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Dylan Dog - i fumetti

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  • Numero Undici: “Manichini”.
    Testi_Tito Faraci / Disegni_Giorgio Cavazzano.
    Coincidente putacaso col 349 mensile, che ha in oggetto una particolare forma “artistica” di manichini viene riedito questo episodio , enumerato in un “Color Fest” che prevedeva le storie in trentadue tavole affidate ad autori affermati sulle testate Disney. Pescando sul sicuro con una colonna del fumetto italiano , Cavazzano, a dare l’impronta disneyana a forme e colori; e l’altrettanto esperto Tito Faraci ai testi ( abbondanti su tutto l'arco delle pagine). Ne esce una piccola avventura fantastica, ingegnosamente ambientata su una nave adibita a museo ed ancorata nel Tamigi, con Dylan ( tutti i personaggi hanno appunto l’aspetto caricaturale e deformato dell’Accademia dei Topi e Paperi…) che cerca di fare lo splendido con la (tanto per cambiare…) nuova morosa svedese (come capitava a John Milner in “American Graffiti2”, lei è parecchio espansiva ma non parla inglese…). I due vengono presi di mira da un ragazzino pestifero che, per un dispetto, li lascia preda di una bizzarra “alternativa”…

    Divertente, pur se alcuni snodi della vicenda sembrano furbescamente affiorare senza rispetto della consequenzialità degli avvenimenti, intrinsecamente necessaria/auspicabile in ogni tipo di racconto.
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • henry angel : perché non fai la recensione dello special n29 (la casa delle memorie)?

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      • Numero Dodici : Un Patto diabolico
        Un vecchio , molto benestante ma con un piede e mezzo nella fossa _causa malattia terminale_ ingaggia all’ultimo Dylan per mandarlo a recuperare la risoluzione contrattuale faustiana che ebbe a stipulare quand’era un ragazzino poverissimo , al compenso di cinque sterline, da un amabile “compratore” refrattario al passare del tempo (!) e la vispa bonomia di un Milo Manara. Incidentalmente l’indagatore dell’incubo finirà a scoprire altre verità sul suo cliente e la controparte.

        Vicenda convenzionale che, dovendosi affrancare dalla invalidità fisica del cliente/paziente ( staticamente utile a “spiegoni”) accelera in alcuni passaggi tirati via disinvoltamente per poi planare sul “solito” finale scontro con il “vero cattivo” ; soluzione del caso e coda finale conciliante , aperta a sequel.
        Anche trascendente per soggetto ma di sostanza poco…Trascendentale.
        Scrive Giovanni Gualdoni e illustra Alfonso Font, spagnolo dalla vasta esperienza professionale , ma qui (imho) a disagio con un Dylan dalla faccia equina, le gambette corte e tratteggi radi da rude cowboy che non è. Di converso la resa scenografica di accattivante imponenza.

        Preso ma non ancora letto lo Speciale 29, segnalo per conoscenza la video-recensione che gli ha dedicato il mio conterraneo Gianluca “RKC" Carboni.
        https://youtu.be/E2p8pYG5PXQ
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        • Con l’oneroso compito di scrivere le regole di un futuribile, ipotetico assetto ambientale di Londra dai caratteri della catastrofe in solido svolgimento , Alessandro Bilotta ripesca _ con licenza continuativa_ l’old e non più boy Dylan , incanutito ed appesantito dal fardello di non aver avuto cuore di uccidere Groucho, infetto e diventato lui stesso agente patogeno di una forma flagellante ed evoluta del virus che ha ridotto mezza umanità in impediti cannibali.

          La mia sensazione è che lo sceneggiatore abbia annusato delle tendenze narrative seriali ( e televisive)sul tema zombi/ritornante e le abbia trasposte in un quadro narrativo in cui i macilenti e deambulanti ( toccando le varianti assortite : da selvaggio antropofago fino a quasi civilizzato cadaverico) si sono aqquartierati stabilmente ; ed i cogitanti “sani” cercano un modo di contenerli e finanche di conviverci. Lo spunto preserva implicazioni socio-politiche che Bilotta, va detto, si sforza di tenere sul piano di una qualche ammissibilità logica, senza “clonare” soggetti altrui ma preservandone (ricalcandone…) alcune dinamiche drammaturgiche. Ciò porta via parecchie pagine, in digressioni biografiche che francamente hanno (imho) sentore di riempitivo; e allineate senza soluzione di continuità non agevolano la fluidità del racconto, che appunto deve ritornare sui suoi passi per dare conto delle vite dei comprimari di questo affresco post-apocalittico. Ulteriori sbocchi in campo onirico ( dunque generatore di pseudo-ricordi…) trattengono la progressione della storia, in cui Dylan si inserisce come protagonista quasi defilato e riluttante.
          Decisamente sul depresso-funereo il Sig. Dog , incupito che neanche Sherlock H. Bloch prima di vedere la pensione; e come lui con un ruolo dirigenziale al New Scotland Yard dove, spronato dai collaboratori più giovani, si interessa ad una nuova tipologia di “alienati” che (…). Da qui parte una sorta di nuovo macro capitolo , convogliato nell’insieme di un mondo che contempla vari spunti e differenti scenari ,forse nessuno di essi essenziale od imperdibile a chi si contenta di seguire DYD nel nostro (?) presente.

          Pennella Giampiero Casertano , parzialmente in remissione dal carico caricaturale di un Magnus e un po’ tentato dai tratteggi alla Bacilieri. Anche a causa, penso, dalla mole dei dialoghi rispettato integralmente lo standard delle sei o cinque vignette a tavola.

          SBE. 160pp., b/n, 5,50€.
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          • Numero Tredici: Videokiller.
            Con la cover di Gianluca Cestaro, suggestiva quanto incongrua al tenore delle trentadue pagine, una storia che ha le sfumature acquerellate e i tratti taglienti e mai dissipati dei pennelli di Angelo Stano, lui pure _ed ufficiale_ copertinista e disegnatore d’eccezione ( come lo erano i numeri uno, cento ed altri nella serie mensile…) ad interpretare una sceneggiatura, di Paola Barbato, di specchiata ( a buon intenditor…) precisione. Il grigio metallico ed elettronicamente analogico di un filmato di video-sorveglianza ( così sembra, tenuto conto della scarsissima dimestichezza di Dylan con i pc…),allarma l’Old boy come premonizione esatta e già filmata (!) della sua …Morte. Con poco e relativizzato tempo a disposizione egli vorrà verificare la macabra e fin troppo realistica messa in scena, tentando di armonizzare i pochi indizi investigativi che è in grado di tracciare. Quanto fa, naturalmente, lo script della Barbato , brillante e compiuto nel suo svolgersi ; ed accettabile solo nell’universo che sa creare, azzerato con la chiusura dell’episodio.
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            • Numero Quattordici : Passaggio per l’inferno
              Testi_ Fabrizio Accatino / Disegni_ Gigi Simeoni .
              Con un plauso ai colori di Fabio D’Auria , che lavora una notte di luna con cromatismi che staccano vivacemente dalle ombre del buio, senza troppo tradire l’ambientazione notturna da “urban legend”. Belle le matite, che rendono l’esacerbazione dei protagonisti un po’ alla maniera di G .Casertano, ovvero quasi in procinto di prendere un registro grottesco e caricaturale.
              La storia in sé ha forse il difetto di essere piana e prevedibile, compresi i suoi eccessi ed il finale, telefonatissimo. Per i dialoghi ci si affida al citazionismo ,prendendo un soggetto “Kinghiano” che mantiene esattamente quello che promette. E in questo caso (imho) non è il suo pregio.
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              • Numero Quindici: “Cattiva Sorte”
                Una tragicomica catena di coincidenze infauste ha portato Groucho in un letto d’ospedale , privo di conoscenza. Dylan , ricevendo il sostegno morale di Bloch viene a sapere che l’amico non è l’unico ad aver avuto a Londra negli ultimi tempi degli incidenti che sembrano frutto di un accanimento della iella.
                Trovando qualche labile nesso comportamentale tra le vittime scopre che (…).

                Diego Cajelli ai testi rispolvera alcune delle sue tematiche favorite od attenzionate nei suoi fumetti, quali le varie Arti Orientali ed il gusto di sondare un certo sottobosco di individui ai margini ed oltre della legalità.
                Più della fantasiosa _e per fortuna stringata_ spiegazione del mistero l’episodio vale per le elaborate messe in scena delle complicate disgrazie, in bilico ilare tra un cartoon con Will E. Coyote e pretese “filosofiche” in stile Donnie Darko. In aggiunta la curiosità di cosa faccia Groucho nel suo tempo libero…

                Per i disegni Daniele Bigliardo adotta una colorazione iperrealistica , che lascia anch’essa l’ impressione di stare osservando i fotogrammi di un film di animazione , lavorato al computer e col secchiello di Photoshop. Le ultime uscite di Bigliardo sulla testata regolare di “Dylan Dog” corroborano l’analisi di Fabio Licari all’intro dell’albo, in cui tra l’altro parla della tecnica del disegnatore di Napoli come di “tratto popolare nell’accezione più nobile della parola, narrativo, corposo e in continua evoluzione grafica , Bigliardo fa “vivere” Dylan. Eppure l’artista ha scelto di stupire ancora una volta, osando una dimensione molto più pittorica per illustrare Cattiva sorte”. “
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                • ma solo a me queste nuove copertine fanno storcere il naso? Rimpiano quelle che vedevo da bambino nelle edicole...
                  Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
                  Spoiler! Mostra

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                  • SBE. 96pp., a colori. 3,20€.
                    Testi e Disegni_Carlo Ambrosini / Colorazione_Giovanna Niro.
                    Anche stavolta Ambrosini non deflette dall’intrigarsi con i simbolismi psico-analitici che fatturano la sua impronta autoriale, nutrendo iconograficamente e narrativamente figure attagliate in senso preferenziale ad indagini d’incubo, ovvero alla esatta essenza della testata. Misurando un racconto comunque di senso compiuto, al lettore viene data dispensa di razionalizzare ogni singola vignetta/tavola, piuttosto facendosi offrire la disponibilità a raccogliere enigmaticamente ambienti e situazioni incernierate tra loro senza artifici di riconoscibile discontinuità transitiva. Alcuni passaggi sono tuttavia di grana grossa , ed alcuni richiami agli anni ’70 non paiono particolarmente attinenti. Come disegnatore d’altronde A. si prende pure la libertà di infrangere la gabbia bonelliana per guardare ad una stesura alla francese, su cui lascia delle matite “istintivamente” non del tutto levigate. Salvo le prime pagine in esterno giorno la colorimetria stabilisce una tinta predominante a sottolineare i luoghi e i tempi della storia.

                    Chi pensava che Bloch, una volta accompagnato alla pensione sarebbe diventato marginale in “Dylan Dog”, deve ancora una volta ricredersi, trovando l’ex ispettore in un ruolo cardine dell’episodio, in una linea di continuità che lo staff Bonelli intende ulteriormente serrare.
                    Gettando il seme Sclaviano della tolleranza del diverso viepiù mostruoso lo sceneggiatore bilancia una mole di spunti etici, passibili di approfondimenti extra- diegetici, senza peraltro _imho_ snaturare personaggi (Bloch, in parte Groucho…) in questa occasione fuori dai loro canoni abituali.
                    Al vago la trama prende qualcosa da “La Cieca di Sorrento”, senza lieto fine e con trovate splatter lontanamente coniugabili con “Deliria” di Soavi .
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                    • Numero Sedici : La Predatrice
                      Testi_ Paola Barbato / Disegni_ Lola Airaghi.
                      Quando una cosa è troppo bella per essere vera di solito… Non è vera. Questo è l’assunto veicolato da una storia che riprende una delle caratteristiche del personaggio maggiormente oggetto di revisione e puntualizzazione nella odierna fase di rilancio della serie regolare “Dylan Dog” ,di cui Paola Barbato è tra le artefici più attive : il Dongiovannismo dell’indagatore.

                      Lasciato, ai tempi, nella sua misura più romantica ma “sproporzionata” nel numero di conquiste e nel conseguente coinvolgimento sentimentale che ogni volta però vuole apparire sincero e sentito, Dylan pensa di aver trovato in Thelma la sua donna ideale , che riassume i pregi che vorrebbe trovare in ognuna, tutti insieme! Sempre più innamorato non si accorge che (…).

                      Il repertorio di paturnie e bisticci amorosi scodellato in questo albo troverà poi un ulteriore sbocco _emendato dalle fasi cruente_ nel controverso esperimento editoriale di “Davvero”, in cui andrà a riformarsi (anche) il tandem Barbato/Airaghi.
                      Poiché la natura della “Predatrice” è ben presto palesata , al lettore rimane ,imho, il piacere della combinazione di equivoci plausibili che portano verso un finale che _ nella sua non irresistibile imprevedibilità_ accennerebbe ad una nota di biasimo del “farfallone” di Craven Road, subito estinta dal volgere veritiero dei fatti.

                      La coda finale dà una possibilità di ripresa del personaggio di Thelma che, come osservato da Luca Barbieri nella presentazione della disegnatrice non può non rimandare alle Pin up di Milo Manara.
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                      • Numero Diciassette : Strage di mezzanotte
                        Malcapitata disavventura notturna per Dylan scudato da Groucho ,in appoggio ai rilievi di Bloch su una serie di brutali assassinii commessi da un apparente (…). Riciclando lo spunto a soggetto di un episodio della serie regolare Giovanni Gualdoni allunga una brodaglia di efferatezze _che Dylan al solito dovrà acrobaticamente schivare_ tra “Venerdì 13” e perfino “Terminator” ,a cui aggancia un contro canto di filosofia spicciola sempre discutibilmente tesa ad ammansire il pluriomicida, di vittime invece immediatamente consegnate all’oblio. Chiusa dell’episodio fuori campo, a minacciare un cambio di prospettiva d’altronde possibile, come quasi ogni altra cosa , dallo scombiccherato assunto che dovrebbe reggere la trama. Se vale quello, vale tutto e di più (sic!).
                        Montanari e Grassani disegnano con la plasticosa precisione impressa a linee nette e geometriche, a loro modo coerenti al soggetto; come al solito contrariamente alla copertina , di nuovo liberamente interpretata da Marco Soldi.
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                        • Numero Diciotto: Tagli aziendali.
                          Testi_ Chiara Caccivio/ Disegni_ Valentina Romeo.
                          I robot continuano a sognare all’infinito pecore elettriche, in una crasi tra Crichton e Dick , passando dal G.A. Romero di “Code Name : Trixie”, per esplicitare una fantascienza condita di horror ma con aperture “filosofiche” esistenziali. Si metta in preventivo una certa densità dei dialoghi. Arrischiando lo spoiler si potrebbe guardarlo come un “Blade Runner” a rovescio, ovvero un “Dylan Dog” senza…Dylan Dog ( ! ). Il tocco femmineo immagina Dylan quadro intermedio in mezze maniche (!) , che abita in provincia (!!), facendo un lavoro dipendente; e regolare come la sua famiglia : una moglie, una figlia (!!!). A turbare la serenità quieta della sua consolidata esistenza, le voci sulla perdita del lavoro di colleghi in mega ditta e una fastidiosa epidemia di “influenza” che sta esigendo una mobilitazione sanitaria , drastica da…Incubo.

                          La sceneggiatrice trova dunque il modo di rinnovare il personaggio, con una licenza che accade e scade solo con questo episodio. Sufficiente per accendere la curiosità del lettore , che può apprezzare (imho) la solida compiutezza del racconto , unita alla piacevole precisione dell’altra donna, la disegnatrice, che trasporta l’icona di Dylan Dog alla devozione matrimoniale, filiale , lavorativa e protettiva. Un uomo da sposare.
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                          • Consumando il credito di sceneggiatore esordiente ma altrove già affermato , Francesco D’Erminio in arte (solitamente autore completo) Ratigher si rapporta a “Dylan Dog” con una storia che appare sin troppo studiata per alzare clamore, flessa tra ambizioni di filosofia spicciola ed ammiccamenti alle aspettative del lettore, “simpaticamente” ( e a lungo andare banalmente…) disattese lavorando su eccentricità che non hanno invece sorprese nascoste, quando l’evento straordinario fulcro dell’episodio invece si palesa come era stato esattamente preconizzato. Il secondo atto della sceneggiatura deborda in ampiezza e lascia a lungo Dylan impigliato in una cittadina della costiera scozzese , ad archiviare un “banale” caso di omicidio , una indagine commissionata dalla maestrina dell’asilo locale, con una personalità bipolare (concediamo il quasi) esplicita nelle sue profferte. Fatto salvo l’antico adagio (tira più un pelo di…), Dylan si lascia risucchiare nella “tipicamente” sondata vita di provincia, imbandita di “bifolchi” e “scemi del villaggio” pregni di spirito di rivalsa contro l’incolpevole inglese e metropolitano. Neppure la specialissima leggenda che porta in dote il loro borgo di pescatori riesce ad eiettare l’indagatore dell’incubo, che anzi sembra l’unico _insieme alla fin troppo intraprendente maestrina_ con le carte in regola per affrontarla,discendendo dantescamente una scala all’inferno , ed affrontando degli step olografici che schematizzano il loro modo di vedere ed affrontare la vita , premiandone la faticosa conservazione.

                            Qualcheperplessità la solleva anche, imho, Alessandro Baggi ai disegni. Adattandosi ad un montaggio delle vignette che prevede anche diverse tavole mute , spaginate e in libera uscita dalle tradizionali tre fasce della gabbia bonelliana, l’autore cerca di domare il barocchismo di un soggetto che tutto sommato richiede un approccio ambientalmente realistico . Sembra guardare a Casertano per la spiccata caratterizzazione degli “indigeni”, ma manca il bersaglio ( secondo me) proprio su Dylan e l’amica, che trasmettono un’idea di disarmonia anatomica (faccioni, manone, posture stirate in lunghezza…) in cui si ritrova poco coerentemente _ anche in se stesso_ il ritratto di Dylan, che pare un “altro”, sbracato o anonimo non sempre come richiederebbero le circostanze. E se la tira pure da figo per mica poi tanto bonariamente marcare la distanza coi villici scozzesi.
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                            • Numero Diciannove : La Banda maculata.
                              L’esperto sceneggiatore Antonio Serra ci intrattiene con una storia dal gusto retrò , dal respiro corto ed esoticamente improbabile, ma del tutto funzionale ad accompagnare le tavole finali su un doppio ribaltamento storico ( di fantasia ) sulle origini di “Sherlock Holmes”e dello stesso “Dylan Dog_Consultant Detective”. Allisciato di contegno ottocentesco ( con pressante contrappunto delle battute di Groucho a sollevare il rischio di trombonismo retorico…), Dylan accetta l’incarico di una giovane gentildonna ,alle prese con le scriteriate quanto misteriose abitudini del patrigno, un medico a lungo vissuto nelle colonie Indiane…

                              Come detto,la vicenda in sé è abbastanza sgangherata ed inessenziale, quasi parodistica andando a citare “L’Isola del Dr. Moreau” e stranezze simili; chiamando fuori Sir A. C. Doyle e tartufescamente Serra stesso. Pregnanti i colori by Overdrive Studio ed algidamente giudiziosi nel loro conveniente realismo i disegni di Alessandro Bignamini. In senso positivo l’albo mi sembra dunque un piacevole scherzo.
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                              • Numero Venti : La Tomba di ghiaccio.
                                Testi_ Marco Belli ( da un soggetto di Maurizio Mantero) / Disegni_ Giovanni Freghieri.
                                Nell’arsura londinese d’agosto, Dog raccoglie le ossessioni ed i sensi di colpa di un cliente , a cui sovvengono incubi particolarmente vividi con protagonista la fidanzata, annegata in un laghetto ghiacciato due anni prima. Il povero ragazzo viene poco dopo trovato morto, assiderato (!). Anche l’Ispettore Bloch sente il bisogno della consulenza informale di Dylan per dipanare un tale incredibile caso, non frutto di coincidenze.

                                Intrigante sulla carta, la storia non esce tuttavia da convenzioni narrative già largamente utilizzate sulla testata “Dylan Dog”, impantanate da una certa verbosità e proiettate su un finale azzeccato ma anch’esso impermeabile a spunti di originalità. Colorazione coerente al tema svolto e disegni che al solito per l’autore esaltano le figure femminili e trattano bene pure la fisicità dell’indagatore dell’incubo, anche impegnandolo atleticamente.
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