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Dylan Dog - i fumetti

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  • DYD 361 Mater dolorosa
    …E niente, Dylan Dog si barcamena coi suoi soliti impicci, ma gli assale la paranoia di essere malatissimo, ché un travone filippino (?) , tal Mater Dolorosa, gli si para metaforicamente/ pericolosamente da dietro (appunto) con il sinistro vaticinio. Urge scacciare i cattivi pensieri tra rassicuranti “routine” e viaggetti a vattelappesca, ove John Ghost sta cementificando la porta del “multi verso” (sic!), con allegato pippone saputello per fare il figo con Dylan ( ovvero proiettare la sua figaggine su di lui) ed avere giurisdizione su _tenetevi_“l’impronta psichica di un vascello fantasma “affondato nelle adiacenti acque, che era la dimora del Cane da piccino e di quelle sagome dei suoi genitori , sempre intenti a trafficare pozioni portentose (al lordo di effetti collaterali…Non inganni il finale ottimistico : nella mitopoietica della serie è tecnicamente un prequel di futuri disastri…), lui scientista ortodosso; lei sentimentale in maniera perfino scema. Dylan , si tuffa letteralmente in acqua, ed in apnea si insuffla nella testolina di se stesso in età d’asilo e catechizza le “due “ madri, che si stanno menando per dare lavoro al futuro analista (nel caso, ovviamente freudiano) dell’infante. Il tutto immerso nelle pennellate acide e lisergiche di Gigi Cavenago,su pomposi testi di Roberto Recchioni, anche slabbrato nel colorare le forme , che peraltro si staccano spesso e volentieri dal realismo per cingere pittoricamente ( l’albo è a colori in occasione dei trenta anni di pubblicazione della serie, che qui fa riferimento al numero cento ed altri, in specie “Mater Morbi”) territori onirici , incubici e surreali; con ostensione di citazioni.

    Pure per i dieci anni di “Tempesta d’Amore”, soap tedesca, si sono dati all’invenzione fiabesca , con canti e balli in maschera. Avevano la Luna ed Urano nel Leone; e gli sceneggiatori , immagino, davano sentore di aver letto Frank Baum , sullo slancio di Shakespeare.
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • DYLAN DOG COLOR FEST 18 Remake
      SBE. 96pp., a colori. 4,50€.
      Tre storie che rielaborano altrettanti soggetti già sviluppati nella seri regolare, a partire dal primo numero.
      LA NUOVA ALBA DEI MORTI VIVENTI di Recchioni (testi) Mammucari (disegni) Leoni (colori); DIARIO DEGLI UCCISORI di Eccher (t.), Brindisi (d.) e Algozzino (c.); DIABOLO THE GREAT di Accatino (t.) Piccioni / Di Vincenzo ( d.) e Altibrandi (c.), da soggetti originali di Tiziano Sclavi.
      Il primo episodio è quello uscito e recensito al lancio della collana “Dylan Dog_ I Colori della paura” per l’iniziativa editoriale in capo alla Gazzetta dello sport.

      Il secondo ep. È un “PoV”a fumetti , nel senso che riproduce quasi interamente il punto di vista di una telecamera ( il titolo credo omaggi “Diary of the dead”, film di G.A. Romero. La peculiare colorazione , che riproduce le dominanti e le sbavature cromatiche delle riprese analogiche offre la riconoscibilità estetica degli anni ( ’80) in cui fu concepito “Gli Uccisori”, insieme , appunto, ai punti di ripresa sghembi, scentrati se non addirittura divelti; con Dylan e Groucho che entrano ed escono dalla vicenda in maniera abbastanza casuale e defilata, confermando la diffidenza di DYD per il ciarpame mediatico , che pure, visto oggi alla luce delle innovazioni che hanno investito l’indagatore dell’incubo non “dovrebbe” essergli così alieno ( come certo non lo è per il target che il fumetto vorrebbe ri-conquistare ). Finale consegnato al nastro magnetico, e che perciò appare furbescamente tronco.
      Altrettanto interessante il terzo ep. , in rivisitazione di “Diabolo il grande” , con una immersione nel vintage fumettistico ( con tanto di carta paglierino “antichizzata”) , sia nei testi , che sbrodolano in petulanti minute descrizioni; sia nei disegni , con le retinature invasive, i colori pop a tinte piene e lo stile di disegno a là Steve Ditko nella Marvel anni ’70. Il ritratto _ se ho inteso la citazione_ di Tiziano Sclavi ai giorni nostri fa’ da narratore di due “Tales from the crypt” golosamente spulciati da un ragazzino ,con il protagonista dei fumutti…Dylan Dog , alle prese con un Illusionista più complessato di Norman Bates.
      Un divertissement complessivamente ammiccante e carino, che non tradisce Dylan né il contesto che generò le sue storie ;-) .
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      • DYD 362 Dopo un lungo silenzio
        Testi_ Tiziano Sclavi / Disegni_ Giampiero Casertano.
        L’improvvisa perdita della moglie getta nella prostrazione un impiegato londinese, che affronta la sua disperante solitudine attaccandosi alla bottiglia, ed in seguito aggrappandosi alla sensazione che l’amata sposa stia dando la testimonianza soprannaturale del suo persistere ,nell’abitazione che li aveva visti felice coppia. L’uomo cerca un qualche riscontro chiedendo la consulenza dell’indagatore dell’incubo. A sua volta anche Dylan sta vivendo una importante storia d’amore, ma inebriato dal suo dolce sentimento slitta in una quasi incosciente ma inesorabile ricaduta nel vizio del bere. Tenterà con le sue sole forze di accompagnare l’impegno d’indagine al “fantasma” del suo cliente col deteriorare della sua salute, specie l’instabilità ed irascibilità umorale ,di cui fanno le spese l’incolpevole Groucho e la mortificata fidanzata; finché _presa coscienza del suo abbruttimento, acconsentirà a farsi aiutare (in tempo).
        Il titolo è pertinente alla storia ( lo scopriamo nell’ellittico finale) , ma strizza l’occhio anche al ritorno come sceneggiatore di un albo ( qui lasciato con una copertina, un frontespizio ed una presentazione intonsi , che spiccano per irritualità ;-) ) dell’ideatore stesso di “Dylan Dog”, Tiziano Sclavi.

        Il Tiz. Muove con scioltezza i dialoghi ( particolarmente ben misurato il suo Groucho) per operare su una storia che ha respiro esistenziale sebbene non il coinvolgimento di grossi colpi di scena, peraltro ascrivibili tanto alla tradizione della testata quanto alla spiegazione razionale ( anzi, con esplicite dichiarazioni di ateismo) medico-patologica da dipendenza squilibrata di alcol . Il percorso di Dylan è abbastanza standardizzato nelle sue fasi in successione, tuttavia (imho) lascia la voglia di monitorare una situazione ( anche sentimentale) non relegata ad un episodio autoconclusivo…Reso ( con l’utilizzo anche di vecchi reperti fotografici e più di uno strappo alla consuetudine della gabbia bonelli) dai brillanti disegni di Casertano . Il suo stile è particolarmente attagliato a descrivere i volti pesti dei due trasandati alcolisti, ma è ugualmente duttile a rappresentare le”entità” meno tangibili , che magari, nella loro manifestazione, vanno parzialmente a rischiarare ambienti che portano a contrasto ombre da china imponenti ( talvolta con non gradevolissimo effetto “secchiello” di Photoshop). Elegantemente tridimensionali le profondità prospettiche (ot) tenute senza scadimento degli sfondi.
        Accettato per quello che può offrire, il fumetto risulta dunque una parentesi piacevole, sebbene affatto innovativa.
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        • DYD 364 Gli Anni selvaggi
          Testi_ Barbara Baraldi / Disegni_ Nicola Mari.
          Una escursione negli anni giovanili, ruggenti ed impasticcati del futuro indagatore dell’incubo, qui gregario fraterno di un aspirante musicista , giovane e sventato ribelle,per spiccare con altri due sodali un volo artistico e urlare al mondo della propria esistenza, eccessi rigorosamente inclusi. L’occasione di ritrovarsi a quattr’occhi molti anni dopo spalanca davanti a Dylan un abisso di sconcertanti rivelazioni.
          Nicola Mari lavora il suo segno su diversi registri, dovendo coprire temporalmente il presente _ dove libera l’allampanata eleganza del suo stile, imbevuto di nera e “sanguigna “ china_ ,e varie fasi del passato di DYD , smorzandole coi toni di grigio ed una fitta trama di tratteggi alla Bacilieri; fino a darsi a distorsioni grafiche da stordimento percettivo ove si fondono graficamente le franchigie sopra citate (imho, con minor profitto).
          Dylan ( non old) boy non appare poi così snaturato, ovvero sorprendente, anche perché fondamentalmente spalleggia l’amico , il cui contesto biografico occupa la fetta più sostanziosa della storia, traghettando una resa dei conti anch’essa non dissimile al canone dylandoghiano. Non stecca la fluidità dei testi, sebbene fecondi di una prosa sentenziosa, da mettere in quota, del resto, alla peculiarità del soggetto; in sostanza invece trattenendosi dall’usare un linguaggio da trivio. I puristi ( categoria a cui mi sottraggo, particolarmente a causa della mia impreparazione sull’argomento…) musicofili potranno legittimamente marcare distanza dai sommi capi con cui viene trattata la materia ed il coté di “dannazione” che l’accompagna; tuttavia la professionalità degli autori ritengo porti a casa un episodio complessivamente accettabile; chissà se pianificato per arrivare ai “nativi digitali” rinfrescando l’anima anti convenzionale del protagonista , comunque non piegato ad esprimersi attraverso il possesso dello strumento economico, e per questo inviso anche da suoi coetanei , imbevuti di un edonismo che i look e la pur bella cover forse vorrebbero stornare nel territorio culturale del punk :-p .
          ?
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          • DYD 365 Cronodramma
            Testi_ Carlo Ambrosini / Disegni_ Carlo Ambrosini e Werther Dell’Edera.
            Fattosi imprestare da Bruce Willis il tormentone del mal di testa e una provvista di svaccate al gusto tamarro , Dylan è preso dal doppione di una lisa leggenda metropolitana ed incede tronfio a calpestare una “illusione” dello scorrere del tempo che mostrifica persone anchilosate a dei ricordi (mortuari) che in definitiva ancora li attirano nel timore di una mancata ricompensa ultra terrena e sovra umana, ovvero l’inferno.
            Lasciare andare i morti per non aver paura di (continuare a ) vivere. L’involucro è un distillato d’autore a là Ambrosini , ma lo svolgimento ha caratteri pedestri e fracassoni manco fosse prelevato con tanto di radici culturali dalla grevità di un qualche fumetto firmato da Roberto Recchioni ( quanto mai pomposo anche nella presentazione di questo albo…) gasato a bestia dalle sceneggiature di Shane Black.
            Inconsistente la trama investigativa , che arriva al domicilio di Dylan ancora con una doppia forzatura scombinata, come del resto tutta l’ossatura della trama. Va’ bene allontanare la superstizione del Maligno, ma nu poco di vergogna no?
            Svogliati pure i disegni, con l’ Ambrosini rigido, impreciso e frettoloso (non aiutato dal fatto di dover stipare svariati elementi in vignette strette), mentre il Dell’Edera ha di suo uno stile che sembra sempre traboccare dal essenziale al tirato via , con un Dylan smunto che fa boccacce da manga e spara come Scarface stilizzato guardando (?) a Pierre Wazem ( scomodati anche paragoni con Milton Caniff, Tony Salmons ed Attilio Micheluzzi). Bella l’impostazione prospettica della cover, che appende DYD alla maniera spericolata di un Harold Lloyd; ma lui non è il tipo per queste cose, in assaggio di tutto un albo poco registrato.
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            • DYD Color Fest 20_ Il Buono, il brutto e la cattiva
              SBE. 98pp., a colori. 4,50€.
              Tre inediti . “Riposa in pace”, con testi di Alessandro Crippa, disegni di Christopher Possenti e colori di Fabio D’Auria. Disegni stoppacciosi e colori smorti , alla gemelli Cestaro , per una trama fuffosa benché frenetica ,squadernata dentro un labirintico cimitero monumentale, movimentato (ehm... circa) da (…). Meh.
              “Ballando con uno sconosciuto”, su testi di Barbara Baraldi , disegni di Nives Manara ( sorella di Milo) e colorazione di Sergio Algozzino, per restare nel cinematografico del titolo luma Clouzot, Hitchcock e De Palma e maneggia una storiella di fantasmi inscatolandola in una prima spiegazione misteriosa ma razionale per poi assaggiare la polpa del soggetto quando le pagine stanno finendo e chiude in apnea. Dylan qui sembra il ballerino albanese Kledi Kadiu ; comunque le lacustri atmosfere _ colorate con una lievità attenta alle trasparenze acquatiche_ sono rese con affusata eleganza .
              Infine “ Vittime e carnefici”. Firmato alla sceneggiatura da Roberto Recchioni, disegnato da Cristina Mormile ( colori ancora di Algozzino) con una splendida padronanza dello spazio scenico, un’ammiccante morbidezza della protagonista femminile ma meno versatile e centrato nei ritratti maschili ( Dylan pare passato dal chirurgo estetico ed alcune facce denunciano una certa approssimazione), per una vicenda che prende tratti fantastici solo come proiezione allegorica del disagio interiore di una morosa di Dylan con tratti nevrotici e masochisti. E dato che l’indagatore dell’incubo non è un sadico se la smazza per farla rinsavire, e poi più o meno elegantemente si dà, troncando una relazione focosamente poco convenzionale. Capitano tutte a lui ;-) .
              Un albo (imho) complessivamente non memorabile.

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              • DYD 366 Il Giorno della famiglia
                Testi_ Riccardo Secchi / Disegni_ Valerio Piccioni ( matite) e Maurizio Di Vincenzo ( chine).
                L’eloquente cover di Gigi Cavenago ci trasporta in una vicenda dove l’elemento musicale dei Beatles è abbastanza fuorviante, ovvero fornisce eccentricità ad una storia che invero adotta altrimenti soluzioni narrative abbastanza “facili “, muovendo dalla presentazione di tre tronconi principali del soggetto che si uniscono in una miscela tra horror cimiteriale ed inopinate vicissitudini familiari. Abusato lo scenario della provincia off London che “aspetta solo” Dylan per venire a capo del mistero del mese, sorretto da una discreta verve nei dialoghi ma non sempre fluido nei passaggi di sceneggiatura ( vedi in particolare le pagine 29_33 e 94_95). Tolta l’interazione col dispositivo tecnologico mobile un numero abbastanza a-temporale, scritto da un esordiente sulla testata. I disegni prendono corpo in maniera convincente nei flashback ,assistiti dai toni di grigio, ma nel “etereo” presente tradiscono una sommarietà di fondo ( non che sia facile organizzare vignette regolari con cinque e più personaggi…)imprigionata nella non leggera posatura degli inchiostri . Un albo in sintesi creato con mestiere, intorno ad una trovata che non può/vuole essere reggente di tutta la sua durata, altrimenti riempita di soluzioni datate e macchinose, con ampie licenze di implausibilità.


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                • sto recuperando delle ristmape di DD sulle bancarelle torinesi, ad un euro. Dopo una breve ricerca su internet per vedere cosa comprare, ho riscontrato piu o meno i soliti titoli, ossia:

                  Albi più spesso citati come "migliori":
                  - Memorie dall'invisibile
                  - Il lungo addio
                  - Jhonny Freak
                  - Finchè morte non vi separi
                  - Cagliostro
                  - Golconda
                  - Storia di nessuno
                  - Dopo mezzanotte
                  - Inferni

                  Altri albi citati tra i migliori, ma meno frequentemente:
                  - Il signore del silenzio
                  - Tre per zero
                  - I conigli rosa uccidono
                  - Cattivi pensieri
                  - Partita con la morte

                  Albi cult, al di là della loro qualità:
                  - Safarà
                  - ovviamente il numero 1, 100, 200...
                  - Morgana
                  - Il fantasma di Anna Never
                  - Canale 666
                  - Alfa e Omega

                  Albi che ho letto in giro essere belli, ma erano menzioni singole:
                  - Il buio
                  - Gli orrori di altroquando
                  - La macchina umana
                  - Il sorriso dell'oscura signora
                  - Oltre la morte
                  - Zona del crepuscolo
                  - Zed
                  - Dal profondo
                  - Attraverso lo specchio
                  - Armageddon
                  - Una voce dal nulla
                  - Marty
                  - Ritratto di famiglia
                  - Mater morbi
                  - Il guardiano della memoria
                  - I misteri del Tamigi
                  - La socgliera degli spettri
                  - Il volo dello struzzo

                  ALbi che personalmente ho letto e apprezzato:
                  - Casa Velasco
                  - Il Goblin
                  - Lassù qualcuno ci chiama
                  - Jeckyll
                  - L'eterna illusione
                  - Il prezzo della morte
                  - Terrore dall'infinito
                  Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                    DYD 367 La Ninna nanna dell’ultima notte
                    Allertato da una psicoterapeuta infantile che ha in carico un piccolo paziente, scomparso da casa alla violenta morte della mamma , Dylan Dog registra un novero di infanti ugualmente spariti da Londra, per la disperazione dei loro genitori. Ma saranno gli stessi ragazzini, coalizzati in una banda vandalica ,a tornare a farsi vivi cingendo i grandi in un assedio cruento e misteriosamente motivato…
                    In questo albo (imho) il “dovere” del critico sorpassa il piacere del lettore nel focalizzare spunti argomentativi a puntello di una storia quanto mai frammentata e rapsodica, labile assai nel soddisfare una spiegazione degli accadimenti , dispersi tra una forma onirico-surrealista ed i cascami di un “Mamma…Ho perso l’aereo” spostato nelle suggestioni disturbanti dell’esplicitamente citato “ Il Villaggio dei dannati”. Di suo, l’’autrice dei testi Barbara Baraldi media una riflessione sul carattere intimamente violento e divisivo delle Favole, ovvero della loro missione pedagogica , da non snaturare con sottrazioni “politicamente corrette” (?); emendate tuttavia dall’evidenza reale di famiglie disgregate di per se stesse,che magari sviluppano contestualmente una protettività intransigente nei confronti della prole. Il tutto dentro una matrice a là Sclavi nel componimento in rima , una macabra filastrocca, che accompagna didascalicamente i poco razionali eventi, sovrascritti dalle chat di Groucho che si infilano ingegnosamente nella vicenda, mentre la sua presenza fisica è aleatoria , in sintonia con l’impianto narrativo dell’episodio. Reduce dai fasti grafici di “Ut” Corrado Roi ai disegni importa con grande perizia esecutiva l’inquietante “post-umanità” di questi bambini _scevro dalla stretta necessità realistica_ , immergendoli nella pece oscura ed espressionista di cui è maiuscolo ed invogliato interprete , anche nello stacco prospettico dei ricercati sfondi. Elettrizzante l’illustrazione di Gigi Cavenago per la cover.
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                      DYD 368 Il Passo dell’angelo
                      Testo e Disegni _ Gigi Simeoni.
                      A passo di “Suspiria” una storia horror ambientata nel competitivo e disciplinato mondo della danza classica, con qualche intermezzo gustoso e spiritoso , non sorprendente nel suo perno strutturale a livello di soggetto : insomma un episodio scritto bello bilanciato, che si lascia leggere seppure non supportato da una ispirazione folgorante. E sarebbe dirottabile pure su “Dampyr”, non fosse per un po’ di “soap opera” sentimentale triangolata tra Carpenter, Rakim e Dog.
                      In una selettiva ed austera scuola di danza due studentesse e ballerine trovano una triste fine, rubricata come suicidio, anche per non intaccare il prestigio dell’istituto, retto _alla parte artistica_ da una anziana ed inflessibile insegnante, che impone agli allievi sfibranti esercitazioni, in particolare per arrivare alla perfezione esecutiva del passo denominato “volo dell’angelo ribelle”, ideato da…
                      Benché propenso a credere che le compagne delle due giovani defunte siano scosse emotivamente ed auto suggestionate Dylan accetta l’ingaggio di una di loro per ficcanas…indagare sui tragici episodi, rischiando però di essere estromesso dalla polizia. Sovviene qualcosina pure di “Phenomena” nel lavoro di Simeoni , autorizzato a gettare , chissà, elementi per una love story non circoscritta alla solita mesata ( come rilevato nei testi, che stranamente hanno talvolta qualche problemino di fluidità…) .Autore unico, non sempre (imho) riesce ad armonizzare le fattezze e fisicità delle silfidi danzatrici , contestualizzate agli altri personaggi ed alla “London Ballet School” , che si può immaginare vasta e lugubre all’occorrenza . Forse in maniera scontata si potrebbe pensare ad un Mari od a un Freghieri come più adatti a visualizzare un contesto che la “rusticità” di Simeoni , anche nei tratteggi, rimanda piuttosto al parodistico e surreale dell’inarrivabile Roberto Raviola.
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                        IL DYLAN DOG DI TIZIANO SCLAVI ( SBE)
                        Cartonato a colori in formato Bonelli. 118pp., ( episodio completo con saggi introduttivi, illustrazioni ed intervista al disegnatore). 4,90€.
                        Prima uscita mensile : “Attraverso lo specchio”, con i testi di Tiziano Sclavi e disegni di Giampiero Casertano, colorati da GFB Comics ( e retinature di Luca Bertelè).
                        Entro la celebrazione del trentennale di DYD e con l’intento di valorizzare opere a fumetti dell’editore , meritevoli di essere continuativamente a disposizione degli appassionati e perché no nuovi lettori, una raccolta ragionata di albi affidati alla scrittura del Tiz, ossia il creatore stesso di Dylan e apicale sceneggiatore della serie. In questo albo, il decimo della serie regolare
                        ( già ristampato a colori nei brossurati di “Collezione storica a colori” e nell’originale bianco e nero in “Collezione book” da SBE) , a posteriori possiamo ben capire come un Pasquale Ruju piuttosto che un Claudio Chiaverotti si siano proposti come continuatori del magistrale Sclavi . Qui ritratto ( è il primo trapassato…)autoironicamente ; ed esemplare nel produrre una storia densissima di avvenimenti eppure scorrevole, che racconta (di) vita morte e miracoli senza marginalizzare il ruolo di Dylan, nemmeno pedante nel prendersi pure l’opportunità di un’avventura erotica , dentro una vicenda che fonde verosimiglianza ed incubi, tra specchi che non esauriscono una “banale” funzione magica ed univoca, ma rilasciano una radiografia dell’animo di chi vi si pone di fronte, costringendolo/a a fare i conti con essa , prima che sopraggiunga la fine; per molti inaspettata ma non perciò rimediabile.
                        Scatenerà imitazioni anche il lungo componimento in rima , dedicato ad una bergmaniana triste mietitrice, esorcizzata in un ballo in maschera che coinvolge, tramite una sua ex, Dylan con Groucho, e che pare poi tramutarsi in una sinistra “Final destination” coincidente con gli ospiti artigliati dal simbolo della morte. Con forse l’unica pecca di attenersi allo sviluppo del personaggio nell’interpretazione _ oggi ampiamente rielaborata_ di Claudio Villa, grande prova di Casertano , limpido e leggibile anche nelle situazioni più caotiche ed affollate , fino al surrealismo dei passaggi onirici, magari conclusi invece con brutali spargimenti di sangue. Disparati anche gli ambienti, che contano in resa drammatica anche grazie al taglio impostato nelle vignette.

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                        • Molto bello "Dopo un lungo silenzio" di Sclavi.....ho gradito soprattutto la citazione ai Giorni Perduti di Wilder.

                          Ho letto anche Mater Dolorosa di Recchioni e....niente, non mi è piaciuto.
                          Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                          • ok letti...I Vampiri (troppo derivativo da Carpenter), Finche morte non vi separi (mooolto bello), Dopo Mezzanotte (moooolto bello)
                            Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                              DYD 369 Graphic horror novel
                              Testi_ Ratigher / Disegni_ Paolo Bacilieri, Montanari e Grassani.
                              Da questo mese l’albo costa tre euro e cinquanta centesimi.
                              Un uomo si rifugia in un gabinetto, smemorato, stazzonato e lercio di sangue (!) . Cavandosi dalle tasche dei pennarelli si sente “indiziato” di essere un disegnatore, perciò usa le mattonelle del bagno come vignette dove ricostruire i vaghi ricordi che lo collegano all’incresciosa sua attuale situazione. La prima figura compiuta che gli viene è Dylan Dog , a casa sua…Mentre sta ricevendo un borioso autore di graphic novel che gli sottopone, non senza spocchia, due casi di straziati misteriosi omicidi, dei quali peraltro potrebbe rientrare tra i sospetti esecutori…
                              Sfacciate citazioni ( David Foster Wallace, Nicolas Winding Refn, il soggetto di “Basic Instinct “…), autoironiche ambientazioni _ dai cessi ai party civettuoli_ per una satira surreale sul “parto artistico” del fumetto , o “graphic novel” per chi cercasse una legittimazione prestigiosa e finanche fumosa sotto logica linguistica. Posto che l’incubo definitivo è l’empasse dell’ispirazione, le “spiri tosate” ammiccanti della sceneggiatura trastullano una storia che si risolve in un gialletto dalle stucchevoli propaggini soprannaturali , che segnano il passo al tipo in bagno ,in chiusura della già ampiamente decantata metafora . La distribuzione degli inchiostri secondo M&G è una scacchiera fin troppo attenta a non invadere le caselle di non competenza , con una certa svogliata sommarietà descrittiva degli sfondi. Bacilieri può giocarsela con la particolarità della collocazione assegnata, prendendosi una certa libertà di gabbia. Belli , onestamente, alcuni primi piani. Un “esperimento” (imho) più affascinante da raccontare che da leggere.
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              • Comprati in ristampa "Memorie dall invisibile" e "L isola misteriosa"
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