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Filmografie e registi a confronto: la classifica di Badtaste

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  • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
    Forse è anche il miglior film del regista.
    te lo dico sottovoce ... è il mio preferito del regista

    poi dire "migliore" in maniera oggettiva è assai difficile, ha fatto tanti capolavori

    Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
    A quanto pare negli USA non è così ben considerato. Donald Spoto nella biografia di Ingrid Bergman dando dei pareri sui film di Rossellini, praticamente considera belli Roma città aperta e Paisa', Germania Anno zero lo giudica tetro e lugubre, mentre i film Stromboli, Europa 51 e Viaggio in Italia li considera prodotti confusionari e non equilibrati... vai a capire.
    Il miglior film Rossellini-Bergman per lui è La Paura, non l'ho visto, ma immagino sia più narrativo rispetto agli altri tre film.

    Una roba da mani nei capelli.
    in generale pochi hanno amato e realmente compreso il periodo artistico con la Bergman, forse anche influenzati dallo scandalo che li travolse per la relazione tra i due (erano entrambi sposati) che fu una vera bomba per il gossip del tempo, oltre che una cosa intollerabile per il moralismo di quegli anni. La Bergman, prima amatissima dagli americani, fu addirittura bandita per molti anni da Hollywood che, in quanto a ipocrisia, non è seconda a nessuno. Secondo me il casino mediatico intorno alla coppia condizionò inconsciamente anche il giudizio sui film del loro sodalizio professionale, di cui invece 3 sono capolavori senza se e senza ma. Ovviamente adoro il Neorealismo che ha fatto la storia del cinema ma credo che Viaggio in Italia sia il film più maturo, complesso, profondo, rivoluzionario e denso di livelli di lettura di Rossellini. Di sicuro ha anticipato le avanguardie degli anni '60 ed ha influenzato (anche inconsciamente) tanti cineasti a venire. E non a caso tanti grandi registi lo hanno amato e lodato fin da subito. I primi (direi anche gli unici in quel periodo) a capire ed esaltare pubblicamente la "trilogia della solitudine femminile" Rossellini-Bergman furono i francesi. E poi "qualcuno" dice che non ne capiscono di cinema ...
    Ultima modifica di David.Bowman; 05 marzo 19, 19:43.
    "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"

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    • Si in effetti sembra che gli americani tutt'oggi ce l'abbiano a morte con Rossellini per aver fatto abbandonare Hollywood ad Ingrid Bergman.

      Non ho il mito dei Cahiers du Cinema, ma come al solito ci presero questo è oggettivo.
      Anche se per smitizzarli e portarli sulla terra basta citare il giudizio di Chabrol su un gigante come Wilder che era carente visivamente a suo dire e trattava con sufficienza i suoi film (se leggi i giudizi di Godard su Wilder erano catastrofici, anche se a metà anni 60 ne ammise i progressi...), Rivette che ebbe da ridire su Eva contro Eva, per Truffault il cinema inglese pre anni 70 non esisteva in quanto non scindibile da quello americano (il Free cinema inglese non è mai esistito quindi), per Bazin poi fino a I migliori anni della nostra vita Wyler era Dio, poi era diventato improvvisamente una pippa... in film come l'Ereditiera, Pietà per i Giusti, Ore Disperate o Quelle Due, vedo a mio modesto parere un Wyler sempre ad altissimi livelli, il primo film citato per me è anche un capolavoro.

      Poi esaltavano qualunque opera minore di Hitchcock o Ford.
      Ultima modifica di Sensei; 05 marzo 19, 20:33.

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      • va bene Sensei, "nessuno è perfetto" (come vedi cito Wilder ) e meno che mai i francesi. Però i Cahiers hanno fatto tanto per il cinema, hanno fatto scoprire grandissimi autori che altrimenti in Europa sarebbero passati in sordina (anche il "mio" Mizoguchi), hanno rielaborato il concetto di critica cinematografica e hanno dato il via alla Nouvelle Vague che è stato un movimento rivoluzionario come il nostro Neorealismo (tanto per citare eccellenze). Poi sappiamo tutti benissimo quanto quel cinema francese fosse lontano, dire antitetico, rispetto a Hollywood, quindi certe cose non mi sorprendono. Sbagliando hanno fatto di tutta l'erba un fascio ma l'idea di cinema di quegli autori era poco compatibile con i canoni tipici hollywoodiani, di cui Wilder era uno degli alfieri di punta nell'immaginario collettivo. Rossellini era invece, per ovvi motivi, totalmente nelle corde dei Cahiers e infatti lo hanno adorato, senza mai smettere di tesserne le lodi, Bergman o non Bergman (parlo di Ingrid, ovviamente). I francesi hanno sempre amato quei registi americani fuori dal coro, di rottura o comunque lontani dalle logiche di Hollywood: Altman, Welles, Aldrich, Ray, Cassavetes. Giusto per fare qualche nome. E poi ovviamente Hitchcock, che americano però non era, per le grandi capacità tecniche, per il genio pungente e per la capacità di elevare il cinema di genere (il thriller in particolare) verso altezze del tutto inaspettate. Piaccia o meno il cinema francese è nel gotha della settima arte, insieme a quello americano, italiano e giapponese.
        "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"

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        • Mi si è accesa la lampadina e propongo la mia prossima coppia:

          Roy Andersson - Carlos Reygadas

          avevo pensato anche a Dino Risi, Mario Monicelli, Sergio Citti e Michael Haneke. Ma sono più curioso di conoscere le vostre opinioni sui due registi che ho proposto.
          https://www.amazon.it/Dario-Argento-...+il+suo+doppio Il mio saggio sul cinema di Dario Argento.

          "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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          • ROBERTO ROSSELLINI

            Roma città aperta (1945) 10
            Paisà (1946) 9
            Germania anno zero (1948) 10
            Viaggio in Italia (1953) 9

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            • Breve toccata e fuga, stasera rispondo al commento di David Bowman.

              La vita di O-Haru - Donna galante (Saikaku ichidai onna) (1952) 10

              La Vita di O-Haru, Donna Galante di Kenji Mizoguchi (1952)

              Tristissimo e senza alcuna speranza, La Vita di O-Haru, Donna Galante di Kenji Mizoguchi (1952), si può annoverare nella ristretta cerchia dei capolavori assoluti della storia del cinema mondiale, per la grande capacità figurativa e l'intensità emotiva che riesce a regalare tramite il ritratto della protagonista Oharu (Kinuyu Tanaka), anche se adoperando uno stile registico radicale, fatto di lunghi piani sequenza, adoperando per quasi la totalità delle inquadrature in campo totale, le quali non ci concedono quasi mai (se non ad inizio film), un primo piano sul viso della protagonista, a favore invece della rappresentazione di molteplici personaggi nel medesimo ambiente.

              Nonostante l'anticonvenzionalita' della scelta, fonte di osticita' per lo spettatore occidentale abituato a ben altro stile (non per forza meno riuscito), la scommessa di Mizoguchi risulta vinta alla distanza, poiché nel corso delle due ore e venti, la dilatazione delle inquadrature, finisce con il decomprimere gli intervalli di tempo e dare così la sensazione del tempo che passa, anche se il tempo del racconto in cui assistiamo a numerosi eventi che si affastellano nel corso della sfortunata vita di Oharu, supera di non molto le due ore.
              Il film è narrato con un lunghissimo flashback da parte della protagonista, che ad inizio film si rifugia in un tempio e guardando le statue del Budda, si focalizza su una di esse, facendo sovrapporre nella sua immaginazione il volto del servo Katsunosuke (Toshiro Mifune), unico uomo da lei totalmente amato, lasciandosi così andare ad un breve sorriso di felicità in mezzo ad un'esistenza totalmente amara e disastrata.

              Quello che emerge nel corso delle peripezie della protagonista; dalla Corte imperiale al ruolo di donna che deve mettere al mondo il figlio del potente Signore feudale Matsudara, sino alla rovinosa caduta prima come concubina e poi come prostituta, è il ritratto di un Giappone barbaro e maschilista, dove la donna è solo e soltanto oggetto di un'organizzazione sociale dedito allo sfruttamento fino all'osso della sua figura, per poi gettarlo via quando non serve più. Potere e denaro, relegano la donna in fondo ai gradini della scala sociale, condannandola ad un destino di sofferenza eterna.

              Mizoguchi nella sua estrema eleganza formale e compositiva delle immagini, ritrae i riti e le movenze dei suoi personaggi come se fossero dei soggetti di un quadro, per mettere in primo piano l'organizzazione sociale, al solo scopo di farla brutalmente a pezzi dall'interno, avvalendosi anche delle melodie dello shamisen, come perfetto contrappunto alle immagini. Grande interpretazione da parte di Tanaka, capace di rappresentare la dignità della protagonista senza mai scadere nel vittimismo ricattatorio, ma cercando di mostrare sempre una compostezza derivante dalle nobili origini di Oharu, sino alla totale ma tacita delusione verso le avversità della vita a cui si soccombe con una tacita serenità.
              Un capolavoro del cinema mondiale, che fece rivelare al mondo il talento di Kenji Mizoguchi, premiato con il Leone d'argento per la miglior regia.
              Ultima modifica di Sensei; 06 marzo 19, 19:14.

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              • Come sono i dvd italiani (Eagle, Punto Zero) dei film di Mizoguchi?

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                • Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
                  La vita di O-Haru - Donna galante (Saikaku ichidai onna) (1952) 10

                  La Vita di O-Haru, Donna Galante di Kenji Mizoguchi (1952)

                  Tristissimo e senza alcuna speranza, La Vita di O-Haru, Donna Galante di Kenji Mizoguchi (1952), si può annoverare nella ristretta cerchia dei capolavori assoluti della storia del cinema mondiale, per la grande capacità figurativa e l'intensità emotiva che riesce a regalare tramite il ritratto della protagonista Oharu (Kinuyu Tanaka), anche se adoperando uno stile registico radicale, fatto di lunghi piani sequenza, adoperando per quasi la totalità delle inquadrature in campo totale, le quali non ci concedono quasi mai (se non ad inizio film), un primo piano sul viso della protagonista, a favore invece della rappresentazione di molteplici personaggi nel medesimo ambiente.

                  Nonostante l'anticonvenzionalita' della scelta, fonte di osticita' per lo spettatore occidentale abituato a ben altro stile (non per forza meno riuscito), la scommessa di Mizoguchi risulta vinta alla distanza, poiché nel corso delle due ore e venti, la dilatazione delle inquadrature, finisce con il decomprimere gli intervalli di tempo e dare così la sensazione del tempo che passa, anche se assistiamo a numerosi eventi che si affastellano nel corso della sfortunata vita di Oharu.
                  Il film è narrato con un lunghissimo flashback da parte della protagonista, che ad inizio film si rifugia in un tempio e guardando le statue del Budda, si focalizza su una di esse, facendo sovrapporre nella sua immaginazione il volto del servo Katsunosuke (Toshiro Mifune), unico uomo da lei totalmente anato, lasciandosi così andare ad un breve sorriso di felicità in mezzo ad un'esistenza totalmente amara e disastrata.

                  Quello che emerge nel corso delle peripezie della protagonista; dalla Corte imperiale al ruolo di donna che deve mettere al mondo il figlio del potente Signore feudale Matsudara, sino alla rovinosa caduta prima come concubina e poi come prostituta, è il ritratto di un Giappone barbaro e maschilista, dove la donna è solo e soltanto oggetto di un'organizzazione sociale dedito allo sfruttamento fino all'osso della sua figura, per poi gettarlo via quando non serve più. Potere e denaro, relegano la donna in fondo ai gradini della scala sociale, condannandola ad un destino di sofferenza eterna.

                  Mizoguchi nella sua estrema eleganza formale e compositiva delle immagini, ritrae i riti e le movenze dei suoi personaggi come se fossero dei soggetti di un quadro, per mettere in primo piano l'organizzazione sociale, al solo scopo di farla brutalmente a pezzi dall'interno, avvalendosi anche delle melodie dello shamisen, come perfetto contrappunto alle immagini. Grande interpretazione da parte di Tanaka, capace di rappresentare la dignità della protagonista senza mai scadere nel vittimismo ricattatorio, ma cercando di mostrare sempre una compostezza derivante dalle nobili origini di Oharu, sino alla totale ma tacita delusione verso le avversità della vita a cui si soccombe con una tacita serenità.
                  Un capolavoro del cinema mondiale, che fece rivelare al mondo il talento di Kenji Mizoguchi, premiato con il Leone d'argento per la miglior regia.
                  bravo Sensei!

                  Òharu è un po' il simbolo di tutte le donne della filmografia di Mizoguchi: un'eroina calpestata dalla vita ma mai completamente doma, che resta sempre uguale fisicamente annullando il passare del tempo. Con questa intuizione artistica l'autore intende sottolineare, metaforicamente, che la condizione della sua protagonista è assoluta e immutabile, un ricettacolo di tutto il male subito silenziosamente dalle donne in quegli anni oscuri. Tra immagini di formidabile potenza pittorica, una profonda capacità introspettiva ed una lunga sequenza di scene madri immerse in un lirismo di sconsolata suggestione, emerge lucida e tagliente la denuncia polemica dell'autore che, attraverso un simbolico dramma individuale, attacca la società patriarcale giapponese e riporta impietosamente la disperata condizione delle donne, sottoposte ad una incredibile serie di soprusi e ingiustizie. In un contesto storico ricostruito con minuziosa precisione nella cura di ogni dettaglio, l'autore mette nuovamente al centro del suo universo narrativo una figura femminile emblematica, portatrice sana della meschinità e dell'arroganza dei maschi, che ne rovinano la vita avviandola in un vortice di perdizione senza possibilità di uscita. Girato con pochi mezzi ma con straordinaria perizia tecnica, attraverso una lunga serie di piani sequenza di magistrale espressività drammatica realizzati quasi tutti in interni, il film è una toccante elegia contemplativa, che alterna abilmente ferocia e tenerezza, con lo sguardo del regista sempre garbatamente compassionevole verso la protagonista.


                  Originariamente inviato da Bone Machine
                  Come sono i dvd italiani (Eagle, Punto Zero) dei film di Mizoguchi?
                  quelli che ho io sono di varia qualità, dal buono al discreto, comunque tutti guardabili. Ho anche qualche vecchia VHS e poi qualche altro film in formato "file".
                  Tra i DVD non ho sempre gli originali quindi non ti so dire la casa produttrice di provenienza. Io comunque ti consiglierei di prendere (o procurarti) almeno quelli dei capolavori maggiori.
                  Ultima modifica di David.Bowman; 06 marzo 19, 19:10.
                  "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"

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                  • Originariamente inviato da David.Bowman Visualizza il messaggio
                    quelli che ho io sono di varia qualità, dal buono al discreto, comunque tutti guardabili. Ho anche qualche vecchia VHS e poi qualche altro film in formato "file".
                    Tra i DVD non ho sempre gli originali quindi non ti so dire la casa produttrice di provenienza. Io comunque ti consiglierei di prendere (o procurarti) almeno quelli dei capolavori maggiori.
                    E' quello che ho intenzione di fare, Mizoguchi mi manca in toto, e gli ultimi post servono da sprone per ovviare a questa grossa lacuna. Grazie, ciao.

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                    • KENJI MIZOGUCHI

                      Il filo bianco della cascata (Taki no shiraito) (1933) 7,5
                      Elegia di Osaka (Naniwa hika) (1936) 8
                      Le sorelle del Gion (Gion no shimai) (1936) 7
                      Racconto dei tardi crisantemi (Zangiku monogatari) (1939) 8
                      La vendetta dei 47 ronin (Genroku Chūshingura) (1941) 8
                      Utamaro e le sue cinque mogli (Utamaro o meguru gonin no onna) (1946) 10
                      L'amore dell'attrice Sumako (Joyū Sumako no koi) (1947) 7,5
                      Le donne della notte (Yoru no onnatachi) (1948) 8,5
                      Il mio amore brucia (Waga koi wa moenu) (1949) 7
                      Il ritratto della signora Yuki (Yuki fujin ezu) (1950) 7
                      La signora Oyō (Oyōsama) (1951) 7
                      La signora di Musashino (Musashino fujin) (1951) 8,5
                      La vita di O-Haru - Donna galante (Saikaku ichidai onna) (1952) 10
                      I racconti della luna pallida d'agosto (Ugetsu monogatari) (1953) 10 e lode
                      La musica di Gion (Gion bayashi) (1953) 7
                      L'intendente Sansho (Sanshō dayū) (1954) 10
                      Una donna di cui si parla (Uwasa no onna) (1954) 7
                      Gli amanti crocifissi (Chikamatsu monogatari) (1954) 9,5
                      L'imperatrice Yang Kwei-fei (Yōkihi) (1955) 7,5
                      La nuova storia del clan Taira (Shin Heike monogatari) (1955) 8
                      La strada della vergogna (Akasen chitai) (1956) 9


                      ROBERTO ROSSELLINI

                      La nave bianca (1941) 6,5
                      Un pilota ritorna (1942) 7
                      L'uomo dalla croce (1943) 5,5
                      Roma città aperta (1945) 10 e lode
                      Desiderio (1946) 6
                      Paisà (1946) 10
                      Germania anno zero (1948) 10 e lode
                      L'amore (1948) 8,5
                      Stromboli (Terra di Dio) (1950) 10
                      Francesco, giullare di Dio (1950) 8,5
                      I sette peccati capitali - episodio Invidia (1952) 6
                      La macchina ammazzacattivi (1952) 6
                      Europa '51 (1952) 10
                      Siamo donne - episodio Ingrid Bergman (1953) 6
                      Viaggio in Italia (1953) 10 e lode
                      Amori di mezzo secolo - episodio Napoli '43 (1954) 6,5
                      Dov'è la libertà? (1954) 7
                      La paura (1954) 8
                      Giovanna d'Arco al rogo (1954) 7,5
                      India (1959) 7
                      Il generale Della Rovere (1959) 8
                      Era notte a Roma (1960) 8
                      Viva l'Italia! (1961) 6
                      Vanina Vanini (1961) 6,5
                      Anima nera (1962) 6
                      Ro.Go.Pa.G. - episodio Illibatezza (1963) 7
                      Anno uno (1974) 7
                      Il messia (1975) 5,5
                      "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"

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                      • Ho messo un 10. Non vi dico se a Mizoguchi o a Rossellini, ma c'è.
                        https://www.amazon.it/Dario-Argento-...+il+suo+doppio Il mio saggio sul cinema di Dario Argento.

                        "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                        • uno solo ? oh povero me!!!
                          "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"

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                          • Originariamente inviato da David.Bowman Visualizza il messaggio
                            uno solo ? oh povero me!!!
                            Per adesso si. Fino a domenica sera cerco di recuperare altri film. Ma io sono sempre stato stretto di voti, basta vedere fino ad ora quanti pochi 10 ho dato.
                            https://www.amazon.it/Dario-Argento-...+il+suo+doppio Il mio saggio sul cinema di Dario Argento.

                            "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                            • Originariamente inviato da David.Bowman Visualizza il messaggio
                              va bene Sensei, "nessuno è perfetto" (come vedi cito Wilder ) e meno che mai i francesi. Però i Cahiers hanno fatto tanto per il cinema, hanno fatto scoprire grandissimi autori che altrimenti in Europa sarebbero passati in sordina (anche il "mio" Mizoguchi), hanno rielaborato il concetto di critica cinematografica e hanno dato il via alla Nouvelle Vague che è stato un movimento rivoluzionario come il nostro Neorealismo (tanto per citare eccellenze). Poi sappiamo tutti benissimo quanto quel cinema francese fosse lontano, dire antitetico, rispetto a Hollywood, quindi certe cose non mi sorprendono. Sbagliando hanno fatto di tutta l'erba un fascio ma l'idea di cinema di quegli autori era poco compatibile con i canoni tipici hollywoodiani, di cui Wilder era uno degli alfieri di punta nell'immaginario collettivo. Rossellini era invece, per ovvi motivi, totalmente nelle corde dei Cahiers e infatti lo hanno adorato, senza mai smettere di tesserne le lodi, Bergman o non Bergman (parlo di Ingrid, ovviamente). I francesi hanno sempre amato quei registi americani fuori dal coro, di rottura o comunque lontani dalle logiche di Hollywood: Altman, Welles, Aldrich, Ray, Cassavetes. Giusto per fare qualche nome. E poi ovviamente Hitchcock, che americano però non era, per le grandi capacità tecniche, per il genio pungente e per la capacità di elevare il cinema di genere (il thriller in particolare) verso altezze del tutto inaspettate. Piaccia o meno il cinema francese è nel gotha della settima arte, insieme a quello americano, italiano e giapponese.
                              Mi sono fatto un'idea di massima che fino alla fine degli anni 50', negli USA bene o male tutti (almeno il 99%) lavoravano nel sistema Hollywood, chi più e chi meno. Poi qualcuno che ha studiato saprà meglio di me come stavano le cose.

                              Ray ed Aldrich per quanto outsider, comunque lavoravano nel sistema e con attori di Hollywood. Quindi sindacare quanto uno fosse commerciale o poco o molto dentro al sistema, sino alla fine degli anni 50' negli USA per me ha poco senso.
                              Comunque a metà anni 60' quando Godard diede un resoconto generale sullo stato del cinema americano, comunque elogio' Wilder (mentre demoli' senza pietà tutto il resto del panorama... non molto a torto in effetti visto che a metà anni 60' il sistema Hollywood era in fase di stanca evidente) anche se la sua rivalutazione come big, si deve aspettare dagli anni 70' in poi.

                              Comunque di Europa 51 è uscito il BD. Io ho il dvd con una marea di contenuti speciali, non ho fatto l'upgrade perché nel BD ho visto che ci sono meno contenuti speciali.


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                              • Sensei devi sempre contestualizzare l'epoca in cui si facevano questi dibattiti, quelli erano anni di grandi ideologie dove era naturale dividersi in maniera lacerante su ogni questione sociale, politica, culturale, ecc., non si possono giudicare i giudizi di allora con il metro di oggi. Per farti un altro esempio cinematografico, in Italia ci si divideva tra i pro Fellini o i pro Visconti, oggi nessun cinefilo, critico o mero appassionato penserebbe di rinunciare ad amare l'uno o l'altro. Più che guardare ai loro No dovresti pensare ai loro Sì, a quanti registi sono stati scoperti e capiti grazie al loro lavoro. I meriti dei Cahiers sono indiscutibili - al contrario di quelli di oggi che sono degli snob fuori dal Tempo e dalla Storia - hanno individuato un metodo di pratica teorica, hanno insegnato come riflettere intorno al cinema, prima di loro il Cinema a stento era considerato degno di studio.

                                E poi appunto come dici loro stessi hanno rivisto i loro giudizi, nessun critico è un giudice di Cassazione che non torna mai sulle proprie riflessioni. Oggi che il Cinema non occupa più quel ruolo di centralità mediatica non si può più essere esclusivi come allora, ma inclusivi, si prova a tenere insieme tutto ciò che ancora rende l'immagine cinematografica alternativa necessaria al profluvio di cattive immagini da cui siamo sommersi ogni giorno.

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