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    MAGICO VENTO_ Il Ritorno 2.Il Sognatore
    SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
    Testi_Gianfranco Manfredi / Disegni_ Darko Perovic.
    Nelle note introduttive all’albo lo stesso Manfredi assicura diverse pezze d’appoggio storicizzate alla sua rielaborazione narrativa di un irrequieto West del 1881, in cui il presagio millenarista della cometa di Halley acuisce, con accenti trascendentali ( in verità confutati come “trucchi scenici”)fideistici, tensioni non certo generate dal nulla ma in _per così dire_ ebollizione dentro un calderone territoriale conteso e ristretto con varie(gate) tribù indiane e l’Esercito che “sigilla” il limitare delle Riserve, servendosi anche di alcuni nativi, che collaborano non volendo certo abiurare le loro origini ma tentando di mantenere pacificato un equilibrio sempre più scostante in divenire. Un po’ come il carattere ombroso e diffidente di Magico Vento, istruito a toccare con mano l’ascendente carismatico che il pseudo cristologico Sognatore ( vedi num.prec.)ha sui pellerossa, tenendosi il fardello ( o reputazione guadagnata, secondo i punti di vista ;-) ) di “rinnegato” come ex militare chiamato Ned Ellis. Gli vengono incontro la sua intima amica sensitiva Lozen ed un agguerrito drappello di giacche blu.Intanto Poe sviscera in separata sede col fiuto da reporter la personalità dell’esaltato Prof. Herbert Mingus, il mentore del Sognatore, proprio mentre i “bianchi” si attrezzano a contenere le defezioni ribelli di giovani guerrieri Apaches , dati alla macchia per legarsi in vista di una possibile contro-offensiva ai “visi pallidi”.

    Convenzionale in alcuni passaggi ( ormai abbiamo visto ovunque chiaroveggenti in trip da flusso di coscienza condiviso. Anche basta, grazie) la sceneggiatura tira pur fuori dei guizzi di non banale crudeltà e buoni cambi di passo , su un canovaccio che prevederebbe un canonico avanti indietro di cavalleggeri in insidiose e riarse piste, in posizioni non benissimo difendibili e parallelamente battute da MV e Lozen ( neppure gli unici ad aver adottato la stessa strategia…) in vista di un attrito di ricongiunzione.
    Non sappiamo se Perovic ami il ciclismo, ma con un personaggio apostrofato “Diablo” si è messo a disegnare indiani che sembrano parenti di Claudio Chiappucci (xD, xD,xD ), più un’androgina Lozen ed il sempre composto Ned Ellis / Daniel Day Lewis. Il grosso dell’illustrazione _che prende spesso vignette larghe ed a sviluppo verticale, come d’altronde per l’allampanato Ned_ è impegnato dalla fiumana di uomini e cavalli sgranati nell’inquadratura , con bordature sottili ragionevolmente arrangiati nella definizione complessiva e nell’eventuale consegna al favore delle tenebre notturne o delle ombreggiature secche imposte dal sole . Continua (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      DARWIN 1 Destini incrociati
      SBE. 66pp., b/n. 3,90€.
      Testi _ Michele Masiero / Disegni_ Luigi Piccatto , Riccardo Riccio e Matteo Santaniello.

      In principio pare vi fosse l’idea di Luigi Piccatto per una serie avventurosa e post-apocalittico distopica che prendeva le piste dalle profezie Maya sulla fine del mondo . L’idea fu invece riorganizzata ed ottimizzata da Paola Barbato in un “taglia e cuci” per confezionare un “Romanzo a Fumetti” che Bonelli rilasciò in edicola nel 2012, e che presentava in tutta evidenza un finale irrisolto. Da qui, e nelle intenzioni di una nuova mini-serie in otto albi, riparte editorialmente “Darwin”.
      Molto succintamente la trama : il giovane Kent Darwin, con la morosa Cheiko , in giro a Parigi rimane vittima di una pioggia di meteoriti (!) , cadute su tutto o quasi il pianeta il fatidico 21/12/ 2012. Quando si riprende, mesi dopo (!!) trova la Terra devastata e collassata anche sotto ogni profilo socio-politico , ma non la sua ragazza che (…). Perciò si mobilita alla ricerca dell’amata , scoprendo di essere con lei e pochi altri ragazzi parte di un disegno superiore (!!!) e concatenato agli eventi da loro appena vissuti, per ridare una speranza di rifioritura del malandato globo terrestre. Uno dei docenti di D. , con lui nella capitale francese, brama piuttosto d’inserirsi nel “cerchio magico” dei giovanotti/ragazzotte predestinati/e per biechi e megalomani interessi. Si sono formati (perciò)tre gruppuscoli separati e non comunicanti, che tentano di raggiungere in ordine sparso un particolare ed intonso rilievo montuoso ( detto Bugarach) in Francia, dove “sentono” di poter chiarire il senso della loro estemporanea odissea .

      In questo episodio vanno via svariate tavole per mostrare da epoche pre-cristiane fino all’infatuazione esoterica del Terzo Reich sventurati che hanno avuto un assaggio delle peculiarità soprannaturali insite nel monte (?); mentre il resto del fumetto puntualizza come se la sfangano _nel 2013 a questo punto_ i tre per tre dei gruppi ( compreso il Prof. , che tiene con sé due figliuole con le caratteristiche di KD e Cheiko). I rimandi a film e serie tv sono sfacciatamente evidenti, ma (per ora) il livello di approfondimento dei personaggi appare superficiale e lacunoso, lontano da generare empatia e in propensione agli stereotipi, nemmeno attenuati dall’ironia, dato che i dialoghi sembrano perlopiù il declamare solenne di qualche scorbutico. Dividere gli attori della vicenda in tre tronconi raffredda la trama, roboante nella forma quanto sterile nella sostanziazione dei suoi elementi cardine. Che a livello grafico trovano però un egregio compimento nei molto ben studiati paesaggi gravemente offesi dai meteoriti e dall’anarchia _fin troppo velocemente instaurata_ primitiva del saccheggio e del banditismo diffuso. Tolta l’antica propensione ai panneggi rigidi i collabo9ratori di Piccatto sembrano aiutare una definizione delle vignette ricca e definita, salvo alcuni passaggi ed alcuni elementi ( vedi i mostri o pagg. 34_35)non particolarmente a fuoco . In sintesi un primo numero che si lascia guardare ma fumoso e diluito nei testi(imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        CANI SCIOLTI 10 Riti pagani
        SBE. 66pp., b/n. 3,90€.
        Testi_ Gianfranco Manfredi / Disegni_ Pedro Mauro.

        Quando allenta la marcatura dei temi politici prettamente sottintesi l’attualità negli anni ’70,”Cani sciolti” sa essere un “come eravamo “ (…giovani)di quella decade ( nel’episodio c’è però anche un epilogo consuntivo postdatato fine 1988, dove si tirano le somme degli avvenimenti di diciotto anni prima…)sostenendo un registro brillante, facendosi commedia di costume con accenti spassosi ;e con le eventuali sgradevolezze gestite nel novero della “guerra dei sessi” senza grandi scavalcamenti di “ruoli” e forse assecondando dei luoghi comuni frivoli e datati, ma funzionali al bisticcio con quasi sempre successiva riappacificazione. Fosse cinema sarebbe un “musicarello”, magari impepato con ammiccamenti da commedia sexy…Leggero e veloce da leggere , possibilmente soprassedendo alla tentazione di filtrarlo con impuntature “femministe”. Perciò riecco Pablo e DeB in trasferta inglese nell’agosto 1970 fare il filotto Cambridge- Stonehenge – Isola di Wight allietati dalla disponibilità “pansessuale” di due autostoppiste; Milo , che più modestamente tenta di sbarcare il lunario come cantante live senza avvilirsi artisticamente, mentre Turi gli procura ingaggi in locali (im)pensabili, ed infine Marghe e Lina che godono il diritto della loro indipendenza non dando corda ad equivocati corteggiamenti, sulla scorta di “prime ( e seconde…) volte” che le due ragazze si confessano confidenzialmente. Panta rhei , finché la sera di capodanno dell’88 Italo il fotografo non tira fuori delle diapositive, che scatenano ricordi e diplomatiche omissioni di quell’estate ;-) .
        Ben indirizzati iconicamente i disegni, a disposizione di illustrazioni architettoniche e paesaggistiche suggestive e riccamente rifinite; quando altrove invece non poche figure umane hanno una spoglia essenzialità e quasi combattono per guadagnare pregnanza sulla pagina bianca . La gabbia è interamente strutturata a collage , non disdegnando di farsi spazio in senso verticale (imho).
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          DARWIN 2.Morire e nascere
          SBE. 66pp., b/n. 3,90€.
          Testi_ Michele Masiero / Disegni_ Luigi Piccatto, Renato Riccio e Matteo Santaniello.
          A zonzo in terra gallica, moderatamente ( cioè la trama orizzontale ha poche impennate e scuotimenti ), pareva giusto alla sceneggiatura ricombinare atmosfere al là Les Revenants con l’apicale The Walking dead ed echi da Silent Hill per dare noia a Kent Darwin , che risponde con gli estrogeni del conflitto a fuoco a manetta, guarnito da battute tamarre ; per poi “contraddirsi” con pause intimiste che peraltro gli rimediano una tresca amorosa. Ciaone alla fidanzata , invece altrove accompagnata da un sodale (ma) gay , e qui nient’altro da segnalare. Infine il truce Zen , pesantemente gabbato dalle due zocc...Oltremodo intraprendenti che marcava stretto per le loro (altre…) virtù, relegandole nelle Catacombe de Paris. Nel mezzo parte un flashback ambientato a Berlino Est nel 1989, ad uno sputo dalla caduta del Muro, utile a suo modo a celare un misterioso Progetto che toccava le culle di , tra gli altri, Kent e morosa , poi affidati in giro…

          Si continua quindi ad offrire più domande che risposte , lavorando su personaggi sempre meno eterogenei (e questo si stava già capendo…), ma ancora abbozzati, discretamente antipatici e tagliati con l’accetta , in un mondo che in (pochi?) mesi sembra aver perduto qualsiasi autorità civica riconosciuta ma dove tutti , di colpo, si muovono in mezzo alla devastazione maneggiando armamenti come teste di cuoio assolutamente smaliziate (bah!). Merita un plauso piuttosto il lavoro colossale sull’iconografia post-apocalittica , dove le inquadrature sono sempre ben studiate e poi sapientemente ed iperrealisticamente“sporcate” dagli effetti della grandinata di meteoriti che in fondo ci abbindola alla storia , giusto per sapere se e come “Loro” l’avessero preventivata, consegnando a degli ignari giovinastri il compito destinatario di rimettere in sesto il pianeta (!). Ancora più nitido, compatto e definito che nell’albo precedente lo stile conducibile al Piccatto, pure in fissa a fare di tutte le girls delle Lara Croft (xD). Ulteriore aiuto alla solidità del quadro visivo l’accorta distribuzione dei chiaro scuri (imho).



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            JULIA n.ro 3 Nella mente del mostro
            SBE. 132pp., a colori. 4,00€.
            Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Gustavo Trigo ( con la collaborazione di Marco Soldi e Luca Vannini) / Colori_ Spartaco Lombardo e Gloria Martinelli.
            Ultimo atto del trittico con cui “Julia” si presentò al pubblico dei lettori, vent’anni fa’. Un debutto qui ornato dal colore, nella ristampa contrassegnata “I Casi archiviati” . E l’archivio, ancora cartaceo e poco ottimizzato per le consultazioni incrociate , sarà uno dei perni di sviluppo della trama, un poco illanguidita dall’esigenza di fissare il quadro di alcuni importanti comprimari della serie, oltre a mettere un punto irrevocabile sulla fine della relazione amorosa col suo ex, che Julia d’altronde affronta solo via telefono. D’altronde ben più pressante e tangibile si dimostra la minaccia Myrna Harrod, che dopo i fatti dell’episodio due sviluppa per la criminologa di Garden City una passione sadico-sessuale tramite cui si disvela in un soliloquio interiore continuamente polemico nel ricordo di suo padre, bigotto quanto manesco, che ha già costretto la polizia a scortare la Kendall. Furba e metodica Myrna tuttavia si organizza le sue coperture, in genere usando la leva (bi)sessuale ,cercando di avvicinarsi a lei e dare sfogo ai suoi istinti omicidi.

            Troveremo M.H. anche nel prossimo numero , che ne salta cronologicamente diversi, ad integrare il flusso tematico che la vede antagonista giurata e “manuale vivente” di psicopatologica lucida follia criminale seriale e scomodo grimaldello per indagare solitudini ed insoddisfazioni della società urbanizzata ma perdipiù atomizzata.
            La capacità encomiabile di Trigo di dare solidità espressiva alle posture anche quando si allontanano da punti di osservazione non convenzionali carica però le figure ( impregnate da una inchiostrazione che talvolta aggrava le matite…) di una certa imponenza che i colleghi Soldi e Vannini s’incaricano di sfinare, timbrando una variazione di stile (ac)coglibile (imho).


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              TEX WILLER 4 La Caverna del tesoro
              SBE. 66pp., b/n. 3,20€.
              Testi_ Mauro Boselli / Disegni_ Roberto De Angelis.
              Episodio che termina sostanzialmente il primo arco narrativo della nuova testata “Tex Willer”; quindi è la finestra giusta per chi ha deciso di mollare la serie (xD) con gli anni giovanili delle avventure del Tex, magari trovandoci quell’aria “reazionaria” da b-movie western del tempo che fu, dove i buoni , brevi manu, s’incaricano di sterilizzare il mondo dai cattivi , dando via sganassoni ed il piombo delle pallottole , e magari ricevendo la femmina più bella come ricompensa ( ma “il riposo del guerriero”è perlopiù sublimato per pudore, sic!) . Benché parli pure al suo cavallo per introdurci alle sue intenzioni , il Tex è solido attore di iniziative concrete, al limite condotte all’imprudenza per eccesso di condizioni avverse, che naturalmente affronta con indomita determinazione .Piuttosto ridicolo però come riesca ad avere una mira infallibile da lontano a neutralizzare gli sgherri del Boss (anche solo per disarmarli, altrimenti ogni volta farebbe ‘na strage…), che invece riesce a mancare da pochissimi metri , rimandando la resa dei conti finale più volte e dopo aver attraversato un percorso ad ostacoli ed enigmi molto da videogame, originato da un Medaglione/Mappa del tesoro indiano che nei tre numeri precedenti si sono palleggiate mani luride, avide ed indegne; da punire senza se e senza ma. Tolto qualche incongruità (quelle stanze perfettamente illuminate anche in piena notte…) , i disegni spettacolarizzano il west con tratti nitidi e ben particolareggiati , pur riservandosi alla bisogna di frangenti solitamente preliminari qualche “scena madre” il lavorare di fino anche severe ombreggiature (imho).



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                MASCHERA NERA 1.Il Cavaliere mascherato
                1000VolteMeglio Publishing. 80pp., b/n. 3,50€.
                Testi_ Max Bunker / Disegni_ Paolo Piffarerio .

                La signora Raffaella Secchi ha varato una ristampa dell’esordio paterno _ datato all’ormai remoto ottobre 1962_ nel campo della scrittura per i fumetti : il western “Maschera Nera”, discepolo succedaneo di Superman, Zorro e Phantom ( di “Tex” direi implicitamente…) ; con un profilo grafico incerto tra Gary Cooper e Montgomery Clift . Formato 15x21 e carta dalla grammatura light.

                Terminati gli studi con la laurea in Legge a Oxford (!), il giovane Ringo Rowandt torna nel west a Norsan City dal burbero genitore, che è pure lo sceriffo in loco. Dopo breve tempo , come un Arcangelo Gabriele appare un “misterioso” pistolero mascherato, con forti doti atletiche , bravo a tirare di boxe e una certa predilezione per il bondage (!?); modi risoluti e loquacità sorvegliata da maschia fierezza, che s’incarica di dare la paga agli smargiassi criminali che lordano la città. Il “suo” primo caso putacaso lo trova nelle tragiche vicissitudini familiari di una bella passeggera che ha condiviso l’ultimo tratto di strada in diligenza con Ringo. Daddy marshal non lo ringrazierà mai abbastanza, portato a far paragoni col figlio , che ormai considera uno smidollato damerino , opportunista , parassitario se non evidentemente inetto.
                Bandito (verbo) il turpiloquio , Bunker largheggia di perifrasi , ingrossando un frasario ampolloso e sentenzioso, datato anche nella smania di coprire ogni interstizio della storia, altrimenti (meglio) lavorabile col linguaggio stesso del disegno. Ne patisce talvolta anche la “regia” delle vignette, con personaggi che magari hanno una direzione dello sguardo non convergente o paiono sacrificati in dimensioni prospettiche a taglie di “formica”. Purtroppo anche nei piani ravvicinati il realismo è spesso inficiato _specie nei “cattivi”_ da pose marionettistiche e spastiche , indovinabili sotto panneggi che passano dalla rigidità azzimata dei gentiluomini ai cascami flaccidamente stratiformi dei plebei. Il galoppino del villain dell’albo (diviso in due parti) somiglia bene a quella faccia da cinema di Lyle Lovett e lo si apprezza di profilo ( pure se andava meglio il tre quarti in date circostanze estetiche…). La trovata migliore in sceneggiatura è il lavoro “borghese” di Ringo (…sulla identità alter ego di “Maschera Nera” si lanciano ad ora solo “indizi”, rimanendo identicamente sul vago su questioni pratiche smaltite da un “eroe” per giunta con necessità di occultamento…), che ne fa’ un Clark Kent malvisto e finanche irritante (imho).

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                  JULIA n.ro 252 L’Uomo Lupo
                  SBE. 132pp., b/n. 4,50€.
                  Testi_ Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza / Disegni_ Ernesto Michelazzo.

                  Due notti di luna piena, due persone oscenamente dilaniate da quello che sembra l’assalto feroce di una bestia selvatica. A Garden City scoppia la psicosi, “assecondata” dai media; la Procura esige risposte, la polizia indaga e pattuglia , Julia c’è.
                  Come da copertina e titolo, nel fumetto ( che sciorina numerosi reperti culturali in tema…) vediamo un “Lupo Mannaro”, peraltro intento a generare nuove straziate uccisioni, e per molte pagine ci chiediamo se trattasi di una licenza allegorica degli autori. La spiegazione è al contempo più , per così dire, lineare ma complessa, in quando enucleata in una ulteriore partizione definitiva della trama. Niente di clamoroso o particolarmente originale ; anzi forse neppure omologabile sul terreno dell’opportunità logica ( se gli inquirenti “brancolano nel buio” perché il reo dovrebbe attirare in qualche modo l’attenzione ;-) ? ), tuttavia le premesse della storia acchiappano l’attenzione,non viene meno il confronto dei malesseri incistati ormai saldamente nella (nostra) società e la risoluzione del caso abbraccia e soddisfa_ nel metodo se non nel merito_ deduzioni che si possono trovare “tra le righe” di dossier magari archiviati ,e (non) condivisi a mezzo di una meccanizzazione ben lontana da sostituire l’elemento umano nel subodorare piste e correlazioni indirette.

                  Nel tempo Michelazzo ha disegnato “Julia” con criteri di esecuzione un po’ diversi , con linee che potevano essere ribattute oppure serrando contorni severi in cui erano inscritti segni più minuti. Questa volta lavora piuttosto uniformemente, saldando l’inchiostrazione all’esecuzione degli elementi illustrati ( si nota sporadicamente l’adozione di foto dal vero rielaborate digitalmente) dove, sebbene il quadro generale volga ad una marcata sottolineatura Julia ne esce con una freschezza di ritratto perfino ringiovanente (imho).
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                    KEN PARKER_ Omicidio a Washington
                    Mondadori Comics. 96pp., b7n. 3,50€.
                    Testi_ Giancarlo Berardi / Disegni_ Ivo Milazzo.
                    Le indegne e vessate condizioni di vita degli indiani Dakota ristretti nella riserva territoriale del Montana, secondo le aggressive “necessità” dei bianchi, spingono Ken Parker fino a Washington, presso un importante mediatore culturale nominato dallo stesso Presidente Ulysses S. Grant , neppure Lui al riparo dalle pressioni lobbistiche ed affaristiche di chi vuol mano libera su qualsiasi lembo di suolo ( e sottosuolo…) potenzialmente sfruttabile, magari sfollando con la violenza chi vi stava sopra per diritto di nascita . Con sua somma sorpresa KP ha modo di illustrare la sua “relazione” davanti al Congresso , incassando una salva di scomposti improperi; primo ma non più grave (…) ostracismo che lo faranno disgustare della politica politicante e prontamente far ritorno nel Montana. Un anno dopo , e in un caso di altro tenore (apparentemente), riaffiorano dei “conti in sospeso” lasciati nella Capitale…
                    Sono i sommi capi , ad uso anti-spoiler, di una storia ben strutturata nel variegare un filo conduttore avventuroso/poliziesco e diciamo “politico” in scenari e tempi diversi , accordandoli intorno ad una nemesi di KP, il “classico” villain mai morto e sempre importuno. Anche usando il registro ironico ( nel confronto tra il “Selvaggio West” rappresentato dallo stesso Ken e la presunta “civilizzazione Metropolitana”impersonata dai cittadini di Washington, dove piuttosto allignano pure , come descritto, men che bassi istinti ferini e razzisti), Berardi getta con fermezza uno sguardo crepuscolare ma partecipe sulle complessive ingiustizie patite dai nativi , nel sedicente “buon diritto” Wasp di scacciarli (!) come razza inferiore (!!) e naturalmente soccombente (!!!), secondo “opinioni”( e prassi) che nel 1870 vengono tranquillamente acquartierate agli alti livelli dell’amministrazione federale, guidata dal Generale Nordista che aveva vinto la Guerra di Secessione (sic!). A conferma che la politica è “sangue e…” quella cosa marrone…
                    Alcune didascalie hanno un esplicativo sapore antico nello sceneggiare fumetti, anche se qui si spendono anche vignettoni per descrivere la solennità dei luoghi Istituzionali, quasi “costringendo” Milazzo a puntualizzare elementi descrittivi barocchi. Enfatico e sicuro nei frangenti più movimentati , si dà al caricaturale spinto ( e consapevole nell’accompagnamento dei testi)nel formare gli afro-americani e riducendo un po’ tutti a sagome tozze e per dirla con C. M. Schulz “facciose”, con l’elegante eccezione del cattivo introdotto scurendogli il volto con l’inchiostrazione ma mantenendo a contrasto le ampie volute di fumo dei suoi sigari (imho).
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                      MISTER NO_ Le Nuove avventure 3. Il Prigioniero della Selva
                      SBE. 96pp., b/n . 3,90€.
                      Testi_ Luigi Mignacco / Disegni_ Marco Foderà.
                      Trascinato dalla corrente di un fiumiciattolo che , comunque, lo ha messo fuori tiro dei Mercenari ( vedi numero precedente…) , Mister No si ritrova solo e senza risorse nella selva , senza una indicazione _se non di massima_ dei luoghi dove ha lasciato i suoi “amici”, di cui del resto ignora la sorte. In vista di tappe forzate nell’inospitale foresta, viene intercettato da (…) e comincia nuovamente a fare opera di mediazione per comprovare la sua buona fede e , naturalmente, riprendere il cammino verso la sedicente “civiltà”.

                      Succedono varie cose in questo albo, e tuttavia l’aggiornamento dei fatti e lo scioglimento dei “misteri” è di nuovo congelato a futuri capitoli. Intanto la sceneggiatura “parcheggia” alcune digressioni ad uso dibattito (odierno) su questioni tipo “l’animalismo” , la presa d’atto per vie oniriche della propria mortalità o il grado di contaminazione culturale accettabile dagli indigeni , ragionevolmente diffidenti, incontro agli stranieri, portatori d’interessi esterni l’eco-sistema amazzonico ; allungandole con le scaramucce che la faccia da sberle (?) di Mr. No evidentemente attira. Nelle sole ultime tavole , un nuovo “sorprendente” incontro promette di farci entrare nel clima caldo della storia…

                      Si rinnova la fiduciosa collaborazione tra Mignacco e Foderà, quest’ultimo per la parte grafica, che somma anche Fabio Valdambrini alle copertine. Si percepisce una non omogeneità nella stesura delle chine, specie nelle bordature alleggerite od aggravate da una tavola all’altra. L’ambiente “selva” prosciuga d’altronde ogni lembo libero delle vignette (in sé molto regolari , con la parziale trovata di ricorrere molto alle doppie verticali…) , sacrificando in campo lungo una passabile definizione dei personaggi , immagino anche per non caricare appunto il quadro delle altrimenti necessarie nuove rifiniture. Continua (imho).


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                        CANI SCIOLTI 11 Pugni e pistole
                        SBE. 66pp., b/n. 3,90€.
                        Testi_ Gianfranco Manfredi / Disegni_ Sergio Gerasi.
                        Dove si narra di come DeB conobbe la futura moglie Betty Luraghi, mentre _all’autunno del ‘76_ era sedotto dalla moda del karate, fino ad iscriversi in palestra (con l’amico Turi Melluso). Contemporaneamente la disciplina dell’autodifesa debordava nella psicosi della violenza armata, lasciata nelle mani di guardie e fasci; ed allora _pratico dai tempi del servizio militare_si dava anche tiro a segno . Galeotto fu il poligono , con Betty che lo frequentava , scevra da motivazioni politiche ma come unica titolare del negozio di antiquariato ereditato dal padre , sulle spine per timore delle rapine ( peraltro da ragazzina, nel 1964, ne era stata testimone ,di una delle prime e più “spettacolari”a Milano…). Piste di bamba aiutano ad allentare definitivamente i freni inibitori e a darsi a focose passioni; ma l’uso di droga per DeB resta il convitato di una fesseria rimediata con Turi e forse basta, mentre per Betty si rivela una assai pericolosa dipendenza…

                        Il bonaccione pignolo mezzo imbranato Armando De Barzi (DeB) ha qui una “insospettabile” coloritura biografica, travolto dal ciclone Betty _ finora conosciuta dal lettore in versione madre e moglie sulla cinquantina_, e piuttosto “lanciato” , vuoi l’ardore del sentimento , vuoi l’euforia da stupefacente ( assunto con “borghese” naturalezza…); con la sceneggiatura peraltro che ce lo mostra baffuto ed in genere vestito in giacca e cravatta, ulteriore “salto” della sua carriera universitaria , approdata a ricercatore.
                        Ma il senso di straniamento indotto dal fumetto è piuttosto rapportabile al comparto grafico, con un Gerasi in modalità, per così dire, Guido Crepax, quanto mai dinoccolato, affusolato e sghembo . Non che il De Barzi abbia la “personalità” per sostenere le “esigenze” (sado-maso) insufflate dal magister a suoi personaggi ma il calco pare di tal fatta, comprese le doppie mandate “correttive” di un segno che talvolta ( vedi i panneggi dei rapinatori , o la faccia di DeB e Turi) esce un po’ frollo (imho).
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          FAUSTO COPPI _ L’Uomo e il Campione
                          BeccoGiallo srl . 110pp. Cartonato in b/n. 12,50€.
                          Testi e Disegni_ Davide Pascutti.
                          In catalogo dal 2010, diviene ora disponibile nelle edicole tramite abbinamento editoriale con “Il Giornale”.

                          La cacofonia dei tifosi festanti, la bella prosa di valenti giornalisti e scrittori a sunteggiar(n)e le imprese nelle grandi corse a tappe e, naturalmente, l’intima essenza personale del Campionissimo di ciclismo Fausto Angelo Coppi ( 1919_ 1960), l’atleta e l’uomo , peraltro caratterialmente dato come piuttosto introverso, e dunque destinato a trascinare una eleggibile “malinconia” nella quasi silente fatica che si addossava seminando inesorabilmente i rivali. Quasi elementare quindi ricamare sulle dicotomie per antitesi , cominciando per Gino Bartali, il suo primo capitano ( più vecchio di lui di appena cinque anni, ma vollero anche qui trovare uno stacco di misura generazionale tra i due…) e poi principale avversario ; il fratello Serse , meno talentuoso ma, ti pareva, più loquace e compagnone .Bruna Ciampolini la prima moglie, donna riservata e schiva, pure poco propensa al lavoro _anche “pericoloso”_ del marito,sovente lontano da casa dove l’aspetta anche la figliuola Marina. Alfredo Binda, leggenda vivente del pedale e sanguigno direttore sportivo di Fausto, affidato fisicamente alle cure del fisioterapista non vedente _ ma di spiccata personalità_ Biagio Cavanna. Quasi schiacciato pure dalla pressione di rappresentare la sua squadra e di più il suo Paese di “maccaronìs”, specie in Francia, divenendo il primo al mondo a vincere Giro d’Italia e Tour de France nel medesimo anno ( da ciò il titolo di “campionissimo”).Il libro prende in considerazione , sostanzialmente nel complesso della sua foliazione ( qui arricchita da note testuali e materiale grafico accessorio) due delle tappe che hanno edificato il mito di Coppi: 10/06/1949 Giro. Tappa Cuneo-Pinerolo , smazzandosi in solitaria 192 km di fuga con dentro cinque cime alpine scalate. Chiude con un vantaggio di quasi dodici minuti sul secondo. 18 e 19/07 /1949. Tour. Tappe Cannes_Briancon e Briancon-Aosta. Nella prima lui e Bartali vanno in fuga sotto la pioggia , sgranando per distacco il gruppo in salita in una tappa di 275 km (!). Al traguardo primo Bartali (il giorno del suo compleanno ;-) ) . L’indomani però il toscano scivola in Valle d’Aosta e Coppi s’invola spronato da Binda. Vincera il Tour de France avendo recuperato dalla sesta tappa in poi più di trentasei minuti di ritardo, anche a causa di una caduta che gli aveva fatto meditare il ritiro .

                          Chester Gould ed Alex Toth sono probabilmente i fari dello stile aguzzo e sgraziato del Pascutti, forse più indicato per l’illustrazione (satirica) , per quanto nella sua “stortura” ben dimostri di accompagnare correttamente le posture e sapendo trasmettere una valida , al limite sguaiata, indicazione recitativa alle facce , rinforzando le vignette (molte quelle scontornate, le doppie e i vignettoni) con ombre di grigio ,giusto appena assenti nelle cupe rappresentazioni oniriche , pregne anche dei simbolismi (della caccia…) che si porteranno via l’arcicampione a soli quarantun anni (imho).


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                            DARWIN 3 Richiami di sangue
                            SBE. 66pp., b/n. 3,90€.
                            Testi_ Michele Masiero / Disegni_ Luigi Piccatto, Renato Riccio e Matteo Santaniello.

                            Mi rifiuto di considerare uno spoiler la non dipartita di Zen _tanto è ovvia_, abbrustolito come “Il Fantasma dell’Opera” ed oggettivamente inc*****o nero con Sally ( che fuggendo da lui ha rimediato una ferita al braccio…) e Lizard, dopo essere stato uccellato ( vedi Darwin 2). Si rimette in pista mentre le due, altrove c’hanno “L’Esercito delle 12 scimmie” (uno Zoo distrutto/incustodito?) da fronteggiare. Cheiko con la new entry Didier , un ragazzo che vede spettralmente il suo ganzo ed altri mortacci (come Valter Buio !?), si lanciano a salvare l’amica Arachne sequestrata da una manica di energumeni bardati che neanche Mad Max. Infine, e siamo già a pag.48 Kent Darwin l’irlandese , accompagnato dall’ afro Ryan, e dall’incirca quasi suocero (!) Sensei Kinja finalmente si chiede a voce alta se tutto ‘sto accelerato delirio a là “The Walking Dead” _ comprensivo di meteore che hanno sbriciolato la Luna (!!)_ sia spiegabile ,e si prende la “scossa” dal Giappo , dotato di facoltà soprannaturali francamente iper-inflazionate nei fumetti , anche Bonelli. Naturalmente si rimane ancora sul vago e misterioso, altrimenti che gusto c’è (sic!)?
                            Sempre di livello il quadro visuale afferito alle tavole ( al momento il motivo migliore per seguire la testata :-p ), rimarchevole per dignità compositiva ed arrembanza sequenziale, peraltro parecchio codificata nel bivaccare alla meno peggio e nell’azione di inseguire “X” o scappare da “Y”, sparando/scannando/menando alla bisogna (imho).




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