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  • Originariamente inviato da Cooper96 Visualizza il messaggio
    Mi sembra che tu abbia iperanalizzato certe cose: miscela molti ingredienti narrativi e tematici ma non ne sviluppa nessuno in modo particolare, c'è la vicenda umana di Keaton per cui proviamo simpatia e solidarietà per come cerca di districarsi in mezzo al caos della sua vita, tolta quella non c'è reale spessore tematico in quello che racconta nè una reale riflessione.
    Per fare un paragone, Brick di Rian Johnson è un bellissimo film; anch'esso mescola vari influssi e stili ma oltre alla parabola umana del protagonista non propone contenuti e riflessioni sociali/filosofiche/ecc. tali che lo spaccerei per "film che riflette sul disagio giovanile e sulla giustizia fai-da-te".
    Quando dici "indagando il rapporto (..) padre e figlia (con spaventosa consapevolezza eccetera) " pare che sia Sinfonia d'Autunno di Bergman in versione maschile, Birdman se li sogna certi livelli di intimità e veridicità nel tratteggiare i rapporti umani.
    Quando dici "critica del sistema hollywoodiano" per me è un iperbole: non ci ho vista una tragicommedia, perché i toni non sono ne fortemente tragici ne fortemente comici da satira feroce, ma misurati e senza discorsi scomodi. Infatti l'Academy gli ha dato l'Oscar per il film e la sceneggiatura, fosse stato un film davvero critico nei confronti di Hollywood non l'avrebbero fatto.
    Niente di ciò che ho detto è over-reading; trovi tutto nel film, che mi è piaciuto proprio perché ci ho visto quei contenuti. Se ce li avessi visti anche tu forse ti sarebbe piaciuto come a me. Rimane il fatto che, abbiate pazienza, Birdman non può umanamente essere considerato un film vuoto, senza un certo spessore tematico o riflessioni sul cinema, sull'arte, sul ruolo dell'attore, sullo show business, ecc. Possiamo stare qui a ragionare sul compiacimento della regia, ma si finirebbe per parlare di qualcosa che ha un senso nella diegesi del racconto. Cosa che non vale anche per The Revenant, che comunque non è fatto da un unico fittizio piano sequenza lungo tutta la sua durata. Lo dici te che Brick non propone contenuti (non che abbia un ricordo fresco di quel film), ma questo per me è soltanto svalutare un'opera, ancora peggio che sottovalutarla, e il lavoro del regista/sceneggiatore per liquidarla in fretta. I contenuti sono ovunque e vengono espressi su più livelli, perciò se un film non ti sembra che abbia contenuti solo perché nessuno ci ha dedicato un saggio come a Bergman, non significa che le cose stanno così. E dare l'oscar a Birdman è proprio la via che l'Academy ha scelto per combattere la sua critica, ovvero inglobandolo e facendolo proprio, mettendolo sotto i riflettori, seguendo la tendenza di premiare titoli lanciati ai festival.

    Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
    Ecco la mia recensione del film.
    Chiamare questo ammasso di luoghi comuni, questo bignami del non saper leggere un film e questo cumulo di idiosincrasie ideologiche "recensione" fa scompisciare dal ridere.
    Ultima modifica di SE7EN; 04 gennaio 19, 17:07.

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    • Dai che ti passa su su.

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      • Originariamente inviato da Atlantide Visualizza il messaggio
        Ralph spacca le palle aehm volevo dire spacca internet: quasi due ore (quasi due ore!) di autocelebrazione disneyanae di supponenti considerazioni metacinematografiche
        A me non ha disturbato la durata, anche perché non è incentrato solo sulle autocitazioni. Da quel punto di vista si è rivelato un po' il Deadpool dei Classici Disney, e per questo mi ha divertito abbastanza - forse più del primo - anche se è piuttosto fine a se stesso. Insomma un divertissement carino e con belle idee, però alla fin fine è una sequela di gag (anche se con l'immancabile morale), il precedente è un film molto più quadrato.

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        • Originariamente inviato da SE7EN Visualizza il messaggio
          E dare l'oscar a Birdman è proprio la via che l'Academy ha scelto per combattere la sua critica, ovvero inglobandolo e facendolo proprio, mettendolo sotto i riflettori, seguendo la tendenza di premiare titoli lanciati ai festival.
          Interessante, devo dire che a guardarla in questo modo quadra bene.

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          • Mi sento smerdato e invaiolato e con la rogna e con la faccia imbrattata di grumi di vomito e ho mezzo idea di scendere a rotolarmi nella melma con l'uccello di fuori arrancando come un nano con la cancrena alle gambe e sparando pallottole di moccio addosso ad un'umanità altrettanto impestata sotto la cortina di pioggia squassante con cui Dio tenta di celarsi alla vista la propria imbruttita creazione. E' da quando fu presentato alla festa del cinema di Roma nel 2013 che, guardando le immagini e leggendo le recensioni e poi recuperando il romanzo da cui è tratto, "Hard to be a God" di Aleksei German è diventato uno dei miei film preferiti senza averlo visto. E la visione infine giunta ne ha confermato la possanza visiva. Un film che vive del solo contesto, cioè luridume e frastornamento ribaditi per tre ore (in effetti una recensione coerente col film dovrebbe limitarsi ad affastellare sinonimi di tali due termini senza alcuna articolazione dialettica), è un'esperienza paradossale, di piattezza e di sovraccarico, hai la sensazione che non parta mai eppure alla fine ne sei sopraffatto, e nell'assoluta mancanza di una rotta narrativa la visione si fa ipnotica. Un'ipnosi del disgusto, di un affratellamento claustrofobico nel fetore e nel caos (avrei voluto aggirarmi per il set, German deve aver avuto una mano fermissima nel gestire quel che appare come improvvisazione collettiva ed ondivaga), pervaso da un sentimento che s'è lasciato alla spalle rassegnazione ed avvilimento e si lacera nell'annichilimento assoluto di morale e di pensiero. Tutto il significato filosofico che la complessa faccenda sottende a mio avviso si disperde in questo approccio quasi ottusamente immersivo, ed è giusto così. "Hard to be a God" scavalca pure lo straordinario "Faust" di Sokurov nel contrappunto di voci che a tratti assume la cadenza di una litania tormentata, e nella capacità di suscitare percezioni tattili di lana bagnata, ferro bollente, fango incrostato, un film poderoso ed indimenticabile.

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            • Dopo la trasmissione notturna a Fuori Orario il film di German è ancora per tre giorni visionabile in streaming su RaiPlay.

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              • Originariamente inviato da Bone Machine Visualizza il messaggio
                Mi sento smerdato e invaiolato e con la rogna e con la faccia imbrattata di grumi di vomito e ho mezzo idea di scendere a rotolarmi nella melma con l'uccello di fuori arrancando come un nano con la cancrena alle gambe e sparando pallottole di moccio addosso ad un'umanità altrettanto impestata sotto la cortina di pioggia squassante con cui Dio tenta di celarsi alla vista la propria imbruttita creazione. E' da quando fu presentato alla festa del cinema di Roma nel 2013 che, guardando le immagini e leggendo le recensioni e poi recuperando il romanzo da cui è tratto, "Hard to be a God" di Aleksei German è diventato uno dei miei film preferiti senza averlo visto. E la visione infine giunta ne ha confermato la possanza visiva. Un film che vive del solo contesto, cioè luridume e frastornamento ribaditi per tre ore (in effetti una recensione coerente col film dovrebbe limitarsi ad affastellare sinonimi di tali due termini senza alcuna articolazione dialettica), è un'esperienza paradossale, di piattezza e di sovraccarico, hai la sensazione che non parta mai eppure alla fine ne sei sopraffatto, e nell'assoluta mancanza di una rotta narrativa la visione si fa ipnotica. Un'ipnosi del disgusto, di un affratellamento claustrofobico nel fetore e nel caos (avrei voluto aggirarmi per il set, German deve aver avuto una mano fermissima nel gestire quel che appare come improvvisazione collettiva ed ondivaga), pervaso da un sentimento che s'è lasciato alla spalle rassegnazione ed avvilimento e si lacera nell'annichilimento assoluto di morale e di pensiero. Tutto il significato filosofico che la complessa faccenda sottende a mio avviso si disperde in questo approccio quasi ottusamente immersivo, ed è giusto così. "Hard to be a God" scavalca pure lo straordinario "Faust" di Sokurov nel contrappunto di voci che a tratti assume la cadenza di una litania tormentata, e nella capacità di suscitare percezioni tattili di lana bagnata, ferro bollente, fango incrostato, un film poderoso ed indimenticabile.
                Per quanto mi riguarda è il massimo capolavoro che sia stato girato nel nuovo millennio. Un film straordinario, unico, imparagonabile a qualsiasi altra cosa sia stata girata prima e dopo. German padre ci ha messo 15 anni a girarlo, e alla sua morte l'ha completato il figlio, regista che per quel poco che ho visto mi pare altrettanto notevole.

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                • Aspettiamo che qualcuno lo ponga a confronto con un ulteriore film artificioso, furbastro, acchiappa soldi ed oscarato?

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                  • Originariamente inviato da Bone Machine Visualizza il messaggio
                    Dopo la trasmissione notturna a Fuori Orario il film di German è ancora per tre giorni visionabile in streaming su RaiPlay.
                    Solo per tre giorni? Maledizione, mi devo muovere. L'avevo adocchiato anche io.
                    "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                    • Originariamente inviato da Bone Machine Visualizza il messaggio
                      Aspettiamo che qualcuno lo ponga a confronto con un ulteriore film artificioso, furbastro, acchiappa soldi ed oscarato?
                      Va beh ma RaiPlay mica è fica come Netflix per non parlare della noiosa e oscura cinematografia russa che nessuno si incula a differenza di quella proposta dai messicani adottati da Hollywood.

                      Ultima modifica di mr.fred; 05 gennaio 19, 18:06.

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                      • Sembra bello il film, mai sentito parlarne. D'altronde se nessuno distribuisce i veri film, certi film non li vedremo mai e poi mai.

                        Bella segnalazione e bella recensione.

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                        • Come da tradizione, il primo gennaio mi vedo un film serio, un film commerciale e un film brutto e scemo. Quest'anno è toccato a:

                          First Reformed
                          Mi è piaciucchiato, ma senza entusiasmi. L'ho trovato molto formale, dai contenuti non banali ma che -paradossalmente- non vengono sviscerati al meglio tanto da risultare alla fine un film che ti lascia con un "Vabbè". Vorrebbe avere tutt'altra caratura, ma non ne ha il peso. Hawke non è male anche se il grosso lo fa il personaggio scritto più che la sua recitazione. Nota di demerito a una delle scene più scult che mi sia capitato di vedere nell'ultimo anno.

                          The Greatest Showman
                          Posso soprassedere alle canzoni (un po' troppo lunghe tutte quante) cantate con l'autotune, alla musica iper-pop, alle scelte più commerciabili possibili e alla trama che procede come un treno scritta usando il manuale della semplificazione for dummies perché è un cazzo di musical che mette il buonumore e con uno sfarzo nella messa in scena che fa dimenticare tutto. I musical sono fatti per essere questo e nel suo lo fa egregiamente. Nota di merito a "This is me" che, nonostante tutto, è parecchio potente.

                          Show Dogs
                          Era il film brutto ed è risultato essere il film indifendibile. Non tanto per i cani parlanti e da noi doppiati dalla D'Urso o da Malgioglio, ma quanto perché non fa mai mai mai ridere -nemmeno provandoci- e non si capisce assolutamente cosa volevano fare. Un pasticcio inguardabile.

                          Ho visto anche L'assediodi Bertolucci che mi mancava e mi è piaciuto come sempre capitava con i film di Bernardo. Forse non il più centrato ma si respira aria di cinema d'autore nell'accezione positiva di cinema di uno che ha qualcosa da dire e non di cinema per nicchia.

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                          • Ho visto Hard to be a God. Ho coinvolto nella visione anche la mia ragazza, poverina.
                            Sarò onesto: non c'ho capito una mazza. O meglio, credo di aver capito il senso complessivo del film, ma non sono riuscito a capire nulla di cosa stesse succedendo frame dopo frame, è stato davvero un trip. Si tratta di un film imparagonabile a qualsiasi altra cosa, stiamo dalle parti di Inland Empire e di Carmelo Bene, sperimentalismo puro. M'è piaciuto? No, ma gli ho dato ugualmente 5 stelle su 5 su Letterboxd. Ad un film del genere o dai 0 o dai 5, le vie di mezzo non esistono. Non mi è piaciuto perché sostanzialmente non ho provato nulla di fronte alle immagini che si susseguivano sullo schermo, né divertimento cinefilo né gusto critico/riflessivo, sono semplicemente rimasto imbambolato, ipnotizzato quasi. Alcune scelte di regia non mi sono piaciute, altre tantissimo. Ad esempio c'è una certa ripetitività di alcune cose, tipo l'apparire in primo piano di gente a caso giusto per dare l'idea di caos o il far muovere davanti la mdp qualche oggetto. Fatto uno, fatto due, fatto tre, sempre allo stesso modo, un po' stanca e diventa artificioso. A parte questo però, tutto il resto sembra impossibile non solo da filmare, ma proprio da pensare. Si tratta di un caos talmente credibile ed incredibile allo stesso tempo che sembra impossibile essere stato organizzato a tavolino. Ci sembra davvero di essere lì, in quel Medioevo immaginario. Il tutto non solo grazie alla mdp in perenne movimento, ma soprattutto grazie al lavoro gargantuesco fatto sulle scenografie, mai uguali in 170 minuti di rara densità visiva.
                            Insomma, non l'ho amato e non l'ho capito, ma che gli vuoi dire ad un film così? Titanico.
                            "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                            • Originariamente inviato da Bone Machine Visualizza il messaggio
                              Aspettiamo che qualcuno lo ponga a confronto con un ulteriore film artificioso, furbastro, acchiappa soldi ed oscarato?
                              Da come l' hai messa giu ' mi ricorda piuttosto la mia vasca da bagno quando metto in pre lavaggio i miei vestiti da lavoro.
                              "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                              • Originariamente inviato da Gidan 89 Visualizza il messaggio
                                Ho visto Hard to be a God.
                                ma è la solita versione sub-eng, oppure è uscita una qualche versione doppiata? mi piacerebbe rivederlo, ma non come l'ultima volta...

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