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The Mule (Clint Eastwood)

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  • Io due come Spielberg ed Eastwood, in un’America che dopo la New Hollywood ha sfornato Autori con il contagocce, me li terrei stretti. Poi si può preferire l’uno all’altro ma partire dal presupposto che tizio è bravo e caio è una merda, ehm, no.

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    • Un film che mette in scena il mito di Clint Eastwood è soprattutto cos'è Clint Eastwood.
      Earl Stone parte come tipico personaggio alla Eastwood, un uomo che crede fermamente in ciò che fa' dedicando tutto sé stesso nel coltivare fiori, un'attività che richiede tempo e pazienza, tanto che nel trasmettere tutta la cura possibile ad essi è passare il tempo con amici e in giro per i premi, Stone ha perso di vista le proprie "radici"; rapporto con la figlia assente e oramai compromesso ed un matrimonio oramai fallito con la ex-moglie.

      Stone è un essere spazzato via dalla storia e alienato così a fondo nel suo lavoro, tanto da osteggiare qualsiasi novità, come internet che gli porterà a far chiudere la propria attività (Il montaggio a dissolvenza incrociata che passa dal 2005 al 2017, mostra la velocità dei cambiamenti).
      L'unico "gambo" che ancora Stone alla famiglia è la nipote, unica a credere in lui e a difenderlo, ma senza un soldo è impossibile "coltivare" questo fiore a lungo e così, il vecchio fa' l'unica cosa che ancora può, guidare.

      Il suo furgone vecchio, malconcio e sgangherato tanto quanto lui, ha affrontato un sacco di viaggi e trasporta in questo momento, gli oggetti di una vita, ma metaforicamente si fa' anche carico del peso dei fallimenti di Stone, che anno dopo anno sono andati accumulandosi.
      Con un'operazione dal sapore Fordiano (in effetti sembra un aggiornamento di Furore e dei suoi western, Saloon sostituiti dai locali vari e cavalli dal furgone) Stone trascina sé stesso ed il suo rottame in un'ultima avventura, cioè trasportare "roba" da uno stato all'altro contando sulla sua ultima arma rimastagli, una guida prudente in modo da racimolare soldi con la speranza di poter "riacquistare" un posto in famiglia. Il regista si sofferma molto sui viaggi ed il godimento della vita da parte di tale vecchio, che attraversa varie strade e paesaggi, spesso accompagnato da varie canzoni, che si diverte a cantare, facendosi portatore di un certo modo di vedere la vita, oramai andato scomparso e poco importa "l'upgrade" del furgone da scassato a cazzuto, poiché la potenza di tale immagini resta inalterata, poiché sono le radici del mito che essendo intatte, danno forza a ciò che è inquadrato.

      Eastwood mette in scena un molteplice sostrato di chiavi di lettura, con una semplicità nell'uso del mezzo registico eccezionale. Il cinema di Eastwood è esplicito e diretto, non si perde in giri di parole e spiegazioni di comodo, non mostrando di avere alcuna paura dei giudizi dei fautori del politicamente corretto; a alle donne che gli danno del vecchio, Stone replica con un ironico "lesbiche", alla famiglia dei neri, li appella come "negri", i messicani sono dei "mangiafagioli" e non esita ad andare a donne anche a quasi 90 anni esibendosi in una festa a base di alcool e sesso (si unisce carnalmente a delle donne al cinema dopo anni... l'ultima volta fu in Debito di Sangue nel 2001 se non sbaglio), incurante di creare una reazione di titubanza nello spettatore che potrebbe prenderlo per un vecchio sporcaccione.
      Ma al contempo sembra che Eastwood utilizzi queste espressioni dirette e concise, anche per una sorta di autoaccusa e autocritica innanzi ad un tribunale, dichiarandosi scientemente colpevole verso quanto realizzato da lui precedentemente, sia in quanto regista, che come attore in precedenza, dove non risparmiava odio e attacchi alle minoranze sociali.
      Questi attacchi, sono incarnati da persone più semplici ma anche molto più reali, la polizia, la quale non esita a fermare due messicani cercando palesemente lo scontro con loro o quando gli agenti della Dea perquisiscono un messicano fermato sull'autostrada, mentre quest'ultimo é terrorizzato poiché altre volte in precedenza lui o i suoi fratelli avevano sicuramente subito abusi da parte delle forze dell'ordine.
      In sostanza, le forze dell'ordine vanno rispettate perché è un dovere rispettare i valori, ma i valori sono nulla se non sono coordinati con il sentire dell'uomo e dal lato di una minoranza essere fermati da esse, rappresenta un grosso problema poiché non bianchi.

      Un film che regala anche delle lacrime (quelle vere e sincere) nella descrizione dei rapporti umani tra protagonista e famiglia (da sempre presente nel suo cinema) specie con la figlia (interpretata da Alison Eastwood) e nelle commoventi battute finali tra Eastwood e Diane West, dove è sicuramente presente della retorica nella scrittura, ma c'è una tale forza e sobrietà da parte di chi ha visualizzato ed impostato la scena, il modo in cui gestisce i dialoghi e nelle interpretazioni, che si riesce ad evitare tutte le trappole di una sequenza potenzialmente distruttiva, grazie al suo tocco lieve che mette al centro il rapporto/non rapporto tra lui e la famiglia.
      Eastwood ha poche espressioni secondo i detrattori, ma ha dalla sua la gestione dello sguardo che è innegabile e con il quale è capace di esprimere un multiforme stato d'animo anche se all'apparenza mostra il suo personaggio nella medesima posizione con la testa inclinata.
      Nel suo film testamento Eastwood lascia una lezione di cinema e un insegnamento morale allo spettatore e Alle future generazioni, scegliendo di designare come erede spirituale del suo essere attore, a Bradley Cooper, autore di una prova misurata e calibrata nel suo ruolo di agente della Dea.
      I personaggi di Eastwood credono fermamente in determinati valori, hanno dei modi pragmatici nel risolvere i problemi ponendosi in modo diretto verso il prossimo (Cosa che la critica USA non ha perdonato, perché questo film non è per niente razzista o sessista, ma un uomo fuori dal contemporaneo consapevole di essere tale, che fa' ammenda per i propri errori sia nel film e mi piace credere anche come uomo di cinema) e da una visione volutamente anacronistica (Il netto rifiuto della tecnologia e le posizioni anti internet), capace di fare una sola cosa per volta (ma facendo terra bruciata intorno, cosa che pagherà cara al momento in cui la sua terra non genererà più frutti e non avrà più niente da raccogliere, poiché non ha seminato nulla), mentre le giovani generazioni sempre attaccate al cellulare, stanno ripercorrendo i suoi medesimi errori, risultando incapaci di fare qualsiasi cosa senza internet sotto mano e trascurando l'esperienza reale. Non è un predicozzo moralista o pedante, poiché il tutto è ritratto in chiave fortemente ironica e forse anche consapevolmente anacronistica (anche se tenta di imparare ad usare il cellulare per mandare messaggi).

      È un Eastwood che ha raggiunto la piena maturità nel gestire il proprio personaggio (Il vecchio Clint a quei messicani li avrebbe spediti all'inferno in due secondi) e nell'uso delle sue capacità attoriali.
      Il proprio tempo lo ha fatto per l'ultimo giro di passerella e ha messo consapevolmente fine ad un personaggio che era l'ultimo esponente di una certa Hollywood di uomini duri e con una certa sensibilità (tutti nel film lo paragonano a Stewart XD) che oggi può essere proposto solo in tal modo.
      Alle nuove generazioni di attori sta il compito di farlo rivivere in una nuova chiave e con i dovuti aggiornamenti, oppure consegnarlo definitivamente alla storia del cinema lasciandoselo definitivamente alle spalle.


      PS : Breaking Bad non c'entra nulla. Tra l'altro la droga è puramente incidentale. È cinema mitologico come definito in modo lungimirante da Seven.

      Ultima modifica di Sensei; 12 febbraio 19, 09:18.

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      • Capolavoro da 9, da 10 o da 10L?

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        • Un ottimo film, da 8 o 8,5. Capolavoro no.

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          • spero di trovare il tempo di leggere tutta la recensione di Sensei, ma da un'occhiata veloce già so di essere d'accordo

            trama, contesto, personaggi, altri attori, contano relativamente, costituiscono uno sfondo sul quale si staglia il fenomeno

            si va al cinema per rivederlo, per ritrovare un grande amico, per omaggiare una divinità del cinema

            e lui non ti delude

            sono uscito dalla sala quasi con le lacrime agli occhi

            grazie grande Clint
            In qualche strana maniera noi svalutiamo le cose appena le pronunciamo. Crediamo di esserci immersi nel più profondo dell'abisso, e invece quando torniamo alla superficie la goccia d'acqua sulle punte delle nostre dita pallide non somiglia più al mare donde veniamo. Crediamo di aver scoperto una caverna di meravigliosi tesori e quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato. (Maeterlinck)

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            • A me è piaciuto moltissimo. Bello, ironico e commovente. Rispetto al deludente "Attacco al treno" qui lo zio Clint si è ripreso alla grande. E' sorprendente che a quasi novant'anni abbia ancora tutta questa grinta per regia e recitazione. Andy Garcia è perfetto e mi ha fatto piacere rivedere il Kiki Kamarena di "Narcos" (Micheal Pena).


              Sono da recuperare tutti, tranne Firefox che è il peggior film del regista (uno sporco film di propaganda Reganiana orribile e reazionario. I soliti russi cattivi e sto Firefox ha il design di un ferrovecchio) e anche Assassino sull'Eiger mediocre.


              Quindi i film di Ėjzenštejn si possono buttare via perchè erano propaganda comunista/stalinista...
              Ultima modifica di willy-bruschi; 14 febbraio 19, 18:33.

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              • Che c'entra, Ejzenstein per quanto piegasse una nobile arte come il cinema alla propaganda, era di un altro livello rispetto ai filmacci action di stampo Reganiano anni 80'.

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                • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                  Che c'entra, Ejzenstein per quanto piegasse una nobile arte come il cinema alla propaganda, era di un altro livello rispetto ai filmacci action di stampo Reganiano anni 80'.
                  Cambia la forma ma non la sostanza... si possono criticare per la loro regia mediocre non perchè reaganiani, di destra etc...
                  Ultima modifica di willy-bruschi; 14 febbraio 19, 19:25.

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                  • Non li critico perché di destra, li critico perché sono ideologicamente ipersemplificati nel loro messaggio.

                    Anche un Alexander Nevisky di Ejstenstein ha una visione della storia grossolana ed errata (armata dei contadini-proletari ed i cavalieri teutonici visti come proto nazisti e parte delle forze della reazione, cosa ovviamente totalmente errata), ma ha una forza nella regia mostruosa, una colonna sonora stratosferica e una battaglia che per eguagliarla, s'è dovuto aspettare Il Signore degli anelli.

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                    • Ce li abbiamo anche noi i nostri messicani :
                      https://napoli.repubblica.it/cronaca...06/?refresh_ce

                      Aspettate poi che vada a regime il "reddito di cittadinanza" e si aprirà un fronte (occupazionale) che rispolvererà le gabbie salariali ed a discendere il tormentone del meridionale "che-ruba-il-lavoro". Chissà su quali dinamiche di "costo della vita" il Ministro dell'interno avrà calibrato la presunzione di indicare (perfino!!!)il prezzo "equo" del latte di pecora sardo.
                      Si poteva riscrivere la sceneggiatura di "The Mule" (?) col protagonista meno gnucco con l'internet, che faceva i video in cui distruggeva i fiori passandoci sopra col furgone causa la loro non redditività...Solo che a differenza del latte e della stessa droga sarebbe una iniziativa troppo isolata per assumere i connotati "politicamente scorretti" rimanendo nel limbo del "dramma individuale"? Ovvero chi di individualismo ferisce di individualismo...
                      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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