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West - black hills/ fumetti di frontiera

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  • #31

    Ed. Cosmo. 96pp., b/n, 3,20 euro.
    Testi_ Jean-François e Maryse Charles / Disegni_ Ersel.
    Quasi contemporaneamente alle uscite francesi tornano gli episodi de “I Pionieri…” il feuilleton avventuroso sentimentale ambientato nel nord America del diciottesimo secolo. Gli autori tengono a svolgere una ricognizione d’epoca sui sommovimenti politici che hanno attraversato la composizione dei territori , rimarcando come, spesso, i nemici giurati di un non lontano passato possono trasformarsi in indispensabili alleati , magari per fronteggiare un nuovo e comune nemico. I francofoni cattolici ( europei, ed alleati indiani) sconfitti militarmente dagli inglesi hanno riparato, numerosamente, nel Quebec canadese , dove possono conservare le loro peculiarità linguistiche, religiose e sostanzialmente amministrative; anche perché L’Inghilterra è maggiormente preoccupata di arginare il pericolo nascente degli Insorti , ossia degli Indipendentisti dalla Corona di Re George, affatto propensi a disgiungere i canadesi dal novero dei lealisti. Ai fronti di guerra , paradossalmente in opposizione tra loro si troveranno il Bretone Billy, stanco della supremazia d’ Albione ed i suoi amici Benjamin e Louise ,che alla fine si sono ritrovati e vanno di nuovo d’amore e d’accordo. Ed anche se Ben ha maturato un ben superiore senso di responsabilità, il suo passato “libertino” gli recapita un legame di sangue; mentre uno dei compagni con cui ha condiviso gioie e dolori del vivere crescerà e prenderà una strada a contrasto di un’altra piaga saldamente praticata dagli insorti americani : la segregazione schiavistica dei neri.

    Due parti complessive molto incentrate su tecniche di guerra e piani strategici; e le tribolate gesta di uomini che _a dirla tutta_ non si accontentano di accasarsi completamente alle fatiche del quotidiano.

    La mole del materiale umano ed architettonico è convertita in disegni densi e realistici , con un minimo di approssimazione accettabile. Non sempre lo schema della gabbia è “invisibile” nella sintonizzazione dello sguardo di chi legge. Come solito la versione è decolorata ed in formato bonellide.
    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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    • #32
      Storia Completa. 144pp., b/n, 5,00 euro.
      Testi_ Matz e Mars / Disegni_ Gilles Mezzomo.
      Il Sergente Emmett Gardner svolge il suo abbastanza ingrato compito di poliziotto americano a presidio dei confini col Messico. Una striscia semi desertica brulicante di malaffari , equamente ripartiti tra le Mafie, che allungano la loro influenza corruttiva a compasso sulle due identità territoriali.
      Lo sbirro rivede se stesso nel giovane unico figlio Kyle, inquieto ed allergico alle imposizioni _anche della legge_ , che ha finito per contrarre un “obbligo” nella tagliola criminale di un Boss messicano. Un capestro che lo mette in pericolo di vita. Gardner Sr. , che ha un vissuto di problematiche esperienze, sente che deve aiutare il suo ragazzo a trovare ad ogni costo uno spiraglio per rimettersi in carreggiata . Ma i debiti reclamano il saldo…

      Tanto nella caratterizzazione dei protagonisti quanto nella serrata scansione degli eventi il fumetto riedita stilemi da film d’azione , serioso nel soggetto ma compiaciuto di uno svolgimento fracassone, spesso risolto a sganassoni e pistolettate da personalità tipicizzate sui retti binari di genere. Non può dunque mancare l’antieroe solitario dal passato oscuro,spiccio ma non del tutto disonorato; e la sua nemesi nella misura del tagliagole che s’è dato una ripulita e gli garba far sapere agli stranieri quanto la sa lunga, mentre tratta i suoi connazionali come pezze da piedi. Il movente, oltre all’amor paterno non può che essere l’affetto sbocciato per una bella mammina single che c’ha pure lei le sue “pendenze” col boss. La chiave sociologica si limita comunque a contestualizzare lo sfogo degli istinti, che si incastrano in sceneggiature ( il volume raccoglie i tre episodi che formano l’originale edizione francese) che fanno trovare robusti colpi di scena e situazioni “senza via d’uscita”, magari dopo aver lasciato credere altro al lettore, portandolo ad interrogarsi su comportamenti che nel mentre appaiono incongrui ma trovano una finale sistemazione logica, non indolore.

      I disegni lanciano una protuberante spinta atletica ed una nervosa esplosività che solo nei primi piani dei “belli” ( i “caratteristi” di contorno forniscono facce patibolari o nobilmente solcate dalla fatica del deserto, compreso Emmett, che pare un J. C. Van Damme particolarmente sciupato…) si presta a farsi allagare dal qui inesistente colore. Comunque le vignette sono di norma molto sature di dettagli a costruzione dell’ambientazione assolata e poco florida del territorio, contrastandola con le geometrie spoglie e fondamentalmente pacchiane dei delinquenti arricchiti e superbi.

      Divertissement puntuale e leggibile, non pretendendo di contemplare raffinate astrazioni.


      - - - Updated - - -

      Nota:
      incluso, pur essendo un poliziesco moderno, nella serie gialla Cosmo, quella di “West_ Fumetti di frontiera”il prossimo mese cederà una costola ad un comic di genere bellico militare.
      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      • #33


        WEST 28 Pinkerton
        Ed. Cosmo. 96pp., b/n, 3,50€.
        Testi_ Rémi Guérin / Disegni_ Damour.
        Allan Pinkerton, una biografia e un episodio incentrato sulla guerra di secessione americana.
        Uno scozzese ,presto orfano di padre ed operaio fanciullo nei pressi del luogo in cui il papà ha vissuto la sua tragica dipartita. Inviso date le sue attività sindacali il giovane Allan , preso moglie, si risolve a cambiare aria :continuerà la sua occupazione negli Stati Uniti. La caparbietà e la capacità organizzativa dimostrata tenendo d’occhio e poi facendo arrestare una banda di falsari intercettati fortuitamente lo avviano alla professione di i investigatore privato, dopo un tirocinio da sceriffo. Il germe di quella che diventerà, sotto la sua guida, la primaria agenzia di security ed investigazioni d’America. Oltremodo spregiudicato, P. si circonda via via di collaboratori pescati da ambienti equivoci e disposti ad attuare metodi anche brutali ( ed illegali…) per produrre i risultati richiesti, che proiettano tra l’altro il fondatore ai più alti livelli dell’amministrazione americana, ovvero richiesto dallo stesso Presidente Lincoln…Anche durante l’offensiva Nordista all’esercito confederato degli “Stati ribelli”, in cui la Pinkerton affina sperimentali e migliorabili tecniche di spionaggio militare. Forte della fiducia presidenziale , ma non del tutto ferrata sul campo l’Agenzia _ formata d’altronde da non militari di carriera, Allan Pinkerton compreso_ entrerà nella catena di avvenimenti che porteranno la Presidenza americana ad affrancare dalla schiavitù la popolazione di colore (al lordo, s’intende, delle licenze narrative che può essersi concesso lo sceneggiatore).
        Imho, la parte delle battaglie è da fumetto di guerra con annessi e connessi sviluppi di trama; la parte biograph è altrettanto classica nell’impianto e suggerisce ( )che l’argomento “Pinkerton” è stato sviscerato definitivamente, anche grazie ad un precedente numero , analogamente apparso in questa collana .
        Il taglio delle vignette , dalla gabbia tipicamente franco-belga concorre spesso a drammatizzare con primi piani i quasi sempre presenti dialoghi (efficace eccezione le scene mute della morte di…), prodromici di concitate ed affollate scene di guerra o di descrizione delle eclatanti imprese dell’Agenzia. Al disegnatore piace renderle con fitti e stratificati tratteggi , dai visi a scendere ai panneggi, entrambi spesso toccati da toni di grigio.
        "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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        • #34



          WEST 29 Klondike
          Testi_ Eric Stalner / Disegni_ Jean-Marc Stalner.
          Adattamento a fumetti di un romanzo di Nicolas Vanier.
          Alla ventura dell’Alaska. I suoi rigori climatici e l’impervio territorio non domato dal “progresso” non fermano torme di avventurieri, disperati e manigoldi che vi si assiepano sul finire del diciottesimo secolo attratti inesorabilmente dal miraggio ghiacciato di trovare una vena d’oro in una propria concessione terriera. Avamposti di sparute capanne diventano a vista d’occhio delle cittadine , in cui pochi (commercianti, prostitute…) si fanno una posizione economica fornendo servizi a troppi illusi (!) che rischiano la pelle solo per riuscire a calpestare l’accidentato suolo dell’improbabile Eldorado; prima di una lunga serie di terribili fatiche, con in agguato l’inverno polare ed il fuoco dell’invidia e della rapacità degli uomini presunti civilizzati , squilibrando terre e risorse come non hanno fatto da moltissimo tempo le piccole comunità indiane native, isolate e saggiamente gelose del loro modo di vivere , non certo “arricchito” dalla bramosia dell’oro. Un giovane , ardito ma non sprovveduto e disorganizzato cullerà per molto tempo il sogno del riscatto economico da una vita grama di soddisfazioni, si calerà nella natura più estrema , ma con l’aiuto di pochi ma sinceri amici saprà fare scelte di criterio per godere insieme agli altri quello che l’esser vivi nel Klondike nonostante tutto ogni nuovo giorno gli si offre….

          Favola ecologista con un protagonista che pare un giovane Robert Redford a cui ne capitano quasi come il Di Caprio da Oscar, e ne esce cambiato e fortificato, non prima di averci elargito l’empatia delle sue debolezze umane. Buono il quadro descrittivo di una “realtà “ che dà l’impressione di non essere troppo edulcorata, senza peraltro eccedere in fitte linee di dialogo o premesse didascaliche.
          Le proporzioni anatomiche nei disegni ricordano lo stile di Griffo, con l’autore che si spende con larghezza di dettagli per rendere il brulicare della gente , i loro beni mobili , le tendopoli e le case di legno che invadono un territorio comunque lussureggiante ; mentre un taglio stretto verticale o in piano della vignetta può isolare un particolare , un momento topico che nelle condizioni estreme date rischia di significare la sopravvivenza od una ingloriosa quanto terribile dipartita.
          Editoriale Cosmo. 144pp., b/n. 5,00 euro.
          "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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          • #35


            LONE RANGER 3 ( Editoriale Cosmo)
            112pp., a colori. 5,20€.
            Testi_ Brett Matthews / Disegni_ Sergio Cariello.
            Allertati dallo sceriffo di una contea confinante, Lone Ranger ed il pellerossa Tonto si attivano per scoprire il responsabile di due macabri omicidi , mentre il bruto Cavendish si ri-organizza per tornare in pista, rivalendosi su un suo ex complice ( vedi LR_ 2).
            La sceneggiatura taglia drasticamente i dialoghi ed impone spesso una telegrafica lettura a cascata su vignette sviluppate in senso orizzontale e panoramico. Di nuovo LR si mostra un erudito (e spiegherà poi da dove gli deriva la sua preparazione…) , omaggiando pallottole d’argento come confetti/biglietti da visita (!), forgiati nella bat-miniera attrezzata come Danny Colt (“The Spirit”).La storia è agevole in se stessa ; ed anzi i rimandi alla trama generale ( ho letto i numeri precedenti parecchio tempo fa’ e potrebbero sfuggirmi alcuni collegamenti, sorry…) prendono una piega onirica e cripto concisa,a far da parentesi ad uno svolgimento tanto esacerbato sul piano dell’azione quanto malmostoso nell’ombrosità dei due giustizieri. Ad acuire il senso di relativa pesantezza i disegni, che inquartano i protagonisti manco fossero hobbit , senza dare gran respiro agli ambienti che, specie in esterni offrono pochissimi punti di riferimento ; con le proporzioni che tornano solo nei campi lunghi. Vivace e “pittorica” invece la colorazione ( affidata a Marcelo Pinto by Impact Studios) degli sfondi, perlopiù sgombri. Sono previsti ulteriori due volumi, che al momento non sto aspettando con impazienza :-p .
            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            • #36
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              WEST 30 Chinaman
              Editoriale Cosmo. 96pp., b/n. 3,50€.
              Testi_ Serge Le Tendre / Disegni_TaDuc.
              [Nota: La Cover si riferisce all’edizione originale francese]
              Già nella “Collana Western” edita da Rcs MediaGroup, qui il fumetto viene proposto nell’economia del formato bonellide decolorato. Una soluzione di compromesso (stridente anche il cambio di corpo delle lettere dei testi, che varia perfino all’interno di una medesima vignetta…) resa forse meno gravosa dalla generosità del disegnatore di spendersi su uno stile realistico appuntato alla stregua della fedeltà fotografica, pullulante di figure, architetture elaborate ed attività di contorno ad una storia che mostra la California settentrionale dell’Ottocento _si desume_ (in particolare la baia di San Francisco e l’interno…) dal punto di vista della comunità di provenienza cinese ivi insediata. Di norma poverissimi braccianti o piccoli commercianti, sfruttati all’inverosimile dai bianchi ma pure altrettanto taglieggiati dai conterranei mafiosi, che a loro volta poi versano gabelle ai Boss nella madre patria; che dunque li marcano a distanza. Uno dei loro emissari sbarca dunque nel Nuovo Mondo per verificare il buon andamento delle entrate , lasciando i cattivi pagatori al filo di spada dei suoi due servitori . Subito americanizzato, ma solo nel nome (John Chinaman)Chen Long Anh (il sicario giovane…) sperimenta ben presto il disprezzo degli occidentali _ in buona parte disgraziati tanto quanto i cinesi_, ma ripone, per un senso di dovuta ed onorata gratitudine, la venerazione fedele nel suo Padrone, un criminale abile a giocare su più fronti (dis)facendo spregiudicate alleanze . A sue spese Chen capirà di essere (sempre stato) una pedina che i loschi affari del Capo può muovere incurante , ed anzi beatamente cinico. E’ ora di ribellarsi per il luogotenente e trovare il suo spazio autonomo del west. Ed è chiaro che la sua “diserzione” deve essere pagata col sangue.
              Senza concionare di “etica” di un “samurai” che rinsavisce giusto quando vengono toccati affetti a lui vicini , una sceneggiatura che si gioca le sue carte in un certo esotismo d’antan, comprendendovi stilemi classici della mitopoietica _anche e forse specialmente reinventata al cinema_ dei pionieri western (specie nella seconda parte dell’albo , in cui Chen comincia ad interagire con le altre etnie, nativi compresi, contro una cricca delinquenziale anch’essa “trasversale”…), gasata dalle evoluzioni e dalle tecniche di combattimento orientali, di cui i due sicari sono _e ti pareva_ sublimi interpreti. Ne esce dunque un inizio di saga (il numero due a dicembre 2018)solidamente des-critto, e con un certo piacere per le trame infidamente doppiogiochiste e i sentimenti essenziali e definitivi. Ci si può dare un’occhiata (imho).
              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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              • #37
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                WEST 31 Chinaman
                Ed. Cosmo.96pp., b/n. 3,50€.
                Testi_ Serge Le Tendre / Disegni_ TaDuc.
                Proseguono le avventurose esperienze del cinese errante naturalizzato negli Stati Uniti come John Chinaman, divincolato (e perciò braccato…Ma ,questo aspetto nelle due distinte storie qui raccolte ha un peso evanescente. Non che gli manchi comunque l’occasione di assaggiare il razzismo dei “bianchi”) dalla zavorra del suo passato di luogotenente di un capo mafia. Il buon senso gli griderebbe di tenere un basso profilo nell’inoltrarsi in un territorio già reso duro dagli eventi climatici (il freddo, la neve)o per essere plasmato dall’opera dell’uomo (la posa manuale ,perlopiù, dei binari ferroviari), ma l’innato senso dell’onore e dell’ equità lo spingono infine a prendere le parti (offese) di un anziano pioniere e di un cuoco, ugualmente proveniente dalla Cina, che gravita nell’orbita delle spremutissime maestranze della Central Pacific.

                Albo che conferma le buone impressioni ricevute alla lettura di quello precedente: fumetto dall’impianto narrativo solido nella rivisitazione di soggetti classici del suo genere e scorrevole nei dialoghi , non rattrappito sull’unica figura del suo protagonista ;che agisce nell’attrattivo ambiente del far west, combattendo con armi e tecniche non convenzionali, tenendo a mente le tradizioni degli avi senza affatto però vivere ancorato al passato e refrattario delle culture sul suolo che lo ha (male)accolto ma che dispiega pur sempre vaste opportunità occasionali. Da cogliere _nel suo caso_ in uno stato di malinconica solitudine.
                Fatto il callo alla mancanza del colore ,l’occhio si posa volentieri sul taglio compositivo delle inquadrature in vignetta : spicca nelle stesse un frequente sviluppo panoramico e dei campi lunghi “totali” finemente descrittivi del brulicare attivo delle comunità dell’ovest ottocentesco nord-americano. Qualche lieve e sporadica incertezza nel decifrare la disposizione dei quadri montati in tavola . Gli “stunt “ acrobatici nei combattimenti corpo a corpo forse producono deformazioni visive nei momenti più spinti forse non pienamente aderenti alla anatomia umana, peraltro difficilmente verificabile nell’insolito spasmo delle pose. Previsto per il 10/01/2019 un nuovo numero della serie (imho).
                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                • #38
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                  WEST 32 Chinaman
                  Editoriale Cosmo. 96pp., b/n. 3,50€.
                  Testi_Serge Le Tendre / Disegni_ TaDuc.
                  Due episodi, col filo conduttore di “sviluppi” nella vita privata di Chen/John Chinaman e i grattacapi _per dirla con un eufemismo_ che lo perseguitano per le vicende pregresse, alimentati e rinnovati dal pregiudizio diffuso contro i cinesi, a prescindere.
                  In “Tra due sponde” JC viene raggiunto dalla calunnia vendicativa di aver organizzato un giro di prostituzione (al contrario , aveva liberato dalla schiavitù una ragazza cinese costretta …)e, fuggendo da due cacciatori di taglie finisce ad unire il suo destino ad una fiera, idealista ma inesperta signora _che certo non lo vede di buon occhio per le accuse che pesano su di lui_ che durante un viaggio assai problematico attira le indesiderabili attenzioni di una banda di sgherri , abbagliati dall’equivoco di un succoso guadagno derubandola. I banditi, la natura selvaggia e pure gli indiani faranno avvicinare la “strana coppia” fino a…
                  Avventura densa di intoppi , alcuni soverchianti le forze umane, in cui comunque e letteralmente JC saprà farsi voler bene in virtù della sua fermezza onorevole unita alla limpida efficacia dei suoi intenti. La comprensibilità della trama non è tuttavia delle più immediate: lo sceneggiatore sceglie di partire subito con una sequenza movimentata per poi andare cronologicamente a ritroso e spiegare gli antefatti. Così sulla scena vengono scalmanati una serie di personaggi che magari vediamo solo di spalle od in gran lontananza ( e , per la comodità del disegnatore, si assomigliano pure parecchio!), falcidiati sul posto in un amen salvo riapparire vivi in segmenti temporali ovviamente anteriori…Abbastanza “rozza”la strisciante e selettiva ostilità attribuita _penso perfino comunque come forma di saggezza _ ai nativi, disbrigata velocemente ed in parte (cruenta) fuori campo.
                  Nel successivo “Fratelli di sangue”, il viscido Hopper (il prestanome delle Triadi a San Francisco , visto in “West 30_ Chinaman”) per coprire i suoi rovesci finanziari deve raggirare un Boss cinese che sta investendo in proprietà terriere, che riscatta in contanti scortato da Chow , il “fratello di sangue di JC, che intanto sta assaporando una qual certa stabilità stanziale ed affettiva; ma il suo passato ancora una volta confligge su di lui…
                  Racconto solidamente lineare, che poggia espressivamente anche sulle informazioni visive contenute nelle vignette e scansionate a mezzo del montaggio in successione delle stesse. Il disegnatore si conferma centrato e puntuale nell’offrire il ritaglio di elementi specifici quanto nel rendere la totalità degli scenari western , dando finitura realistica e peculiare a persone e cose mese a fuoco seppur minuscole poiché viste da lontano, lasciando(ci) il godimento di monitorare totali che peraltro non sono solo meramente descrittivi ma offrono comunque l’orientamento direzionale di azioni significative nel divenire del loro complesso compimento(imho).
                  "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                    WEST 33 Chinaman
                    Editoriale Cosmo. 144pp., b/n. 5,00€.
                    Testi_ Serge Le Tendre / Disegni _ TaDuc.
                    Ultimo volume, comprensivo di tre storie (la seconda e la terza sono strettamente collegate…)della mini serie “Chinaman”, ferma ormai dal 2007 (con almeno una macro deriva della trama lasciata platealmente in sospeso); dove torna il tema del (fondamentalmente) solitario cinese del west ( San Francisco e zone più interne…) John Chinaman, che tenterebbe di vivere una dignitosa esistenza pacifica di basso profilo _ dato che è pur sempre un immigrato, sottoposto ai pregiudizi di americani che lo schifano sotto l’aspetto razziale , anche vedendo in lui un usurpatore di (ingrate) risorse lavorative_, ma è inseguito dai propositi di vendetta dei suoi ex referenti padronali asiatici, che d’altronde lo considerano un cinese disonorato ed infedele , secondo i loro codici (criminali). Nel suo cammino (non indugerò in spoiler, che d’altronde rivelerebbero parti della continuazione narrativa degli episodi precedenti ;- ) )di faticosa integrazione gli capiterà di aiutare (ma anche di essere aiutato) da _come si vede in cover_ particolari personaggi , in una suggestione di “IL Buono, il brutto e il cattivo”aggiornato ai film con Jean- Claude Van Damme e Jackie Chan ed una malinconia di fondo dalle parti perfino di un John Rambo. Perciò azione spettacolare ;e battute salaci lasciate a logorroici o meno equilibrati comprimari. Anche riuscendo ad avere ragione di molti variegati nemici , di norma e regola accade sempre qualcosa che costringe C. ad alzare i tacchi e cercare il suo posto in un selvatico altrove. Non perde di freschezza _il fumetto, ricordiamo, è ambientato nel XIX secolo_ la denuncia di una polarizzazione etnica che “spara nel mucchio “ dei diversi, magari e paradossalmente col risultato di compattarli tra loro, quando invece sarebbero stati divisi e diversificati in aperta ostilità.
                    Nessun lembo delle vignette , all’occasione scontornate, abbandonato dalla cura meticolosamente certosina di TaDuc (Olivier) a ricostruire il magari arido ma gravido (di elementi) paesaggio ed il brulicare di persone e delle loro bestie affaccendate sugli ampi scenari western. Certo le zone desertiche più spoglie denunciano la decolorazione di questa edizione in formato bonellide , ma ben si apprezza la prova del disegnatore per le numerose sequenze notturne e per l’impegno di caratterizzare gli interni , che non fanno sembrare i saloon delle catene Starbuck’s o gli empori l’Ikea. A pag.94 (ultima di fondo pagina) la pipa dei balloon cade nel nulla, ma in genere la regia delle tavole è scorrevole ed immediata in lettura. Fine. (imho).
                    "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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