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    ALAN FORD [RANDOM COLLECTION]_1 TNT:la nascita
    1000VolteMeglio Publishing. 128pp. (formato 17,3x12,3).3,50€.
    Testi_ Max Bunker / Disegni_ Dario Perucca(matite) e Oskar (chine).
    Ancora effervescente l’attività editoriale di “Alan Ford”, che si appresta a mandare in edicola il seicentesimo numero (!) della serie regolare; offre su licenza la ristampa a colori dei primi numeri e vara con questa “Random” una ragionata selezione di storie , prodotte dopo il numero trecento.
    Col simpatico escamotage di uno dei libricini neri di Sua Eccellenza, carpiamo come da titolo le origini del Gruppo T.N.T ,nella sua formazione primigenia , che è poi un valido pretesto per riallacciarsi narrativamente all’esordio, cinquanta anni tondi fa, di AF. Abbastanza prevedibile , ovvero in pieno stile Max Bunker, che per accreditarsi Agente Segreto S. E. il Numero Uno faccia leva su due Funzionari di (segreti di)Stato specularmente corrotti e comprabili, che vogliono prevalere l’uno sull’altro usando i medesimi abietti sistemi. Il Barbabianca regge il moccolo , ma per tradizione elettiva è il terzo ,che gode servendo due padroni , alla fine ottusi per eccesso di ingordigia. Ed è questa la parte più gustosa della trama, altrimenti intessuta sul “casting” della Cariatide, di Geremia, del Conte Oliver e così via, senza grossi sussulti nell’intreccio o di sparata dialettica, e piuttosto ammiccando al lettore già svezzato con precedenti avventure. Una roba “carina” insomma, con un protagonista mattatoriale ma _essendo agli inizi_ più permeabile ai compromessi che ,pur bandito ogni codice etico, gli staranno _almeno temporaneamente_ sul gozzo.
    Nell’inamovibile o quasi canone delle due vignette stesso formato per tavola ed ordinato un intervento sull’inchiostrazione che acclimata alla bisogna quel sentore di rapinosa compostezza con cui accogliere “scottanti” rivelazioni, il tratto di Big Perruk (cit.) è ora e semper (cit.) continuatore di Magnus, venerabile nello sforzo di non fossilizzarsi sulle inquadrature frontali e ben disposto a ingegnarsi a trovare delle quinte ove inserire non appiattiti elementi di sfondo. Lettering regolare e di regola risucchiato dal bordo di tetto delle vignette (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      MISTER NO ( Revolution) 6 Il Suono del silenzio
      SBE. 66pp., a colori. 3,50€.
      Testi_ Michele Masiero / Disegni_ Matteo Cremona, Alessio Avallone e Emiliano Mammucari / Colori_ Giovanna Niro e Luca Saponti.
      Sesto e conclusivo albo della mini-serie di rivisitazione degli anni giovanili di Mister No, pronto a prodursi in nuove avventure nei suoi panni regolari di ultra quarantenne in mensili nelle edicole dal 3 Luglio 2019. Per quanto mi riguarda “Revolution” dà un assaggio convincente ad un fumetto che vorremmo ritrovare, ammesso e non concesso che la linea “Audace” non sia un esperimento chiuso nell’ambito di se stesso, ma piuttosto il banco di prova per un approccio esportabile del paradigma “Donne, Botte e Guai” risolto in maniera anche esplicita sul fronte verbale come in quello grafico. Con questo non si è affatto ottenuta un’opera grezza e tamarra; ma tirandone le fila si apprezza piuttosto un ordito narrativo capace di controllare e mettere in logica sequenza fatti che si integrano _in fasi alternate_ su diversi scaglioni temporali , verso un quadro esaustivo della messa in scena, magari inizialmente data come acquisita appunto nel progredire degli anni. Qui si arriva infatti al ’72 con Jerry Drake coinvolto nelle tumultuose faccende della vivace connazionale Patricia Rowland , che incrocia luoghi dove Mr. No ha lasciato altresì tracce del suo passaggio e i sentimenti di una disilludente amarezza esistenziale (sottotrama questa, piana nell’incedere quanto asseribile alla realtà dello sfruttamento della “regione” Amazzonica; con un contrappunto amaramente non scontato in vetuste dinamiche buoni vs. cattivi…)ancora in essere e “snebbiata” , insieme a Patricia, in una sorta di esperienza mistica (indotta probabilmente da sostanze vegetali stupefacenti ;-) ) in cui il nostro _senza troppi pipponi filosofici_ fa’ il punto della sua vita , decidendo di continuarla tra Manaus e (larghi) dintorni.
      Rispettata la convenzione dei colori a chiazze chiare per l’effetto “raggi di sole filtrati dal fogliame”, vuoi il clima umidiccio vuoi il naturale maggiore raccoglimento cromatico del quadro in notturna la foresta impone le sue tinte dominanti, estese all’abbigliamento di estranei e nativi. Gran impegno dei disegnatori nel trovare punti prospettici molto carichi , ad esaltare gli slanci dinamici e fisicità, oltre alla ovvia (non per questo semplice da riprodurre…) maestosità tridimensionale offerta dagli ambienti. Anche nei passaggi più”calmi” peraltro si nota l’accuratezza coreografica dei movimenti; forse in qualche passaggio Patricia perde (sarà il caldo!) un po’ di luminosa femminilità. Fine (imho).


      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        JULIA n.ro 249 A Forza di essere vento
        SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
        Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_Steve Boraley.
        Albo da questo mese rincarato di 50 cent. Contiene un mini-poster. Una bambina Rom, Liberty, mentre chiede l’elemosina in una trafficata via del centro cittadino diviene testimone oculare di un omicida, e quindi bersaglio scomodo da levare di mezzo definitivamente (!). Ma la Procura e la Polizia sembra vedere soprattutto il disdoro arrecato a Garden City col plateale agguato, ai danni di un assicuratore _ a cui i killer in gran fretta ed in maniera nemmeno troppo “professionale”sottraggono una valigetta , che la vittima insolitamente proteggeva con catena da polso_, sottovalutando la presenza di Liberty, peraltro registrata da telecamere di sorveglianza . La bambina invece si rivelerà la fonte d’indagine più attendibile, per quanto riottosa nei confronti delle forze dell’ordine che, d’altronde, non la coadiuvano e proteggono come dovrebbero. Certo l’assassino non la scorda e…La scorta passa in carico a Julia e Leo, lesti ed opportuni nell’attivarsi a soccorso della piccola…
        A referto una sobria incursione conoscitiva negli usi, costumi e criticità di un Campo Rom (messo a confronto binario di annosi e lucrosi intrallazzi palazzinari…) , nell’esplicazione di una storia che trova linfa nel tambureggiare dell’azione ( un “colpisci & scappa” che si dipana lungo diversi ambienti metropolitani ) e nella sua lettura grafica conseguente, piuttosto che nell’indagine dell’omicidio (con le successive contro-mosse dei delinquenti; comunque accreditati anch’essi di motivazioni personali e sociologiche; e senza dunque che si debba gridare al “buonismo a senso unico…”, in una storia però reimpostata su moduli di espressione del racconto giallo francamente risaputi e , finale compreso , telefonati; con i protagonisti adulti che peraltro sembrano continuamente tenuti a precisare che i fatti contingenti impediscono mosse e decisioni altrimenti ponderate ( come dire : “sì lettore, l’abbiamo messa giù un po’ tirata per i capelli…Però stacce dài…”).
        Buona piuttosto l’economia del segno di Boraley , sempre efficace evitando il superfluo senza impoverire od intristire (molto) gli sfondi , preservando un intuibile indirizzo recitativo magari con uso di semplici contorni curvilinei (imho).


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          HOLLYWOODLAND
          SBE. 288pp., b/n. 22,00€.
          Testi_ Michele Masiero / Disegni_ Roberto Baldazzini ( con la collaborazione di Lisa Salsi).
          Dopo una gestazione editoriale di quasi un quadriennio ( la notizia si desume dall’accessorio “backstage”in coda al volume), nella sua collana da libreria (destinazione preminente ma non necessariamente, nel tempo, esclusiva ;-) )”Gli Inediti” , Sergio Bonelli Editore licenzia “Hollywoodland”, romanzo a fumetti che, con la ruvida irriverenza del genere Noir calpesta miti e leggende della mecca del cinema, in una fase cruciale dell’industria (il passaggio , fine anni ’20, al sonoro parlato…)e storicamente tosta per la società americana nel suo complesso: il proibizionismo, i postumi della grande guerra ed i prodromi della inversione economica ; che tuttavia punge meno nella riarsa California, dove l’affare del cinematografo tira ed attira investitori magari meno limpidi degli eroi romantici e senza macchia imposti ed autoregolamentati sul grande schermo. Ed a far sì che vi arrivino sulle “lenzuola” intonse delle sale di proiezione, ovvero che assicurino un inesausto flusso di cassa corrente le produzioni ingaggiano pure tipi come l’irsuto Danny Winter _già lui stesso corpulenta comparsa cinematografica_, pronto a spicciare anche con rudi vie di fatto i “problemi” che il “vizio” od il capriccio di una appartata notorietà può “compromettere” la carriera delle Star, ossia il rendiconto del business. Danny trova in casa propria la sua nemesi, nel fratello minore Monty , affezionato ma avviato ad una integerrima carriera da poliziotto, allietata da un felice matrimonio e l’arrivo di un erede. Ma proprio quando all’introverso D. le cose cominciano a girare positivamente…

          Attardandosi a mettere a fuoco le personalità binarie dei due fratelli ( persino verso la fine della storia, con una inattesa parentesi sull’infanzia dei dure…), il racconto sembra un poco stentare nel darsi un nucleo definito e precipuo d’interesse, ossia a definire su chi e cosa puntare una linea forte del soggetto, che piuttosto divaga affastellando personaggi e situazioni (s)connesse; almeno fino a pagina cento (sic!) , ove intuiamo che l’idillio dei “buoni” non è infrangibile ed i magheggi dei “cattivi” portano guai ( del resto preannunciati nel prologo del libro che, come il finale rovesciato si accorda ad una estetica molto filmica nel suggerire le info del caso…)ma pure ed eventualmente un po’ di passione umana non assoggettata alla estraniazione della catena di montaggio in celluloide. Alcuni passaggi son tirati via di gran fretta, come a non dare il tempo al lettore di soffermarsi sulla loro tenuta logica nell’economia di una svolta narrativa nel Giallo che, come detto, pesca da uno stagno piano e risaputo di interessi , in cui nuota la più varia umanità, offesa ed offensiva di un certo puritanesimo che compenetra un mondo (statunitense) di buone usanze di facciata e perdizioni scandalose (o solo ipocritamente sottaciute)sostanziali, divise dal chiarore luminoso di un proiettore di pellicola.
          Senza scalare nei grigi come un Bacilieri e senza potersi personalizzare nel grottesco come un Magnus ( panneggi e morbidità di linea sovviene ad entrambi) Baldazzini (mi) appare monocorde nell’inchiostrazione, troppo appoggiato su un’esattezza geometrica ed isometrica da videogioco 16 bit affollato di omini Playmobil quasi intercambiabili. Senza andare di paragone col “Leo Pulp” di Nizzi/ Bonfatti, si nota che le stesse matite ( sempre campionate in coda al libro)di questo fumetto paiono certo più sporche ma più vive e pulsanti dell’algido ed appesantito risultato finale (imho).
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            JULIA n.ro 12 Una Dolce bambina triste
            SBE. 132pp., b/n. 4,00€.
            Testi_ Giancarlo Berardi e Giuseppe De Nardo / Disegni_ Federico Antinori.
            Belloccio ed intraprendente, Lionel West ha nessuno scrupolo ad impiegare le ricchezze della moglie per mantenere i suoi impenitenti vizi, quali il gioco, la cocaina e le avventure sessuali. Ma una notte gli entrano in casa (una delle tante…Della consorte ) due sicari per dargli una “lezione” che rischia di ammazzarlo . La polizia indaga…

            Levandogli un residuo di formalismo nell’approccio di Julia nei confronti di Webb ed Irving e che il caso giudiziario la sollecita per indiretti motivi familiari è una storia gialla con elementi maturi e caratteristici che ritroveremo (qui dal settembre 1999) come modalità ricorrenti nella serie, compreso il “quid” di genere (femminile) ed empatia che danno una marcia in più alle già comunque brillanti osservazioni della criminologa, magari forzando qualche “procedura” grazie al fraterno Leo Baxter, uomo all’occorrenza anche di ruvida azione e dai contatti informali oltremodo estesi . Saldo approdo una sceneggiatura di buon conio, serrata ed avvincente nel fornire un troncone narrativo principe, screziandolo di lievi incongruenze che fungono da “campanelli d’allarme” come da “false piste” lasciate scivolare su una “vittima” ( modello estetico evidente : un Antonio Banderas giovane e d’altronde sposatissimo alla “vecchia” Melanie Griffith . xD) eticamente discutibile, poco com-patibile e adatta ad attirarsi inimicizie. Ma è pur sempre il Diritto e la Giustizia che regola i rapporti delle società complesse e civili, ma sono “apparati” che _perlomeno nella finzione dell’intrattenimento_ cercando solide basi tralasciano particolari apparentemente secondari che si rivelano invece dirimenti (;-) ).
            L’ambientazione strettamente invernale e nevosa si integra bene allo stile di Antinori , affilato nella serigrafica impronta del suo tratteggio secco , opulento e carico (…nelle rughe d’espressione e d’invecchiamento); magari squadernato un po’ alla buona in alcuni ninnoli accessori ma piuttosto elegante invece sul vestiario p3esante e nei frangenti che necessitano alternanze vigorose di chiaro scuri. Albo promosso (imho).


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