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West - black hills/ fumetti di frontiera

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  • West - black hills/ fumetti di frontiera


    Non seguo di norma il fumetto western.Questa proposta della Ed. Cosmo, che dovrebbe consistere in due albi da edicola ,riduzione a f.to bonelliano b/n di cartonati francesi da libreria (48x2pp.
    episodi ogni uscita) colpisce per la qualità dei disegni di levigata precisione e di impressionante realismo fotografico, fatti da Marc-Renier,restituendo gli spazi aperti e maestosi sviluppando vignette in orizzontale o scontornate ed insertate da dettagli più ravvicinati e talvolta sovrapposti come finestre grafiche..Sceneggia Yves Swolfs (quello di "Durango"), che mette insieme una storia abbastanza tipica: un cow-boy male in arnese, con un doloroso passato e conti da regolare destinati inevitabilmente a riemergere, accetta controvoglia di scortare un reporter francese che gode di appoggi governativi ma è tarato da un entusiasmo da progressista ingenuo, allo scopo di raccogliere testimonianze sulla vita dei nativi americani, che vivono malissimo a causa di accordi peggiorativi con i bianchi ,sempre pronti a fregarli negli scambi commerciali.Alcuni giovani guerrieri pellerossa decidono di ribellarsi con la forza allo status quo.Il francese e il cow-boy entrambi malvisti dai bianchi che vogliono perpetuare i loro sporchi affari a danno degli indiani, non potranno che unirsi al loro destino, braccati dalla "legge", dall'esercito, da mercenari variamente combinati e lanciati sulle loro tracce , fino ai freddi territori canadesi... €2,90.
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"


  • #2
    Seconda e ultima parte. Fine 1890. Il cow-boy rientra dai territori canadesi e _ aiutato dal Francese ormai suo amico_ cerca la sua giustizia, in memoria dei suoi familiari, come unica ragione di vita. I due ancora una volta sperimenteranno la durezza climatica delle terre di confine, e saranno testimoni della viltà e crudeltà degli uomini bianchi che, assicurata una parvenza di copertura contrattuale imperversano nella nazione indiana, perpetrando abusi ed indicibili carneficine. Separati infine, andranno incontro così al loro destino.
    Interpreto la volontà degli autori di assumere il punto di vista del personaggio del Francese, un giornalista e fotografo di fine ottocento , con la sensibilità del suo tempo ( fortemente temprata dagli avvenimenti di cui, progressivamente, è parte attiva e concreta…) e la sua cultura, anche estetica. Questo, a partire dai testi di Swolfs si riverbera sulla resa dei disegni di Marc-renier, che sembrano dare conto dell’epoca in cui è ambientato il fumetto attraverso l’abbigliamento , le armi e il modo di sistemarsi capelli o baffi , ma anche la postura ed il contegno temuti nelle fotografie _ giocoforza posate_ di quegli anni; comprensive dell’uso non particolarmente spinto della profondità di campo. In questa stessa ottica si può anche constatare la non marcata caratterizzazione del cow-boy, che invero non è il principale protagonista e si comunica attraverso quanto è dato conoscere al Francese dopo il loro casuale incontro.
    Soddisfatto della lettura
    L’editore proseguirà la collana “West-fumetti di frontiera” pubblicando a partire da aprile 2013 “I Pionieri”.

    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • #3
      Durante la Guerra di Secessione. Un agiato giovanotto del Sud, vive in panciolle imboscato nella magione avita. Per sfuggire , con risvolti drammatici, ad un tentativo di arruolamento deve precipitosamente scappare da casa, aiutato dal suo inserviente afro. Patendo la fame e le intemperie i due infine cadono prigionieri in un campo nordista. L’ormai ex schiavo decide di servire nell’esercito del Nord , mentre il ragazzo si avvicina ad un loquace ed eccentrico attore ( oltre che baro, venditore di liquore adulterato , imbonitore di piazza ecc…) grazie a cui riesce di nuovo a sganciarsi dalla “tutela” dei militari. Iniziando da questo un lungo viaggio picaresco _con a fianco un altro disertore aggregatosi rocambolescamente_, in cui apprende i rudimenti dell’Arte teatrale , ed è testimone degli avvenimenti epocali susseguenti alla guerra, all’assassinio di Lincoln , alle scorrerie dei banditi, agli indiani ed alla dura e spesso crudele avanzata dei Pionieri del West. Un BD dalla fattura regolare per taglio ed impaginazione delle vignette , che soffre qui il formato ridotto e decolorato , causa l’accumulo di minuzie , panneggi, segni di espressione che ingolfano i quadri un po’ a scapito della loro leggibilità generale, non facendosi mancare anche pennellate di nero piuttosto profonde.Sul piano della storia ( il fumetto è realizzato interamente da Christian Rossi) la pecca maggiore mi pare essere che il protagonista emerge pochissimo, conservando per tutto il tempo un ruolo di subalternità gregaria tanto rispetto al donchisciottesco personaggio dell’attore , quanto a quello dell’uomo di colore. D’altronde il colpo di scena in coda all’albo fa presagire che nel secondo e conclusivo volume de “I Pionieri” il ragazzo acquisterà maggiore peso specifico in rapporto al ruolo primario che la sceneggiatura parrebbe assegnargli.Aspetto con non spasmodico interesse il prossimo numero. http://www.fumetto-online.it/images/...9687000030.jpg
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      • #4
        Per rimanere in tema di fumetti western.
        Ho i primi numeri di Durango e proprio ieri per curiosità ho acquistato in edicola il primo numero del fumetto francese Blueberry di cui non ho ancora visto il film con Vincent Cassel anche se dal trailer non mi ha detto niente,chissà forse un giorno proverò a noleggiarmelo se lo trovassi ancora .

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        • #5
          WEST I PIONIERI 2 di 2
          Albo diviso in due episodi distinti, ma complessivamente deludente.
          Il primo. Siamo accommiatati dal personaggio dell’attore , che bruscamente _per la narrazione_ perde il lume della ragione e vagola disconnesso in un mondo tutto suo. Invece il Ragazzo , riposti i propositi bellicosi che parevano animarlo al termine dello scorso numero si applica ad una abbastanza inutilmente licenziosa storiella amorosa con due ragazze (una bionda e l’altra mora,sic!), confermandosi un protagonista evanescente e largamente dimenticabile. Tra le due vicende s’incunea il Terzo componente della Compagnia teatrale, in cerca _ un classico_ di portare a termine una vendetta personale , ormai assunta ad unica ragione di vita. Che è sostanzialmente la trama del secondo episodio, gravato da una sceneggiatura fratturata in micro-storie con nuove figure, ognuna dotata del suo “bel” cappello introduttivo, d’intralcio continuo alla scorrevolezza della lettura. Se l’intento era di descrivere una epopea western era opportuno, imho, distendere il racconto su una foliazione più congrua.
          Belli i disegni, ma pagano la necessità d’inserire molti cow-boy nei campi lunghi , rendendo caotiche alcune tavole con frangenti d’azione (sparatorie).La distribuzione di vuoti e pieni in vignetta è usata, per staccare quanto possibile ambienti diversi e diversi gradi crescenti di drammaticità delle vicende umane. Viceversa nelle vignette in ogni senso “solari” si apprezza la finitura dei dettagli (ma) come pure la mancanza del colore.
          Non mi ha convinto.
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          • #6

            Metà del ‘700, Canada meridionale. Inglesi e Francesi guerreggiano sanguinosamente per il controllo del territorio coinvolgendo alle proprie fazioni le tribù native locali che rivaleggiano tra loro. Alleati “selvaggi” , sommamente disprezzati e riforniti di “regali” della civiltà occidentale quale il vaiolo e l’alcolismo, oltre ad un Clero che impartisce forzose conversioni od ultimativi anatemi…
            Tra i due fuochi le Compagnie private, che cercano di tutelare autonomamente i loro business ; particolarmente il commercio del pellame, anche servendosi di mercenari.
            Ed è il dirigente di una di queste società che incarica un esperto Trapper di organizzare una spedizione conoscitiva in un Forte distante centinaia di leghe per assicurarsi del buon andamento degli affari; dandogli come aiuto il giovane nipote francese scavezzacollo per tenerlo lontano dai guai.
            Avventura dal gusto classico, testi e disegni di Jean-Francoise Charles, che si prende tempi dilatati ( alcune situazioni tuttavia sono risolte con una semplice nota didascalica)adatta all’epoca storica che descrive. Maestosi paesaggi esplorati faticosamente a piedi o tuttalpiù a cavallo ed ove possibile via acque interne; inverni rigidissimi ed insediamenti di coloni ,distanti ed isolati , che sperimentano carneficine ed espropri di massa piuttosto che una accettabile convivenza interetnica a seconda delle posizioni strategiche degli eserciti in conflitto. I destini dei personaggi si divaricheranno ed al giovane francese non mancherà neppure l’occasione di avventure galanti; ed anzi saranno i suoi amori a muoverlo e forse a perderlo.Per Donne “moderne” che scavallano un ruolo decorativo /riempitivo ma che rischiano di trascinare la storia in territori da telenovela in costume , aggiunti a soluzioni narrative affatto originali. Complessivamente il fumetto si lascia seguire per la serrata concatenazione degli avvenimenti e per il taglio avventuroso comunque poggiato su evidenze storiche. La resa visiva , molto carica di persone e cose, è parzialmente inficiata dai ritratti degli indiani, virtualmente indistinti e da vignette quadrate ( curiosamente assenti le scontornate e i vignettoni splash page…) , certo penalizzate dallo standard 16x21.
            Spettacolare dunque, ma un po’scontato. Stuzzicante nelle ambientazioni , stucchevole nei caratteri.Seconda Parte in edicola dal 10/09.
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            • #7
              Maggiormente ricompattato nelle linee guida della narrazione e con dialoghi più asciutti , l’albo guadagna una lettura più scorrevole e piana. Anche il segno di J.F.Charles è tuttavia più sintetico e pare talvolta abbandonare i sentieri del realismo in favore di una caratterizzazione grafica affine al grottesco-caricaturale.
              Proseguono le tribolazioni erranti dei tre protagonisti ( il trapper Billy; il giovane inquieto Benjamin e la sua prima donna Louise) , con altri compagni di ventura sopraggiunti da varie circostanze , in cerca di una enclave prospera e pacifica(ma) incalzati e sfollati dalla virulenza delle giubbe rosse inglesi decise a strappare la colonizzazione delle terre conosciute come Nuova Francia. Progressivamente il contagio della guerra sta arrivando alle zone più remote ed isolate, per questo facilitate a mantenere una relativamente quieta neutralità. Passano le stagioni e Benjamin cerca di adattarsi ad una vita per cui comunque non si sente tagliato, sostenuto dall’amore di Louise ma quasi invidioso del dinamismo avventuroso di Billy, sempre in viaggio alla ricerca del suo “eldorado”. Drammatiche vicissitudini si assommano ad un misterioso Nobile francese in carrozza che pare boicottare gli interessi del suo Paese in favore degli inglesi ed ha messo Benjamin nel suo mirino, provocandolo a reagire, e risvegliandone il carattere impetuoso.
              L’elevata varietà degli scenari è resa anche con l’uso di vignette a tutta pagina o sviluppate in senso orizzontale per consentire questo affresco con natura maestosa, spazi larghi e masse ( eserciti, civili, nativi…) in movimento. Affascina il contesto storico; mentre i sentimenti umani ottengono la nostra empatia poiché convenzionati in via sostanziale alla universalità.

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              • #8


                Nel ventre antinomico della Storia. Se nei precedenti episodi i nostri andavano cercando un’oasi,un’enclave prospera riparata dal conflitto tra Francia, Inghilterra ed i loro alleati nel Nuovo Mondo, ora la contingenza degli eventi li spinge “nell’occhio del ciclone” della Costa Atlantica dove la flotta inglese sta cercando di attraccare, nel tentativo di tagliare fuori i rifornimenti (ai) francesi e coprire l’offensiva da terra del suo esercito per la conquista di Québec e della Nuova Francia, prima che l’inverno artico geli le vie di navigazione.
                Notizie sorprendenti per Billy, mentre Benjamin si è ingraziato una frivola nobildona québecquista per scoprire chi tra la casta nobiliare ha ordito la spedizione punitiva contro Louise; che dal canto suo, dopo aver subito la confisca dei suoi beni non può che seguire le truppe francesi _ con zia, l’indiano Bee Bee Gun e il vecchio Thimoléon_ affranta dall’abbandono di Ben , che asseconda la sua sete di vendetta e forse più ancora il suo desiderio di libertà ed avventura.
                Una grande battaglia finale,nuovi e vecchi personaggi , intrighi e stratagemmi chiudono con l’albo il primo ciclo narrativo della serie , che da adesso punta in parte verso il vecchio continente.
                Prodigo di particolari, affreschi di masse e mezzi in movimento ma anche capace di puntualizzare minuti passaggi sottolineandoli con una griglia di brevi vignette i disegni di J.F.Charles assumono deformazioni stilistiche di tipo accentuatamente caricaturali.
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                • #9
                  La figura illustrata in copertina rimanda a Charles Bronson, ma il disegnatore dell’albo, Jesus Blasco Monterde bazzica “Tex” e si vede. Due buoni: l’avventuriero Ray ed il fido socio Apache Yuma; un brutto: Don Pedro, messicano linguacciuto,sbevazzone, opportunista, ladro ma a modo suo di buon cuore; diversi cattivi : avanzi di patibolo o truffatori ripuliti,senza scrupoli e non meno spregevoli.
                  Le coordinate del fato li metterà sulla stessa polverosa strada del west e più d’uno cascherà a pistolettate da cavallo.
                  Con due belle “pollastre” che assolvono lo scopo decorativo e di riposo del guerriero ( che tuttavia stoicamente declina), zero implicazioni politiche ( il riferimento alla “guerriglia” non ha ragion d’essere appigliato a questa sceneggiatura…) per delle situazioni che pescano nella bisaccia del cinema di genere , l’alto come pure il basso, da “Un Dollaro d’onore” a “Lo chiamavano Trinità”, sfiorando nei testi _ di Miguel Cusso _ una certa petulanza nelle descrizioni minute dei passaggi narrativi, peraltro risolti con una scattante briosità accumulatoria delle situazioni in atto, lasciandosi il prevedibile spiraglio per un sequel. Tratto fine e dettagliato del disegno, che non disdegna corpose ombreggiature e saggiamente evita levigati abbellimenti nei ritratti delle persone.
                  Classicheggiante. Passabile.
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                  • #10
                    Seconda stagione. Primo episodio.
                    La momentanea risoluzione dei conflitti bellici fa acquisire una maggiore stanzialità ai cacciatori-esploratori del nuovo mondo.
                    Louise con Neil ( il soldato irlandese menomato che Louise ha curato, ricevendone l’affettuosa riconoscenza…), il vecchio Thimoléon e la cara zia Julia, oltre a difendersi dai morsi del gelo e dall’ostilità di alcune bande di razziatori indiani ,cercano di costruirsi un futuro di minimo benessere commerciando pellicce con tribù collaborative di nativi e dissodando il terreno boschivo per coltivare grano ed allevare bestie. Negli accampamenti colonici maggiormente popolosi ed organizzati nel frattempo inizia ad instaurarsi una sotterranea conflittualità tra il potere civile e le istanze di Religiosi che esercitano pressioni persuasive in tutti i campi sociali, oltre a ritenersi gerarchicamente preminenti nelle questioni etiche e spirituali. Un ostacolo insidioso per Billy, costretto a chiedere aiuto per liberare la sua compagna, il loro piccolo ed un gioviale fraticello sequestrati da indiani stabiliti presso le “grandi acque”. Il destino si prepara a rimetterli dopo tanto tempo sulla stessa strada.
                    Secondo episodio.
                    E in Europa? La Scozia anela all’indipendenza dall’Inghilterra, e rinsalda i contatti amichevoli con la Francia, nell’ottica di avversare il comune nemico. I francesi dal canto loro accarezzano l’ambizione di riprendere il controllo delle colonie oltreoceano. Rivediamo Benjamin, impegnato sorprendentemente sul piano personale e tratto d’unione delle istanze separatiste scozzesi combinate con la necessità francese di avere propri uomini esperti sul suolo americano. Una occasione per Ben e l’amico pellerossa Bee Bee Gun di protendersi al ritorno nel nuovo mondo.
                    Il caso, il coraggio e l’intercessione della squaw Piccola Treccia _ la donna di Billy _ avvicinano Louise alle usanze rituali dei saggi e pacifici nativi Cree dandole, come in un vivido sogno, il vaticinio della sorte incombente del suo mai dimenticato Ben…
                    Albo in cui le figure femminili sono parte molto attiva e propositiva (non manca l’altra ,infida e vendicativa ,ex di Ben…), e forse per questo ai testi è accreditata Maryse Charles insieme a Jean-Francoise.
                    Disegna Erwin “Ersel” Sels , un pelo monotono nel delineare i personaggi, mai avaro nel particolareggiare le vignette sia nei piani più stretti quanto a maggior ragione nei più traboccanti totali panoramici.
                    Continua per altri due numeri a cadenza mensile.
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                    • #11
                      Una importante sottotrama introdotta nel numero precedente vedeva Louise avere la fortuita occasione di salvare la vita alla figlia di un capo tribù Cree, venendo onorata come amica degli indiani. Successivamente la giovane squaw, insidiata da un indiano Chippewa, ignobile ed alleato degli inglesi, viene sequestrata e costretta a lavorare in un postribolo. Ritrovata dalla squadra che Billy era riuscito a mettere insieme per riprendersi la sua compagna_ rapita a sua volta_ diventa una pedina di scambio per destabilizzare le alleanze e la tregua guerresca tra gli indiani ed i colonizzatori europei, ovvero tra le divergenti tribù della Nazione Indiana. Questo innesca un equivoco che allontana i Cree da Louise , che vive una sua particolare esperienza quasi mistica; e mette Billy ed i suoi nella paradossale situazione di doversi difendere dagli inglesi, dagli indiani e pure dai francesi che, istigati dal pulpito ecclesiale , decidono di radere al suolo il bordello.
                      Nel vecchio continente intanto Ben accompagna i capi dei clan scozzesi fino a Versailles, per intercedere presso un Ministro francese al perfezionamento di accordi commerciali e patti di amicizia tra Francia e Scozia in previsione di cercare fortuna nelle Americhe, a detrimento degli affari inglesi. Ma l’intrigante Mary Shirley, sempre col dente avvelenato con Ben, tenta di far saltare l’intesa…
                      E’ forse questo l’albo più “cervellotico” della serie, in cui gli sceneggiatori _ sempre J. F e Maryse Charles, con Erwin “Ersel” Sels ai disegni_ delineano le motivazioni prosaiche dello scontro tra inglesi e francesi nel nuovo mondo, e le tensioni che vi intercorrono anche in tempo di pace. Sarebbe impensabile d’altronde per entrambi gli eserciti _già fiaccati dalle guerre nel ventre dell’Europa_ avere un controllo totale del territorio, se non cercando alleanze tra comunità indiane antagoniste.Lo scopo ultimo è naturalmente avere campo libero dove far fiorire il commercio, tolti di mezzo gli indigeni indesiderabili , anche usando i metodi più subdoli, quali l’introduzione dolosa di patologie sconosciute al sistema immunitario delle persone indiane. Non meno complessa la tessitura delle “relazioni pericolose” nella Corte di Francia , con le diplomazie che non si risparmiano i colpi più bassi nella ricerca di obiettivi a loro vantaggio.
                      Il finale dei due episodi tuttavia ci riporta alla vita avventurosa dei grandi scenari e della natura indomabile del nuovo mondo.
                      Il prossimo volume darà completamento a questo arco narrativo.
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                      • #12

                        Questo segmento finale della epopea dei “Pionieri” compreso nella “seconda stagione” si accommiata raccontando di Benjamin, scortato da Bee Bee Gun recarsi nella sua terra di Francia , col suocero scozzese, per armare un vascello adatto alla traversata oceanica. L’elevato costo della spedizione li costringe a mediare in affari con persone poco limpide ed a prestare il fianco a ben note fonti di pericolo, mai certi del tutto di potersene liberare…
                        Nel Nuovo Mondo intanto i francesi ed i loro alleati indigeni sperimentano le decisioni politiche della Corona inglese, uscita vincitrice dalla guerra e decisa a mantenere un qualche rapporto collaborativo con gli ex nemici per puntellare una tregua di pacificazione ,oltremodo indispensabile per far ripartire il commercio economico. Capaci di crudeltà repressive in Scozia ( che fanno sollevare anche la nobile e coraggiosa moglie di Ben…), gli inglesi appongono condizioni draconiane anche nelle Colonie, costringendo i francesi più motivati a muovere verso nuovi spazi vitali e di libertà. Anche il gruppo di Billy e Neil assaggiano la mancanza di scrupoli degli invasori anglofoni, in aggiunta alla severità del clima rigidissimo , che gli porta i morsi della fame…
                        Piuttosto che chiudere linee di narrazione ( forse quella con Mary Shirley; ed una digressione su Louise, risolta abbastanza linearmente…) l’albo si perita di offrirci ancora una volta la maestosità esigente dei territori del Nuovo Mondo , in cui i suoi “ospiti umani”, quali che siano, lottano strenuamente , talvolta rispettosamente, per conquistarli a loro più stabile e fruttuosa dimora; pagando altresì poste di sofferenza interamente indotti da altri e solo uomini.
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                        • #13

                          La frontiera, nel 1912, lambita dalla modernità avanzante: le automobili, i primi aeroplani e i venti della guerra civile che spirano dal vicino Messico.
                          Occasione per due gaglioffi, un ladro ed un pilota aviatore, d’incontrarsi ed andare alla ricerca di qualche facile guadagno. Si troveranno invece invischiati nelle sanguinose battaglie tra fazioni lealiste ed antagoniste del Presidente messicano, e dai generali che le comandano, sempre in cerca di supremazia anche sabotando colleghi della loro stessa parte.
                          I due avventurieri si troveranno sballottati tra diversi eserciti,pronti a cambiare casacca per salvare la ghirba , divenendo partecipi (praticamente inventando l’aviazione militare) e testimoni di eroismi impavidi quanto di raccapriccianti carneficine.
                          Battezzando i protagonisti con caratteristiche da scavezzacolli abbastanza risapute , lo sceneggiatore Jean- Michel Charlier si concentra nello scrupolo filologico di dar conto delle tattiche militari messe in campo dai diversi antagonisti allo scopo di annullarsi a vicenda, facendo leva sulle risorse del territorio o sulle debolezze strategiche o caratteriali dei nemici. L’infuriare dello scontro lascerà a chi le sa cogliere delle opportunità, e dei colpi di buona sorte , volgendole a proprio profitto. Magari anche solo per posticipare un destino che pare continuamente segnato.
                          Riusciranno i nostri “eroi”…
                          Un affresco storico che il disegnatore Victor De La Fuente rende caricando le tavole di una traboccante quantità di cose e persone, dando personalità alle reazioni di protagonisti ed innumerevoli comprimari, oltre a interpretare dinamicamente fragorose esplosioni e gli spostamenti delle masse militari , dando alla guerra anche una incantevole cornice geografico paesaggistica.
                          Incalzata dai macro eventi, la storia un poco si perde uno dei due personaggi , in genere lasciato in esagitato pericolo oppure a languire in galera causa motivata insubordinazione, e prende a romanzare le gesta di uomini realmente esistiti come il peone divenuto Generale Pancho Villa.
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                          • #14


                            Una corte marziale compiacente ai desideri di un alto “papavero” dell’esercito delibera la condanna a morte del Generale Villa. Per fargli avere una sospensione della sentenza( da eseguire in poche ore !) controfirmata dal Presidente del Messico, i suoi luogotenenti ingaggiano il “volador”, l’aviatore, anch’esso però ristretto in galera e dunque assoldano il suo compare per…ehn…prelevarlo e scongiurare la dipartita del Generale.
                            Che non è l’unico tassello di una cospirazione golpista per rovesciare il Presidente stesso ed istituire una guida del Paese autoritaria direttamente gestita dai militari.
                            Coinvolti oltre le solide e solite motivazioni veniali, i due compari_ anche per aver conosciuto una bella e misteriosa fanciulla_ hanno parte attiva nella scrittura del destino del Paese messicano moderno, sempre che riescano a schivare le pallottole e le ire dei graduati di fazioni ostili.
                            Sceneggiatura che dà forma romanzata (i gringos in primis) a fatti storici acclarati ed impetuosi, con giovamento conseguente del ritmo e ricchezza compositiva di variegate ambientazioni. Non esente da cliché sull’amicizia virile , consumata dai due insultandosi, inseguendosi ma infine sempre mutualmente aiutandosi.
                            Finale di albo con l’attraversamento di un simbolico (?) Rubicone (Rio Grande) di un personaggio d’eccezione…
                            Continua.
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            • #15
                              Capitoli finali della mini-serie.
                              Carismatico trascinatore, rientrato in patria Pancho Villa raccoglie l’acclamazione del popolo dalle città e dai villaggi del Messico settentrionale.Sotto la sua guida si costituiscono battaglioni di volenterosi, donne e uomini , in marcia contro i militari sostanzialmente continuatori della dittatura di Porfirio Diaz e dei latifondisti che ne approvano e sostengono i metodi repressivi ed ultraconservatori, peraltro invece ammantati di intenti modernizzatori.
                              Tuttavia mal equipaggiati ed impreparati alle tecniche di combattimento, spingono Villa a cercare alleanze politiche allo scopo di ricevere rifornimenti ; e con l’ottica strategica di tentare un congiungimento con le truppe di Emiliano Zapata, che stanno salendo dal sud con i medesimi obiettivi dell’esuberante Panchito.
                              Ai testi Jean-Michel Charlier e Guy Vidal , in chiusura lasciano cadere l’affresco storico e “consumano” le pagine per introdurre nuovi personaggi ( tra cui un crossover di Blueberry , un Veneziano tal quale Hugo Pratt, e persino un “fantasma”…) che danno alla storia un respiro più romantico ed intimista. Sebbene la Rivoluzione continui a non essere “un pranzo di gala” e non vengano risparmiate atrocità da tutte le fazioni, comprendendovi gli atti meno edificanti dello stesso Villa, rimane un retro-gusto di incompiutezza, che forse è un deliberato stimolo degli sceneggiatori al privato approfondimento storico eventualmente lasciato alla curiosità del lettore. Una situazione discutibile, dato che sarebbe comunque orientata da una lunghissima premessa intavolata nella forma di opera di fantasia. I nuovi protagonisti apportano beninteso dei punti di vista differenti ,o talvolta paralleli, dai due avventurieri finora al centro delle vicende, quasi a voler fornire una testimonianza più distaccata e completa dei fatti, che si fermano tuttavia al 1913, con digressioni anche non proprie esclusivamente al contesto e già viste in altre occasioni.
                              Nei ritratti Victor De La Fuente sembra voler rendere la differenza temperamentale tra il vulcanico Villa e lo stoico Zapata, solo due comunque di una massa da kolossal di peones, soldati, cavalli, treni ed imponenti catene rocciose.
                              Fine.
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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