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    [Variant Cover]
    PREDATOR [1]_ Cacciatori (1 di 3)
    Saldapress. 48pp., a colori. 3,20€.
    Testi_ Chris Warner / Disegni e Colori_ Francisco Ruiz Velasco.
    In albi mensili spillati al debutto in edicola, una storia in tre parti. Pronti via tre malcapitati cercano a rotta di collo ( e non è un modo di dire…) di sfuggire nella giungla selvatica e matrigna di un isolotto al Predator (!) che li ha puntati…
    Ma, presto sapremo, non è l’unico ambiente infestato da questi alieni , altrimenti detti Yautja ( il franchise è quello dell’ormai nutrita saga cinematografica del predatore quadri-mandibola…). Più che altro questo primo segmento ha un valore introduttivo, che concerne il “solito” Ente super riservato e con larghezza di mezzi d’avanguardia, pagato dagli ignari contribuenti per formare una squadra di cazzutissimi/e pescati/e in modo eterogeneo anche sotto il profilo del ceppo antropologico di appartenenza, già “mangiati”, ovvero con almeno un primo approccio diretto col mostro, per diventare essi stessi stabilmente cacciatori degli importuni extraterrestri ,ovunque si manifestino. Tutti se la tirano , ma per andare alle vie di fatto tocca aspettare gli episodi del secondo atto. Bellini i colori, stesi con perizia anche in favore dei riflessi della luce ,ovvero dei punti d’incidenza dell’illuminazione. Non sempre eleganti per contro i disegni , causa bordi tozzi e squadrati , appuntiti geometricamente da linee nervosamente intorcinate. Il bello (speriamo) deve ancora venire (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      PREDATOR [2]_ Cacciatori (2 di 3)
      Saldapress. 48pp., a colori. 3,20€.
      Testi_Chris Warner / Disegni e Colori_ Francisco Ruiz Velasco.
      Non sorprende che lo sceneggiatore bazzichi il team creativo (…parolona) di “Aliens” data la sostanziale intercambiabilità dei moduli narrativi con la serie a fumetti, variamente diramata,di derivazione cinematografica Fox; non senza aver adocchiato la concorrenza con certi blockbuster sui dinosauri… Il cinefilo in crisi di astinenza di siffatti “filmoni” può accostarsi a questi comics con la certezza che _fatti salvi alcuni cambiamenti di contorno_ saranno preservati temi e dinamiche a lui ben noti , col sedimento della reiterazione e dell’immutabilità. Croce o delizia secondo i gusti eccoci col possidente di arcipelago fuori mano,un ruffiano che non la racconta giusta mentre cerimoniosamente accoglie infido la squadra che abbiamo visto formarsi in “Predator [1]”_ a sua volta ballista in quanto sotto copertura_ , con ulteriori effettivi, pronti (circa, e anche no…) a scalmanarsi contro lo Yautja nel presunto (benedetti figliuoli…) ruolo di cacciatori. Si “balla”…
      A l’incongruenza di personaggi che vogliono credersi organizzatissimi e preparatissimi quando invece non sanno un ostrega , pure la regia delle tavole si incarta in una certa confusione , con tizi che appaiono e scompaiono visti /non visti da altri tizi , per sillogismo convinti che abbiano fatto la brutta fine di ulteriori altri tizi , ma invece (…). Neanche il tempo di ripigliarsi che vengono assaltati _ sordi agli avvertimenti di un novello Ben Gunn recuperato nel fitto verde isolano_ da Predators dotati di iniziativa e in numero apparentemente non calcolato, proprio mentre tra gli “umani” qualcuno , appunto umanamente, ammette di essersi già bagnato i pantaloni, e non era acqua salata…
      Dominanti rossastre per il giorno e bluastre per la notte , a paletta su disegni che non si preoccupano di nascondere matite sporche e costruzioni di forme geometricamente tozze quasi fossero grattate su una superficie poco scalfibile. Si continua, per inerzia (imho).

      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        KEN PARKER_ Diritto e rovescio
        Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
        Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Ivo Milazzo.
        Cercando semplicemente di assistere ad una rivista teatrale di varietà, allestita ad Helena ( Stato del Montana), KP si ritrova ad un colpo testimone scomodo e maggiore indiziato dell’omicidio di un uomo (!), riconosciuto da buona parte della comunità cittadina. Praticamente privo di risorse, riesce a darsi alla fuga con l’inaspettato aiuto di (…), comunque nella condizione di dover stanare l’assassino, per discolparsi. Ma non è il solo a nutrire interesse per la sorte della vittima, che peraltro sembra aver lasciato dietro di se, in chi lo conobbe, un ricordo molto sfaccettato, persino fitto di punti di contraddizione.

        Una storia che ha begli elementi di giallo, concede sprazzi di commedia ma sa precipitare nella violenza più vigliacca, a partire dalla “originalità” della persona complice di Ken , che fornisce l’approdo a movimentati colpi di scena e una osservazione non pietistica sui danni fatti dall’incomprensione frutto di pregiudizi, che del resto investono fino alla fine la posizione dello stesso protagonista, come altre volte aperto a tornare sui suoi convincimenti e “garantista” per virtù ,anche se in questo caso preventivamente mosso da necessità pressante. Larga licenza dello sceneggiatore che immette Totò e Peppino (!!)nella rappresentazione teatrale , abbozzati “a memoria” da Milazzo, al solito renitente a canonizzare i comprimari di diligente riconoscibilità, economizzando linee un po’ grezze e messe in diretta continuità con i panneggi e pieghe varie di vestiti e calzature. Episodio godibile (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          MICHELUZZI_JOHNNY FOCUS 4
          Ed. Cosmo. 128pp., b/n. 3,90€.
          Testi e Disegni_ Attilio Micheluzzi.

          Volume conclusivo della riproposizione integrale del fumetto “Johnny Focus”, ivi compresa una storia rimasta monca ed incompiuta (per le traversie editoriali delle testate che l’avevano ospitata, peraltro in un lasso di tempo decennale tra la prima e la seconda parte parziale. Si vede che era destino…),ambientata nel settentrione iracheno di fatto popolato dai Curdi indipendentisti (non ha perso di attualità, sic!). Poteva uscirne una cosa carina , alla Vittorio Giardino, maturato un protagonista che, armato della necessaria faccia tosta, si muove in territori _questi e i successivi_ invisi aprioristicamente agli “americani”, con uno spirito anarcoide latore di “libera stampa” piuttosto di quel “capitalismo imperialista” che lo equivoca agli occhi sempre inizialmente ostili dei locali, di norma armati e bellicosi. Come in Iran d’altronde, dove JF _con molti altri colleghi_ diventa testimone attivo (e scomodo) nella traumatica transizione dallo Scià esiliato alla “rivoluzione islamica”degli ayatollah. La piega diciamo così politica di questi episodi , discostandosi dalla committenza precedente, ovvero l’editoria per un pubblico di lettori giovani o giovanissimi, permette all’autore _ d’altro canto anche “stipato”in capitoli brevi, di dodici pagine cadauno_ di permettersi una narrazione che si rivolge ad un pubblico già in-formato e magari con proprie opinioni (orientate a sinistra…) su avvenimenti illustrati a breve distanza dal loro compiersi. Trovato il modo di sventare, con una sventatezza da far invidia a James Bond, il furto di un missile (!), infine Focus si sposta ulteriormente a sud est, nel Laos dove asiatici ed europei raccolgono e smerciano grandi partite di droga; nel suo ultimo episodio completo consegnato alle stampe nel dicembre ’82.
          Mentre Johnny, graficamente . al limite è “sciupato” da una barba mal fatta, la caratterizzazione dei comprimari è marcata con decisione , tra vecchi incatorzoliti e soldati di vari fronti muniti di baffoni e sguardi truci fino a sembrare letteralmente palloni gonfiati e dipinti di ringhiosa ostilità preconcetta. Netta la propensione per le luci sparate e radenti che tuttavia non pregiudicano la natura stilistica dell’illustrazione poiché non si impastano sullo sfondo , contribuendo tuttalpiù a flessibilizzare le linee di uno stile iconico, imitato quanto riconoscibile.Fine. (imho).
          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            DEADWOOD DICK 5 Black hat Jack
            SBE. 66pp., b/n. 3,50€.
            Testi_ Mauro Boselli /Disegni_Stefano Andreucci.
            Adattamento a fumetti del racconto omonimo di Joe R. Lansdale. Prima parte. Cavalcarono insieme…Deadwood Dick e lo scafato ( bianco) “Black Hat” Jack, dalle parti del ovest Texas , a congiungersi con uno spartano villaggio di cacciatori di bisonti; cercati per le pelli e finendo per sprecare le carni delle bestie. Ciò peraltro suscita il rancore di un folto gruppo di guerrieri Comanche , che perfino si “consorziano”con altre tribù native con l’intento esemplare di spazzare via i “visi pallidi”. Riuscito con virile ed ironica determinazione a farsi accettare dai Buffalo Hunters da nero, DD ed il suo socio muovono con grande determinazione per resistere all’assedio di forze “selvagge” numericamente assai soverchianti…
            Il west brutto, sporco e cattivo; dove i saloon sono lerci e bui, i clienti screanzati, i liquori distillati meglio-non-sapere-come e pure gli Indiani si distinguono per sadismo e violenza crudelmente pianificata. Registrate le “solite” battute grevemente paradossali/iperboliche, la trama _ al lordo dei futuri sviluppi_ non eccede più di tanto da una sequela di pistolettate con quelli delle baracche che tentano di schermarsi dalle fucilate e frecce degli assalitori; con la durezza dell’esistenza che da ambo le parti autorizza a giocarsi spazi vitali all’ultimo sangue; mentre tutto il resto parrebbe solo “fare della filosofia”.
            Lo sforzo grafico è quello di rendere meno “da cinema” gli ambienti , più vissuti e disordinati di come apparirebbero in un western hollywoodiano, con protagonisti fin troppo bellocci e comprimari esageratamente pittoreschi (oltre ad indiani virtualmente indistinti. Il disegnatore mantiene la nitidezza del tratto , non mancando di accumulare l’addizione delle finiture e lavorando su ombreggiature anche forti , magari sfruttando l’elemento (luna piena…)di natura(imho).
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              JULIA n.ro 243 La Rivolta di Blossom Hill
              SBE. 132pp., b/n. 4,00€.
              Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Claudio Piccoli.
              Durante un’assemblea pubblica di quartiere, a Blossom Hill ,che mira, politicamente, ad una stretta identitaria , cautelativa nell’ambito della sicurezza urbana ed addirittura alla scissione dal comune di Garden City, prende la parola Julia, che ha una vivace discussione _opponendo le ragioni della concordia e della tolleranza_ con un altro residente,un attivista che sta appunto cercando _forte di già ampi consensi_ di coinvolgere anche un consigliere comunale del posto per indire un referendum separatista. Ma la notte stessa l’uomo viene trovato assassinato ; e Julia interdetta ufficialmente dall’indagine seguente, per motivi di “opportunità” sposati dallo stesso Procuratore Robson. Chiaramente contrariata sul piano personale la Criminologa si affida all’aiuto di Leo Baxter per seguire comunque l’incresciosa vicenda, tanto più che di lì a poco vengono uccisi a sangue freddo due giornalisti, colleghi della prima vittima e sostanzialmente concordi sulle stesse posizioni ultraconservatrici. Il caso dunque “esplode” in città e Julia viene precipitosamente reintegrata , non prima di aver scoperto che…
              Un episodio che si tuffa, con una franca presa di posizione “liberal”su argomenti che agitano il nostro presente, dolente o nolente (in)comprensivo del fenomeno migratorio e delle comuni difficoltà delle minoranze etniche, in una problematica che interroga anche quartieri mediamente benestanti e relativamente tranquilli , e tuttavia pervasi da inquietudini più o meno giustificabili , ma senz’altro percepibili…Anche da chi le distorce all’opposto , chiamandosi a giustiziare i “reazionari”. Sul piano narrativo la sceneggiatura sovrappone i tre omicidi , procedendo a dipanare il dubbio che _frutto del medesimo clima sociale_ siano stati cagionati dalla stessa mano. L’insolita compressione dei tempi d’indagine ( fermo restando che gli autori sviluppano i personaggi sempre dandogli un valido supporto di credibilità e spessore umano…) lascia facilmente intuire una risoluzione più articolata , che depotenzia la rabbia covata dai “volubili” cittadini. Forse una resa al “buonismo”? D’altro canto è senz’altro impietosa la desertificazione della lealtà nei rapporti umani , a cominciare dalla “coppia “ familiare , architrave di ogni millantato senso di appartenenza ad una coesa comunità. Anche questo è “Julia”.
              Indiziabile di aver usato anche foto dal vero opportunamente “conciate” e composte in digitale Piccoli fa’comunque sfoggio di un notevole gusto rappresentativo, concernente le fughe prospettiche e la riconoscibilità peculiare delle persone anche in ambienti sovraffollati . Chiaro che alcune espressioni dei volti sono volutamente esasperate a scopo drammaturgico (imho).
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                GLI ANNI MIGLIORI
                Tunué s.r.l. 176pp., Cartonato a colori. 17,00€.
                Testi, Disegni e Colori_ Stefano Casini.
                La presa differita della comune realtà esistenziale di due amici sedicenni, Saverio e Max, nella provincia toscana dei primi anni ’70. Famiglie (allargate…) piccolo borghesi, di sinistra più per cultura ambientale che per approfondimento storico e politico, al lordo di una fisiologica incomprensione generazionale, troppo anguste per contenere l’esuberanza ormonale dei loro giovani ma ineludibili termini di confronto sentimentale, relazionale e dialettico , tra consanguinei. Fuori, le ragazze, insondato e sconosciuto oggetto del desiderio ( in parte compensato con la “disponibilità” delle grazie femminili erogate dal cinema, di cui i nostri _naturalmente_ sono avidi consumatori …), i compaesani più eccentrici e perché no maestri di vita, i coetanei con cui entrare in amicizia od in competizione ed i “riti”di passaggio insiti nella cerchia extra urbana certo non solo della regione Toscana ( che qui comunque ci mette la sua calata schietta ed i suoi forti umori caratteriali…). Un fumetto di appartenenza , che specie nei dialoghi ed in qualche sottotrama di contorno rischia un effetto da “videoclip degli 883”, non pretendendo di raccontare cose trascendentali od inimmaginabili ma , non sottraendosi al giro di boa di fatti luttuosi acceleratori di consapevolezze , mette a fuoco i primi bivi che Saverio e Max non potranno esimersi di imboccare per indirizzare il loro futuro. Un realismo poetico nutrito di citazioni dirette a Samperi ( Salvatore, sceneggiatore e regista) o giustapposte (Monicelli, Virzì, Fellini…) che spende forse troppe pagine per fissare l’arcinota figura del bischero imbranato che infine trova un minimo di iniziativa per tastare le cose dell’età adulta e sentirsi affiliato definitivamente ad essa.
                I colori, tenui ed acquosi cercano il contrasto cromatico solo in passaggi scelti ( l’interno di una discoteca, un pavone…), altrimenti di preferenza si appoggiano a variazioni di tono di una costante (azzurro, beige…) oppure mischiando le tecniche ( vedi il finale, con il “nuovo” Saverio e la “solita vita” di paese…) per fendere ed illustrare stati d’animo e piccole/grandi epifanie. Nei testi gioca il tema quasi filosofico del “contrappasso”, che complessivamente non pare togliere un certo retrogusto catto-comunista e maschilista al sentire generale, giovanotti inclusi. Curati i riferimenti culturali e consumistici dell’epoca il disegno è altresì molto preciso negli sfondi, puntuale nel rendere una realtà ancora fatta di attività familiari e spazi magari piantonati da reti divisorie ma non ancora del tutto divorati dall’edilizia indistinta e massificata. Tuttavia sono numerose le tavole in cui i secondi piani saltano per stringere piuttosto sui personaggi e le parti dialogate (…od in assenza del parlato : una caratteristica riconoscibile dell’autore…), ritratti con un segno dinamico ed istintuale , magari a discapito della fissa omologazione . Ci può stare, dato il periodo, che Saverio e Max sembrino più “grandini” di quei sedici anni sulla carta d’identità, che d’altronde gli sembrano in ogni maniera d’impiccio. Ah, i giovani, signora mia! Volume bellino, ovvìa (imho)
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                  KICK-ASS [Libro Uno] La Nuova tipa
                  Panini Comics. 160pp., a colori. 19,00€.
                  Testi_ Mark Millar / Disegni_ John Romita jr. / Colori ( Chine digitali incluse )_ Peter Steigerwald.
                  Reborn di “Kick-Ass” fatto cadere nel decennale della prima uscita del fumetto (04/2008), con un evidente ed originale rinnovamento degli attori della vicenda , ed in una sorta di crasi con la gemellata “Hit Girl” (…che ha però una linea narrativa propria al momento discostante), a partire da motivazioni etiche eterodosse e tuttavia progressivamente adulterate dall’accumulo di eventi nefasti che ricadono a valanga su Kick-ass, peraltro “in controllo “ di situazioni che appaiono del tutto critiche; fino ad una svolta verso la conclusione ( del primo volume)che spiazza per repentinità e libera quel portato di cruda violenza “rappresentativa” della serie, ma fino a quel momento mediata dallo spessore umano del (pseudo) superhero. Piuttosto viene ridimensionata la carica di humor nero che andava di concerto allo splatter parossistico del primo K.; e d’altronde il verginello Dave Lizewski meglio si prestava ad essere messo in ridicolo di…La nuova Tipa (!), Patience Lee, Sgt. afroamericana dell’Esercito ,già al comando di una squadra militare nelle zone calde dell’ Afghanistan; congedata con onore per tornarsene dai suoi due bambini piccoli ad Albuquerque (New Mexico), ma da subito la sua “noiosa “ vita da civile, pur con l’affetto dei figliuoli, dei suoi genitori e della sorella Edwina , le riserva un mucchio di problems : un marito sedicente artista che si è dato con una sgallettata, lasciando buffi; un cognato che, negando le apparenze, è il tirapiedi di un boss criminale e la prospettiva di un malpagato lavoro di cameriera da non riuscire a tirare avanti, quando la sua ambizione razionale era di riprendere il corso di studi per una laurea in ingegneria…
                  Disgustata dall’ingiustizia classista di una società squilibrata e poco solidale e decisa a farsi carico dei suoi affetti (rimasti) Patience abbraccia una soluzione drasticamente remunerativa : camuffarsi da Kick-Ass e rapinare occasionalmente delinquenti, nella maniera meno cruenta possibile e spartendo il bottino in anonima beneficenza. Tuttavia la spirale che ha pianificato comincia inesorabilmente a fagocitarla, specie perché i gangster di professione non ci stanno ad essere alleggeriti ed umiliati. La resa dei conti si avvicina …

                  I supereroi si sa hanno super-problemi, ma Millar fa’ ragionare la sua eroina come una meticolosa madre di famiglia , travestita/travisata da fantasia nerd ( peraltro il costume di Kick-Ass non è altro che una tuta da sub…) per non essere presa…Sul serio, e sorprendere “il nemico” facendo fruttare tecniche e strategie apprese in addestramento. P.L. è una tipa “quadrata”e razionale perfino nelle situazioni che sembrano senza speranza ; e vedere come se la caverà è uno dei pezzi forti del volume, che si mantiene scorrevole nella sua interezza , consegnandoci come biglietto da visita della protagonista le azioni, in flashback, che aveva coordinato sul suolo asiatico. Ci scappa anche una riflessione di tipo politico sulla concentrazione di ricchezza, che mette sulla rampa di lancio la parte più scatenata e “coreografica” della “violenza necessaria” di una Tipa certo allergica a compiangersi ed arrendersi.
                  Facendo un raffronto grafico con il 2008 accogliamo un segno stilizzato ma molto meno “pupazzesco”e più vincolato alla realtà anche nei cromatismi, con la flessuosità quasi androgina di Patience e l’imponenza di cattivoni ed armamenti talvolta ancora ancorati ad un effetto da “carro di carnevale” (xD ).
                  Kick-Ass è tornatA e ne siamo contenti (imho).



                  "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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