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    JULIA [I Casi archiviati] 4 Bentornata, Myrna!
    SBE.132pp., a colori. 4,00€.
    Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Laura Zuccheri/ Colori_ Spartaco Lombardo e Gloria Martinelli.
    Dopo anni in isolamento, Myrna Harrod viene trasferita , in un regime carcerario più blando che si propone il prospettabile reinserimento sociale anche dei rei di fatti gravissimi . Mentre Julia continua senza scossoni particolari la sua vita di docente (e) criminologa, magari offrendo all’amico Leo Baxter un aiuto per un particolare caso ( per le persone coinvolte, non per il raggiro in sé,ancora oggi in auge sulle cronache dei giornali…) di truffa ed usura; la detenuta Harrod pare adattarsi con remissiva modestia e gratitudine ( verso la Direttrice del penitenziario, che ha un occhio di riguardo “particolare” per lei…)alle regolate possibilità che , con le sue compagne di cella, le vengono concesse. Ma, subdola e psicopatica manipolatrice sta piuttosto covando un piano per…

    Beh, la copertina è eloquente ma il ruolo di Myrna( la ritroveremo in svariati altri episodi)sostanzialmente impone il “congelamento” delle fasi più drammatiche e culminanti dello scontro con Julia ( beninteso che MH ha per Lei anche un ossessivo interesse saffico…), tuttavia la sceneggiatura risulta molto avvincente , carica di sorprendenti (sotto) finali multipli e gustose notazioni su “woman in prison”, ponendo pure una riflessione sulla “liquidità” della nostra società, ovvero sui nostri rapporti interpersonali : chi trova un amico (disinteressato) trova un tesoro; altrimenti uno/a sconosciuto/a con cui velocemente puoi finire a letto come all’obitorio (!). Chiaramente Myrna vede negli uomini una asimmetrica proiezione del padre, punitore ed ultra bigotto , e senza indugi usa la leva sessuale per asservirli ai suoi bisogni materiali (denaro, un alloggio, una presentabilità sociale…)ed agli istinti di torturatrice assassina che ne fanno una serial killer , “unisex”, in quanto femmina preminentemente “mAschicida” (? :-p ).
    Di marcato valore il lavoro sulla colorazione. Laura Zuccheri ha una formazione pittorica , disegna Julia conferendogli una finezza aristocratica, sebbene sui ritratti di personaggi minori non disdegni di farne piuttosto delle “maschere” buffe ed insolite; e vi accompagna _tanto in esterni quanto in interni_ una meticolosa resa d’insieme ( forse solo le parti con autoveicoli paiono un po’ spartane, da illustrazione per esami della patente , xD ), espletando scene corali o ricche sovrapposizioni di piante, fiori, aiuole, viali alberati; parti in notturna e diurna, piovose e serene. Tutto o quasi ha una sua separata tinta, che scarta cromaticamente l’elemento immediatamente vicino ; e perciò ogni cosa gode di una propria (sensazione di ) unicità, fosse anche solo la costina di un libro riposto tra tanti ; mentre l’attenzione sulle sfumature (vedi ad esempio gli incarnati) “ammodernano” matite e chine alla stregua di un lavoro in CGI. Bravi ! (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      MERCURIO LOI 16 La Morte di Mercurio Loi
      SBE. 96pp., a colori. 4,90€.
      Testi_ Alessandro Bilotta / Disegni_ Matteo Mosca / Colori_ Francesca Piscitelli.
      E’ stata un’esperienza! Qui si chiude, dopo “soli” sedici numeri , la marcia editoriale _ premiatissima nel segmento della serialità a fumetti_ del Prof. ego riferito , convinto praticante dell’ozio e dello svago come nutrienti delle sue esponenziali facoltà intellettive, nella Roma papalina del 1825.

      Mercurio Loi è scomparso, irreperibile da mesi e dato per morto da un sensitivo in odor di eresia; e per pessimismo anche dal maggiordomo della sua casa romana, altrimenti desolata senz’altre cure. Ciò peraltro e come era avvenuto in passato ( attenzione al richiamo di personaggi eccentrici che si erano fatti conoscere in altri episodi)più d’uno in città millanta ( o gli viene attribuita…) l’identità Mercurio Loi , ossia la fama che lo precede assunta superficialmente dai suoi imitatori. Talmente auto convinti che, quando Loi torna al suo posto pure chi gli è (stato) vicino dubita di lui.

      Mentre Dante si rivela sempre più un discepolo fin troppo precoce , Ottone è chiamato alle prove più impervie della sua vita , incatenata all’agire di Tarcisio ed ai disegni egemoni che esercita su di lui. Parzialmente ristorato ( con l’aiuto di…)dal conoscere la volontà dei morti che lo hanno segnato, il biondo “laicista”parte in tromba a voler rifondare l’organizzazione “Sciarada” con scopo l’avvenire della Rivoluzione (!) e sul piano personale pareggiare i conti col suo falso amico e sodale.

      Dopo averci fatto penare ( si sprecano le vignette in cui i protagonisti più attesi si scorgono unicamente di nuca o con barba e baffoni…) ed essersi concesso qualche colpo di scena un po’oltre il verosimile ( o la sua apparenza…)Bilotta dà compimento e risoluzione alle sotto trame della serie, in una “circumnavigazione” del suo personaggio , congedandolo nello spasmo di uno sforzo che promette(rebbe) immantinente nuove avventure. Non si sa se del tutto voluto, ma il misto di contemplazione /speculazione dell’esistente unita all’accelerazione anche drastica della trama orizzontale ha prodotto un fumetto avvincente e stimolante , che si presta alla riflessione quanto al “salto sulla sedia” per dire…Wow!
      Ancora una gran prova della colorista , che imprime una nitida percezione della luce nelle diverse ore della giornata ; ed ineccepibili i disegni (le cui bordature talvolta grasse sono appunto ben controbilanciate dall’accurata scelta dei colori) per capacità descrittiva ed espressività, composti secondo una “regia” che al solito fa’ esprimere le immagini al netto di superflui didascalismi. Ahimè, fine. (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        ALIENS [22]_ Polvere alla polvere (2 di 2. Nota: un refuso di copertina indica 1 di 2).
        Saldapress. 48pp., a colori. 3,20€.
        Testi e Disegni_ Gabriel Hardman / Colori_ Rain Beredo.
        Seconda e conclusiva parte che unisce due albi Dark Horse , di cui il secondo è segnato come uscita di gennaio 2019! Già richiesto illustratore di storyboard per prestigiose opere cinematografiche ,sul piano grafico Hardman non difetta di scatenarsi in una libera calibratura delle gabbie, non raramente sghembe in stile manga, mappate comunque di leggibilità sequenziale, sfociando magari in vignettoni di bell’impatto scenico , anche come scelta di punti prospettici e senso dinamico. E l’esigenza come da titolo di innescare il fenomeno climatico delle tempeste sabbiose ( rese, come peraltro il resto, da un segno intaccato da una forma grezza e slabbrata) non pregiudica in larga scala il tratto immaginifico, di costruzioni ed impianti per colonizzazioni extraterrestri , anche abortite. Da ciò s’innesta la sceneggiatura che, duole dirlo, sembra _con variazioni specifiche non granché eclatanti_ presa di peso dal secondo tempo di “Aliens_Scontro finale” di J. Cameron, in un turbinio di continue precipitose fughe-con-bambino, annientamento progressivo degli Umani ed insospettata disponibilità del Sintetico. Si salvi chi può e fine della storia. Ormai la perseveranza della Weyland –Yutani di prendere scornate dagli Xenomorfi rasenta il masochismo di Will E. Coyote, e non fa assolutamente ridere. ;-) (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          [ Cover ed. originale Futuropolis, Paris, 2018]

          MARZABOTTO_ Il Viaggio di Marcel Grob (1 di 2)
          Editoriale Cosmo. 96pp., a colori. 4,90€.
          Testi_ Philippe Collin e Sebastien Goethals / Disegni e Colori_ Sebastien Goethals.
          Ottobre 2009, l’ottuagenario già Ingegnere Marcel Grob viene sbrigativamente prelevato dalla sua abitazione di Belfort e condotto innanzi ad un (giovane) Giudice che lo incomoda in uno snervante interrogatorio sul suo passato di …Volontario nelle Scuthz-Staffel !
          Grob, Alsaziano ( una regione che era stata tedesca fino al ’18) è perciò costretto a ripercorrere le tappe del suo arruolamento durante la II Guerra Mondiale. Inquadrato come effettivo germanico (!)in un esercito che apertamente diffida della lealtà degli uomini della sua terra, peraltro pungolati con i loro familiari sottoposti a gravi ritorsioni in caso di inadempienza (diserzione), il giovanissimo M.G. si ritrova comandato in Emilia-Romagna ed inopinatamente assegnato al battaglione ricognitivo dello Sturmbannfuhrer Reder, giunto a puntellare le linee (militari) amiche e preservarle dagli attacchi partigiani, praticando in pieno i peggiori pregiudizi ideologici del Nazismo. Reduce da un drammatico battesimo del fuoco, il neo granatiere d’Alsazia viene caricato coi suoi compagni d’arme su un autocarro della Divisione Totenkopf diretto a Marzabotto…

          Prima di due parti ed anch’essa strutturata su due fasce temporali : il 2009 , in interni e statica, l’incubo Kafkiano dell’anziano e scontroso Grob, che pare un po’ “ciurlare nel manico” coi termini ( il tentativo _ che appare lievemente forzato_ degli sceneggiatore di mantenere una certa suspense sui fatti rimessi in gioco…); ed il 1944, con lo sbarbato Grob che al momento appare abbastanza spaesato e succube di una Storia enormemente al di sopra delle sue capacità di controllo. Il tema di fondo del fumetto sembra ancora odierno,quello che impegna intellettualmente il dibattito storiografico : il soldato ha (sempre) una possibilità di scelta e possiamo giudicare con gli “strumenti” etici del presente comportamenti sopravvenuti in epoche e circostanze certamente e radicalmente differenti dalle attuali? Tema enorme che (immagino) per efficacia drammaturgica è svolto, ad ora, nel disagio dell’ambiguità . Fuor di retorica : restiamo umani!
          La colorazione è pilotata da poche ed uniformanti tinte (acquerellate nelle parti ambientate nel ’44, quasi a voler sfumare particolari “inutilmente” trucidi dell’agghiacciante eccidio di Marzabotto); mentre il segno e la sua definizione fissata nelle tavole appare (specie nel segmento 2009)sorprendentemente datata, con una fissità della messa in scena che probabilmente semplifica la vita del disegnatore , anche nella scelta/resa dei materiali pare affine a cose che si vedevano su un “Diabolik” od un “Lanciostory” di davvero decenni fa.
          Più naturalmente movimentata la cronaca bellicosa (1944), che pesca gli elementi “vintage”della (sporca) faccenda e si industria a rendere riconoscibili i personaggi seppur ovviamente intruppati in uguali divise e zero barba e baffi o capelli lunghi. Ad aprile 2019 prevista l’uscità del secondo e conclusivo volume sul “viaggio” sradicato e maltrattato del soldato G. , cognome crucco e nome francesizzato , a marcare una lacerazione stressata da una delle pagine “più” nere del Conflitto (imho).
          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            DAMPYR [225] Gli Orrori di Red Hook
            SBE. 96pp., b/n. 3,50€.
            Testi_ Mauro Boselli / Disegni_ Luca Raffaelli.
            In ristrettezze economiche, dovute al modesto riscontro commerciale di scrittore, nel 1925 il tormentato e malmostoso H. P. Lovecraft prende alloggio a Brooklyn , poco entusiasta di dover convivere con la vasta e transeunte massa d’immigrati che ingrossano il proletariato , mentre nella parte portuale diroccata fiocca la delinquenza ( eccitata dai profitti del Proibizionismo…)e si consumano misteriose e sanguinose rese dei conti. Disorientato , ma straordinariamente dotato a “percepire” l’orrore”, (tras)figurato nei suoi _al momento invenduti_ racconti L. accetta il mecenatismo di un Amesha (angelo, della stirpe di Caleb Lost) in incognito e sempre all’erta nel reperire testimonianze e manifestazioni del Male , da fonti insolite ed insospettabili…

            Qui Boselli gioca a ribaltare il nesso fondativo del narratore letterario , ossia non la sua ingegnosità nell’inventare storie inedite ma piuttosto il riversare in cronaca del fantastico proprie peculiari doti sensitive di audizione delle Creature d’altri tempi ed addirittura mondi , già oggetto di scriteriata devozione di una qualche frangia settaria esaltata e carbonara. L’autore della sceneggiatura non tradisce la matrice “tecnica” del suo stile, ovvero dialoghi folti, grande attenzione nel ricostruire atmosfere ambientali fuori dal comune pur partendo da solidi e veritieri agganci storici e una risoluzione della storia nel segno dell’azione sincopata , a tappe di crescente criticità. Non manca di sobbarcarsi una dose di continuità con la mitologia di episodi presentati anche molto addietro , e dunque se non si è letti i rispettivi albi,i’m sorry…Mantenuto comunque il fascino del personaggio reale Lovecraft, aggregato all’universo dampyriano ( intuibile che Harlan , Tesla e Kurjak siano coinvolti nel presente ad indagare gli orrori del titolo; che allude appunto sia a L. che a Brooklyn) senza sottacere le sue asperità caratteriali , a cominciare dalla ripulsa per gli stranieri (poveri).
            Debuttante sulla testata e memore di “Keller”, Raffaelli importa il suo laconico (cit.) bianco e nero , contrastato ed espressionista nell’intingere passate di china senza sgranature ed infossando i tratti somatici ( a proposito : Tesla gli è venuta anoressica quanto Kurjak nerboruto ), tenendosi molto neutro (leggi un po’ piatto) nei panneggi e probabilmente ricorrendo (vedi librerie…) a sfondi catturati da foto realistiche (imho).
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              TORPEDO 1936_4
              Ed. Cosmo. 96pp., b/n. 3,90€.
              Testi_ Enrique Sanchez Abuli / Disegni_ Jordi Bernet.

              Quarto di sette volumi previsti. Presente una storia lunga (46 tav. “La Legge del tallone”) e cinque brevi ,di cui le ultime due sono dedicate alle origini ( letteralmente : la faida che precede la venuta al mondo di Luca “Torpedo” Torelli…) del personaggio, in terra siciliana nei primi anni del ‘900. Si accentuano i toni scabrosi, sessisti e sessuali; e la violenza viene oltremodo impartita senza remore morali; e tuttavia l’intonazione complessiva rimane gustosamente e sfacciatamente ironica (anche qui nel senso etimologico del termine…), così ovviamente sopra le righe da consentire sghignazzi (del lettore) fuori regola. Insomma Torpedo intrattiene con l’abiezione di gesti ( spesso portati alle estreme conseguenze su individui per niente candidi)reiterati nella disinvolta “professionalità” di killer, che al più sforzano l’inglese maccheronico dell’italoamericano in spericolati ed equivocabili giochi lessicali. Buona la sponda franca di vecchi e nuovi comprimari, tutti _del resto_ focalizzati sul (tentativo di) malaffare; mentre inseguimenti e pistolettate pasturano ritmo e corposità dell’intreccio narrativo in e di genere basato sugli “imprevisti del mestiere “ di gangster, quali riscuotere la paga pattuita, non farsi spennare da un allibratore , portare a buon fine il rapimento di un neonato (sic!) o levare di mezzo un cadavere “scottante”.
              Di primo acchito i disegni sembrano virare su figure di “pupazzi” abbastanza anonimi nella accentuazione e modulazione del tratto ( anche, sporadicamente, in fasi successive non granché rifinito); ma si riprendono alla grandissima _ potendo anche “respirare” in sequenze mondate o quasi dai dialoghi_ dapprima lavorando gustosi intermezzi ambientali ( i ponti ed i sottopassaggi in metallo , brunito dalla china; gli inseguimenti in auto; il montaggio virtuoso delle scene, su tutte lo “scambio dei prigionieri”…) fino a trovare un bilanciamento perfetto delle vignette (l’ultima di pag. 27, o quella di pag.75, degna di “Rapina a mano armata” ;- ) ) e concedersi sì esasperate _ma stilose!_ fogge ritrattiste d(e)i meridionali italiani. Per fortuna…Continua (imho).
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                JULIA n.ro 247 Tutti colpevoli
                SBE. 132pp., b/n. 4,00€.
                Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Lorenzo Bovo ( con la collaborazione di Maurizio Mantero).
                Mentre si concede alle operose e rinfrescanti pulizie domestiche propiziate dal clima primaverile , Julia riceve una telefonata da un conosciuto e coscienzioso avvocato , a nome si una sua cliente…Condannata in via definitiva (!). La detenuta, che aveva avuto la criminologa come perito dell’accusa durante il processo , apprezzandone comunque l’equilibrio nell’approcciare il suo caso, chiede a Julia di seguire professionalmente sua figlia poco più che adolescente, dal carattere scontrosamente ribelle, accentuato dalla frequentazione amorosa con un giovane dalle opache attività. Con l’ingaggio conseguente anche di Leo Baxter , l’indagine unofficial parte col reperimento delle generalità del “fidanzatino” : operazione che incontra subito marcate reticenze…

                Lo zampino (…affatto, peraltro, generato dal nulla…) dell’imprevisto chiosa beffardamente una storia che è già divenuta nei suoi tratti salienti (il dibattimento processuale, appunto già avvenuto; la sorte _evidentemente intrecciata e scriteriata_ della coppietta…), ripercorsi con estesi flashback che innervano le azioni del “presente” , ovvero il giro di astute interviste con cui Leo e Julia cercano una verità che reclama i loro crescenti sforzi, anche per divincolarsi dagli opportunismi che la generazione dei genitori detiene ed infine ricarica sulla generazione dei figli, ancorché problematici e “fallati” di loro. I sacrifici , quasi fisiologici, dei vecchi aiutano i ragazzi ed in modo indiretto risarcisce la nostra società opulenta. Ed è lì che dalla copertina (by Cristiano Spadoni)e in tutta evidenza il titolo sottostante punta il dito.

                Ipotizzo l’intervento di M. Mantero ai disegni sulle parti col monomotore pilotato da Leo Baxter e alle vaste rifiniture a mezza tinta , su una base di disegno molto pulita e generosa di minuzie, che sembra scelta apposta (;-) ) per rimarcare un contegno ed un decoro borghese magari di sola facciata. Interessanti , a proposito di ritratti personali caratterizzanti nel contesto dato, le soluzioni per rendere i “colori “ di Emily e del Giudice afro (imho).
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                  TORPEDO 1936_3
                  Editoriale Cosmo. 112pp., b/n. 3,90€.
                  Testi_ Enrique Sanchez Abuli / Disegni_ Jordi Bernet.
                  Terzo volume, raccolta della produzione fumettistica di “torpedo” dall’ 85 fino a metà 1986 e comprendente anche l’episodio lungo dal titolo (in calce all’albo, per replicare la tradizione Bonelliana…) “Un Salario da paura”; abbastanza programmatico dell’intento parodistico e citazionista della serie, peraltro poco edulcorata sul piano della violenza, da registrarsi come ulteriore tassello opportunistico dell’amoralità di Luca Torelli/ Torpedo. Un carico di cinismo che, nella sua ovvia inaccettabilità “etica” ( con attenuanti : vedi l’immancabile richiamo alla grama infanzia italica del nostro, chiamato a misurarsi in tenera età con le pesanti “disattenzioni” del padre alcolista perdigiorno e le pesanti “attenzioni” dell’accogliente maestra di scuola…), trae la linfa del paradosso , insieme ad un esibito machismo ed a un pizzico di ottusità, anche lessicale, lievito di un effetto comico che mette a “disagio”il mediamente timorato lettore. Speculari le trame che lo vedono al gabbio ,a farsi nuovi “amici”, ovvero ad ingrossare le fila di chi gliela ha giurata e di chi tira a fregarlo , nella logica malvissuta della strada. Si chiude con un episodio irriverente sugli ebrei ortodossi di NYC, per non farsi mancare nulla (xD).Questi ultimi sono oggetto di caricatura di Bernet, che sviluppa un T. ancora più allampanato e i malviventi di contorno spinti alla “mostrificazione”.Se Luca ha un fondo di imperturbabilità da cui attingere per sparare battute e giochi di parole le numerose pose d’azione scatenano enfaticamente la verve compositiva delle vignette, montate su una gabbia regolare , ritmata alla bisogna da close –up più stretti che caricano (di suspense) il divenire di un determinato passaggio narrativo. Magnificamente evocativi i “chiari di luna”, ovvero le parti notturne ,che emergono dai forti contrasti alla sapiente e mai appiattente inchiostrazione (imho).


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                    PREDATOR [5] Cacciatori II ( 1 di 2)
                    Saldapress. 48pp., a colori. 3,20€.
                    Testi_ Chris Warner / Disegni_ Agustin Padilla / Colori_ Neera J. Menon.
                    Il sequel di “Cacciatori” , storia spalmata sui primi tre numeri di questa edizione mensile in spillati da edicola/fumetteria. La squadra degli hunters , ben conscia delle proprie manchevolezze emotive ed operative denunciate nell’ incontro ravvicinato del terzo tipo col Predator ( da intendere, in effetti , al plurale…)nella prima missione è motivata dal Master Jaya Soames e dall’orgoglio ferito, per recarsi nell’Afghanistan orientale, un “sasso” rovente arato da continue guerre, dove tuttavia cellule di aspiranti jihadisti vengono decimate non da mano umana. Un fortuito video di propaganda fondamentalista diviene involontaria prova dell’esistenza sul territorio martoriato di un Yautja che esercita la caccia (all’uomo). Imperativo stanarlo , senza urtare le suscettibilità indigene. Rompendo ogni altro indugio i “Cacciatori “partono per l’Asia meridionale.
                    In vena di battute (alcune peraltro a segno, nei testi…)la sceneggiatura, che si lascia sì lambire dalle vicissitudini dei civili afghani ma de facto punta al soccorso di integralisti islamici , per così dire “aiutati a casa loro”. Non si entra ancora nel vivo dello scontro, benché le gesta del Predator _secondo una prassi sanguinariamente consolidata_ siano (anche a livello grafico) già ampiamente enfatizzate , ma si alza la posta con una sottotrama ben oliata nei “soliti” intrallazzi per cavare profitti dalla tecnologia aliena carpita al predatore…
                    Una sorta di inverosimile nebbiolina cerea aiuta a staccare gli sfondi , fissati da matite rifinite con spigolosità geometriche, riportate nei piani ravvicinati con maggior vigore di inchiostrazione ed irsuta tracotanza, in un insieme che trasmette forza non indifferente, anche se più che vestiti sembra che i personaggi,pure cotti dal sole implacabile, indossino dell’alluminio spiegazzato (sic!). Continua e finisce il prossimo numero.
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                      TORPEDO 1936 _ 2
                      Editoriale Cosmo. 112pp., b/n. 3,90€.
                      Testi_ Enrique Sanchez Abuli / Disegni_ Jordi Bernet.
                      Virtualmente un italo americano che parla un inglese basilare, da “uomo della strada” ed inciampa in termini linguistici forbiti quando magari vuol darsi un certo contegno , Torpedo impregna di umorismo nero un lessico che suscita ilarità anche quando taglia dritto dando il significato letterale delle cose che sperimenta. New York City è il suo riferimento cardine per vita e “lavoro” (…di killer prezzolato), affrontato con pistola in pugno e sigaretta perennemente pendula alle labbra, segno di consumata ed accorta “professionalità”; piuttosto felice di derogare in intermezzi galanti (leggasi : sesso) usa e getta con virago bugiarde e propense (o talvolta costrette…) al meretricio , secondo una visione obiettivamente maschilista ed una piega caratteriale che T. “indossa” con sfacciata soddisfazione. Anche questo secondo volume è una raccolta di storie brevi , del periodo _intendendo l’uscita editoriale_ 1983-84, che ammiccano, nei titoli e non solo, al cinema e si avventurano anche nel raccontare il passato del protagonista ; e pure del suo bistrattato luogotenente Rascal ( praticamente un sosia di Bruno Vespa :-p ), con trame narrative agili , strutturate sugli “incerti del mestiere” di chi peraltro rischia di fare la stessa fine tombale dei suoi, per dirla con Il Libanese, parcheggiati.
                      Non si può onestamente dire che Bernet largheggi in fantasia nel riprodurre le tipologie somatiche dei suoi personaggi , anche abbastanza obbligati nel vestiario e nel parrucco a divise standard dell’epoca. Personalmente lo preferisco nelle parti urbane con l’inchiostrazione molto contrastata e nel bilanciamento mai piatto od opportunistico degli elementi in vignetta;ed assai valido nelle proporzioni sebbene lo stile non sia, nei ritratti, prettamente realistico (imho).
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                        PREDATOR [6]_Cacciatori II ( 2 di 2)
                        Saldapress.48pp., a colori.
                        Testi_ Chris Warner / Disegni_Agustin Padilla / Colori_ Neera J. Menon.

                        O del riscatto del codardo, una tipica storia cioè del filone para-militare qui declinato in Sci-Fi a conclusione della storia. Intanto ci rivende come originale (sic!)per il “Predator Universo”una roba che è pane e companatico di “Aliens”, ovvero una Multinazionale che manda un incauto mini esercito privato a sgraffignare _pia illusione!_ pezzi (?) dell’armamentario tecnologico dello Yautja riparato in qualche spelonca afghana che i “cacciatori” invece ambirebbero “solo” a far brillare , possibilmente seppellendo anche il soggetto alieno. Non bastano mai le nude , chiassose e fumose armi, ma occorre il grano salis degli indigeni che conoscono il territorio ed hanno saldi i principi dell’amicizia e della riconoscenza .Così i “nostri” potranno tornare alla loro placida base, dove troveranno un sorprendente aggancio per un’ altra futura missione (…che NON aspettiamo con soverchiante ansia).
                        Terremotata da continue esplosioni e dalle conseguenti nuvole di polvere e detriti la gabbia grafica si frantuma in riferimenti visivi che partono dal lacunoso indistinto ( nel dubbio : fuoco a volontà!) fino a parare nella mastodontica presenza del Predator , solitamente prodromica al macello di un qualche malcapitato . Perso per perso ,di chi si diceva in cima alla recensione, allora facciamo gli eroi…
                        L’incongruità di personaggi che hanno cinque dita di capelli qualsiasi cosa succede ritti in testa accompagnano esemplarmente un segno squadrato magari di minimo ma irsuto spessore , indurito da ombreggiature ed ulteriori tratteggi di ulteriore discrepanza estetica, per dare un maggiore senso di vissuto a primi piani che sanno già essere tridimensionalmente potenti (imho).


                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          [Nota: i primi due ep. sono disegnati da Alex Toth]
                          TORPEDO 1936 _ 1
                          Editoriale Cosmo. 112pp., b/n. 3,90€.
                          Testi_ Enrique Sanchez Abuli / Disegni_ Jordi Bernet.
                          Torna , in versione economica da edicola e con l’ambizione _in sette uscite mensili_ della completezza , questo fumetto spagnolo gangster-noir,con protagonista un italiano ( titolo di lancio : “Luca Torelli è…Torpedo”)emigrato a NYC e assunto al ruolo di killer prezzolato, una “mansione” che svolge con uno zelo mediato da disincantata ironia ,venendo del resto a contatto con fior di delinquenti, depravati e corrotti vari che si imbertano le porzioni più illegali del “sogno americano” negli anni trenta. Un aiutante “galoppino”, destrezza, faccia tosta e pochissimi scrupoli ad impiombare il prossimo ne fanno un “simpatico” (cit!) che salva le apparenze con un contegno inappuntabile esteticamente; sempre “all’occhio” per non farsi giocare dai pericoli e _valendone la pena_ riscuotere il suo onorario “in natura” ovvero ripassandosi qualche pupa, a scaldare il suo letto da scapolo impenitente. Quota a parte del politicamente scorretto : beve e fuma senza soluzione di continuità, insulta a bella posta le minoranze etniche e “violenta”la sua lingua di adozione con sfondoni lessicali e grevi doppi sensi…
                          Prodotto a partire dal 1982 , in episodi brevi , qui ben dodici, secondo il canone editoriale delle riviste periodiche a fumetti, e dunque iniziando con una vignetta ,di norma doppia, che presenta la testata ed il titolo della storia; e via a procedere con una gabbia sempre regolare di cinque, sei, massimo sette vignette. Uso regolare delle didascalie , ad introdurre il climax del segmento , con l’espediente della voce narrante di Torpedo stesso.
                          A partire dagli stessi disegnatori che Recchioni & co. hanno radunato nelle serie originali commissionate dall’ Ed. Cosmo, è largo l’ascendente della mano di Bernet sui colleghi, in sorprendente ed incisivo equilibrio tra la stilizzazione grottesca e una fortemente dinamica disposizione degli elementi in scena _mobili ed immobili_ padroneggiati nell’inventiva dei più molteplici punti di vista compositivi; con uno stile pulsante e sanguigno che non ripulisce al millimetro le sue eventuali sbavature (imho).
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            ALTUNA _Voyeur 1
                            Ed.Cosmo. 128pp., a colori. 5,30€.
                            Testi e Disegni_ Horacio Altuna.
                            Esclusivamente per un pubblico maturo, è una prima raccolta (in coda all’albo troviamo una ventina di pagine extra con disegni di pin -up ed abbozzi di tavole , tutto in b/n ) di mini episodi su quattro tavole , allegati alla versione spagnola di “Playboy”. Stori(elle) erotico-boccaccesche, di ambientazione urbana e contemporanea (in maggioranza; ma non mancano escursioni agresti), dove si passa celermente alle “vie di fatto” ( ma raramente si indugia sul dettaglio hardcore) proponendo un ventaglio di situazioni tipicizzate, dove il lettore può trovare mariti becchi e fessi che equivocano ad oltranza le scappatelle fedifraghe delle mogli; ma anche l’umarel sprovvisto di qualsivoglia fascino che riceve insperate gratificazioni sessuali, magari con un qualche ben giocato malinteso. Il doppio senso impera, l’omosessualità è espunta e il genere femminile è ordinato su u na netta bisettrice : o sono tutte gnocche superlative o tutte ciospe che smontano qualsiasi libido, ad uso e consumo dello “spagnolo medio”. E le volte in cui protagonisti maschili hanno un’attrattiva fisica riconoscibile, il tema che quaglia gli imprescindibili amplessi “acrobatici” potrebbe dare stura a contenziosi che qualcuno definisce”politicamente corretti” oppure “non sessisti”. L’intonazione generale è ironica e licenziosa; di una a-moralità che dovrà pur trasgredire qualche convenzione (borghese?)per essere stuzzicante!
                            Usciti ulteriori due volumi del medesimo tenore e contenuto.
                            C’è una mano pittorica nel gestire la colorazione e le sue accessorie _ed ugualmente importanti_ sfumature di tavole rigogliose di dettagli e sovente organizzate (è complicato…)per avvantaggiare chi legge alla visione d’insieme che gli attori della vicenda invece parzialmente ignorano ( esempio : il marito cornuto guarda la tele in soggiorno non sapendo che la moglie è in bagno impegnata a fare “cose” con l’amante, e magari invece crede tutt’altro…). L’apparenza semi-caricaturale nei/dei bruttini/e ne fissa l’ordinarietà fisica _che sovente coincide con una certa piccineria intellettuale_ , dando di slancio l’incombenza della venustà a burrose, poppute e carnali figure femminili , che hanno lo slancio delle giovani di Manara , con l’aria più “consumabile” ed “accessibile” di un Eleuteri Serpieri. Blurp! (imho).

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                              MISTER NO (Revolution) 5 Dammi rifugio
                              SBE. 66pp., a colori. 3,50€.
                              Testi_ Michele Masiero / Disegni_ Matteo Cremona e Alessio Avallone / Colori_ Giovanna Niro e Luca Saponti.
                              Arrangiato in una baraccopoli impiantata sulle coste di Manaus ( Brasile), Mister No tenta di mettersi alle spalle le disavventure che oramai l’hanno fatto disamorare della vita nel suo Paese. Invero , l’ingrata nuova sistemazione, che condivide con l’estemporaneo compare Esse Esse (vedi episodio precedente) , lo lascia a vivacchiare con scarse prospettive di sostentamento. A parte trascinarsi in bevute ed ingegnarsi in espedienti equivoci, rimane poco da fare…Ma una sera, una bizzarra e disinvolta ragazza americana lo adesca, trascinandolo nelle sue misteriose vicissitudini; mentre in un imprecisato altro momento ancora Mr. No ed Esse Esse , in territorio venezuelano, vengono fagocitati da un irruento e generoso (?) ragazzone russo che punta ai servigi del Mister come pilota con aereo in uso. La meta del viaggio che vanno ad intraprendere si annuncia ancora più “calda” del giro di bordelli con cui il sovietico guadagna, ehm, la loro stima.
                              Sboccato come non mai sul piano dei dialoghi Masiero fertilizza , sull’inedito scenario sudamericano ( “legge e ordine”, apparente, del regime militare brasiliano…) , il principio di un nuovo arco narrativo che al solito si annuncia “movimentato”; ed intanto “allena” il suo personaggio ( versione giovanile/alternativa di un’icona comunque da non stravolgere nei suoi tratti essenziali…)alla rissa sguaiata ed al sesso mercenario spesso e volentieri,perfino con una punta tamarra che in questi tempi definiremmo “anti-intellettuale” od addirittura “populista” (?). Intriga, sebbene ci si debba arrivare “solo” attraverso la gestione delle tinte cromatiche (complessivamente con una temperatura colore più elevata) la parte venezuelana, che potrebbe essere giustapposto al segmento di Manaus avente perno il nuovo “travolgente” personaggio femminile . Vedremo , sebbene il diradamento delle uscite degli albi lasci presagire la bi- mensilità.
                              Detto dell’uso del colore ( la parte brasiliana mi è parsa impattante nelle scene notturne, ma forse un poco “smarmellata” nelle terse ore del giorno…), ai disegni vengono richiamati Cremona ed Avallone a garanzia di una certa unità stilistica perdurante nella serie. Suggestivi i tagli cinematici e compositivi dati alle vignette, come pure i totali ambientali concessi con sfoggi di quelle linee nervose che richiamano “Orfani”, magari senza arrivare al limite della deformazione prospettica “ sgarzolina”vista, talvolta, nelle stagioni del fumetto curato anche dal qui copertinista E. Mammucari. (imho).
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                                TORPEDO 1936_5
                                Editoriale Cosmo. 112pp., b/n. 3,90€.
                                Testi_ Enrique Sanchez Abuli / Disegni_ Jordi Bernet.

                                Da fine 1990 ad inizio 1994 , la produzione editoriale di “Torpedo” inclusa in questo albo torna a comporsi di sole storie brevi, ben dodici, con qualche esperimento /esercizio di stile che appaga la lettura.
                                Troviamo ad esempio una storia totalmente muta, una sorta di comica a là Harold Lloyd, in cui Torpedo viene ripetutamente spennato in una bisca, si sdebita “parcheggiando” dei ceffi invisi al suo creditore in modi spericolati fino a trovare, a modo suo, il modo di spezzare il giogo.In altra occasione è lui a fungere da esattore di pizzo , punendo chi non paga con una particolare rivisitazione del gioco del baseball.Oppure i primi episodi che , muovendo da un eguale soggetto : Torelli ricoverato per una ferita al cranio, danno ben diverse spiegazioni di come abbia rimediato la tramvata in testa. Oppure una sua personale rivisitazione del “Massacro di San Valentino”, od ancora la “visione” della sua condanna alla sedia elettrica (!). Altrimenti le vicende ruotano nella “ordinaria” amministrazione lavorativa di killer prezzolato , mai inquinata da scrupoli etici e piuttosto con accenti piuttosto morbosi ed espliciti in tema sessuale, incistati peraltro _come visto altre volte_ fin dai tempi della sua adolescenza. All’elettrico dinamismo delle pose, messe in mostra con quel piacevole look urbano gangster che fa’ tanto cinema , Bernet sembra voler cercare un’economia di segno molto modulata (sui ritratti) ma meno “riempita” , si potrebbe dire, a volte, più da linea chiara. Continua.(imho).
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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