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Le STORIE_Bonelli ed.

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  • #61


    49. Golem
    Testi_ Francesco Artibani / Disegni_ Wherter Dell’Edera.
    Nella Praga appena liberata dal nazismo, con l’esercito dell’armata rossa a presidio della città , un anziano artista di strada , burattinaio ed ex collaborazionista, narra in forma di spettacolo delle marionette una incredibile storia che sostiene averlo coinvolto tre anni prima , in piena invasione tedesca…
    Un malandato professore che conosce antiche pratiche esoteriche del popolo ebreo ; il suo medico , scettico ma generosissimo nel nasconderlo e curarlo, la sua morosa : cameriera di borghesi filo-nazi che passa info alla resistenza, sono attori della riesumazione di un “antropoide” vindice degli oppressi e testimone della meschinità umana , intatta attraverso i secoli.
    Come sbarcare “Ultimatum alla terra” e “Terminator” ( versione “buono “)nella seconda guerra mondiale. Il Golem irrompe solo quasi a metà albo , come a dare tempo al lettore di acclimatarsi con l’angoscia degli ebrei perseguitati e la spavalderia partigiana di alcuni di essi , numericamente soccombenti ma sempre in cerca di organizzare azioni eclatanti , facendosi carico del dilemma etico di lasciare sul selciato “effetti collaterali” umani. Con il super “uomo d’argilla” a supportare ma impartire infine il monito del “volemose tutti bene”, prima di “ritirarsi” , dando un segnale unilaterale di fine delle ostilità e demandando alle coscienze personali l’eventuale rovello dei sensi di colpa.
    Un trattamento vagamente cerchio-bottista, equipollente e revisionista ?
    Il sospetto è di aver letto una storia con un valore metaforico più ambiguo del suo lineare, seppur “fantastico”, svolgimento ; con un sotto-finale che ricorda pure i giovani sconsolati degli ultimi fotogrammi di “Roma città aperta”. Con “l’uomo della strada” lesto a prescindere nel prendere coraggio ed iniziativa quando il destino della guerra si è già compiuto…Ma , chiamando in causa la passiva rassegnazione dei “giudei”, poi invece li si stigmatizza nella loro fattiva guerriglia urbana (?).
    Mai stato (imho) un fervente fan del disegnatore, qui particolarmente asciutto nel NON precisare le forme, con una sterilità di tratto che talvolta a stento vince la pagina bianca, mentre le chine volentieri mangiucchiano porzioni di vignette, non assistite del resto da sfondi molto lavorati. Si dovrebbe parlare immagino di ombre espressioniste, ma temo più che altro si tratti di espedienti per velocizzare l’esecuzione delle fasce, piuttosto ortodosse nel rispettare la gabbia bonelliana . Sì dà atto di una certa felicità compositiva, che scongiura, ove possibile, le piattezze della bi-dimensionalità.
    ?


    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • #62


      50. Il Condannato
      Testi_ Fausto Vitaliano / Disegni_ Luigi Pittaluga.
      Nel 1791 Londra è già una metropoli sovraffollata, dove le classi sociali si attengono a non sempre definiti confini; a causa della disperazione od aggressività di poveri e ricchi. Ma il benestante e fiducioso William M. Sinclair si muove con sicurezza spavalda, deciso ad assaporare le occasioni che la city offre, senza ignorare anche le realtà che il suo censo gli permetterebbe di scansare. Una concatenazione di sfortunati eventi però lo trascina all’esilio nel nuovissimo mondo, L’Australia . Considerata dagli inglesi come una immensa terra da “civilizzare” dagli aborigeni , bagno penale per reietti e frontiera di avventurieri spregiudicati ; che risulta a William oltremodo ostica e una troppo lunga parentesi in vista del ritorno in patria. Tuttavia , conoscendo progressivamente i nativi e lo straordinario paesaggio _ antitetico a quello inglese_ che è portato ad esplorare , ne coglie ed apprezza le peculiarità, sforzandosi encomiabilmente per armonizzarli quanto possibile con le esigenze _ in verità piuttosto prepotenti_ degli “uomini bianchi” come (è ,od anzi era…) lui. Nonostante il passare del tempo il suo passato non lo abbandona… Di nuovo W. Si dimostrerà pronto a ripartire , senza debiti e rimpianti, nel pieno della sua vita.
      Quasi un western, che nella parte finale aggancia per vie “traverse” un illustre blasone letterario, a sigillo di una storia a spiccata vocazione avventurosa. Se il sostrato animista ed ecologista che innerva la trama non sia di maniera velleitaria almeno nelle premesse è pur vero (imho) che l’impianto classico in forma e sostanza di questo “Il Condannato” allinea una pesante successione di cliché e convenzioni narrative francamente stra- sentite, per una parabola umana esotica per contesto ma fin troppo esemplare per svolgimento e spinte ideali.
      I disegni sembrano mediare tra l’esigenza della ricostruzione storica e l’urgenza dei tempi di consegna di un fumetto popolare da edicola, arrangiandosi con qualche semplificazione ed apparendo un po’ monocorde nelle campiture, e negli strumenti usati per il segno , dentro il territorio del realismo.?


      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      • #63


        51. I Dannati di Pitcarin
        Testi_ Claudio Nizzi / Disegni_ Giovanni Lorusso.
        Imbarcati a Tahiti le loro compagne ed alcune sodali coppie polinesiane , gli ammutinati del Bounty spiegano le vele verso la semi sconosciuta isola di Pitcarin , per rifarsi una vita e sfuggire alla punizione ( pena di morte!) che la Corona inglese applica agli insubordinati, su iniziativa del secondo ufficiale F. Christian. L’esilio costringe la piccola e diversificata comunità a smantellare il veliero, riutilizzandone parti per costruirsi un solido riparo e dare il via ad una convivenza che nel corso dei mesi si logora per questioni di proprietà e di prepotenze che finiscono per generare gruppuscoli in aperta e sempre maggiore ostilità. Christian , con i suoi più stretti amici, cerca di fare da paciere, ma viene provocato molto da vicino e si trova a dover fronteggiare una guerriglia ritorsiva che sfrutta il fattore etnico inglesi contro thaitiani e sa confondersi nella fitta boscaglia. Il sogno della rinascita dei ribelli al despota Cap. Bligh soffoca in loro stessi , riducendoli a cercare soddisfazione con vendette all’ultimo sangue.
        Ideazione poco articolata, ad un certo punto sembra un pezzo di “Rambo” , con imboscate e contro offensive che decimano una ciurma peraltro in maggioranza ( ah, la democrazia !?) composta da fior di razzisti screanzati; per una storia che cerca di immaginare realisticamente cosa non abbia fatto prosperare la prima generazione che a partire dal 1789 prese possesso di un territorio che peraltro avrebbe potuto sfamare tutti. Uno spunto filosofico, a latere di una vicenda invero abbastanza piatta e lineare, ma con agganci puntuali rendicontati storicamente ( https://it.wikipedia.org/wiki/Ammutinamento_del_Bounty#Sorte_degli_ammutinati ). L’inchiostrazione è solida ma sa scalare in densità per non sacrificare le forme , rese con posata plasticità nelle anatomie e buona profondità compositiva tanto negli interni quanto nei rigogliosi paesaggi isolani.


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        • #64
          52. Dollari d’argento
          Testi_ Gigi Simeoni / Disegni_ Giuseppe Baiguera.
          Di origini napoletane, l’estroso fotografo Carlo Esposito gira gli Stati Uniti nella seconda metà dell’ottocento , e col suo dagherrotipo cerca di immortalare i protagonisti più veraci e pittoreschi che costituiscono l’ossatura umana della grande Unione. Suo malgrado , ma a schiena dritta, verrà coinvolto in una faida familiare che…
          Il soggetto attinge senz’altro a stilemi classici, la cui erudizione serve del resto a rendere vagamente accettabile il fideismo spinto del bonaccione di Napoli, candidamente buonista-garantista e molto suo malgrado costretto a prendere le armi contro dei villani, mandati da un prevedibile possidente malnato. Facendo girare il tormentone dei dollari d’argento Simeoni copre _ con un fragoroso colpo di scena_ una trama secondaria , mentre impacchetta un happy end trito da “vissero tutti felici e contenti”. Andamento dilatato e provvide coincidenze fanno tornare i conti ad un intreccio che _dopo essersi rimirato nei suoi meccanismi di affabulazione _concede poco alle emozioni .
          Un po’ evanescenti in qualche frangente ( l’incendio delle stalle…)i disegni recuperano in solidità nella parte successiva (il villaggio western…) variando però bruscamente tra tavole dall’inchiostrazione spessa ed altre che piuttosto sembrano sentire la mancanza dei colori. Tolto l’italoamericano ed il bounty killer avrebbe anche giovato una caratterizzazione maggiormente precisa delle fisionomie, che possono indurre a non volute confusioni. ;-) .


          ?


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          • #65


            53. Razo, il brigante
            Testi_ Fausto Vitaliano / Disegni_ Matteo Mosca.
            La Russia zarista nel 1904 patisce i lutti che sta producendo la guerra navale contro il Giappone; ma il malcontento popolare è duramente interdetto dalle autorità imperiali, mentre allo stesso Zar arrivano impellenti richieste dell’Esercito per dare una recrudescenza definitiva alle sorti del conflitto. I Servizi Segreti operano con più che opinabile discrezione per intorbidire la cognizione della realtà , a fini strategicamente inconfessabili, mettendo in conto di elevare ulteriori estremi sacrifici… Un integerrimo militare si troverà suo malgrado incuneato in uno scelleratissimo complotto, che tenterà di sventare , anche grazie all’imprevisto aiuto di un giovanissimo fuorilegge, scaltro,finto menefreghista capace di riscattarsi eroicamente, pur se dimenticato da ogni retorica celebrativa.
            Si consideri che il brigante del titolo entra in scena solo a pagina quarantotto, animando la trama dopo un lungo preambolo, dunque, che serve a dare una infarinatura del quadro storico ,indugiando sulle mefitiche correnti che si giocano il Potere e l’indirizzo politico della “Grande Madre Russia”, virtualmente senza una soluzione di continuità/contiguità che separi il bene dal male o fornisca soluzioni per loro natura mutabili al limite della sondabilità, ossia il fine (che )giustifica i mezzi (?). In sintesi una spy-story movimentata , che nella seconda parte si distende in momenti di azione spettacolarizzata. La promessa sposa del soldato, appena intravista e subito al suo fianco nel finale sembra voler prevenire che la “bromance” del fidanzato con il quindicenne Razo abbia altro di una intesa virile…
            Mosca disegna San Pietroburgo e col nome siamo a posto (xD ). Però lo stile, peraltro già apprezzato in questa stessa collana, fatto di un bianco e nero molto contrastato , con linee molto chiuse e modulate in marcati spessori ,appesantiscono un quadro d’insieme che _per ovvie ragioni climatiche_ comporta personaggi infagottati in pesanti pastrani ed edifici graniticamente austeri. Le parti in flashback sono in levare e (imho) respirano meglio. Un buon episodio.


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            • #66
              54. La Mano nera
              Testi e Disegni_ Onofrio Catacchio.
              NYC nel1907. Un crogiolo di espatriati; molti gli italiani, che affollano la città con le loro peculiari usanze , trasmettendo ed ingigantendo talvolta però il malaffare e la violenza di metodo mafioso. Un volenteroso e poco esperto cronista aggregato alla spola navale verso gli States potrà testimoniare da vicino i “virili” metodi investigativi del tenente di polizia italo-americano Joe Petrosino e della sua squadra di fidati collaboratori, principalmente intorno al caso di un pluriomicida di donne che fanno la vita, uccise e vilipese, in un territorio sotto il tacco dell’illegalità monopolizzato dall’organizzazione fuorilegge “Mano Nera”. Il braccio della giustizia si armerà anche delle più moderne (in epoca…) teorie criminologhe per restringere il campo d’indagine degli allarmanti delitti e bloccarne finalmente il perverso autore; aiutando contemporaneamente un italiano illustre a sfuggire dai taglieggiatori della Mano…
              Un “giallo” abbastanza schematico , che prende a scusa il letterato protagonista per elargire didascalismi nozionistici o magari solo (?) per sottolineare ciò che al lettore tardo potrebbe sfuggire di comprensione. Quasi un “Jack the ripper” trasposto a little italy , mettendo in guardia da scappatoie lombrosiane nella definizione etnica di un vasto ed intero popolo.
              Di un certo e lodevole impegno la immersione storica metropolitana restituita graficamente con un gusto figurativo elegante sebbene non improntato strettamente alla mimesi realistica. Di norma vince la signorilità di pose molto slanciate, benché specie i personaggi del dottore e del galeotto potrebbero richiamare a un Giampiero Casertano. ;-)


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              • #67
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                55. Fort Ticonderoga
                Al battesimo dell’edicola ancora una sceneggiatura di Paolo Morales, immaturamente scomparso nel 2013, che concerne _ distribuendosi temporalmente in oltre due decenni_ alle vicissitudini delle guerre nel Nuovo Mondo tra francesi ed inglesi e quelle per l’indipendenza delle colonie con l’autodeterminazione statunitense del nord est America. Tradizionali gli elementi che soccorrono una vicenda narrata con una certa vivacità lessicale e briosità negli incalzanti avvenimenti. Nativi, francesi, inglesi e successivamente statunitensi si incrociano calcando negli anni i medesimi territori, da nemici, indifferenti od addirittura alleati sul piano umano e personale , senza abdicare alle rispettive bandiere, e portando i lutti di molte battaglie.

                Strigliato dal padre: Duca inglese che lo considera un bamboccio immaturo, un giovanotto viene mandato a farsi le ossa militarmente dal genitore in uno sperduto avamposto, Fort Ticonderoga, periferico quanto , per motivi più o meno dicibili, ambito strategicamente. Una “Fortezza Bastiani” assai movimentata , che il ragazzo dovrà difendere od alternativamente espugnare, in rovesci che gli faranno perdere di vista i migliori incontri della sua giovane ma ormai non più ingenua vita. Si tifa per il lieto fine e per la premiante irruenza di buon cuore del protagonista; mentre i comprimari esercitano la memoria vendicativa od il beau geste cavalleresco del mestiere delle armi.

                Buona la definizione grafica dei paesaggi , compresi gli interni , del disegnatore Fabio Ramacci , fine e rifinito al tratto, con qualche cedimento nella precisione anatomica facciale, ed esagerazioni di chiome femminili e grezzosità soldatesche.


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                • #68
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                  56. IX B’ALAAM
                  Testi_ Andrea Voglino / Disegni_ Stefano Landini.
                  Da questo mese l’albo costa quattro euro.
                  Una spedizione archeologica americana nello Yucatan, scopre nel 1957 una camera funeraria in un antico tempio dei Maya in cui riposano le spoglie di…Un pirata spagnolo del 1700 (!). Un giovane reporter che ha faticosamente riportato in Usa degli scatti dell’ assai bizzarro rinvenimento, viene avvicinato da un eccentrico anziano signore che sembra ferratissimo sull’intera vicenda…

                  Lo ha fatto Mark Millar , ed allora incameriamo anche un Voglino : ogni passo della storia è un richiamo sottile ma evidente al soggetto ed a momenti di qualche film. Si comincia con “Titanic” e “ The Night flier” per poi snocciolare “All’inseguimento della pietra verde”, “Rapa Nui” , “Fuga per la vittoria” ecc…
                  La parte settecentesca d’altronde esprime una strana coppia insieme per forza composta da un pirata spavaldo e da un giovane “damerino” che tanto per (non) cambiare ha cum grano salis ma parca esperienza del mondo. Chiaro che i due ne vedranno e faranno di ogni, andando avventurosamente a scoprire nella selva impenetrabile nobili civiltà, dal passato glorioso ; dal presente problematico con una relativa inclusione di _ vedi i due_ “immigrati” ,ed un futuro incerto e non pacificato, sebbene godano di una preziosa risorsa ( …che li collega al ’57…). Trama ricca di momenti topici ed incuriosente , sebbene il didascalismo e la verbosità gonfino all’eccesso i testi, peraltro senza impedire smaliziate previsioni del finale. Nel bene e nel male l’impronta grafica del disegnatore rimanda ad Eura Editoriale (e difatti lui lavorava su “Detective Dante”) per la decisione nell’inchiostrazione , che non invoglia ai fronzoli , a rischio pero di un certo schematismo non compensato dal colore e di posture non sempre sciolte.


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                    57. Polvere di fata
                    I testi di Giovanni Di Gregorio cuociono un minestrone facendo brodo con i rimasugli di diverse dispense letterarie , ribollite col gusto speziato del thriller crudo ed efferato , impiattandolo nella Londra primo novecentesca , che pure ha rilasciato narrative favolistiche, qui rielaborate nel senso di un realismo triste e punitivo. Poche volte credo , in una storia targata Bonelli, si è visto un protagonista tanto “scialbo” e sopravvissuto con mancanza di “coraggio” come Arthur , uno sparagnino della vita che fotografa i cadaveri morti per la Yard; che sta con una ragazza madre con problemi , Wendy, la cui figlia indugia in “polvere”, istigata dal bontempone Peter ( sic!) che ha messo su una banda di scapestrati e drop out gaudenti/ delinquenti; decimati _ insieme ad infelici dichiarati_ da un serial killer che scende nei bassifondi come /con la nebbia ed una nave a vela del Capitan (…con l’aspetto da cacciatore di balene però…) a triturare altri “clienti” per l’esangue otaku ( :-p) della camera oscura.
                    La morale non è (troppo) predicatoria ma diamine, pessimismo a badilate!
                    Alessia Fattore e Maurizio Di Vincenzo firmano i disegni , puntinati e striati per dare il senso della fitta nebbia londinese. Di bella espressività alcuni primi piani , induriti dalle ombre che , in campo lungo coprono talvolta invece una certa approssimazione nel rendere le figure . Sacrificando dei sottotesti che non tutti ( io per primo) possono cogliere si potevano omettere le citazioni più palesi ed invadenti (?).


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                      4. Lavennder [Speciale Le Storie]
                      SBE. 128pp., a colori. 6,30€.
                      Testi, Disegni e Colori_ Giacomo Bevilacqua
                      Due giovani innamorati di buona ed agiata famiglia, su iniziativa di lui ed in appoggio ad una informale agenzia di viaggi, sbarcano su un’isola deserta tropicale per trascorrere una piacevole ed intima vacanza e ritemprarsi dai rispettivi impegni lavorativi. L’idillio è però presto spezzato da un crescendo di brutte esperienze…
                      Morbidamente appoggiato sulla sensualità della protagonista femminile , “giustamente” spogliata,lo schema narrativo ha un incedere assolutamente oliato nel prevedere la presa di possesso del paradiso naturale e gli amorosi sensi della coppietta, disturbata da un inesorabile crescendo di situazioni che vanno dall’ameno razionalizzabile alla violenza estrema, sadica e bestiale da “survival horror”che nel finale deraglia beffardamente oltre la credibilità realistica. Parentela tra “Lost” e “Dieci piccoli indiani”, più un ulteriore riferimento che , rivelato, sarebbe un macroscopico spoiler. Dialoghi simpaticamente stupidini all’inizio per acclimatarci sull’affiatamento dei due vacanzieri e bruscamente elusivi/ allusivi alla fine , per chiudere una storia che mena il can per l’aia con professionale padronanza esagerando colpi di scena forse un po’ grossolani. Buona la resa anatomica ( detto senza malizia : il lato “b” di Lei…)dei soggetti , andando a deformare alla Marc Males ( ibridato con un segno più manga) alcuni ritratti ( ma a pag. 47 il riferimento voluto sembra omaggiare Grazia Nidasio), mantenendo una pulizia e finitura che era mancata in “Metamorphosis”. Buono il gioco tra luce ed ombre , tanto nel fogliame quanto per scalare i soggetti in primo piano dagli sfondi. Ironica la scelta delle tonalità : quelle cromaticamente solari sembrano appunto ricopiate da un depliant da vacanze tutto compreso , lasciando un retrogusto perfettino ed artefatto. Così pure l’albo ( uno special a cadenza annuale), messo su con mestiere ma (imho)forse privo di un’anima propria.




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                      • #71
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                        58. Il Sangue dei mortali
                        Testi_ Giancarlo Marzano / Disegni_ Tommaso Bianchi.
                        Cantami o diva del pugnace assedio dei fanti achei ( per la gloria e gli “schei”)alla fortezza troade . L’ira funesta e speculare degli eserciti che involve nel logoramento e nella spossatezza di lunghi anni di stremanti battaglie e snervanti attese. Gli Dei nicchiano ed il rancio diventa avaro , serpeggia una realistica scontentezza ma i caporioni non sentono altro che l’oltranzismo guerrafondaio. Almeno fino a quando lo sbarbato Paride…
                        Va beh, odi, litigi e disinganni da poema omerico nelle vicende incrociate di una famiglia entro le mura e di due fratelli mirmidoni fuori , che in due lustri si combatteranno sanguinosamente , incarognendosi oltre le tardive riparatorie intenzioni. Con l’accumulo di stanchezza dei belligeranti viene meno la pesantezza dei dialoghi , altrimenti sempre ultimativi e pomposi a conferire _ con il passare del tempo_ quel tono generale di solenne epicità pure utile ad allineare le coincidenze che assestano l’ultima zampata della tragedia; quasi tradendo però il sottinteso crescente disprezzo dei non aristocratici protagonisti per l’arroganza tendenziosa dei loro Condottieri e la irritante “indifferenza” anche dei piani alti ove soggiornano Zeus & Co.
                        Per limiti intrinseci alla trasmissione delle vicende storico mitologiche , il disegnatore ha avuto margine di discrezione nell’immaginare vestiario ed armamenti , cavando una cinetica enfasi nei vari combattimenti che, nei momenti più riusciti , danno un segno affine ad un Luigi Piccatto ben posato ed un Corrado Roi al servizio di una estetica alla “Dragonero”, in un albo irrigidito da una declamata marzialità (imho).




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