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    ALAN FORD [RANDOM COLLECTION]_1 TNT:la nascita
    1000VolteMeglio Publishing. 128pp. (formato 17,3x12,3).3,50€.
    Testi_ Max Bunker / Disegni_ Dario Perucca(matite) e Oskar (chine).
    Ancora effervescente l’attività editoriale di “Alan Ford”, che si appresta a mandare in edicola il seicentesimo numero (!) della serie regolare; offre su licenza la ristampa a colori dei primi numeri e vara con questa “Random” una ragionata selezione di storie , prodotte dopo il numero trecento.
    Col simpatico escamotage di uno dei libricini neri di Sua Eccellenza, carpiamo come da titolo le origini del Gruppo T.N.T ,nella sua formazione primigenia , che è poi un valido pretesto per riallacciarsi narrativamente all’esordio, cinquanta anni tondi fa, di AF. Abbastanza prevedibile , ovvero in pieno stile Max Bunker, che per accreditarsi Agente Segreto S. E. il Numero Uno faccia leva su due Funzionari di (segreti di)Stato specularmente corrotti e comprabili, che vogliono prevalere l’uno sull’altro usando i medesimi abietti sistemi. Il Barbabianca regge il moccolo , ma per tradizione elettiva è il terzo ,che gode servendo due padroni , alla fine ottusi per eccesso di ingordigia. Ed è questa la parte più gustosa della trama, altrimenti intessuta sul “casting” della Cariatide, di Geremia, del Conte Oliver e così via, senza grossi sussulti nell’intreccio o di sparata dialettica, e piuttosto ammiccando al lettore già svezzato con precedenti avventure. Una roba “carina” insomma, con un protagonista mattatoriale ma _essendo agli inizi_ più permeabile ai compromessi che ,pur bandito ogni codice etico, gli staranno _almeno temporaneamente_ sul gozzo.
    Nell’inamovibile o quasi canone delle due vignette stesso formato per tavola ed ordinato un intervento sull’inchiostrazione che acclimata alla bisogna quel sentore di rapinosa compostezza con cui accogliere “scottanti” rivelazioni, il tratto di Big Perruk (cit.) è ora e semper (cit.) continuatore di Magnus, venerabile nello sforzo di non fossilizzarsi sulle inquadrature frontali e ben disposto a ingegnarsi a trovare delle quinte ove inserire non appiattiti elementi di sfondo. Lettering regolare e di regola risucchiato dal bordo di tetto delle vignette (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      MISTER NO ( Revolution) 6 Il Suono del silenzio
      SBE. 66pp., a colori. 3,50€.
      Testi_ Michele Masiero / Disegni_ Matteo Cremona, Alessio Avallone e Emiliano Mammucari / Colori_ Giovanna Niro e Luca Saponti.
      Sesto e conclusivo albo della mini-serie di rivisitazione degli anni giovanili di Mister No, pronto a prodursi in nuove avventure nei suoi panni regolari di ultra quarantenne in mensili nelle edicole dal 3 Luglio 2019. Per quanto mi riguarda “Revolution” dà un assaggio convincente ad un fumetto che vorremmo ritrovare, ammesso e non concesso che la linea “Audace” non sia un esperimento chiuso nell’ambito di se stesso, ma piuttosto il banco di prova per un approccio esportabile del paradigma “Donne, Botte e Guai” risolto in maniera anche esplicita sul fronte verbale come in quello grafico. Con questo non si è affatto ottenuta un’opera grezza e tamarra; ma tirandone le fila si apprezza piuttosto un ordito narrativo capace di controllare e mettere in logica sequenza fatti che si integrano _in fasi alternate_ su diversi scaglioni temporali , verso un quadro esaustivo della messa in scena, magari inizialmente data come acquisita appunto nel progredire degli anni. Qui si arriva infatti al ’72 con Jerry Drake coinvolto nelle tumultuose faccende della vivace connazionale Patricia Rowland , che incrocia luoghi dove Mr. No ha lasciato altresì tracce del suo passaggio e i sentimenti di una disilludente amarezza esistenziale (sottotrama questa, piana nell’incedere quanto asseribile alla realtà dello sfruttamento della “regione” Amazzonica; con un contrappunto amaramente non scontato in vetuste dinamiche buoni vs. cattivi…)ancora in essere e “snebbiata” , insieme a Patricia, in una sorta di esperienza mistica (indotta probabilmente da sostanze vegetali stupefacenti ;-) ) in cui il nostro _senza troppi pipponi filosofici_ fa’ il punto della sua vita , decidendo di continuarla tra Manaus e (larghi) dintorni.
      Rispettata la convenzione dei colori a chiazze chiare per l’effetto “raggi di sole filtrati dal fogliame”, vuoi il clima umidiccio vuoi il naturale maggiore raccoglimento cromatico del quadro in notturna la foresta impone le sue tinte dominanti, estese all’abbigliamento di estranei e nativi. Gran impegno dei disegnatori nel trovare punti prospettici molto carichi , ad esaltare gli slanci dinamici e fisicità, oltre alla ovvia (non per questo semplice da riprodurre…) maestosità tridimensionale offerta dagli ambienti. Anche nei passaggi più”calmi” peraltro si nota l’accuratezza coreografica dei movimenti; forse in qualche passaggio Patricia perde (sarà il caldo!) un po’ di luminosa femminilità. Fine (imho).


      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        JULIA n.ro 249 A Forza di essere vento
        SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
        Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_Steve Boraley.
        Albo da questo mese rincarato di 50 cent. Contiene un mini-poster. Una bambina Rom, Liberty, mentre chiede l’elemosina in una trafficata via del centro cittadino diviene testimone oculare di un omicida, e quindi bersaglio scomodo da levare di mezzo definitivamente (!). Ma la Procura e la Polizia sembra vedere soprattutto il disdoro arrecato a Garden City col plateale agguato, ai danni di un assicuratore _ a cui i killer in gran fretta ed in maniera nemmeno troppo “professionale”sottraggono una valigetta , che la vittima insolitamente proteggeva con catena da polso_, sottovalutando la presenza di Liberty, peraltro registrata da telecamere di sorveglianza . La bambina invece si rivelerà la fonte d’indagine più attendibile, per quanto riottosa nei confronti delle forze dell’ordine che, d’altronde, non la coadiuvano e proteggono come dovrebbero. Certo l’assassino non la scorda e…La scorta passa in carico a Julia e Leo, lesti ed opportuni nell’attivarsi a soccorso della piccola…
        A referto una sobria incursione conoscitiva negli usi, costumi e criticità di un Campo Rom (messo a confronto binario di annosi e lucrosi intrallazzi palazzinari…) , nell’esplicazione di una storia che trova linfa nel tambureggiare dell’azione ( un “colpisci & scappa” che si dipana lungo diversi ambienti metropolitani ) e nella sua lettura grafica conseguente, piuttosto che nell’indagine dell’omicidio (con le successive contro-mosse dei delinquenti; comunque accreditati anch’essi di motivazioni personali e sociologiche; e senza dunque che si debba gridare al “buonismo a senso unico…”, in una storia però reimpostata su moduli di espressione del racconto giallo francamente risaputi e , finale compreso , telefonati; con i protagonisti adulti che peraltro sembrano continuamente tenuti a precisare che i fatti contingenti impediscono mosse e decisioni altrimenti ponderate ( come dire : “sì lettore, l’abbiamo messa giù un po’ tirata per i capelli…Però stacce dài…”).
        Buona piuttosto l’economia del segno di Boraley , sempre efficace evitando il superfluo senza impoverire od intristire (molto) gli sfondi , preservando un intuibile indirizzo recitativo magari con uso di semplici contorni curvilinei (imho).


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          HOLLYWOODLAND
          SBE. 288pp., b/n. 22,00€.
          Testi_ Michele Masiero / Disegni_ Roberto Baldazzini ( con la collaborazione di Lisa Salsi).
          Dopo una gestazione editoriale di quasi un quadriennio ( la notizia si desume dall’accessorio “backstage”in coda al volume), nella sua collana da libreria (destinazione preminente ma non necessariamente, nel tempo, esclusiva ;-) )”Gli Inediti” , Sergio Bonelli Editore licenzia “Hollywoodland”, romanzo a fumetti che, con la ruvida irriverenza del genere Noir calpesta miti e leggende della mecca del cinema, in una fase cruciale dell’industria (il passaggio , fine anni ’20, al sonoro parlato…)e storicamente tosta per la società americana nel suo complesso: il proibizionismo, i postumi della grande guerra ed i prodromi della inversione economica ; che tuttavia punge meno nella riarsa California, dove l’affare del cinematografo tira ed attira investitori magari meno limpidi degli eroi romantici e senza macchia imposti ed autoregolamentati sul grande schermo. Ed a far sì che vi arrivino sulle “lenzuola” intonse delle sale di proiezione, ovvero che assicurino un inesausto flusso di cassa corrente le produzioni ingaggiano pure tipi come l’irsuto Danny Winter _già lui stesso corpulenta comparsa cinematografica_, pronto a spicciare anche con rudi vie di fatto i “problemi” che il “vizio” od il capriccio di una appartata notorietà può “compromettere” la carriera delle Star, ossia il rendiconto del business. Danny trova in casa propria la sua nemesi, nel fratello minore Monty , affezionato ma avviato ad una integerrima carriera da poliziotto, allietata da un felice matrimonio e l’arrivo di un erede. Ma proprio quando all’introverso D. le cose cominciano a girare positivamente…

          Attardandosi a mettere a fuoco le personalità binarie dei due fratelli ( persino verso la fine della storia, con una inattesa parentesi sull’infanzia dei dure…), il racconto sembra un poco stentare nel darsi un nucleo definito e precipuo d’interesse, ossia a definire su chi e cosa puntare una linea forte del soggetto, che piuttosto divaga affastellando personaggi e situazioni (s)connesse; almeno fino a pagina cento (sic!) , ove intuiamo che l’idillio dei “buoni” non è infrangibile ed i magheggi dei “cattivi” portano guai ( del resto preannunciati nel prologo del libro che, come il finale rovesciato si accorda ad una estetica molto filmica nel suggerire le info del caso…)ma pure ed eventualmente un po’ di passione umana non assoggettata alla estraniazione della catena di montaggio in celluloide. Alcuni passaggi son tirati via di gran fretta, come a non dare il tempo al lettore di soffermarsi sulla loro tenuta logica nell’economia di una svolta narrativa nel Giallo che, come detto, pesca da uno stagno piano e risaputo di interessi , in cui nuota la più varia umanità, offesa ed offensiva di un certo puritanesimo che compenetra un mondo (statunitense) di buone usanze di facciata e perdizioni scandalose (o solo ipocritamente sottaciute)sostanziali, divise dal chiarore luminoso di un proiettore di pellicola.
          Senza scalare nei grigi come un Bacilieri e senza potersi personalizzare nel grottesco come un Magnus ( panneggi e morbidità di linea sovviene ad entrambi) Baldazzini (mi) appare monocorde nell’inchiostrazione, troppo appoggiato su un’esattezza geometrica ed isometrica da videogioco 16 bit affollato di omini Playmobil quasi intercambiabili. Senza andare di paragone col “Leo Pulp” di Nizzi/ Bonfatti, si nota che le stesse matite ( sempre campionate in coda al libro)di questo fumetto paiono certo più sporche ma più vive e pulsanti dell’algido ed appesantito risultato finale (imho).
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            JULIA n.ro 12 Una Dolce bambina triste
            SBE. 132pp., b/n. 4,00€.
            Testi_ Giancarlo Berardi e Giuseppe De Nardo / Disegni_ Federico Antinori.
            Belloccio ed intraprendente, Lionel West ha nessuno scrupolo ad impiegare le ricchezze della moglie per mantenere i suoi impenitenti vizi, quali il gioco, la cocaina e le avventure sessuali. Ma una notte gli entrano in casa (una delle tante…Della consorte ) due sicari per dargli una “lezione” che rischia di ammazzarlo . La polizia indaga…

            Levandogli un residuo di formalismo nell’approccio di Julia nei confronti di Webb ed Irving e che il caso giudiziario la sollecita per indiretti motivi familiari è una storia gialla con elementi maturi e caratteristici che ritroveremo (qui dal settembre 1999) come modalità ricorrenti nella serie, compreso il “quid” di genere (femminile) ed empatia che danno una marcia in più alle già comunque brillanti osservazioni della criminologa, magari forzando qualche “procedura” grazie al fraterno Leo Baxter, uomo all’occorrenza anche di ruvida azione e dai contatti informali oltremodo estesi . Saldo approdo una sceneggiatura di buon conio, serrata ed avvincente nel fornire un troncone narrativo principe, screziandolo di lievi incongruenze che fungono da “campanelli d’allarme” come da “false piste” lasciate scivolare su una “vittima” ( modello estetico evidente : un Antonio Banderas giovane e d’altronde sposatissimo alla “vecchia” Melanie Griffith . xD) eticamente discutibile, poco com-patibile e adatta ad attirarsi inimicizie. Ma è pur sempre il Diritto e la Giustizia che regola i rapporti delle società complesse e civili, ma sono “apparati” che _perlomeno nella finzione dell’intrattenimento_ cercando solide basi tralasciano particolari apparentemente secondari che si rivelano invece dirimenti (;-) ).
            L’ambientazione strettamente invernale e nevosa si integra bene allo stile di Antinori , affilato nella serigrafica impronta del suo tratteggio secco , opulento e carico (…nelle rughe d’espressione e d’invecchiamento); magari squadernato un po’ alla buona in alcuni ninnoli accessori ma piuttosto elegante invece sul vestiario p3esante e nei frangenti che necessitano alternanze vigorose di chiaro scuri. Albo promosso (imho).


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              TORPEDO 1936_ 7
              Ed. Cosmo. 112pp., b/n. 3,90€.
              Testi_ Enrique Sanchez Abuli / Disegni_ Jordi Bernet.
              Settima ed ultima raccolta della serie “Torpedo 1936” che, dopo cinque storie brevi si ferma con l’episodio “Il Giorno della vendetta” datato 2000, ambientato negli anni ’40 e, seppur venato di umorismo nero, quasi summa del cinismo manigoldo del protagonista, più irriverente ed immorale di un conclamato pedofilo ed una coppia di fratelli burini e truci maniaci sessuali ( sic! E qui si entra in equivoche differenziazioni etiche…), ingaggiati da Torpedo stesso per farla pagare carissima ad una procace ed impertinente mora ( incrociata in due antecedenti storie…) ed al suo figlioletto. Vicissitudini che arrivano da lontano, da quella Sicilia che T. lasciò non prima di aver completato una sanguinosa parabola di vendette ad oltranza miste ad una disinvolta “iniziazione sessuale” che il nostro si porterà dietro nel nuovo mondo a spregio di ogni creanza od afflato genuinamente sentimentale. Evidentemente il sottobosco criminale frequentato dal killer italo-americano non contempla donne “virtuose” , ma forse il gusto per la smargiassata maschilista trascende bersagli femminili mirati . Spuntano perfino dettagli hot ; ma è piuttosto Torpedo ad essere irriducibilmente “hardcore”, dandoci l’addio senza minimamente sconfessarsi . Non particolarmente fine e compatto nei tratteggi , sgraziato e caricaturale nei ritratti Bernet aggiunge uno strepitoso senso compositivo e prospettico per la parte grafica . Sigaretta accesa e completo doppio petto d’ordinanza mai limitano l’acceso dinamismo del suo Torpedo (…ereditato da Alex Toth che curò i due primissimi episodi),bissandolo conle “curve” debordanti delle sue femmes. Per chi cerca un fumetto di sfacciata e paradossale ironica cattiveria; per temi e situazioni adatto ad un pubblico maturo. Fine (imho).


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                JULIA n.ro 36 Skip, il ladro
                SBE. 132pp., b/n. 4,00€.
                Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Marco Soldi ( con la collaborazione di Laura Zuccheri).
                Ristampato nella collana “I Casi archiviati” , come sesta uscita. Già la cover _dello stesso Soldi_ sembrerebbe voler suggerire una somiglianza fisica, tra il ragazzino protagonista (originario però delle Filippine…)e Julia nell’ambito di riflessioni, perlopiù introverse e nel corso della serie reiterate, sull’orologio biologico che , ancora ed a oggi, scorre senza sancire una sua gravidanza. Di tale “surrogato” (Skip) J. entra in contatto incidentalmente ed in maniera istituzionalizzata, finendo poi per assecondarlo oltre il conforto limitativo della protezione poliziesca (…). Certo, per il poco tempo che stanno insieme e per la personalità “strutturata” dello scaltro bambino, non si può parlare di un rapporto “uterino” , ma tra i due nascerà una complicità confidenziale credibile dall’esterno come legame madre/figlio…

                Istruito dallo “zio” ( nesso di parentela inesistente, ma affetto filiale autentico …), ex abile scassinatore ora pensionato ed invalido di guerra , e muovendosi con felina abilità, Skip compie il furto su commissione di una busta con materiale fotografico su pellicola un attimo prima che l’autore degli scatti venga malmenato da due sgherri, ugualmente in cerca delle foto. L’intervento di una volante allontana la coppia criminale ma fa’ arrestare Skip, che…

                Si comprende che la storia voglia sottacere asprezze “Dickensiane” facendosi , piuttosto, ottimista e simpatizzante nei confronti del piccolo filippino, che ha il profilo “misto” dell’impunito ma intimamente (… e giustamente) fragile ed emotivamente trattenuto mentre è costretto ad affacciarsi ai loschi intrighi ed imbrogli degli adulti ( ben condotti in sceneggiatura , a livello di congegno narrativo giallo-thriller), tuttavia l’impronta grafica data all’albo mi sembra ponderata su un eccesso semi caricaturale che non risparmia nessuno , dal “topesco” Skip fino _da un cero punto in poi_ alla “maschietta” Julia; insieme a personaggi che _detto simpaticamente_ sbracano nelle espressioni facciali. Lo “Zio” pare Wilford Brimbley ed il Villain un Sub-Mariner meno palestrato e più anzianotto. Le vignette se la studiano bene nel trasmettere enfasi dinamica , ma talvolta gli sfondi sono tirati via di puro service (imho).
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                  GARIBALDI _ L’Ultimo baluardo
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                  Testi_ Paul Izzo / Disegni_ Lorenzo Miola / Colori_Simone Stanghini.
                  Su licenza Kleiner Flug, resoconto a fumetti quasi crepuscolare dell’impegno ( gravoso ed almeno parzialmente incompreso) del Condottiero _sempre lucido stratega, ma minato dagli acciacchi dell’età oramai avanzata_ e dei suoi garibaldini ( ivi compresi i due figli…)in sostegno dei francesi repubblicani _ sotto l’insegna dipartimentale dei Vosgi_ in resistenza all’invasione Prussiana che converge all’annessione di Digione( 1871). Il nemico è più numeroso e meglio supportato, i politicanti transalpini cincischiano su livelli di trattative a dir poco irrispettose della realtà del fronte e tocca perciò al Generale nizzardo tenere il punto con astuzia ed accortezza tattica in battaglia, preservando il più possibile i suoi uomini ; scudandoli in relativa sicurezza dopo un sopravvenuto armistizio, frutto delle pensate amene dei rappresentanti del popolo , già inebriati dal sequestrato esercizio del Potere(Sic!). Illanguidito nel ricordo di Anita G. e della “sua” Caprera, obbiettivamente provato e snervato, Giuseppe Garibaldi non arretra al dovere che in primis egli stesso si è im posto, ricevendo il caloroso e sincero plauso dei cittadini ( e dei deputati) ferventi!

                  Il lettering ha un corpo carattere un po’ sottostimato, non che i dialoghi siano particolarmente torrenziali ma si intuisce l’esposizione stentorea del parlato, che pare già bella e pronta da consegnare a testi di Storia. Da dove sembrano prendere spunto i disegni : beninteso e rimarcato l’impegno a caratterizzare distintamente i soldati ed a trovare anche tagli d’immagini suggestivi il quadro generale trasmette una “pulizia” un poco asettica _ da illustrazione d’epoca_ rispetto alla “morte al lavoro” sullo scenario bellico. Interessante sfruttare l’effetto nebbia per sfumare la massa umana delle armate ma , a parte usare una dominante rossastra nei corpo a corpo più inferociti , poco si vede di sangue,amputazioni, animali morti e mezzi bruciati; perfino le divise militari restano intonse ed impeccabili. Ne circolano diversi di fumetti come questo , molto incentrati nel dispiegamento scaglionato delle truppe e nella tempistica della loro chiamata in combattimento; e dunque avranno i loro estimatori. Agli altri resta un Peppino Nazionale (xD)che tromboneggia di sovranismo , rimastica i bei tempi andati e fa’ il “commissario tecnico da bordo campo” della Guerra (imho).
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                    KEN PARKER_ Alcune signore di piccola virtù
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                    Testi_ Tiziano Sclavi ( soggetto: Giancarlo Berardi)/ Disegni_ Sergio Tarquinio.
                    Ad Albuquerque l’Esercito ingaggia dodici sciantose per “allietare “ gli uomini di un distaccamento militare a Chuska. Tocca dunque organizzare una carovana per far arrivare vettovaglie e le ragazze al Forte, scortata da soldati comandati da un severo ufficiale, eticamente abbastanza disgustato dalla missione a cui è comandato ma non riottoso;e che prende KP come guida. Il percorso da coprire si rivelerà accidentato ed insidioso in diverse forme, aiutando tutti però a rinnovare la misura di una reciproca tolleranza , scevra da imposizioni dogmatiche preconcette.

                    Il west di “Ken Parker” è sovente costellato di attacchi indiani a fattorie e coloni isolati , condotti entro una organizzazione sociale _quella dei nativi_ che ha ulteriori problematicità, entrando in frizione con la “civiltà” dei “bianchi” ( non che la “tratta” della dozzina di figliuole sia del tutto commendevole…); e trovandosi allo scoperto in territorio ostile il gruppo, orientato da “Lungo Fucile” (KP),anche in questo caso, patirà gli sgarbi degli Apaches. Per il resto tuttavia (dis) avventure varie e siparietti ameni formano un compitino diligente ed edificante , coricato volentieri su un giaciglio di parole e situazioni sentimentali e romantiche. Fin troppo facile indugiare sulle figure di vecchietti infervorati e beghine moraliste puritane, compatite nella loro bruttezza pure fisica; messe a confronto con le variegate ed angelicate biografie di energiche e spiritose donne di mondo, in un ventaglio di vite vissute in cui peraltro il maschio ed il maschilismo _ se non è idealizzato all’impossibile_ ha già fatto dei gran danni su loro , femmine che comunque tirano parte della “carretta” ( dato il viaggio, in senso quasi letterale!) nella disagevole appropriazione del grande ovest.
                    Forse all’eccesso le anatomie sono graficamente schiacciate e tracagnotte, a là Magnus, però abbruttenti lo stesso Ken ed insistito in un inesausto intarsio di tratteggi (le stoffe, i capelli, praticamente qualsiasi cosa in penombra…),con gli indiani che sembrano tutti dei James Brown (xD) e _a dispetto del pesante vestiario_ ballerine arcuate come contorsioniste . Oserei dire un episodio minore della serie (imho).
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                      CANI SCIOLTI 8 La Strage
                      SBE. 66pp., b/n. 3,90€.
                      Testi _ Gianfranco Manfredi / Disegni_ Roberto Rinaldi.
                      Aumento di 40 cent. ,per tutti gli albi della linea “Audace”. Come consuetudine in “Cani Sciolti” la continuità narrativa è organizzata in blocchi di due episodi; con il precedente propedeutico all’acme della Strage (…alla BNA di Milano, 12/12/1969)ed alla analisi del clima socio-politico di quei tempi in Italia , nella percezione di sei giovani studenti universitari però rivista a posteriori ( qui si arriva fino all’anno 2000, con un barbuto DeB che istruisce la figlia sui fatti coevi alla bomba ( la più distruttiva, ma solo una di una lunga serie…)alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, macabro tassello di una iniziata e cosidetta “Strategia della tensione” , uniformante una richiesta di legge ed ordine che altrove in Europa stava favorendo l’insediamento di governi autoritari, militari e neofascisti. L’espediente narrativo è utile a contenere la “lezioncina”(…di Storia Contemporanea) che di mestiere Manfredi scantona nei dialoghi il meno possibile stile “libro stampato”, integrandoli con le vicissitudini più prosaiche dei sei giovani , che tuttavia li porteranno nei pressi dei luoghi dell’esplosione, cementando una nuova unità d’intenti, tra vita e politica ( compresi atti di “disobbedienza civile”…)nei giorni successivi di elaborazione e risposta alla Tragedia.
                      Imponente il lavoro d’ambientazione di Rinaldi a riprodurre il tessuto urbanistico del capoluogo quanto a cogliere i dettami estetici e modaioli in uso in quegli anni , per una gabbia non di rado aperta di vignette pienissime , limate di precisione nei dettagli ed impostate nella recitazione dei ritratti sino alla smorfia. Il dosaggio equilibrato dell’inchiostrazione infine , potrebbe lasciare uno spazio dignitoso ad una eventuale ri-edizione a colori ;- ) (imho).
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                        CAPUT MUNDI _ I Mostri di Roma: Nero (2 di 3)
                        Ed.Cosmo. 144pp., b/n. 5,50€.
                        Testi_ Michele Monteleone e Dario Sicchio / Disegni_ Andy Pompeo , Pierluigi Minotti (tav. 43-47).
                        Nel presupposto che si abbia letti i capitoli precedenti, l’andirivieni temporale ed i rimandi organizzati nella sceneggiatura richiedono una certa attenzione del lettore e_ qui parlo innanzi tutto per me_ magari una ripassata delle predette fonti narrative, scopertamente orientate alla franchezza ( e gli stessi autori, altrove e del resto sono già stati più che espliciti…)di un discorso sull’attualità (politica)romana e/o romano-centrica; e hai detto niente :-p.
                        La “confezione” d’altronde esige ad intervalli regolari/ravvicinati la sua dosatura di violenza pirotecnica e tamarra, in carico a vecchi e nuovi attori di una scena (del crimine) che punta anche Milano, come terreno di riorganizzazione delle bande di mostri , mentre in simmetria la Camorra si dirama nella Capitale, per radicarsi stabilmente (come in politica, i buchi di rappresentanza vengono velocemente colmati…). Il lascito dei precedenti “botti” (eufemismo…) vedono Nero al gabbio, a fare bordello e (involontario) grimaldello alle ambizioni di Campidoglio di un candidato sindaco ; ma il prologo e l’epilogo ce lo danno uccel di bosco, con altri caz…uccel…pensieri per la testa, in qualche diretta misura legati al contenuto criptato (vedi repisodio precedenti) di una famigerata pennetta usb. Lasciate alle masse sbalordite la fragorosa coreografia delle varie mattanze che insanguinano i suoli cittadini,il Potere rimane alla cognizione di segreti.
                        Tolta una parentesi onirica resa da pennellate crasse e chine espressioniste volutamente opprimenti (la parte di Minotti), i disegni di Pompeo paiono piuttosto cercare la sponda assente dei colori, distribuendo chine sature in parti non sempre decifrabili (limite mio?)come conseguenze coerenti all’illuminazione in atto. Non del tutto uniforme il livello di stilizzazione degli affilati ritratti, con passaggi in bella eleganza parzialmente inficiati da soluzioni estetiche che appaiono sghembe ed un po’ imballate. Buono comunque; e per la storia attendiamo il terzo e conclusivo albo (imho).
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          JULIA n.ro 250 Il Fatto di Oak Park
                          SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
                          Testi_ Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero / Disegni_ Antonio Marinetti.
                          Mentre sta facendo sport, una giovane immobiliarista viene adescata con l’inganno in un chiosco e violentata. Viene ritrovata l’indomani, con una ferita mortale alla gola. Ma lo stupratore contatta Julia in forma anonima protestando vivacemente la sua estraneità al delitto. Il diversivo di un maniaco esibizionista o incredibile verità? Col pieno ausilio della centrale di polizia Julia inizia ad indagare, partendo dalla cerchia di conoscenze più o meno intime della povera vittima…

                          Come in diverse altre occasioni gli autori offrono un resoconto conoscitivo delle problematicità odierne incontrate dalle giovani generazioni nel loro percorso esistenziale. Ostacoli, più che opportunità, presi di petto in tutta la loro durezza o invece magari procrastinati oltre un limite forse irragionevole dai nuovi adulti, eredi e compartecipanti della “liquida” precarietà odierna. L’impotenza od incapacità di costruirsi un futuro inevitabilmente si riverbera sulla loro vita sentimentale, magari altrettanto affastellata ma irrisolta. E ci si mettono pure i “vecchi” che, specie se hanno disponibilità economiche , non smettono di crogiolarsi di entranti insoddisfazioni personali. Anche con abili digressioni ( vedi aneddoto luna park…) certo non pretestuose/riempitive gli sceneggiatori cercano di modulare una dialettica interpersonale senza tesi univoche e precostituite, lasciando _senza emettere giudizi squalificanti sulle scelte di coscienza dei personaggi_ incrinature caratteriali piuttosto sofisticate , all’occorrenza anche urticanti.Il cumulo di testimonianze sentite ( la metodologia è nota : Julia in avanscoperta; Webb a coprirle le spalle secondo i suoi intendimenti…)moltiplica potenziali sospetti, verso una soluzione del caso che risulterà “insoddisfacente” sul piano etico (…ma è un dato stimolante, non un difettto)e discretamente forzata nel lato dell’inquadramento giudiziario , forse con una punta di incoerenza anche nella focalizzazione motivazionale del reo.
                          Aggiungiamo a tutto il bene che si può dire (e già detto)dei disegni di Marinetti _non tacendo il lieve disagio nel sembrare di riconoscere in alcuni sfondi l’inserzione e trattamento digitale di immagini dal vero _ ,eleganti quanto curatissimi sul dettaglio una ulteriore e brillante ricerca negli effetti di ombreggiatura, comprendendovi l’incidenza sui panneggi e la proiezione /saturazione dei coni d’ombra stessi dalle (e sulle) persone (imho).
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            ’68 _ 2
                            Saldapress. 52pp., a colori.3,30€.
                            Testi_Mark Kidwell / Disegni_ Nat Jones / Colori_ Jay Fotos.
                            Il 1968, la guerra e l’orda montante degli zombie! Non solocircoscritti nella giungla vietnamita, ma col “contagio” esteso ai fricchettoni che in Usa , tra una canna e un’altra e peggio “contestano” i connazionali in divisa ,da posizioni di pacifismo intransigente (…e pace se sono poi maschilisti, maneschi e strafatti…). Un’apertura di campo che a mio avviso tonifica la serie, innalzando questo albo dalla qualità del precedente. Dunque da una parte i civili, che vivono direttamente le scioccanti notizie di “morti rianimati” che filtrano dal fronte, magari dalle lettere di soldatini che vorrebbero almeno sentire aria di casa, e dall’altra le unità sul campo di battaglia asiatico, già decimate dal nemico, ormai oltre l’equazione del “Charlie” che spara giacché lo schieramento in divenire sta diventando quello dei vivi vs. (non)morti (!), paranoie annesse ed abbozzo di ricerca del fattore scatenante in corso. Cala l’asso pure la CIA, che appalta l’informazione e idem la controinformazione (Sic! Tutta pastura per i complottasti…), con alle viste ,in patria, le elezioni presidenziali. Un caos _destinato presumibilmente al’accumulo parossistico_ che permette allo sceneggiatore di fissare qualche tratto di riconoscibilità peculiare ai personaggi scampati alla precedente mattanza; i nuovi ed a quelli in procinto di (:-p), nel mentre di uno stressato attendismo che chiede di attrezzarsi per la follia in atto. Il rosso del sangue il verde mimetico delle uniformi e le sgargianti tinte “figlie dei fiori” sono un dato visivo squillante su disegni fittamente frastagliati sulle minuzie , ma che nei ritratti attuano un prognatismo con angoli piuttosto chiusi, magari accompagnati da elementi di tratteggio a sostenere l’espressività degli occhi (imho).
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              JULIA n.ro 2 Oggetto d’amore
                              SBE. 132pp., a colori. 4,00€.
                              Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Corrado Roi / Colori_ Spartaco Lombardo e Gloria Martinelli.
                              Con la denominazione “I Casi archiviati” ,una ristampa ragionata (ovvero non necessariamente integrale) e a colori di “Julia”. Qui il secondo numero , che è quello di mezzo del trittico che inaugurò la serie, tuttora in produzione , peraltro esaurito presso l’editore come arretrato nella forma cartacea.
                              Troviamo Julia ad “apparecchiare” le sue competenze nell’ufficio di Webb, rassegnando lo sconforto professionale per aver frainteso la profilazione del serial killer, che si è rivelato Myrna Harrod, donna lesbica spietatamente metodica e melliflua nel suo agire criminale, sulla scorta di tare familiari irrisolte . Latitante, non esita ad ingrossare il conto dei suoi omicidi e contemporaneamente a manipolare le persone per i suoi scopi : la scia di sangue che lascia scorrere ed il rinnovato impegno deduttivo di Julia (insieme a Leo Baxter, al suo “debutto”)le farà duellare assai pericolosamente, ma non risolutivamente. Intanto la vita a Garden City continua comunque, tra carichi di problemi, disperazioni ed opportunismi…
                              Veicolato da Berardi stesso ,è noto l’aneddoto secondo il quale Sergio Bonelli lo convocò dopo l’uscita dei primissimi numeri, turbato dal taglio assai crudo e violento del fumetto per invitarlo a rimodulare queste caratteristiche… Al lancio troviamo dunque una criminologa con meno paturnie e più focalizzata sul target, determinata anche con una certa asprezza , traslata parallelamente nei suoi rapporti interpersonali; e perfino la sua “parte onirica/psicoanalitica” non la trafigge emotivamente più di tanto. Magari non ci si aspetta da lei espressioni trancianti come “raptus improvviso”( pag.38)od il bonario Sgt. Irving ( interpretato graficamente con una insolita magrezza :-p) sorpreso a raccomandare famigli; mentre Leo Baxter ed Emily Jones non sono ancora del tutto a punto nella loro verve ironica. Myrna è già nel suo, ed è destinata ad evolvere in numerosi altri episodi. Buono intanto l’incedere della storia , che positivamente aggroviglia le iniziative di vari personaggi avvicinandoli alla resa dei conti. Corrado Roi particolareggia con finezza sia gli sfondi che la disposizione dei piani nelle profondità di campo, riservando i suoi magistrali chiaroscuri a torbide situazioni che punteggiano i recessi incisi nell’episodio . Buona ed accurata la colorazione , sui livelli degli “Special” annuali (imho).
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                                TEX WILLER 2 La Banda di Red Bill
                                SBE. 66pp., b/n. 3,20€.
                                Testi_ Mauro Boselli / Disegni_ Roberto De Angelis.
                                Come in un romanzo a puntate, riprendiamo esattamente dove terminava il primo numero : Tex “fuorilegge”a cavallo inseguito dallo sceriffo ed altri uomini si spinge in una gola di roccia senza sbocco, deciso a non arrendersi ma evitando di ferire i suoi contendenti, formalmente operatori di giustizia. Meno male che si trova in territorio indiano amico e (…). Nella narrazione del Tex i cattivi ed i buoni sono “targati”, ovvero immediatamente identificabili ; ed è un dato certo utile in questo west sovraffollato di bande (e famiglie isolate )che si scalmanano in agguati ,pedinamenti e inseguimenti veri e propri, con farcitura di piombo (Bang! Bang!) ad ogni occasione . Non è ancora venuto il momento di conoscere i famigerati capi d’imputazione a carico del giovane Willer , che zompa come Tom Cruise in “Mission : impossibile”, si rilassa nel villaggio del “fratello” capo apache Cochise e parla al suo cavallo per far intendere al lettore le sue intenzioni . Naturalmente intuiamo che Tex è un tipo benintenzionato e leale , la cui giovanile baldanza lo porta a fare scelte rischiose ma eticamente opportune (…nella sottotrama che affianca la sua fuga…), che lo portano _anche letteralmente_ sempre ad un passo dal baratro, tenendo vigile l’attenzione, protocollata da una discreta cornucopia di dialoghi. Gli studi delle ombre nei chiari di luna e negli interni poco illuminati danno ulteriore incisività ai buoni disegni di De Angelis. Gradite ma poco realistiche le Squaw, che c’hanno tutte uno stacco coscia da far invidia alle top models ,xD (imho).

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