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The Mule (Clint Eastwood)

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  • Rivisto ieri su canale 5. Che gli posso dire? Un filmone di grande livello e regia impeccabile. Critico giusto il personaggio della Miller funzionale e non oltre, per il resto impeccabile.
    Cooper bravissimo nel mettere in scena le ambiguità del personaggio, avrebbe meritato l'oscar come miglior protagonista, ma se non sbaglio andò al solito attore scarso che ha fatto il ruolo vecchio e stantio del malato alla "dammi l'oscar!!!", ed i giurati ci sono cascati naturalmente.
    Ultima modifica di Sensei; 11 gennaio 19, 13:32.

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    • Originariamente inviato da Bone Machine Visualizza il messaggio
      Ci sono film cosiddetti "di destra" coi controcoglioni che sono ceffoni a mano aperta, ti fanno incazzare per frustrazione perché ti mettono a confronto con le tue certezze e te le palesano come fallaci e gracili e relative, con un approccio deterministico, lucidamente pessimista: mettono in scena l'uomo complesso, tormentato e spinto a comportarsi nel modo più individualista ed implacabile ed irriflessivo in quelle condizioni in cui il progressismo si slabbra in ciance utopistiche ed inservibili (ricordo la stroncatura sul Manifesto de "Il Profeta" di Jacques Audiard, valeva come il più illuminante dei riconoscimenti). .
      I film sono finti ma a farli servono i soldi veri. Tu che paghi devi "percepire" qualcosa in cambio: quello che ti sedimenta dentro lo devi esorcizzare definendolo "...è solo un film". Ci sarebbe poi il discorso del "product placement" che è un ulteriore grado di sofisticazione della finzione, e serve comunque a farti spendere per prodotti e servizi reali. Su questo forum non ho mai letto di un utente che si sia confessato come influenzabile profondamente dalla televisione: anche questa è "fiction" :-p . Le persone anziane che andranno al cinema a vedere "The Mule" non rispondono al target "pensionato vedovo in ospizio", ma più verosimilmente a quello della "coppia arzilla che programma di andare a vivere in Portogallo", lo stesso di Al Bano oggi (pochi ricordano le sue canzoni recenti, tutti sanno dei suoi trascorsi sentimentali/sessuali con ex o meno ex mogli e compagne). Dunque anche un giovane laureato che "non sa" di avere un figlio da una relazione piùo meno temporanea svecchia e "sprovincializza" una fiction sulle suore, rendendola concorrente di "American Sniper".

      "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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      • Originariamente inviato da henry angel Visualizza il messaggio

        I film sono finti ma a farli servono i soldi veri. Tu che paghi devi "percepire" qualcosa in cambio: quello che ti sedimenta dentro lo devi esorcizzare definendolo "...è solo un film". Ci sarebbe poi il discorso del "product placement" che è un ulteriore grado di sofisticazione della finzione, e serve comunque a farti spendere per prodotti e servizi reali. Su questo forum non ho mai letto di un utente che si sia confessato come influenzabile profondamente dalla televisione: anche questa è "fiction" :-p . Le persone anziane che andranno al cinema a vedere "The Mule" non rispondono al target "pensionato vedovo in ospizio", ma più verosimilmente a quello della "coppia arzilla che programma di andare a vivere in Portogallo", lo stesso di Al Bano oggi (pochi ricordano le sue canzoni recenti, tutti sanno dei suoi trascorsi sentimentali/sessuali con ex o meno ex mogli e compagne). Dunque anche un giovane laureato che "non sa" di avere un figlio da una relazione piùo meno temporanea svecchia e "sprovincializza" una fiction sulle suore, rendendola concorrente di "American Sniper".
        Non ci ho capito un cazzo, vecio, ma è interessante.

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        • Originariamente inviato da The Inquisitor Visualizza il messaggio
          Definire i democratici usa "di sinistra" è abbastanza indecoroso....
          ho detto che i democratici sono la sinistra degli americani, non che sono di sinistra come i partiti socialisti europei

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          • Bone Machine
            ​​​​​​​Giovane, ti leggevo in vena di confessioni sull' effetto destabilizzante cheun certo cinema "destrorso" può aver avuto su di te ravanando in certezze e giudizi che davi per acquisiti :-).

            Bene, allo stesso modo potresti pescare nella tua interiorità i "profondi" motivi per cui "che Dio ci aiuti 5" può spartire la torta pubblicitaria con "American sniper" modernizzandosi (ma il termine è improprio...) con la storia di un giovane e dinamico laureato che chiede un esame genetico per stabilire se è lui il padre del neonato che una sua ex gli ha presentato informalmente (richiesta peraltro fatta in presenza della stessa suora protagonista della serie...). Ci si chiedeva d'altronde cosa ci aspettiamo di diverso vedendo un film su un cecchino di guerra, dunque chiediamoci pure cosa "pretendiamo" da una fiction sulle religiose cattoliche.

            E pare abbastanza assodato che se "The Mule" portasse i pacchi di Amazon si modificherebbero (perderebbero?) gradienti di "politicamente scorretto", o sbaglio? Anche se, nominalmente, sono tutti d'accordo che il corriere di droga è attività deplorevole, e la critica dovrebbe (?) sottolinearlo di più...
            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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            • Originariamente inviato da henry angel Visualizza il messaggio
              Bone Machine
              Giovane, ti leggevo in vena di confessioni sull' effetto destabilizzante cheun certo cinema "destrorso" può aver avuto su di te ravanando in certezze e giudizi che davi per acquisiti :-).

              Bene, allo stesso modo potresti pescare nella tua interiorità i "profondi" motivi per cui "che Dio ci aiuti 5" può spartire la torta pubblicitaria con "American sniper" modernizzandosi (ma il termine è improprio...) con la storia di un giovane e dinamico laureato che chiede un esame genetico per stabilire se è lui il padre del neonato che una sua ex gli ha presentato informalmente (richiesta peraltro fatta in presenza della stessa suora protagonista della serie...). Ci si chiedeva d'altronde cosa ci aspettiamo di diverso vedendo un film su un cecchino di guerra, dunque chiediamoci pure cosa "pretendiamo" da una fiction sulle religiose cattoliche.

              E pare abbastanza assodato che se "The Mule" portasse i pacchi di Amazon si modificherebbero (perderebbero?) gradienti di "politicamente scorretto", o sbaglio? Anche se, nominalmente, sono tutti d'accordo che il corriere di droga è attività deplorevole, e la critica dovrebbe (?) sottolinearlo di più...
              A questo punto irrompe Kowalski col suo M1 Garand e ci spara a entrambi.

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              • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                Rivisto ieri su canale 5. Che gli posso dire? Un filmone di grande livello e regia impeccabile. Critico giusto il personaggio della Miller funzionale e non oltre, per il resto impeccabile.
                Cooper bravissimo nel mettere in scena le ambiguità del personaggio, avrebbe meritato l'oscar come miglior protagonista, ma se non sbaglio andò al solito attore scarso che ha fatto il ruolo vecchio e stantio del malato alla "dammi l'oscar!!!", ed i giurati ci sono cascati naturalmente.
                Ne ho rivisto anch'io un pezzetto, e non ricordavo la scena del colloquio col medico, che consiglia al nostro di visitare i mutilati all'ospedale. Kyle accetta di buon grado e in effetti pare rinfrancarsi, torna anche al poligono coi suoi, che però lo guardano malino. Tutto bene, in ogni caso? Niente affatto: in extremis fa capolino un veterano particolarmente sinistrato e veniamo a sapere che costui, uno di quelli che il nostro voleva aiutare, lo ha ucciso - episodio cui Eastwood accenna con geniale laconicità, come di sfuggita.

                Rivedendolo, però, rimuginavo più che altro sulla parentela col Cacciatore di Cimino, altro film innamorato dei fucili di precisione.
                Anche lì: scarsa o nulla contestualizzazione storica (che la guerra in Vietnam fosse discutibile era opinione ormai consolidata), sguardo rigorosamente dal basso, e un gruppo di operai che andavano al fronte con classico orgoglio patriottico da figli di immigrati poveri (in primis De Niro, capobranco e fucilomane), uscendone poi sciancati, mutilati, distrutti.

                Riusciremo ancora a usarlo, quel fucile, o ci tremerà la manina?
                Nnn sarebbe meglio orientare certo ostinato e un po' stolido idealismo verso scopi più sani?

                Chissà.

                Dio benedica l'America.

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                • Sto leggendo un fumetto ambientato nel 1915-18. Vi è un personaggio, un aristocratico e artista, che si era presentato volontario per la guerra, detestando l'idea che la Patria potesse spedire al fronte un povero padre di famiglia al posto suo... Dunque l'artista è l'esempio del "buonista-ma-sincero" o del "guerrafondaio-ma-responsabile"?All'artista di cinema non sfiora il sospetto che "politicamente scorretto" non sia che una frase fatta che tenta di disambinguare contraddizioni che rimangono ugualmente irrisolte? Drasticamente una guerra con più "sinceri e responsabili"finirà comunque a sembrare più "bella", ovvero un film di guerra "ambiguo e sfaccettato" fa'(rà) sempre erodere il tabù pacifista. Diventando un film pro guerra.
                  "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                  • Si anche nel Cacciatore i Vietcong non vengono rappresentati in modo migliore degli Iracheni eppure quello capolavoro, American Sniper brutto... coerenza zero.

                    Nel film di Cimino non emergeva nessuna condanna alla guerra in Vietnam, eppure si ha la sensazione che sarebbe stata un'avventura in cui era meglio non imbarcarsi.
                    Anche il personaggio di De Niro ne è uscito del tutto distrutto nel suo senso dell'onore del dover abbattere un cervo con un solo proiettile.

                    Il maestro si è ispirato all'allievo... d'altronde Cimino è un figlioccio di Eastwood. Ottimo parallelismo papermoon, l'accostamento con il Cacciatore non mi era venuto in mente.
                    Ultima modifica di Sensei; 13 gennaio 19, 13:39.

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                    • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                      Si anche nel Cacciatore i Vietcong non vengono rappresentati in modo migliore degli Iracheni eppure quello capolavoro, American Sniper brutto... coerenza zero.
                      Ok adesso basta però con le stupidaggini. Il cacciatore e American Sniper sono due film imparagonabili perché in primis il film di Cimino è del 1978, e in secundis non fa nessuna agiografia. Il cacciatore parla esclusivamente della devastazione psicologica che può portare la guerra, raccontando con sensibilità ed efficacia cosa significa superare un certo confine mentale.
                      Io ed altri come David Bowman e Teo abbiamo smesso di commentare non perché abbiamo cambiato idea grazie alle vostre delucidazioni, ma - credo di poter parlare anche a nome degli altri - perché ci siamo scocciati di ripetere sempre le stesse cose. In ogni caso, ho trovato un'intervista concessa da Eastwood a La Repubblica che dovrebbe mettere le cose in chiaro, ecco alcuni passaggi:


                      Piacerà ai ragazzi? Si metteranno la maglietta con il simbolo della sua squadriglia? Mr. Eastwood, che tipo di eroe americano è il suo Chris Kyle? Pensa che possa diventare un modello di comportamento?
                      «Oh, un eroe lo è davvero! Prima di tutto, è una persona che ha scelto di fare il militare per il suo Paese, e questo me lo rende già molto simpatico. Ormai sono pochi quelli che lo fanno, purtroppo questi sono i tempi che viviamo. Oggi i giovani non vogliono più andare a combattere, forse non sanno più per che cosa si combatte. Una volta non era così. Nella Prima guerra mondiale ci andammo allegri, felici di aiutare i francesi che avevano aiutato noi; il nostro contingente arrivò e disse: La Fayette, we are here! Anche nella Seconda guerra mondiale, andammo con entusiasmo. Io avevo 11 anni, Pearl Harbor me la ricordo, le code per arruolarsi, la voglia di combattere il fascismo. Sembrava la guerra che faceva finire tutte le guerre, e invece… quattro anni dopo eravamo in Corea, poi in Vietnam, poi in Iraq. Alla fine, credo proprio che la guerra sia nel nostro destino. E quindi è importante raccontarla… Io l'ho fatto, sia raccontando i nostri, che il nemico, per rendergli onore. (Si riferisce a quei due capolavori paralleli che sono Flags of Our Fathers e Lettere da Iwo Jima). Ora sono stato contento di leggere la storia di Chris, di conoscere la sua famiglia, i suoi genitori. E di trovare un eccezionale Bradley Cooper»


                      Nel film, Chris è letteralmente innamorato del suo fucile, e non riesce a staccarsi dalle armi. Gioca con la pistola con i bambini… Non le sembra un po' troppo?
                      «Ma è vero! La vedova mi ha detto che Chris voleva che fossi io a dirigerlo. Aveva visto i miei film, diceva che sapevo come si tiene in mano una pistola. E infatti gioca con la six shooter con i bambini, la vecchia pistola dei miei film da cowboy. Quanto al suo fucile di precisione, naturalmente è il suo compagno, è una parte di lui. Chris veniva da una famiglia di cacciatori, come tanti americani. È una cosa importante per questo Paese, ha a che fare con il profondo, le armi da fuoco sono le ultime vestigia che ci ricordano che compito dell'uomo è trovare il cibo. E difendere il gregge…».

                      Lei va a sparare? Sarà certamente contrario a limitare l'uso delle armi…
                      «Certo, ho un sacco di armi a casa, vado regolarmente al poligono, anche se non sono stato educato alla caccia e non mi piace uccidere animali. Per quanto riguarda la legge di cui si parla, io sono un libertario e quindi non penso proprio che si debba impedire ad un uomo di avere un'arma. Ma, lo riconosco, le armi di adesso sono giocattoli pericolosi, e possono finire nelle mani sbagliate. Quindi, sì, sono d'accordo a controllare maggiormente che non siano vendute a dei pazzi. Diciamo così: le armi oggi ce l'hanno quelli che non dovrebbero, e non ce l'hanno quelli che ne avrebbero bisogno. Chris ha usato bene le armi, e per sarcasmo del destino è stato ucciso da un fucile impugnato da una persona disturbata di mente. Ma l'arma gli ha permesso di salvare molte vite. E lui si è sacrificato. Ha fatto quattro turni in Iraq, è andato vicino al limite, se non oltre il limite. Avrebbe potuto rimanere in famiglia e invece si è sacrificato. Io non l'avrei fatto, sarei stato più egoista. Per questo è il mio eroe».


                      Più chiaro di così. Ad Eastwood interessava fare l'agiografia di Chris Kyle e ci può stare che questa cosa possa non piacere a tante persone. Amen.
                      "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                      • Parlerà anche della devastazione della guerra, ma intanto i Vietcong amano torturare i prigionieri americani con un gioco mortale. Alla fine il macellaio e gli iracheno di American Sniper si comportano nel medesimo modo.

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                        • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                          Parlerà anche della devastazione della guerra, ma intanto i Vietcong amano torturare i prigionieri americani con un gioco mortale. Alla fine il macellaio e gli iracheno di American Sniper si comportano nel medesimo modo.
                          Sono due film diversi, che vogliono raccontare cose diverse e lo sai benissimo. Dopo il mio post precedente comunque non credo di avere null'altro da aggiungere, penso che ci sia ben poco da interpretare.
                          "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                          • E quindi anche The Mule deve farci sapere che ha fatto la guerra per ricostruire la equazione buonista uguale pacifista uguale ipocrita. Lui lavora per i. Narcos ma è politicamente scorretto.Cribbio che soddisfazione!
                            "...perché senza amore non possiamo che essere stranieri in paradiso"

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                            • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                              Si anche nel Cacciatore i Vietcong non vengono rappresentati in modo migliore degli Iracheni eppure quello capolavoro, American Sniper brutto... coerenza zero..
                              Incorerenza mica tanto, in ambito liberal il Cacciatore fu ampiamente tacciato di fascismo perchè scarsamente propenso a contestualizzare, perchè i vietnammiti erano troppo cattivi, e il finale (cui alludevo più su) troppo celebrativo. J.Fonda notoriamente attaccò il film, ma non solo, fu un vespaio. Cimino venne poi accusato di "comunismo" dal reaganismo trionfante per il film successivo, la sfiga proprio.

                              Volendo le analogie sono anche extra-cinematografiche: era pure allora un'epoca segnata dalla crisi della sinistra, con conseguente alzata di scudi e arroccamento identitario.

                              Non capisco comunque cosa dovrebbe dimostrare l'intervista postata da Gidan (a proposito, "basta con le stupidaggini" dillo a tua sorella, eh): il nostro ammira e rispetta un certo tipo umano disposto a combattere & sacrificarsi, se ne interessa personalmente, è andato anche a visitare la sua famiglia. E tante grazie, ci eravamo arrivati.
                              Qui si discuteva (io, almeno) sul come e se l'Eastwood regista - cinematograficamente - prende le distanze dal suo eroe, corrodendone le certezze e dando modo allo spettatore di prenderne le distanze a sua volta. A sostegno ho citato un paio di scene (me ne sovviene un'altra, ma lascio stare), Gryzor mi pare ne abbia descritte altre, sicchè eventualmente si contesti nello specifico.
                              Se poi a casa il nostro passa il tempo a lucidare la sua collezione di fucili sono affari suoi, ma l'Eastwood regista non è un banale agiografo.

                              Le analogie col Cacciatore a me paiono palesi, per quanto ovviamente vi siano enormi differenze, a partire dalla vastità dell'affresco e dal grado di disillusione cui giungono i personaggi, non paragonabile (ma d'altro canto AS è tratto da una storia vera, e trasformare troppo Kyle sarebbe stato poco plausibile, visto il tipo umano e le vicissitudini affrontate, non altrettanto tragiche).
                              Il finale stesso celebra ovviamente certa America, ma non l'uso che se ne fa (e non parlo di guerra in generale, ma di quella specifica in medio oriente...e visto che vi piacciono tanto le interviste, lo dice lo stesso E)

                              Basti pensare a come sarebbe cambiato detto finale chiudendo con la ritrovata armonia familiare, invece di alludere al commilitone presumibilmente traumatizzato che in extremis uccide il nostro eroe. Rammento che De Niro stesso andava in Grossa Crisi perchè profondamente frustrato nella sua ansia malriposta di proteggere i suoi, sempre a sostengo di analogie impossiibili.

                              Tutte cazzate?
                              Pace, concordiamo nello sconcordare.
                              Ultima modifica di papermoon; 14 gennaio 19, 23:05.

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                              • Io ho risposto direttamente a Sensei, quindi il "basta con le stupidaggini" era riferito a lui che dava degli incoerenti a noi per le lodi tessute nei confronto del film di Cimino. Per il resto, credo che l'intervista ad Eastwood invece dica tutto. Le critiche mosse da noi - per così dire - detrattori riguardano principalmente il fatto che Eastwood abbia girato "American Sniper" per celebrare Chris Kyle come un eroe, e difatti le parole di Eastwood non lasciano dubbi a riguardo (ma neanche il resto della sua filmografia a dire il vero). Che poi il buon Clint non sia un sanguinario come Gibson siamo tutti d'accordo. Però posizioni critiche verso la guerra non ne vedo, ed il fatto che Kyle venga ucciso da un veterano non è il cuore del film, lo dice lo stesso Eastwood. Lui parla chiaramente di destino beffardo etc etc ma Kyle nel film è un modello, un esempio. Non ne prende affatto le distanze, Kyle era uno che faceva bene il suo lavoro e che credeva in sani principi e sani ideali. De Niro e Walken ne "Il cacciatore" non sono di certo degli alfieri di certi valori americani, anzi, sono più dei poveri cristi che non vedono l'ora di tornare a casa.
                                "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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