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    Ragionavo l'altro giorno su certi passi tratti da "Il piccolo principe" (ho rivisto da poco "Il mio migliore amico" di Leconte, in cui Auteil recita quel passo". E allora ho pensato di aprire questo topic perchè (come ho avuto modo di riscontrare anche nel topic dei libri) da un unico passaggio di un libro, magari che non si è letto, è possibile generare ragionamenti e discussioni.

    All'occorrenza, posto i passi del Piccolo Principe che mi hanno colpito (non ho ancora letto il libro eh).

    "Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo.
    Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza.
    Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno.
    Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza."

    "Da milioni di anni i fiori mettono le spine. Da milioni di anni le pecore mangiano ugualmente i fiori. E non è forse una cosa seria cercare di capire perché i fiori si danno tanta pena per mettere spine che non servono a niente? (Piccolo principe: capitolo VII, p. 36)"

    "Ma se mi addomestichi, avremo bisogno l'uno dell'altra. Per me tu sarai unico al mondo. Per te io sarò unica al mondo... (Volpe al piccolo principe: capitolo XXI, pp. 91-92)"
    questa la recitava Auteil

    "Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come inondata di luce. Conoscerò un rumore di passi diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno fuggire sotto terra. Il tuo mi chiamerà fuori dalla tana, come una musica. E poi guarda! Li vedi laggiù, i campi di grano? Io non mangio pane. Quindi per me il grano è inutile. I campi di grano non mi dicono niente. E questo è molto triste! Ma tu hai capelli color dell'oro. E allora sarà bellissimo quando mi avrai addomesticato! Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E mi piacerà il rumore del vento nel grano...» La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe. «Per favore... addomesticami!» disse. (capitolo XXI, p. 93)"

    "Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano le cose già fatte nei negozi. Ma siccome non esistono negozi che vendono amici, gli uomini non hanno più amici. Se vuoi un amico, addomesticami! (Volpe: capitolo XXI, p. 94)"

    "Se per esempio verrai alle quattro del pomeriggio, già dalle tre io comincerò a essere felice. Più il tempo passerà e più mi sentirò felice. Finché alle quattro sarò tutta agitata e in apprensione: scoprirò il valore della felicità! Ma se vieni quando capita, non saprò mai a che ora vestirmi il cuore... (Volpe al piccolo principe: capitolo XXI, p. 95)"

    "Allora non ci guadagni niente!» «Ci guadagno», disse la volpe, «a causa del colore del grano». (capitolo XXI, p. 96)"

    "Se ami una rosa che sta su una stella, di notte è bello guardare il cielo. Tutte le stelle sono fiorite. (Piccolo principe: capitolo XXVI, p. 115)"

    "Di notte, ricordati di guardare le stelle. Dove sto io è troppo perché possa mostrarti dove si trova la mia. Meglio così. La mia stella sarà per te una qualsiasi, e allora ti farà piacere guardarle tutte... Saranno tutte tue amiche. (Piccolo principe: capitolo XXVI, pp. 115-116)"
    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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  • #2
    Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry?

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    • #3
      si, quello.

      - - - Updated - - -

      L'arte di Amare, di Fromm:

      "È l'amore un'arte? Allora richiede sforzo e saggezza.
      Oppure l'amore è una piacevole sensazione, qualcosa in cui imbattersi è una questione di fortuna? Questo volumetto contempla la prima ipotesi, mentre è fuor di dubbio che oggi si creda alla seconda.
      La gente non pensa che l'amore non conti. Anzi, ne ha bisogno; corre a vedere serie interminabili di film d'amore, felice o infelice, ascolta canzoni d'amore; eppure nessuno crede che ci sia qualcosa da imparare in materia d'amore."

      "Se due persone che erano estranee lasciano improvvisamente cadere la parete che le divideva, e si sentono vicine, unite, questo attimo di unione è una delle emozioni più eccitanti della vita. È ancora più meravigliosa e miracolosa per chi è vissuto solo, isolato, senza affetti. Il miracolo di questa intimità improvvisa è spesso facilitato se coincide, o se inizia, con l'attrazione sessuale. Tuttavia, questo tipo di amore è per la sua stessa natura un amore non duraturo. Via via che due soggetti diventano ben affiatati, la loro intimità perde sempre più il carattere miracoloso, finché il loro antagonismo, i loro screzi, la reciproca sopportazione uccidono ciò che resta dell'eccitamento iniziale. Eppure, all'inizio, essi non lo sanno; scambiano l'intensità dell'infatuazione, il folle amore che li lega, per la prova dell'intensità del loro sentimento, mentre potrebbe solo provare l'intensità della loro solitudine. (p. 16)"
      n.b. quanto sopra è effettivamente considerato valido da molti psicologi ed è uno dei fondamenti di ciò che distingue amore da innamoramento e da infatuazione

      "Dare è la più alta espressione di potenza. Nello stesso atto di dare, io provo la mia forza, la mia ricchezza, il mio potere. Questa sensazione di vitalità e di potenza mi riempie di gioia. Mi sento traboccante di vita e di felicità. Dare dà più gioia che ricevere, non perché è privazione, ma perché in quell'atto mi sento vivo. (pp. 34-35)"

      "Oltre al conformismo inteso come mezzo per superare l'isolamento, un altro fattore nella vita contemporanea deve essere preso in considerazione: la routine del lavoro e del piacere. L'uomo diventa un 'dalle nove alle cinque', è parte della forza del lavoro, della forza burocratica degli impiegati e dei dirigenti. Ha scarsa iniziativa, i suoi compiti essendo prescritti dall'organizzazione; vi è ben poca differenza tra chi è in cima alla scala, e chi è in basso. Tutti seguono schemi prestabiliti, con una velocità prestabilita, in modo predisposto. Perfino le reazioni sono prescritte: allegria, tolleranza, amabilità, ambizione e capacità di andare d'accordo con tutti senza attrito. Il divertimento è organizzato nello stesso modo, sebbene non con lo stesso sistema; i libri sono selezioni da biblioteche, i film dagli impresari, e gli slogans pubblicitari coniati da loro; il resto è pure uniforme; la gita domenicale in automobile, i programmi televisivi, le riunioni e i ricevimenti ufficiali. Dalla nascita alla morte, dal lunedì alla domenica, da mattina a sera, tutte le attività sono organizzate e prestabilite. Come potrebbe un uomo prigioniero nella ragnatela della routine ricordarsi che è un uomo, un individuo ben distinto, uno al quale è concessa un'unica occasione di vivere, con speranze e delusioni, dolori e timori, col desiderio di amare e il terrore della solitudine e del nulla? (pp. 28-29)"

      "L'uomo moderno crede di perdere qualcosa – il tempo – quando non fa le cose in fretta; eppure non sa che cosa fare del tempo che guadagna, tranne che ammazzarlo. (p. 117)"
      Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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      • #4
        Bene, devo leggerlo.

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        • #5
          Ecco un sito che ogni tanto leggo:

          http://unknowntomillions.blogspot.it

          L'autore, lo dico senza spocchia, pare capirne poco di cinema (ossia di tutti i casini produttivi, storici etc etc alla base di un film, che ogni tanto va a recensire). Tuttavia è preparatissimo sulla fantascienza (di cui legge tipo 4 libri al mese) ed essendo uno scrittore, ne capisce di scrittura creativa. Sul suo blog ho trovato questo mini racconto....pochissime battute. Secondo me è una bomba. Può sembrare una sorta di barzelletta ma, credetemi, riuscire a creare un arco narrativo, con emozione sul finale, in poche battute, è complicatissimo. Posto quindi il racconto in questione. poi, se vi va, andare a visitarvi il suo blog.

          "
          Quanticat


          Erwin aveva evitato Ruth per tutta la mattinata. Ma quando lei gli montò sulle ginocchia non poté negarle la sua attenzione.
          «Papà» chiese la piccola «dov’è Bertha?»
          Il padre lanciò un’occhiata furtiva alla scatola sul pavimento della cucina. Era lì che la gatta dormiva, ed era lì che lui l’aveva trovata morta, quella mattina. Aveva coperto il giaciglio per evitare che Ruth la scorgesse.
          «Tesoro, Bertha è…» Stava per rivelarle la triste perdita, ma si immobilizzò, perso nei profondi occhi di sua figlia, innocenti e pieni di speranza. Come poteva darle quel dolore?
          «Bertha è nella scatola» concluse.
          «Sta bene? Possiamo giocare?»
          «No» ribatté deciso. «Non aprire quella scatola. Finché rimarrà chiusa, Bertha starà sempre bene».
          Ruth sembrò sospettosa, ma lui non cedette. E se anche le aveva mentito, il dottor Schrodinger avrebbe fatto in modo che tutto il mondo credesse a quella bugia

          "
          Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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          • #6
            Originariamente inviato da MadMAx Visualizza il messaggio
            Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry?
            Era ironico, vero? asd

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            • #7
              Originariamente inviato da MarvelBoy Visualizza il messaggio
              Era ironico, vero? asd
              no, io sono ignorante.

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              • #8
                vedi firma
                In qualche strana maniera noi svalutiamo le cose appena le pronunciamo. Crediamo di esserci immersi nel più profondo dell'abisso, e invece quando torniamo alla superficie la goccia d'acqua sulle punte delle nostre dita pallide non somiglia più al mare donde veniamo. Crediamo di aver scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato. (Maeterlinck)

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                • #9
                  bel topic, bravo

                  questa la presi da La svastica sul sole poco prima d'abbandonarlo, niente di particolarmente eclatante ma coglie perfettamente perchè ho sempre simpatizzato per queste figure prometeiche:
                  "La loro visione: è cosmica. Non un uomo qua, uno là, ma un'astrazione: la razza, la terra. Popolo, terra, sangue, onore. Non l'onore degli uomini degni d'onore, ma l'Onore stesso; per loro l'astratto è reale, e il reale è invisibile. [...] Essi vedono attraverso il qui e ora, nell'enorme e nero abisso che c'è al di là, nell'immutabile. E questo è fatale alla vita. Perchè alla fine non ci sarà più vita; una volta c'erano solo particelle di polvere, gli ardenti gas e niente più, e così tornerà ad essere. Questo è un intervallo, un attimo. Il porcesso cosmico procede a grandi passi, frantumando la vita e riducendola di nuovo a granito e metano. E' tutto temporaneo. E loro - questi pazzi - rispondono al granito, alla polvere, al desiderio dell'inanimato; essi vogliono aiutare la Natur. E io so perchè. Vogliono essere gli agenti, non le vittime, della storia. Si identificano con la potenza di Dio e credono di essere simili a dèi. Questa è la loro pazzia di fondo. Sono sopraffatti da qualche archetipo; il loro ego si è dilatato psicoticamente a tal punto che non sanno più dire dove cominciano loro e dove finisce la divinità. Non è orgoglio; è l'ego gonfiato a dismisura, fino all'estremo..la confusione tra colui che adora e colui che è adorato. L'uomo non ha divorato Dio; Dio ha divorato l'uomo. Quello che non comprendono è limpotenza dell'uomo. Io sono debole, piccolo, senza la minima importanza per l'universo. L'universo non si accorge di me, e io vivo senza essere visto. Ma perchè questo deve essere un male? Non è meglio così? Gli dèi distruggono coloro di cui si accorgono. Se sei piccolo potrai scampare alla gelosia di chi è grande."


                  Honour to the 26s

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                  • #10
                    Originariamente inviato da Uncle Scrooge Visualizza il messaggio
                    Io sono debole, piccolo, senza la minima importanza per l'universo. L'universo non si accorge di me, e io vivo senza essere visto. Ma perchè questo deve essere un male? Non è meglio così? Gli dèi distruggono coloro di cui si accorgono. Se sei piccolo potrai scampare alla gelosia di chi è grande."
                    Grazie.
                    Cmq quest'ultima parte mi ha colpito molto. Come mai hai mollato il romanzo?
                    Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                    • #11
                      proprio per quell'ultima parte xD
                      un protagonista con questa visione del mondo non mi potrà mai conquistare

                      no in realtà era più che altro lo stile narrativo che mi sembrava un pò confusionario, non mi ha preso ma forse col tempo gli darò un'altra opportunità


                      Honour to the 26s

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                      • #12
                        Paolo Sorrentino - Hanno tutti ragione

                        "L'Italia è un paesello monotono. E il Medioevo mi ha rotto le palle. Le piazze tutte uguali, le vie tutte uguali e i portici di queste cittadine maledette, non li distingui l'uno dall'altro, ci passi sotto e non vedi cosa accade fuori. Ma cosa accade fuori? Probabilmente niente. […] Solo la mia città ha ancora un minimo di senso con quell'apertura alata a mare, sterminata. Ti dà la sensazione che se vuoi, puoi fuggire. (p. 60)"


                        "In effetti, la decadenza del mondo non è forse cominciata a partire da quel cazzo di crème caramel? Poi siamo precipitati nel risotto allo champagne, inghiottiti da pennette alla vodka, addirittura il maltagliato al profumo di rosa, consegnandoci al fallimento lucido, lineare. Il mondo cambia a seconda dei menu, e noi che non ce ne rendiamo conto. (p. 195)"
                        Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                        • #13
                          Originariamente inviato da trabant Visualizza il messaggio
                          vedi firma
                          La tua citazione è molto bella. Mi fa venire in mente alcuni passaggi di "Cuore di tenebra" di Conrad, in cui si suggerisce che la parola abbia forti limiti nell'esprimere sentimenti e concetti. Per fortuna l'uomo ha inventato anche altri linguaggi, come la musica o le arti visive che potenziano la nostra espressività.
                          Eppure nulla mai riuscirà perfettamente a squadrare l'animo nostro informe (citazione Montale). Da dove è tratta?


                          Metto alcune citazioni del primo romanzo della Guida galattica per autostoppisti, sperando di divertirvi un po' e magari di invogliare alla sua lettura. Per me è il Libro.

                          - C'è una teoria che afferma che, se qualcuno scopre esattamente qual è lo scopo dell'universo e perché è qui, esso scomparirà istantaneamente e sarà sostituito da qualcosa di ancora più bizzarro ed inesplicabile. C'è un'altra teoria che dimostra che ciò è già avvenuto.

                          - Il tempo è una illusione. L'ora di pranzo è una doppia illusione.

                          - Se c'è in giro una cosa più importante del mio Io, dimmelo che le sparo subito.

                          Più quella in firma.
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                          • #14
                            Ora posto citazioni da "L'uomo che ride" di Victor Hugo:

                            "Ursus e Homo erano legati da una stretta amicizia.
                            Ursus era un uomo, Homo era un lupo. Le loro indoli si erano trovate d'accordo. Era stato l'uomo a battezzare il lupo. Probabilmente egli si era scelto da se stesso anche il proprio nome, e avendo trovato Ursus adatto a se stesso, aveva trovato Homo adatto alla bestia. Questi due associati, l'uomo e il lupo, trovavano il guadagno nelle fiere, nelle feste parrocchiali, e in tutti gli angoli delle strade dove i passanti si aggruppavano, per il bisogno che la gente prova dappertutto di ascoltare delle fandonie e di bearsi della vista del ciarlatano."


                            "Gli impieghi di corte sono come le macchie d'olio: tendono sempre ad allargarsi. È così che il portiere è diventato cancelliere e il palafreniere è diventato constabile. (1967, p. 116)"

                            "A Corte, chi dice fiducia dice intrigo, e chi dice intrigo dice avanzamento. (1967, p. 116)"

                            "L'invidia è una buona stoffa per confezionare una spia. (1967, p. 117)"

                            "Io sono un giovane girovago che rappresento delle buffonate nelle fiere e nei mercati. Io sono l'Uomo che ride. È corsa a vedermi tutta la gente. Noi stiamo nei Tarrinzeau-field. Sono quindici anni che io esercito la mia professione onestamente. Fatemi la grazia di farmi uscire di qui, signor giudice. Non bisogna abusare della debolezza degli infelici. Abbiate compassione d'un uomo il quale nonha fatto nulla, e ch'è senza protezione e senza difesa. Voi avete dinanzi un povero saltimbanco.
                            – Io ho dinanzi a me – disse lo sceriffo – lord Fermain Clancharlie, barone di Clancharlie e Hunkerville, marchese di Corleone in Sicilia, pari d'Inghilterra.
                            E dopo essersi alzato indicando a Gwynplaine il suo seggiolone, lo sceriffo aggiunse:
                            – Milord, Vostra Signoria voglia avere la degnazione di sedersi. (1967, p. 194)."

                            "La donna nuda è una donna armata. (1967, p. 237)"

                            "Nel centro della tela, nel posto ove suole stare il ragno, Gwynplaine vide una cosa formidabile e magnifica: una donna nuda. Non assolutamente nuda. Questa donna era vestita e vestita dalla testa ai piedi. Indossava una camicia lunghissima, come le stole d'angeli nei quadri di santi, ma così sottile che sembrava bagnata, Donde un incirca di donna nuda, più fervido e pericoloso che la nudità assoluta. La tela d'argento trasparente era una tenda. Fermata soltanto in alto, essa poteva essere sollevata. Separava la sala di marmo, ch'era una sala da bagno, da una camera, ch'era una camera da letto. Questa camera, piccolissima, era una specie di grotta tutta specchi. Ovunque cristalli veneziani, aggiustati poliedricamente, congiunti da bacchette dorate, riflettevano il letto ch'era nel centro. Su quel letto, d'argento come la toeletta e il canapè, era sdraitata la donna. Ella dormiva. Dormiva col capo supino. Coi piedi respingeva le coltri, come il succubo sopra al quale aleggia il sogno. Il suo guanciale di trine era caduto a terra sul tappeto. Fra la sua nudità e lo sguardo dell'uomo, erano due ostacoli: la camicia e la tenda di velo d'argento. Due trasparenze. La camera, più alcova che camera, era illuminata lievemente dal riflesso della sala da bagno. Forse la donna non aveva pudore, e la luce invece ne aveva ancora. Il letto era senza colonne, né cortinaggio, né cielo, così che la donna, aprendo gli occhi, poteva vedersi riflessa mille volte nuda negli specchi che aveva sopra il capo. Una veste da camera di magnifica seta della Cina era gettata sulla sponda del letto. Oltre il letto, in fondo all'alcova, era forse una porta, nascosta, segnata da uno specchio piuttosto grande, sul quale eran dipinti pavoni e cigni. Al capezzale del letto era fermato un leggio d'argento ad aste girevoli, ed a fiaccole fisse, sul quale si poteva vedere un libro aperto, che in cima alle pagine aveva questo titolo a letteroni rossi: Alcoranus Mahumedis. Gwynplaine non scorgeva nessuna di queste cose. La donna: ecco quello che vedeva. (1967, p. 236)"

                            "Lo spirito, come la natura, ha l'orrore del vuoto. Nel vuoto, la natura mette l'amore; lo spirito, spesso, vi mette l'odio. L'odio prende spazio. (1972)"

                            "Chi è soddisfatto è inesorabile. Per il satollo, l'affamato non esiste. Le persone felici ignorano e s'isolano. Alla soglia del loro paradiso, come alla soglia del loro inferno, bisogna scrivere: "Lasciate ogni speranza". (1972, p. 487)"

                            "È dell'inferno dei poveri che è fatto il paradiso dei ricchi. (1999, p. 350)"

                            "La disperazione è un contabile. Vuol far tornare i conti. Niente le sfugge. Addiziona tutto. Non molla neppure i centesimi. Rimprovera a Dio i fulmini e i colpi di spillo. Vuole sapere come regolarsi con il destino. Ragiona, pesa e calcola."


                            "Nel destino di ogni uomo può esserci una fine del mondo fatta solo per lui. Si chiama disperazione. L'anima è piena di stelle cadenti."

                            - - - Updated - - -

                            Vorrei studaire un pò di francese e innamorarmi di una ragazza "poco prosperosa", solo per sfruttare questi versi di Bouilhet:

                            "Qu'importe ton sein maigre, o mon objet aimè,
                            On est plus près du coeur quand la poitrine est plate;
                            Et je vois, comme un merle dans sa cage enfermè
                            L'amour entre tes os, rèveant su une patte"

                            che nella traduzione di Alfredo Fabietti diventa:

                            "Che importa la magrezza del tuo seno, o mia fanciulla amata,
                            Si è più vicini al cuor se il seno è piatto
                            e a me par di vedere tra le ossa tue,
                            si come un merlo in gabbia,
                            l'amor che sogna, ritto su una zampa"

                            - - - Updated - - -

                            Posto ora la trama di un racconto di Hoffman (citazioni non ne ho trovate)
                            Segno in grassetto le parti che cito spesso nel topic dell'amore:
                            L'uomo della sabbia

                            Il racconto inizia in forma epistolare. Nella prima lettera inviata dal protagonista, Nathanael, all'amico Lotario (che egli però indirizza erroneamente a Clara, sorella di quest'ultimo e sua fidanzata) veniamo a conoscenza di alcuni fatti legati all'infanzia del giovane studente universitario. Nathanael ricorda infatti come la madre, in alcune circostanze, fosse solita convincere lui e i suoi fratelli ad andare a letto ricorrendo alla favolosa minaccia della venuta dell'uomo della sabbia, un mostro che avrebbe cavato gli occhi ai bambini che si rifiutavano di dormire e che li avrebbe poi dati in pasto ai suoi figli, creature dotate di becchi ricurvi come quelli dei gufi.

                            L'immaginario del bambino è fortemente colpito da questa figura, poiché nelle notti in cui la madre gli raccontava questa storia egli sentiva realmente un rumore di passi sulle scale della sua abitazione. Una sera, incuriosito ma anche intimorito, Nathanael si nasconde nello studio del padre per aspettare l'arrivo dell'uomo della sabbia. Giunge però l'avvocato Coppelius, un amico dei genitori che ai bambini risultava particolarmente sgradevole a causa del suo aspetto e delle sue maniere. Il padre e l'avvocato, inoltre, durante queste visite, si dedicavano ad esperimenti probabilmente di natura chimica.

                            Una sera, il ragazzino viene scoperto nel suo nascondiglio e minacciato da Coppelius, che lo terrorizza con la sua volontà di cavargli gli occhi, cosa che rinforza ancora di più nella mente di Nathanael l'identificazione dell'avvocato con l'uomo della sabbia. Turbato dall'accaduto, il bambino sviene ed è costretto malato a letto per quasi un mese e poco dopo la sua guarigione, durante un'altra visita di quello che lui ormai considera un mostro, il padre muore in circostanze misteriose. Da quel giorno, l'avvocato Coppelius sparisce dalla città e dalla sua vita.

                            Nella lettera a Lotario, Nathanael riporta alla luce questi ricordi poiché confessa all'amico di essere convinto di aver incontrato nuovamente Coppelius il quale però, nella città di G. dove il giovane soggiorna per motivi di studio, si spaccia per un ottico piemontese di nome Giuseppe Coppola. I dubbi del ragazzo circa la vera identità dell'uomo vengono in parte fugati dall'assicurazione del professor Spalanzani, che dichiara di conoscere l'ambulante da molti anni, da quando entrambi vivevano in Italia.

                            A questo punto della storia termina la narrazione in forma epistolare, per passare ad un narratore esterno, il quale ci racconta lo svolgimento dell'intera vicenda. Dopo lo scambio di lettere tra Nathanael e Lotario il primo torna a casa per un breve periodo dall'amico e dalla fidanzata Clara, ragazza affettuosa ed estremamente pratica, che gli fanno momentaneamente dimenticare l'accaduto e lo tranquillizzano circa la connessione tra l'odiato Coppelius e il commerciante italiano.

                            Al termine del soggiorno, però, Nathanael torna a G. e scopre che la sua abitazione è rimasta gravemente danneggiata in un incendio e che gli amici gli hanno trovato un'altra sistemazione nel palazzo di fronte alla casa di Spalanzani. Qui il ragazzo riceve la sgradita visita di Giuseppe Coppola e, per farlo andare via più velocemente possibile e ricordandosi delle discussioni con Clara e Lotario, compra da quest'ultimo un piccolo binocolo. Usandolo, vede che nella casa del professore si trova una bellissima ragazza, che lui presume essere la figlia di Spalanzani, Olimpia.

                            Durante un ballo in casa del professore egli finalmente la incontra e, ancora una volta, la osserva attraverso il binocolo di Coppola mentre la ragazza sta dando un breve concerto al pianoforte per gli invitati. Nathanael si innamora perdutamente di lei e comincia a frequentarla assiduamente, non tenendo conto dei giudizi dei suoi compagni di studi, che la reputano una "bambola" e una "faccia di cera".

                            Un giorno egli si reca in visita a casa del professore e trova l'uomo e Coppola che si litigano ferocemente Olimpia strattonandola, uno per i piedi e l'altro per le braccia. Nathanael guarda l'innamorata e si rende conto con orrore che questa ha le cavità orbitali vuote e che i suoi occhi giacciono sul pavimento. Dopo la colluttazione, Coppola riesce a fuggire con Olimpia in spalla, e, disperato, il professor Spalanzani rivela al giovane che Olimpia non era sua figlia, bensì un automa, e che Coppelius gliel'ha rubata.

                            A sentire il nome dell'uomo tanto odiato e rendendosi conto di aver nutrito dei giusti sospetti fin dall'inizio, il ragazzo impazzisce e viene prima ricoverato in manicomio e, in seguito, passa la convalescenza a casa, circondato dalle amorevoli cure dei familiari, di Clara e Lotario.

                            Completamente guarito, Nathanael si trova un giorno a fare una passeggiata con Clara, la quale gli propone di osservare la città dall'alto di una torre. I due salgono, mentre Lotario li aspetta nella piazza. Sulla torre, Nathanael usa nuovamente il binocolo di Coppola/Coppelius e ancora una volta impazzisce, scambiando anche Clara per un automa e cercando di ucciderla lanciandola nel vuoto. Accorre Lotario a salvare la giovane e la porta di fretta nella piazza, dalla quale possono osservare, tra la gente, la follia di Nathanael. Tra la folla, però, si trova anche Coppelius, il quale funestamente presagisce che non ci sarà bisogno di far scendere Nathanael poiché lo farà lui stesso. Pochi attimi dopo, infatti, il giovane si butta dalla torre e muore, mentre l'ambiguo personaggio scompare tra le persone accorse ad assistere al dramma.
                            Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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                            • #15
                              Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio
                              - C'è una teoria che afferma che, se qualcuno scopre esattamente qual è lo scopo dell'universo e perché è qui, esso scomparirà istantaneamente e sarà sostituito da qualcosa di ancora più bizzarro ed inesplicabile. C'è un'altra teoria che dimostra che ciò è già avvenuto.

                              - Il tempo è una illusione. L'ora di pranzo è una doppia illusione.

                              - Se c'è in giro una cosa più importante del mio Io, dimmelo che le sparo subito.

                              Più quella in firma.
                              La guida mi intriga molto. Posteresti altro che ti ha colpito?
                              Qual'è la verità? Ciò che penso io di me, ciò che pensa la gente, o ciò che pensa il burattinaio?
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