annuncio

Comprimi
Ancora nessun annuncio.

Dylan Dog - i fumetti

Comprimi
X
  • Filtro
  • Ora
  • Visualizza
Elimina tutto
nuovi messaggi

  • Ma ci sarebbe un sito per capire quali sono , a furor di popolo, i migliori albi? In modo da recuperare solo quelli e non anche gli albi-ciofeca?
    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
    Spoiler! Mostra

    Commenta


    • Andando di Google :

      http://comicus.forumfree.org/index.p...howtopic=26355

      http://www.mangaforever.net/240842/l...e-di-dylan-dog

      https://www.wired.it/play/fumetti/20...nni-dylan-dog/

      http://www.cravenroad7.it/forum/view...php?f=2&t=8754

      Non contare piuttosto sulla mia memoria, ché sulle titolazioni sono un disastro...
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

      Commenta


      • 1501677599230.jpg--.jpg
        DYD 373 La Fiamma
        Reunion inedita su “Dylan Dog” dei Paguri, il duo livornese formato da Emiliano Pagani ( Testi) e Daniele Caluri ( Disegni), presentati dalla incisiva ed originale cover by Gigi Cavenago.
        L’albo , praticamente nella sua interezza, esplicita una vivace dialettica ( talvolta iper schematizzata, come finiscono per ammettere tra le righe gli stessi autori…) tra la protesta civile non violenta e l’ingaggio di vie di fatto contro il Potere ostile, filtrato , schermato ed impersonato attraverso la repressione dei celerini. A referto anche le prese di posizione più o meno “neutre”, magari indotte dalla pervasività distorcente di mezzi di comunicazione, promanazione ulteriore di un sistema di normalizzazione e distrazione di massa.
        Accompagnando la sua ultima e giovanissima conquista, Alev (Fiamma), Dylan si trova suo malgrado ad affrontare diverse cariche della polizia, chiamata a disperdere una manifestazione inerente una concreta criticità ambientale e salutare . Rischiando di perdersi di vista tra calca e lacrimogeni i due sono spesso puntati da un mastodontico Agente in tenuta integrale anti-sommossa, praticamente un Robocop/ Terminator senza volto , da cui scappano precipitosamente. Ma la resa dei conti non è rimandabile, specie in “coscienza”…
        Crudo come forse mai nel linguaggio verbale, l’episodio è molto elementare nell’intreccio , ed il finale _ non incoerente se ospitato in questa testata_ temo acuisca la sensazione di un numero scritto “per buttarla in politica”, un po’ come aveva fatto recentemente e forse con maggiore pregnanza allegorica Alessandro Bilotta. Farà “discutere sui social”?
        E’ un Dylan graficamente “sudamericano” (?) , quasi ringiovanito ( e questo stona con uno dei temi della storia…), che attira una inchiostrazione sottolineata ed espressionista nelle ombreggiature , come del resto Leav ed alcuni personaggi/citazioni di contorno; e perciò mi è parsa debole e frolla la sequenza di pagg. 41-45, migliorabile quella immediatamente dopo il primo scontro e la caratterizzazione del tizio ricorrente ferito alla testa.
        Passabile.
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

        Commenta


        • 1504788865615.jpg--.jpg
          DYD 374 La Fine dell’oscurità
          Testi_ Mauro Uzzeo / Disegni_ Giorgio Santucci.
          Come proferiva Woody Allen : l’oggettività è soggettiva , ma la soggettività è oggettiva; e ce lo dice questa storia, magari integrando l’esortazione a rimanere persone decenti, non “accecate” da confortevolmente dogmatiche certezze né, d’altronde, da una superfetazione di relativismo. Fosse facile…
          Dal ventre di un galeone sospinto , arenato come un’arca, sulle macerie di Londra squassata dai peggio cataclismi, Dylan verga le memorie dell’impossibile de-generato da una strage in metropolitana, latrice di un raggio distruttivo calato dal cielo e successivamente composto da un occhio onnisciente in un intreccio di mani giganti, che promanano luce e innestano in quasi tutti gli uomini un “cordone spinale” esterno che li condiziona. Lo scettico Dog , accompagnato da un febbricitante e survoltato simil-profeta esce allo scoperto , per trovare Groucho, la sua ragazza ed inevitabilmente per mettere alla prova se stesso.
          A parte la trovata di una torre di Babele che struttura i piani come fossero gironi danteschi, ci sono parecchie menzioni politiche e sociologiche in questo fumetto , che mira _lo congetturo deliberatamente_ a mettere in mostra lo sceneggiatore davanti al Personaggio; che nella sua riconoscibilità diventa lo sparring partner di una palestra filosofica meditante la nostra attualità sotto la torsione dei mass media ovvero, per dirla anche con Umberto Galimberti, della nostra esperienza di realtà se non come rimando di cose che sappiamo poiché le stesse ci sono state piuttosto raccontate , ma che noi solo sospettiamo “veramente” di conoscere. Spiegone pirotecnico nel pre-finale e chiusa degna di Gigi Marzullo : la-vita-è-un-sogno-od-i-sogni-aiutano-a-vivere? Buono ad andare in edicola il mese prossimo come se nulla fosse…
          I contorni dei disegni sono marcati e porosi , bruciati da una luce abbagliante ed innaturale ( e te credo : tra “Indipendence Day” e “Ghost in the Shell”…), ed hanno una loro ruvida efficacia, a discapito forse di una non ferrea precisione, anche perché devono lasciar trapelare un senso di straniamento percettivo, peraltro classicamente risolto con Dylan rasato/barbuto. Meno convincente quando toglie china per dare forme virtualmente incorporee. Un albo che dunque anche adatto a passare le forche caudine del “ghetto”dei “soliti” appassionati di fumetto , magari per incidere a livello di cultura popular , con l’ambivalenza (ossia l’ambiguità)di andare a stuzzicare quelle preminenze dei social-media che qui si va’ contestualmente ad impugnare in senso critico e peggiorativo (imho).
          Ultima modifica di henry angel; 31 ottobre 17, 05:24.
          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

          Commenta


          • DYLAN DOG_ IL PIANETA DEI MORTI
            Nemico Pubblico n.1. SBE. 160pp., b/n. 5,80€.
            Testi_ Alessandro Bilotta / Disegni_ Sergio Gerasi.
            Tutto inizierà con Groucho , il “paziente zero” di un processo virale di zombificazione che Dylan non avrà cuore di terminare (…uccidendolo), diffondendo una catastrofica inesorabile pandemia che devasterà Londra… Nel futuro, con Dylan rugoso, brizzolato ed incravattato che sconta le sue pene in un invincibile rimorso , tentando , in forza più o meno continuativa a Scotland Yard, di arginare i morti viventi ( ma ne esiste una variante “mansueta”). Dietro al casino il “solito” Xabaras, ora ultrasettantenne cardiopatico umarell che spara le ultime (?) cartucce a mignotte; ma che, dopo un ehm,grave incidente, ripiglia entusiasmo amando ricambiato una matta in fissa con la chirurgia estetica e dunque con la fifa d’invecchiare e morire, cioè il “pallino” di X. che (…).

            Sto seguendo a singhiozzo questa rilettura del personaggio di DYD filtrata da distopie condotte agli anni senili dell’indagatore dell’incubo. Qui Bilotta, titolare unico di questa branca dylaniata, ci offre un colpo di teatro allusivamente “definitivo” sul personaggio in un finale a sensazione ; ma buona parte dell’albo è speso sulla quotidianità amena proprio di Xabaras, quasi ridicolizzato nelle sue abitudini , e da una condotta esistenziale ( che gli vale il titolo appunto di nemico numero uno) riportata alle brutte idee da ragioni affettive , sostenute dalla settari età di alcuni gruppi umani che sragionano in chiave millenaristica davanti alla pur senz’altro sconcertante realtà sotto i loro occhi.
            Mi hanno colpito e invogliato all’acquisto i disegni del versatile Gerasi , che desatura le campiture in un finissimo tratteggio di estrema eleganza e stilosità , a richiamo delle forme affusolate rese da Guido Crepax, piuttosto che allampanate e protuberanti alla “Sky Doll”. Di una bellezza esplosiva quasi la scelta delle inquadrature e la distanziazione delle masse volumetriche. Rarissima l’impressione di tavole non del tutto finite, anche quando in flashback e particolari occasioni il segno invece prende una sintesi riempita dalle chine con un effetto da negativo fotografico.
            Interessante variazione tematica ed estetica (imho).
            1501667377122.jpg--nemico_pubblico_n_1___speciale_dylan_dog_31_cover.jpg
            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

            Commenta


            • 50ab.jpg
              DYD COLOR FEST 23 Il Convento del vuoto.
              SBE. 96pp., a colori. 4,90€.
              Testi_ Giovanni Barbieri / Disegni_ Giovanni Freghieri / Colori_Sergio Algozzino.
              Stremato sotto la neve da una ferita all’addome Dylan Dog riesce ad allertare i frati di uno sperduto convento, che gli assicurano un primo soccorso. Era sulle piste di un bruto che nella Metro di Londra ha trucidato una sua povera giovane amica, per poi imboscarsi nelle campagne fuori Cheddar ,subito incalzato dall’investigatore dell’incubo. I Religiosi, il killer e Dylan si ritrovano dunque attanagliati ed isolati dal maltempo, con la follia omicida dell’assassino pronta a serpeggiare in cerca di nuove vittime. Ma non è tutto come sembra.

              Tolto constatare che all’ultimo DYD ci piacciono le sbarbine ( :-p ), una storia abbastanza “old boy”, nei temi e negli spunti morali che offre, ironica nel far vestire panni cristologici al protagonista, qui discretamente strapazzato da un soggetto che odora , lo si può desumere con un certo agio di “Il Nome della rosa” , “Misery non deve morire” e perfino di un capitolo di “Alien” ;-). Intrattiene lo scalmanarsi di “Fratello Dylan” presso il lugubre edificio di culto, che si svela con una puntualità sospetta (xD ) nei suoi aspetti più reconditi e labirintici, sebbene la vicenda si incanali ben presto nel classico uno (il nostro) contro tutti , diventando rocambolesca nella forma e un po’ pietistica nella sostanza.
              La colorazione si direziona verso una certa dominante beige-ocra con riflessi verdognoli , non del tutto congrui in mancanza di luce artificiale ( che sopperisca la nevicata?), posandola su disegni di virtuosistica varietà nello scegliere tagli di inquadratura spinti ed affatto canonici nell’esperienza comune dei punti di vista , spingendo le azioni sulla china estetica di un enfatico dinamismo ; e dove perfino le architetture paiono deformarsi nell’ “accompagnare “ una direzione , quasi obbligandola in modo efficacemente oppressivo. Splendidamente descrittivi i totali ,e quanto mai necessarie le composizioni fuori bolla. Un affresco che paga l’occhio, per un episodio di scorrevole lettura, centrato senza grandi scossoni sull’inquilino sempiterno del 7 di Craven road (Imho).
              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

              Commenta


              • Uno dei migliori fumetti di sempre; poi grande idea inserire Graucho nelle storie per controbilanciare horror ed humor

                Commenta


                • 49a1.jpg
                  DYD375 Nel mistero
                  SBE. 96pp., a colori. 3,50€.
                  Testi_ Tiziano Sclavi / Disegni_ Angelo Stano / Colori_ Giovanna Niro.
                  Un soggetto striminzito , probabilmente attagliato per un quartino di “Color Fest”, che passa in carrozza sulle sue voragini logico-narrative per puntare all’allegorico universalista, scandito riempiendo le pagine di morti violente o simboliche nell’atto del compiersi ; in cui Dylan entra come elemento testimoniale, nemmeno imprescindibile. Le pennellate di Stano attirano una colorazione che , quando non lavorata in circostanze ambientali fortemente caratterizzate ( le nebbie,le sere livide, i fuochi…)va’ giù di tinte unite alla “penultima” moda americana, screziate dalle tipiche “tamponature”dell’ex copertinista ed occasionalmente autore completo sulla serie. E se anche la storia manca di sostanza , nonostante l’infilata di citazioni alte fin dalla presentazione “great” by Roberto Recchioni l’editore ha ( anzi, aveva…) già sondato l’interesse del pubblico proponendo una ulteriore edizione cartonata da libreria con i bozzetti e la sceneggiatura di Sclavi.
                  "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                  Commenta


                  • C'era un tempo in cui compravo moooolti DDog dalle bancarelle ad un euro (ho smesso perchè allo stesso prezzo trovavo anche dei libri che mi lasciavano di piu). Ma se dovessi riprendere, tu Henry che sembri molto "sul pezzo", che albi consiglieresti?
                    (p.s. si, ricordo di averti gia fatto questa domanda, ma non ricordo la risposta)
                    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
                    Spoiler! Mostra

                    Commenta


                    • Ti riciccio la mia risposta; nel frattempo sono ulteriormente invecchiato e peggiorato xD
                      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                      Commenta


                      • 49a1aa.jpg
                        DYD 376 Graphic horror novel : il sequel
                        Testi_ Diego Cajelli / Disegni_ Francesco Ripoli.
                        Titolo mendace , per una storia che si regge sul mestiere comprovato di Cajelli, forse non toccato dalla scintilla dell’originalità e di una idea robusta, ma fluido e spedito nell’esposizione , conseguentemente attento a formulare in termini visivi , fuori da una chiave realistica ma “accettabile” l’esplicazione del soggetto ; maltrattando Dylan ma così riconoscendogli una ritrovata centralità operativa. Abbandonate le ambientazioni “fin de siecle” delle sue precedenti prove in Bonelli, il Ripoli porta nella Londra di oggi la sua “caligine” espressionista , reinterpretando molto liberamente il modello Rupert Everett/ Dylan Dog con uno stile che sembra venire da un Angelo Stano per andare su un Pietro Dall’Agnol … Leggibile, anche se le parti acquerellate sembrano un po’ anemiche.
                        La sinossi : cliente e morosa del mese Drew sogna il suo ex ( tragicamente perito tre anni prima per colpa di un pirata della strada…) imbufalito poiché qualcuno sta portando al successo commerciale un fumetto che Lui aveva concepito e però mai distribuito al pubblico. A Dylan il compito di scoprire la natura e la modalità del (im)possibile plagio; mentre alcuni beneficiari del progetto editoriale _immediatamente adattato anche a telefilm _ vengono orrendamente decimati…
                        La cosa veh è abbastanza sgangherata ma fanno inevitabilmente simpatia le strizzate d’occhio “nerdy” all’ambiente degli appassionati di fumetti, fruitori di fumetterie e “maniacali” utenti di forum e discussioni parossistiche da leoni da tastiera, ovvero quella comunità magari ristretta ma esigente che gli editori cercano sempre di allargare , ma che sono comunque un ( o il?) puntello ineludibile a cui ritornano . ;-)
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                        Commenta


                        • DYD 377 Non umano
                          Testi_ Giancarlo Marzano / Disegni_ Giulio Camagni.
                          Dylan ha su una storia con una agente della Yard , biondina e carina ; mentre per Londra vengono commessi macabri omicidi, che sembrano ricondurre ad una matrice razziale e sociale discriminante. La “sbirra” ne viene toccata da vicino, Dylan si accoda _ nonostante la contrarietà di Carpenter ed un sottile imbarazzo nei confronti di Rania_ nell’investigazione…
                          Pure a questo giro il tentativo di attualizzare la serie si sintonizza su istanze politiche riconoscibili direttamente e nominalmente, fuori da ogni metafora allusoria e mediata da allegorie ( e lo stesso tormentone “ Io li odio i…” rimanda agli espliciti “cattivi” di almeno due notissimi film…).
                          Fin che può la sceneggiatura si tiene sul vago sui contorni dell’uccisore , per poi praticamente gettarlo in grembo a Dylan, che incassa la dritta senza particolari meriti . Una “scampanellata” , inserita a metà albo, che dai primi accenni lascia presagire dove si andrà a parare, senza peraltro ulteriori “spiegoni” sulle motivazioni di uno dei personaggi chiave ( ;-) ), che rivela una coerenza sorprendente (in) quanto “under statement”, per ciò che (non) ci è dato dal soggetto. La chiusa è fragorosa e tamarra,forse un po’ forzata nella sintesi degli avvenimenti, pericolosamente a là “Caput Mundi” come per lisciare il comune curatore dei due fumetti. Nei disegni spicca l’insistita neutralità degli sfondi ed una certa disomogeneità nei ritratti di Dylan Dog, mentre anche Carpenter ( che nella storia ha un suo peso da “burbero ma con la schiena dritta”; oltre che inglese di origine non britannica, a scorno degli esegeti della “purezza razziale”…) sembra un po’ inquartato .Peggio lo stesso “non umano” , poco a fuoco in ogni suo manifestarsi. L’espressione grafica incline alla pittura di Camagni tira fuori cose egrege (le donne) e cose all’impronta poco correggibili . Numero che si aggrega nella medietà (imho).
                          48a4.jpg
                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                          Commenta


                          • 48ab.jpg
                            DYLAN DOG COLOR FEST 24 Strani giorni
                            SBE. 98pp., a colori. 4,90€.
                            Raccoglie tre storie inedite.
                            1. Di mostri, incubi e ragazze. Testi, disegni e colori di Alessandro Baggi . Non a caso segmento introduttivo , è una sorta di portfolio (in diciotto pagine, svariati vignettoni…)del personaggio , molto intonato alle direttive primigenie di Tiziano Sclavi ; quasi un curriculum delle abilità , degli stili di vita e delle sbalorditive esperienze dell’indagatore dell’incubo , illustrato in una forma pittorica che bacia con una certa grazia anche la colorazione ,macchiata da quelle imperfezioni ( tipo le gocce depositate fuori contesto) che la rendono più “viva” e calda.
                            2. Spazio sotto sfratto. Trenta tavole. Tinte cromatiche cangianti , by Andres Mossa; disegni di Gianluca Acciarino calligraficamente mai slabbrati e testi di Dennis Casale bordeggiano una vicenda che, anche sul piano estetico rimanda alle “Nuove avventure a colori di Martin Mystère”, piuttosto e anzichèno alla visionarietà cosmica _ sia in senso poetico che appunto astronomico_ dei “Dylan Dog” più fantasiosamente proiettati sui massimi sistemi , salvo magari ( ;-) ) una chiusa che torna “banalmente” a riconoscere la quotidianità non scossa dell’inquilino del 7 di Craven Road , alle prese con una del tutto inaspettata ma stringente lettera di sfratto locativo, mandata da…
                            3. L’isola dei morti. Madame Trelkovski mostra a Dylan un dipinto , opera inedita di un maiuscolo artista , impastata di codici esoterici propizianti una comunicazione col mondo “dei più”, delle anime trapassate; di cui quella di una bambina “particolare” potrebbe “rientrare” nel suo corpicino non ancora del tutto spento e rimetterla al mondo. Ma i guardiani contabili di queste vite eterne immateriali sono fin troppo occhiuti e zelanti nel preservare l’incomunicabilità dei due mondi. Nonostante tutto Dylan non si tira indietro. Michele Monteleone ai testi aggiorna le citazioni al presente ma guarda anche alle “Scale al paradiso” dei “Labyrinth_ Dove tutto è possibile” fino alle proiezioni psichiche del “Napoleone” di Carlo Ambrosini nella forma arcigna del serviva in chiave horror-fantasy. Tutto veloce e tambureggiante, tanto che pure la attempata medium sembra ricostituita dalla cura (disegni) di Giulio Rincione , quello di “paperi” e “Noumeno” , che certo non molla la tavolozza dei colori, indispensabili a costruire Figure Fantastiche, orrorifiche fiabesche, magari non definite nei bordi, salvo i “Poltergeist” che di pure linee ( né eleganti o ben rifinite invero…)sono formati : segni e segnacci , stilizzazioni abbastanza pronunciate da par suo. Si può essere d’accordo con la presentazione di Roberto Recchioni a sottolineare lo sperimentalismo visivo di questo volume , in risalto su sceneggiature non fuori dai canoni , anche nella pezzatura ridotta delle pagine a disposizione (imho).
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                            Commenta


                            • DYD 378 Dormire, forse sognare
                              Testi_ Gigi Simeoni / Disegni_ Giovanni Fraghieri.
                              Nonostante il fardello morale di un omicidio stradale colposo, frutto di anni di gioventù alcolicamente scapestrata Dave Farrington ha poi trovato gioia ed equilibrio formandosi una famiglia. Ma ora il suo unico figlio, il piccolo Timmy è precipitato, perennemente addormentato, in una del tutto insolita incoscienza , assistito in ospedale e “bloccato” nella fisiologica fase di crescita.
                              Fin da quando sua moglie era incinta Dave aveva avuto esperienza con forme di contatto vocale di origine inspiegabile , che al suo domicilio si sono evolute nella visione spettrale di una bambina , che si manifesta frequentemente, per pochi secondi alla volta, gettando la coppia di sposi in un comprensibile ulteriore sconforto. Perciò l’uomo cerca ed ottiene la comprensione di Dylan Dog, che scopre…

                              Non mancano nella scrittura di Simeoni le parti ironiche , che affondano volutamente nello spiccio luogo comune o tengono sulla corda Dylan nel suo rapporto con Rania, memori ( e dunque salvando una certa continuità…)dei fatti dell’episodio precedente; ma stavolta l’indagatore dell’incubo si prende la scena con un piglio risoluto e professionale ( senza, s’intenda, mandare alle ortiche le sue peculiarità caratteriali…)per districare una “storia di fantasmi” che pare voler includere elementi di attualità ( la responsabilità alla guida, la lungodegenza ospedaliera e gli “orrori” insiti in quadri familiari problematici…), marciando con la sociologia verso la risoluzione del caso che tiene il suo interesse nell’elemento soprannaturale per poi “affondare il bisturi" in ferite assolutamente vive e più quotidiane di quanto si vorrebbe (… ignorare per quieto vivere?). In questo lo sceneggiatore ri-aggancia il pensionato S. H. Bloch prendendo elementi da “Dylan Dog “ numero 200.
                              Un numero che assolve il compito dell’intrattenimento , trattando con un certo garbo un soggetto che sarebbe ambito dai rotocalchi trash, con quel sottofondo malinconico e con divisivo delle pene umane , che rimane una delle cifre distintive della serie.
                              Freghieri interviene sul suo riconoscibile ed apprezzato stile con aggiunte ( i grigi) che paiono talvolta arbitrarie , alternando vi effetti di retinatura che sovraccaricano tavole in altre occasioni invece improntate su una definizione del segno più approssimata , che scende volontariamente in un approccio ruvidamente essenziale in alcuni flashback. Pochi dubbi amletici sulla bontà complessiva dell’albo (imho).

                              46s.jpg
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                              Commenta


                              • 45mmm.jpg
                                DYD 382 Il Macellaio e la rosa
                                Testi_ Pasquale Ruju/ Disegni_ Fabrizio Des Dorides.
                                Nel buon tempo della sua pensione , S. H. Bloch scopre che nel best-seller giallo/horror del momento in libreria , vengono descritte_ con inquietante e particolareggiata aderenza _le gesta criminali metodologiche di un serial killer indagato senza successo dallo stesso (ex) ispettore , nel corso degli anni ’90, fino a quando cioè lo psicopatico diede segno di sé.
                                Non potendo credere che l’autrice del romanzo abbia lavorato di pura coincidente fantasia, Bloch allerta la Yard , costringendo la scrittrice a venire allo scoperto…Facendosi assistere da Dylan.
                                Come flashback di un film di De Palma , con i font delle didascalie tipici della macchina da scrivere , il buon Ruju ci schiaffa innanzi a situazioni truculente che potrebbero essere tanto di finzione quanto di avvenuta realtà per condire una saporosa trama di investigazione, ben dosata e filante nel suo sviluppo; oltre che capace di mobilitare tutti i personaggi in maniera significativa e non pretestuosa , pur battendo territori e topoi che i lettori più ferrati non mancheranno d’accostare ad altro (già) visto, ovvero letto. Le piste investigative vengono ingarbugliate, in maniera intrigante da profili comportamentali ambigui, con una sterzata nel soprannaturale che ha un innesco per me non chiaro da metabolizzare (insomma, l’ho capito poco, sic!).
                                Contrastato il giudizio sul disegnatore, portato appresso da Recchioni ( da “Orfani” e “Battaglia”). Da un lato sembra che alle tavole manchi qualcosa, una carenza nel rendere omogenei i ritratti o “perfetti”i volumi delle posture; e dall’altro si coglie (imho) una certa superfetazione nella volenterosa composizione delle vignette , che scontano retinature artefatte accanto ad una drammatizzazione delle fonti di luce , che pare voler essere radente in ogni occasione possibile, per esacerbare o piallare le imperfezioni rugose dei visi, con la camicia porpora di DYD che “spara” nemmeno fosse di un bianco abbagliante. Simpaticamente la protagonista femminile ha le fattezze di Paola Barbato ;-).
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                                Commenta

                                In esecuzione...
                                X