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Angolo di reciproca consolazione

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  • Comunque pensavo che di solito se rifiutiamo di fare una cosa è perché vorremmo che quella cosa fosse diversa, e aspettiamo sperando inconsciamente che cambi.
    Ipotesi assolutamente personale:
    nel caso delle scelte, essendo una difficoltà costante, non credo siano i contenuti delle singole scelte a dover cambiare.
    Credo che sia l'oggetto "scelta" a non essere accettato nelle sue caratteristiche costitutive. Quindi non è che non riesci a scegliere, è che non accetti l'esistenza dell'oggetto "scelta", vorresti che fosse un'altra cosa.

    "It's so easy to laugh / It's so easy to hate / It takes strength to be gentle and kind"
    The Smiths - I KNOW IT'S OVER

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    • Originariamente inviato da violaverde Visualizza il messaggio
      Comunque pensavo che di solito se rifiutiamo di fare una cosa è perché vorremmo che quella cosa fosse diversa, e aspettiamo sperando inconsciamente che cambi.
      Ipotesi assolutamente personale:
      nel caso delle scelte, essendo una difficoltà costante, non credo siano i contenuti delle singole scelte a dover cambiare.
      Credo che sia l'oggetto "scelta" a non essere accettato nelle sue caratteristiche costitutive. Quindi non è che non riesci a scegliere, è che non accetti l'esistenza dell'oggetto "scelta", vorresti che fosse un'altra cosa.
      Non saprei. Per scelte piccole, a basso impatto, o su cose a cui tengo davvero, riesco tranquillamente a scegliere andando anche contro l'opinione altrui.
      Esempio di scelte a basso impatto, se decido di comprare un cappotto, magari passo a ri-provarmelo addosso 3 volte prima di sganciare i soldi (ho il braccino corto) ma poi la decisione resta mia e la compio. Idem con l'acquisto di libri.
      Esempio di cose a basso impatto importanti per cui mi sono impuntato contro l'opinione altrui: la corretta alimentazione e la dieta, oltre al non uso di alcool.
      Il problema sono le scelte che possono pesantemente condizionare vita (la città in cui risiedere) e carriera...li vado nel pallone...non posso escludere che sia come dici tu Viola.
      Forse è la dicotomia di cui parlavano Lacan e Recalcati sulla paura dettata dalla libertà, o sulla voglia di assecondare gli altri per farsi amare. Onestamente non saprei. Diciamo che raramente vedo dei motivi davvero validi per prendere una decisione, e per farmi superare la paura di un cambiamento.
      Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
      Spoiler! Mostra

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      • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio

        Non saprei. Per scelte piccole, a basso impatto, o su cose a cui tengo davvero, riesco tranquillamente a scegliere andando anche contro l'opinione altrui.
        Esempio di scelte a basso impatto, se decido di comprare un cappotto, magari passo a ri-provarmelo addosso 3 volte prima di sganciare i soldi (ho il braccino corto) ma poi la decisione resta mia e la compio. Idem con l'acquisto di libri.
        Esempio di cose a basso impatto importanti per cui mi sono impuntato contro l'opinione altrui: la corretta alimentazione e la dieta, oltre al non uso di alcool.
        Il problema sono le scelte che possono pesantemente condizionare vita (la città in cui risiedere) e carriera...li vado nel pallone...non posso escludere che sia come dici tu Viola.
        Forse è la dicotomia di cui parlavano Lacan e Recalcati sulla paura dettata dalla libertà, o sulla voglia di assecondare gli altri per farsi amare. Onestamente non saprei. Diciamo che raramente vedo dei motivi davvero validi per prendere una decisione, e per farmi superare la paura di un cambiamento.
        Non so, io a volte mi chiedo se l'assecondare gli altri sia realmente per farsi amare, o piuttosto per mantenere una situazione nella quale bene o male ci troviamo a nostro agio.
        Forse, per quanto riguarda la scelta, tendiamo troppo a considerarla come " scelta giusta vs scelta sbagliata", e siccome non possiamo conoscere tutti i potenziali sviluppi questo ci paralizza. Più enfatizziamo la possibile esistenza di una scelta più giusta e più facciamo crescere il timore di quella sbagliata.
        Ultima modifica di violaverde; 11 febbraio 19, 19:26.

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        • Originariamente inviato da violaverde Visualizza il messaggio

          Non so, io a volte mi chiedo se l'assecondare gli altri sia realmente per farsi amare, o piuttosto per mantenere una situazione nella quale bene o male ci troviamo a nostro agio.
          Forse, per quanto riguarda la scelta, tendiamo troppo a considerarla come " scelta giusta vs scelta sbagliata", e siccome non possiamo conoscere tutti i potenziali sviluppi questo ci paralizza. Più enfatizziamo la possibile esistenza di una scelta più giusta e più facciamo crescere il timore di quella sbagliata.
          Diciamo che entrano in gioco entrambe le situazioni: chi è nevrotico cerca di assecondare gli altri e, al contempo, ha bisogno di una confort zone magari che lo rende infelice ma in cui tutto è sotto controllo.
          Il concetto di scelta giusta ha senso, ma solo se si hanno chiari i propri obbiettivi.
          Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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          • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio

            Diciamo che entrano in gioco entrambe le situazioni: chi è nevrotico cerca di assecondare gli altri e, al contempo, ha bisogno di una confort zone magari che lo rende infelice ma in cui tutto è sotto controllo.
            Il concetto di scelta giusta ha senso, ma solo se si hanno chiari i propri obbiettivi.
            Secondo me la contrapposizione "scelta giusta vs scelta sbagliata" è una costruzione mentale che prescinde dalla chiarezza degli obbiettivi. Dipende dal valore che do all'ipotetica scelta giusta. Più credo che, all'interno di una scelta, quella giusta mi risolverà la vita, e questo a prescindere dalla chiarezza dell'obiettivo, e più crescerà il disagio di fare la scelta sbagliata.
            In situazioni in cui le conseguenze delle scelte sono poco anticipabili e controllabili, c'è il rischio che, qualunque scelta facciamo, la viviamo poi come sbagliata, perché non è risolutiva, e rimproverandoci di aver mancato la scelta giusta, che è solo una nostra invenzione ideale.
            Spero sia chiaro che con questo non voglio dire che tutto è uguale a tutto, voglio solo evidenziare quello che mi sembra poter essere un possibile processo mentale, che se inconsapevole e esasperato può creare un certo disagio.
            Ultima modifica di violaverde; 12 febbraio 19, 19:06.

            "It's so easy to laugh / It's so easy to hate / It takes strength to be gentle and kind"
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            • Originariamente inviato da violaverde Visualizza il messaggio
              Secondo me la contrapposizione "scelta giusta vs scelta sbagliata" è una costruzione mentale che prescinde dalla chiarezza degli obbiettivi. Dipende dal valore che do all'ipotetica scelta giusta. Più credo che, all'interno di una scelta, quella giusta mi risolverà la vita, e questo a prescindere dalla chiarezza dell'obiettivo, e più crescerà il disagio di fare la scelta sbagliata.
              In situazioni in cui le conseguenze delle scelte sono poco anticipabili e controllabili, c'è il rischio che, qualunque scelta facciamo, la viviamo poi come sbagliata, perché non è risolutiva, e rimproverandoci di aver mancato la scelta giusta, che è solo una nostra invenzione ideale.

              Spero sia chiaro che con questo non voglio dire che tutto è uguale a tutto, voglio solo evidenziare quello che mi sembra poter essere un possibile processo mentale, che se inconsapevole e esasperato può creare un certo disagio.
              Ottima osservazione. Dovrò rifletterci su.

              Intanto spero di sopravvivere a questa settimana, dato che mia madre passa a trovarmi e temo vorrà parlare di cose mie personali (lavoro, amicizia, trasferimenti, etc.) su cui scaturiranno diversi litigi
              Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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              • Originariamente inviato da UomoCheRide Visualizza il messaggio
                Ottima osservazione. Dovrò rifletterci su.

                Intanto spero di sopravvivere a questa settimana, dato che mia madre passa a trovarmi e temo vorrà parlare di cose mie personali (lavoro, amicizia, trasferimenti, etc.) su cui scaturiranno diversi litigi
                Non lasciarti minimamente influenzare dalle sue eventuali critiche. Sii il masso attorno a cui scorre il fiume. Poggia i piedi ben saldi al terreno, ascolta tutto ma abbi presente che è la tua vita, non la sua. E' lecito che lei abbia delle opinioni, e ci mancherebbe. Ma sono solo SUE. Io nel tempo ho imparato e essere impermeabile alle provocazioni e alle critiche non costruttive, costruendomi un costume da Spiderman in gore tex.
                .
                "Per me".

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                • Originariamente inviato da spiderman2707 Visualizza il messaggio

                  Non lasciarti minimamente influenzare dalle sue eventuali critiche. Sii il masso attorno a cui scorre il fiume. Poggia i piedi ben saldi al terreno, ascolta tutto ma abbi presente che è la tua vita, non la sua. E' lecito che lei abbia delle opinioni, e ci mancherebbe. Ma sono solo SUE. Io nel tempo ho imparato e essere impermeabile alle provocazioni e alle critiche non costruttive, costruendomi un costume da Spiderman in gore tex.
                  .
                  Condivido e ammiro il tuo atteggiamento costruttivo,
                  a me verrebbe da essere molto più categorica.
                  Dopo una certa età la vita personale è personale, va bene informarsi di come vanno le cose, ma i consigli ed il parlarne in modo approfondito devono essere autorizzati, non imposti. Se si supera il limite ci si può tranquillamente sentire autorizzati a evidenziare che "non sono affari tuoi". E se non lo si accetta se ne stessero a casa loro. Non può rimanere per sempre un rapporto madre/bambino!

                  Se serve sai dove trovarci.
                  Ultima modifica di violaverde; 16 febbraio 19, 10:11.

                  "It's so easy to laugh / It's so easy to hate / It takes strength to be gentle and kind"
                  The Smiths - I KNOW IT'S OVER

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                  • "non sono affarti tuoi"
                    sempre trovato misteriosa questa frase...in che modo il benessere di un parente/amico non sono affari miei?
                    ovvio che mi sento in diritto di parlare e dare pareri/consigli anche non richiesti qualora vedessi qualcuno in difficoltà, altrimenti come si può essere d'aiuto?


                    Honour to the 26s

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                    • Originariamente inviato da Uncle Scrooge Visualizza il messaggio
                      "non sono affarti tuoi"
                      sempre trovato misteriosa questa frase...in che modo il benessere di un parente/amico non sono affari miei?
                      ovvio che mi sento in diritto di parlare e dare pareri/consigli anche non richiesti qualora vedessi qualcuno in difficoltà, altrimenti come si può essere d'aiuto?
                      È una risposta estrema di fronte all'invadenza e alla mancanza di rispetto. Va riservata alle persone che pretendono le cose, che pretendono che tu parli, li ascolti e faccia come dicono loro. C'è modo è modo di partecipare al benessere altrui. Secondo me.
                      Il consiglio, se è veramente tale, è una cosa per la quale ringraziare. Però in genere in questi casi è anticipato dalla frase "posso darti un consiglio?" o si percepisce una richiesta non espressa. Le cose imposte non servono, non arrivano allo scopo.
                      Ultima modifica di violaverde; 16 febbraio 19, 11:32.

                      "It's so easy to laugh / It's so easy to hate / It takes strength to be gentle and kind"
                      The Smiths - I KNOW IT'S OVER

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                      • si ma è una risposta estremamente soggettiva, cioè io posso agire in totale buona fede e disinteresse "personale" ma essere percepito come invadente; è un problema dell'ascoltatore se è ipersensibile o se percepisce tali pareri come imposizioni, non del consigliere che sta solo cercando di essere di conforto (sbagliando magari, ma almeno provando a fare qualcosa)
                        non so, non riuscirei mai ad essere amico di qualcuno dovendo preoccuparmi di come parlare mentre cerco di aiutarlo xD

                        poi non mi pare che nessuno pretenda nulla da UomoCheRide : parlano, si confrontano, discutono, credo sia pure normale durante una conversazione con pareri diversi "accalorarsi" ma le imposizioni o le critiche sterili sono un'altra cosa imho


                        Honour to the 26s

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                        • Originariamente inviato da Uncle Scrooge Visualizza il messaggio
                          si ma è una risposta estremamente soggettiva, cioè io posso agire in totale buona fede e disinteresse "personale" ma essere percepito come invadente; è un problema dell'ascoltatore se è ipersensibile o se percepisce tali pareri come imposizioni, non del consigliere che sta solo cercando di essere di conforto (sbagliando magari, ma almeno provando a fare qualcosa)
                          non so, non riuscirei mai ad essere amico di qualcuno dovendo preoccuparmi di come parlare mentre cerco di aiutarlo xD

                          poi non mi pare che nessuno pretenda nulla da UomoCheRide : parlano, si confrontano, discutono, credo sia pure normale durante una conversazione con pareri diversi "accalorarsi" ma le imposizioni o le critiche sterili sono un'altra cosa imho
                          Da come vedi la cosa si capisce che sei una persona rispettosa, e con te il problema non si porrebbe. E che probabilmente sono rispettose anche le persone che hai intorno.
                          Ti assicuro che ci sono situazioni in cui i parenti superano il limite.
                          Il punto è che dovrei essere più Zen, come suggerisce Spidey. Io spesso non agisco, ma reagisco.
                          Ultima modifica di violaverde; 16 febbraio 19, 15:33.

                          "It's so easy to laugh / It's so easy to hate / It takes strength to be gentle and kind"
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                          • Riflessione che sicuramente è l'acqua calda, ma che ci si deve arrivare da soli a prenderne atto.
                            Guardavo un video su youtube, nel quale si praticava il classico esercizio a coppie di guardarsi occhi negli occhi. Lo scopo non era a chi resiste di più, volontà contro volontà, ma accogliere l'altro.
                            Mi sono immedesimata nell'esercizio, e sulla base della mia timidezza e del mio timore di giudizio altrui mi sono perfettamente immaginata distogliere subito lo sguardo.
                            E lì ho sentito fortissimo il ribaltamento di ruoli: chi non accoglie chi? Chi giudica chi?
                            Nel mio distogliere lo sguardo c'è un profondo rifiuto, una resistenza all'altro per come credo che sia e soprattutto vorrei che non fosse.
                            I miei timori e la mia timidezza non sono la difesa da un mondo ostile, sono la resistenza a qualcosa che vorrei diverso. Sono io che non accetto gli altri.
                            Ultima modifica di violaverde; 17 febbraio 19, 12:06.

                            "It's so easy to laugh / It's so easy to hate / It takes strength to be gentle and kind"
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                            • Originariamente inviato da violaverde Visualizza il messaggio
                              Riflessione che sicuramente è l'acqua calda, ma che ci si deve arrivare da soli a prenderne atto.
                              Guardavo un video su youtube, nel quale si praticava il classico esercizio a coppie di guardarsi occhi negli occhi. Lo scopo non era a chi resiste di più, volontà contro volontà, ma accogliere l'altro.
                              Mi sono immedesimata nell'esercizio, e sulla base della mia timidezza e del mio timore di giudizio altrui mi sono perfettamente immaginata distogliere subito lo sguardo.
                              E lì ho sentito fortissimo il ribaltamento di ruoli: chi non accoglie chi? Chi giudica chi?
                              Nel mio distogliere lo sguardo c'è un profondo rifiuto, una resistenza all'altro per come credo che sia e soprattutto vorrei che non fosse.
                              I miei timori e la mia timidezza non sono la difesa da un mondo ostile, sono la resistenza a qualcosa che vorrei diverso. Sono io che non accetto gli altri.
                              Non credo di capirti. Potresti spiegare meglio la cosa?
                              Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                                Non credo di capirti. Potresti spiegare meglio la cosa?
                                Volevo essere chiara e concisa, ma credo di essermi sopravvalutata!
                                Questo esercizio mi ha fatto prendere consapevolezza dell'atteggiamento con cui mi rapporto inconsciamente agli altri.Tendenzialmente è un atteggiamento "contro". Non è per reale ostilità, è più per difesa, ma il punto è che, probbabilmente per un pregiudizio prima di tutto verso me stessa (etichettata come "fragile"), atrribuisco all'altro a priori una potenziale "pericolosità". Ma ho sempre portato l'attenzione più che altro verso me stessa, guardando solo alla mia presunta fragilità o debolezza e concentrandomi sulla mia "autodifesa". Questo tra l'altro ha alimentato in me la falsa convinzione di essere una persona gentile e non aggressiva. In realtà stavo facendo un torto al mio prossimo, senza neanche accorgermene.
                                Più che altro questa esperienza mi è stata utile per rendermi conto di quanto spesso senza saperlo io abbia una mia immagine mentale di me stessa e degli altri, e questa fa da filtro nelle mie relazioni. E si affaccia alla mia mente prima ancora dell'esperienza che devo fare, condizionandola.
                                Della specifica situazione che ho descritto mi ha colpito il rendermi conto che, distogliendo lo sguardo, non ero tenera e delicata, e magari speranzosa di suscitare in chi mi stava di fronte un sentimento di protezione, ma piuttosto stavo creando una distanza fra me e il mio prossimo, sperando in un'accoglienza da parte dell'altro che io per prima non ero disposta a dare, ponendomi dunque in qualche modo "contro".
                                Spero di aver chiarito meglio.
                                Poi magari è solo una sega mentale, ma sento che, in qualche modo che ancora non so, questa intuizione non mi sarà del tutto inutile.
                                Ultima modifica di violaverde; Ieri, 11:19.

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