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    ANGIE DIGITWIN 3
    Panini Comics. 32pp., a colori. 3,20€.
    Testi_ Stefano Vietti / Disegni_ Luca Enoch ( tav. 1-7; 12-32) e Mario Alberti (tav. 8-11) / Colori_ Andres Mossa.
    Accerchiata ed isolata in uno dei gangli più reconditi ed oscuri del deep web Angie (la) Digitwin ingaggia una disperata battaglia contro ondate di mostruosi malware virali , lanciati dal Nomad , un supremo avversario che schernisce Angie sulla sua natura ibrida ( …un discorso che ricorda un po’ Superman e…Brunetta che tenta Salvini a rompere con Di Maio ricordandogli Fico,xD xD). Ma lei raccoglie tutte le forze della sua fibra (ottica?) per contenere il nefando pericolo, rischiando la sua incolumità e di non poter tornare alla dimensione “carne ed ossa” della sua Torino; ancora tormentata dai ricordi intermittenti della sua infanzia e dal burrascoso rapporto col “Lab” che l’ha ri-creata…
    Rimandata come da annuncio pubblicitario e dal “gancio” finale dell’albo al prossimo numero la scoperta (a ritroso…) di “tutta” la verità sul passato di Angie, l’episodio apre qualche squarcio, piazza un colpo (basso ;-) ) di scena brutale ed instaura un in(d)izio di discorso etico sull’uso della Rete non privo di attualità. Non avendo in mano tutti _per così dire_ gli elementi del puzzle narrativo in mano è proprio (a parer mio, s’intende…) la parte “Digitwin” a sembrare irrisolta e fumosa , anche se viene visualizzata con le contorsioni di spietati combattimenti corpo a corpo (virtuale?) e con la rappresentazione di un affogamento/dissolvimento nel mare magnum dei dati sui server digitali.
    Questo aspetto viene lasciato ad Alberti , mentre Enoch lavora (altrettanto bene)le parti più “realistiche” ed in flashback , servite da trattamenti appositi dei colori. Diciamo che persuade ad aspettare la prossima uscita mensile (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      MICHELUZZI_JOHNNY FOCUS
      Ed. Cosmo. 112pp., b/n. 3,90€.
      Testi e Disegni_ Attilio Micheluzzi.
      Primo tomo a fumetti delle esotiche e viepiù rischiose traversie di Johnny Hansen _ detto “Focus” in ragione del suo lavoro di fotoreporter_ , poco più che ventenne americano giramondo negli anarchici e frizzanti primi anni settanta.
      Prima opera seriale da autore completo per M. , pubblicata in genere a blocchi di quindici pagine e tipicamente in due parti su varie riviste di comics, per ragazzi e poi d’autore ( tutte o quasi attualmente scomparse, sic!). Ingrana con qualche ridondanza, tipo i personaggi che ripetono sovente gli stessi concetti ( ovvero gli stessi concetti; ossia gli stessi concetti : ci siamo capiti ,xD), un protagonista che non scatta foto manco per sbaglio alla fine (:-p) e continui accidenti che lo assediano “casualmente” , una volta pescato a Bangkok, piuttosto che in Amazzonia o su scenari Medio Orientali. Di default rischia di farsi ammazzare , ma se la cava di scaltrezza, iniziativa spiccata e della fortuna che arride agli audaci ed ai biondini carucci che amano “mischiarsi” a culture ben lontane dal loro vissuto di origine. Senza grandi smancerie, ma pagando pegno alla plausibilità , in linea generale. Diciamo un “aperitivo” delle opere più compiute del Maestro. Spettacolarmente contrastate le tavole , anche se le nove vignette _di norma_ per ciascuna stanno strette al formato 16x21, e con la composizione degli elementi nei riquadri che ha un bilanciamento datato , nel caso degli autoveicoli un ingombro geometricamente assai spigoloso. Quasi “impacciata” nella sua marmorea esattezza la resa delle poche ma buone forme femminili (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        MONDO NAIF [1 ]
        Kappa Edizioni. 96pp., b/n. 5,20€.
        Testi e Disegni_ AA.VV.
        Circola in commercio ancora qualche copia di questa rivista brossurata con fumetti e contenuti redazionali , varata nell’ottobre 1998 con cadenza trimestrale per valorizzare i contenuti editoriali e gli autori vagliati da Kappa Edizioni; ossia dall’iniziativa instancabile di promozione fumettistica dei Kappa Boys ( al secolo : Andrea Baricordi, Massimiliano De Giovanni, Andrea Pietroni e Barbara Rossi). Gli si affianca(no) il contributo _in forma di brevi saggi-interviste, racconti e recensioni anche letterarie_ di qualche “fratello maggiore”, pescato nello stesso “stagno”della produzione ed edizione editoriale. Tutta “roba buona” e marcatamente Bologna-centrica : L. Bernardi, P.V. Tondelli, D. Brolli, D. Voltolini, D.Toffolo,V.Vinci…
        Una palestra dunque, che contiene personalità già pubblicate dai Kappa in graphic novel, intenti a mettere a puntino nuove produzioni ( come il team Andrea Baricordi/Gianmaria Liani, alle prese con gli studi preparatori del non di meno “Lupin III” versione Made in Italy) od in fase di lancio e rodaggio ( su testi di Francesco Satta la quasi esordiente Sara Colaone disegna una breve carina storia con protagonisti bambini, con una applicazione diligente e non ancora approdata alla sua sintesi più matura…). Per numero di pagine sono tre i comics principali, costole/continuazioni di opere già affermate in quella fine degli anni novanta ( dunque il prezzo della pubblicazione è stampigliato in lire: diecimila!)non ancora ghermita dai cellulari e dalla rete internet e in cui doveva sembrare “di tendenza” fotografare la comunità creativa ed omosessuale di Bo ( il Massimiliano De Giovanni/ Andrea Accardi di “Gente di notte” : quasi emo nel contrasto dei chiaro-scuri, quasi manga nello stile), o raccontare di giovani studentesse in giro per capitali europee. Molto “basic” però l’impianto dei soggetti , tamponati da dialoghi che si sforzano di apparire sul brillante ma colloquiale : La “”Lillian Browne” di Vanna Vinci, dai contorni contenitivi e linee modulate per il super classico “il ragazzo che mi piace sta baciando un’altra, ergo fingo indifferenza ma dentro mi sento morire” ,ovvero quanto è dura e disgraziata la vita di noi post adolescenti . Ed infine Giovanni Mattioli e Davide Toffolo con la Piera (degli spiriti) che prende confidenza con Londra mentre da noi la Beatrice si divide tra la fabbrica occupata (da mamma…) la balia asciutta della sorellina e soprattutto l’incombenza di amalgamare le componenti della “sua” rock band femminile. Allegre ragazze canine antropomorfe , slanciate tra grigi e tratteggi di uno stile riconoscibile che deve aver guardato a più di una ragazza sul “tank” ;-) (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          RIDE_ Level 0
          RCS Mediagroup s.p.a .36pp., a colori.2,50€.
          Testi_ Fabio Guaglione e Adriano Barone / Disegni_ Andrea Broccardo / Colori_ Claudia Palescandolo.
          Come per “Lo Chiamavano Jeeg Robot” ed il secondo “Smetto quando voglio”, un one shot promozionale a fumetti ( ma molte pagine sono di presentazione, con interviste , schizzi e foto live…)che “espande” in maniera collegata ma autonoma “l’universo” narrativo e stilistico del film _al cinema dal 6 sett. 2018_”Ride”. Una distopia sugli sport estremi (biker acrobatico, ed in secondo luogo slopestyle, parkour e downhill”)fagocitati dai (new) media , che attirano gli spettatori (ovviamente da vendere agli sponsor per condividere coi bikers parte dei profitti) offrendo filmati di prodezze “sportive” sempre più estreme e spericolate. Non bastasse ancora si troveranno altre modalità per far scorrere _eufemismo_ adrenalina; con gli atleti sottoposti in parte ignari ma pur disposti a quasi tutto ( un dialogo : “so che non possiamo permetterci di prenderci pause…So che l’hastag non è più tra i trending topic,sì, ho visto che sono scesi anche i retweet”) scalmanandosi con la bici su terreni scoscesi e barriere non solo naturali. La storia si conclude virtualmente con un personaggio che continuerà le sue vicissitudini nel film…
          Abbastanza breve da non annoiare e con un titolo che incoraggia ulteriori risultanze cross-mediali e stilistiche , il fumetto apre una finestra in flashback per dare un minimo di spessore psicologico alle spacconate di ragazzotti dal linguaggio _vedi sopra_ irricevibile e dalla impulsività quasi masochista. Mai in saturazione le tinte cromatiche e disegni in linea con la spigliatezza di una release per un target Young adult. Una certa enfasi grafica _immagino voluta_ per i caschi e le attrezzature sportive dei concorrenti ciclisti. Con ben sei diversecover disponibili (imho).
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            DEADWOOD DICK 3 Fra il Texas e l’inferno
            SBE. 66pp., b/n. 3,50€.
            Testi_ Maurizio Colombo / Disegni_ Pasquale Frisenda.
            Il racconto di Joe R. Landsale “Hide and Horns” ispira ed apre un nuovo ciclo di avventure di Nat “Dick” Love ( il perché del Deadwood viene spiegato nella presentazione dell’albo), in cui peraltro non mancano flashback e personaggi inerenti al periodo sotto le armi del protagonista (ovvero “Deadwood Dick” 1 e 2). Lineari ed al contempo fragorose le vicissitudini del “Negro” che, posizionato in un ruolo _suo malgrado_ di cecchino/giustiziere si avvicina progressivamente a compatire brandelli biografici di una prostituta; un anziano afroamericano e di una disastrata comunità di cinesi, atrocemente sfruttati _ anche da “caporali”_ intorno all’avanzamento delle tratte ferroviarie.

            La crudezza (e crudeltà sostanziata…)della descrizione sociologica viene intermediata da tambureggianti battute ironico-sarcastiche, praticamente un ininterrotto turpiloquio a tema preferibilmente sessuale e scatologico; e rilanciata da un carico di violenza grafica che banchetta con lo splatter e innaffia di sangue il quanto mai duro e selvaggio west texano.
            Sui disegni si è aperta una vexata quaestio sulla acquisizione digitale (scan)delle tavoleche ha comportato una marcata perdita di linee sottili e striature di grigio che consegnano vignette ben documentate sul fronte della ricostruzione storica e truculente nella descrizione delle uccisioni, ma con un tratto dalla inchiostrazione pesante e monotona , con qualche libertà interpretativa nelle anatomie , quasi cercasse una esasperazione verso toni estetici da film horror, ad ulteriore rinforzo del climax di prevaricazione bestiale (solo) cominciato con la questione razziale di Dick. A referto posture e alternanze secche di luci ed ombre fatte con classe senza se e senza ma (imho).


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              SAS
              Ed. Cosmo. 144pp., b/n e toni di grigio. 5,00€.
              Testi_
              Umberto Ciance ( Ep.Patto col Diavolo) e Martin Eden ( Ep. 11 Settembre per SAS e Missione a Cuba) / Disegni_ César (Ep. 11 Settembre per SAS) e Andrea Mutti (Ep. Missione a Cuba e Patto col Diavolo).
              Che non è Brunori [xD] ma Sua Altezza Serenissima , ovvero il Principe delle spie Malko Linge; già protagonista di romanzi “Segretissimo Sas” ( A. Mondadfori Editore, scritti da Gérard De Villiers ed incentrato sul biondo austriaco che disbriga affaracci scottanti in capo alla CIA sui fronti “caldi” di tutto il mondo, in una miscela di spy-story ed erotismo piuttosto crudo e senz’altro abbondante ( con dettagli hard) , probabilmente tagliato su fantasie etero abbastanza maschiliste. La catena di lusso, lussuria, pugnalate alle spalle e “barbe finte” degli agenti (ma il termine s’intenda unisex)segreti si attorciglia parecchio nella metodica delle azioni (sebbene alcune soluzioni dei soggetti, tre, appaiano sin troppo frettolose…)e nella precisione quasi pedante che gli sceneggiatori prestano ad enumerare fatti, sigle e nomi correlati all’attualità, ovvero poi alla Storia del nostro tempo. In particolare al De Villiers _per come è stato adattato_doveva premere ,tra il 2006_2007, specificare che l’Amministrazione americana agisce sullo scacchiere per un tornaconto di opportunità/opportunismi che trasforma i compari di ieri nei peggio nemici dell’umanità di oggi, spiazzando chi _da ambo le parti_ ha servito “la causa” con scomoda coerenza. Ma d’altronde non sarebbe un fumetto di spionaggio se le parti in causa non vorticassero nell’ambiguità ed all’occorrenza nell’aperto tradimento. Il tutto, “bello” complicato e cervellotico.
              Il primo episodio , per esempio, nel 2003 impegna Linge a stanare a Zagabria un criminale di guerra serbo…Ed è tutto un rincorrersi di pizzini, complici del figuro e pure amiche delle amiche dei suoi ex amici , impauriti ma disposti a “venderlo”alla giustizia straniera e sovranazionale. Poi si torna all’attacco alle Torri Gemelle, ed a ritroso alla Guerra Fredda, dove colleghi di Linge procuravano armi e protezione a ferventi soldati in Allah come Osama Bin Laden, diventando “imbarazzanti” quando gli Usa verranno feriti dagli attentati del 9/11. Infine si vola a Cuba, dove indiscrezioni sull’imminente decesso di Fidel Castro ( questa storia è editorialmente del 2007)scatenano i servizi segreti per estromettere il Regime a favore di una transizione anti-castrista. Ma sull’isola il contro-spionaggio è massiccio e debitamente sospettoso di tutto e di tutti, benché la precarietà economica del Paese inviti ufficiosamente le rimesse dei foresti…

              Lo stile di disegno è sul realistico ed iper dettagliato, che alla peggio denuncia una certa “fissità” espressiva da fotoromanzo. Si lascia preferire Mutti a César che, nel tentativo di far prendere cenni di ombreggiatura ai suoi ritratti disegna un Linge che pare (nel 2001…) più anziano e tarchiato; addirittura “gonfio” in viso, come del resto altri “mascelloni”. Le donne sono al 99% delle gnocche da sfilata , sode quanto ammiccanti per essere soddisfatte nell’alcova (dove capita…).Una unica tavola, penso per una svista, non ha i grigi , modulati comunque in maniera mai opprimente. Non è il mio genere, e forse meriterebbe una seconda lettura per fissare in modo inequivocabile alcuni snodi narrativi astrusi (imho).
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                JULIA n.ro 240 La Spada stregata
                SBE. 132pp., b/n. 4,00€.
                Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Giuseppe Candita.

                Attore impegnato nella produzione di una fiction di genere fantasy perisce sul set (!), trafitto da un’arma da taglio che doveva essere finta. La polizia di Garden City e Julia indagano sul misfatto, non accidentale, scoperchiando un mefitico carico di invidie, rancori e meschinità incrociate, che non danno certo una impressione angelica neppure della stessa vittima. Nel reparto artistico ed amministrativo lavorano numerosi addetti da vagliare con un qualche movente omicida e non tutti/e possono permettersi la sincerità, in particolare la persona che ha brigato per la morte del divo.
                L’albo spende le prime venticinque pagine per farci immergere in una atmosfera dichiaratamente debitrice del “Signore degli anelli” e del “Trono di spade”, oltre a sfruttare le locazioni scenografiche dell’immaginario telefilm per immettere una trama gialla peculiare nel voler descrivere le dinamiche lavorative di un complesso progetto di riprese televisive, ma assolutamente canonica nello svolgimento (appoggiata d’altronde ai classici del genere : uno spazio ristretto con diversi personaggi che potrebbero essere parimenti colpevoli od innocenti. Ricorda qualcosa? ;-) ), con tanto di infruttuosa ribellione del/la colpevole. Una volta tanto Julia e Webb collaborano in maniera rilassata ed è piuttosto l’ego di attori, registi e produttori a svelare altarini e suggerire collegamenti, magari corroborati da un ulteriore colpo di scena, che in verità mi pare togliere quote di plausibilità alla brutta faccenda. E che lo Showbiz non fosse un ambientino tutto rose e fiori lo “sappiamo” da mo’.
                Elevato il contrasto grafico tra le dimore barocche di orchi, elfi e cavalieri e le corrispettive abitazioni degli attori e tecnici che li creano, moderne ed elegantemente essenziali nelle linee; che rimangono precise e pulite nei ritratti . Come accade ugualmente spesso ultimamente viene inserita una scena di inseguimento tra autoveicoli un po’ a là Bruce Willis, ma l’indistinta colata di nero in luogo dell’asfalto dà in questo caso una sgradita sensazione di finto, come i “plastici” talvolta inquadrati dalle telecamere per contenere i costi di messa in scena (imho).
                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                  LA BIONDA
                  Editoriale Cosmo. 224pp., b/n. 7,90€.
                  Testi e Disegni_ Franco Saudelli.
                  Alla cura del volume a fumetti Paolo Di Orazio, che regala la suggestione filmica de “Il Quinto elemento” come…Quinta scenografica fantascientifica delle eccentriche avventure di una ladra_quella del titolo_ con spiccate tendenze feticiste per le estremità inferiori ed il bondage elaborato, nel contesto di una megalopoli dove donne-con-le-gonne ( e punitivi stiletti ai celebratissimi piedi …) detengono larghi poteri (i maschi sono comparse inessenziali ed oltremodo secondarie…) e imbastiscono piani per consolidarli, magari assumendo La Bionda per un interscambio di reciproci interessi , che tuttavia spesso celano infide e sleali criticità. Dunque se il modus operandi , non solo della protagonista ma di tutte le parti (femminili) in commedia è reiterato in una granitica standardizzazione non di meno l’incedere delle trame spumeggia di situazioni equivoche e magheggi che rischiano di ritorcersi sulle parti in causa che li hanno generati. Provvidenziale poter leggere via di seguito, per non perdere il filo : letteralmente un avvolgimento di corde che legano malcapitate semi o completamente nude (e scalze). La portata tecnologica rappresentata nel fumetto, oltre a fornire plausibilità ai colpi di scena, riverbera alcune ossessioni sul controllo sociale e psicologico delle “masse” che non pare eretico allo scrivente accostare a Philip K. Dick ed in subordine a “V for Vendetta”. Diversamente faccio qualche fatica a rintracciare “erotismo” in queste pratiche lesbo-monomaniacali , proposte meccanicamente una tavola ogni due, minimo.
                  Da pag.115 a pag 156 vengono inseriti dei toni di grigio, in questa edizione abbastanza antiestetici, mesi a rinforzo di isolati particolari sembrano quasi sbavature macchianti della carta stampata. Alcune soluzioni di pezzatura della gabbia, ossia la distribuzione ed il montaggio delle vignette che in special modo nelle prime 115 tav. hanno un taglio da manga e non sono sempre intuitive da seguire. Non mancano poi le scontornate in genere non giocate sui dialoghi; ed abbastanza usuali anche triple verticali ad esaltare la fisicità di arti e piedi ripresi con ammirevole senso prospettico da tutte le angolature immaginabili. Linee forti e chiuse chiamano una inchiostrazione pregnante (lievemente degradata, di nuovo, nel segmento 115_156)che fissa la sbarazzina protagonista ed anche di più matrone pasciute e kapò in burocratica divisa. Comic curioso ,ma alla fine anche un po’ estenuante (imho).
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