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  • Originariamente inviato da Gidan 89 Visualizza il messaggio
    Velvet Buzzsaw di Dan Gilroy

    Tra questo e Climax mi son beccato in poco più di 24 ore due ciofeche clamorose. Menomale che nel mezzo almeno ho visto Il primo re.
    Questo Velvet Buzzsaw è proprio un film da encefalogramma piatto. L'avranno girato solo per intascarsi i soldi di Netflix, altrimenti non me ne capacito. Jake Gyllenhaal, quoque tu!
    Ahahah scommetto che avrai pensato durante la visione “Polanski una sega”. In ogni caso anche a distanza di giorni continuo ad apprezzarlo, c’è quella quota di bizzarro che trovo irresistibile.

    Assassination Nation

    Ma insomma qualcuno doveva pur farlo il film definitivo sul fappening, bisognava solo vedere chi e come. Chi è il figlio di Barry Levinson, uno che deve aver imparato a gestire la macchina da presa da quando era nella culla e si vede, lo fa a meraviglia e in maniera del tutto naturale. Per dire, c’è un piano sequenza (che NON è fine a se stesso, andrebbe sempre specificato ogni volta che si scrive “piano sequenza”) che ricorda vagamente quello della casa delle lesbiche di Tenebre che è qualcosa di enorme, la mia mascella non si è ancora ripresa. La recensione dei 400 Calci dice tutto, ma proprio tutto, non andrebbero letti se si ha l’ambizione di buttar giù qualche riga perché arrivano sempre per primi e meglio. È vero, parte come un teen movie ambientato alle superiori, ci sono quattro ragazze tra le quali un transgender e una nera: sembra la fiera del politically correct e invece va tutto a puttane, si passa da un registro all’altro con un sentore di Apocalisse che solo nei romanzi di Bret Easton Ellis. Che poi l’Apocalisse in effetti arriva nella maniera più ridicola possibile ma funziona, da un certo punto in poi avrebbe funzionato qualsiasi cosa e Levinson Jr. lo sa e infatti la butta completamente di fuori. C’è anche La notte del giudizio, quella che avrebbe dovuto sempre essere però. Un filmone.
    Ultima modifica di Massi; 06 febbraio 19, 18:34.

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    • mi hai fatto venir voglia di vederlo

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      • Purtroppo, che io sappia, non si profila un’uscita italiana all’orizzonte. Proprio come Mayhem, altro film estremamente godibile.

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        • Green Book di Peter Farrelly (2019)

          L' academy non ha mai brillato più di tanto nel distribuire nomination e premi lungo la sua storia, è la massiccia inclusione di donne, afroamericani e minoranze varie nella giuria, non ha prodotto al momento risultati tangibili, se non che dal premiare polpettoni di stampo classicheggiante, si è passati a dare premi e nomine a volontà, per film a tematica "civile" riguardanti specialmente persone di colore, gay o donne. Nulla di male in sé, il problema è che l'academy continua a nominare prodotti innocui.

          Certo, rispetto a roba inguardabile ed ammuffita già prima di essere concepita come Precius (2009), Selma (2014) o Moonlight (2016), Green Book di Peter Farrelly è avanti anni luce.

          Premetto subito che non è niente di che come film, eppure per gli standard attuali di tale vetusta istituzione, sembra essere quasi un atto eroico aver nominato un film che ha si tematica civile, ma ha spruzzate qua e là di politicamente scorretto (ma senza esagerare).

          Farrelly autore anche della sceneggiatura, dirige un film ambientato ad inizio degli anni 60, ribaltando i ruoli tra bianchi e neri. Questa volta l'uomo di colore, il musicista Don Shirley (Mahershala Ali), è colui che detiene soldi e fama, mentre il bianco Tony Vallelonga (Viggo Mortensen), è un italo-americano buttafuori spiantato, rozzo e imbevuto di cultura white-trash.

          La scelta interessante è abbandonare la seriosita' tipica di tali film, per utilizzare il registro della commedia; così sfruttando i battibecchi costanti tra un impostato quanto altezzoso Don Shirley, ed il rozzo, sboccato e cafone Tony che gli fa' da autista nel profondo sud degli Stati Uniti.
          In alcuni momenti, è come se si riesumasse la vecchia screewball commedy di una volta, solo che abbiamo al centro bianco e nero.

          Farrelly non ha il coraggio di mettere come protagonista un bianco americano, cosa che avrebbe potuto dare maggior forza a certe vedute differenti, ma aver optato per un italo-americano, gli consente di tirare frecciatine e stoccate al politicamente corretto e ad una certa visione sui neri, che i bianchi hanno, senza dover subire critiche, poiché il personaggio di Viggo Mortensen, è si bianco, ma fa' parte comunque di una minoranza, quindi può dire quello che gli passa per la testa (a patto di non essere troppo cattivo), senza che lo spettatore americano possa rimproverargli qualcosa.

          Il film sotto questo punto di vista è un godibile intrattenimento, anche molto divertente, per via del personaggio protagonista azzeccato ed interpretato da un ottimo Mortensen, che per la prima volta vedo alle prese con un ruolo più leggero. Ha messo su un bel po' di panza (Il personaggio ama mangiare a volontà cose non buone e fuma un sacco), ma le sue doti attoriali non sono oscurare da ciò è riesce a non scadere nella macchietta, cambiando quando può un po' il registro ed il tono in cui ripetutamente mostra la sua cafonaggine, senza venire a noia nella sua arte oratoria. Mahershala Alì, risulta perdente nel confronto, troppo altezzoso e rigido nella recitazione, oltre al fatto che è decisamente da bocciare il suo ingresso in scena con quei ridicoli vestiti, che fanno tanto da caricatura del Senegalese ambulante. Andrebbe visto in lingua originale, poiché sembra palese come la differenza tra i due personaggi verta più sul modo di esprimersi, che sul colore della pelle.

          In effetti il film è infarcito di stereotipi; a cominciare dagli italio-americani sono tutti ritratti come dei simpatici simil-gangster da strapazzo, tutti rigorosamente fuori forma, buone forchette e con dei valori strambi (tutti in casa della moglie del protagonista, poiché due persone di colore stanno riparando l'impianto idraulico della moglie e controllano che nulla le accada...), si ok, il film ci gioca un po' su questo, ma alla fine rappresentare gli italo-italo-americani in questo modo non è avvalorare lo stereotipo?

          Dopo una prima parte più genuina e divertente, dove il regista raggiunge l'apice con un campo e centrocampo dove in 4-5 inquadrature tra gli agricoltori di colore e l'elegante Don Shirley, riassume un po' l' evoluzione degli afroamericani all'interno della società americana, purtroppo nella seconda parte di film, abbondano le sequenze scontate con poliziotti bianchi razzisti, elogio incondizionato ai Kennedy ed episodi di insofferenza razziale, rappresenti in modo scolastico e rivisto ed il tutto si conclude in un conciliante finale alla Frank Capra, che finisce con lo smorzare le battute e le prese in giro precedenti.
          Tutto sommato una pellicola sufficiente, che regala un paio d'ore di divertimento e gustose risate, ma Spike Lee quest'anno sempre in ambito razziale, aveva adoperato un registro satirico di tutt'altro livello e una regia decisamente superiore.






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          • BlacKkKlansman di Spike Lee

            Ordinaria amministrazione, ma è impossibile non emozionarsi durante la coda finale.
            Nomination ad Adam Driver regalata. Se proprio volevano nominare qualche attore, andava candidato tale Jasper Pääkkönen, molto convincente nell'interpretare il villain.
            https://www.amazon.it/Dario-Argento-...+il+suo+doppio Il mio saggio sul cinema di Dario Argento.

            "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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            • Crimson Peak di Guillermo del Toro.
              Non lo consiglio. Privo di anima. La storia è banale al limite dell'imbarazzante.

              "It's so easy to laugh / It's so easy to hate / It takes strength to be gentle and kind"
              The Smiths - I KNOW IT'S OVER

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              • Tremendo Crimson Peak, un omaggio al gotico lambiccato e lezioso oltre ogni limite ammissibile.
                Fosse la storia il problema.



                La Forma dell' Acqua è più o meno della stessa pasta. Ma poiché lo ha portato a vincere Oscar e Leone ha ragione lui.


                Ultima modifica di mr.fred; 08 febbraio 19, 15:38.

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                • Originariamente inviato da mr.fred Visualizza il messaggio
                  [...]
                  Fosse la storia il problema.[...]
                  Mi sono limitata a parlare della storia per non infierire troppo, che poi mi pento di essere troppo negativa.
                  La verità è che pregavo perché finisse in fretta.
                  La Forma dell'Acqua non l'ho visto, lo volevo vedere, ma dopo questo ho un certo timore...


                  "It's so easy to laugh / It's so easy to hate / It takes strength to be gentle and kind"
                  The Smiths - I KNOW IT'S OVER

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                  • Non volevo scoraggiarti, come saprai ai più è piaciuto e pure tanto.
                    Se apprezzi il fantasy un' occhiata è obbligatoria quanto meno perché non se ne producono molti.

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                    • Non scherziamo, Crimson Peak è bolso e inutile ma La forma dell’acqua è vivo, ironico, brillante.

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                      • Lezioso e lambiccato come l' altro ma io non faccio testo Del Toro non mi smuove nulla in generale.

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                        • Neanche i due film ambientati nella Spagna Franchista?

                          Di Hellboy 2 cosa ne pensi?

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                          • Sono film che non mi fanno impazzire. Lo trovo un autore di cattivo gusto e incapace di evocare le sensazioni a cui aspira. E' tutto troppo prosaico.
                            Ultima modifica di mr.fred; 08 febbraio 19, 17:32.

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                            • Crimson Peak è sicuramente più commerciale, e meno "impegnato", de La Forma dell'acqua ma ha alcuni momenti anche sorprendenti e a differenza dell'ultimo qualcosa mi ha smosso. Io lo ricordo con piacevolezza.

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                              • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                                Green Book di Peter Farrelly (2019)

                                L' academy non ha mai brillato più di tanto nel distribuire nomination e premi lungo la sua storia, è la massiccia inclusione di donne, afroamericani e minoranze varie nella giuria, non ha prodotto al momento risultati tangibili, se non che dal premiare polpettoni di stampo classicheggiante, si è passati a dare premi e nomine a volontà, per film a tematica "civile" riguardanti specialmente persone di colore, gay o donne. Nulla di male in sé, il problema è che l'academy continua a nominare prodotti innocui.

                                Certo, rispetto a roba inguardabile ed ammuffita già prima di essere concepita come Precius (2009), Selma (2014) o Moonlight (2016), Green Book di Peter Farrelly è avanti anni luce.

                                Premetto subito che non è niente di che come film, eppure per gli standard attuali di tale vetusta istituzione, sembra essere quasi un atto eroico aver nominato un film che ha si tematica civile, ma ha spruzzate qua e là di politicamente scorretto (ma senza esagerare).

                                Farrelly autore anche della sceneggiatura, dirige un film ambientato ad inizio degli anni 60, ribaltando i ruoli tra bianchi e neri. Questa volta l'uomo di colore, il musicista Don Shirley (Mahershala Ali), è colui che detiene soldi e fama, mentre il bianco Tony Vallelonga (Viggo Mortensen), è un italo-americano buttafuori spiantato, rozzo e imbevuto di cultura white-trash.

                                La scelta interessante è abbandonare la seriosita' tipica di tali film, per utilizzare il registro della commedia; così sfruttando i battibecchi costanti tra un impostato quanto altezzoso Don Shirley, ed il rozzo, sboccato e cafone Tony che gli fa' da autista nel profondo sud degli Stati Uniti.
                                In alcuni momenti, è come se si riesumasse la vecchia screewball commedy di una volta, solo che abbiamo al centro bianco e nero.

                                Farrelly non ha il coraggio di mettere come protagonista un bianco americano, cosa che avrebbe potuto dare maggior forza a certe vedute differenti, ma aver optato per un italo-americano, gli consente di tirare frecciatine e stoccate al politicamente corretto e ad una certa visione sui neri, che i bianchi hanno, senza dover subire critiche, poiché il personaggio di Viggo Mortensen, è si bianco, ma fa' parte comunque di una minoranza, quindi può dire quello che gli passa per la testa (a patto di non essere troppo cattivo), senza che lo spettatore americano possa rimproverargli qualcosa.





                                Le tortuose vie del presunto "politicamente scorretto"...Dunque se un Checco Zalone dice ai pugliesi conterranei "terroni di m. (cit.)" và bene poiché è anch'egli meridionale. Metti che gli trovano un nonno di Pinerolo ,allora cambia il giudizio sulla persona e sull'artista? Woody Allen è perfetto per le barzellette sugli ebrei (almeno quelli maggiorenni e maschi. xD ), però se le raccontasse un nazista dell'Illinois guadagnamo in "politicamente scorretto"? L'ondata di vittimismo frignone contro il politicamente "corretto" è già arrivata al punto che vale essere "scorretti" senza tenere un punto logico, come da titoli di giornali tipo "Diminuisce il Pil ,ma aumentano i gay"; e allora di cosa stiamo parlando...

                                "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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