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    DEADWOOD DICK 4 Il Piombo e la carne
    SBE.66pp., b/n. 3,50€.
    Testi_Maurizio Colombo / Disegni_ Pasquale Frisenda.
    Niente affatto benvenuto, Dick cerca di dare cristiana sepoltura al (fu) suo estemporaneo sodale Cramp nel camposanto della fetida e verminosa Hide and Horns. Ma i suoi perlopiù cenciosi abitanti , Rev. compreso, fieri razzisti e per giunta confederali fuori tempo massimo, non vogliono spartire un grammo di terra consacrata con un “negro”, specie se in vita gli ha rifilato qualche sòla. E ricevono pure la “solidarietà” fattiva del pappone al bordello della comunità dei lavoratori cinesi, ancora più miserabili e macilenti delle zavorre d’uomo del loco. Abbastanza per far saltare la mosca al naso di Dick che, ulteriormente provocato decide di “divertirsi”…

    Anche se brilla di una certa inventiva nella meccanica delle azioni l’albo è perlopiù incentrato su una lunga pistolettata “riparatoria” ma affatto “politicamente corretta” in cui DD., parole sue, si leva ogni sfizio di stendere i bifolchi pallidi,agendo perfino oltre le loro ampie capacità di rendersi odiosi.Segue “riposo del guerriero” e levata di tende dal terribile ed a questo punto decimato villaggio. Spappolamenti di membra e salaci osservazioni sui membri (ehm…)sono la grammatica del racconto, beninteso a dare reazione agli sfoghi costituzionalmente violenti del senz’altro selvaggio west, a cui pure Dick _ salvo basilari paletti etici_ dà adesione. Mors tua vita mea e “bang !bang!bang!”.
    Inappuntabile la potenza di molte pose plastiche e la concomitante resa grafica del fangoso e cupo squallore di Hide and Horns ( soggetto dal racconto omonimo di Joe R. Lansdale), ma il tratto spesso ed impregnante delle chine costringe a qualche drastica semplificazione sui secondi piani e nei campi lunghi specie delle figure umane, che “da vicino” riempiono invece un “bestiario”da conquista del grande ovest, che ha lasciato oltremodo tracce sulla pelle, bianca ,gialla ( sistematici i dialoghi con le “erre” sostituite dalle “elle”) e naturalmente nera. Continua altrove , con una dissolvenza incrociata su mani decisamente vissute (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      MERCURIO LOI 13 Tempo di notte
      SBE. 96pp., a colori. 4,90€.
      Testi_ Alessandro Bilotta / Disegni_ Sergio Ponchione / Colori_ Nicola Righi.
      Dalla finestra sul cortile il Col. Belforte (e forte somiglianza con Ugo Foscolo :-p ), della Gendarmeria Pontificia, uso ad obbedir tacendo (…anche perché gli hanno reciso le corde vocali…)intravvede quel che sembra un omicidio in atto; e tergiversando sul da farsi teme poi d’essersi ingannato. Fitto mistero : come andar di notte…Nelle ore più dolci di Ottone con Diana , ma il tarlo della (procurata) morte del babbo di lei lo costringe a dilaniarsi la coscienza, che prende “forma” in maniera imperiosa quanto subdola… Per due casi giudiziari che avvicineranno Belforte e Ottone De Angelis nella più stringente determinazione della verità investigativa. Cosa non da Mercurio , defilato sotto la luna dandosi al “parkour” ed attenzionando tuttalpiù preoccupanti defezioni in “Sciarada”, ignaro (?) dell’umano pericolo che sta per piombargli addosso.

      Personalissima illazione : in questo episodio, densissimo di fatti e colpi di scena anche sporchi e cattivi , Bilotta “irride” i dubbi e le fisime di chi , indispettito dalle sue sperimentazioni narrative scomposte (anche qui presenti ma decifrabili , col senno del poi, con criterio logico e sequenziale piuttosto cristallino e quasi piano) non lo dava o sperava capace di imbastire una solida ed avvincente trama gialla ad incastro ,con le sue belle metastasi criminali che attaccano perifericamente il rapporto Ottone/Mercurio (…e Belforte stesso) per blandire e dividere lo studente ed il maestro; con la brutale “sincerità” di chi sa far leva sulle scoperte debolezze del discente e sulla tempra anche ruvidamente irriducibile del docente, da ruffiano interessato che erompe in scena da qualche buco dell’inferno, spiritato ma al tempo quanto mai tangibile; mentre al contempo altri villani , in citazione di Vidocq , scavano altri rivoli di “non senso” mettendola in burla ( insomma “Bilottiani” al cento per cento). E ci lascia con una ultima pagina saliente, magari pure destinata ad inaridirsi ma, disdetta, in minimo due mesi editoriali di ulteriore attesa. Eccoti servito e riverito, caro lettore medio Bonelli d.o.p; adesso lasciami ritornare a far altro (? ;-) ) ancora.
      Di rango elevato la colorazione , capace di modulare un vasto range di gradazione della luce notturna, nella composizione dei quadri/vignette in cui vi si proietta racchiudendo toni cromatici dall’azzurro candido fino al cobalto più impenetrabile. Mi sembra di cogliere omaggi grafici da Magnus a Charlie Adlard nelle deformazioni che specchiano i vari personaggi (vedi la prima doppia di pag.28; la terza di pag.73 ed in fondo perfino il “Ritratto di signora”, dalla vignetta successiva. Riappare pure il “monello”, un biondino quasi riserva in fieri dell’incasinato Ottone , ormai mezzo “esaurito” nel suo fardello di segreti ,che certo fanno a pugni col suo aspetto caruccio…) , chiamati alle escursioni sui tetti (!) e quelle più mirate tra i vicoli e le corti romane; ma maggiormente in interni _come logico_ , dove nelle stanze più sfarzose rischiarate forse il segno del disegnatore fa’ sembrare un po’ spoglie, non distanti immagino dalla bassa propensione ai barocchismi del mefistofelico autore dei testi ,che marca un ulteriore albo riuscitissimo (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        CYBERSIX 10
        Ed. Cosmo. 160pp., b/n. 5,50€.
        Testi_ Carlos Trillo / Disegni- Carlos Meglia.
        L’ottantacinquesimo capitolo (breve) conclude la ristampa di “Cybersix”. Ed è il “completismo” a dare valore aggiunto ad un volume altrimenti in alcuni punti “indegno” della dignità di stampa , stante tavole pesantemente sbiadite od afflitte da sbavature d’inchiostro a detrimento della compattezza artistica dell’opera. Fisime da nerd a parte [xD]questa decima e ripeto ultima raccolta ci dona una Cyb che torna ad occuparsi del suo prossimo , nella quotidianità piuttosto che nei macro complotti orditi da Von Reichter per controllare Meridiana, le sue istituzioni laiche e pure cattolico clericali, facendo leva sul desiderio di sicurezza dei cittadini , magari inventandosi esterne minacce terroristiche (il fumetto è di fine 1993, inizio ’94 nella ehm, lontana Argentina…). Qualche accenno parallelo sugli inizi di “carriera”della cosiddetta Rinnegata e del suo Creatore scientifico , uno “Stregone” che già operava in Europa molti anni addietro con eguale mancanza di scrupoli etici e compassionevoli . Questi diciamo “flashback” sono trattati da Meglia adottando uno stile più “Archie Comics”, ingentilendo quel suo tratto spigoloso e frastagliato che comunque rilascia i suoi forti contrasti di luci ed ombre , oltre ai dettagliati e caratteristici scorci metropolitani da visione dall’alto. Non veniamo particolarmente preparati al cap. 85, che con l’eloquente titolo “La Notte in cui Cybersix sparì…”sfuma ed interrompe il lungo ciclo di avventure di Cyb/Adrian , che brinda a se stessa e nonostante tutto alla vita (che continua). Fine. Bello (imho).


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          ALLAN QUATERMAIN e le Miniere di Re Salomone
          Ed. Cosmo. 96pp., b/n. 3,50€.
          Testi_ Dobbs / Disegni_ Dim D.
          Titolo esplicativo e programmatico , del tortuoso viaggio africano del cacciatore britannico ottocentesco già romanzato dalla penna di Henry Ride Haggard e trasposto in fumetto senza troppo ammorbidire la sua altezzosa vena colonialista , rapace e per niente “vegetariana”. Mosso dal soldo di un galantuomo scandinavo che ha fatto base a Città del Capo nella speranza di ritrovare il fratello che si è inoltrato in una rischiosa spedizione , AQ si avventura, guidando il suo committente ed altri inservienti, in una natura severa e quasi del tutto inesplorata,e col miraggio incentivante di localizzare gli sperduti tesori di Re Salomone…

          Fissati i caratteri dei protagonisti il racconto li macera nelle lungaggini proibitive del viaggio, necessarie alla “ricompensa” , che invece li investe di nuovi guai nella faida militare/familiare simil “Robin Hood” ( ;- ) ) in quota a sovrani indigeni ed in spregio progressivo _ da questo snodo narrativo_ della plausibilità degli eventi e della logica comportamentale ; con la foia del potere e l’appetito veniale per le ricchezze. Prevedibilmente i segreti del Re si auto conserveranno per future smargiassate archeologiche ( nello specifico però , questo fumetto uscito in originale per Editions Soleil in due parti , tra il 2010 ed il 2012, è da considerarsi una “storia completa”).
          Il disegno si perita di incavare ombre piuttosto dure sull’incarnato dello stesso AQ , fornendogli una realistica rugosità , standardizzando di concerto quel monte di minuti particolari foto-realistici che in alcuni casi paiono proprio il trattamento digitale di foto dal vero ;-) . Si può compatire che la definizione grafica dei molti personaggi in campo sia annichilita dalla maestosità scenografica o semplicemente dalla complessità appunto delle per così dire scene corali. Come altre volte la collana “Weird Tales” si dimostra uno sfizio prescindibile (imho).

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            CREPAX_ L’Uomo di Pskov-L’Uomo di Harlem
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            Testi e Disegni_ Guido Crepax.
            Due racconti a fumetti dalla struttura narrativa nitida e lineare, vivaci e quasi aggressivi nel ritmo e con dialoghi sobri, trattenuti dal ricamo letterario per un uso di servizio o semplicemente assenti _o limitati ad onomatopee_ per dare campo alla esplicitazione grafica delle azioni, secondo lo stile peculiare dell’autore , fatto di close-up in successione , duttilmente montati nella ragionata variabilità delle gabbie su tavola. Altresì tipicamente sua l’ostensione di figure umane che sembrano acciambellate nelle vignette , protese allo spasimo in pose plastiche ,oppure anche solo per dare sfoggio di sé, “limate” in fini dettagli. Entrambi e singolarmente sono apparsi nel 1977 e 1979 rispettivamente, nella collana “Un Uomo un’avventura” dell’editore Cepim (…l’attuale SBE). Un cenno ai soggetti.A Pskov si battagliano, nel 1919 ,soggetti della rivoluzione bolscevica ed il più o meno compatto Esercito zarista, peraltro impegnato nella repressione all’ingrosso di “collaborazionisti” (…che, certo, anche esistono…)tra la popolazione civile, forse “infatuata”dalle promesse rivoluzionarie. E se tra i “Rossi” c’è chi rema contro anche tra i “Bianchi” comincia a fare breccia la coscienza sociale e…
            Nei dintorni di Harlem un giovane jazzista di colore dà ospitalità ad una prostituta bianca finita sotto le mire di un gangster. Ma non si può scappare per sempre …
            Un albo che si lascia leggere , non lasciando indifferenti sul piano estetico (imho).


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              MICHELUZZI_ JOHNNY FOCUS 3
              Ed. Cosmo. 112pp., b/n. 3,90€.
              Testi e Disegni_ Attilio Micheluzzi.
              Sei brevi storie, uscite in origine sul “Corriere dei ragazzi” nel corso del 1975 e piuttosto in sintonia coi macro eventi dell’attualità del loro tempo. Più che in precedenza Micheluzzi riesce a fare del lavoro di Johnny Hansen , il foto-reporter ( da qui il nomignolo “Focus”)un tramite amalgamato alle spericolate avventure che il giovane americano vive letteralmente ai quattro angoli del globo, in terra , mare e spesso cielo , con un piglio a là Tom Cruise ma una anarchia di fondo che lo mette al riparo dal farsi strumento della politica estera del governo del suo Paese, sebbene proprio di giochi sporchi e di amministrazioni corrotte , dal Sud America a parti dell’Africa finisca spesso controparte , magari da eliminare senza clamore. Salgono di tono anche gli intrecci, più elaborati , che il numero finito di pagine a disposizione tende a sincopare in alcuni snodi narrativi con una immediatezza un po’ brutale. Ci scappa pure una menzione elogiativa di Allah ed un ecologismo di fresca costituzione, oltre ad una specie di corto quasi remake dei fatti riassunti nel film “Alive_Sopravvissuti” ( lui ha una fortuna sfacciata nello scampare a disastri aerei :-p). JF fuma e beve con moderazione, frequenta girls ma non è dato vedere se concluda…Comodissimo che ovunque vada, pure nelle zone maggiormente impervie e remote trovi sempre qualcuno che parla un fluente inglese (xD). Il “ficcanaso” biondo entra d’altronde in conflitti che non hanno bisogno di imprimatur imperialisti e scontri di civiltà su basi di integralismi religiosi ma che pescano nelle universali pecche umane e nelle smanie di potere di perlopiù conclamati od aspiranti dittatori. Tuttavia la seconda parte degli anni settanta è destinata a portare e preparare ulteriori grandi scosse “telluriche” di immediato impatto politico su larga scala; e Focus vorrà tenersi pronto a documentarle , da osservatore oltremodo partecipe ;-) . Da incensare al solito il contrasto grafico del bianco e nero , anche fitto ma giustificato dagli ambienti esotici ed in qualche misura estremi in cui il protagonista opera , spesso in una funzione mimetica contenitiva (avvicinarsi ad un bersaglio , piuttosto che darsi per non diventare appunto un bersaglio…), con ricorrenti elementi complementari ,ivi comprese le corporature degli avversari . Molti i primi piani frontali e di profilo di Focus , ma nelle quattro fasce tipiche delle tavole non difetta certo il dinamismo , magari grazie all’irruzione di rombanti aerei (passione riconosciuta di Micheluzzi…)e malintenzionati armati , su un terreno quasi sempre naturalmente scosceso ( per non tacere delle evoluzioni aviatorie…), assunto con impattanti tagli d’inquadratura obliqui . E’ previsto un quarto e conclusivo volume. Serie in crescendo (imho).



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                CAPUT MUNDI_ I Mostri di Roma : Nero ( 1 di 3)
                Editoriale Cosmo. 144pp., b/n. 5,50€.
                Testi_ Dario Sicchio e Michele Monteleone / Disegni_ Francesco Mobili e Pierluigi Minotti ( Tav. 53_58, 105, 124_137).
                Mini serie in tre parti, che principia un anno dopo i deflagranti fatti della “prima stagione” del romanzo criminale a fumetti ambientato in un immediato domani della Capitale. Dove il Pontefice Francesco II (!) rassicura sul ripristino di San Pietro in Vaticano dopo la violazione dei “terroristi”, ovvero la versione inculcata alla benedetta ignoranza dei fedeli; e ripresa _ del resto_ dai laici per fare campagna elettorale comunale. La militarizzazione sostanziale della città sottrae un po’ di campo anche alla criminalità , che si ri-organizza per non lasciare posti vacanti a vecchi e nuovi pretendenti operatori fuorilegge sulle piazze capitoline. Tra di loro, sempre più anarchici e quasi sbandati i (letteralmente…) Mostri , pur lavorando per se stessi non possono ignorare i nuovi “equilibri”, magari con la sorpresa di contarsi tra loro dopo che si erano “definitivamente” persi di vista…

                Diciamo che non è strettamente obbligatorio aver letto i precedenti sei albi di “Caput Mundi_ i Mostri di Roma” per seguire la trama ( che peraltro ha un incipit da MacGuffin Hitchcockiano al momento quasi scialbo…)di codesto albo, però è da dire che molto è giocato sullo scoprire , da Nero(ne) in poi quali altri personaggi della prima ora si sono salvati (ed in vario modo evoluti) dopo gli esplosivi accadimenti dell’anno pregresso. Pompando a manetta sull’inverosimile _ che d’altronde è una traccia distintiva del franchise_ assistiamo dunque a sbalorditivi ritorni di “resuscitati” ciechi d’odio e quasi invulnerabili latori di carneficine che infarciscono pagine e pagine di sanguinose e combattute rappresaglie , già marchio di fabbrica di Roberto Recchioni, creatore della serie tuttavia non chiamato in causa per confezionare questa nuova triplice storia : gli corrisponde comunque, e non vuole essere un complimento. L’energica esuberanza di Mobili nelle studiate inquadrature ad effetto per caricare le tavole di dinamicità e scongiurare la fissità delle pose statiche ed introduttive delle parti più dialogate meritano un convinto incoraggiamento ( anche se alcune posture sono “incartocciate” oltre il lecito della ricerca stilistica, oso dire), che attenuo sul lavoro di Minotti , che intercetta il grezzo stile a là “Battaglia” ( del resto è l’altro titolo “originale” della scuderia Cosmo…), tirando economiche linee grasse e chine che inzuppano le tavole quasi al limite della comprensibilità (imho).
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                  ALIENS [19] Contagio (1 di2)
                  Saldapress. 48pp., a colori.3,20€.
                  Testi_ Justin Green e Jim Woodring / Disegni _ Francisco Solano Lòpez / Colori_ Chris Chalenor.
                  Quasi colleghi di Han Solo, due contrabbandieri spaziali di mezza tacca scarrozzano un uovo “bacato” di Alien per cercare di piazzarlo in qualche esotica cucina, segnatamente nel bar adiacente bordello di un loro _si fa per dire_ amico. Tra gli avventori del discutibile locale un biondino, una specie di youtuber di successo specializzato in immonde trashate splatter (…peraltro con la fattiva collaborazione di chi lo segue mediaticamente…), a sua volta sedotto da una procace venditrice-influencer in procinto di dare una memorabile festa mondana… Ma quando si schiude l’uovo alieno il biondo scapestrato (appunto…) ci mette la faccia e tutti finiscono nella rumenta, però fashion. A ‘sto giro tocca dunque ad emeriti cialtroni maneggiare con scarsa cura l’albero della cuccagna (…gli piacerebbe) genealogico dello Xenomorfo , qui _ come apprendiamo nel verboso sottofinale ( si tratta comunque di una prima parte; che prosegue e termina sul prossimo spillato)_ adulterato da un qualche “parassita” che lo muta in un divoratore di carne umana misto piranha che zompa dentro gli umani, lasciandosi dietro ‘na specie di bavetta rosa; per uno scarto narrativo nei territori del grottesco satirico e tragicomico. Dato che il fumetto è uscito nel 1998 si consideri l’accostamento al web una mia libera interpretazione, traghettata immagino al tempo dallo sbeffeggiare un dato modo di fare televisione; e ci sta, in accompagnamento alla coppia di grulli protagonista, che peraltro sembrano cedere momentaneamente il passo (immagino ritorneranno…) ad una concatenazione di eventi che si annuncia catastrofica!
                  Vicino all’opulenza grafica di un “Leo Roa” (Juan Gimenez), non può essere taciuto che il disegnatore firmò il seminale “L’Eternauta”. Increspature e tratteggi brevi sono farina di quel sacco , oltre che patrimonio condiviso dalla scena indie nordamericana. Colorazione “confetto”, a sottolineare la disastrosa frivolezza di un genere umano che pur edotto della pericolosità degli Aliens , insiste nel tentativo da pirla di cavarci un profitto (imho).
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                    THE WALKING DEAD Vol. 29 I Limiti che superiamo
                    Saldapress. 144pp., b/n e toni di grigio. 13,90€.
                    Testi_ Robert Kirkman / Disegni_ Charlie Adlard ( matite) e Stefano Gaudiano (chine).
                    Comprende gli episodi 169_174 della serie regolare , usciti negli States ancora nel 2017. Rick e Carl ,in maniera complementare ma non osmotica intraprendono una prima elaborazione del lutto che li ha colpiti; così come tante persone delle comunità, specie Hilltop ,senz’altro bisognosa di ripristinare le sue fortificazioni. Sottraendosi, al momento, allo scontro frontale i Sussurratori superstiti si defilano in una ostilità di imboscate estemporanee sperando di riorganizzarsi in gruppo. Negan invece ha l’accordo con Rick per andarsene da solo ; e non tarda la protesta di Maggie, che ottiene un chiarimento franco con l’ex vicesceriffo. Anche Eugene deve dare spiegazioni per le “trattative”condotte alla rice-trasmittente con la sedicente Stephanie , che si allargano in un incontro de visu concordato in territorio neutrale, ossia in buona parte inesplorato dalla “Rete” di comunità capitanata da Rick, che peraltro sconta il neanche sotterraneo malcontento ora di Dwight. In mezzo altri sopravvissuti pensano intanto, informalmente, a costruirsi nuove relazioni di coppia.
                    Potendo di nuovo confrontarsi, di passaggio, con uno scenario prettamente metropolitano ( da cui scaturisce l’inedito personaggio donna della cover…)Adlard fornisce dei totali ( anche vignette doppie spaginate) degni di un kolossal catastrofico ed incide altresì dei primi piani che timbrano momenti topici , atti ad invogliare il lettore a voltare pagina, anche grazie ad una sempre precisa direzione espressiva dei molteplici personaggi sulla scena. Poi, sarà la sapiente alternanza della sceneggiatura _ densa e significativa anche nei frangenti statici ed introspettivi della intimità dei protagonisti_ a soddisfare o congelare l’aspettativa di prossimi e succosi sviluppi, qui annunciati in fieri . E non avendo vergogna di un effetto “soap opera” ci godiamo i progressi sentimentali di Maggie, Jesus, Magna e del giovane Carl , in vena di trascorse confidenze e di fatto conteso da due tipe. Un arco di capitoli dove deflagra la parola piuttosto che l’azione vera e propria ( sebbene non manchi uno di quei passaggi in cui una disattenzione superficiale rischia di volgere in tragedia, causa zombie…), senza accusare cadute di ritmo od interesse, nel letto di semina di prossimi “rigogliosi” frutti narrativi ed estetici (imho).
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                      KEN PARKER_ Adah
                      Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                      Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Ivo Milazzo.
                      Storia di Adah, nata schiava nel 1850 presso una piantagione di cotone del Sud, raccontata (convenzionalmente…) come memoria scritta ,redatta a NYC nel 1908. Non mancano gli asciutti e taglienti dialoghi che sono una tipica abilità di Berardi , ulteriormente capace di fornire un vasto affresco socio-politico della storia americana ( degli schiavi) a mezzo delle vicissitudini di Adah e della sua famiglia, spiccatamente matriarcale (…e c’è un motivo) . Veramente un carico di dolori, miserie e peripezie stipate in poche ma densissime ed appassionanti pagine; che lambiscono la Storia ( entrerà prepotentemente la Guerra di Secessione…) senza “sbianchettare” la vittoria nordista come un immediato toccasana all’emancipazione inarrestabile degli afroamericani , ben il là da compiersi. Da bimba, giovinetta e signora _ oltre a subirne di ogni!_ anche Adah assaggerà la “libertà” dell’arbitrio, anche con scelte anche moralmente censurabili. Ed è questa donna fatta che KP incontra sul suo cammino, in una affatto effimera seppur breve profonda intesa che lo porta senza indugio o ricompensa prestabilita a rischiare del suo per farLe avere giustizia!
                      Il “combinato disposto” di folta vegetazione e popolazione schiavizzata/schiavista non si attaglia perfettamente alla sintesi stilistica di Milazzo, che qui interviene anche con la mezza tinta per “addensare” le sue linee, abbastanza normate anche nelle caratterizzazioni anatomiche ( tutte le bionde agée sembrano Bette Davis in “What ever happened to Baby Jane?” ; e c’è “aria di famiglia” persino tra KP ed il negriero padrone di Adah . :-p). Nelle “normali” tavole in bianco e nero d’altronde (si) arrangia le fonti di luce per proiettarle a contrasto delle carnagioni doverosamente ambrate (;-) ) o più scure. Lettura coinvolgente ed emozionante (imho).
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                        JULIA n.ro 242 I Tre segugi
                        SBE. 132pp., b/n. 4,00€.
                        Testi_Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Francesco Bonanno.
                        Dog sitter suo malgrado, per un favore reso a Leo Baxter, Julia sperimenta i “piaceri” della convivenza tra la micia di casa Toni e un selezionatissimo ed intelligente bulldog “inglese”, cadendo inopinatamente in un intrigo capace di sacrificare una vita umana per veniali pretese…

                        La bestia, la lady (misteriosa cliente) e l’investigatore privato (il Leo), fanno tanto “The Maltese falcon” (xD) , con una coloritura pet friendly che lascia piuttosto agli umani interpretare dinamiche ostili “come cani e gatti”, forzando rapporti di fiducia persino incrollabili ( Julia & Leo) o creandone “annusandosi” con “animalesca” informalità. L’intreccio giallo d’altronde vive quasi esclusivamente sulla disposizione (crono) logica di fatti che , una volta spogliati della loro apparente eterogeneità si rivelano tutto sommato ordinari nelle loro conseguenze motivate. Ironico nel titolo ed un po’ fuorviante nella cover “open air” l’episodio piuttosto si risolve in un “compitino” che tenta di rimpolparsi incatenando un doppio sottofinale, dove trova posto un finale scevro di grandi sorprese intuitive ( il caso a questo punto è sostanzialmente sviscerato…)e quindi giocato _tutto in interni_ su diversivi colpi di teatro. Per non sembrare troppo questurini ma nemmeno per scoprirsi sul fronte dei dati sensibili personali , l’indagine sfrutta i mezzi della polizia ma non vi aderisce unitariamente; con dei “mezzucci”che dovrebbero dare un senso di vissuto (?) non scolasticamente edificante e perciò verosimile.
                        Bella la profondità dei chiaro scuri , studiati senza deprimere significativamente la finitura dei dettagli ,elaborati forse anche con il concorso di immagini digitalizzate, ma comunque nitidi ed elevati, nella sapiente alternanza di linee diversamente spesso rate. Albo tuttavia nella sua interezza non memorabile (imho).


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                          LE STAGIONI DEL COMMISSARIO RICCIARDI_ Il Giorno dei morti
                          SBE. 160pp.,b/n e toni di marrone.7,90€.
                          Testi_Sergio Brancato, Claudio Falco e Paolo Terracciano/ Disegni_ Luigi Siniscalchi / Colori_Marco Matrone.

                          Nel subbuglio generato dall’imminente visita ufficiale del Duce a Napoli, che mobilita la Questura (e non solo…) nella totalità dei suoi effettivi, scivola volentieri in secondo piano la penosa morte di un orfanello _ri-condotto alle (poche) cure di un ente religioso_, peraltro ragionevolmente riconducibile all’estrema indigenza dell’infante , capace di avere spartito esche per topi (sic!). D’altronde, l’istante della sua ultima agonia non “pizzica” il “sesto senso” di Ricciardi, che tuttavia decide di non accontentarsi della triste spiegazione che ha congedato anzitempo dalla vita il già sfortunato scugnizzo ed accompagnato dalla dolcemente ostinata affezione del cagnolino della piccola salma intraprende indagini a carattere personale , prendendosi le ferie ( pur rimanendo in costante contatto per gli accertamenti col brigadiere Maione ed il dottor Modo; amici più che sottoposti…)e l’insalubre tempaccio dell’ottobre/novembre napoletano del ’31. Sul piano invece strettamente personale sembra smuoversi , tra mille reciproci timori , la corrisposta contemplazione platonica con Enrica, mentre al contempo Livia lo lusinga in maniera assai più diretta…

                          Dal romanzo di Maurizio De Giovanni. A dispetto del clima atmosferico autunnale la sceneggiatura fa muovere il Commissario con un impeto ed una grinta inediti; con le intemperie che minano la sanità e lucidità psicofisica del Commissario, se possibile però ancora più affrancandolo dalle sue introverse inibizioni , tanto da far dubitare chi gli sta accanto ( e lo stesso lettore…)sulla veridicità delle sue febbricitanti azioni. Ogni elemento dunque messo in scena è connesso ed utile al caso, sebbene fino all’ultimo solo R. sappia _a suo rischio e pericolo_ comporre la natura ed i nessi logici in capo alla morte del bambino. E prima di possibili assassini gli toccherà svelare , senza dubbio alcuno stavolta, la spregevolezza di svariati adulti che incrociarono le tribolazioni del senza famiglia. Ed il calvario verso la verità gli riserva una rivelazione ancora più atroce! Sotto il profilo dell’intrattenimento un fumetto efficacemente piacevole nel farci interessare alla storia fino all’ultimo, intaccando pure l’introversione , a suo modo patologica del Barone di Malomonte Luigi Alfredo Ricciardi, poliziotto della Regia Questura nella Napoli fascistizzata dei primi anni trenta; e tentando di dare un minimo di tridimensionalità ai numerosi caratteri di contorno.
                          Dopo l’episodio breve uscito sul “Magazine” torna Siniscalchi, che pennella di giustezza ( però _per i miei gusti_ con superfetazione di tratteggi) posture ed espressioni facciali , architetture ed interni carichi di ninnoli e suppellettili varie, molto ben assecondato dalle sfumature di marrone che ben legano l’atmosfera e la “gravità” di un episodio della serie ancora molto bello (imho).
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            REVIVAL Vol.7 : In Avanti
                            Saldapress. 144pp., a colori. 14,90€.
                            Testi_ Tim Seeley / Disegni_ Mike Norton / Colori_ Mark Englert.
                            Questo tomo settimo offre , nei capitoli iniziale, una decompressione narrativa proficua a fissare , estroflessi nella personalità di vecchi e nuovi personaggi ( tra cui quello di una femmina con la katana, che pare ormai un “must” irrinunciabile di svariate serie a fumetti ;-) ) , tratti di riflessione psicologico-esistenzialista in rapporto alla sbalorditiva esperienza raccolta _ed in via, del resto, di un totale isolamento “sanitario”_ a Wausau e rurali dintorni. Con la quadrata amministrazione dell’Esercito ed il tema della fuga delle sorelle Cypress, l’andamento della trama orizzontale trova un suo percorso anche esplicativo della “politica” di chi ha in carico la crisi, ma poi”naturalmente”si distingue _magari specialmente in stoltezza_ qualche “libero interprete” che non rinuncia al suo tornaconto, ed inevitabilmente portato a (farsi) fregare (da)qualcuno. Dopodiché sarà la “pentola a pressione”della quarantena imposta e le forze soprannaturali ed “animiste” in grado di insufflarsi nei corpi, “possedendoli”, a generare un caos generale non propizio alla ricerca investigativa di Dana Cypress sull’assassino della sorella Martha (detta Emme), una priorità che resiste anche alla reversibilità già avvenuta del concetto stesso della morte o del cupio dissolvi. Ed Emme è pure incinta, che è il gancio lasciato in coda al volume , insieme ai destini di qualche altro personaggio , di cui abbiamo apprezzato sfumature inedite ed inaspettate.

                            Non stravedo per l’effetto “metallizzato” dei colori , che unito alle forme molte volte tondeggianti nello stile di disegno danno luogo ad un’estetica cromatica alla “palline dell’albero di Natale”:-p . Un po’ asettica la geometricità degli sfondi , mentre invece è bene condotta la rispondenza tra i dialoghi (…od i punti di ascolto degli stessi) e la mimica espressiva dei volti. Letto, piaciuto e si aspetta l’ottavo libro (imho).
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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