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    KILL OR BE KILLED _ Libro Due
    Mondadori Oscar Ink. 176pp. Cartonato a colori. 20,00€.
    Testi_ Ed Brubaker / Disegni_ Sean Phillips / Colori_ Elizabeth Breitweiser.
    Dopo lunga attesa della localizzazione italiana ( la serie in Usa è già bella che terminata), il proseguo delle tese, stranianti ( eppure quotidiane e “possibili”), disturbanti vicende di Dylan , uno (dei tanti) con problemi, nell’orbita di NYC, di studi accademici fuori corso, dell’amicizia con una ragazza , Kyra, che non sboccia in qualcosa di più; qualche fumata e psicofarmaci rimediati. Uno “schifo” che inducono il ventisettenne al tentativo di suicidio. Un baratro da cui si salva tra il fortuito ed il miracoloso. Andato di brocca o non incolume di percezioni extra corporee (!) Dylan paga un prezzo faustiano _ riscosso in rate, per così dire, mensili_ per tenere anima e corpo dalle nostre parti e spedire altrove l’anima (?) di brutte persone a sua scelta (!). Trovata una pistola tra le cose di suo padre ( lui sì suicida, umiliato dalla non affermazione artistica da pittore costretto a campare la famiglia con l’illustrazione porno-soft per riviste di terz’ordine…), inizia a con-vivere con l’ebbrezza del gesto estremo inflitto , il senso di impunità acquisito ed il suo “segreto” da gestire , tenendo a bada la coscienza.

    Ma una poliziotta tignosa inizia a vedere qualche collegamento; ed i compari di qualche “cattivo” si risentono (eufemismo) del benservito che gli rovina gli affari. E così , proprio mentre Dylan riallaccia affettuosi rapporti con la sua ex , Daisy e Kyra torna ad irrompere nelle sue giornate Dylan comprende di essere al centro di assai pericolose (per lui9 attenzioni.
    Dentro una gabbia grafica che fluttua tra un simil album fotografico, illustrazioni speculari verso centro pagina con scritte sui bordi esterni e una ritmata teoria di vignette , anche uguali consecutive se servono a raccogliere dialoghi e didascalie, oppure ariosamente scontornate nel la resa dei totali metropolitani, Phillips ritrae una versione di se stesso ringiovanita ( Dylan ;-) ) ed un lotto di donne di presenza e temperamento , affatto “bamboline”, oltre a ceffi distillati nella violenza “di strada”, che essendo quella di una grossa città americana odierna pullula di persone e cose, restituite con un buon compromesso nella leggibilità dei dettagli . In questo fa buon gioco la colorazione , inserita nell’inchiostrazione anche turgida dei disegni, con tinte che ugualmente armonizzano gli sfondi e si distinguono pur senza pescare da una tavolozza cromatica particolarmente ampia.

    Scorrevoli i parlati , che si agganciano ad un ininterrotto flusso di pensieri didascalici, perfino ammiccanti, ironici e confidenziali , testimoni del sali-scendi emotivo del protagonista , sempre preso a rimuginare sulla sua situazione perfino quando si trova nel mezzo di una stressante azione adrenalinica da “vivi o muori”. Prevale l’autoconservazione, sebbene l’impressione è che non si vorrà tirarla troppo per le lunghe. La vignetta finale lascia adito a speculazioni psicologiche che speriamo siano confutate un po’ prima con l’uscita del prossimo volume, in questa buona edizione con corredo di pagine rosse ed illustrazioni delle cover dei capitoli come bonus. Per un pubblico maturo e ricettivo del genere,. Io me lo sono assolutamente goduto ::- )(imho).

    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      CANI SCIOLTI 9 Cartoline dalle vacanze
      SBE. 66pp., b/n. 3,90€.
      Testi_Gianfranco Manfredi / Disegni_ Pedro Mauro.
      L’importanza formativa ed esistenziale delle ferie, per i ragazzi, di nuovo in ordine sparso , nel compiersi della (loro) Storia contemporanea ed al solidificarsi di inedite “libertà” destinate a mutare celermente i costumi culturali del Paese, aprendolo peraltro a fermenti sociali esteri. Succede molto, ovunque, per chi è curioso e si sperimenta nel viaggio, nell’estate del 1970. Così DeB, contento di assorbire le novità che pulsano a London City ( …con precedente scalo a Paris…)al seguito di Pablo senza morosa , in visita inglese alla sorella. E dunque Lina ospite della zia ricca di (e con) Marghe, in “ambiente protetto” si dà al nudo integrale e tiene sulla corda qualche “Vitellone” in terra (e mare) di Sardegna. Infine Milo e gli altri tre ragazzi della band ,rimediato il “classico” pulmino WV, tenta di aprirsi una carriera di musicista live , grazie (…o nonostante) Turi che lo spalleggia come manager impresario. Obiettivo arrivare anche in Sicilia, ma si vedono accerchiati dalle proteste popolari ( pilotate dalla politica…) dei calabresi adirati dalla decisione di Roma di preferire Catanzaro a Reggio C. come capoluogo regionale.
      Manfredi sa mantenere un tono brillante dei dialoghi ed una scorrevolezza della trama che si divide tra notazioni solo apparentemente leggere ed il tumultuoso procedere dell’attualità di quegli anni, sforzandosi di assumere punti di vista anche distanti dalla militanza (di sinistra) che accumuna i sei ragazzi , nella versione dei loro incerti/incasinati/insofferenti anni di gioventù. Un ritmato vitalismo reso graficamente dalla scomposizione della gabbia in un patchwork di vignette che cadenzano la scansione cronologica della lettura, comprendendo sia le peculiarità dei paesaggi sia la telegrafica (nel senso di immediatezza)predisposizione d’animo dei personaggi. Tendo, personalmente, a preferire Pedro ad un Casalanguida per la maggiore compattezza del segno, anche se qui è lasciato un po’draw ( ed ardirei , in alcune circostanze, tirato via), alleggerito evitando di chiudere alcune linee ( vedi gli ovali del viso), contando fondamentalmente su una illuminazione naturale forte e poco cangiante (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        I BASTARDI DI PIZZOFALCONE
        SBE. 132pp., a colori. 7,90€.
        Testi_ Claudio Falco e Paolo Terracciano / Disegni_ Fabiana Fiengo / Colori_ Chiara Imparato e Marco Matrone.

        In seguito a disdicevoli episodi corruttivi interni , il già mal visto commissariato napoletano di Pizzofalcone viene quasi completamente smantellato e ricostituito con elementi “problematici” scansati da altre varie assegnazioni. Una squadra severamente sotto esame, che deve immediatamente trovare coesione ed affrontare lo scottante caso dell’omicidio della moglie altolocata di un conosciutissimo notaio. Fortunati di coordinarsi ad una Magistrato senza pregiudizi e sotto la saggia guida di un esperto commissario , perlopiù in coppia _ tra ricerche in ufficio e sondaggi sul campo_ i denigrati “ Bastardi di…”sono chiamati a riscattarsi risolvendo impeccabilmente la complessa indagine.

        L’ingegno letterario di Maurizio De Giovanni presta il soggetto per questa riduzione a fumetti (per il canale edicola) del suo “I Bastardi di Pizzofalcone”, esponendo una trama principale; un paio di subordinate narrative abbastanza omogenee ed un abbozzo delle vite private di almeno sei protagonisti. Il carico dei dialoghi è rilevante, ma non si incespica in prolissità annoianti; e la tenuta del racconto è appagante, sebbene il racconto “imbecchi” il lettore verso una risoluzione non del tutto inattesa . Si respira un afflato comprensivo e garantista ( probabilmente non troveremo assassini condannabili al carcere a vita…); mentre il carattere “fumantino” di qualche elemento (della Polizia) offre il minimo sindacale “action” di una storia piuttosto statica e ragionata.

        Il dato grafico. Pur avendo un vasto terreno da invadere la colorazione non fa’ “magie”, andandosi piuttosto ad appiattire su solari tinte pastellate da cartoon. Risalta ovviamente la caratterizzazione animalesca/antropomorfa impressa ad ogni personaggio ( non del tutto inusuale nel fumetto , sebbene presti il destro ad amene considerazioni politiche sulla “Razza”) : se ne indovina abbastanza bene età e tempra caratteriale, grazie al nitore di linee precisine ed accuratamente definite, senza forse quello “scatto” che avrebbe maggiormente valorizzato magari in sede di inchiostrazione volumi e pregnanza degli sfondi, peraltro diverse volte fuori bolla per vincere opportunamente la sensazione di ristagno della messa in scena (imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          MAGICO VENTO [ Il Ritorno] 1. La Notte della cometa
          SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
          Testi_Gianfranco Manfredi / Disegni_ Darko Perovic.
          Una mini serie di quattro episodi , per segnare il ritorno dell’iconico personaggio di Magic Wind , in perfetta continuità temporale con la fine della serie regolare. Siamo ovvero in Messico, nel 1881, ove Ned si è ritirato in ascetica solitudine dopo la sostanziale perdita (?) dei suoi “poteri” sciamanici, con la viva contrarietà della morosa Estrella, ben più prosaicamente impegnata a fare fruttare l’azienda agricola paterna. Un dì vi si palesa Willie “Poe” Richards , in cerca dell’amico…E a dirla tutta di un aiuto per avvicinare una sorta di agitatore “culturale” degli Apaches che si fa’ chiamare “Il Sognatore” , che sta raccogliendo trasversalmente proseliti e simpatizzanti in vista di non chiari obiettivi. Notizie che sembrano di prima mano su di Lui affiorano da un foglio periodico di Tucson , e Poe vorrebbe _ con le spalle coperte da un affidamento dell’Esercito_ andare a scambiare informazioni col collega che ha firmato i pezzi. Benché male in arnese MV sa che l’agricoltura non è esattamente il fulcro del suo destino (:-p ) e finisce col seguire il vecchio sodale pennivendolo…

          Sempre bravo Manfredi a tenere alimentato un piglio ironico del tutto e a far partire quelle opportune sotto trame che legheranno questo e i futuri albi, prendendo spunto _a quanto pare_ dalle colorite cronache dell’epoca e dei luoghi di cui scrive per inserirvi il passaggio altrettanto “magico” della Cometa di Halley , peraltro intersecata a profezie apocalittiche che ugualmente giravano ai tempi. Quanto mai musone e lapidario Ned, come si conviene agli stereotipi del racconto di genere, s’innesca con una certa lentezza ma promette ehm, fuochi d’artificio in prosecuzione di un arco narrativo che già appare solidamente avviato. Il tratteggio volentieri sottile ma non parco in segni di Perovic ( che ben tratterrebbe una eventuale colorazione…), ma anche i suoi bruschi chiaro-scuri ben rappresentano il ruspante west delle ultime decadi ottocentesche, in rapida trasformazione sull’onda degli affari difesi /offesi dalle canna delle armi. Cover di Corrado Mastantuono. Mini poster in allegato. Continua. (imho).
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            MISTER NO _ Le Nuove Avventure
            SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
            Testi_ Michele Masiero / Disegni_ Massimo Cipriani e Roberto Diso ( pagg. 5_14).
            Riavutosi da una nottata alcolica e rissosa col fidato compare Esse Esse _ tanto per cambiare_ Jerry Drake riceve nella sua palafitta sul mare, a Manaus, una delegazione di Ricercatori, tra cui l’affascinante Antropologa Jean Reid , che lo pregano di accompagnarli in aereo in una zona dell’Amazzonia che perfino Jerry Mister No non conosce perfettamente , per fare fronte ad una emergenza (…). Mentre Esse Esse segue in città una sua pista d’indagine; prima in aereo, poi in battello ed infine a piedi Mister No _ coadiuvato da un amico Indio_ si fa’ strada prendendosi la responsabilità di guidare Jean ed i colleghi in una delle zone meno battute del grande polmone verde ; ma i guai _per tutti loro_ non tarderanno a manifestarsi (…).

            Primo episodio, dal titolo programmatico “ Mister No Ritorna!” ( cover Fabio Valdambrini; un mini poster in allegato) , del revival del personaggio creato dal compianto Sergio Bonelli , che mancava dalle edicole dal 2006, ossia dalla chiusura della testata , avvenuta con un ciclo di storie cronologicamente posticipate rispetto alla fine degli anni ’50 che qui invece tornano ad essere il riferimento temporale del quarantenne pilota ex soldato ( e dunque “Mister No_ Revolution” rimane cosa alternativa ed a parte…). Gli ingredienti, anche citazionisti, dell’avventura esotica ci sono ,e l’intreccio accende a sufficienza suspense e curiosità; osando dialoghi audaci ( cit.) che puntellano d’ironia una vicenda che pare annunciarsi piuttosto fosca ed altamente drammatica , in fieri. Calati in una gabbia piuttosto regolare i disegni appaiono felicemente solidi , realistici e rifiniti , raggiungendo la misura anche nei severi contrasti di luci ed ombre, in ambiente urbano e (molto) extra urbano. Continua. (imho)


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              NAPOLEONE
              Editoriale Cosmo. 96pp., a colori. 5,30€.
              Testi_ Carmelo Campolo / Disegni_ Gianluca Nori Mattioli / Colori_ Francesco Cricelli e Aurora De Rito.
              Binomio proverbialmente inscindibile Napoleone / Waterloo , in questa “interpretazione “ a fumetti ( da licenza Kleiner Flug), che si dà al senso figurato ( l’acqua del mare come simbolo incubico di isolamento /confino/ ripudio del Bonaparte stesso…)prima di piantare saldamente i piedi per terra (fangosa)sul terreno della battaglia (campale).E, svolte le necessarie premesse sul clima motivazionale degli attori in gioco ( la rivalsa e la nostalgia di N. per
              Impero ed Imperatrice ;-); la prova, al dunque, delle capacità strategiche di Wellington ed il dente avvelenato _nei confronti dei francesi_ del Feldmaresciallo Prussiano Blucher…), l’intero albo è una secca cronistoria del dirimente evento bellico , secondo quello che è stato e /o sarebbe dovuto essere (?), secondo le dispute “oziose” degli appassionati di Storia. Insomma l’è tutta una teoria di cariche, ritirate ; dagli di cannone, di fanteria e di cavalleria, a voi piacendo. Non si lesina di soldati affettati o smembrati (sic!) non prima di essere pompati di retorica patriottarda, “ma” il quadro grafico _ comunque accurato sul piano della resa di uniformi ed armi, pare ben risentire dell’influenza di un “Mercurio Loi” ( anche sul piano della colorazione) e di un Igort verso una stilizzazione non strettamente realistica dei soldati , lo stesso leggibili nell’espressione dei loro spasmi fisici, ossia del tormento interiore di offrire scientemente il petto alla Morte (imho).
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                KEN PARKER_ I Ragazzi di Donovan
                Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                Testi_ Maurizio Mantero / Disegni_ Carlo Ambrosini.

                Sbucano dai quartieri più miserrimi della nuova immigrazione a Boston, i monelli della banda capitanata dal quindicenne Donovan O’Hara. Tutti, piccoli,di famiglie troppo numerose , aggrappate alla sottile speranza di svoltare nell’opportunità di un minimamente decoroso benessere, ma forse già abbandonate allo scoramento dell’estrema indigenza ,ed ai “narcotici” per sopportarla. Se chi si muove, nonostante tutto, dentro la legge e non incontra equità e giustizia , i “ragazzi” di una infanzia mai cominciata ovvero goduta si arrabattono in espedienti, piccoli raggiri e furtarelli in coordinata destrezza e all’occorrenza una certa sfacciataggine verbale. Mentire d’altronde diventa misura di protezione , contro gang avversarie e quegli adulti che li considerano solo in vista di una sporca , maledetta e subito utilità economica. L’ordine costituito degli “sbirri” è di conseguenza posto in cima alla loro ostilità, un gradino sopra alla defezione per tradimento del loro patto cameratesco di appartenenza. Dunque diventa un punto d’onore imboscare e soccorrere Ken Parker , seriamente ferito e ricercato con ricompensa dalla Polizia, che gli imputa l’uccisione di un pubblico ufficiale (!).

                Mantenendo in stasi la pur preoccupante sorte “giudiziaria” di KP l’albo, attingendo da spunti di letteratura green e da una prosa per immagini quasi chapliniana , offre una vasta ricognizione delle disgraziate condizioni di vita dei salariati nel Nuovo Mondo, dove se pure è già arrivata la rivoluzione industriale, i diritti e la decenza dovute ai lavoratori sono in affanno d’adeguamento. Il soggetto non fa’ mancare punte di ilarità da “Simpatiche Canaglie” (cit.), sebbene ottenga “soddisfazione” nell’esercizio della violenza , in una concomitanza che direi tipica del suo autore, Giancarlo Berardi. Intrattenimento e tensione civile progressista baciano dunque una storia che non si può non includere tra le più riuscite della serie. Come era capitato altrove Ambrosini si dimostra duttile ed aderente al “canone” Milazzo, pure nelle sue sporadiche approssimazioni (imho).
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                  TEX WILLER 3 Il Segreto del medaglione
                  SBE. 66pp., b/n. 3,20€.
                  Testi_ Mauro Boselli / Disegni_ Roberto De Angelis.
                  Servizio ai fan storici del Tex, con un episodio che s’incastra nella continuità narrativa del primissimo numero (settanta anni fa!), a braccetto con Gian Luigi Bonelli ed Aurelio Galleppini ma anche col prossimo venturo settecentesimo numero della serie regolare, che svelerà fatti e particolari antecedenti a questa rivisitazione del personaggio ancor ragazzo. Le allusioni verbali agli avvenimenti che lo hanno portato ad essere “ufficialmente” un ricercato fuorilegge alimentano ulteriormente la frenesia dell’azione, con Lui praticamente costretto a stare costantemente sul chi vive, sradicato da luoghi ed affetti e sottoposto al tiro incrociato degli uomini di legge ma pure dei banditi del subdolo Coffin, a cui volentieri e ormai spesso Tex intralcia fermamente la strada (criminale).
                  Anche più volte in un singolo albo troveremo dunque il “buono” attorniato da numerosi cattivi, chiedendoci come riuscirà a scamparla ( i fuorilegge veri per fortuna hanno sempre una pessima mira, xD ). Astuzia ed agilità sono nel suo corredo, insieme alla battuta pronta ed alla stoicità comportamentale che non gli consente “smancerie” sebbene il suo bell’aspetto attiri non di meno le femmine. D’altronde la protezione di una giovane squaw e del medaglione ( con criptiche incisioni)che custodisce è l’asse portante di un romanzo a fumetti promettente ancora più densi capitoli. Mantenendo un segno pulito e leggibile , con predilezione per una limitata difformità nei tratteggi, ovvero nello spessore di modulazione delle linee, il disegnatore s’ingegna ad illustrare un far west con un qualche senso di laborioso disordine, di villaggi in divenire , col potenziale di allargarsi ma pure di essere invece inghiottiti dalle più indomabili criticità del grande ovest (imho).


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                    SCUOLA DI FUMETTO #112
                    NPE. 80pp., a colori. 4,90€.
                    Puntualmente riapparsa in edicola a metà luglio, col numero centododici, SdF fuga sostanzialmente le riserve contenutistiche che potevano rilevarsi nel fascicolo precedente di “rodaggio” e presentazione del nuovo corso editoriale. Rimane tuttalpiù l’impressione che il nuovo formato adottato giovi alla presentazione dei fumetti ( un estratto da “Roy Mann”, le quattro tavole degli “Esordienti” e le due _in bianco e nero_ dell’umoristico “Le Vite del Fumetto”); meno ai testi che le riempiono un po’ a fatica ( una volta tanto però con sollievo di chi avesse cali di vista , dato il generoso corpo dei caratteri di stampa…) le pagine , che si leggono con piacere ma velocemente. Distribuito in maniera equilibrata lo spazio dedicato alla didattica di fare fumetti, che accompagna le sezioni più informative sul mercato e sul mondo attiguo a questa branca editoriale ; giungendo poi ad una sintesi metodologica sul come arrivare a proporsi per una eventuale , impervia, via di collaborazione professionale. Quest’ultimo aspetto rischia di trasformare la rivista in una stretta dépendance delle Edizioni Nicola Pesce; di cui tuttavia risalta la schiettezza, andando al sodo, di fare (e farsi…) un po’ i conti in tasca al settore , per desumerne ovviamente la sostenibilità economica , ossia il campare facendo e soprattutto vendendo opere a fumetti. Mancanti alcune rubriche "storiche" della precedente gestione . Alla prossima, il 10 ottobre. (imho).

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                      JULIA n.ro 251 Dov’è Luke?
                      SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
                      Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Claudio Piccoli.
                      Il Team che realizza “Julia” da ben duecentocinquanta mesi ha già impattato narrativamente il tema delle “fragilità”, come stavolta adottando l’immediata stretta emotiva e drammaturgica di presentarci un ragazzo autistico, Luke, brevemente perso di vista dal suo accompagnatore ( una vecchia fiamma di Bert, l’artista e bibliofilo amico di Julia) in un locale dove suonano jazz(passione di Luke, insieme ad una non comune capacità esecutiva nel disegno…) e sparito nel nulla. Bisognoso di essere continuamente seguito, anche in senso farmacologico, l’inconoscibilità del suo destino getta in una sconfortata apprensione sua madre e mette comprensibilmente in subbuglio il suo “tutore” con il resto del personale nell’istituto che lo aveva in carico come utente, insieme ad altri ragazzi/e. Julia non può che collaborare alla stringente necessità di ritrovare il giovane…

                      La storia segue la routine investigativa tipicamente concentrica condotta con degli interrogatori , anche informali, di chi ha orbitato, con diversa confidenza, intorno a Luke ; e, scavando nelle fallaci vite delle persone, non mancano di uscir fuori questioni imbarazzanti/ compromesse che in qualche modo potrebbero costituire un movente per il “sequestro” di Luke. L’occasione è propizia per la sceneggiatura di arrotare dialoghi in cui si discetta di arte, musica e fumetto, lanciando stilettate alle manchevolezze dei rispettivi ambienti ( troviamo, ad esempio, la figura di un gallerista discutibile e spregiudicato che ha “casualmente” le fattezze di Philippe Daverio… ;-) ),ovvero agli uomini e donne che li abitano, pur bandendo in via esplicita una “questione morale” (cit.); ed altresì sottolineato senza fare morire nessuno. Appassiona perciò il nudo enigma di chi tiene Luke e con quale reale motivazione . La soluzione positiva sfiora ( ma questo è ATTENZIONE SPOILER ! ) il tema…Della sessualità in soggetti portatori di handicap (FINE SPOILER).

                      Molto validi i disegni nello stendere forti e ricercati chiaro –scuri che non si mangiano mai la leggibilità delle vignette, particolareggiate con bella pulizia, rinforzando le bordature all’occorrenza di spessori differenti , lavorando di fino pure _data la collocazione invernale della vicenda_ sul vestiario e relativi panneggi, e non ultimi per significato meta testuale ai fumetti di Luke. L’ex di Bert omaggia Moni Ovadia (imho).
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                        JULIA (Speciale ) 5 Il Caso delle Tre X
                        SBE. 128pp., a colori. 6,90€.
                        Testi_Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Luigi Copello / Colori_ Spartaco Lombardo e Gloria Martinelli.

                        In una serata gelida e nevosa d’inverno inoltrato, due non troppo scaltri ragazzi afroamericani tentano una rapina a mano armata in un mini market . Ma il primo viene steso dal titolare, a sua volta colpito a morte dal secondo che, sbigottito e barcollante si dà alla fuga, parzialmente inquadrato dalla telecamera di video sorveglianza del negozio.
                        Muovendo dalle generalità e dal domicilio ladro ucciso le indagini si concretizzano su un casermone popolare, per la sua peculiare architettura, denominato delle “Tre X” , perlopiù abitato da neri ed altre minoranze con problemi familiari e redditi modesti. La polizia non è (eufemismo) particolarmente ben vista e scopia un putiferio quando Irving ed il Tenente Carter decidono di approntare una sorta di retata dei piani condominiali. Un giovane di colore, con la sua parte di problemi , cerca di darsi ma viene bloccato ,mentre alcuni indizi paiono inchiodarlo nei panni del rapinatore assassino. Sua madre, piuttosto incredula , con un figlio grande, ed un altro in arrivo (…insieme ad una esecuzione di sfratto!) chiede un disperato allo studio legale della progressista /femminista Avvocatessa Klara Biener, dove Julia ha trovato un primo “quasi” impiego post laurea…

                        Forte dei suoi richiami “liberal” e con una d’altronde sottolineata impronta sociologica è una storia _ escludendo la coda narrativa finale quasi complottista_ che osa molto nello scardinare le (quasi) certezze acquisite ( il sospettato “sembra davvero” colpevole) ma decomponendo il binomio verità & giustizia in una bisettrice di cui Julia infine è testimone muta (…ma il suo “fardello” lo condivide con la nonna e la sorella Norma), pure protagonista dello scioglimento del caso, apparentemente in autonomia da Klara e secondo il “classico” procedimento intuitivo del particolare secondario che balza ai suoi occhi giovani , freschi ma scrupolosi ( in questi Special, ricordo, si vuol raccontare i primi casi affrontati dalla criminologa, con comprimari diversi od ovviamente ringiovaniti). Per “confondere” il lettore fa’ buon gioco la colorazione, che si prende i suoi preziosismi ( vedi l’effetto della neve su scarpe e vestiario, o la stessa nel riflettere l’illuminazione…) e ci immerge nella realtà del caso come ce la immagineremmo (?) : le “Tre X”taggate sui muri, un po’ tetra negli spazi comuni e bisognosa di una qualche manutenzione negli appartamenti privati. Copello non è il massimo dell’eleganza nei ritratti _che gli vengono abbastanza irregolari e paffuti_ ma padroneggia molto bene il senso del movimento e la solidità anatomica tridimensionale, concedendo una più che sufficiente definizione degli sfondi, per un albo soddisfacente in tutti i suoi aspetti (imho).

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                          NAPOLEONE 17. Il Predone

                          SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
                          Testi e Disegni_ Carlo Ambrosini.
                          Col tramite incidentale della Sig.ra Simenon ( la sua principale collaboratrice all’Hotel Astrid), Napoleone conosce una anziana ristoratrice (e fattucchiera…) di origini brasiliane, e la di lei giovane nipote. Ma poco dopo il fidanzato della ragazza viene trovato ferito a morte, proprio nell’appartamento che la coppia stava allestendo in vista del matrimonio ; ed in più la stessa fidanzata risulta irrintracciabile…
                          Terzo incomodo uno spasimante, poco di buono, respinto dalla bella brasiliana.

                          Sono sempre in ambasce a recensire un fumetto di Ambrosini , temendo (ma la si consideri una certezza di fatto…)di tralasciare e banalizzare i finemente complessi risvolti psicologici offerti dalla sua copiosa ( si arriva fino a otto vignette per tavola) e densa scrittura. Tanto più che la “base del ragionamento” è allegorica (la mitologia delle Sirene) ma non buttata in commedia, ma anzi radicalizzata in una _per così dire_ guerra dei sessi vocata alla provocazione di rendere irriducibile l’autodeterminazione di Lei rispetto ai desideri di Lui e L’Altro, titolari di bruta forza fisica ma infine minati nel loro amor proprio, peraltro fors’anche di piccolo cabotaggio e con ciò rapidamente scassinato dal “Canto della Sirena”, in un andirivieni di accese rivalità inframezzate da estemporanee convergenze virili. Il dato filosofico rimane comunque inscritto in una trama gialla robusta, che permette la speculazione di un singolo fatto luttuoso ( il fidanzato morto…)in comparabili ma separati punti di osservazione e descrizione dell’accaduto.

                          Sotto il profilo grafico ho trovato l’incipit _sebbene dedicato alla descrizione di entità di fantasia, sirene comnprese_ estremamente materico e levigato nella costruzione figurativa e nella pregnanza scenica volumetrica; quando invece qua e là nell’albo stridono soluzioni più evanescenti, specie in carico a sfondi abbastanza anonimi , di puro servizio. Feconda l’espressività nei ritratti, in un episodio femminile ma non femminista, nell’accezione odierna spregiativa a torto od a ragione appioppata al termine (imho).

                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            REVIVAL 8 Resta ancora un po’
                            Saldapress. 144pp., a colori. 14,90€.
                            Testi _ Tim Seeley / Disegni_ Mike Nortom / Colori_ Mark Englert , Allen Passalacqua e Dee Cunniffe.
                            In un happening di sangue e violenza dove “tutti” cercano di sopraffarsi , e la ragione(volezza) compatita è annichilita a “vaso di coccio” infranto sul ferro delle armi, si conclude il noir rurale (cit.) di “Revival”. Si salvi chi può _dentro la bolla messa in quarantena di Wausau ( Wisconsin), dove perfino il meteo sembra volgere una attenzione assolutamente speciale :nevica a giugno con temperature rigidissime; e l’Esercito cova le direttive di una soluzione finale non avendo in mano il vantaggio strategico (sic!) di aver determinato cosa ha fatto ritornare i morti, scissi dalle entità ectoplasmatiche che vagano tra i boschi bramando di insufflarsi in un corpo fisico recettore; nel caso di un “resuscitato”con immediate ed irreversibili conseguenze infauste. Fioccano dunque milizie private di differente estrazione, tentate alla sopraffazione incrociata; mentre un gruppo di risorti, comunque sradicato dalle famiglie d’origine, anche indipendentemente dall’essere stati ospedalizzati in maniera coattiva dai militari ( a loro volta scissi al loro interno sull’esecuzione delle direttive esterne), protende per dar corso definitivamente , in fondo, alla loro natura di defunti. Trasversalmente e lasciando il segno su ogni fronte, la famiglia Cypress viene a capo della prima morte di Emme (Martha Ann), dopo che sua sorella maggiore e sceriffo Dana ha intuito il collegamento tra gli studi esoterici dell’amante di Emme ( la coppia ha concepito anche un figlio…) e gli intenti ideologici di (…). Altri sacrifici verranno immolati per “bonificare” Wausau.

                            Molta carne (bruciante) al fuoco, nell’arduo compito di sintetizzare il destino di una gran messe di personaggi , peraltro fin qui così ben delineati da meritare un trattamento individuale anche nelle ore supreme che chiudono (salvo una coda di normalizzazione e commiato posta ad anni due dagli eventi principali…) la storia, forse “intasandola” di fragori , e sortite soprannaturali che tuttavia non smuovono le speranze dei credenti né le perplessità materialistiche degli scettici. Un accumulo di Tizio che minaccia Caio che spara a Sempronio che eccetera magari da decomprimere ripassandosi i precedenti volumi, già consci della ricchezza dell’intreccio, delle sue derive nei “generi” narrativi nella compattata efficacia spazio-temporale nell’amena Wausau. Il giallo platino dei “fantasmi” come il rosso vermiglio del sangue non sono mai scalati in una tavolozza di colori che volentieri si lascia organizzare su dominanti cicliche ( le notti, gli interni d’edificio), ovattandosi nell’effetto scenico della foschia nevosa (un elemento oltremodo costante), raccogliendosi su disegni che trovano la quadra tra l’impostazione di base realistica e l’ipertrofica risposta dei protagonisti a convulse sollecitazioni fuori scala dell’ordinario . Buono. Fine. (imho).







                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              KEN PARKER_ La Collera di Naika
                              Mondadori Comics. 96pp., b/n. 3,50€.
                              Testi_ Maurizio Mantero / Disegni_ Carlo Ambrosini e Gianpiero Casertano.
                              Alcuni allevatori ed uno sceriffo , sulle tracce una mandria di bovine che sarebbero state (loro) trafugate, fanno una strage di indiani Kiowa, sterminandoli nel loro accampamento con l’eccezione di un bambino, riconosciuto come “bianco”. Poco dopo , una diligenza che presta servizio fino a Culver City _ attesa da KP per una trasferta di lavoro_ piomba nel villaggio con tutti i passeggeri trucidati ad opera di Naika, leader Kiowa, come inizio di ritorsione verso chi gli ha sottratto il “figlio adottivo”. I paesani ritengono opportuno affidare il piccolo ai Cavalleggeri dell’Esercito comandati in un distante Forte ,che altre due persone oltre KP sono ben decisi a raggiungere tramite la stessa diligenza , opportunamente “silenziata” e rifornita. I tre dunque diventano la scorta dell’infante, consapevoli di essere esposti all’assedio di Naika, peraltro assistito da nuovi alleati e pugnaci guerrieri pellerossa . Il tragitto e le intenzioni dei viandanti sono intuite dagli indiani e parzialmente dai soldati tramite lo spezzone di un messaggio via linea telegrafica , che se non altro per ripristinare i collegamenti (sabotati)organizzano una pattuglia in avvicinamento alla stremata , nel corso del periglioso viaggio,squadra di KP.
                              Il soggetto fornito da Giancarlo Berardi è un po’ frusto e riciclato, e Mantero si adegua con un “compitino”che bilancia l’irruenza delle scene d’azione rimbombanti continui scontri a fuoco e precipitose fughe, con momenti di introspezione intimista , dove ci si perita di “#restareumani”ma pur sempre entro dinamiche culturali e sociali tardo ottocentesche, illustrate con efficaci bozzetti ma pure chiudendo diverse situazioni con una tranciante pallottola in corpo; e la cover tra l’altro sembra offuscare il dilemma etico (sviluppato nell’albo in una stringatissima sotto trama…)su quanto sia “pericoloso” fornire ai nativi armi da fuoco.
                              Anche Casertano spartisce con Ambrosini l’ideale plauso per essersi mimetizzato nello stile guida di Ivo Milazzo , interiorizzandolo almeno fino alla scelta degli strumenti di disegno applicati alla tavola in maniera più strutturata e “piallata” rispetto a lavori del capostipite (imho).


                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                                MISTER NO_ Le Nuove avventure 2. Acque morte
                                SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
                                Testi_ Luigi MIgnacco / Disegni_ Massimo Cipriani e Roberto Diso ( pagg. 88_93).
                                Sorpresi e trascinati _comunque vivi_ nel villaggio amazzonico che vorrebbero “salvare”(vedi numero precedente…), Mister No e compagni di ventura hanno il loro daffare per meritarsi la fiducia degli Indios . Ed intanto tutti sono monitorati ad indebita distanza da una molto malintenzionata soldataglia di Mercenari (…).

                                Un episodio di transizione, abbottonato nell’evolvere di una trama che, tra “trucchetti” per sviare il lettore ed una continua testimonianza di stupore nei personaggi, s’imbastisce in una allargata unità spazio temporale “esotica”. Sembriamo dunque immersi in un film hollywoodiano datato e stereotipato, salvo che le figliuole portano una coerente nudità e che quando si ammazza zampilli di sangue bagnano un suolo già offeso da inquinamento radioattivo (!) di insaputa provenienza. Il Mister se la tira da rilassato ma i casini (lo) incombono senza tregua. Ovviamente se la sfangherà in qualche modo, dato che la storia è narrata ex post facto da Jerry Drake stesso al babbo ed a Esse Esse , qui altrimenti latitante se non nel labile (al momento…) collegamento coi bastardi senza gloria spioni e ‘ssassini.
                                Diligenti nel loro realismo i disegni si districano tra gli spasmi di un dinamismo pronunciatao e ben organizzato su linee diagonali od anche semplicemente frontali, nella difficoltà di “impallare” le anatomie con l’onnipresente fogliame della foresta , ovvero con la sua proiezione di ombre parziali ma pure compatte. Continua (imho).

                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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