annuncio

Comprimi
Ancora nessun annuncio.

Dylan Dog - i fumetti

Comprimi
X
 
  • Filtro
  • Ora
  • Visualizza
Elimina tutto
nuovi messaggi

  • 45dd.jpg
    DYD 384 La Macchina che non voleva morire
    Testi_ Gigi Simeoni / Disegni_ Sergio Gerasi.
    Molto a malincuore Dylan Dog è costretto a disfarsi del suo Maggiolone VW , che non ha passato la revisione di legge. Ceduto ,per una cifra simbolica ad uno stravagante collezionista, Dylan cerca di guardare avanti, ma cominciano a verificarsi orribili omicidi stradali premeditati su cui si trova costretto ad indagare , specie perché la sua “ex” auto nel frattempo…

    Sequel (s)mascherato di un precedente episodio sempre firmato da Simeoni, che qui arranca nella logorroica costruzione di una trama fragile nei suoi assunti nodali, peraltro lasciati letteralmente sparire dalla storia , in sovraccarico di “stranezze” che in omaggio alla cover dovremmo desumere “Lovercraftiane”, ma in definitiva sgangherate per quanto si sia voluto accompagnarle da pezze d’appoggio filosofiche e spirituali ( se vogliamo leggerci una presa di distanza ironica dalle religioni…Si potevano trovare modalità più dirette; e comunque nel frangente se ne parla in modo piuttosto compiaciuto…) indimostrate, se non da fumose ipotesi.Lieto fine totalmente scontato e continuazione della manfrina Dylan/Rania, con Tyron Carpenter di rincalzo che ringhia e sbuffa perché non è cattivo ma lo-disegnano-così…
    Nei disegni, a parte una propensione ad intasare di segni e segnetti ogni cmq delle vignette,risalta negativamente la pesantezza data alle strutture ossee facciali di un po’ tutti i personaggi. Dato il soggetto , apprezzabile la disinvoltura nel cogliere le forme di moto ed autoveicoli da svariate angolazioni, fino a stringere su sezioni della carrozzeria ed indispensabili soggettive virtuali dell’abitacolo (imho).
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

    Commenta


    • 45ccccc.jpg
      DYD 383 Profondo nero
      Tanto tuonò che piovve…Finalmente disponibile il molto preannunciato episodio scritto dal regista Dario Argento in collaborazione ai testi di Stefano Piani ( od il contrario, vai a sapere…): un mistery dove si “cerca la femmina” approdando ad atmosfere soprannaturali non prima di aver sviscerato un giallo-horror argentiano (…ovviamente; e mettiamoci anche un Brian De Palma. Sul fronte interno citerei anche Barbara Baraldi) piuttosto solido ed equilibrato nelle sue componenti, e perciò efficace quando piazza i colpi di scena o piuttosto i sotto finali ovvero le false piste . Motivato e non riempitivo il ruolo di Groucho , mentre la dimensione incubica ben permettere agli autori d’indirizzare Dylan a “pratiche” estreme. Qui l’indagatore dell’incubo è tramortito dal fascino di una modella BDSM intravista ad un vernissage a tema e _lasciando perdere la linearità desumibile degli eventi_ s’impone di ritrovarla. Ma è il fardello dei segreti di famiglia della tipa che rischia di raggiungerlo e metterlo ehm, sotto. Divertita ed insistita la citazione a Dan Brown e “Profondo rosso” pure come punto vendita gestito da Luigi Cozzi.
      Brutalmente materico nelle scene gore , Corrado Roi lascia la sua impronta non meno nei passi più onirici e cupi della storia ; sempre peculiare nel ritrarre le donne, anche su questa testata ha modo di scomporre i canoni più classici della tavola bonelliana, magari “rinserrandosi” in tagli verticali o scontornando la vignetta partendo dai quadri, intesi come i dipinti della mostra. Cover di Gigi Cavenago, anch’essa metallizzata-argento (imho).
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

      Commenta


      • 45aaa.jpg
        DYD_ IL Pianeta dei morti [Speciale 32]
        SBE. 160pp., b/n. 5,80€.
        Quando di ogni cosa può valere anche il suo esatto opposto, perde quota ed in definitiva senso dare una direzione chiarificatrice all’accaduto; in fieri e peraltro non canonizzato / disambinguato dal principio della realtà…
        Cosicché pure il dato più iconico , l’aggressione carnivora degli zombie, può rientrare in una patologia psichiatrica allucinatoria, tanto più che nella espansione futuristico-catastrofica alternativa impressa da Alessandro Bilotta ( al solito suoi, i testi) a London City e zone periferiche più rurali convivono (Groucho ,r.i.p, direbbe “ con-muoiono”) tipologie composite di trapassati /ritornanti ,cogitanti della propria condizione e macilenti a stadi progressivi (il perché ed il per come deve rintracciarsi nei numeri precedenti questa saga distopica provvidenziale il riassunto di seconda di copertina…)con l’effetto surreale di integrarsi nella società (al punto di lamentarsi di un servizio non pagato o di stressarsi in attività lavorative : ci scappa una sorta di satira dei “runner” a là Amazon.uk). Anche la versione “solo” Old di Dylan fa’ il suo “tagliando” negli ospedali ( sinonimo di vecchiaia…) in virtù di quel paio di colpi di scena mica da poco del numero 31, con il presente albo che, in modo rapsodico ed anarchico ,più che procedere con la trama metabolizza i due antefatti ,d’altronde suggerendo che “il fatto” _nella sua interpretazione_ è ballerino e Giuda.
        Nella sempre riconoscibile interpretazione grafica di Giampiero Casertano , il modello di riferimento per il Dylan Dog anziano sembra passare da Rupert Everett a Steve McQuenn, appoggiando le inevitabili rughe con la solidità delle sue chine Casertano rispetta la gabbia bonelliana, al più debordando coi suoi personaggi dalle cornici delle vignette, dando un effetto quasi 3d, frutto della sua plastica padronanza nel ritratto anatomico, fosse pure quello tipicamente caracollante degli zombie. Continua…(imho).
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

        Commenta


        • 44vvv.jpg
          DYD 385 Perderai la testa
          Testi_ Barbara Baraldi / Disegni_ Emiliano Tanzillo.
          Mentre cerca di non farsi lasciare dall’ennesima fidanzata Dylan assiste ad una atroce decapitazione che lo porta, contro la sua volontà (!), a fare da “tutore” ad una “collega” che sta indagando col suo assistente assai somigliante a Groucho (!!) su una partita di preziosi attribuita niente meno che alla Regina Maria Antonietta sul baratro della rivoluzione , con base a Parigi (!!!).
          Regole d’ingaggio certo particolari , ma storia che _per quanto fantasiosa_ trova incastri narrativi piuttosto prevedibili, con una componente soprannaturale “banalizzata” dalla necessità di palesarsi il tempo di un lungo spiegone, a cui la francesina detective non può sottrarsi , e ti pareva, non solo per motivi professionali. Dylan, abbastanza scombussolato già dal senso di marcia dei veicoli in Continente si produce in inverosimili acrobazie ed assolve al suo ruolo protettivo , intimamente disinteressato ed altruistico, perdonando velocemente i torti subiti. Pesantucci i flashback anche sul piano retorico, esplicati in una architettura di racconto che tollera lo sleazy orrorifico per costruirci attorno una trama fin troppo satolla di incisi ed antefatti per viaggiare sicura e spedita.
          I disegni hanno, per me, la sgradevole caratteristica di alternare linee sottilissime ,che hanno la mollezza del ghirigoro e fanno scadere la solidità delle forme, a chiazze di neri impenetrabili ( e in aperto contrasto con la mezza tinta dei segmenti ambientati nel più o meno remoto passato), magari messi addosso ai personaggi (…nel senso dei loro vestiti…)per accentrare lo sguardo del lettore nello sbiadito quadro d’insieme circostante. Non si nega che alcuni primi piani abbiano una stilizzazione che paga l’occhio, ma sembrano piuttosto illustrazioni che si ambirebbe di avere a parte , su foglio a4 e dedica dell’autore ;-). Allegate figurine autoadesive, collezionabili in un album messo in abbinamento con il n.ro 695 di “Tex”. In sintesi ,un Dylan Dog in trasferta a Paris ma fin troppo uguale a se stesso (imho).


          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

          Commenta


          • 44rrrrr.jpg
            DYD 386 Hyppolita
            Testi_ Giancarlo Marzano / Disegni_ Piero Dall’Agnol e Francesco Cattani.
            Scalottare le ossa craniche di persone ancora vive per impiantarvi gambi di fiori rari (!) diventa la macabra firma di un serial killer , presto ribattezzato dalla stampa “Il Giardiniere”, che agisce a Londra, procurando seri grattacapi all’Isp. Carpenter ed a tutta Scotland Yard. Immantinente , e per ragioni toccanti e molto personali, l’attempata signora Hyppolita Irving comunica a Dylan Dog di “conoscere” l’identità dell’assassino seriale , chiedendo all’investigatore di rintracciarlo. In verità Dylan non crede alla coincidenza testé palesata nel suo studio, ma per rispetto umano della tormentata biografia della anziana Hyppolita decide comunque di prendersi carico delle sue angosce e…

            Buon esempio, a parer mio, di sceneggiatura che sa afferrare l’attenzione del lettore mantenendosi largamente leggibile e non farraginosa, anche per la sostanziale mancanza di subordinate di trama ; avendo trovato perno nell’indovinata caratterizzazione di una vecchina che peraltro Dylan ( ehm, sesso a parte…) non tratta poi molto diversamente da una delle sue fidanzate. Vi è modo di rilasciare una ironia verbale sintonizzata con l’attualità, pure se il soggetto scava in un passato “perbenista” storicamente in via di sinistro riconoscimento ( ed affrontato, tra gli altri ,in un film vincitore del Leone d’Oro a Venezia nel 2002 ;- ) ), i cui strascichi _ direi polemicamente_ porteranno al doppio , un po’ fulmineo, colpo di scena finale!

            Una mano di colore avrebbe forse perfino giovato ai disegni, specie alla cruda elementarietà di molti sfondi ed al nitore della faccia di DYD; ma pure alla stessa Hyppolita , a cui comunque le necessarie rughe non rubano la coerenza della struttura facciale , però capelli ed abbigliamento sono resi in modo sin troppo basilare . Ben precisate tuttavia le intonazioni dei volti e _in raffronto ad altre prove specialmente di Dall’Agnol _ mai compromessa la comprensibilità grafica dei disegni. Ancora allegate figurine autoadesive. Buon numero (imho).
            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

            Commenta


            • 44qqqqq.jpg
              DYD Color Fest 27 Il Male infinito
              SBE. 96pp., a colori. 4,90€.
              Testi e Disegni_ Calo Ambrosini / Colori_ Francesca Zamborlini.
              L’essenza della ricerca filosofica di Ambrosini ci solletica sin dalla prima vignetta, ove leggiamo in forma didascalica l’incipit : “La coscienza umana non è un fatto o una cosa, ma lo spazio mentale dove si generano i fatti e le cose.La realtà è un prodotto della coscienza e non c’è altro là fuori che non sia già dentro di noi”. Risolta in uno escamotage tra i più classici e rivestita da una trama medical-thriller che richiama sotto diversi punti di vista Tiziano Sclavi, la storia pare forse “strizzata” nel limite delle novantasei pagine ma consente l’onere dell’ateismo di Dylan Dog che si “lascia cadere” in incontri impossibili in cui diviene parte del processo conoscitivo del essere umano attraverso le “prove” che i credenti in parte desumono dall’ Antico Testamento; come pure e più in genere gli uomini (che) si rifanno a mitologie arcaiche e fondative. Sempre citando Sclavi le porte , anche oniriche, lasciate aperte alla fine tornano ad allinearsi al loro chiavistello , lasciando soddisfatti (?) gli adepti dei nessi logici quanto i seguaci di una narrazione più aperta e rapsodica, che preferisca irrobustire il dato emozionale piuttosto che il costrutto di una vicenda “dritto per dritto” riassumibile in pochissime tavole.
              Di una certa cupezza i colori : mi ricordano il lavoro ex post su “Magico Vento”, anche d’altronde per i disegni stessi , vicini alle ultime prove di Ambrosini su “Dylan Dog”, incline _al netto di molte ficcanti caratterizzazioni_ a farsi scappare figure disarmoniche , con complessioni marcate che magari invece smottano nei secondi piani.Curati gli sfondi .Non ottimo ma buono (imho).
              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

              Commenta


              • 44nnn.jpg
                DYD 387 Che Regni il caos!
                Testi_ Roberto Recchioni / Disegni _ Leomacs e Marco Nizzoli.
                Inizia il “ciclo della meteora” che ci porterà alle viste del numero quattrocento di “Dylan Dog” con una macro-storia come non mai in stretta continuità narrativa, facente perno su John Ghost e promettente di attrarre molti degli spunti sospesi tra gli albi curati dal corso editoriale facente capo a Recchioni, che ritorna come sceneggiatore . La riconoscibilità tematica e stilistica dell’autore di “Orfani” non tarda a manifestarsi , con citazionismi pop a vagonate e viepiù col gusto di espandere all’eccesso i tratti della violenza grafica (salvo l’epilogo del primo atto, relegato fuori campo…),che come in “Orfani” funge da tragico esperimento sociale a cui l’infinita faccia tosta (eufemismo) di Ghost oppone un’ulteriore e massima criticità di cui Dylan, tra i pochi, viene messo a parte .
                Chiaro che di s*****lare l’irritante miliardario biancovestito non se ne parla.
                Un albo che pastura dunque il complottismo ,ed attraverso la figura iconica di Dylan cerca di puntellare valori , ovvero mettere all’indice disvalori secondo un’assunzione che potrà essere comunque tacciata di “buonismo”, opure di elitismo. Ne esce,al momento un mischione cerchiobottista a cui imputare varie paternità (o paternali…) socio-politiche. A torto o a ragione il “farsi tirare per la giacchetta” è quindi ancora un valido espediente per suscitare interesse. Vedremo se il fumetto saprà far parlare di sé anche fuori dagli ormai sempre più ristretti circoli degli appassionati.
                Piuttosto “tamarro”e fuori misura (anche nel senso delle proporzioni anatomiche…)lo stile di Leomacs a cui spetta la “macelleria” terroristica di Londra, ben oltre ogni appiglio realista; poi subentra il più “cartesiano” e sobrio Nizzoli, netto nei bianco (prevalente in generale :albo opzionato al colore?)e nero e con maggiore propensione armonica nei ritratti dei “neo-mostrificati" senza se e senza ma. Continua.

                Nota: allegato ad ogni copia ,sempre in vendita a 3,50 euro , il catalogo per la distribuzione in "libreria" delle edizioni SBE ed i primi 20 Tarocchi di Dylan Dog , con illustrazioni di Angelo Stano.
                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                Commenta


                • 44ggggg.png
                  DYD 388 Esercizio numero 6
                  Testi_ Paola Barbato / Disegni_ Giovanni Freghieri.
                  Assolta l’incombenza di ricordarci il conto alla rovescia per l’arrivo della famigerata Cometa; messe in atto le contromisure per evitare isterie da panico collettivo e dato supposizione di eventuali influenze del corpo celeste sull’umore e sulla fisiologia dei terrestri,la storia di questo numero può considerarsi tranquillamente fruibile come parte a se stante : ma purtroppo non è un bel leggere. Denunciata una parentela con “Village of the damned”, il soggetto drena un filone piuttosto sfruttato nei flussi della fiction seriale : ecco l’eterogeneo gruppo di giovani/giovanissimi dotati di “poteri speciali” che ne fanno dei semi reietti disadattati, raccattati e posti in un plesso scolastico da a loro volta ex bambini prodigiosi, che gli fanno da Professori e psicologi, ovvero svolgono il programma delle normali materie di studio e in più si adoperano per non lasciare avvizzire quelle loro capacità fuori dal comune, senza farli sentire “strambi” e non accettati. Ma la “chimica” che si crea tra loro evolve ulteriormente le singole attitudini, combinandosi nello sprigionarsi di energie vaste quanto arduamente controllabili. Dylan ci finisce in mezzo e…
                  Dunque abbiamo un gruzzolo di tipi/e che sanno fare robe strane; quando li abbiamo inquadrati per quello incominciano a fare robe ancora più strane, da soli e in compagnia, ma qualcuno si perde nel bosco circostante la scuola, che a ben vedere sembra la cosa più verosimile di una baraonda di avvenimenti ameni, che non fanno minimamente palpitare d’emozione il lettore, salvo sporadicamente (con) la mediazione dell’indagatore dell’incubo, che ha la caratteristica di operare nel “suo campo”, senza spocchia alcuna. Ne ha viste d’altronde così tante da dover incassare ulteriori palesi citazioni di una sceneggiatura fumosa ,che è quasi un unico e continuo “spiegone” , spossante e sterile.
                  La fine si avvicina (?) e la vita è dunque troppo breve per sprecarla dietro ad una storia tanto insipida, che il sempre maiuscolo Freghieri illustra con tagli di inquadrature enfatiche, spinti contrasti di luce ( ma anche un lavoro di mezza tinta) ed un segno di riconoscibilissima eleganza. In allegato un secondo pacchetto di tarocchi. Non mi è piaciuto (imho).
                  Ultima modifica di henry angel; 30 dicembre 18, 01:43.
                  "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                  Commenta


                  • 44cc.png
                    DYD 389 La Sopravvissuta
                    Testi_ Barbara Baraldi / Disegni_ Luigi e Fabio Piccatto , Giulia Massaglia e Matteo Santaniello.
                    Pagata la libbra di carne (cit.) alla continuity del ciclo “Della Meteora”( secondo un margine d’interpretazione non inequivoco, dovuto agli ancora undici “step” a venire, più s’avvicina alla Terra e più influenza la vita sul Pianeta; sebbene in pochissimi abbiano il quadro generale di catastrofico pericolo globale innescato dalla rotta di collisione del corpo astrale…), in sostanza è un episodio godibile a se stante, con la tara (se si vuole con l’aiuto…)di appunto svariate citazioni , peraltro non velate o vaghe ma squadernate a bella posta (xD), in composizione di una trama che , assimilate le “mirabolanti” digressioni horror-splatter, può essere ricondotta a quel minimo di plausibilità logica che potremmo trovare nelle “urban legend’s”, innaffiate di situazioni limite da saga (filmica) di “Final Destination” che ruba qualcosa dei vari “Maniac Cop” e rimanda pure a “Il Fantasma di Anna Never”, per restare in territorio dylandoghiano.

                    Una giovane attrice di film sleazy scampa ad una serie assurda di eventi luttuosi di massa, sentendosi sbalorditivamente miracolata ed insieme perseguitata, scorgendo sui luoghi delle tragedie la maschera tragicamente iconica_ e per questo contesa dai collezionisti del macabro_ di un serial killer fermato tre lustri addietro. Chiede aiuto a Dylan ,ben presto spinto a riconsiderare il suo iniziale scetticismo e (…).
                    La “factory” coltivata dall’esperto Luigi Piccatto dà i buoni frutti del figlio Fabio , che ricompatta lo stile paterno _sempre riconoscibile_ con linee avviluppanti, decise ma anche modulate in concorso alla resa di dettagli e particolari ,concedendosi al virtuosismo di immagini fuori asse (orizzontale) o che “aggrediscono”il limite bidimensionale della vignetta con una preponderanza da effetto 3d. Le ulteriori collaborazioni “ammorbidiscono” il segno per levigare una sequenza ,nella sceneggiatura, cinematografica . Lettura fluida, passabile (imho).

                    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                    Commenta


                    • 44bbb.png
                      DYD Color Fest 28 Gotico inglese
                      SBE. 96pp., a colori .4,90€ [Allegato astuccio per i Tarocchi di Dylan Dog].
                      Due episodi separati ma in continuità cronologico narrativa, anche perché rielaborano entrambi ampi stralci del “Dracula” di Stoker , facendolo “deviare” sulla Londra del 1890 ove opera una “versione” coeva dell’indagatore dell’incubo e del suo assistente , qui “segretario”, Groucho. Ed eccoli perciò su “L’Ultimo viaggio del Demeter”( Testi_ Giulio A. Gualtieri / Disegni_ Stefano Landini / Colori_ Alessia Pastorello), sul vascello che porta nella stiva le casse della terra _e del Conte!_ di Transilvania verso i lidi d’Inghilterra.Pur devastato dal “solito” mal di mare Dylan tenta di contrastare il multiforme vampiro che, da copione, col favore delle tenebre o del sole oscurato pasteggia alla giugulare dei marinai. Ebbene nella capitale vittoriana in “La Grande pestilenza” ( Testi- Fabrizio Accatino / Disegni_ Fabrizio Des Dorides / Colori_ Alessia Pastorello)Dylan Dog ha piena contezza sul da farsi e attiva uomini e mezzi ( vanamente distolto da Groucho , vigliacco patentato…), mentre i suoi committenti cadono preda del nefasto influsso vampiresco; e si concede i “classici” scrupoli umanistici per l’Uomo (non morto)infine condannato ad una consunzione da barzelletta. Due storie che strappano una valutazione sufficiente se considerate un una tantum nei sempre affascinanti territori del horror archetipo, con Dylan che “dà il cambio” a Van Helsing , conferendo asciuttezza ed ironia ai dialoghi (grasse però le didascalie…)e quel suo impeto genuinamente generoso ma non sempre impeccabile all’atto pratico. Lo spolvero grafico di cimiteri monumentali,dimore signorili e vestiario austero è nelle corde specialmente di Des Dorides, che usa “saturare” le vignette d’impregnante inchiostratura e chiama perciò a contrasto una colorazione dalle tinte dominanti brunite , bucate da inserti più chiassosi ( tipicamente riconoscibile : la camicia rossa di DYD); Landini piuttosto è maggiormente aperto nel gestire la gabbia , ed il suo segmento ha luci (anche e finalmente diurne) più sparate su colori acidi. I disegni hanno nerbo stilistico, ma è forse proprio Dylan ad apparire un po’ frollo ed anonimo, specie di profilo (imho).
                      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                      Commenta


                      • 43nn.jpg
                        DYD 391 Il Sangue della Terra
                        SBE. 96pp., b/n. 3,50€.
                        Testi_ Paola Barbato / Disegni_ Werther Dell’Edera.
                        Meno Nove alla Meteora. Un senso di ineluttabile fine (del mondo) oramai serpeggia nell’intera popolazione, che tenta di dare “senso” al tempo (rimasto; ovvero alla mancanza di futuro a venire…) abbandonando gli ingranaggi _per quanto possibile_ della catena lavoro/produzione/consumo e consegnandosi più o meno passivamente all’inevitabile (?). Sconvolgimenti sociologici e pure climatici dovuti all’avvicinamento impattante del corpo celeste a cui un anziano e facoltosissimo magnate anglo-russo cerca di sottrarsi installandosi in una base satellitare spaziale sua privata (!); ma , avendo divorziato unilateralmente dalla moglie _ che è una Strega ( non per modo di dire…)e non l’ha presa bene_ deve chiedere a Dylan di “contenere” la consorte. Trovato l’insperato ingaggio l’indagatore dell’incubo scopre sfumature ben distinte dello strano e straordinario sodalizio sentimentale e “magico”…

                        Posta l’accettazione delle norme esoteriche –stregonesche che stagnino l’accettabilità consequenziale dell’incredibile vicenda è un albo che restituisce un “distillato” dylandoghiano di prima (anche nel senso originario…)qualità, con un intreccio ingegnoso ( che pesca qualcosa da “Contact” fino a “Forrest Gump”, includendo toccate ironiche sul matrimonio e fors’anche una velata metafora , con Bloch e Jenkins, della senescenza che “non può” estinguere i legami affettivi…)con un senso di continuità del ciclo (…della Meteora)finalmente e compiutamente predominante. A mali estremi _ma senza fare schifo a se stesso_ Dylan ( non estraneo, naturalmente, al clima di “sbaraccamento” generale…) rimedia perfino imbracciando gli strumenti della tecnologia e perpetrando una autoconservazione che dovendosi dire di “natura” non vuole con questo porsi al di sopra di altre emanazioni , compresa la stessa Bruxa.

                        Fortemente allampanato nella sua stilizzazione il segno (perlopiù sottile , improntato e monotono) di Dell’Edera rifugge e scavalla la proporzionalità anatomica ed i relativi panneggi per farsi evocazione spettrale ed onirica; dovendo anche però agganciarvi elementi di concreta materia tecnico- aerospaziale . Quasi un Fabio Visintin inchiostrato Stano : non è la mia tazza di thè (cit.), ma in un “Dylan Dog” Recchioni-zzato ed orientato a là “Orfani” ha il suo perché. Albo piaciuto (imho).
                        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                        Commenta


                        • 43mmmmm.png
                          DYD 392 Il Primordio
                          Testi_ Paola Barbato ( in collaborazione con Roberto Recchioni) / Disegni_ Paolo Martinello.
                          Meno otto alla meteora. In un accalorato dibattito televisivo (potrebbe essere altrimenti, specialmente nella situazione data?) il Prof. Oshima afferma di sapere il punto d’impatto dell’asteroide sulla Terra, ovvero il massiccio dell’Ayers Rock (Australia), nel territorio di Aborigeni che custodiscono e preservano un singolare “oggetto”, che arriva a casa di Dylan tramite un banale pacco postale ma che nelle sue (esclusive) mani provoca sbalorditive “piegature” dello spazio che neanche “Inception”…
                          Decisamente da incubo sotto-sopra ( e dato che siamo in “zona” C. Nolan si potrebbero citare pure certe “aberrazioni” teorizzate e visualizzate in “Interstellar”…)l’investigatore si trova suo malgrado investito da un compito eticamente (???) disdicevole, ancora una volta inconsapevole pedina di (…).

                          Spiattellato l’accostamento con gli smartphone , ossia prodotti che “piegano” la percezione ed acquisizione della “realtà” e lasciato l’indizio significativo del titolo Barbato & Recchioni imbastiscono una vicenda che _a dispetto o per meglio dire a completamento_ scatena e squaderna un quanto mai immaginifico ed opulento scenario architettonico (…e non solo! ;-) )surrealista e vertiginoso; ma non perde la barra della continuità degli eventi e degli incastri narrativi. Ne viene dunque un episodio affatto dissennato, e che offre anzi qualche tassello integrativo di talune immagini e presenze che abbiamo occasionalmente scorto tipicamente alla enigmatica chiusura di altri albi. E chi, tra i lettori, volle indovinare suggestioni provenienti dalla letteratura di un inquieto e “solitario” scrittore americano , direi che probabilmente c’ha preso :-P.
                          L’improbo e generoso impegno di visualizzare una siffatta trama cade nelle contorte, aggrovigliate e flosce linee iper modulate dal buon Martinelo, che si smazza una mole di lavoro che almeno i Cestaro Bros. (apparentamento per ragioni stilistiche)gestiscono in coppia, con una interpretazione delle “Creature Fantastiche” che, anche e più nelle chine, rimanda anche ad un Fabio Celoni, anche se scappa talvolta qualche tratto tra il grottesco ed un macchiettismo iconico da statuina del Presepe all’incirca (imho).

                          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                          Commenta


                          • 43h.png
                            DYD Color Fest 29 Se una notte d’inverno un assassino
                            SBE. 96pp., a colori. 4,90€.
                            Testi_ Giovanni Di Gregorio / Disegni_ Flaviano Armentaro / Colori_ Moreno Dinisio.
                            Una blanda connessione al “Ciclo della Meteora”arrangia la progressione rapsodica di una storia in cui Dylan andrà a dare ”giù dai coppi” ( espressione gergale per significare segni di evidente disagio psichico) in qualche modo compatito entro il disperante clima da quasi imminente fine del mondo (?); ma piuttosto cerniera narrativa (espediente abbastanza stiracchiato…) di un esibito gioco meta testuale di ottimi ed abbondanti ( e peraltro ricordati in appendice , come una sorta di nota bibliografica) testi letterari citati a bella posta e ricamati sull’entrante Dylan , immerso ed immedesimato nella lettura di un libro “fallato”, , ossia con dei capitoli sostituiti da altrettanti presi da altri titoli. Nel laborioso tentativo di farsi sostituire il libro ed andare ad un appuntamento con la sua ultima ragazza ,Dylan trasporta se stesso in “Guida galattica per gli autostoppisti” di Douglas Adams; “ Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino ; “ La Metamorfosi” di Franz Kafka; “ Lo Strano caso del dottor Jeckyll e del signor Hyde “ di Robert L. Stevenson e “Amleto” di William Shakespeare. Lascio agli eruditi il piacere di cogliere sottili rimandi e ben studiate allusioni alle opere sopra citate, ma umilmente lascio come parere il sentimento di una certa sussultoria scompostezza nell’organizzare la sceneggiatura , che saltabecca da una situazione e da uno stile all’altro a mezzo di brevi transizioni combaciate. Il tutto è voluto? Assolutamente sì. Il tutto è compiutamente bello ? Meh.
                            Come un filtro nella fotografia analogica , alcuni valori cromatici dominanti e contrastanti aiutano a staccare ed isolare i vari segmenti giustapposti ( gli incarnati della _per così dire_ “sez. Amleto” hanno un che di extraterrestre , sponda “Star Wars” ;- ) ) fino a saturare le vignette a scopo drammaturgico ( le cose di Calvino e Stevenson…), con le stesse che non esulano mai dalla più regolare gabbia bonelliana. Come da copertina ci è consegnato un Dylan Dog segaligno e spigoloso , tagliente e nervoso ( compreso l’aspetto caratteriale, contenuto con battute a modo; anche se Groucho sembra piuttosto girare a vuoto per ridondanza surreale…) secondo uno stile che può richiamare un N. Mari ed un G. Cavenago, con una certa estremizzazione inconsueta delle espressioni facciali (imho).


                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                            Commenta


                            • 43fffff.png
                              DYD 393 Casca il mondo
                              Testi_ Barbara Baraldi / Disegni_ Bruno Brindisi.
                              Per una sbalorditiva coincidenza Dylan _ dopo aver sognato di dover evacuare il 7 di Craven Road_ accoglie in casa una bambina ,che si presenta in in pigiama e orsacchiotto (!), scongiurandolo di aiutarla a scacciare un “drago” che ha imprigionato la sua mamma tra le macerie, nel crollo della loro abitazione. In effetti , in una zona circoscritta (!!) di Londra è avvenuto un terremoto , un’altra apocalittica conseguenza dell’avvento della (a -7) Meteora…
                              Il cenno biografico alle vicissitudini della sceneggiatrice contenuto in sede di presentazione dell’ albo permette di intuire il trasporto emotivo che il tema del Terremoto instilla direttamente _fatta la tara alle allusioni metaforiche_ , per portato realistico ,nel sentimento del lettore italiano per “evidenti” (e magari un po’ rimossi…) precedenti affini. D’altro canto anche nelle piccole cose , perfino sciacallate da malintenzionati, si annida _ sembra suggerire Barbara Baraldi_ un diversivo pop o trash capace di distendere la mente, dando un ristoro palliativo a chi , fuori di retorica, ha perso tutto. Recuperata un minimo di quietudine , deve pur intervenire in forze un senso concreto e collaborativo di empatia e calore umano : così Dylan si ritrova prescelto nel ruolo putativo di tutore della bambina, arrivando all’impossibile per proteggerla , accompagnandola nel pericolo, elaborato ed estroflesso nella figura mitologico/espiatoria del mostro alato. Ma tutti giù per terra non possiamo empaticamente esimerci dal misurare concretamente quanto e cosa significa per noi la nostra casa, nel momento in cui fosse ferita dal sisma e mai più adatta a ri-accoglierci nella nostra familiare “normalità” quotidiana.
                              Nel suo bianco e nero retinato Brindisi trova luminosi ritratti in primo piano ed una applicazione notevole nel rendere gli ambienti disassati e sgarrupati ma _per i miei opinabilissimi gusti_ stona nel non chiudere le linee , ostinandole con la pienezza e la gravità dell’inchiostrazione . Episodio valido e palpitante, che peraltro affida alle ultime toccanti tavole la svolta nel soggetto contemplabile nell’indagare l’incubo; sebbene ciò rimanga, a conti fatti, un dettaglio (imho).
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                              Commenta


                              • 43ee.png
                                DYD 394 Eterne stagioni
                                SBE. 96pp., b/n. 3,90€.
                                Testi_ Paola Barbato/ Disegni_ Marco Nizzoli.

                                Adesivi (passabili…) e mini-poster in omaggio , da far passare l’aumento di prezzo , 40 centesimi, del fumetto. A -6 dalla Meteora , per un countdown che non rinserra più di tanto la continuity , ma evidentemente offre il destro a soggetti di spinta bizzarria concettuale, almeno in cornice , tonificando una storia invece sin troppo consapevole di giostrare l’esposizione di stereotipi sul Personaggio ( che tali rimangono, al netto della consapevolezza ed esperienza di chi li espone, qui di nuovo la navigatissima Barbato…). L’incipit , assunto per paradosso in una situazione _alle circostanze date_ straniante ( una tranquilla giornata al parco) vede un incontro tra Groucho e (…), criptico, sorprendente ma non del tutto inatteso da chi segue la serie dalla gestione Recchioni. Poi è tutto un Dylan _ strapazzato verbalmente e fisicamente ( un marchio di fabbrica della sceneggiatrice…)_ che fa’ il suo e ce lo spiattella in un clima di citazionismo meta-testuale, attualizzato nei termini ( vedi “buonismo”)ed infine stampato a chiare lettere (il titolo di un film di Richard Donner…). Il succo della faccenda , concorsa nel ripresentato clima generale incattivito del “si salvi chi può”, vede un sempre più turbinoso avvicendarsi delle quattro stagioni e relativa esasperazione dei tratti più fobici e maniacali attribuiti ai meteopatici …In particolare l’inverno, che scarica tempeste ghiacciate ed in esse un clamoroso mutamento “diagnostico” di un disagio che nelle persone viene assegnato in aumento nella brutta stagione. Un cambiamento d’altronde temporaneo e mutevole n. ella stagione entrante ( la primavera/estate). Adattandosi a questo ulteriore caos Dylan cercherà di preservare la fiamma di un amore impossibile…Ma per come finirà , l’affetto , “costi quel che costi”, non sembra tanto di tipo romantico ma un viatico spinoso di
                                Spoiler! Mostra

                                Mano calda di Nizzoli , che stampa composizioni illustrative di gradevolissimo pregio e nitore. Di buona soluzione anche la resa delle ombreggiature, sebbene forse non del tutto congrua l’incidenza “lucidatrice” sui panni neri ( la giacca di Dylan…); ed a voler essere molto fiscali qualche corporatura sembra allampanato in eccesso. In sintesi un episodio quasi antologico che lascia scossi nel finale; reso graficamente in maniera appagante(imho).
                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

                                Commenta

                                In esecuzione...
                                X