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Dylan Dog - i fumetti

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  • Io ho letto l'ultimo numero di Dylan Dog .
    Certo,forse non é il migliore tra i numeri della serie regolare ma non é poi da buttare via,comunque non sò se avete letto ma adesso che é scomparso Sergio Bonelli ora la casa editrice finisce in mano al figlio Davide .

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    • Mica contestavo la validità della storia (non eccezionale,ma c'è di peggio,tipo quelle dell'insopportabile paola barbato),semmai il comportamento di Dylan a fronte di una situazione in cui,di solito,mostra una ben maggiore empatia,anzichè metter mano alla pistola come prima ed unica risorsa.
      Nuovo post: "E dopo questa..." http://bobbyspedersen.blogspot.com/

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      • Disegnato da G.Freghieri, superbo ritrattista, ad iniziare dalle donne, elegantissimo nel giostrare le ombreggiature; e prendendo la via di una stilizzazione milleriana quando decide di inondare le vignette a viva luce.
        Ai testi P.Ruju, che gioca a carte scoperte con la caratterizzazione della protagonista ( una giovane che ha il potere, suo malgrado, di orientare distruttivamente i sentimenti altrui…), mutuata nei tratti salienti da non poche tv e webseries, e lavora sui dialoghi e l’incalzare degli eventi affinchè i colpi di scena, quantunque non del tutto inattesi abbiano comunque una loro straniante efficacia e sostanzialmente vi riesce.Alcune situazioni sembrano risolte frettolosamente, ma è pur vero che anche nella vita reale alcune manifestazioni psico-patologiche vengono qualificate come improvvisi “raptus”.
        Dylan Dog n.ro 310.
        Edit: sto accumulando un numero imbarazzante di doppi post in questa sezione.Se vi andasse di intervenire…
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        • intervenire per ripetere le solite cose?
          il 3D si poteva chiudere dopo uno dei primi interventi di Rorschach che chiariva tutto, ripeto il concetto:
          DYD ha avuto un suo perchè nel periodo in cui l'Italia si 'apriva' all'estero, alle mode, alla cultura e quindi nasceva la curiosità per certo cinema e letteratura che da noi ha sempre latitato per mille motivi, non ultimo una certa puzza sotto al naso che ancora non ci vogliamo togliere del tutto.
          DYD era un 'contenitore' che placava la sete di (relativamente) 'nuovo' della generazione successiva a quella X.
          Il gioco è durato finchè le fonti non sono diventate note al pubblico, che s'è diviso in chi ha deciso di andare direttamente a quelle e chi di fermarsi al 'sussidiario' DYD (non ce l'ho con nessuno di voi, sintetizzo quello che ho vissuto in prima persona a metà anni 90).

          Devo essere onesto, se non ci fosse stato DYD (ma soprattutto i suoi almanacchi che in tempi pre-internet erano utilissimi) non avrei mai scoperto autori come Lovecraft o Matheson nè mi sarei appassionato a certo cinema.
          Come ho già scritto DYD era un ottimo sussidiario che nelle mani del lettore attento, curioso e consapevole diventava un trampolino di lancio per andare oltre e scoprire mondi e universi fantastici altrimenti sconosciuti qui da noi.
          Ma, ripeto, questo valeva quando non c'era la Rete, oggi DYD lo vedo come un malato terminale in bilico tra la vita e la morte (m'è scappata pure la citazione a tema :P ).

          Tex che non è mai stato un fenomeno culturale al livello del DYD 90's continua a essere il fumetto Bonelli più venduto da noi, senza alti o bassi eccessivi, come dev'essere una serie di successo, secondo me.

          P.S.
          Ribadisco la mia preferenza a Zagor.

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          • Personalmente,ho mollato in toto DYD col numero 300 e qualcosa,ma non per una questione di "apertura di altre frontiere" (scusa se sintetizzo così la tua,peraltro condivisibile,opinione).Semplicemente ho notato che,rispetto ai primi numeri,le storie giravano a vuoto,senza più quella vena surreale ed impegnat(iv)a del primo centinaio di numeri che rendevano un piacere leggerne le avventure. Comprimari assenti o quasi,avversari sempre più banali e "mostri" fini a se stessi e Dylan unicamente concentrato a portarsi a letto la cliente del mese,con la totale perdita di quello spirito ribelle che lo spingeva a cercare di comprendere il mostro prima di eliminarlo. Ultime in elenco,ma primo per importanze,le trame. L'ultimo Maxi,quello disegnato da Freghieri,conteneva storie così stiracchiate che se ne capiva il finale già dopo 3 pagine. Credo che l'errore della Bonelli sia stato,soprattutto,quello di non voler rischiare un rinnovamento dello spirito dirompente che ebbe il personaggio all'inizio,adagiandosi su stilemi classici banali e banalizzanti per vivere della sola rendita del nome senza disturbare (forse solo con "Mater Morbi" avevano sfiorato i vecchi fasti,ma è stata una goccia nell'oceano....)
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            • Recchioni sta chiudendo “John Doe” definitivamente, senza troppi clamori.Era l’offerta anti DYD del nuovo millennio, svecchiato negli scrupoli etici e nelle modalità operative.Permeato dai cambiamenti e dagli universi alternativi che gli sono stati costruiti attorno fino a farne un Truman consapevole del suo Show.Morto ora di consunzione, dopo essere duttilmente stiracchiato in lungo e largo, nel tempo e nello spazio.Il nuovo non è avanzato.Le giovani generazioni non sono recuperate all’acquisto del formato bonelliano ( e con ciò non voglio dire che non leggano, tramite altri strumenti…) .Una frattura strutturale che peraltro i new media faticano a ricucire garantendo redditività agli autori.E infatti RRobe sta scrivendo, per l’editore di Dylan Dog.
              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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              • John Doe ha chiuso definitivamente col numero 77. Quel che è venuto dopo è stato l'esercizio di stile di due autori (in)giustamente arrabbiati,che potevano pure risparmiarsi di tirare così in lungo. Peraltro,di "bonelliano" JD aveva giusto il taglio dell'albo in senso fisico,perchè per il resto JD è l'antitesi della staticità consapevole bonelliana (quella sì,stiracchiata duttilmente in lungo e largo con trovate narrative tese a creare una continuity interna particolarmente desolanti).
                Comunque il discorso JD, secondo me particolarmente ricco,lo affronterei in un apposito thread.
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                • La sceneggiatura di Giovanni Di Gregorio cuce insieme alcune delle più note “leggende metropolitane”, facendone interagire i suoi protagonisti senza peraltro elaborare varianti significative o riletture originali ed anzi le previste agnizioni finali dei soggetti delle varie storie confluiscono nella filosofia spicciola ,che spiega la necessità della loro diffusione , e dunque la loro perdurante notorietà.Si rivede l’agente Jenkins con le consuete gag basate sull’interpretazione letterale delle metonimie; mentre il finale rimanda ad un gioco di specchi in cui l’autore è “dettato” da Dylan che a sua volta sta scrivendo una storia su se stesso.
                  Riconoscibile la mano di Ugolino Cossu ai disegni, ma sfugge il senso complessivo dell’operazione se non riconducendolo a scarsa ispirazione.
                  In quarta di copertina il richiamo alle ristampe DYD a colori con il Gruppo Espresso. Che mantengono, alla terza uscita , l’arricchimento dei contributi redazionali , ma pure una colorimetria che si potrebbe negativamente definire come “smarmellata".
                  Dylan dog 318 "Leggende urbane".
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                  • appena finito di leggere lo speciale nr. 26 intitolato Viaggio senza speranza...
                    bè, ne sono rimasto davvero contento, per un pò sembra di essere tornati ai tempi aurei di Dylan Dog.
                    davvero ottimo e complimenti all'accoppiata Gualdoni-Piccatto.

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                    • Anche se alcune soluzioni grafiche adottate dal maestro Corrado Roi rasentano gli automatismi della ripetitività _ da poter quasi dire di un labbro o di un mento “…alla Roi”_ rimane potentemente impareggiabile la sua capacità evocativa nel rendere atmosfere gotiche, plumbee e cariche di un misterioso lato nocturno. Al servizio di una storia , di Giovanni Gualdoni, che rinvigorisce la salda tradizione “dylaniata” della condanna alle violenze contro le donne, con un intreccio narrativo fondamentalmente da giallo-horror, con puntate accessorie alla dimensione fantastica ed ultraterrena, come a fornire un gradiente di operatività al “l’indagatore dell’incubo”. Con l’apporto insolitamente corposo di Groucho, una trasferta in Irlanda tra faide familiari ed una neo-sposa “posseduta”.
                      Senza del tutto tradire i codici di genere,la risoluzione del caso può essere sorprendentemente pragmatica ricordando(mi) un precedente albo in cui Dylan Dog temporeggiando ai progetti di matrimonio della fidanzata si convince che la ragazza _ _ in parte succube della madre arpìa_ sia scomparsa poiché imprigionata da un maniaco killer e invece…
                      Un numero dunque che vale, tirando le somme, maggiormente per il “come” piuttosto che per il “cosa” racconta.
                      Il mio quinto senso e ¾ mi vuol far sperare che Gualdoni non abbia immesso cenni biografici nella sceneggiatura dei suoi rapporti con la suocera… asd
                      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                      • Il 322 di Dylan Dog mi è piaciuto veramente tanto e ne sono rimasto molto sorpreso. Mi piaceva le atmosfere che si respiravano mentre leggevi e mi piace molto come ha trattato l'argomento della violenza sulle donne. Ottima recensione henry angel!
                        Gli uomini mi hanno chiamato pazzo; ma nessuno ancora ha potuto stabilire se la pazzia è o non è una suprema forma d'intelligenza


                        ​(Edgar Allan Poe - Eleonora)

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                        • DYLAN DOG "LA BOMBA"
                          Oramai avvicendato da Roberto Recchioni ( con la visura organizzativa di Franco Busatta e l’egida artistica di Tiziano Sclavi…) come curatore della testata “Dylan Dog”, Giovanni Gualdoni firma la sceneggiatura di una storia gravida di suggestioni fantapolitiche ed apocalittiche, con evidenti rimandi a “12 Monkeys” e “V for Vendetta”,oltre a mutuare dei personaggi già presenti in due dei primi episodi di DYD, a loro volta debitori del soggetto kinghiano di “The Dead Zone”.
                          Parrebbe utile nella circostanza di questo ed altri albi un coordinamento degli sceneggiatori che stabilisca _ uniformando il canone_ la rappresentabilità di un Dylan maturo, con le rughe e canuto come d’ordinanza, se inserito in una linea temporale in cui altri protagonisti crescono ed invecchiano marcatamente.
                          Si apprezza comunque una lettura scorrevole ed intrigante, illustrata da Bruno Brindisi con un disegno forse più “andante” e sintetizzato del solito.
                          Un accenno della trama: Dylan Dog si ritrova internato in una struttura psichiatrica, obnubilato dagli psicofarmaci e con parzialissimi ricordi di cosa gli è capitato nel mondo “di fuori”. E nulla di ciò che sembra ricordare ha contorni familiari e rassicuranti…
                          Speciale n.ro 27 b/n ,160pp. 5,20€.

                          --- Aggiornamento ---


                          DYLAN DOG "LA BOMBA"
                          Oramai avvicendato da Roberto Recchioni ( con la visura organizzativa di Franco Busatta e l’egida artistica di Tiziano Sclavi…) come curatore della testata “Dylan Dog”, Giovanni Gualdoni firma la sceneggiatura di una storia gravida di suggestioni fantapolitiche ed apocalittiche, con evidenti rimandi a “12 Monkeys” e “V for Vendetta”,oltre a mutuare dei personaggi già presenti in due dei primi episodi di DYD, a loro volta debitori del soggetto kinghiano di “The Dead Zone”.
                          Parrebbe utile nella circostanza di questo ed altri albi un coordinamento degli sceneggiatori che stabilisca _ uniformando il canone_ la rappresentabilità di un Dylan maturo, con le rughe e canuto come d’ordinanza, se inserito in una linea temporale in cui altri protagonisti crescono ed invecchiano marcatamente.
                          Si apprezza comunque una lettura scorrevole ed intrigante, illustrata da Bruno Brindisi con un disegno forse più “andante” e sintetizzato del solito.
                          Un accenno della trama: Dylan Dog si ritrova internato in una struttura psichiatrica, obnubilato dagli psicofarmaci e con parzialissimi ricordi di cosa gli è capitato nel mondo “di fuori”. E nulla di ciò che sembra ricordare ha contorni familiari e rassicuranti…
                          Speciale n.ro 27 b/n ,160pp. 5,20€.
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                          • letto UNA NUOVA VITA...
                            il numero che dovrebbe dare il via ad una nuova era dylandogiana...
                            boh...mi è parso in linea con il dylan un pò fiacco degli ultimi anni.
                            avevo grandi speranza per questo nuovo inizio ma sinceramente non ho trovato nulla di sconvolgente.
                            tanto rumore per nulla.
                            Attendo fiducioso il prossimo numero.

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                            • Originariamente inviato da Dirk Pitt Visualizza il messaggio
                              letto UNA NUOVA VITA...
                              il numero che dovrebbe dare il via ad una nuova era dylandogiana...
                              boh...mi è parso in linea con il dylan un pò fiacco degli ultimi anni.
                              avevo grandi speranza per questo nuovo inizio ma sinceramente non ho trovato nulla di sconvolgente.
                              tanto rumore per nulla.
                              Attendo fiducioso il prossimo numero.
                              in effetti sono abbastanza indeciso se prenderlo o meno..

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                              • lo leggi da molto?
                                bè tutto dipende da quanto sei fan...

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