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    ANGIE DIGITWIN 3
    Panini Comics. 32pp., a colori. 3,20€.
    Testi_ Stefano Vietti / Disegni_ Luca Enoch ( tav. 1-7; 12-32) e Mario Alberti (tav. 8-11) / Colori_ Andres Mossa.
    Accerchiata ed isolata in uno dei gangli più reconditi ed oscuri del deep web Angie (la) Digitwin ingaggia una disperata battaglia contro ondate di mostruosi malware virali , lanciati dal Nomad , un supremo avversario che schernisce Angie sulla sua natura ibrida ( …un discorso che ricorda un po’ Superman e…Brunetta che tenta Salvini a rompere con Di Maio ricordandogli Fico,xD xD). Ma lei raccoglie tutte le forze della sua fibra (ottica?) per contenere il nefando pericolo, rischiando la sua incolumità e di non poter tornare alla dimensione “carne ed ossa” della sua Torino; ancora tormentata dai ricordi intermittenti della sua infanzia e dal burrascoso rapporto col “Lab” che l’ha ri-creata…
    Rimandata come da annuncio pubblicitario e dal “gancio” finale dell’albo al prossimo numero la scoperta (a ritroso…) di “tutta” la verità sul passato di Angie, l’episodio apre qualche squarcio, piazza un colpo (basso ;-) ) di scena brutale ed instaura un in(d)izio di discorso etico sull’uso della Rete non privo di attualità. Non avendo in mano tutti _per così dire_ gli elementi del puzzle narrativo in mano è proprio (a parer mio, s’intende…) la parte “Digitwin” a sembrare irrisolta e fumosa , anche se viene visualizzata con le contorsioni di spietati combattimenti corpo a corpo (virtuale?) e con la rappresentazione di un affogamento/dissolvimento nel mare magnum dei dati sui server digitali.
    Questo aspetto viene lasciato ad Alberti , mentre Enoch lavora (altrettanto bene)le parti più “realistiche” ed in flashback , servite da trattamenti appositi dei colori. Diciamo che persuade ad aspettare la prossima uscita mensile (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      MICHELUZZI_JOHNNY FOCUS
      Ed. Cosmo. 112pp., b/n. 3,90€.
      Testi e Disegni_ Attilio Micheluzzi.
      Primo tomo a fumetti delle esotiche e viepiù rischiose traversie di Johnny Hansen _ detto “Focus” in ragione del suo lavoro di fotoreporter_ , poco più che ventenne americano giramondo negli anarchici e frizzanti primi anni settanta.
      Prima opera seriale da autore completo per M. , pubblicata in genere a blocchi di quindici pagine e tipicamente in due parti su varie riviste di comics, per ragazzi e poi d’autore ( tutte o quasi attualmente scomparse, sic!). Ingrana con qualche ridondanza, tipo i personaggi che ripetono sovente gli stessi concetti ( ovvero gli stessi concetti; ossia gli stessi concetti : ci siamo capiti ,xD), un protagonista che non scatta foto manco per sbaglio alla fine (:-p) e continui accidenti che lo assediano “casualmente” , una volta pescato a Bangkok, piuttosto che in Amazzonia o su scenari Medio Orientali. Di default rischia di farsi ammazzare , ma se la cava di scaltrezza, iniziativa spiccata e della fortuna che arride agli audaci ed ai biondini carucci che amano “mischiarsi” a culture ben lontane dal loro vissuto di origine. Senza grandi smancerie, ma pagando pegno alla plausibilità , in linea generale. Diciamo un “aperitivo” delle opere più compiute del Maestro. Spettacolarmente contrastate le tavole , anche se le nove vignette _di norma_ per ciascuna stanno strette al formato 16x21, e con la composizione degli elementi nei riquadri che ha un bilanciamento datato , nel caso degli autoveicoli un ingombro geometricamente assai spigoloso. Quasi “impacciata” nella sua marmorea esattezza la resa delle poche ma buone forme femminili (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        MONDO NAIF [1 ]
        Kappa Edizioni. 96pp., b/n. 5,20€.
        Testi e Disegni_ AA.VV.
        Circola in commercio ancora qualche copia di questa rivista brossurata con fumetti e contenuti redazionali , varata nell’ottobre 1998 con cadenza trimestrale per valorizzare i contenuti editoriali e gli autori vagliati da Kappa Edizioni; ossia dall’iniziativa instancabile di promozione fumettistica dei Kappa Boys ( al secolo : Andrea Baricordi, Massimiliano De Giovanni, Andrea Pietroni e Barbara Rossi). Gli si affianca(no) il contributo _in forma di brevi saggi-interviste, racconti e recensioni anche letterarie_ di qualche “fratello maggiore”, pescato nello stesso “stagno”della produzione ed edizione editoriale. Tutta “roba buona” e marcatamente Bologna-centrica : L. Bernardi, P.V. Tondelli, D. Brolli, D. Voltolini, D.Toffolo,V.Vinci…
        Una palestra dunque, che contiene personalità già pubblicate dai Kappa in graphic novel, intenti a mettere a puntino nuove produzioni ( come il team Andrea Baricordi/Gianmaria Liani, alle prese con gli studi preparatori del non di meno “Lupin III” versione Made in Italy) od in fase di lancio e rodaggio ( su testi di Francesco Satta la quasi esordiente Sara Colaone disegna una breve carina storia con protagonisti bambini, con una applicazione diligente e non ancora approdata alla sua sintesi più matura…). Per numero di pagine sono tre i comics principali, costole/continuazioni di opere già affermate in quella fine degli anni novanta ( dunque il prezzo della pubblicazione è stampigliato in lire: diecimila!)non ancora ghermita dai cellulari e dalla rete internet e in cui doveva sembrare “di tendenza” fotografare la comunità creativa ed omosessuale di Bo ( il Massimiliano De Giovanni/ Andrea Accardi di “Gente di notte” : quasi emo nel contrasto dei chiaro-scuri, quasi manga nello stile), o raccontare di giovani studentesse in giro per capitali europee. Molto “basic” però l’impianto dei soggetti , tamponati da dialoghi che si sforzano di apparire sul brillante ma colloquiale : La “”Lillian Browne” di Vanna Vinci, dai contorni contenitivi e linee modulate per il super classico “il ragazzo che mi piace sta baciando un’altra, ergo fingo indifferenza ma dentro mi sento morire” ,ovvero quanto è dura e disgraziata la vita di noi post adolescenti . Ed infine Giovanni Mattioli e Davide Toffolo con la Piera (degli spiriti) che prende confidenza con Londra mentre da noi la Beatrice si divide tra la fabbrica occupata (da mamma…) la balia asciutta della sorellina e soprattutto l’incombenza di amalgamare le componenti della “sua” rock band femminile. Allegre ragazze canine antropomorfe , slanciate tra grigi e tratteggi di uno stile riconoscibile che deve aver guardato a più di una ragazza sul “tank” ;-) (imho).
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          RIDE_ Level 0
          RCS Mediagroup s.p.a .36pp., a colori.2,50€.
          Testi_ Fabio Guaglione e Adriano Barone / Disegni_ Andrea Broccardo / Colori_ Claudia Palescandolo.
          Come per “Lo Chiamavano Jeeg Robot” ed il secondo “Smetto quando voglio”, un one shot promozionale a fumetti ( ma molte pagine sono di presentazione, con interviste , schizzi e foto live…)che “espande” in maniera collegata ma autonoma “l’universo” narrativo e stilistico del film _al cinema dal 6 sett. 2018_”Ride”. Una distopia sugli sport estremi (biker acrobatico, ed in secondo luogo slopestyle, parkour e downhill”)fagocitati dai (new) media , che attirano gli spettatori (ovviamente da vendere agli sponsor per condividere coi bikers parte dei profitti) offrendo filmati di prodezze “sportive” sempre più estreme e spericolate. Non bastasse ancora si troveranno altre modalità per far scorrere _eufemismo_ adrenalina; con gli atleti sottoposti in parte ignari ma pur disposti a quasi tutto ( un dialogo : “so che non possiamo permetterci di prenderci pause…So che l’hastag non è più tra i trending topic,sì, ho visto che sono scesi anche i retweet”) scalmanandosi con la bici su terreni scoscesi e barriere non solo naturali. La storia si conclude virtualmente con un personaggio che continuerà le sue vicissitudini nel film…
          Abbastanza breve da non annoiare e con un titolo che incoraggia ulteriori risultanze cross-mediali e stilistiche , il fumetto apre una finestra in flashback per dare un minimo di spessore psicologico alle spacconate di ragazzotti dal linguaggio _vedi sopra_ irricevibile e dalla impulsività quasi masochista. Mai in saturazione le tinte cromatiche e disegni in linea con la spigliatezza di una release per un target Young adult. Una certa enfasi grafica _immagino voluta_ per i caschi e le attrezzature sportive dei concorrenti ciclisti. Con ben sei diversecover disponibili (imho).
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            DEADWOOD DICK 3 Fra il Texas e l’inferno
            SBE. 66pp., b/n. 3,50€.
            Testi_ Maurizio Colombo / Disegni_ Pasquale Frisenda.
            Il racconto di Joe R. Landsale “Hide and Horns” ispira ed apre un nuovo ciclo di avventure di Nat “Dick” Love ( il perché del Deadwood viene spiegato nella presentazione dell’albo), in cui peraltro non mancano flashback e personaggi inerenti al periodo sotto le armi del protagonista (ovvero “Deadwood Dick” 1 e 2). Lineari ed al contempo fragorose le vicissitudini del “Negro” che, posizionato in un ruolo _suo malgrado_ di cecchino/giustiziere si avvicina progressivamente a compatire brandelli biografici di una prostituta; un anziano afroamericano e di una disastrata comunità di cinesi, atrocemente sfruttati _ anche da “caporali”_ intorno all’avanzamento delle tratte ferroviarie.

            La crudezza (e crudeltà sostanziata…)della descrizione sociologica viene intermediata da tambureggianti battute ironico-sarcastiche, praticamente un ininterrotto turpiloquio a tema preferibilmente sessuale e scatologico; e rilanciata da un carico di violenza grafica che banchetta con lo splatter e innaffia di sangue il quanto mai duro e selvaggio west texano.
            Sui disegni si è aperta una vexata quaestio sulla acquisizione digitale (scan)delle tavoleche ha comportato una marcata perdita di linee sottili e striature di grigio che consegnano vignette ben documentate sul fronte della ricostruzione storica e truculente nella descrizione delle uccisioni, ma con un tratto dalla inchiostrazione pesante e monotona , con qualche libertà interpretativa nelle anatomie , quasi cercasse una esasperazione verso toni estetici da film horror, ad ulteriore rinforzo del climax di prevaricazione bestiale (solo) cominciato con la questione razziale di Dick. A referto posture e alternanze secche di luci ed ombre fatte con classe senza se e senza ma (imho).


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              SAS
              Ed. Cosmo. 144pp., b/n e toni di grigio. 5,00€.
              Testi_
              Umberto Ciance ( Ep.Patto col Diavolo) e Martin Eden ( Ep. 11 Settembre per SAS e Missione a Cuba) / Disegni_ César (Ep. 11 Settembre per SAS) e Andrea Mutti (Ep. Missione a Cuba e Patto col Diavolo).
              Che non è Brunori [xD] ma Sua Altezza Serenissima , ovvero il Principe delle spie Malko Linge; già protagonista di romanzi “Segretissimo Sas” ( A. Mondadfori Editore, scritti da Gérard De Villiers ed incentrato sul biondo austriaco che disbriga affaracci scottanti in capo alla CIA sui fronti “caldi” di tutto il mondo, in una miscela di spy-story ed erotismo piuttosto crudo e senz’altro abbondante ( con dettagli hard) , probabilmente tagliato su fantasie etero abbastanza maschiliste. La catena di lusso, lussuria, pugnalate alle spalle e “barbe finte” degli agenti (ma il termine s’intenda unisex)segreti si attorciglia parecchio nella metodica delle azioni (sebbene alcune soluzioni dei soggetti, tre, appaiano sin troppo frettolose…)e nella precisione quasi pedante che gli sceneggiatori prestano ad enumerare fatti, sigle e nomi correlati all’attualità, ovvero poi alla Storia del nostro tempo. In particolare al De Villiers _per come è stato adattato_doveva premere ,tra il 2006_2007, specificare che l’Amministrazione americana agisce sullo scacchiere per un tornaconto di opportunità/opportunismi che trasforma i compari di ieri nei peggio nemici dell’umanità di oggi, spiazzando chi _da ambo le parti_ ha servito “la causa” con scomoda coerenza. Ma d’altronde non sarebbe un fumetto di spionaggio se le parti in causa non vorticassero nell’ambiguità ed all’occorrenza nell’aperto tradimento. Il tutto, “bello” complicato e cervellotico.
              Il primo episodio , per esempio, nel 2003 impegna Linge a stanare a Zagabria un criminale di guerra serbo…Ed è tutto un rincorrersi di pizzini, complici del figuro e pure amiche delle amiche dei suoi ex amici , impauriti ma disposti a “venderlo”alla giustizia straniera e sovranazionale. Poi si torna all’attacco alle Torri Gemelle, ed a ritroso alla Guerra Fredda, dove colleghi di Linge procuravano armi e protezione a ferventi soldati in Allah come Osama Bin Laden, diventando “imbarazzanti” quando gli Usa verranno feriti dagli attentati del 9/11. Infine si vola a Cuba, dove indiscrezioni sull’imminente decesso di Fidel Castro ( questa storia è editorialmente del 2007)scatenano i servizi segreti per estromettere il Regime a favore di una transizione anti-castrista. Ma sull’isola il contro-spionaggio è massiccio e debitamente sospettoso di tutto e di tutti, benché la precarietà economica del Paese inviti ufficiosamente le rimesse dei foresti…

              Lo stile di disegno è sul realistico ed iper dettagliato, che alla peggio denuncia una certa “fissità” espressiva da fotoromanzo. Si lascia preferire Mutti a César che, nel tentativo di far prendere cenni di ombreggiatura ai suoi ritratti disegna un Linge che pare (nel 2001…) più anziano e tarchiato; addirittura “gonfio” in viso, come del resto altri “mascelloni”. Le donne sono al 99% delle gnocche da sfilata , sode quanto ammiccanti per essere soddisfatte nell’alcova (dove capita…).Una unica tavola, penso per una svista, non ha i grigi , modulati comunque in maniera mai opprimente. Non è il mio genere, e forse meriterebbe una seconda lettura per fissare in modo inequivocabile alcuni snodi narrativi astrusi (imho).
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                JULIA n.ro 240 La Spada stregata
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                Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Giuseppe Candita.

                Attore impegnato nella produzione di una fiction di genere fantasy perisce sul set (!), trafitto da un’arma da taglio che doveva essere finta. La polizia di Garden City e Julia indagano sul misfatto, non accidentale, scoperchiando un mefitico carico di invidie, rancori e meschinità incrociate, che non danno certo una impressione angelica neppure della stessa vittima. Nel reparto artistico ed amministrativo lavorano numerosi addetti da vagliare con un qualche movente omicida e non tutti/e possono permettersi la sincerità, in particolare la persona che ha brigato per la morte del divo.
                L’albo spende le prime venticinque pagine per farci immergere in una atmosfera dichiaratamente debitrice del “Signore degli anelli” e del “Trono di spade”, oltre a sfruttare le locazioni scenografiche dell’immaginario telefilm per immettere una trama gialla peculiare nel voler descrivere le dinamiche lavorative di un complesso progetto di riprese televisive, ma assolutamente canonica nello svolgimento (appoggiata d’altronde ai classici del genere : uno spazio ristretto con diversi personaggi che potrebbero essere parimenti colpevoli od innocenti. Ricorda qualcosa? ;-) ), con tanto di infruttuosa ribellione del/la colpevole. Una volta tanto Julia e Webb collaborano in maniera rilassata ed è piuttosto l’ego di attori, registi e produttori a svelare altarini e suggerire collegamenti, magari corroborati da un ulteriore colpo di scena, che in verità mi pare togliere quote di plausibilità alla brutta faccenda. E che lo Showbiz non fosse un ambientino tutto rose e fiori lo “sappiamo” da mo’.
                Elevato il contrasto grafico tra le dimore barocche di orchi, elfi e cavalieri e le corrispettive abitazioni degli attori e tecnici che li creano, moderne ed elegantemente essenziali nelle linee; che rimangono precise e pulite nei ritratti . Come accade ugualmente spesso ultimamente viene inserita una scena di inseguimento tra autoveicoli un po’ a là Bruce Willis, ma l’indistinta colata di nero in luogo dell’asfalto dà in questo caso una sgradita sensazione di finto, come i “plastici” talvolta inquadrati dalle telecamere per contenere i costi di messa in scena (imho).
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                  LA BIONDA
                  Editoriale Cosmo. 224pp., b/n. 7,90€.
                  Testi e Disegni_ Franco Saudelli.
                  Alla cura del volume a fumetti Paolo Di Orazio, che regala la suggestione filmica de “Il Quinto elemento” come…Quinta scenografica fantascientifica delle eccentriche avventure di una ladra_quella del titolo_ con spiccate tendenze feticiste per le estremità inferiori ed il bondage elaborato, nel contesto di una megalopoli dove donne-con-le-gonne ( e punitivi stiletti ai celebratissimi piedi …) detengono larghi poteri (i maschi sono comparse inessenziali ed oltremodo secondarie…) e imbastiscono piani per consolidarli, magari assumendo La Bionda per un interscambio di reciproci interessi , che tuttavia spesso celano infide e sleali criticità. Dunque se il modus operandi , non solo della protagonista ma di tutte le parti (femminili) in commedia è reiterato in una granitica standardizzazione non di meno l’incedere delle trame spumeggia di situazioni equivoche e magheggi che rischiano di ritorcersi sulle parti in causa che li hanno generati. Provvidenziale poter leggere via di seguito, per non perdere il filo : letteralmente un avvolgimento di corde che legano malcapitate semi o completamente nude (e scalze). La portata tecnologica rappresentata nel fumetto, oltre a fornire plausibilità ai colpi di scena, riverbera alcune ossessioni sul controllo sociale e psicologico delle “masse” che non pare eretico allo scrivente accostare a Philip K. Dick ed in subordine a “V for Vendetta”. Diversamente faccio qualche fatica a rintracciare “erotismo” in queste pratiche lesbo-monomaniacali , proposte meccanicamente una tavola ogni due, minimo.
                  Da pag.115 a pag 156 vengono inseriti dei toni di grigio, in questa edizione abbastanza antiestetici, mesi a rinforzo di isolati particolari sembrano quasi sbavature macchianti della carta stampata. Alcune soluzioni di pezzatura della gabbia, ossia la distribuzione ed il montaggio delle vignette che in special modo nelle prime 115 tav. hanno un taglio da manga e non sono sempre intuitive da seguire. Non mancano poi le scontornate in genere non giocate sui dialoghi; ed abbastanza usuali anche triple verticali ad esaltare la fisicità di arti e piedi ripresi con ammirevole senso prospettico da tutte le angolature immaginabili. Linee forti e chiuse chiamano una inchiostrazione pregnante (lievemente degradata, di nuovo, nel segmento 115_156)che fissa la sbarazzina protagonista ed anche di più matrone pasciute e kapò in burocratica divisa. Comic curioso ,ma alla fine anche un po’ estenuante (imho).
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                    ALIENS [18] Caos totale
                    Saldapress. 48pp., a colori. 3,20€.
                    Dei disegni, colorati da Pamela Rambo, si può dire di tutto o nulla, dato che ci hanno messo le mani in quaranta (!!!), alcuni già editi sulle serie di “Aliens”, accompagnati da un vasto ed eterogeneo ventaglio di artisti grafici che potrebbero realizzare “Geppo” piuttosto che le donnone di Crumb; passare da “Charlie Hebdo”fino a reinventarsi su “Futurama” o scavarsi la nicchia in una antologia underground militante.
                    Per la storia, Mark Schultz ara narrativamente un terreno ultra abbondantemente concimato dai suoi predecessori, in primis cinematografici, per innestare la coltivazione di un semino di relativa originalità, sul confine di un esercizio di stile esaurito col presente albo e (imho) niente di che. Declinare la trama significherebbe spiattellare l’”inorganico”elemento fantascientifico che entra in aggiunta al vasto universo del franchise alieno; non resta che ribadire la più classica ed ansiogena impalcatura del soggetto : ancora una squadra, di soccorso civile stavolta, che aggancia una nave da turismo spaziale dolosamente disabitata di vita umana (circa,,,), infestata da quello che non si aspettano ( ma noi sì ! ! ! ! ! ! ) e dove la Weyland-Youtani pareva non azzeccarci e invece altro che. Segue, chi l’avrebbe mai detto, una serrata lotta per la sopravvivenza, sfruttando le risorse contingenti e formulando fumose spiegazioni para scientifiche. Come direbbero a Rebibbia, ci viene il mascarpone sulle pa…….gine.
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                      MICHELUZZI_JOHNNY FOCUS 2
                      Ed.Cosmo. 112pp., b/n. 3,90€.
                      Testi e Disegni_ Attilio Micheluzzi.
                      Nel Continente nero , Johnny “Focus” Hansen continua a calamitare impicci, documentando una spedizione paleontologica, che incrocerà presto i suoi tortuosi destini con trafficanti di pietre preziose, di avorio e di uomini (!). Fatta la sua parte JF verrà richiamato da un’amica nel Golfo del Messico dove incapperà nelle sordide manovre di trafficanti in risorse tecnologiche sperimentali . Un po’ coordinandosi con partner militari e un po’ (tanto) muovendosi in anarchica scioltezza il fotografo “sistema” i cattivi senza meno e porta indietro la sua (più e più volte a repentaglio…) incolumità da posti esotici; senza impelagarsi in avventure di tipo galante, giacché le (poche) girls che incontra sono o troppo sposate o troppo citrulle (sic!).
                      Come adombrato nella presentazione by Fabio Gadducci, la committenza _datata ormai 1974_ del glorioso “Corriere dei Ragazzi” probabilmente indusse M. ad un certo didascalismo nozionistico/didattico nell’esposizione e ribattitura in corso d’opera dei soggetti , sempre tagliati sulla distanza di una quindicina di pagine ad episodio , che lasciano qualche volta la sensazione di storie affannate a trovare un finale sincopato in poche battute, perfino fuori campo, indispensabili a salvare la ghirba del biondo Johnny , maggiormente avvezzo alle armi da fuoco che al…Fuoco delle reflex, prese (quelle poche volte…) ad immortalare scenari che al lettore medio di quegli anni non doveva apparire facilmente raggiungibile e familiare. Giocandosela nella consapevolezza (dell’autore)che il protagonista abusa della “fortuna” nello sfuggire ad imboscate, ritorsioni , pianificate vendette e pure puntuali disastri coi mezzi di trasporto. Si noti che in Africa il Micheluzzi ci ha pure vissuto e lavorato e qui (…ripeto: siamo nel ’74…)si prende ancora la libertà di scrivere “negri”. Molto “annerite” pure le tavole, sia per l’ambientazione notturna che per i forti contrasti di insolazione. La copertina prende pari pari una vignetta di pag.18 tra le molte _tipicamente in quattro fasce_ con primi piani di ¾ che sembrano guardare alla maestosità di un Toppi ed altrettanto frontali ed al limite caricaturali alla Munoz , con in mente la “concorrenza” di Pratt. Molto marcate graficamente le onomatopee, che debordano talvolta la singola vignetta, sempre intellegibile salvo _come detto_ l’estrema rapidità di alcuni passaggi, allenanti il livello di dovuta attenzione ;-) (imho).
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                        CYBERSIX 9
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                        Testi_ Carlos Trillo / Disegni_ Carlos Meglia.
                        Stipati nell’albo ben diciassette episodi /capitoli ( il primo è il finale di quello iniziato nel volume otto; e viceversa il cap. settantaduesimo qui presente terminerà con la raccolta numero dieci…)consegnati con vigorosa solerzia ( tutti in quattro mesi, all’origine editoriale del 1993)dalla “premiata ditta” sudamericana dei Carlo. Che non abbuona punzecchiature , per interposta e metaforica fantasia da “historietas”, al perbenismo ambiguo assai di quell’opinione pubblica che chiede ai suoi amministratori politici ordine e sicurezza, in genere risolvendo con la repressione delle classi sociali più disagiate e/o “deviate” ; causa-effetto della timorata diffidenza dei benpensanti, peraltro altrimenti propensi ad ignorare ingiustizie che non li toccano oltremodo direttamente, se non in un brusio di lamentele che si accende ed affievolisce periodicamente. Ricorda qualcosa? Applicabile, per deformazione, alla nostra attualità , anche una situazione di “presunti scandali” di natura sessuale atti a lambire e danneggiare personalità in vista di Meridiana, facendone oggetto di un furibondo dibattito , che forse solo i media più responsabili potrebbero tentare di contenere alla fonte, rimediando quelle accuse di reticenza lealmente sostenibili _se non si è editori puri_ nel non nuocere ai propri padroni aziendali ed ai loro partner di sistema. Tangente ad ogni fattaccio di cronaca, economia e politica spuntano biechi disegni e macchinazioni del nazi Von Reichter e/o del suo duplicato genetico “nano”Joseph, tenuti a bada da Cybersix, magari nelle vesti un poco imbarazzanti di vigilante buona ma…”Guardona”; salvo negarsi _ancora una volta_ all’affetto anche non platonico del cronista con la schiena dritta _ tra i pochi rimasti in una città oltremodo assuefatta alla corruzione _ Lucas Amato, di nome e con languore, di fatto. Trillo in versione “telenovela” (…si scherza : magistrale piuttosto come riesca a contenere l’intreccio con economia di dialoghi e puntualità di messa in scena) concede qualche nozione sulla origine biologica della sua “figlia rinnegata”, mentre sta sul vago per la componente “cyber”, lasciando trasparire citazioni cinematografiche e soprattutto letterarie , che d’altronde sono il sale della copertura lavorativa di Cyber6 versione Prof. Adrian Seidelman .
                        Ammirato incondizionatamente per i contrasti in chiaro scuro e la capacità di “muovere” la tavola ( vedi cap. 68; ma anche le soluzioni visive di cap.56, trq gli altri),Meglia approfitta del cap. 66 (quello precedente ha una inedita caratterizzazione della bocca di A.S.), a se stante nel soggetto ,per “addolcire” il suo stile in territori disneyani(“Fantasia”) in una contaminazione che non lascia comunque banalizzati i villain della serie , modellati sui criminali nazisti espatriati ed impuniti nel dopoguerra ad infettare le società del Sud America.Il cap.71 mi è parso quello , relativamente, più “tirato via”, forse anche a causa della asettica ambientazione ospedaliera (imho).
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          JULIA n.ro 241 Super hero
                          SBE. 132pp., b/n. 4,00€.
                          Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Steve Boraley.
                          Frutto dell’applicazione , dell’ingegno ( e di una certa dose di frustrazione giovanile, un nichilismo all’ingrosso ma capibile, verso le chiusure e le storture della società degli adulti…)di un ragazzo paraplegico _ con genitori che gli danno ogni supporto economico più che altro per non interagire con lui_ e del suo migliore amico, un “nerd” proveniente da una famiglia assai più modesta ma non meno “materiale”,la creazione di una sorta di Supereroe da fumetto, dotato di una corazza integrale blindatissima , che inizia a farsi conoscere nel sottobosco della criminalità urbana. Il suo intento ( lo impersona il giovane deambulante, radio-guidato dal socio in carrozzella), già molte volte “fantasticato”dai suoi padri tecnologici, è di dare una raddrizzata arbitraria ai torti generati dalle manovalanze criminali ;che entrano in qualche agitazione, mentre l’opinione pubblica _aizzata dai media locali_ diventa in molti casi vivace (quando temporanea) sostenitrice del repulisti di questo “giustiziere mascherato” che dolente o nolente inizia un percorso eticamente ambiguo ,e borderline nel dato della legalità. La polizia di Garden City deve muoversi, presto ben instradata dalle puntuali profilazioni di Julia, che la avvicina alla comprensione veritiera dei due, delusi ma non inermi.

                          Fin dalla intro., doverosamente dedicata al Viadotto Morandi ( ed in parte al festeggiamento _ con anche figurine autoadesive allegate_ dei duecentoquaranta numeri consecutivi, ovvero vent’anni di vita editoriale di “Julia”) l’albo , ancora una volta per questa serie, è centratissimo sull’attualità, che par di sfogliare un quotidiano, tra cronaca e puntuti commenti, lettere al direttore ed “influencer” ligi all’iconografia dei “senza padroni e peli sulla lingua”. Il sedicente Super hero è un “Robocop” fatto con apprezzabile profitto tecnico, con un orizzonte interventista/narcisista a là “Kick –ass”, ma auto-motivante e relativo pericolo di farsi prendere troppo la mano. I cittadini audience si godono la “coreografia”, demandando al “Super” il sopimento di rabbiose paure ed inquietudini lontane dal potersi dire risolte, addirittura definitivamente. Poi magari ci scappa il morto e molti non vorrebbero proiettare in pena capitale le loro stesse manchevolezze, senza se e senza ma.

                          Praticamente spoilerata dalla cover [;-) ], il colpo di scena finale mette in operatività Julia , che altrimenti svolge il suo compito quasi solo dietro o “dentro” uno schermo, quasi a togliere alibi alle critiche di ripetitività nella strutturazione degli episodi. E è d’altronde sempre più difficile che un fumetto seriale superi le forche caudine degli assottigliati ma agguerriti lettori abituali per “far discutere” il pubblico mediatico nel suo complesso; e “Super hero” si presterebbe.
                          E’ stato corretto non cercare , graficamente, uno stile Marvel o DC per rendere a disegni un “hero” generosamente goffo, in via di continuo perfezionamto e col suo bravo punto debole ( la carica delle batterie elettriche!); imponente quanto fin troppo impostato nell’eloquio. Boraley ci mette la severità delle chine mista alle caratterizzazioni facciali spinte ( anche queste quasi “maschere”, ma da commedia…)dei protagonisti, facendo uscire _ per dirlo alla romana_ un “lo Chiamavano Super Herò” de no’ antri, affatto ridicolo però , sebbene non del tutto pronto a contenere appieno le responsabilità dei suoi eclatanti gesti (imho).
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            BUENOS AIRES
                            Ed. Cosmo.96pp., a colori. 4,90€.
                            Testi_ Jack Manini / Disegni_ Michel Chevereau / Colori_ Jack Manini.
                            Già ufficiale e pilota di guerra, ma in forza al governo collaborazionista francese, l’aviatore Jean Vatine cerca fortuna in Argentina, tentando _col suo inseparabile collaudatore Albert_ di accreditarsi presso il Governo come progettista e costruttore areonautico, nell’autunno del ‘45. Con un “colpo d’ala” inaspettato, anche sotto il profilo dei sentimenti ottiene infine una chance di presentare un suo prototipo funzionante al cospetto del Gen. Peron e di Eva (Evita) Duarte, contestata e discussa coppia forte alla guida del grande Paese sudamericano, che cova bellicosi oppositori politici , osservatori interessati sovranazionali ed un nutrito drappello di immigrati teutonici provenienti dalla matrice nazista. E dunque , oltre al frenetico tentativo di mettere assieme una squadra di esperti ed eterogenei collaboratori, capaci di passare dal progetto sulla carta alla sua effettiva realizzazione Levine dovrà parare la impetuosa concorrenza di non tanto ex nemici crucchi , altrettanto determinati, con ogni mezzo, a guadagnare le commesse dell’ormai ruggente amministrazione peronista.

                            Un gustoso romanzo popolare, arricchito da spettacolari duelli , sia nei cieli quanto in prosaici sgambetti, sotterfugi e tradimenti _ talvolta con esiti ferali_ a terra; e magari sotto le lenzuola. L’ambientazione è vintage ( si chiude nel 1947) ma la fattura recentissima ( la seconda parte è andata alle stampe solo lo scorso giugno…), perciò propizia ad una certa insistenza sul carattere populista dell’impegno politico di Evita, scandagliata anche nelle sue manifestazioni più controverse. Un po’ tutti i personaggi godono di una certa tridimensionalità caratteriale , utile ad intrigare il lettore in saporosi intrecci melodrammatici ed a non inchiodarli a facili condanne morali.

                            Curiosamente lo sceneggiatore qui stende anche i colori, belli peraltro , facendo imperare il sole nelle sue varie temperature cromatiche e sottolineando taluni vestiti come talune carrozzerie d’automobile con tinte unite squillanti che risaltano nell’altrimenti sobrio insieme di tenute ed attrezzature da lavoro. D’impostazione realistica i disegni che , di norma a otto-dieci vignette per tavola , risultano compressi nel formato bonellide , ma compensano con un sempre fluido montaggio dei quadri visivi (che magari si prendono l’intera pagina per larghezza od altezza ma non escono mai dai bordi…)ed un gusto compositivo che rammenta raffinate inquadrature in simile “cinemascope”.Abbastanza incongruo intestarlo ad una collana di “Grandi battaglie della Storia” data l’impostazione smaccatamente da fiction. Un fumetto che decolla ed atterra nella sua solida convenzionalità di fondo (imho).
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              DAMPYR [223] Cuba libre!
                              SBE. 96pp., b/n. 3,50€.
                              Testi_ Luigi Mignacco / Disegni_ Dario Viotti.
                              Altra storia di “Dampyr” fatta con lo stampino purtroppo (imho) , secondo moduli narrativi stravisti , letti e digeriti a ripetizione, infilando a ‘sto giro i “cameo” ( sotto forma di visioni/flashback calati nel 1958…)del Che e Fidel , pure loro alle prese con un Signore della Notte, un dandy che già si era manifestato nell’arcipelago cubano agli indios Taino ed ai malaugurati Conquistadores iberici nel 1518 (!) marcando una propria “zona rossa” che i comuni mortali impareranno a non invadere , sulla scorta di leggende tramandate che arrivano ai giorni nostri , magari pure manipolate in “fake news” ( perfidamente è perfettamente riconoscibile la testata che le ospita…)a scopo promozionale. Vi “abbocca” una giornalista americana che, seguendo una falsa pista, procura indesiderata pubblicità a quei veri “mai morti” che alla stregua di un Fox Mulder , anche Harlan Draka ed i suoi cercano tra le pieghe di notizie che per i profani sarebbero di puro taglio sensazionalista. Finale decompresso che minaccia futuri sequel, ed a cui si arriva per induzione inerziale.
                              La non sempre conseguente e precisa direzione degli sguardi , a livello grafico accentua una qualche sensazione di irrigidita freddezza nei ritratti (ottimo però l’anziano sulla Cadillac…), persino troppo levigati nella pulizia delle linee , che certo non documentano l’afa della selva caraibica, tagliata dai Barbudos rivoluzionari oltre che improbabile (con) dimora patrizia dell’arcivampiro e dei suoi asserviti. Per chi fosse interessato all’albo sono allegate figurine autoadesive. Un numero , secondo me, complessivamente abbastanza trascurabile .
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                                ANGIE DIGITWIN 4
                                Panini Comics. 32pp., a colori. 3,20€.
                                Testi_ Stefano Vietti / Disegni_ Gianluca Gugliotta / Colori_ Andres Mossa.
                                Quarta uscita che va’ a chiudere la “prima stagione” (un’altra sarebbe prevista “in autunno”…Del 2019 ?). Questo primo punto narrativo finale onestamente l’ho trovato sgasato, convenzionale e da telefilm di serie b. Ci becchiamo infatti tutto lo spiegone sul perché ed il per come sono arrivati ad Angie quei “superpoteri” che l’hanno condotta dentro e fuori dai ranghi ( cosa che fa ‘ tanto buona-ma-ribelle )del Lab (…e d’altronde si allude ad una diaspora che farebbe luce sugli arcinemici cyber criminali che affrontano d’impeto nel “deep web”) . Viene intaccata una dinamica dei fatti che abbiamo inteso in precedenza, ma poi bon si ricomincia amici come prima quando il dovere chiama e la gente comune, ignara ( e dunque sostanzialmente ingrata) dorme.

                                Magari si poteva mantenere una migliore coesione grafica in una mini-serie così breve, ed invece il Gugliotta interpreta a suo modo Angie (& co.) , che acquista qualche annetto e mi diventa una signora fatta, con un mento che ci puoi parcheggiare il motorino e qualche linea di tratteggio a puntellare matite che potevano fare la loro porca figura anche in bianco e nero, vista pure una certa inventiva nell’angolatura di osservazione. Qualche cedimento di rifinitura nelle poche vignette affollate. Mossa si dà una bella mossa nel fornire trasparenze, tagli di luce posizionati e gentili dominanti cromatiche ove occorre. Rimane la sensazione di un lavoro consegnato in modo professionale ma fatto a stretto scopo alimentare (imho).
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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