quattro racconti orali sulla guerra di secessione, scambiando impressione sul ruolo “artistico” ed “etico” del mestiere di scrivere.

            Testi di Giancarlo Berardi che affida il segmento finale (ed i raccordi )ad Ivo Milazzo; per parlare di una spia nordista sgamata dai nemici, fin troppo “preparato” nell’accettare , come in uso in tempo di guerra, la condanna a morte che però arriva a spiazzarlo…Forse in omaggio all’ambientazione notturna i disegni “all’impronta” vengono serviti sulla stesura di chine sfumate e grigiastre , con un effetto _per me_ non gradevolissimo . Carlo Ambrosini firma un imponente schieramento di uomini e mezzi in battaglia per evidenziare le gesta di un giovane ufficiale dal coraggio che travalica abbondantemente il buon senso, spinto da motivazioni al dunque non altrettanto esaltanti. Giorgio Trevisan fa il Giorgio Trevisan per la breve su un coltivatore sudista che trova altro modo di servire la causa confederata che standosene nelle sue terre a spingere la produzione dei cereali, ora indispensabili al rancio dei combattenti . Ed il tema della terra e della tradizione torna anche nella qui elencata ultima vicenda , in cui un giovanotto benestante decide , benché viva in Virginia servendosi ampiamente di schiavi, di arruolarsi con il Nord, da semplice e nemmeno particolarmente valoroso fante. Avrà l’occasione di “fare il suo dovere” nel modo forse più tragico. Disegna Renato Polese, serrando le linee , anche nella continuazione stilistica degli illustri colleghi. Ironicamente KP è sovrastato dalla personalità affabulatoria di Bierce e cede il passo ad una asciutta osservazione dei mali della guerra. Piaciuto (imho).
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              JULIA n.ro 238 Milano calibro 7.65
              SBE. 132pp., b/n. 4,00€.
              Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Roberto Zaghi.
              Senza più notizie del papà, in trasferta a Milano, una signora chiede informalmente aiuto a Julia, che prende a cuore il caso e la non programmata ma presa al balzo eventualità di fare ricerche nel capoluogo lombardo, dove presto converge da Genova il suo fidanzato Ettore Cambiaso. Insieme battono diversi luoghi della città, da innamorati, un po’ turisti e per scrupolo investigativo, alla ricerca di quel padre e nonno americano , familiarizzato nel problematico racconto di sua figlia, improvvisamente del tutto irreperibile.
              A questa mandata l’elemento “giallo”vale solamente per la coppia in amorosi sensi Julia+Ettore, dato che ben presto _come lettori_ siamo messi a parte dei fatti correlati, nel richiamo al titolo dell’albo vicini ai film polizieschi ( detti anche spregiativamente “poliziotteschi”) italiani anni ’70 ;ma in senso sociologico l’episodio è saldamente piantato in una ricognizione in chiaro scuro della vita metropolitana (meneghina) del problematico presente. Gli autori seguono (ossia creano…)le piste di un ragazzo nemmeno maggiorenne, di medio-bassa estrazione sociale _ così altrettanto la sua fidanzata immigrata_, con pochi appigli parentali ,scarsa stabilità di reddito ed un tentativo di appartenenza demandato alla street music ed alle comitive ultras del tifo calcistico organizzato. Le impellenti e più impegnative necessità esistenziali che si “accumulano” sul giovane lo spingono verso una fesseria moltiplicatrice di inguaiate tragedie…

              Si potrebbe valutare la copertina (sempre di Cristiano Spadoni) nella traccia ironica di una J. che carica a testa bassa mentre Ettore pare quasi offrire la resa dell’arma da fuoco ( peraltro poi nella storia le “posizioni” dei quattro sono diverse…), in un atteggiamento “liberal” e “garantista”che pare volerci sfidare rilanciandosi nonostante le malefatte della coppietta di scriteriati, a-morali e ferocemente opportunisti. Seppure stemperando la drammaticità degli avvenimenti con la solita ( per i numeri ambientati in Italy)colata di volti famosi impiegati in ruoli ameni e citazioni culturalmente più di “nicchia”, alla base il racconto concede ad oltranza una possibilità di redenzione (ai vivi, ovviamente…)svelando i “trucchi”argomentativi con cui si può fare breccia sui rei, che anche in questo _se possibile_ dimostrano la banalità di fondo del loro far del male. Saremmo altrettanto comprensivi se la stessa Julia venisse uccisa con altrettanto ineducata “noncuranza”?

              Perfettamente in bolla nell’affrontare le posture espressive da qualsivoglia angolazione, il disegnatore non mostra incertezze neppure nel rendere scorci milanesi assai trafficati ed architettonicamente imponenti , lasciando cadere le ombre con la puntualità di chi cerca d’arricchire d’atmosfera le vignette e non di incupirle magari per risparmiarsi porzioni da ritrarre. Fosse cinema parleremmo (?) di inquadrature avvolgenti e grandangolari. Senza le pesantezze “espressioniste”del più ehm, “legato e piatto” Fabrizio Des Dorides ;-) (imho).
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              • 45eeeee.jpgDAMPYR [221] Pianeta di sangue
                SBE. 96pp., b/n. 3,50€.
                Testi_ Giorgio Giusfredi / Disegni_ Alessio Fortunato.
                L’accreditato inventore Louis A. A. Le Prince, con sospettosa circospezione prende il treno da Digione, verso Parigi il 16 settembre 1890 tenendo ben stretta in grembo la sua più avanzata creazione d’ingegno nel campo della acquisizione di immagini in movimento. E i suoi timori malfidenti non sono vani , ancorché due uomini tentano di assalirlo . Le Prince non arriverà mai nella capitale, ma (…).
                Lo spunto cronachistico ( del pioniere del cinema , effettivamente non si seppe più nulla dalla corsa in treno , forse vittima di una aspra contesa sui diritti di sfruttamento dei brevetti della nascente industria dell’intrattenimento…), con debite licenze cronologiche ( per dei “non morti” ,d’altronde, lo scorrere del tempo è quasi solo una scocciatura pagata al tedio…), interfaccia Le Prince a Georges Méliès , incrementando la fascinazione della settima arte agli albori; ma non mancano citazioni horror e cinefile molto più recenti. Tuttavia l’albo passa tra strozzature abbastanza pretestuose( il soggetto : una pellicola “perduta” dell’incolpevole Méliès, arrivata fino ai giorni nostri, è“trattata” da un sadico Signore della Notte per indurre raptus omicidi tra gli spettatori…)ed una prassi consolidata e autoreferenziale ( è tutto uno spuntare di personaggi ricorrenti che si scontrano in quanto dotati di super-poteri,in parte riesumati da “Bloodywood”, ossia Dampyr 204) di duelli e trielli , in una ridda nemmeno limpidissima nell’organizzazione registica delle tavole . Anche se i dialoghi , in sottrazione, cercano una qualche levità ironica, la risacca degli scontri è il companatico più rivisto negli one shot della serie.
                Deciso che Harlan Draka somiglia ad Alessio Boni (xD), i disegni sono un sistematico sfumare ed incrociare tessiture delle matite, come ad evocare i grigi delle immagini d’epoca “missate” con vedute parigine odierne. Gli indurimenti delle ombre richiamano tensione drammatica ma forse legano troppo la scioltezza comunicativa dei volti (imho).
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                  JULIA n.ro 239 Il Ladro derubato
                  SBE. 132pp., b/n. 4,00€.
                  Testi_Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_Federico Antinori.
                  Torna Tim O’Leary , il (fu ?)ladro gentiluomo con l’aspetto di Cary Grant e la battuta impertinente e simpaticamente amorale sempre pronta; a stuzzicare “l’amica” Julia e a maggior ragione l’affatto amico Webb, sempre spigolosamente arrabbiato dall’influenza sfrontata dell’irlandese asso delle effrazioni. Ma stavolta è lui stesso ad essere visitato dai ladri , in cerca di foto personali a cui Tim _a distanza di un decennio_ non sa dare un valore identificativo. Ben presto ed anche in maniera nefasta altri suoi “degni compari” ricevono le sgradite attenzioni dei ruba-fotografie. Si rende quasi inevitabile interpellare Julia per una visura e consulenza a margine dei canali investigativi ufficiali. Webb non la prende bene, e sale il nervosismo pure tra i “colleghi” di O’Leary , che si organizzano per parare il colpo o perfino per tentare di sfruttare economicamente l’ambìto contenuto ( per qualcuno scottante…) dei famigerati scatti…

                  Onestamente : quando si tratta di TO’L ( mi ripeterò : è ormai addomesticato per fare il clone di Leo Baxter o poco più…) le sceneggiature sono parecchio scombicchierate , implausibili e stridenti fin dalle premesse del soggetto. Confermo; ed in più qui si aggiunga una stucchevole girandola di personaggi chiamati in causa anche per vie traverse, a completare un “cast” che si ritroverà riunito sotto un “master” (Julia) per sputare il colpevole , come in un giallo da camera , con inutile fuga vigliacca finale. Ha senso pensare di tacitare un “segreto” che, per quanto seppellito, è nella memoria di una quindicina di persone, tra cui svariati e provveduti delinquenti, per “lavoro” abituati ad annotare mentalmente fatti, persone ed abitudini ?
                  Qualche dissonanza estetica nella uniformità dei ritratti; convincenti gli automezzi , mentre qualche sfondo sembra lasciato un poco andante.La sottigliezza di diversi contorni rischia di farsi inghiottire dalla pagina bianca, sortendo un effetto di illuminazione virtualmente sovra esposta. Valuto in complesso l’albo negativamente (imho).
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                    MC CURRY, NY 11 SETTEMBRE 2001
                    Mondadori Comics. 136pp., cartonato a colori. 12,99€.
                    Testi_ Jean-David Morvan e Séverine Tréfouel/ Disegni_ Jung Gi Kim/ Colori_ Walter Pezzali.
                    Il servizio fotografico di Steven A. McCurry nella New York City straziata dall’attacco alle Torri Gemelle, nell’immediatamente iconico 11 Settembre 2001; ed ulteriori reportage che testimoniano la carriera, ovvvero la “credibilità” professionale del fotografo, peraltro particolarmente e continuativamente legato ai resoconti visivi dell’Afghanistan, di cui fu tra i primissimi testimoni occidentali già dai tempi della Resistenza anti-sovietica dei mujahidin. Nel volume troviamo sue foto in una sezione a parte, con cenni biografici; mentre tra pagg.5 _ 92 le immagini sono saldate alle tavole a fumetti , descrittive dell’attività di McCurry, secondo la convenzione testuale dell’io narrante, sostanzialmente relegato ad asciutte didascalie. Vedremo perciò il fotoreporter in un andirivieni temporale dal nucleo del 9/11 fino ad una coda il 13 Novembre 2015, dove è sfiorato dagli attentati terroristici c.ulminati con la strage parigina nel locale “Bataclan”. Gli autori della sceneggiatura lo innalzano ad un ruolo lucidamente “razionale”, anche dando contro alla NYPD che “emotivamente” lo rimbalza come cittadino circolante in una “zona rossa”. L’urgenza di documentare “da vicino” il tragicamente immenso Fatto gli farà eludere anche la Legge , memore di altre volte dove ha rischiato in proprio sospinto dalla passione raziocinante di vedere il mondo; che in lui pre-esisteva da prima della faticosa gavetta per l’aver di che vivere e viaggiare con i suoi scatti. Un CV conquistato su campi accidentatissimi , che lo rendono impermeabile alle accuse(?) di “sciacallaggio”, nell’impegno di far sapere le cose a chi è lontano ed ignora. Con biasimo invece e comunque dei “turisti” sui luoghi dei disastri, tempestati di selfie(?).
                    La maniacalità compositiva di Kim emerge dal dettaglio _ forse un filo grezzo nelle linee a mano libera_ con cui rende e contestualizza ground zero e gli agglomerati fino al 2015, un po’ inghiottiti dalla colorazione “squillante”. Maggiore sobrietà cromatica e un tratto più evocativo e spessorato (si riferisce all’assenza di una controparte fissata su pellicola, poiché McQ si attardò nella compartecipazione “sentimentale” degli eventi, impedendosi di lavorare…) danno grande potenza allo scenario (bellico) afgano, magari messo a confronto con gli scheletri architettonici del World Trade Center od i flagelli “naturali” delle piogge monsoniche e finanche gli incendi dolosi ai pozzi petroliferi kuwaitiani, altre tappe di una opera di documentazione altrimenti sconosciuta(imho).
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                      DEADWOOD DICK 2‑ Rosso come il sangue
                      SBE. 66pp., b/n. 3,50€.
                      Testi_Michele Masiero / Disegni_ Corrado Mastantuono.

                      Dove si narra di come D. venne congedato con onore dall’Esercito, facendosi benvolere dai commilitoni; nonostante alcune sue iniziative intraprese_ dettate dall’urgenza e dal caos_ ,alla resa dei fatti si siano dimostrate non tanto lungimiranti.
                      Col team creativo invariato del primo numero va’ a chiudersi un arco narrativo , iniziato peraltro “in medias res” col furibondo corpo a corpo tra il protagonista e un assai ostile guerriero Apache. Già gli indiani…Che spuntano come “imprevisto” nella ricognizione dei cavalleggeri , separati in due tronconi per ragioni “strategiche”: ed è così che , senza la guida del Colonnello , D. ed i suoi compagni devono improvvisare una difesa dalle imboscate dei soverchianti indiani. La salvezza è oltremodo problematica, affrontare a viso aperto i pellerossa altrettanto suicida, e resta poco altro di una sfiancante e possibilmente astuta battaglia di posizione per salvarsi il…
                      Ritmato e scoppiettante , il racconto poggia sul cameratismo dei “fratelli neri”, liberi di esprimersi confidenzialmente tra loro , nelle comuni esperienze di ex schiavi. Ne esce un profluvio di parolacce e spacconate , con un rilancio “Tarantiniano” di orribili violenze (“Audace” rompe anche il tabù del nudo frontale maschile non travisato, in un contesto drammatico e per niente “sessuale”), in una miscela forse non adatta a tutti i gusti , che però personalmente ho trovato spassosamente esagerata , filante e riuscita.
                      Confermo l’impressione che il disegnatore si sia attenuto ad un certo realismo nella visualizzazione del protagonista (forse modellato su Idris Elba de “La Torre nera”), per poi scatenarsi sul caricaturale per compari e nemici,magari fissati in pose enfaticamente “clownesche”. Sarà la folta vegetazione , ma nei chiaro scuri non è facilissimo desumere (ovvero distinguere) se l’azione è calata in esterno giorno o notte (imho).
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