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Filmografie e registi a confronto: la classifica di Badtaste

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  • Ultimo tango a Parigi è un capolavoro. Avete dato un fiume di 9 e 10 e ad Ultimo tango no? Dai su! A parte gli scherzi, datemi la vostra interpretazione di Max amore mio. La seconda parte più "dolce" del film mi ha messo un po' in difficoltà e non sono sicuro su come interpretarlo.
    https://www.amazon.it/Dario-Argento-...+il+suo+doppio Il mio saggio sul cinema di Dario Argento.

    "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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    • Per quanto lo ami molto e sia un film giustamente mitizzato non reputo Ultimo tango il più bello di Bertolucci, non mi ha mai convinto troppo la parte da Nouvelle Vague, quando non è in scena Brando: lui è la vera luce del film, più della musica di Barbieri o la fotografia di Storaro, il suo sguardo, la sua fisicità, la nota tragica che porta nella sua interpretazione e che di fatto lo esaurì come interprete. Non credo che con Delon, che era la prima scelta del regista, il film sarebbe venuto altrettanto bello. Anche la mia compagna, che non è una cinefila e lo ha visto per la prima volta insieme a me lo scorso anno al cinema, è rimasta impressionata principalmente da lui. Per me il vero capolavoro di Bertolucci, per quanto abbia dietro di sé minor mito rispetto a questo o Novecento, è Il conformista, un film grandioso, e mi piace sottolineare tra le altre cose la grandezza della sua struttura narrativa ideata dal "montautore" Kim Arcalli, uno dei più grandi geni nella sua professione, troppo poco ricordato o conosciuto dalle nuove generazioni di spettatori.

      Quanto a Max mon amour sono molti anni che non lo vedo, mi pare che ci siano però, dietro al mascheramento bunueliano inevitabile data la natura della committenza, sottotraccia i temi e le ossessioni di Oshima: in fondo Charlotte Rampling come Abe Sada non può vivere senza il suo amante, anche se il tutto è mascherato da ironia come nell'happy ending finale. Tra l'altro credo sia l'unica vera commedia che abbia girato, mi mancano un po' di suoi film ma tendenzialmente non è un commediografo, e mi pare se la sia cavata benone. Per me resta un ottimo film, disseminato di piccole e grandi osservazioni acute sulla società, in particolare la sequenza della prostituta è un saggio di rara finezza intellettuale sulla natura del desiderio e lo sguardo, basterebbe quella sola sequenza per comprendere il giusto valore di quest'opera. Ad avercene oggi.

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      • BERNARDO BERTOLUCCI

        La commare secca (1962) 7
        Amore e rabbia - episodio "Agonia" (1969) 6

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        • Originariamente inviato da Medeis Visualizza il messaggio
          Per quanto lo ami molto e sia un film giustamente mitizzato non reputo Ultimo tango il più bello di Bertolucci, non mi ha mai convinto troppo la parte da Nouvelle Vague, quando non è in scena Brando: lui è la vera luce del film, più della musica di Barbieri o la fotografia di Storaro, il suo sguardo, la sua fisicità, la nota tragica che porta nella sua interpretazione e che di fatto lo esaurì come interprete. Non credo che con Delon, che era la prima scelta del regista, il film sarebbe venuto altrettanto bello. Anche la mia compagna, che non è una cinefila e lo ha visto per la prima volta insieme a me lo scorso anno al cinema, è rimasta impressionata principalmente da lui. Per me il vero capolavoro di Bertolucci, per quanto abbia dietro di sé minor mito rispetto a questo o Novecento, è Il conformista, un film grandioso, e mi piace sottolineare tra le altre cose la grandezza della sua struttura narrativa ideata dal "montautore" Kim Arcalli, uno dei più grandi geni nella sua professione, troppo poco ricordato o conosciuto dalle nuove generazioni di spettatori.
          quoto e sottoscrivo tutto al 100% e mi sento di aggiungere solo questo:

          Ultimo tango a Parigi è un film a due livelli: "dentro" (ovvero l'appartamento vuoto e chiuso, al riparo dal mondo esterno, dalle sue regole e dai suoi moralismi) e "fuori" (ovvero la realtà, lo squallore, i fallimenti esistenziali e l'ipocrisia dei gesti quotidiani). L'appartamento del film è un non luogo interiore, in cui morale, tabù, ragione e conformismo non possono e non devono entrare, ma restano chiuse fuori. Qui tutto è possibile e non ci sono nè regole nè buone maniere: i due amanti sono figure archetipe di un mondo istintuale e selvaggio che le convenzioni sociali cercano di reprimere e tenere nascosto. Ma sono loro ad essere chiusi dentro o è la società ad essere chiusa fuori ?

          Ultimo tango è un film manifesto (dell'arte e delle ossessioni del regista) che vive di vita propria, un film fatto di eccessi e di scompensi tutti giocati sulla metafora dentro/fuori alla base del suo intimo dilemma. Le parti ambientate "dentro" l'appartamento sono straordinarie per forza espressiva e valenza sovversiva, già solo per le vertigini morali che provocano, e dietro l'apparente volontà provocatrice aleggia sinistro il senso di morte in accordo ad un binomio vecchio quanto l'uomo (Eros e Thanatos). Le parti ambientate "fuori" sono meno ispirate, più esili, chiaramente ispirate alla Nouvelle Vague che è sempre stata un riferimento per il regista italiano nel suo periodo "Godard". L'interpretazione di Brando, che cannibalizza il film e ne è (al tempo stesso) l'alfa e l'omega, è memorabile ma finisce anche per oscurare tutto il resto. Nel bene e nel male.

          Anche per me Il conformista è il capolavoro assoluto di Bertolucci, il suo miglior film, purtroppo poco noto ai non cinefili. Sontuoso dramma storico di incredibile eleganza e raffinata impaginazione, a cui la splendida fotografia del grande Vittorio Storaro dona uno splendore visivo, un’esuberanza cromatica ed un’espressività stilistica di magistrale fattura e di preziosa suggestione. L’utilizzo geniale delle luci e le inquadrature oblique ci immergono completamente in un limbo di ipnotico straniamento, che rappresenta la personalità inquieta e multipla del protagonista, un vigliacco insicuro, un camaleonte politico, sempre pronto a schierarsi con i più forti per nascondere la propria innata codardia. E Bertolucci rende questo pusillanime, che cade sempre in piedi, il simbolo dell’italiano medio di quegli anni oscuri ed amari: un ipocrita voltagabbana in balia del vento mutevole della storia, un giorno sostenitore osannante del regime e quello dopo antifascista radicale. Attraverso le subdole “gesta” di Marcello Clerici, il regista riesce a fornire una lucida e sconsolante istantanea del periodo più oscuro e vergognoso della storia italiana, in cui l’ambiguo divenne il paravento necessario alla sopravvivenza ad ogni costo. Geniale l’idea di rendere il tormento esistenziale e politico del protagonista, e quindi dell’Italia intera di quegli anni, attraverso il mito della caverna di Platone, attingendo ad una teoria di astrazione superiore e, quindi, di portata universale. Con un montaggio concentrico fatto di continui slittamenti temporali, il film si arricchisce del doppio livello narrativo che mescola abilmente l’erotismo alla politica in una commistione conturbante ed intellettualmente stimolante. Maturo ed onesto, coraggioso e provocatorio, questo splendido apologo dell’ambiguo contiene in forma già florida tutte le tematiche care al regista parmense: il sesso voluttuoso, sia in forma etero che omo, l’impegno politico, la critica storica, la lettura problematica delle relazioni umane, e, non ultima, l’adorata Parigi, simbolo vivente di un immaginario possibile di libertà e trasgressione.Voglio anche ricordare una piccola gustosa curiosità: l'indirizzo e il numero di telefono del professor Quadri, la vittima predestinata, corrispondono a quelli del regista Jean-Luc Godard, maestro spirituale di Bertolucci insieme a Pasolini, che quindi intende, con questo film, “uccidere” metaforicamente il suo tributo artistico con il geniale autore parigino, come segno di una consapevole raggiunta maturità.

          Originariamente inviato da Gidan 89
          La seconda parte più "dolce" del film mi ha messo un po' in difficoltà e non sono sicuro su come interpretarlo.
          Per quanto riguarda Max mon amour non mi è chiaro cosa tu non abbia capito. E' una sorta di divertissement di Oshima, che omaggia Bunuel e anche il nostro Ferreri in una tipica commedia "alla francese" stile anni '70. Una sottile e provocatoria farsa anti-borghese che utilizza la provocazione sessuale di un rapporto tanto grottesco quanto metaforico nella sua improbabilità, per mettere sulla graticola lo stile di vita, l'ipocrisia ed i tabù perbenisti di una classe (ma anche di un modello) sociale. Per me l'obiettivo è riuscito anche se vale più come apologo psico-sessuale che come satira di costume, rispetto a cui arriva un tantino fuori tempo massimo. Ma è un divertissement e come tale va preso. Leos Carax lo ha deliziosamente omaggiato in Holy Motors, come a voler sottolineare una connessione empatica nella visione artistica con il regista giapponese.

          Originariamente inviato da Sensei Visualizza il messaggio
          BERNARDO BERTOLUCCI

          La commare secca (1962) 7
          Amore e rabbia - episodio "Agonia" (1969) 6
          oh my God! come è possibile che tu abbia visto questi due e nessuno tra i capolavori dell'autore ?
          Ultima modifica di David.Bowman; 14 marzo 19, 19:52.
          "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"

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          • Aggiungo qualche voto, dato che ho un po' di tempo.

            BERNARDO BERTOLUCCI

            Ultimo tango a Parigi (1972) 8
            L'ultimo imperatore (The Last Emperor) (1987) 8

            NAGISA OSHIMA

            Il quartiere dell'amore e della speranza (Ai to kibo no machi) (1959) 8
            Racconto crudele della giovinezza (Seishun zankoku monogatari) (1960) 8
            Il godimento (Etsuraku) (1965) 7.5
            Il demone in pieno giorno (Hakuchu no torima) (1966) 8
            Sulle canzoni sconce giapponesi (Nihon shunka-kô) (1967) 7
            L'impiccagione (Koshikei) (1968) 9
            Il bambino (Shonen) (1969) 7
            Shinjuku dorobô nikki (1969) 8
            Sorellina d'estate (Natsu no imoto) (1972) 6
            L'impero della passione (Ai no bôrei ) (1978) 8
            Furyo (Merry Christmas Mr. Lawrence) (1983) 8
            Tabù - Gohatto (Gohatto) (1999) 8

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            • Originariamente inviato da David.Bowman Visualizza il messaggio
              quoto e sottoscrivo tutto al 100% e mi sento di aggiungere solo questo:

              Ultimo tango a Parigi è un film a due livelli: "dentro" (ovvero l'appartamento vuoto e chiuso, al riparo dal mondo esterno, dalle sue regole e dai suoi moralismi) e "fuori" (ovvero la realtà, lo squallore, i fallimenti esistenziali e l'ipocrisia dei gesti quotidiani). L'appartamento del film è un non luogo interiore, in cui morale, tabù, ragione e conformismo non possono e non devono entrare, ma restano chiuse fuori. Qui tutto è possibile e non ci sono nè regole nè buone maniere: i due amanti sono figure archetipe di un mondo istintuale e selvaggio che le convenzioni sociali cercano di reprimere e tenere nascosto. Ma sono loro ad essere chiusi dentro o è la società ad essere chiusa fuori ?

              Ultimo tango è un film manifesto (dell'arte e delle ossessioni del regista) che vive di vita propria, un film fatto di eccessi e di scompensi tutti giocati sulla metafora dentro/fuori alla base del suo intimo dilemma. Le parti ambientate "dentro" l'appartamento sono straordinarie per forza espressiva e valenza sovversiva, già solo per le vertigini morali che provocano, e dietro l'apparente volontà provocatrice aleggia sinistro il senso di morte in accordo ad un binomio vecchio quanto l'uomo (Eros e Thanatos). Le parti ambientate "fuori" sono meno ispirate, più esili, chiaramente ispirate alla Nouvelle Vague che è sempre stata un riferimento per il regista italiano nel suo periodo "Godard". L'interpretazione di Brando, che cannibalizza il film e ne è (al tempo stesso) l'alfa e l'omega, è memorabile ma finisce anche per oscurare tutto il resto. Nel bene e nel male.

              Anche per me Il conformista è il capolavoro assoluto di Bertolucci, il suo miglior film, purtroppo poco noto ai non cinefili. Sontuoso dramma storico di incredibile eleganza e raffinata impaginazione, a cui la splendida fotografia del grande Vittorio Storaro dona uno splendore visivo, un’esuberanza cromatica ed un’espressività stilistica di magistrale fattura e di preziosa suggestione. L’utilizzo geniale delle luci e le inquadrature oblique ci immergono completamente in un limbo di ipnotico straniamento, che rappresenta la personalità inquieta e multipla del protagonista, un vigliacco insicuro, un camaleonte politico, sempre pronto a schierarsi con i più forti per nascondere la propria innata codardia. E Bertolucci rende questo pusillanime, che cade sempre in piedi, il simbolo dell’italiano medio di quegli anni oscuri ed amari: un ipocrita voltagabbana in balia del vento mutevole della storia, un giorno sostenitore osannante del regime e quello dopo antifascista radicale. Attraverso le subdole “gesta” di Marcello Clerici, il regista riesce a fornire una lucida e sconsolante istantanea del periodo più oscuro e vergognoso della storia italiana, in cui l’ambiguo divenne il paravento necessario alla sopravvivenza ad ogni costo. Geniale l’idea di rendere il tormento esistenziale e politico del protagonista, e quindi dell’Italia intera di quegli anni, attraverso il mito della caverna di Platone, attingendo ad una teoria di astrazione superiore e, quindi, di portata universale. Con un montaggio concentrico fatto di continui slittamenti temporali, il film si arricchisce del doppio livello narrativo che mescola abilmente l’erotismo alla politica in una commistione conturbante ed intellettualmente stimolante. Maturo ed onesto, coraggioso e provocatorio, questo splendido apologo dell’ambiguo contiene in forma già florida tutte le tematiche care al regista parmense: il sesso voluttuoso, sia in forma etero che omo, l’impegno politico, la critica storica, la lettura problematica delle relazioni umane, e, non ultima, l’adorata Parigi, simbolo vivente di un immaginario possibile di libertà e trasgressione.Voglio anche ricordare una piccola gustosa curiosità: l'indirizzo e il numero di telefono del professor Quadri, la vittima predestinata, corrispondono a quelli del regista Jean-Luc Godard, maestro spirituale di Bertolucci insieme a Pasolini, che quindi intende, con questo film, “uccidere” metaforicamente il suo tributo artistico con il geniale autore parigino, come segno di una consapevole raggiunta maturità.


              Per quanto riguarda Max mon amour non mi è chiaro cosa tu non abbia capito. E' una sorta di divertissement di Oshima, che omaggia Bunuel e anche il nostro Ferreri in una tipica commedia "alla francese" stile anni '70. Una sottile e provocatoria farsa anti-borghese che utilizza la provocazione sessuale di un rapporto tanto grottesco quanto metaforico nella sua improbabilità, per mettere sulla graticola lo stile di vita, l'ipocrisia ed i tabù perbenisti di una classe (ma anche di un modello) sociale. Per me l'obiettivo è riuscito anche se vale più come apologo psico-sessuale che come satira di costume, rispetto a cui arriva un tantino fuori tempo massimo. Ma è un divertissement e come tale va preso. Leos Carax lo ha deliziosamente omaggiato in Holy Motors, come a voler sottolineare una connessione empatica nella visione artistica con il regista giapponese.


              oh my God! come è possibile che tu abbia visto questi due e nessuno tra i capolavori dell'autore ?
              Sto recuperando in linea teorica il cinema classico americano (più divagazioni varie di tanto in tanto), non riesco a visionare 200 film di fila.

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              • BERNARDO BERTOLUCCI

                La commare secca (1962) n.v.
                Prima della rivoluzione (1964) 8
                Partner (1968) n.v.
                Amore e rabbia - episodio "Agonia" (1969) n.v.
                Il conformista (1970) 10
                Strategia del ragno (1970) n.v.
                Ultimo tango a Parigi (1972) 10
                Novecento (1976) 9,5
                La luna (1979) n.v.
                La tragedia di un uomo ridicolo (1981) 7
                L'ultimo imperatore (The Last Emperor) (1987) 8,5
                Il tè nel deserto (The Sheltering Sky) (1990) n.v.
                Piccolo Buddha (Little Buddha) (1993) n.v.
                Io ballo da sola (Stealing Beauty) (1996) 8
                L'assedio (1998) 8,5
                The Dreamers - I sognatori (The Dreamers) (2003) 7,5
                Io e te (2012) n.v.

                NAGISA OSHIMA

                L'impiccagione (Koshikei) (1968) 9,5

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                • BERNARDO BERTOLUCCI

                  Il conformista (1970) 8,5
                  Ultimo tango a Parigi (1972) 10
                  Novecento (1976) 9,5
                  La tragedia di un uomo ridicolo (1981) 5,5
                  L'ultimo imperatore (The Last Emperor) (1987) 7,5
                  Il tè nel deserto (The Sheltering Sky) (1990) da rivedere
                  Io ballo da sola (Stealing Beauty) (1996) da rivedere (lo ricordo come un Bertolucci assai minore)
                  The Dreamers - I sognatori (The Dreamers) (2003) 7
                  Io e te (2012) 6,5

                  NAGISA OSHIMA

                  L'impiccagione (Koshikei) (1968) 9
                  Ecco l'impero dei sensi (Ai no korîda) (1976) 8,5
                  Furyo (Merry Christmas Mr. Lawrence) (1983) 6
                  Max amore mio (Max mon amour) (1986) 7


                  In giornata cerco di recuperare anche La cerimonia di Oshima, anche se l'ho reperito in una qualità video che mi fa passare un po' la voglia. Riguardo Max amore mio: la satira anti-borghese nel segno bunueliano e ferreriano l'ho colta, ma ho avuto l'impressione che il film volesse dire anche altro. Nell'ultima parte del film lo scimpanzé diventa un personaggio positivo, non c'è più niente di corrosivo o di particolarmente critico. Inoltre, il finale finale (molto bello) è parecchio ambiguo, perché la Rampling fa un discorso sulla possibilità di uccidere lo scimpanzé qualora la polizia glielo dovesse portare via, e proprio in quel momento si sente l'abbaiare dei cani, come a suggerire che la polizia stia effettivamente per arrivare sul posto. In rete non ho trovato quasi niente a riguardo, non è un film molto chiacchierato neanche tra cinefili.
                  https://www.amazon.it/Dario-Argento-...+il+suo+doppio Il mio saggio sul cinema di Dario Argento.

                  "Un Cinema che non pretende, semplicemente è" cit. Roy.E.Disney

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                  • Bernardo Bertolucci

                    Prima della rivoluzione (1964) 7.5
                    Il conformista (1970) 8.5
                    Ultimo tango a Parigi (1972) 8
                    Novecento (1976) 10L
                    L'ultimo imperatore (The Last Emperor) 7
                    Il tè nel deserto (The Sheltering Sky) (1990) 7.5
                    Piccolo Buddha (Little Buddha) (1993) 7.5
                    Io ballo da sola (Stealing Beauty) (1996) 7.5
                    L'assedio (1998) 9 (mi è molto caro questo film "minore" di BB, e ammazza la scuffia che m'ero preso per Thandie Newton...!!!)
                    The Dreamers - I sognatori (The Dreamers) (2003) 7
                    Io e te (2012) 6

                    Nagisa Oshima

                    L'impiccagione (Koshikei) (1968) 8.5
                    Ecco l'impero dei sensi (Ai no korîda) (1976) 8

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                    • Originariamente inviato da Bone Machine Visualizza il messaggio
                      L'assedio (1998) 9 (mi è molto caro questo film "minore" di BB, e ammazza la scuffia che m'ero preso per Thandie Newton...!!!)
                      Condivido, per me è il miglior film dell'ultimo Bertolucci - tra l'altro in questi giorni sarebbe stato il suo compleanno, una bella coincidenza... - praticamente dimenticato, ma penso in generale sia stato poco visto, non solo sottovalutato. Ma è mai uscito in homevideo?

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                      • Si, l'ho visto esposto in triplice copia 3 giorni fa alla Feltrinelli.

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                        • Sì sì, ce l' ho da anni nella mia collezione.

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                          • Originariamente inviato da Medeis Visualizza il messaggio
                            Condivido, per me è il miglior film dell'ultimo Bertolucci - tra l'altro in questi giorni sarebbe stato il suo compleanno, una bella coincidenza... - praticamente dimenticato, ma penso in generale sia stato poco visto, non solo sottovalutato. Ma è mai uscito in homevideo?
                            si, certo che è uscito, ho anche il dvd da qualche parte nel mio mega-scaffale cinefilo

                            Originariamente inviato da mr.fred
                            L' ho trovato un film sgonfio e che corre pericolosamente sul filo del ridicolo involontario.
                            Per me uno spreco di talenti abbastanza imperdonabile.
                            ma sei sicuro che stiamo parlando dello stesso film ? L'assedio di Bertolucci ?

                            E' un "piccolo" grande film dell'autore parmense, tratto dal racconto “The Siege” di James Lasdun, inizialmente nato come prodotto televisivo ma poi, fortunatamente, convertito per il grande schermo. Passato in sordina per la sua natura “minimal”, è invece un autentico gioiello, un melodramma raffreddato che lavora per sottrazione, che preferisce sottintendere anziché mostrare, con un ammirevole pudore che oscilla tra l’eroico e l’erotico. Elegante nella messa in scena, curato in ogni minimo dettaglio, ammirevole nelle interpretazioni dei due protagonisti (David Thewlis e Thandie Newton), è, in fin dei conti, l’ennesimo racconto di due disperate solitudini, che vivranno la loro storia al riparo delle quattro mura di un appartamento. Ma stavolta il grande regista parmense rinuncia del tutto all’erotismo torbido e all’esibizione carnale, in favore di una messa in scena sfumata, intima, raffinata, costruita sul non detto, sul gioco di sguardi e di silenzi, su inquadrature di volti, di corpi, di oggetti e di scorci che “parlano” attraverso associazioni istintive, sensoriali, sotterranee, utilizzando il linguaggio forbito del cinema d’avanguardia. Con personalità artistica e vigore creativo Bertolucci costruisce abilmente un film ricco e basato sugli opposti, su mondi diversi che riescono a comunicare tramite suggestioni “divine” come la musica, la sensualità, il sentimento. Geniale l’utilizzo espressivo degli spazi scenici per sottolineare l’evoluzione del rapporto tra i due protagonisti: dalle architetture verticali della prima parte si passa alla sinuosità concentrica delle scale, continuamente in evidenza nella seconda. E ancora ritorna il tema, caro al regista, del “dentro” (la casa nido che custodisce i sentimenti inespressi) e del “fuori” (una Roma solare, ma anche l’Africa con tutto il suo carico di dolorose ingiustizie). Intenso ed ammaliante, generoso di invenzioni ricercate e di sequenze stupende, è il miglior film dell’ultima parte della carriera dell’autore, un’opera intima che trasuda libertà ed esuberanza artistica. Assolutamente da non perdere.
                            "E' buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo"

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                            • Avevo sbagliato topic parlavo di Triple Frontier.

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                              • Osservo che Il Conformista si è bruciato velocemente la media del 10.

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