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    STRANGERS IN PARADISE_ 25 Anni dopo
    Bao Publishing. 224pp., b/n. 18,00€.
    Testi e Disegni_ Terry Moore.
    Uno dei capisaldi _giustamente e globalmente venerato_ del fumetto indie americano , forte di centosette albi andati in stampa tra il 1993 ed il 2007 “Strangers in Paradise” ha in questo volume il suo sequel ufficiale. Un’opera che, intersecandosi alle altre e successive serie partorite dall’autore , getta solide basi per quello che si annuncia come il suo nuovo, rutilante e millenarista, progetto editoriale. Una captatio benevolentiae di spunti e personaggi che costellano il suo ricco universo grafico e culturale ( confidenzialmente “Terryverse”), spiccatamente al femminile, vasto quanto pulsante di vita ed empatia.
    Con l’acquisita naturalezza di chiamarsi mamme e mogli , ritroviamo Katchoo e Francine in famiglia a Santa Fe, nella gioia normale dei giorni velata (scopriremo senza tante cerimonie…) dall’aggressivo tumore che ha colpito la madre di Francie , unica nonna delle due vispe bambine Ashley e Koo, ormai in età scolare… Ma saranno (altri) due monelli, rubando uno smartphone ad un signore , per conto di Katchoo, a dare la stura ad una intricata vicenda che la costringerà ad un tour de force in vari angoli del mondo (!), per preservare la precaria incolumità dei suoi familiari (!!) e risolversi infine a mobilitarsi per la stessa salvezza del Pianeta (!!!). Quasi l’autoironica pallina di un flipper che segna punti dalle parti di “Tomb Raider” piuttosto che dei millenaristici Codici ( qui l’antico Egitto)”Da Vinci”, che minaccia la diga degli affetti e pretende(rà) nuove ed agitate partite. Uno schema che , mantenendosi avvincente ed invitando una seconda lettura ,dove soppesare le congruenti sfaccettature motivazionali delle protagoniste, a generazione e garanzia dei colpi di scena, sacrifica un poco Francine ad un ruolo “casalingo” ed ancillare. Tra un riverbero catastrofista di “Echo” ed una comparsata di “Motor Girl” è piuttosto il più recente “Rachel Rising” a dare gravitas alle trame (probabilmente) a venire e questo suscita qualche perplessità : presa a parte R.R. è un’ottima serie ( parlo in termini consoni alle stagioni dei telefilm, come pare vuole richiamarsi questo ciclo di fumetti e quelli a venire del Terryverse ;-) ), ma forse i personaggi cardine sono stati già “spremuti”adeguatamente e stride riportarli a dinamiche antecedenti (tipo Rachel che frequenta la zia …), peraltro le più verosimili e quotidiane ( decisamente tra le corde più brillanti di T.M. sceneggiatore…), forse per tenersi da giocare carte narrative sfocianti nella più spinta mitopoietica degli archetipi, letteralmente.
    Maturi ed appaganti i disegni. Moore _ chiamato a riprodurre ambienti che spaziano dalla Scozia, alla Colombia fino alla Costa Azzurra_ si riconferma strepitoso ritrattista, capace con pochissimo (una ciocca di capelli, la manica di una maglietta…)di dare corpo tridimensionale strutturato ai suoi personaggi , spaziando dal realistico al semi “deformed” (l’impagabile zia Libby, le bambine anche…), disinvolto e sicuro da ogni punto di osservazione, in una griglia di vignette chiuse , assecondando la messa in scena che del resto spazia dal “semplice” e prolungato dialogo (magari introspettivo), fino a pose action sfrenatamente spettacolari od appoggiate ad una suspense montante. Come di norma i suoi disegni _bilanciati nei particolari e rifiniti all’occorrenza nelle bordature_ non richiamano grandi blocchi di ombre, demandando(vi) piuttosto dei tocchi di grigio per le parti brunite/notturne.
    Un “S.i.P XXV” pontiere di storie a venire che ci lascia con l’appetito : ne vorremmo ancora di più! Anche perché “…senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso” (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      CANI SCUIOLTI 6 Time after time
      SBE. 66pp., b/n. 3,50€.
      Testi_ Gianfranco Manfredi / Disegni_ Luca Casalanguida.
      Rimpatriata alla vigilia dello sposalizio di Lina e Pablo , nel 1988, con i “ragazzi “ dunque quarantenni, in una giornata di relax che lascia riaffiorare ricordi giovanili e mette qualche punto fermo nel loro presente ( Marghe ha una storia col fotografo Italo, suscitando la “platonica gelosia” di DeB, che ha perfino una moglie con circa gli stessi difetti dell’amica ventennale…); mentre lo “spleen” attanaglia specialmente Milo , preso a rimuginare le sue prime esperienze sentimentali e lavorative a New York City, in appoggio al Restaurant Stone Wall Inn e parte lesa della repressione poliziesca che ne seguì.

      Non indora troppo la “pillola” Manfredi , portandoci su una scena socio-culturale che aveva ben dignità di manifestarsi ( e piuttosto lo faceva grazie ad una gioventù fuori portata dal controllo genitoriale ;-) ) , ma che pure era impastata di collusioni mafiose e traffici ( lo “sballo”) fuori di norma. Il resto invece è piuttosto una punteggiatura di aneddoti confidenziali, frecciatine e “tormentoni” ( appunto DeB e Marghe; o la fama di “farfallone” attribuita a Turi…) da placida e minimalista opera seriale in interni appartati , mentre in piazza andrebbe/andava in corso l’atto della manifestazione riformista, la politica “per cambiare il mondo” che a fine anni ottanta fa’ sentire (alcuni de)i nostri dei reduci stanchi ,ed imbarazzati di velleitarismo. Somigliano appunto (…intendendo la mediazione di Italo…)a quelle foto promozionali per i fan con il cast di un telefilm riunito nel ventesimo anniversario della conclusione delle riprese; con la differenza che il pubblico ha già visto tutto il girato di loro mentre erano più giovani, quando qui invece si centellina e sfalsa cronologicamente . Messa giù linearmente dunque la “pappardella” narrativa verrebbe un po’ scipita ( ;-) )?
      Il promettente Casalanguida ha un suo parco estimatori , ma continuano a sembrarmi indigeste alcune sue sintesi grafiche a là Bastien Vivès (?) in abbinamento alle esigenze di invecchiamento dei personaggi ( solo che Marghe, Pablo e Lina sono pressoché intatti , Milo e Turi sono ferocemente raggrinziti e il DeB sembra Philip Seymour Hoffman alle ultime “pere” :-p ); e giochi di contro-luce ( vedi scena boschiva…) banalizzati in un contesto di maglie/maglioni nero pece che chiamano l’uso mirato di retini a contrasto (imho).

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        MARZABOTTO_ IL Viaggio di Marcel Grob (2 di 2)
        Ed. Cosmo. 96pp., a colori. 4,90€.
        Testi_ Philippe Collin e Sébastien Goethals / Disegni e Colori_ Sébastien Goethals.
        Seconda ed ultima parte , onorata da un titolo ,“Inferno e redenzione”, che coglie esaustivamente anche la “trovata” di sceneggiatura in congedo della storia;e visto che nel fumetto si parla abbastanza dell’Italia ( Emilia Romagna…) un riferimento potrebbe essere uno dei film più intimisti di Giuseppe Tornatore (;-) ). Invariato lo schema narrativo, con l’anziano Marcel Grob incalzato in una istruttoria sui crimini di guerra, che rievoca i suoi diciotto anni appena compiuti (!) da alsaziano strappato alla famiglia e costretto ad aggregarsi all’Esercito teutonico contro gli Alleati (!!)fino a entrare a ruolo nelle Waffen SS (!!!). Tra il ’44 e i primi mesi del 1945, Grob si distingue pure come talentuoso calciatore ( troviamo un gagliardetto del Bologna Calcio anche nell’ufficio del Giudice che lo interroga nel 2009 : un primo segnale “strano”…)ed un Ufficiale “calcio filo”, come “premio” lo ripara come geniere nelle retrovie, costringendolo a separarsi dal suo migliore amico (…). Da quella prospettiva G. inizia ad intuire un paio di cose “disfattiste” , ovvero che ci si predispone per un piano di fuga ( cioè si sta perdendo la guerra…) , e che a mal partita appartenere alle “SS” rischia di diventare un marchio d’infamia di cui perfino il resto dei militi tedeschi si tiene a larga distanza. Dubbi corroborati dal precipitare degli eventi (…per il Reich) e dal reintegro di G. in reparto di prima linea, “in tempo” per subire l’offensiva organizzata dei Partigiani, che lo attingerà indelebilmente…

        La complicanza di vicende comunque e profondamente umane, indisponibili al revisionismo oltranzista ma genuinamente votate a dare cittadinanza ad esperienze non liquidabili nella perentorietà di ottusi e sbrigativi schemi rendono quest’opera viva e palpitanti, arricchita sia da accenti quasi lirici come da dialoghi dalla franchezza anche volgare. La dimensione della battaglia rifugge il trombonismo epico, è più cosa da imboscate di paese, in qualche budello di strada che gli infreddoliti e spossati crucchi saranno obbligati a percorrere . Il disegnatore ,poco “Intralciato” dai dialoghi su questi passaggi dispiega un efficace gusto compositivo e pittorico , magari avendo cura di colorare direttamente sulle matite , lasciando un’aggraziata inchiostrazione a distaccare gli elementi in risalto dagli sfondi , nel segno di una composta e sobria unità cromatica, che poco concede ai “macelli” del fuoco nemico. Bello. Fine. (imho).


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          KICK-ASS _ La Nuova tipa [Libro Due]
          Panini Comics. 152 pp. Cartonato a colori. 18,00€.
          Testi_ Steve Niles / Disegni_ Marcelo Frusin / Colori_ Sonny Cho.
          Con i capitoli dal 07 al 12, creati da un nuovo team che avvicenda i padri nobili della serie : Mark Millar e John Romita jr., scrittore e disegnatore rispettivamente . Nitidamente si avverte la rarefazione completa dell’ironia ed un intruppamento della narrazione in una quasi troppa efficienza delle linee guida della storia, mai “sporcata” da digressioni amene : non è aria. Dunque dritti come una fucilata, o meglio come le due pistole e cinturone in dotazione a Patience Lee costumata Kick-Ass, per dirla come in una canzone di Caparezza troveremo nel monte di inghippi patiti dalla nostra eroina : la necessità di far quadrare i conti familiari con la doppia minima entrata ( paga e mance da cameriera più il fisso _equilvalente la sua paga di ex soldato_ dedotto dai proventi sequestrati e/o prodotti dalle attività illegali che soggioga con l’aiuto volontario e democratico di manovalanza criminale ivi impiegata…); giustificare a parenti ed amici le sue assenze temporali ed i lividi e ferimenti che rimedia nei panni di Kick-Ass;l’impegno scolastico di rimettersi in corsa per laurearsi; l’incontro gradito ma un poco imbarazzante con il suo commilitone , Cooper, di tante dure battaglie in Afghanistan e sopra a tutto le condizioni di salute del suo comatoso cognato Maurice, che ha mandato (lei) all’ospedale e potrebbe smascherarla come Kick-Ass. In questa veste, ovviamente funzionale per celare la sua identità “civile”, Patience si persuade ad allargare il controllo del mercato della droga in Albuquerque (!) pestando i piedi ad un grosso trafficante, che vanta collaborazioni dirette con i Carteli che forniscono gli stupefacenti , apice di una catena di sfruttamento che pesca dal basso della piramide sociale per moltiplicare proventi goduti da pochi , psicopatici _ ma logisticamente attrezzati e protetti_ Boss malavitosi. Tocca ingegnarsi a stanarli…

          Il fumetto ha dunque una forte componente action , in un caso (una vecchia conoscenza di Patience/Kick-Ass)esagerata “a là DC/Marvel”, ma nemmeno così fuori di riga in un Millarworld (cit.)che ce ne ha sempre riservate di ogni; esaltata quasi fosse lo storyboard di un cinema che punta forte nell’effetto “3D”( vedi la composizione ad estroflettere di svariate vignette…), di cui si “avvantaggia” la stessa protagonista sul piano della femminilità : fasciata nella muta/costume verde e giallo s’indovinano forme toniche e tornite ;-). Per coerenza generale i colori , dato che scontano ambienti dai cromatismi abbacinanti o caramellosi (la tavola calda, l’ospedale, il campus…) non calca troppo di contrasti saturi neanche nelle contrapposte scene notturne, vuoi pure per la morbidezza del segno, che potrebbe rammentare un Charlie Adlard col fiato sul collo delle consegne , intento a non lasciare le inquadrature “spoglie” senza lambiccarsi sulle minuterie. (imho).
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            JULIA n.ro 248 Liberate il vecchio Sam!
            SBE. 132pp.,b/n. 4,00€.
            Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Enrico Massa (con la collaborazione di Tommaso Arzeno e Paolo Di Clemente).

            Chi ha visto un certo film di Spike Lee ed un cert’altro di Jan De Bont (;-) ) potrà approssimare la trama con un certo margine speculativo,(ma) lasciandosi pure trasportare dagli ulteriori spunti di riflessione offerti dalla storia, ovvero di come l’interconnessione informatica/digitale compenetri le nostre vite in maniera inscindibile, nel pregio come nelle controindicazioni, completerà la godibilità dell’albo, che al solito bandisce sciatteria o casualità nell’intentare il portato dei temi proposti.
            La storia vive di una tensione “naturale” indotta dal soggetto, stressa la logorante attesa di un pomeriggio di un giorno da cani (cit.) prendendosi _per così dire_ l’ironia di offrire il destro alla soluzione più reazionaria (…) , che risulta invece risolutiva ; entro una sfida quasi intellettuale , scudandosi di suggestioni pregresse prima e maggiormente di atti operativi effettivamente violenti (…ma comunque illegali, che non “meritano” comunque di farla franca): Qui Julia ha un ruolo non dissimile a quello sostenuto in una delle sue primissime avventure : non andrò a citarla ad evitare ulteriori spoiler( ci si mette pure la cover, eh); nel solco profondo della tensione tra libertà e controllo , costituenti pilastri della serie a fumetti, come pure la condizione di vita del consesso umano civile ,Occidentale e non.
            Febbraio, tempo di …Freddo invernale , quattro individui incappucciati occupano , trattenendo due addetti, un Museo cittadino intitolato alla Storia , nei suoi passaggi Illuministici e Progressisti fondativi , per la loro parte, L’Unione ,negli States. I non meglio (auto)definiti terroristi chiedono platealmente la liberazione di un (ex) Pirata informatico ultra libertario, detenuto per le sue azioni “dimostrative” nel campo dell’hackeraggio via internet. Ma il diretto interessato pare sinceramente poco affine all’iniziativa, peraltro subìto coperta dall’informazione e divenuta atto mediatico fin già a scatenare il “turismo” dei curiosi.

            I disegni paiono solidi ed abbastanza inventivi nel barcamenarsi in un affollato realismo metropolitano , da mettere a fuoco su più piani e dovendo lavorare su geometrie anche ripetitive (di nuovo però: possibile che ogni ambiente di Garden City abbia posate le medesime piastrelle quadrate :-p ? ). Bella ed inconsueta la “compostezza” estetica nel rendere il personaggio di Emily e funzionale l’aggiunta letteralmente volante di fogliame e rifiuti leggeri , a spezzare appunto la tetragona imponenza delle architetture ed acuire la sensazione di disagio termico nella congelata attesa dell’orizzonte degli eventi (imho).

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              U-20_ S.o.s Lusitania
              Ed. Cosmo 144pp., b/n e toni di grigio. 5,00€.
              Testi_ Patrice Ordas e Patrick Cothias ( Ep. La Crocera degli orgogliosi e 18 minuti per sopravvivere); Jack Manini ( Ep. Il ricordo dei morti in mare) / Disegni_ Jack Manini.
              Storia completa in tre parti , originata dai volumi editati Bamboo Edition tra il 2013 e il 2015, romanzando un dato storico del 1915. L’Inghilterra è invischiata nella (Grande) guerra, mentre gli Stati Uniti professano ancora neutralità, ma favoriscono forniture militari ai “cugini” d’oltreoceano, anche attraverso canali “camuffati”, ovvero non tracciati come bersagli bellici, secondo convenzioni che tutto sommato resistono tra i contendenti , certi di volersi superare tra eserciti , senza stragi deliberate di civili (se) disarmati. Una di queste coperture diviene la RMS Lusitania , enorme e lussuoso transatlantico , deputato a contenere nelle sue stive un carico sensibile , che può autorizzare un siluramento , lanciato da unità sommergibili tedesche di interdizione degli spazi marittimi ed oceanici così marchiati a zona di conflitto. Il “trucco” delle spedizioni mascherate allerta un vespaio di spie, contrastate sulla nave da un manipolo solidale di passeggeri, delle più varie provenienze ed estrazioni sociali che, con l’aiuto del Capitano si frappongono _e per spirito patriottico e per salvare la propria incolumità_ con abnegazione a loschi piani di sabotaggio. Ma…

              La fresca tragedia del Titanic offre alla sceneggiatura un credibile pretesto per linee di dialogo sull’argomento, e le fiction ad esso dedicato materiale d’ispirazione per passaggi quasi d’obbligo nella definizione dei personaggi e nella conseguente assunzione di ruoli e gesta nell’economia di concitati avvenimenti che comunque non andrò a spoiler are (per quanto acquisiti, perlomeno nei loro contorni fondamentali). L’intreccio spionistico , come da prassi del genere, deborda in diramazioni doppiogiochiste che eccedono (e dunque si concludono…)oltre i giorni della guerra; con la pubblica opinione meno mitridizzata alle bestialità scaturite nei teatri di battaglia. E chi infine li ha visti d’altronde “idealizza”poi meno le ragioni di Stato e bada piuttosto a rendere giustizia agli amici caduti ( con una metamorfosi talvolta ardita ed estrema…).
              Di una precisione ingegneristica e quasi pedante nell’illustrazione di meccaniche ed altri elementi inerti il disegnatore ( che nell’ultima parte deve dissimularla nebbia fitta e dunque toglie tangibilità a tavole non soccorse dalla colorazione ,con anche i grigi quasi del tutto assenti) non convince appieno nei ritratti delle persone, che appaiono striminziti nei campi lunghi e più deformati che stilizzati nei piani più stretti (imho).
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                JULIA n.ro 11 L’Eterno riposo
                SBE. 132pp., b/n. 4,00€.
                Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Sergio Toppi.

                La routine degli anziani ospiti di una modesta casa di riposo a Garden City viene sconvolta dalla scoperta atroce di uno dei pensionati smembrato (!) e gettato a tronconi sparsi nell’area consortile della struttura.
                Chi può aver voluto la morte di una persona peraltro poco socializzante e colpita da un tumore che non gli avrebbe comunque lasciato scampo, di lì a poco?
                Setacciando la vita anche del personale di servizio, Julia ( che ha lei stessa la nonna in un ospizio…), Ben Irving ( idem con la suocera) ed Alan Webb scoprono più di uno scottante “affare” che gravita intorno al gerontocomio, ma la ricerca della verità li spinge ancora e comunque a doversi relazionare con i portatori della “malattia della vecchiaia”, magari imbarazzati per il non imminente ma inevitabile “contagio” della progressiva perdita di vigore, autorevolezza ed autosufficienza, pure ed appunto acuita dall’indisponibilità scansante dei “giovani”.

                Per citare Paco Roca è un Berardi che conta le “Rughe”, nella peculiarità del suo gusto , nutrito in questa occasione da particolari orrorifici e filtrato con umorismo nero; prestando orecchio a fatti drammatici di una cruda realtà metropolitana (…che fornisce piste e moventi alternativi, oltre a sciogliere l’azione in senso dinamico…) intercalati da un registro grottesco che mantiene simpaticamente intatti ed operativi alcuni stereotipi di genere ( non possono dunque mancare: la vecchia zitella acida; la comare pettegola; l’ex militare sempre tutto d’un pezzo ed i “classici” vecchietti mezzi sordi e mezzi rinco…) andando a formare una sorta di [ATTENZIONE : SPOILER] “Congiura degli innocenti”[ FINE SPOILER] in cui le loro , come di tutti, esigenze personali emergono pubblicamente tanto _e quasi solo_ se “appetibili” dal circo mediatico ( c’è anche uno dei primi incontri di Julia con la capace giornalista Tv Tina Davis, che evolverà in una stretta amicizia…).
                Una sceneggiatura dedicata, nel senso di adatta per un magister della nona arte come il sommo Toppi, chiamato a dar forma illustrativa al’elemento sia onirico ( gli elaborati incubi notturni di Julia…) sia al dato pregnante della storia : la vecchiaia, ovviamente. Mirabile come riesca, senza sembrare artefatto e gratuito, a stendere una cornucopia di panneggi, e di tratteggi espressivi su volti e corpi ( compresi J., Ben ed Alan) piegati al suo stile. E godendo la fattura dei suoi chiaro-scuri si può ben soprassedere su elementi di contorno e di secondo piano che forse si potevano sgrezzare battezzandoli con maggiore definizione. Un numero riuscito , che lascia riflettere sull’argomento trattato ed intrattiene nei suoi misteri paragiudiziari , dandone spiegazione nelle ultimissime battute (imho).
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                  THE WALKING DEAD Vol. 30 L’Ordine del nuovo mondo
                  Saldapress. 144pp., b/n e toni di grigio. 13,90€.
                  Testi_ Robert Kirkman / Disegni_ Charlie Adlard ( matite) e Stefano Gaudiano ( chine).
                  Il trentesimo volume traduce una forte scossa emozionale per alcuni dei personaggi cardine della serie, in conseguenza [ATTENZIONE : SPOILER ! ] della nuova branca narrativa nata dalla questione della ricetrasmittente assemblata da Eugene ,che gli ha fornito tramite comunicazioni con una certa Sthepanìe l’informazione dell’esistenza di una più vasta comunità di sopravvissuti in là dai “confini” di Hilltop ed Alexandria. Una squadra/delegazione coordinata da Eugene stesso si è dunque mossa secondo le indicazioni audio ricevute per trovare _ con le dovute cautele_ il “posto”; raccogliendo durante il tragitto della trasferta, presso Pittsburgh , una bizzarra e solitaria ragazza ispanica , sedicente “Principessa”. Il primo abboccamento con l’articolato ed esteso insediamento autoproclamato Commonwealth è piuttosto ruvido, ma…

                  Dovendo orientarci e sintonizzarci visivamente in un “mondo” a noi inedito Adlard (a mezzo di Kirkman)considera l’utilizzo di molte vignette spaginate, quadruple e panoramiche , anche per connettere la conoscenza dei nuovi personaggi aggiunti nel Commonwealth ( l’intero arco narrativo sottende il viaggio ed l’acclimatamento convenevole con il “nuovo” abitato e la possibilità di uno scambio “diplomatico” di ritorno con i fortilizi guidati da Rick Grimes…), contestualmente isolati dal disegnatore in primi piani regolari, per registrarne le reazioni caratteriali. La lunga corvée artistica su TWD forse non gli consente di distanziare i tratti somatici dei nuovi acquisti della saga come si dovrebbe. Dosate in una accorta suspense _ che al momento chiude fuori quasi completamente l’elemento zombie_ le “rivelazioni” sul Com. appaiono promettenti e floride ma, sotto la superficie di una controllata e militarizzata formalità , sembrano pure annidare asprezze e presenze sgradevoli. Come rimarcato da Lorenzo Palloni, che firma la consueta presentazione testuale del libro a fumetti _ e forse per una certa latitanza di propriamente intesa Azione, in luogo piuttosto di pur scorrevoli ma insistite sedute di dialoghi_ , prendono di petto la lettura politica delle organizzazioni sociali convissute (fino ad ora) dal nucleo originario della serie, già a partire dal titolo , che premette una perentorietà in genere più piacevole da somministrare che da subire . D’altronde Rick e i suoi hanno fatto cose inimmaginabili e non delegabili per conservarsi in vita , ed hanno infine convenuto che nel loro posto per vivere andasse debellata la sopraffazione fisica e quanto più possibile gerarchica e classista; quasi un feudalesimo illuminato e solidale “di rito francofono” che ora (ed intanto dialetticamente…) ha incocciato l’espansionismo utilitarista e competitivo“di scuola anglosassone” del Commonwealth . The Walking Dead ha trovato la Signora Thatcher? (imho).
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                    CANI SCIOLTI 7 Autunno caldo
                    SBE. 66pp., b/n. 3,50€.
                    Testi_ Gianfranco Manfredi / Disegni_ Roberto Rinaldi.
                    Forte di una densità narrativa finora inespressa nei numeri precedenti , e sebbene rimanga invariata la formula di scaglionare l’evoluzione delle vite (qui siamo tornati nel ’69)private dei sei ragazzi , rapportate ai tumultuosi fatti di cronaca ascrivibili a stretto giro alla Storia contemporanea , gli uni e gli altri accadimenti prendono una forma più densa , strutturata ed in qualche modo irreversibile. Aumenta il volume descrittivo dei dialoghi , nella volontà di dare articolate informazioni suppletive al lettore, rendendolo edotto ben oltre le esperienze dei sei studenti, peraltro ben consci di non dover scadere nell’autoreferenzialità intellettualoide, anche se l’impeto giovanile ed in subordine il piacere della battuta goliardica li porta sovente a “beccarsi” in discussioni fiume su problematiche non certo univoche e semplici. L’impegno dello studio e la passione politica rischiano di cannibalizzarsi , in un orizzonte esistenziale in cui rientrano prepotentemente i loro genitori , evidentemente non alieni al compiersi dell’attualità , ognuno dalle proprie predisposizioni : il babbo di Turi , pubblico ufficiale di salde convinzioni destrorse, che ha il polso della “base” di quella parte politica; quello di DeB , che rappresenta una certa realtà imprenditoriale guardinga e pragmatica, ed infine il papà di Marghe , ex partigiano, progressista ma anche banchiere con solidi agganci esteri che “vedono” il disegno complessivo a cui sta approdando, in Italia, l’autunno caldo e le interferenze (fasciste)che lo cingono, quasi ad esercitarsi per un ulteriore salto “qualificante”…In mezzo la vita, che conta una Lina “indisposta”, Marghe e DeB insieme ma “decentrati “ e Milo che sta prendendo di punta l’inizio di una possibile carriera da cantautore .
                    Esteticamente traboccanti le tavole di Rinaldi , molto preciso ed avvolgente negli sfondi architettonici così come a protrudere elementi dinamici che sovente sforano prospetticamente le tavole, pregne di dettagli e pazientemente affollate . Anche non per colpa sua ( tante divise, e tante tute blu…) i tratti per panneggio marcano una certa ripetitività. Episodio sopra la media (imho).
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                      LA MACCHINA DEL TEMPO
                      Mondadori Comics. 56pp. Cartonato a colori. 7,90€.
                      Testi_ Dobbs / Disegni e Colori_ Mathieu Moreau.
                      Nella collana “La Grande letteratura a fumetti”, per l’intera foliazione; e manca quindi il dossier di approfondimento su H.G. Wells , che ha fornito la prosa abilmente adattata dall’esperto Dobbs ,attento a fornire informazioni visive attraverso la forma peculiare del fumetto , facilitato dalla densità immaginifica del racconto di fantascienza “positivista” di Wells, atto a ricercare nel bisogno e nell’insicurezza l’acume che fa’ marciare l’essere umano, altrimenti “seduto” nell’abitudine ed alla lunga atrofizzato nell’iniziativa e nei sentimenti.
                      Il protagonista è lo scienziato (nemmeno citato per nome proprio) ,che agli sgoccioli del XIX secolo invita nella sua casa-laboratorio nella Londra dunque tardo Vittoriana pochi e selezionati amici, per una “dimostrazione”: il prototipo funzionante della macchina del tempo! I turbati convenuti gentiluomini vedranno dunque Lui prima, e dopo (!), aver compiuto un balzo temporale in un remotissimo futuro terrestre (!!) . Quello che succede(rà) “laggiù” è affidato ad un diario e alle sue strabilianti memorie, nell’urgenza di essere corroborate da ulteriori prove documentali (!!!). La linea del tempo è demarcata in modo risoluto e buona parte delle tavole è impiegata dunque per descrivere “l’anno di grazia 802.701” , cercando una “patetica” rispondenza topografica con la Londra del 1895 e registrando le tracce sopravvissute delle “civiltà” sopravvenute e poi declinate in (soli) giovinetti apatici ed ottusi e presenze notturne sinistre fin dalle sembianze.
                      Una lettura spedita, priva dei colli di bottiglia dei classici “spiegoni” para-scientifici , contando sulla generale “presenza di spirito” degli astanti, che assegnano allo scienziato tratti caratteriali anche inclini ad una certa compiaciuta teatralità :nessuno è perfetto (xD). Un prodotto editoriale recente (2017, per Glénat) che recepisce l’estetica dei moderni film di animazione, con un crono-viaggiatore giovane e segaligno adeguatamente “recitante” nella straordinarietà dei tempi/luoghi visitati, ove peraltro si libera disinvoltamente dall’apprensione altrui nel (credere di) saperlo “topo di laboratorio” febbrilmente seppellito dai/nei suoi esperimenti, diventando esploratore , archeologo ed all’occorrenza ardimentoso fautore della sua incolumità. Oserei il termine “realistico”per magnificare il taglio delle luci , accurate, modulate d’intensità e direzionate con grande resa sulla scala dei colori, mai plastic osi e piuttosto pregni d’atmosfera pure a mezzo di gradazioni dominanti . Matite molto dettagliate. Una festa per gli occhi (imho).
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                        TORPEDO 1936_ 6
                        Editoriale Cosmo. 96pp., b/n. 3,90€.
                        Testi_ Enrique Sanchez Abuli / Disegni_ Jordi Bernet.
                        Torna anche in questa raccolta ( comprendente cinque brevi storie datate 1994; più una lunga segnata nel 1997) l’alternanza tra il presente (gli anni ’30) di T. ed i suoi trascorsi giovanili, già indirizzati al crimine , con l’irruenza e spavalderia di chi , capìta l’antifona dei bassifondi se ne vorrebbe levare immantinente. Non aspettiamoci creanza verbale da un killer italo-americano di quella difficile epoca , ma battute _ e prassi conseguente_ , certo inscusabili e scatenate contro minoranze etniche e sessuali , tengono bordone a episodi ( “Una, dos y tres” è composto da una sola tavola ed indica le tre età dell’uomo!) dove anche T. prende le sue batoste; ed alla sua maniera presidia pure peculiari convincimenti ( “Chi ha paura del lupo cattivo?” è palese opposizione all’uso di sostanze stupefacenti…) . Citato anche apertamente , il cinama di animazione coevo rimane una fonte di riferimento estetico per Bernet, mio favorito alle prese coi rimandi estetici all’area metropolitana di NYC , ma efficace pure in “Cuba”, il segmento più esteso , ambientato appunto sull’Isola , dove T. viene mandato da un Boss della Mafia a freddare l’infedele amante gay ; che presenta soluzioni visive degne di una versione ruspante di “Matrix” (xD), oltre alla “solita” iniezione di brutalità sessual-maschiliste qui messe a contrapposizione ironica delle icone omosessuali. Il tutto, s’intende, tagliato con l’accetta : prendere o lasciare. Particolarmente scorrevoli i dialoghi, nell’economia generale di una sintesi che dà fiducia al lettore di assestarsi sui repentini (ma non illogici…) cambi di scenario che talvolta avvengono senza preventive transizioni. Continua (imho).






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                          DEADWOOD DICK 7 Vento di morte
                          SBE. 66pp., b/n. 3,50€.
                          Testi_ Mauro Boselli / Disegni_ Stefano Andreucci.
                          Settimo e conclusivo albo tratti dai racconti , questo “Black Hat Jack”, dello scrittore texano Joe R. Lansdale . E si respira appunto un’aria di commiato , non mesta ma neppure ciarliera come alle prime (dis)avventure di Dick, narrativamente scandita da una tempistica più posata , consona a preparare l’uscita di scena _ con un salto temporale che consente a DJ una nuova conquista civica, nell’ambito di una società che, agli albori del novecento, non è ancora del tutto pronta (eufemismo) ad integrare paritari diritti alle minoranze etniche_ del cow-boy afroamericano.
                          Ed è sul filo della questione “interracial” che nella sua spoglia e lineare veste la sceneggiatura ( non entro nel dettaglio, onde schivare gli spoilers…)ripone il suo fulcro drammatico, sviluppando la ,ehm, fraternità tra Lui e la ragazza bianca Millie (l’abbiamo conosciuta sul numero sei), con cui peraltro si trova in ripetute situazioni critiche, sotto lo scacco di numerosi infuriati indiani, contenuti pagando un duro pegno. Lontani da tutto non mancheranno momenti “ricreativi” assai piacevoli, vissuti col brivido del pericolo di calcare territori “selvaggi” (uno dei “refrain” di questo fumetto…). Sopraggiunti invece a relativa sicurezza facendosi accogliere in un “civile” villaggio di “visi pallidi” la coppia dovrà rientrare nei ranghi della consuetudine accettata , ovvero lei pulzella svenevole e remissiva ; lui “buon negro” che sa stare al suo posto. Tanto vale allora prendersi la libertà di andarsene via a cavallo, senza una meta e un destino segnato.
                          Positivi in ogni aspetto gli eleganti disegni ; che nelle parti notturne_ ambientate in vaste radure_ si appoggiano a provvidenziali lune piene per lavorare incisivi chiaro scuri, che non sviliscono la finitura dei dettagli. Fine (imho).
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                            ODESSA 1 Dopo la fusione
                            SBE. 96pp., a colori. 5,90€.
                            Testi_ Davide Rigamonti / Disegni_ Matteo Resinanti / Colori_ Mariano De Biase.
                            Nuova proposta editoriale di Sergio Bonelli Editore, con rincaro di un euro tondo (sic!) dell’albo a colori.
                            Battezzata come Science –Fantasy , una serie prodotta esecutivamente da Antonio Serra e creata a firma del duo Rigamonti / De Biase. Saccheggiando a mani basse film, telefilm , videogiochi, GdR, cartoni, libri e quant’altro (l’elenco sarebbe impietosamente enciclopedico…)è pur nell’ordine delle cose che gli autori rivendichino la mappatura di un loro mondo a se stante ( anche temporalmente, ma incistato nella Terra e capace di pervertirla fino all’annientamento !), gli diano delle regole interne, una “Mission” globale e molte altre parziali, un “Predestinato” insostituibile che tiene su la “baracca” a super-poteri con super-problemi e il solito (mal) vezzo di dare nomi balordi a una grandinata di creature altrettanto strane. Poté la Fusione ( sulle cui pezze d’appoggio para-scientifiche stenderei senza meno un velo di silenzio…) di una astronave “Arca/Lager” aliena di provenienza letteralmente “Ignota” che dall’Iperspazio si ritrova risucchiata in Ucraina (mah…)mentre al suo interno si congiurava tra abitanti di pianeti diversi e divisi ; col più influencer di essi che si ritrova ibridato (!!)molecolarmente e all’istante con un ragazzetto di Odessa che giocava a pallone (!!!). Venti anni dopo ( ma si sa…In termini astronomici lo scorrere del tempo è relativo , specie se intervengono degli “acceleratori” , dei cosi, insomma fatevelabastare…), giovane uomo bi-color _ Yakiv Yurakin è il suo nome_ si muove in atletica scioltezza in un caos di animali ed umanoidi extraterrestri , mischiati agli essere umani in una città , New Odessa, che pare una torreggiante farcitura sopra e dentro una gigantesca meringa venuta dallo spazio ( si va a parare in “Alien” , che ve lo dico a fare…). C’è da fare ordine, rispettando pacificamente le rispettive peculiari diversità (occhei, entiende?).
                            Nei disegni scorgo uno stile un po’ alla Fabrizio des Dorides piallato dai colori “marini” di De Biase ( anche copertinista), con l’architettura d’importazione stellare che vorrebbe richiamare Hans R. Giger ma sembra più una gigantesca pasta dentifricia strizzata dal tubo, per un insieme “gommoso” che toglie “personalità”alle inedite fogge di protagonisti e comprimari. Ed il problema dello scambio linguistico è l’ennesimo rebus decifrato in sceneggiatura con squinternate opzioni buone per i cosplayer osservanti ,ma probabilmente faticose ed avvilenti per il lettore tiepido, tra le cui fila mi annovero. Non è il mio genere, e francamente questo primo numero non mi è piaciuto (imho).

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                              KEN PARKER_ Sulla strada per Yuma
                              Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50.
                              Testi_ Maurizio Mantero ( soggetto: Giancarlo Berardi)/ Disegni_ Sergio Tarquinio.
                              Mentre è impegnato in una solitaria battuta di caccia KP ha modo di prestare il suo fucile all’aiuto di una scorta di vigilanti su un carro carico d’argento ,assaltato da una banda di fuorilegge a cavallo. Messi in fuga i banditi giustiziano barbaramente due dei difensori, ma tuttavia anche il loro Capo rimane a terra , ferito. Egli si rivela essere Durango, un famigerato e ricercatissimo delinquente. Si crea perciò la necessità di tradurlo , insieme appunto al metallo prezioso , dalla Eaton Silver Mining in Arizona fino alla consegna alle autorità giudiziarie preposte , ragionevolmente pronte a muoversi loro incontro da Yuma. Ma servono volontari, pronti ad affrontare un duro viaggio e il più che certo attacco degli scagnozzi che vogliono liberare il prigioniero, consegnato alle cure di Ken, che accetta con soli due altri di servire alla causa, scortandoli come guida. Non bastassero le pallottole e le asperità del deserto Durango inizia un martellamento psicologico intento a logorare e dividere i suoi “carcerieri non professionisti”…

                              Palese fin dal titolo nel suo gioco citazionista e capace di pagare un dollaro d’onore (cit.)alla decente caratterizzazione ( con “guest-star” a sorpresa…) dei suoi comprimari, un’affollata e ritmata storia western che implementa numerose vicissitudini, perfino destinate a moltiplicarsi quando invece la meta delle loro fatiche parrebbe a portata di mano. E sono appunto le “apparenze” d’animo e comportamentali di queste persone ( e in definitiva in senso globale e generalizzato…)a svelarsi in maniera sorprendente ed anche melliflua ( la “decenza” di Ken ne è il perno irremovibile), spumeggiando in sottofinali saturi di colpi e ribaltamenti di scena. Una cristiana sepoltura è perlomeno il riconoscimento di chi ha provato a tenere la schiena dritta.
                              Compattato da ampie profilature , il segno grafico di Tarquinio appare dunque più solido che in altre occasioni , pur “bruciando” a controluce alcuni particolari somatici dei rudi cow-boy,sceriffi e minatori. Vivace l’espressività e le pose di uomini e cavalli, tenendo in debito conto che gli spazi aperti, assolati o notturni dell’Arizona chiamano ombre nette e decise (imho).
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                                SCUOLA DI FUMETTO #111
                                NPE. 80pp., a colori. 4,90€.
                                Dopo svariati mesi di oblio editoriale ritorna alla pubblicazione , distribuita anche in edicola, SdF, la rivista sul mondo dei fumetti e per chi ne vorrebbe far parte. Una riproposizione /rifondazione _ che riparte comunque dal numero centoundici, con cadenza ora trimestrale_ con elementi di rinnovamento. Nicola Pesce (Edizioni) prende le redini anche di direttore responsabile e firma di suo pugno diversi articoli ( oltre a sponsorizzare nel magazine le opere raccolte nel suo catalogo, che ricordiamo ospita in una degna veste libraria maestri del fumetto italiano) , ma benché disponga di un formato più ampio (21x30)e una foliazione più sostenuta delle precedenti sessantaquattro pagine , di quando “Scuola…” veniva editata da Coniglio Editore e Comicout successivamente , i “pezzi”giornalistici sembrano meno approfonditi e più sintetici rispetto al passato . Soprattutto troviamo fin troppi articoli che pre-annunciano le loro intenzioni piuttosto che svolgere (gli) argomenti, primariamente riallacciati alla tradizione “didattica” e nozionistica del fare fumetti ( e sapere come presentarli e contrattarli con un editore nella sospirata speranza di una pubblicazione professionale remunerativa; e proprio “Come farsi pubblicare #1”è forse la sezione più sostanziata…)secondo le coordinate date sin dal primo numero. Annunciandone di nuove non si rinuncia a rubriche storiche , come “scketchbook” (in questo numero Vittorio Giardino), le tavole degli esordienti ( Barletta/ Di Mauro; ma anche con un estratto da “Sharaz –de_ Le Mille e una notte” di S. Toppi) e l’imprescindibile , per me, Daniele Barbieri J ; ma emerge pure una qualche trasandatezza nella introduzione redazionale dei testi. Insomma un refresh da irrobustire nei contenuti e sorvegliare meglio nella forma e nella compiutezza, del gradito ritorno di uno strumento prezioso ( citerei di concerto la ancora più longeva “Fumo di china”, che a ben vedere è ricca di recensioni , in questo #111 di SdF del tutto assenti…) per gli appassionati . Ci si ripiglia il 15 luglio (imho).
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