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    MISTER NO [Revolution] 2 Sarò il tuo specchio
    SBE. 66pp., a colori. 3,50€.
    Testi_ Michele Masiero / Disegni_ Matteo Cremona / Colori_ Luca Saponti e Giovanna Niro.
    Con l’imbocco di una stretta continuità narrativa e rispettando un’alternanza cronologica tra il Vietnam del ’68 e gli Usa /NYC dell’anno precedente, continuano le addolorate esperienze giovanili “rivoluzionate” (rispetto alla bio primigenia del personaggio creato da Sergio Bonelli…)di Jerry Drake. Squattrinato ma pazzo di passione per la sua ragazza il futuro “Mister No” prende contatto con un attivista politico che gli prospetta di esfiltrare verso il Canada, sottraendosi alla rovinosa leva militare nel sud-est asiatico , diventato laboratorio di guerra convenzionale tra Stati Uniti vs. Unione Sovietica con gli interposti e locali alleati. I timori del (comunque) suo allontanamento non fanno bene alla sua amata, già gravata da subdoli “demoni” interiori personali. Un ricordo del passato (nelle ultime pagine dell’albo ne conosceremo l’epilogo…),ormai, nel teatro di guerra in cui Jerry conosce inimmaginabili atrocità in un ruolo assai spinoso…
    Un numero che ha una certa compiutezza tematica e chiude più capitoli precipitando Jerry in prove durissime ed annichilenti (troppo? Il finale nella città di New York sembra eccessivamente cinico…),che danno una patente di veridicità anche alla nota di copertina (by Emiliano Mammucari) “contenuti espliciti". E se anche da soldato JD _la cui testarda irriducibilità gli vale, dal nemico, l’appellativo di Mister No_ ne vive e ne vede di ogni , la prospettiva (dello sceneggiatore) non è quella di una “colomba” pacifista in senso assoluto. Nella presentazione dell’albo d’altronde Gianmaria Contro scrive tra l’altro “…ragionare sul significato storico di un conflitto (anche schierandosi, se lo si ritiene necessario ) non coincide in alcun modo con l’idealizzazione di chi l’ha combattuto con le proprie mani”. Chissà :-p . Di impatto la colorazione , che pare quasi voler assegnare una tinta propria ai personaggi, costruiti in un contrasto del passaggio a china , che marca i lineamenti esterni e lascia soffusi quelli inclusi (senza grossissime alternative nella definizione dei tratti facciali). Virtuosistiche alcune vedute cittadine e (di nuovo anche grazie al colore) e ben distribuito il senso di spazialità volumetrica nelle vignette (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      L’UOMO INVISIBILE ( Parte II )
      Mondadori comics. 56pp. Cartonato a colori. 7,90€.
      Testi_ Dobbs / Disegni_ Chris Regnault 7 Colori_ Chris Regnault , Andrea Meloni e Arancia Studio.

      Nel corso di una rocambolesca colluttazione con gli avventori di un Pub, L’Uomo invisibile _che non ha mai lasciato i dintorni del borgo campagnolo_ rimedia una banale ferita e, naturalmente a disagio per essere nudo con un clima rigido si rifugia a casa del dottore per farsi medicare. Ritenendolo quasi degno della sua considerazione e d’altronde ricevendo ,per il dovere deontologico del medico che è stato anche un (…),cure adeguate ed ospitalità, lo scienziato abbozza un racconto dei suoi esperimenti , con i fatti che lo hanno condotto nella sua situazione attuale…Poi, sempre più pieno di sé si lascia andare a propositi che inorridiscono umanamente il Doc che, dissimulando discrezione e riservatezza cerca invece aiuto per fermarlo, dando un freno ad un conclamato delirio di onnipotenza. L’Uomo invisibile _la cui esistenza è balzata perfino nelle cronache dei giornali_ è costretto dunque all’ennesima precipitosa fuga, giurando(gli) tremenda vendetta . Tutto il paese si mobilità per prevenirne gli assalti , mentre squadre di coraggiosi si riuniscono per dargli apertamente la caccia, sfruttando quei “punti deboli” che al fuggiasco sono dati dalla sua condizione umana,ovvero dal sofferente “involucro” di una mente assai brillante quanto forse irrimediabilmente traviata.

      La razionalità tecnico scientifica o la classe sociale di base urbana non preserva l’animo umano di irrancidire nelle nefandezze costituenti una brutta persona. Così L’Uomo Invisibile (di lui sapremo a malapena solo il cognome…), votato alla modalità “Mr. Hyde” , che cinge d’assedio il suo “quasi” amico/ nemesi ( Il coscienzioso , istruito e sagace laureato in medicina Dr. Kemp) come un serial killer da film horror, quanto mai incurante di sopprimere i “collaterali” compaesani , un verosimile mix di timorosi, scriteriati e generosi , capaci comunque di coalizzarsi in un trasversale fronte comune e scampare una sopraffazione che non conosce più (e men che meno dà) pietà.
      Seconda parte dunque molto ritmata e spasmodica , con personaggi decisamente “agitati”, che il tratto ruspante e dinoccolato (per quanto consenta l’austerità dei pesanti panni dell’inverno inglese tardo ottocentesco)del disegnatore dispiega con efficacia , adattandoli a sfondi rifiniti ed immersivi. Ci sta (bene) che la neve dia connotati alla temperatura dei colori, che in interni si focalizza nella non uniformante luce delle lampade, dando quel senso di raccoglimento che può essere turbato anche dal cigolio di una porta : ché la morte potrebbe arrivare stanotte stessa. Invisibile. Buon fumetto (imho).

      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        DR. WATSON_ Il Grande vuoto
        Ed. Cosmo. 96pp., b/n. 3,50€.
        Testi_ Stéphane Betbeder / Disegni_ Darko Perovic.
        Storia completa , per la collana “Weird Tales” , che propone una libera e promiscua rilettura originale di (personaggi) classici della letteratura adattati in fumetti (questa dall’edizione originale Soleil 2014/2017). Protagonista assoluto qui il Dottor John Watson , sposato, quasi padre ma spalla ed amico irriducibile di Sherlock Holmes ormai (dato per) morto!
        Precipitato in una voragine dantesca ed incubica di depressione e stupefacenti ,W. Tenta di elaborare il lutto buttandosi infine ad esercitare la professione, avendo perfino l’occasione _tramite i clienti_ di svolgere delle indagini , razionalizzandole “a là Holmes”; d’altronde l’anima dell’inquilino del 221b di Baker Street, anche in mancanza delle spoglie mortali da tumulare nel camposanto, non è “in pace” e sembra cercare Watson per conferirgli un rischioso quanto indispensabile compito. Tra misteriose rimembranze e sordidi incontri il dottore non esiterà _perfino mettendo in campo risorse che nemmeno credeva di avere_ di onorare la “viva” memoria trascendente (!) del fraterno Shelock Holmes.

        Sarebbero smaccati spoiler e dunque non farò i titoli di film di Martin Scorsese e David Fincher ( ;-) ) a cui ricondurre una trama irta di situazioni “giustamente” spiazzanti e messe in parallelo su piani temporali e di “coscienza” sfalsati , che arrivano a congiuntura nel sottofinale , reso del resto ed appunto come un puzzle di vignette che vanno ad incastrarsi filtrate da una personalità alterata, che concede un ulteriore “irredento” colpo di coda ,di nuovo tra l’altro ascrivibile al più classico Hitchcock. E devo dire che la sceneggiatura avvince ed incuriosisce , movimentando scenari diversi e rilanciando sull’ambiguità di fondo sulla interpretazione del reale da parte di un quanto mai tumultuoso Dr. Watson , alle prese con l’affatto elementare obbligo di scrutare dentro “l’abisso” più doloroso : la sua persona!
        Degno della causa l’apparato grafico , col disegnatore che si prende la facoltà di variare spesso la composizione della tavola per offrire una cornice Vittoriana traboccante di dettagli minuti, in genere resi ( tenendo conto dell’aggiunta dei colori, assenti in questa edizione economica da edicola…)con fini e fitti tratteggi, rafforzati da una gestione delle ombreggiature sempre accorta e funzionale alla scena illustrata , piuttosto che alla “comodità” di chi l’ha realizzata. Per testi e disegni uno dei migliori numeri di questa collana (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          LA GRANDE GUERRA 14-18 Armistizio
          Mondadori Comics. 150pp. Cartonato a colori. 12,99€.
          Testi_ Eric Corbeyran / Disegni_ Etienne Le Roux / Colori_ Jerome Brizard.

          I conclusivi tre capitoli, di dieci, commemorativi della Grande Guerra _nel centenario della sua conclusione_, vista dalla prospettiva di semplici fanti francesi,strappati dalla loro vita civile in un comune paese agricolo ( ne conosciamo infine il nome, ma è un dettaglio non indispensabile), e scaraventati in una carneficina di proporzioni infernali (che vissuta da dentro sembrava ugualmente eterna…), inedite ed amplificata dai ritrovati della scienza e della tecnica moderni (sic!) e trascinata probabilmente anche oltre il dovuto da una stolida catena di comando militare. Una ferocia ( buona l’idea incrociata di sceneggiatura…)perfino amplificata , con esiti alterni, dall’assunzione di sostanze psicotrope, atte a dimenticare_almeno momentaneamente_ il morso della paura ed anestetizzare un orrore che comunque perseguiterà irreparabilmente anche chi vedrà l’alba dell’Armistizio. La cronologia delle ultime battaglie, sul fronte dei nostri protagonisti segnate dall’entrata degli Stati Uniti nel conflitto bellico è asciugata da parziali ellissi che aprono maggiori squarci biografici sull’esperienza personale dei soldati , integrando _come in uso narrativo di quest’’opera, potente e partecipata_i prologhi di ciascun capitolo, spostati un po’ avanti nel tempo (di pace)in cui già inquadriamo un poco della sorte di questi uomini ( e non ultime delle loro mogli, amanti, fidanzate , amiche chiamate a tener duro in Patria), tormentati e scossi, al netto della loro cameratesca amicizia e del volersi inventare sempre qualcosa per distrarre l’angoscia invincibile della perdita e della morte. Alla fine diventerà un esorcismo mancato anche trasporre su carta il “ritratto della guerra”, che dona al disegnatore l’espediente di autenticare ed “antichizzare” la sua ricerca iconica dei mezzi e delle persone coinvolte, comprese quelle ridotte in macabri e straziati cadaveri insepolti. Per il fumetto vero e proprio vale l’austerità della tavolozza dei colori _ vivacizzati compostamente nei ffwd post ’18_ appoggiata su uno stile che la presentazione del volume definisce “abilmente sospeso tra naturalismo ed antinaturalismo” spinto su registri quasi grotteschi ma non per questo disposto ad edulcorare una ineludibile crudezza dei soggetti eventualmente illustrati , ma in una morbidezza di tratto che mi ha richiamato perfino alla memoria i primi numeri di “Strangers in Paradise”(!). Citati Loic Chevallier e Jerome Brizard come compartecipanti alla stesura degli elaborati ed affollati sfondi, che beneficiano di ben studiate modulazioni prospettiche. Un fumetto che cattura e suscita empatia, sapendo raccontare la macro e la non meno significativa micro Storia di “Loro” ,che parlano a/di Noi di cent’anni dopo. Bellissimo. Fine. (imho).
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            DAMPYR [224] Il Santo venuto dall’ Irlanda
            SBE. 96pp., a colori. 3,50€.
            Testi_ Mauro Boselli / Disegni_Michele Rubini (tav. 5_33),Nicola Genzianella ( tav.24_53), Michele Cropera ( Tav.53_72), Majo (tav.73_94) / Colori_ Romina Denti e Giovanna Niro.
            Per il suo diciottesimo compleanno editoriale la testata si regala un albo a colori , presentato al Comics di Lucca ed ambientato nella medesima città toscana.
            Una ampia prima parte della storia “dampyrizza” la biografia di San Frediano,già di nobili principesche origini irlandesi ( vero nome Finnian)poi venerato e fatto vescovo in Italia, a mezzo di Taliesin , il Dampyr predecessore di Harlan Draka, per contrastare la matrigna di Frediano, Maestra della Notte che ha irretito il re nel suo talamo.
            Finiti a combatterla nel nostro Paese, forniscono un aggancio (neanche troppo sostanzioso :-p) per una avventura dampyriana nella Lucca dei giorni nostri , che “prende di mira” in particolare Emil Kurjak…
            Abbastanza scoperto il tono solenne quasi biblico impresso ad una sceneggiatura che ammucchia citazioni evocative, certamente ostiche per chi non frequenta assiduamente questi lidi fumettistici. Non c’è personaggio cardine che non abbia mistiche e sovrumane virtù o caratteristiche , e ciò facilità un’altra delle caratteristiche peculiari di questo albo : illustrazioni composte su una-due pagine che forniscono una traccia visiva immaginifica appunto a visioni, presentimenti, rimembranze, minacce, allegorie ecc… Ne sono autori Lucio Parrillo(pag.8),Ivan Cavini (p.15), Paolo Barbieri ( pp.20_21),Alberto Dal Lago (pp.32_33), Edvige Faini (p. 61), LucaZontini (p.65), Antonio De Luca (pp. 68_69), Antonio Montanini (p.87)e Dany Orizio (p.89), apprezzabili anche in una versione da libreria di questo numero; che centellina dentro un disegno più complessivo pure i nemici, andando a smorzare il pathos di schermaglie fantasiose ma mai (?) del tutto risolutive. In questo ,peraltro, spunta una certa ironia autoreferenziale di Boselli , ed in questo caso ci può stare. Di assoluto rilievo i quattro ai pennelli, forse leggermente sotto tono Cropera nel trovare la fisicità di Kurjak e soci, ma si và di lusso ,anche con le coloriste , alternate sui lavori dei colleghi uomini, mai pigre nel cercare e valorizzare i contrasti nei punti luce o la temperatura del colore in ragione delle ventiquattro ore e naturalmente degli ambienti architettonici dedicati. Auguri al Dampyr! (imho).
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              MERCURIO LOI 14 Nascondino
              SBE. 96pp., a colori. 4,90€.
              Testi_ Alessandro Bilotta / Disegni_ Massimiliano Bergamo / Colori_ Nicola Righi.
              E scappa dai gendarmi nelle ore piccole di coprifuoco; scappa dalla decimazione dei componenti di Sciarada (ora è chiaro : criminosa!); scappa pure dall’affetto di Ottone che peraltro ricambia la freddezza e d’altronde è altrimenti affaccendato, Mercurio è infine “travolto”a casa sua dall’iniziativa del piccolo Dante Fusco, assai più ardimentoso di suo padre (Emilio, l’altro affiliato di Sciarada ancora rimasto in vita…), che ai giochi a nascondino coi suoi coetanei finisce a dover anteporre oneri che dovrebbero spettare all’adulto; ma che è con ciò quasi facilitato a gettare un ponte verso Galatea , la bambina “amica geniale” che presiede la società segreta , ormai vicina all’estinzione anche fisica!
              Per la parte che lo concerne Mercurio supporta Dante, vuoi per placare i suoi malesseri somatizzati (?) e vuoi per una discreta soddisfazione infine nell’ammaestrare un nuovo sottoposto, dopo il tradimento di Tarcisio e la defezione (?) di Ottone.
              Senza darne sentore la sceneggiatura apre con un flashback molto retro-datato, col gusto di sorprendere doppiato da una lunga sessione senza parole delle scorribande notturne di MerLò (Mercurio Loi per i fans…) e triplicato da Emilio che fanfaroneggia ai quattro venti la sua “imminente” partenza da Roma in carrozza per lavoro. Il lettore occasionale della testata ( purtroppo, secondo varie voci, destinata a chiudere con il numero sedici…) è scusato se inizia a capirci qualcosa da pag. 51 (xD ). Anche troppo sicuro di essere un passo avanti agli altri, magari sottacendo le sue speculazioni intellettuali _ altrimenti, d’altronde, non sarebbe Lui_ Mercurio para le minacce incombenti alla sua persona, ma non scioglie affatto i dubbi di Ottone, corroborato da (…) che oramai sembra vederlo come un narcisista sociopatico nichilista manipolatore che ha mollato ogni ormeggio alla continenza del suo ego, entro regole o almeno remore morali condivise. Non che anche il biondo universitario mangiapreti non abbia di che farsi perdonare , comunque. Ci sarà una resa dei conti, presumibilmente ( ma con Bilotta presumere è abbastanza rischioso :-p), tuttavia il prossimo albo si annuncia con un’ altra nuova “divagazione”, a rimpolpare la trama generale della serie che pur vive(va) , talvolta benissimo talvolta meno, piuttosto dal lasciarsi vivere dei personaggi nella essenziale contemplazione dell’esistente e nel dolce far niente elevato a esercizio allenante il cogitare. Apprezzabile riconoscere i sottili rimandi che accavallano recenti o vecchi episodi , indici di un una mappatura ricca e stratificata nei fatti e nei personaggi che gravitano nella romanità papalina di “Mercurio Loi”.
              Max Bergamo è molto “faccioso” nei ritratti e tende all’esaltazione _anche nel senso di ri-calibrare le proporzioni anatomiche, e quindi è ben scelto in una storia spesso ad altezza (grafica) di bambino. Dabbene anche la colorazione , che riesce a rabbonire demarcazioni a china vicine ed ancora di più sbilanciate nella loro evidenza (imho).
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                VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA
                Mondadori Comics. 56pp.,Cartonato a colori. 7,90€.
                Testi_Curd Ridel / Disegni_ Frédéric Garcia /Disegni_ Jacky Robert.
                Nella collana “La Grande letteratura a fumetti” un adattamento della celebre opera di Jules Verne, consegnata alle stampe nel 1864, e diventata un classico dell’intrattenimento istruttivo e nozionistico , anche per confutare teorie scientifiche pregresse e seppur con l’inevitabile saldo passivo di licenze di verosimiglianza e fattibilità. Ragionevole il bilanciamento tra i dialoghi ( che “devono” essere dettagliati /descrittivi) e la parte grafica, che è chiamata a sprigionare la magnificenza di un mondo “di sotto” inedito e sbalorditivo oltre ogni immaginazione. Per giungervi Verne spende la figura capostipite del ricercatore/scienziato, un allampanato dalla cultura enciclopedica e multidisciplinare, qui reso con l’intonazione del “simpatico invasato” volitivo e trascinatore al limite dell’autolesionismo pur di levarsi il tarlo del (non) si può fare! Una personalità accentratrice che si concede come “spalla” un nipote giovane ed abbastanza devoto ( sebbene più che altro molto preso dalla morosa, a sua volta sottoposta allo zio…)e un granitico isolano di poche (e straniere) parole e di alta efficienza per fare l’impresa : seguire le orme _decrittate da un antico seppur breve testo_ di un erudito del XVI secolo che sostiene di essersi calato nelle viscere di un vulcano islandese inattivo giù fino al centro della Terra!
                Quasi sulla fiducia , tra “cervelloni”, il leader e i due compari partono all’avventura gravati di vettovaglie per sei mesi (!!!) ed essenziali strumenti tecnici di misurazione ed orientamento per una esperienza unica e quasi intentata,salvo far fede agli “indizi” lasciati dal loro predecessore che tuttavia non li ha affatto preparati a ciò che vivranno e che ,nel voluto lieto fine, costituirà la loro controversa reputazione in un libro (il titolo è ovvio ;-) ) sicuramente capace di conquistare lo spirito avventuroso e tecnico-deduttivo di molti lettori a venire.
                Realizzato _insieme alle pagine in appendice di “dossier” sulla vita e la produzione letteraria di JV_ nel 2010 ,il fumetto ha piuttosto uno stile “analogico” ( vedi in specie la colorazione) , più vintage che da tavoletta grafica,per un segno dinamico, dettagliato e rifinito da una continua tessitura di tratteggi che alla bisogna si fondono in ombrosità compatte e d’altronde contrastate dalla luce direzionata delle “pile” in dotazione agli esploratori , oltre ai fenomeni lavici ed alla necessaria acqua. Svelto in fondo nelle sue quarantasei tavole un romanzo che scorre bene e sa agganciare “ancora” l’attenzione (imho).
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                  DAMPYR [218] Danse macabre
                  SBE. 96pp., b/n. 3,50€.
                  Testi_ Mauro Boselli / Disegni_ Luca Rossi.
                  Storia incentrata su Tesla Dubcek, a più riprese irretita da potenti visioni illusorie, che la assediano fino a Praga, negli ambienti protetti da Caleb Lost con il conforto di Harlan Draka e Emil Kurjak. Chi si cela dietro il maleficio, ovvero quali sono le sue intenzioni ultime? Con la sgradita sensazione di essere usata e circuita da un avversario assai potente e (quasi) persuadente nelle sue evocazioni T. è costretta a mettersi in gioco , cercando l’aiuto forzatamente distanziato dei suoi amici, pronti ad assisterla anche patteggiando inconsuete collaborazioni con personaggi non da ora sulla soglia di una sfaccettata avversità al Dampyr.
                  Col piacere “bamboccione” di enumerare classifiche di forza performante nella squadra dei “buoni” la sceneggiatura dichiara e pratica apertamente uno smaccato citazionismo del cinema gotico anglo-americano (…a sua volta debitore dei “film di mostri” della Universal _in primis_ degli anni ’30), e in particolare dei soggetti derivanti dai racconti di E. A. Poe ( anch’esso messo in scena con nome e cognome, oltre naturalmente a mezzo della visionarietà della sua produzione letteraria. Immediatamente riconoscibile anche dalla cover, forse la prima della serie in cui Harlan non compare affatto! Illustrazione di Enea Riboldi). Discretamente ingegnosa l’eccezione che sabota le regole interne del mondo dampyriano , ma è piuttosto il finale che si arroga il compito di scioccare il lettore [NO SPOILER], a cui resta solo da chiedersi “…ma è successo davvero?” :-p
                  Le barocche nebbiose e lugubri atmosfere , si diceva, da Hammer Films sono riccamente lambiccate da un Rossi con tratteggi spigolosi e l’illuminazione col bianco “che spara” degnamente epigoni di un Mike Mignola (imho).
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                    KEN PARKER_ Rapina a Reginald Street
                    \Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                    Testi_ Maurizio Mantero / Disegni_Sergio Tarquinio.
                    Giunto infine a Boston, e per restare accanto ai suoi affetti ,KP accetta un ingaggio come guardia giurata su una carrozza porta-valori, che tuttavia viene assaltata in pieno giorno , nella caotica via commerciale di Reginald st.
                    Freddato dai banditi il capo scorta_ nominalmente l’unico a conoscere l’organizzazione degli itinerari del servizio di security _ lo smacco professionale ha contorni tragici oltre che brucianti per l’Agenzia, incoraggiandola a lasciare al neo assunto (Ken Parker)la possibilità di sondare un campo d’indagine per recuperare i frutti della rapina. Ancora più neofita del “mestiere” e quasi scombussolato dall’avere a che fare con un ambiente metropolitano densamente abitato, Ken fa’ comunque un suo punto d’onore la risoluzione della brutta faccenda. Non dotato d’improbabili folgorazioni intuitive è però discretamente scaltro ad assecondare i pettegoli ed insolentire (sapendosi difendere nelle eventuali vie di fatto…) i reticenti; sino a divenire un acceleratore di ulteriori incresciosi eventi che portano allo scoperto una rete di “insospettabili” collegamenti : una breccia decisiva per smontare l’enigma di un colpo molto ben riuscito; ed intorno al quale gravitano diverse persone con bisogni pecuniari e/o impicci personali sensibili, indipendentemente dal loro profilo giuridico. Ma Ken , nel suo ruolo “non può permettersi la (totale) discrezione”.
                    Si “sente” che questa crime-story è stata ideata dal team “Julia”, anche tecnicamente per così dire nell’alternanza di situazioni di dialogo statiche e ripetute sui vari testimoni/sospetti/sospettabili spezzate da momenti di pura azione, che rilanciano nuove informazioni investigative (alcune solidamente strutturate, altre un poco più aleatorie, magari da accogliere alla prima lettura senza eccessivi fiscalismi logici…), in vista di un finale “nella tana del lupo” che anch’esso non sfigurerebbe in un albo della criminologa di Garden City, nel 2019.
                    Il disegnatore dà la sua interpretazione di Ken Parker : praticamente il cantante Nicola Di Bari versione ossigenata (xD). Battute a parte, le sue linee sono ben più chiuse ed ordinate che nel modello di riferimento Ivo Milazzo. Piuttosto hanno un qualcosa di un Emilio Giannelli, e risolve con una certa eleganza piani e volumi distribuiti nelle vignette (scontornate nei casi di acceso contrasto fisico o drammatico) anche con robusti passaggi a china degli elementi centrali e un maggior nitore generale degli sfondi , disposti in un numero relativamente esiguo di forme alternative (imho).

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                      MERCURIO LOI 15 Ciao, core
                      SBE. 96pp., a colori. 4,90€.
                      Testi_ Alessandro Bilotta / Disegni_ Andrea Borgioli / Colori_Francesca Piscitelli.
                      Il prossimo albo, bimestrale,s’intitolerà “La Morte di Mercurio Loi”, fate voi (xD). Nello stile del professore ci si arriva con passo compassato, di chi , previsti gli esiti se ne disinteressa , ed appartato aspetta ,per eventualmente processarli ,che gli cadano in grembo. Tuttavia non può avvalersi del tutto della fecondità dell’ozio, stante il trasporto per Enrica , verso cui si “instupidisce” in un corteggiamento spietato. Non che la giovane maestra non gradisca l’intenzione di fondo ma sembra faticare a scorgere Mercurio nei gesti e nelle profferte che lui organizza per “fare colpo “su di lei, ritraendosi invece nella sua essenza più autentica, sentendola più che inadeguata appunto troppo intima per consegnarla ad altra persona, sentendola peraltro ricettiva alle sue “eccentricità”. Ah, l’amore! Ottone De Angelis è invece più avanti nella relazione con la sua bella, tanto da risultargli ormai insopportabile sottacerle l’omicidio del babbo. Una parentesi rosa in cui sguazza il Marchese Ragni, alias Tarcisio, che tesse la sua ragnatela mortale (i ragni sono _non a caso_ la fobia di Mercurio…), a cui impigliare _ con suadente ambiguità_ pure Galatea , che ha decisamente passato il segno con “Sciarada”. ..
                      Un numero che offre digressioni anche surreali ( l’aula scolastica di Enrica ,che vista da fuori pare una santella di campagna; lei stessa con Mercurio bardati come Bice Portinari e Dante…) ed appartate osservazioni mercurali , con la “guardia abbassata” affettivamente ,anche per recuperare forse il rapporto amicale raffreddato con Ottone. Ma il sali scendi emotivo è puntellato indelebilmente da alcuni colpi di scena di crudele e pura tragedia che danno (al netto del finale, di nuovo algido e letteralmente sfuggente…)uno scossone violento alla trama orizzontale della serie. Su questi lavorano anche le scelte cromatiche che , deliberate e chissà anche obbligate dallo stile di disegno , sembrano dall’inizio più piatte ed appoggiate a poche e ricorrenti dominanti di colori , ad estinguersi nel puro e duro bianco e nero nel sottofinale (è capitato anche nell’ultimo numero di “Morgan Lost”, anche lì come scelta drammaturgica…). Si diceva del Borgioli, che affida l’espressività (missione centrata!) dei suoi personaggi ad una esasperazione grafica da un pelo appena meno la caricatura grottesca, che alla fine non lascia indenni neppure gli sfondi, seppure quantitativamente ingenti. Un fumetto che dà dipendenza (imho).

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                        JULIA n.ro 245 L’Inquilina del sesto piano
                        SBE. 132pp., b/n. 4,00€.
                        Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Antonio Marinetti.
                        Come cadesse dal cielo di una notte di martedì qualunque a Garden City, una donna completamente nuda precipita sui binari della linea ferroviaria urbana; nemmeno notata dal conducente del sopravvenuto convoglio che passa (sic!).
                        Abbastanza presto Irving, Webb e Julia individuano l’appartamento e l’inquilina da cui può essersi generato il caso, ovvero l’ipotesi non di un tragico suicidio ma della “messinscena” di un atto doloso. Primo sospetto il marito della defunta : la coppia, con i loro frequenti litigi aveva dato occasione di chiacchere al vicinato , fin troppo disponibile ora a dare testimonianza _anche e solo superficiale e fintamente informata_ delle vicissitudini personali di una vita altrui (spezzata) non esente da fragilità ed oscuri propositi. A Julia il compito di “separare il grano dal loglio” , soppesare una “sensazione” che la porta oltre l’idea di un gesto mortalmente volontario, gestendo una personale e pericolosa ( un “bonus” d’azione tipico nella serie ;- ) ) verifica delle piste; alcune “ovviamente” fuorvianti seppure non inutili ad inquadrare un dato psico-sociologico di “infezione”importata sul singolo dalla comunità dei suoi simili (cittadini dell’occidente metropolitano post industrializzato). In una sceneggiatura di “Julia” non ci sono spazi riempiti a caso o a “cazzeggio” quanto piuttosto una modulata esposizione di temi comunque di attualità e coinvolgenti una visione del mondo che poi influenza la somministrazione della Giustizia, interpretata prima (e talvolta oltre) l’interpretazione ordinata dei codici penali. Peraltro lo specifico degli avvenimenti toglie frizioni tra J. e Webb, mentre il buon Irving non tradisce l’esperienza del mestiere, compreso il gongolare per le brillanti intuizioni della criminologa, sua protégé di quando ancora era studentessa.
                        Pure io, modestamente, ho capito dove sarebbero andati a parare da un particolare, piccolo e (dato per) acquisito in una trama gialla che pretende rigore nell’incastro delle tempistiche. Altrettanto onestamente posso dire di aver riconosciuto la mano di Marinetti di primo acchito, stantel’impeccabilità delle posture e l’impressionante rifinitura delle vignette. Si nota (possiamo metterci un “però”?) il rinforzo grafico di elementi elaborati digitalmente da immagini (foto) dal vivo(imho).

                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          KEN PARKER_ Le Terre bianche
                          Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                          Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Bruno Marraffa.
                          Dopo il rovinoso naufragio di una baleniera, KP, il Capitano della nave e sua moglie ed infine un anziano ed esperto arpioniere Eskimo , Nanuk, terminati i viveri sono costretti, in cerca di assistenza, ad addentrarsi nelle bianche terre dell’Alaska , sbancate dal gelo ventoso artico, aggrappandosi per resistere al clima impossibile all’ingegno, alla forza di volontà ed alle pochissime risorse animali procacciabili ; ed ulteriormente frenati dalla donna, gravemente compromessa nella salute, sia fisica che mentale. Gli stenti e le massacranti condizioni del viaggio condizioneranno il rapporto virile tra i tre uomini , saldando cameratesche intese quanto insanabili dissidi. Non tutti sopravviveranno , e non sarà solo stata “colpa” della natura selvaggia, ma piuttosto di quella degli uomini!

                          Un racconto a fumetti epicamente essenziale, originale ma probabilmente ispirato alle cronache delle prime spedizioni alla “conquista” dei Poli terrestri; con priorità semplici e drammatiche : con il quasi niente a disposizione resistere e ripararsi dal freddo, trovare qualcosa da mangiare o…Morire. Ken Parker manterrà la sua integrità e pure la coscienza dei suoi limiti , in specie in un ambiente in cui è stato scaraventato incidentalmente, demandando numerose iniziative a Nanuk , che Berardi caratterizza con una devozione culturale aderente agli usi e costumi eschimesi , modellando un personaggio con piena dignità . Quella che difetta al Capitano, che la perde , con accluso dispotismo, venendogli meno l’autorità marinara e le forze fisiche, spese a sostenere una moglie evanescente quanto problematica, che pare una interrogativa Barbara Steele, l’attrice, disegnata da un Corrado Roi. Nella seconda di copertina di questa edizione economica Mondadori Comics è indicato erroneamente ai disegni Ivo Milazzo,quando è invece il segno più compatto e strutturato, levigato da incessanti tratteggi ma anche solidificato in pregnanti chiaro scuri di Bruno Marraffa a fornire l’impianto visivo di una avventura estrema, ruvida ma comunque empatica (imho).
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            KEN PARKER_ La Città calda
                            Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                            Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Giorgio Trevisan (erroneamente accreditato Ivo Milazzo).
                            Invitati da un basista, otto professionisti del crimine convergono su Canyon City, piccola ma fiorente cittadina mineraria del North Dakota, allettati dalla possibilità di fruttuosi colpi da effettuare in sinergia cronologica, ai danni di ben fornite banche, di uffici e negozi del perimetro urbano; neutralizzando o corrompendo le difese civiche del luogo…Dove sono anche appena giunti KP e la quattordicenne peperina Pat O’Shane (personaggio protagonista di un precedente ciclo di storie in questa collana…), in cerca della mamma biologica della giovane, abbandonata in tenerissima età. Pur sembrando mancare una rispondenza positiva , l’indagine informale dei due innesca un madornale equivoco , che li trascina fino a (…).

                            Una corsa al grisbi condotta con grande brio ( già negli scoppiettanti dialoghi , non ultimi quelli tra Ken e Pat…)e senso del ritmo, continuamente alimentato da secchi colpi di scena , ad inguaiare lui e lasciare a Lei il fardello di considerare , ormai grandicella, le ragioni “femminili” che l’hanno resa precocemente orfana di fatto. La resa dei conti finale una volta tanto contiene la violenza allo stretto necessario, senza sciogliere (del tutto) il dilemma genitoriale pressante. Per quel che so Giancarlo Berardi non ha mai preso moglie, ma certo non lesina di stuzzicare il patto coniugale , in una dinamica di coppia dai risvolti imperfetti, fedifraghi o comunque non ortodossi , ma insiti comunque nella fallibilità “peccaminosa” dei rapporti (tra) umani. Poi certo, siamo pur sempre in pieno diciannovesimo secolo , e dunque avanti piano con l’emancipazione del “sesso debole”( Pat compresa che, quando vuol dare ad intendere di essere più matura di quanto è fantastica di sposarsi , perfino con lo stesso Parker). Trevisan ai disegni tesse un fitto ordito di tratteggi paralleli ed incrociati , lasciando a pochi tocchi essenziali costruire l’illustrazione del quadro grafico ; eventualmente scontornato nelle vignette sui ruvidi corpo a corpo di stampo “pugilistico” , enfatizzando il gesto fisico anche solamente facendolo intravvedere come silhouette quasi totalmente ombreggiate (imho).
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                              DAMPYR [227] Pirati!
                              SBE. 96pp., b/n. 3,50€.
                              Testi_ Giiulio A. Gualtieri / Disegni_ Simone Delladio.
                              Come di norma in questa serie si parte con una contestualizzazione storica arcaica che prelude il malaffare ai giorni nostri (il “risveglio” di alcuni non morti tornati in attività…), debellato dalla squadra di pronto e spesso esotico intervento Harlan, Kurjak e Tesla. Non si ruba a casa dei ladri e mal gliene incolse a dei filibustieri del XVII° secolo di andare a sgraffignare il tesoro di un Arcivampiro pirata di stanza nelle Piccole Antille : trasformati a loro volta in non morti per essere lasciati a languire , come monito vendicativo, in una grotta marina. Fin quando riescono a pasteggiare con sangue fresco e…

                              Lasciandosi scappare notazioni ecologiste la sceneggiatura bada al sodo, lanciando asciutti quanto virili dialoghi (per questi, d’altronde, tagliagole non aggiornati al presente), lasciando ai particolari poteri veggenti del dampyr visualizzare e collegare i cardini della storia ( ed altrimenti soccorrono gli onnipresenti video fatti con lo smartphone ;-) ), incanalata nella “solita” elaborazione salvo imprevisti di un piano operativo per stanare le due ciurme di pirati, unite nel reciproco interesse di respingere il dampyr; ma rimanendo pur sempre dei viscidi delinquenti e questo è l’unico aspetto che solleva la trama da meccanicità narrative sfruttate con costante ripetitività (sic!).
                              Freghieri, Lozzi e sua santità (xD)Sergio Toppi benedicono lo stile di Delladio , al netto di qualche (raro) personaggio meno solido , magari azzimato nel vestiario e di conseguenza meno sciolto nella postura. Gradevole comunque l’impegno nella rifinitura dei dettagli e nella gradazione dei chiaro-scuri , utile all’inventiva disposizione volumetrica in insistite vignette d’impronta _se non di esplicita citazione_ cinematografica (imho).
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                                MISTER NO [Revolution] _ 3. Sognando California
                                SBE. 66pp., a colori. 3,50€.
                                Testi_ Michele Masiero / Disegni_ Alessio Avallone / Colori_ Giovanna Niro e Stefania Aquaro.
                                Finita, per lui, la guerra , Jerry Drake _ a cui ormai il conflitto vietnamita, e l’irriducibilità del suo carattere, ha timbrato il soprannome di “Mister No”_ si sistema a San Francisco ,dove segue la convalescenza del suo commilitone afroamericano Jim , con la cui sorella ha una storia e si inebria ( compatibilmente col suo spirito anarcoide, “maltrattato”dalle sue esperienze asiatiche e non solo…) dei fermenti estivi (contro) culturali che offre la ricettiva metropoli californiana. Neanche lì però son tutte rose e fiori (nei cannoni)…

                                Impostata di nuovo con flashback che scavano nell’adolescenza di Jerry e della sua futura passione aviatoria, la sceneggiatura _ nel suo “presente” sessantottino_ inanella un discreto numero di stereotipi ( vuoi che la tipa nera tutta-ricci-tutta non abbia l’amico gay-issimo, l’intellettuale afro molto progressista e girino spinelli e libri di poesie di Allen Ginsberg?) che fanno il paio coi ricordi giovanili della figura paterna/patrigna astiosa e manesca , da cui fuggire, lasciando NYC per una qualche non specifica zona rurale nella “pancia” del Paese. Insomma Jerry esce, vede persone e fa’ cose (più o meno giuste), ancora allo stadio di “mi cerco un lavoretto non permanente di pura sussistenza, poi si vedrà”, forse la politica forse il riflusso del tornare (indietro) per rivivere. Dopo la “botta” del numero scorso , mi pare che siamo tornati nei binari un po’ obbligati della biografia che deve giustificare quello che sarà , ossia come lo è diventato Mr. No.
                                Ogni ambiente della storia , ovvero la California alla fine degli anni ’60 ; New York e l’entroterra bucolico degli inizi del lustro precedente hanno la propria “fotografia”, cioè una riconoscibilità cromatica che nel caso di San Francisco dà fondo all’ampio spettro di colori generati dalla vicina Baia e dal proverbiale sole; mentre per il passato un velo di grigio e una gamma più desaturata fissano ciò che del resto, temporalmente, è già avvenuto. Anche Avallone ai disegni porta lo “scattoso” dinamismo della testata “Orfani” declinato in un profilo storico e graficamente realistico rimesso con buona precisione e ricchezza di elementi , magari disposti con una estetica della vignetta che respira aria cinematografica. La modulazione delle linee si concede qualche semplificazione nei campi lunghi , con tratti di spigolosità invece nei piani maggiormente ravvicinati, in luogo di bordature e pieghe di panneggio di spessore anche marcatamente differenziati. Il contrasto colori chiari/ chine compatte in corrispondenza all’impianto scheletrico sembra pure figlio della Marvel di quegli anni (incongruo su questa serie?). Finale e cover del prossimo albo promettono ulteriori variazioni di scenario, messi in calcolo d’altronde con l’irrequieto J.D. (imho).
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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